domenica 19 Settembre 2021

Acari rompiscatole: neotrombicula e cheyletiella

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Cheyletiellosi (la “forfora che cammina”)

Gli acari del genere Cheyletiella sono molto contagiosi, specialmente per gli animali giovani; vivono sulla cute dei cani (C. yasguri), gatti (C. blakei), conigli (C. parasitivorax), di molti mammiferi selvatici e uccelli ed anche dell’uomo (colpito in maniera transitoria da C. yasguri o C. blakei) causando una dermatite.

Cheyletiella yasguri è il responsabile della maggior parte dei casi di dermatite esfoliativa del dorso dei cuccioli di cane. Trattasi di un acaro di grandi dimensioni 300-500μm, di colore giallastro e di forma esagonale, caratterizzato dalla presenza di un prominente apparato buccale con palpi che terminano con grossi uncini contrapposti, che l’acaro utilizza per assicurarsi stabilità sull’ospite e per facilitare l’inserzione dei cheliceri, di 4 paia di arti dotati di pettini invece che di artigli e di un organo sensoriale detto “solenidio” che si trova nel I° paio di arti sul III° segmento, importante da un punto di vista diagnostico.

Il corpo presenta sei lunghi peli o setole, uno su ciascun lato dell’ano e due su ciascun lato del corpo tra il secondo e  terzo paio di zampe. Vivono nello strato corneo ma non scavano gallerie, si nutrono di fluidi tissutali pungendo periodicamente la cute.

L’immagine di “forfora che cammina” (walking dandruff) risulta dai movimenti dei detriti epidermici causati dall’attività di questi acari e dagli acari stessi.
Il ciclo biologico del parassita si completa in circa 21 giorni.
L’acaro vive tutta la sua vita sull’ospite tra gli strati di cheratina dell’epidermide in pseudotunnel tra le scaglie nutrendosi di linfa e fluidi organici; non riesce a vivere al di fuori dell’ospite per più di 48 ore, ad eccezione delle femmine adulte che sono in grado di resistere nell’ambiente esterno per oltre 10 giorni senza alimentarsi.
Le uova (190-260 μm x 110-140μm)  sono più piccole delle lendini dei pidocchi, ovali, non opercolate, sono ancorate labilmente ai peli mediante fini filamenti fibrillari e non sono saldamente cementate come nei pidocchi; possono essere anche ingerite ed essere ritrovate nelle feci.
Le uova schiudono in 4 giorni con fuoriuscita di una larva esapode che in 7 giorni muta in 1° ninfa ottopode, dopo 4 giorni e mezzo in II° ninfa ottopode e dopo  5 giorni in adulto.
La malattia è molto contagiosa specie tra gli animali giovani e si realizza di solito per contatto con cani infestati, oppure indirettamente per mezzo di cucce dei cani e coperte frequentate da cani; si è evidenziata anche la possibilità che Cheyletiella possa essere veicolata da altri parassiti quali mosche, pulci, pidocchi.
Mentre l’infestazione può presentarsi in forma grave nei cuccioli, gli adulti spesso risultano essere portatori asintomatici e la parassitosi viene sospettata per la presenza di una dermatite desquamativa per lo più localizzata alla regione dorsale.
Il decorso nei piccoli animali è cronico, più grave e generalizzato nei cuccioli di 2-8 settimane con prurito molto intenso non correlato al numero di parassiti presenti sulla cute, cui consegue lo sviluppo di lesioni da autotraumatismo.
La caratteristica dell’infestazione è quella di indurre una dermatite furfuracea che conferisce al mantello un aspetto polveroso.
La diagnosi viene effettuata mediante la raccolta di scaglie con nastro adesivo trasparente tecnica nota come “scotch test”. Viene spazzolato il mantello del cane con le mani, con pettine a denti stretti e raccolto poi il materiale con lo scotch ed osservato al microscopio.
Può essere effettuata anche una visualizzazione delle uova mediante l’esame tricoscopico del pelo, può essere fatto anche con un esame per flottazione delle feci, esame utilizzato per la ricerca di uova accidentalmente ingerite.
Molti insetticidi il cui impiego è approvato per i cani sono efficaci contro Cheyletiella yasguri.
La reinfestazione può essere impedita cercando di evitare il contatto con altri cani e con gli ambienti frequentati prima del trattamento.
Può essere conveniente isolare il cane per qualche giorno fino a quando gli eventuali acari presenti nell’ambiente non siano morti.
Questi acari possono causare dermatiti anche negli uomini che sono a stretto contatto con  animali infestati, specialmente cuccioli.
Il prurito può essere intenso ed interessare più soggetti dello stesso nucleo familiare.
Come per altre zoonosi da acari, l’eliminazione del parassita dagli animali e la gestione dell’ambiente sono sufficienti a far regredire le lesioni sull’uomo.

Trombiculosi

La trombiculosi è una malattia parassitaria del cane e di altri animali, oltre che dell’uomo, causata dalla forma larvale di Neutrombicula autumnalis. Le larve di questo acaro sono ectoparassiti permanenti obbligati di tutti i vertebrati.
Le ninfe e gli adulti vivono invece nel terreno come saprofiti o come predatori di altri artropodi.
Le uova vengono deposte dalla femmina in ambiente silvestre durante la stagione primaverile. Dalle uova schiudono le larve nella tarda primavera o in estate: larve che iniziano a strisciare sulla vegetazione venendo in contatto con l’ospite.

La larva, conosciuta con il nome di Leptus autumnalis, ha un corpo ovalare lungo 250-500 μm, fino ad arrivare a 750 μm dopo il pasto, di colore rosso o giallo arancio; presenta 3 paia di arti, costituiti ognuno da 7 segmenti, che si proiettano oltre il margine del corpo e terminano con due artigli laterali ed uno mediano.
L’apparato buccale è costituito da due cheliceri a forma di pinza, 2 palpi trisegmentati che terminano con un unghia, uno scudo dorsale di forma pentagonale e circa 25-50 setole ciliate a forma di piuma che ricoprono tutto il corpo.
Queste larve inseriscono i loro cheliceri negli strati superficiali della pelle; l’azione citolitica, di cui è dotata la loro saliva, porta alla formazione nei tessuti dell’ospite, di un piccolo tubo di alimentazione detto “stilosoma”, che arriva agli strati profondi dell’epidermide, attraverso il quale la larva succhia la linfa e il contenuto fluido delle cellule disintegrate.
Le larve si nutrono nell’ospite attaccando il cane a livello delle aree di cute che vengono a contatto del suolo come gli spazi interdigitali, le zone periorbitali, labiali, nasali, auricolari, ed il piatto delle cosce; il pasto dura 3-5 giorni,  poi le larve cadono a terra ed entrano in una fase quiescente prima di compiere la muta in protoninfa, deutoninfa, tritoninfa ed adulto.
Il ciclo biologico si compie in meno di 2 mesi.
La malattia è più frequente nel periodo che va da fine estate all’autunno.
La maggior parte degli animali sono asintomatici, altri invece presentano grave irritazione e dermatiti pruriginose a seguito dello sviluppo di fenomeni di ipersensibilità causati dalle secrezioni.
Autolesioni posso essere causate per sfregamento o grattamento in risposta all’irritazione.
I cani dovrebbero essere tenuti lontani dalle zone a rischio. L’uso di repellenti non ha dato sempre risultati soddisfacenti.

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