domenica 17 Ottobre 2021

E se adottassimo un nonno?

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C’è una categoria trasversale che annovera presenze in tutti i canili: si tratta dei cani anziani.
Grandi, piccoli, a pelo lungo o corto, con orecchi eretti o pendenti, di razza e non, tantissimi cani sono accomunati da una stessa caratteristica svantaggiosa: un’età da “classe veterani”.
Ci sono cani quasi terminali, a volte sordi, a volte sdentati, con la cataratta o con gravi problemi di deambulazione.
Ma ce ne sono anche tanti altri ancora in piena forma.
Ci sono persino cani destinati a vivere ancora diversi anni nel pieno delle forze, prima di cedere all’improvviso come succede di solito ai grandi atleti: ma purtroppo un cane che si ritrova al canile avendo superato gli otto anni d’età ha ben poche speranze di uscirne, indipendentemente dalla sua condizione fisica.
La maggior parte degli adottanti cerca un “cucciolo”, ponendo l’età come condizione tassativa.
Già è difficile convincerli a prendere in considerazione gli adulti o almeno i cuccioloni, figurarsi se si riesce a piazzare un cane ormai anziano… tanto più se non ci si prova nemmeno. Un altro elemento che gioca a sfavore dei nostri amici “nonnetti” è anche la reticenza degli stessi volontari e gestori dei canili aproporre questi cani in adozione. Questo per vari motivi.
Da un lato si è indubbiamente sfiduciati riguardo al fatto che questi cani possano piacere. Si teme che il potenziale adottante percepisca la proposta di adottare un cane vecchio come un tentativo di “fregatura”.
Se i cittadini pensano che i responsabili dei canili vogliano far leva sulle emozioni mettendo i potenziali adottanti in condizioni di non saper dir di no a cani particolarmente malridotti, saranno molte le persone che non vorranno nemmeno mettere piede in canile per paura di trovarsi a disagio di fronte a scelte che non possono fare.
I cani anziani vanno bene nelle foto pubblicitarie per richiedere aiuti, ma quando ci si trova di fronte a potenziali adottanti, la tendenza prevalente è quella di cercare di offrire soprattutto “il meglio”.
Cani giovani, belli, energici, che non abbiano niente da invidiare ai colleghi di razza venduti da privati e allevatori.
I cani più impegnativi sono di solito adottati (quando possibile) solamente dagli stessi volontari con vocazione da crocerossina.
E qui un altro elemento che, sotto alcuni aspetti, gioca a sfavore dei decani del canile: dopo una lunga permanenza, succede a volte che i volontari più assidui finiscano con l’affezionarsi ad alcuni ospiti.
E’ facile che dopo anni di cure e di attenzioni, dopo malattie curate e superate o semplicemente dopo tantissime pappe, giochi, coccole e pulizie, alcuni volontari finiscano per pensare che nessun altro possa occuparsi di quel cane meglio di quanto facciano loro stessi al canile, dove ormai il cane si sente a casa.
Già notano le differenze di trattamento da parte dei volontari nuovi arrivati che non sanno che Billy non gradisce le ciotole strette e profonde e perciò bisogna sempre utilizzare quelle larghe e basse.
E che l’acqua di Kira va messa sulla destra… perché se no non la vede e inciampa.
E a Lilly bisogna dar da mangiare prima, perché poi va a dormire presto, mentre Tobia è abituato a fare un giretto anche fuori dal cancello piccolo dove è solito mangiare l’erba.
Spotty fa la cacca solo nel cortile davanti, mentre a Lola bisogna mettere una spolveratina di formaggio grattugiato sulla pappa, altrimenti non mangia.
Potranno mai i nuovi proprietari sapere tutte queste cose?
Chissà come si sentiranno quei poveri cani spaesati, in un posto nuovo senza più vedere le persone che li hanno accuditi per tanti anni!
Meglio, giustamente, concentrarsi sui cani giovani, per i quali l’alternativa alla prigionia all’interno di un recinto per 23 ore al giorno è la possibilità di correre nei campi, incontrare gente, fare passeggiate e vivere in famiglia.
Oltre ai cani che non lasciano mai il canile perché nessuno li vuole, ve ne sono quindi anche altri che vi restano perché qualcuno, seppure in buona fede, non li dà.
Quando si parla di cani molto anziani, o veramente bisognosi di cure, con pochissimo tempo da vivere, tutte le considerazioni di cui sopra potrebbero anche sembrare logiche, ragionevoli e condivisibili.
Ci sono cani che ormai restano tutto il giorno a cuccia aspettando cure e medicine.
Che cosa cambia per loro tra attendere in un cantuccio di una stanza o in un angolo del recinto di un canile?
Per alcuni non è certo così rilevante.
Potremmo altresì chiederci se sia opportuno sottoporre allo stress di un cambio radicale di abitudini un cane che ha solo pochi mesi da vivere. Probabilmente non lo è.
Quando però l’aspettativa di vita non è di pochi mesi ma di diversi anni, o anche di *pochissimi* anni, ma vissuti bene, è doveroso chiedersi se sia giusto privare molti trovatelli della possibilità di trascorrere l’ultima fase della propria esistenza amati e coccolati a tempo pieno in una famiglia, anziché nel recinto di un canile a contendersi le briciole di affetto con altre centinaia di sfortunati colleghi.
La politica “largo ai giovani” e il metodo “last in, first out”, che privilegia le adozioni degli ultimi arrivati non ancora abituati al canile (e a cui i volontari non si sono ancora affezionati), finiscono per penalizzare ingiustamente moltissimi cani che avrebbero invece ancora tanto da dare ad altrettante potenziali famiglie…che spesso e volentieri restano senza cane.
Già: perché, come vedremo in seguito, non è soltanto alle aspiranti crocerossine che si dovrebbe rivolgere l’invito all’adozione di cani prossimi all’età a due cifre.
I cani anziani non sono solo i cani ciechi, sordi e incontinenti a cui bisogna somministrare pastiglie e cambiare fasciature.
Ci sono tantissimi cani “normalissimi”, che si limitano ad avere un po’ di barba bianca, lo sguardo leggermente velato e un temperamento non troppo dinamico.
Ci sono tanti cani che, proprio perché anziani, possono avere caratteristiche interessanti per certe condizioni familiari un po’ particolari.
Spesso non ci si rende conto che anche quelle caratteristiche che comunemente sono considerate svantaggiose per alcune persone possono invece essere una risorsa.
Analizziamo quindi tutti i dettagli.

