Quelli che fanno Obedience, diciamolo subito, sono dei poveri frustrati.
No, no…un momento!
Non intendo dire che sono dei frustrati perché nella coppetta vinta dal cane cercano la risposta alle proprie ambizioni mai realizzate.  Niente del genere.
Quelli che fanno Obedience sono frustrati solo perché non riescono mai a far capire a nessuno cosa cavolo fanno in realtà.
Come in: “ll tuo cane è proprio bello. Sa fare qualcosa?”
Conduttore (orgogliosamente, a testa alta e petto in fuori): “Sì, facciamo Obedience”
– Ah, figo…sai, anch’io ho fatto un corso di obbedienza con Fufino, è stato bravissimo, ha imparato a fare “seduto” e a non tirare al guinzaglio! Cioè, quando siamo a passeggio tira lo stesso, però sul campo camminava benissimo, specialmente quando lo portava al guinzaglio l’istruttore. E poi…
Conduttore (sorridendo): “Ehm…no, aspetta, non è proprio la stessa cosa. L’Obedience è una disciplina sportiva, una…”
– AH! Ho capito! Maddai, sarai mica uno di quelli che gli fanno saltare le palizzate e riportare quei cosi di legno enormi e poi gli fanno mordere la gente?
Conduttore (col sorriso che comincia ad appannarsi un po’): “No, quella è l’UD! E non è proprio come dici tu: non gli si fa “mordere la gente”. E’ uno sport! Il cane si diverte a mordere una manica, non una persona…”
– Sì, ma dentro la manica c’è una persona, no?
Seguono dieci minuti di discussione sull’UD (che il poveraccio NON fa), dopodiché ritenta di spiegare quello che invece fa: “Comunque, come ti dicevo, l’ Obedience è un’altra cosa. E’ una serie di esercizi di obbedienza, inizialmente più facili, poi…”
– AAAAH! Sì! Lo so! Anche al mio campo c’erano corsi di diverso livello!  Io però con Fufino ho fatto solo il primo, perché il secondo costava 500 euro, e insomma, chi te lo fa fare di spendere tutti quei soldi lì solo per insegnargli a fare “resta” e a saltare gli ostacoli? A cosa serve un cane che salta gli ostacoli? Non è mica un cavallo! E se deve stare fermo, lo lego: altro che 500 euro! Son mica scemo, io…
Conduttore (sbuffando): “Ma non si tratta di quello! Non sono corsi che costano di più man mano che aumenta la difficoltà: sono le gare che sono di diverso liv…”
– Ah, fai le gare? Ma dai, povera bestia… quelle cose come il collare d’oro, che devono stare fermi e poi camminare un po’ e fermarsi su una stella?
Conduttore (con la faccia che vira decisamente al verde): “NOOOOOOOOOOO! Quelle sono le esposizioni di bellezza! Noi facciamo gare di lavoro!”
– Ah, ma allora… lo porti a caccia? Strano, non mi sembrava un cane da caccia: ma scusa, non è mica uno di quei cani del telefono? Non pensavo che fossero cani da caccia…

Questo succede dalle due alle quattro volte al giorno a tutti quelli che fanno Obedience: che ovviamente arrivano alla sera trasformati in piccoli Hulk che vorrebbero, ma vorrebbero tanto picchiare e/o mordere qualcuno.
Invece devono andare al campo e lavorare con cani ipersensibili, con cui hanno creato un rapporto talmente stretto che, se per caso il conduttore ha le palle girate, il cane se ne accorge prima ancora che apra la porta di casa. E quella sera lavorerà svogliatamente perché sarà nervosissimo, avendo percepito il nervosismo del conduttore.

In realtà, però, questo non succede: perché quelli che fanno Obedience, ben conoscendo il loro poll…cioè, cane, prima di entrare in casa fanno due ore di training autogeno per calmarsi ed arrivare tutti rilassati e sorridenti: dopodiché, siccome è già tardi, corrono a prendere collare e guinzaglio dall’attaccapanni e li mettono nel borsone.
A quel punto il cane scatta come una molla, prende una giacca e un ombrello dall’attaccapanni a fianco e li mette nel borsone, perché è una settimana che lavora sull’apprendimento per imitazione (“do as I do”).
Quello che fa Obedience prende giacca e ombrello dal borsone e li rimette a posto.
Il cane rimette a posto collare e guinzaglio.
Quello che fa Obedience sbuffa sonoramente.
Il cane sbuffa sonoramente.
Quello che fa Obedience dice: “Piantala!”
Il cane abbaia.
Quello che fa Obedience urla:  “DON’T DO AS I DO, porcaccia la puttanaccia tua!”