La minor durata della vita
La vita dei cani è molto breve se paragonata alla nostra.
Brevissima per chi li ama e ha modo di apprezzare a fondo la gioia di condividere la casa con uno di questi simpatici amici.
Molte persone non vogliono cani proprio per questo: per evitare di doverli perdere.
Altri, distrutti dalla perdita del primo cane, non ne vogliono altri.
Sulla stessa linea di pensiero, ci sono anche persone che preferiscono un cucciolo o almeno un cane molto giovane per “goderselo” almeno un po’.
Il dramma dei cani vecchi è che muoiono presto. Non fai in tempo ad affezionarti e già li devi lasciare.
Tutto ciò è indiscutibile, ma…il tempo è una cosa relativa.
Quindici anni possono sembrare pochissimi con il metro del “cuore”… ma in realtà non sono affatto pochi.
Io quindici anni fa ero studente, single, abitavo in un’altra casa, non sapevo che mestiere avrei fatto, né quanto avrei guadagnato,
né in che città avrei vissuto.
Avevo solo una certezza.
O meglio, una forte volontà. Qualsiasi cosa fosse successa, non avrei lasciato i miei cani. E per questo non ho avuto alcuna esitazione nel prendere un cucciolo.
Ma questo è prerogativa di pochi accaniti cinofili il cui amore per i cani rasenta l’incoscienza.
In realtà in quindici anni può accadere di tutto: cambiamenti di casa e di lavoro, matrimoni, divorzi, figli, malattie, fortune, lutti e disgrazie. Molte persone, spesso le più razionali e responsabili, non se la sentono di prendersi una responsabilità così lunga, in particolar modo se vivono condizioni precarie per quanto riguarda il lavoro o la residenza.
Le estrazioni sociali possono essere molto diverse: dallo studente che non sa ancora che cosa farà una volta finita l’università al pensionato con qualche acciacco che teme che ricoveri ospedalieri o brevi infermità lo costringano a lasciare impegni a figli e familiari.
Dal padre di famiglia a rischio di sfratto alla donna in carriera che spera in quella promozione che comporterà tanti viaggi di lavoro all’estero.
Queste figure possono scegliere cani molto diversi tra loro per tipo, taglia e temperamento, ma possono trovare un elemento comune che torna comodo a tutti: la scelta di un cane anziano.
Perché un impegno lungo quindici anni può giustamente spaventare, ma riducendolo del 70% tutto diventa molto più ragionevole. Un cane anziano mediamente dura meno di un contratto d’affitto o di un ciclo di studi. Da un lato può sembrare triste, ma separarsi dal proprio
cane è comunque triste. In questo specifico caso, partiremo preparati al fatto che ciò avverrà presto. Ci resterà la soddisfazione di aver regalato gli ultimi anni di felicità a un animale la cui vita era iniziata sotto una cattiva stella.