Il cane, che non conosce questo comando, ci resta male, si offende, pianta i musi e quella sera lavorerà molto svogliatamente.
Quello che fa Obedience si fa venire i sensi di colpa e la depressione, perché è un gestilista sfegatato e l’idea di aver urlato in faccia al proprio cane lo demolisce psicologicamente.
Se mai ne possedesse uno, si metterebbe il collare a strangolo e si strozzerebbe un po’.
A testa bassa (vorrebbe abbassare pure le orecchie, ma essendo un umano la cosa gli riesce malissimo) chiude comunque il borsone, prende il marsupio con i bocconcini e cerca di infilare la pettorina al cane: mission impossible perché il cane, ancora offeso e – lui sì – con le orecchie basse, fa resistenza passiva sdraiato sul pavimento, e quando prova a tirarlo su si affloscia tipo cane di Pongo lasciato al sole.
Se avete provato almeno una volta ad infilare una pettorina a un cane offeso capirete quello che voglio dire: altrimenti lasciamo perdere, perché la cosa non è descrivibile a parole.
Appena terminata la faticossima operazione, il cane si fa passare i musi lunghi e comincia a saltare felice perché si esce: quello che fa Obedience ormai è fisicamente distrutto,  ma esce anche lui.
Piegato in due per il mal di schiena, ma esce.

Quello che fa Obedience, in macchina, ripassa mentalmente tutto ciò che ha imparato all’ultimo stage (ne segue in media uno alla settimana e ricordarsi tutto è difficilissimo: ma ci prova). Poi arriva al campo e, sempre ripassando mentalmente,  fa scendere il cane dalla macchina: ma essendo distratto non si accorge che lì vicino c’è il Neofita Tipo: quello che è  appena approdato al campo perché spera di riuscire a controllare il suo antipaticissimo cane che non sopporta i suoi simili.
Siccome non ha ancora cominciato la prima lezione, il suo cane non è ancora sotto controllo neanche un po’:  quindi parte a testa bassa con l’idea di mangiarsi il cane di quello che fa Obedience, ovviamente poco disposto a farsi mangiare.
Scoppia la rissa.
Non appena il cane di quello che fa Obedience tenta di azzannare, per difendersi, il cane del neofita, dal centro del campo si sente un CLIIIIIIIIIIIIIIIIICKKKKKKKK!!!
E’ la  Fugazza che sta confermando una risposta corretta del suo cane: ma siccome ha il clicker più rumoroso del West conferma contemporaneamente TUTTI i comportamenti in atto in quello stesso momento, nel raggio di cinque chilometri.
Quello che fa Obedience passerà tutta la settimana successiva a decondizionare il suo cane, ormai convinto che mordere un altro cane sia una cosa molto apprezzata dagli umani*.

Quello che fa Obedience, quando proprio vuol far capire a tutti i costi a un amico cosa cavolo fa col cane, non trova di meglio che mostrargli qualche esercizio, scegliendo naturalmente quelli che fanno più scena.
L’amico guarda estasiato, a bocca aperta, si entusiasma e poi esclama felice, battendo le mani: “Ma che bello! Che meraviglia! Ma lo sai che una volta ho visto un cane al circo Orfei che faceva proprio le stesse cose? U-gua-li, eh!”
Quello che fa Obedience, a quel punto, riesce a malapena ad esalare un: “Ma no… uff… guarda, forse è meglio se vieni a vedere una gara, così capisci!”
L’amico, che si è divertito un sacco alla piccola esibizione, accetta con entusiasmo: ma quando quello che fa Obedience esce dal campo trionfante, avendo ottenuto una sfilza di 10, lo trova profondamente addormentato in tribuna.
Lo scrolla, gli mostra la coppa e si sente rispondere: “Eh? Ah, hai vinto? Bravo…yawwwnnn….però, scusa… ma che du’ palle!”

Quelli che fanno Obedience, in realtà, lavorano come bestie con i loro cani per sette giorni alla settimana per poi annoiare a morte, in gara, tutti gli spettatori che non siano a loro volta esperti di Obedience e non riescano a godere come ricci della differenza sostanziale tra un cane che fa le posizioni senza mai muovere le zampe e un altro che invece ne ha spostato una di un centimetro.
L’unica cosa che incuriosisce il neofita è la discriminazione olfattiva, sempre che riesca a capire di cosa si tratta. Quando ci riesce (ovvero: quando l’esperto seduto vicino a lui glielo spiega) la segue con interesse,  tifando perché  il cane azzecchi il  legnetto giusto. Dopo che il cane l’ha effettivamente azzeccato, il non-esperto applaude e subito si riaddormenta, cullato dai soffocati sospiri di rammarico di tutti gli altri spettatori – ovvero gli altri concorrenti e/o gli amici e parenti degli altri concorrenti – che tifavano affinché  il cane beccasse il legnetto sbagliato.