La salute
Un fattore che scoraggia la scelta dei cani anziani è il timore di acciacchi e malattie.
Molti si aspettano anni scanditi da cicli di terapie e spese mediche esorbitanti.
In realtà, non è sempre così. Ci sono anche cani robusti che fino all’ultimo vedono il veterinario solo per le vaccinazioni.
E, in ogni caso, la scelta di un soggetto giovane non ci mette al riparo da ogni rischio: la vecchiaia prima o poi arriverà e non possiamo pensare di scaricare il nostro amico al primo acciacco che comporti la necessità di assumere qualche medicina.
Chi prende un cane, qualunque cane, dovrebbe comunque essere disposto a curarlo in caso di bisogno.
Per quanto riguarda le malattie congenite non dovute all’età, al contrario di quanto molti sono portati a pensare, i cani anziani ancora in forma danno più garanzie rispetto ai giovani.
Le malattie genetiche, infatti, si manifestano quasi sempre nel giro di pochi anni.
Se un cane arriva a compiere nove o dieci anni in buna salute, si può ben sperare di non dover mai affrontare malattie gravi che vadano oltre i soliti acciacchi dovuti all’età.
I cani più cagionevoli di salute raramente arrivano a un’età avanzata e la loro condizione non si nasconde tanto facilmente.
Chi li adotta è sempre consapevole del loro stato.

Il vigore fisico
I cani anziani sono sicuramente più lenti, meno forti e si stancano prima dei soggetti giovani.
Chi ha bisogno di un cane per una funzione utilitaristica o sportiva ha sicuramente tutte le ragioni per ambire a godersi il proprio cane anche nei momenti in cui è più efficiente, ovvero in gioventù.
Chi non ha particolari esigenze può ugualmente essere attratto dalla prospettiva di avere al proprio fianco un compagno esuberante, giocherellone e pieno di vita: peccato che in molti casi queste caratteristiche finiscano per ritorcersi contro il proprietario stesso.
Ascoltando le testimonianze dei comuni proprietari, infatti, possiamo facilmente renderci conto di quanto spesso le loro lamentele si riconducano soprattutto all’eccessiva irruenza e alla troppa vivacità.
Cani che tirano troppo il guinzaglio, cani incontenibili che fanno le feste saltando addosso a tutti i familiari. E ancora cani che abbaiano, scavano, distruggono casa principalmente perché per loro è l’unico modo di scaricare tutta l’energia che hanno in corpo.
Frequentare un campo di addestramento per molti è incompatibile con gli impegni familiari e di lavoro e a volte non c’è nemmeno il tempo per pianificare qualche ora di educazione da autodidatti.
Se rischiamo di ritrovarci in situazioni simili, il temperamento di un cane anziano non può che giovare. Un’età avanzata non significa infatti solo minor efficienza fisica, ma anche temperamento più pacato e riflessivo, maggior tempo dedicato a riposare tranquillamente, maggior predisposizione alle passeggiate tranquille piuttosto che alle corse sfrenate.

L’apprendimento
Non c’è un limite di età per apprendere cose nuove. Persino i cani anziani possono assimilare ex novo le regole fondamentali dell’educazione.
Indubbiamente molti hanno un apprendimento più lento, ovvero hanno bisogno di più ripetizioni e rispondono in modo meno pronto rispetto ai cani giovani.
L’intelligenza del cane anziano ha però il vantaggio di essere più riflessiva. Sono cani più portati ad ascoltare, meno soggetti a distrazioni e più pazienti.
La minor prontezza nel capire gli insegnamenti e nel fare collegamenti tra parole e azioni è compensata da una miglior percezione degli stati d’animo e da una maggior attenzione a tutto quello che riguarda la sfera emotiva. Se non sono così abili a capire le parole, sono invece bravissimi a comprendere i sentimenti.
I cani provenienti dall’abbandono e che hanno un trascorso in canile, poi, hanno qualcosa di “diverso”. La vita li ha temprati a lunghe pazientissime attese per potersi godere anche le briciole di contatto umano di cui hanno tanto bisogno.
Hanno imparato ad assaporare ogni momento di coccole a non lasciarsi scappare una sola carezza. Maturano un legame verso il nuovo padrone particolarissimo e inconfondibile. Si attaccano morbosamente, senza tuttavia essere invadenti.
Ne nasce un rapporto che solo chi l’ha provato direttamente o indirettamente può capire appieno. Un’adorazione, una simbiosi, un’attrazione del tutto speciale.

Se vi siete riconosciuti come potenziali estimatori di questa particolare macrocategoria, non vi resta che recarvi in uno dei tanti canili e valutare uno dei numerosi ospiti. Ce ne sono di tutti i tipi, forme colori e dimensioni.
A responsabili e volontari dei canili, rivolgo invece un ulteriore invito a rivalutare l’opzione “cane anziano” per proporla a chi può giovarne, non perdendo la possibilità di regalare un po’ di felicità a chi ne ha bisogno. Cani e umani.
Per alcune persone questi animali possono rappresentare una vera e propria manna dal cielo.

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5 Commenti

  1. Questo articolo spiega in modo semplice e sereno come può essere bello adottare un nonnino…Esperienza che consiglio a chiunque voglia viverla: è farsi davvero un regalo! Sopratutto la parte sul legame l’ho trovata verissima..Io ho adottato Baffetta (Baffi per gli amici) quando aveva 11 anni, tutti passati in canile. Ora ha 17 anni, ha imparato ad andare in auto, a camminare tranquilla al guinzaglio e a essere il cane di casa più educato del mondo…e il nostro legame è proprio come è stato descritto nell’articolo. In più è sana e ancora vivace…quando era appena arrivata inseguiva addirittura i leprotti nel bosco, ora preferisce trotterellare al mio fianco…ma è sempre la mia splendida Baffi

  2. Confermo ogni singola parola. Il mio Rex è entrato nella mia famiglia a undici anni, è con noi da due mesi ma sembra che viva con noi da sempre: si è adattato nel giro di un paio di giorni, mai fatto danni, mai sporcato in casa, è silenzioso ,pacato, ubbidiente e quando mi guarda con quegli occhioni pieni di amore e riconoscenza…beh, questo davvero non ha prezzo! Il mio consiglio per chi decide di adottare un cane in canile e quello di ascoltare i volontari, loro lo conoscono, sanno le sue abitudini e hanno avuto modo di osservarne il comportamento; il loro unico obbiettivo è che trovi una famiglia in cui vivere bene.

  3. Bell’articolo! L’avevo letto tempo fa, ma adesso che abbiamo Kiba rileggerlo è stato ancora meglio! Abbiamo adottato Kibone tre settimane fa, dopo aver visto il suo appello sulla pagina del siberian husky rescue. Si è fatto, a detta di chi lo ha seguito, dieci anni di canile, vicino a Roma. A diventare un cane di casa ci ha messo una settimana, a imparare il seduto qualche ora, idem per la zampa! Come dicevo alla “sua” volontaria, sembra semplicemente che i dieci anni di reclusione siano semplicemente stati uno stand-by nella sua esistenza, che noi abbiamo interrotto. Infatti, se non fosse per i limiti fisici (cataratta, un pò di sordità, e qualche dolorino), scommetto un occhio che il suo comportamento attuale è identico a quello che aveva prima di entrare in canile (e purtroppo forse è stato proprio quello a farcelo entrare, visto che ancora adesso tira come un trattore al guinzaglio)!

  4. L’articolo è molto bello, e insieme ad altri dello stesso tenore, mi aveva convinta a cercare un cane anziano. Soprattutto il pensiero che un anziano avesse una durata della vita limitata, proprio perché il futuro è tanto difficile da prevedere, era importante. Sono stata in tre canili e ho contattato non so quante associazioni, specificando che desideravo un cane di taglia media o piccola, di otto/dieci anni, al limite dodici, ma abbastanza sano, e che non abbaiasse troppo (stando in condominio sarebbe stato un problema).
    In quasi due mesi di ricerche non sono riuscita a trovare un cane con queste caratteristiche: alcuni avevano problemi di salute abbastanza seri, altri erano così traumatizzati da rendere improponibile l’adozione.
    Ora ho una cagnetta che viveva in stallo presso una signora, me l’hanno affidata dicendo che aveva cinque o sei anni, ma a detta del veterinario non ne ha più di due o tre. A parte questo però è il cane su misura per me, meravigliosa in tutti i sensi e perfetta per me e la mia vita. Insomma, volevo solo dire che a volte, nonostante la buona volontà di volontari e padroni, non è facile come sembra.

  5. Complimenti, articolo bellissimo ed intelligente. Spero serva ad aprire gli occhi ed il cuore di noi umani, e che sempre piu’ meravigliosi nonnini trovino casa!! Elena

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