Data l’altissima spettacolarità, l’Obedience non la segue praticamente nessuno: e pian piano è diventata una sorta di massoneria per pochissimi eletti che si tramandano segreti sussurrati, si scambiano consigli sul clicker dal suono più melodioso (la Fugazza non partecipa a queste conversazioni) o sui target dall’aspetto più invitante, inventano nomi particolarmente accattivanti per gli esercizi (per esempio: “l’idiota”) e soprattutto programmano tanti, ma tanti nuovi stage con il guru venuto da Timbuctù, che non solo è un campione di Obedience, ma è anche inventore del metodo infallibile per far rilassare il cane massaggiandogli i polpastrelli, o con l’esperterrima che arriva dalla Siberia del Nord e che oltre ad aver vinto uno sproposito di gare in classe 3  sa anche spiegarci come leccarsi il naso da destra a sinistra possa essere un segnale di stress, mentre se il naso viene leccato da sinistra a destra, e contemporaneamente il cane si gratta l’orecchio, significa che è stanco (oppure che ha le pulci).
L’importante è che il guru o l’espertone di turno arrivino da più lontano possibile e che non parlino solo di Obedience, ma che accennino anche a misteriose discipline collaterali sulle quali saranno disponibilissimi a tenere un ulteriore stage al modico prezzo di soli centoduemila euro (più spese di viaggio, alloggio in albergo a 5 stelle e pranzo in ristorante scelto tra i primi dieci della guida Michelin).
Gli stage possono durare da due giorni a una settimana e quello che fa Obedience ne esce regolarmente soddisfatto, anche se vagamente confuso (“Azz! Si è leccato il naso proprio in centro: e mo’?”);  però si precipita a mettere  in pratica tutto quello che ha sentito, così confonde pure il cane.
Poco, però: perché il cane di quello che fa Obedience, quando aveva due mesi e una settimana, ha capito perfettamente tutto quello che c’era da capire sul suo umano e sa tutto quello che deve fare con lui.
Quando due cani da Obedience attendono il loro turno per entrare in campo, mica stan lì a discutere di box o di riporti. Di quelli nun gliene può frega’ de meno.
Uno chiede all’altro: “Cosa hai insegnato oggi al tuo umano?” e l’altro risponde: “Boh, niente di speciale: l’ho soltanto addestrato a far bollire un chilo di fegato alla settimana e poi a farlo seccare in forno e a tagliarlo a listarelle: sarà anche un po’ coercitivo, perché fa certe facce, si capisce che  l’odore gli fa schifo: ma dei bocconcini che usava prima mi ero un po’ stufato”.
Perché i cani hanno menti semplici e lineari: sanno quello che vogliono e soprattutto sanno come ottenerlo.
Mica come noi.

 

*Chiedo umilmente scusa alla bravissima Claudia Fugazza; ma proprio ieri stavo guardando un suo video su youtube…e sentendo il rumore del suo clicker ho immaginato la scenetta qui  riportata.

 

 

 

 

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16 Commenti

  1. :DDDDD
    “Quelli che fanno Obedience, in realtà, lavorano come bestie con i loro cani per sette giorni alla settimana per poi annoiare a morte, in gara, tutti gli spettatori che non siano a loro volta esperti di Obedience e non riescano a godere come ricci della differenza sostanziale tra un cane che fa le posizioni senza mai muovere le zampe e un altro che invece ne ha spostato una di un centimetro”

    E’ il migliore!

    • Verissimo !!!! E te ne accorgi quando vedi un non esperto che dice “ma perchè quello dieci e quello cinque ? Le posizioni erano uguali !! E tu cerchi di spiegare perchè invece le prime erano perfette e le seconde uno schifo…”

  2. Oddio quanto è vero, quanto è azzeccato e descritto bene; sopratutto nei poveri frustrati…. Lo sarebbero, anche se capiti.

  3. ehehehehe poi gli sfigati degli sfigati sono quelli che fanno RALLY-obedience, che lo conosco ancora in meno e si sentono dire : Ahhhh corri con le macchine !

  4. Valeria! Descrivi sempre tutto senza annoiare, anzi… con ironia e intelligenza! Finalmente ti ho trovato su FB…. Ti ricordi di Spillo e Noel e di me? Un caro saluto e ricorda: ti leggo sempre volentieri!

    • @Susanna: maciao! Certo che mi ricordo di te…come stai? Occhio che tra non molto arriverà il “vero standard” del Jack russell! 🙂

  5. bella storiella…ma l’obendience non e’ del tutto da demonizzare ….faccio con il mio amico rally’o che sarebbe un misto fra obbedienza e agility e vi posso assicurare che tutto viene nel completo divertimento fra propietario e cane…non solo ma nella vita di tutti i giorni ha tolto il cane da diversi guai soprattutto quando lo lascio libero..in posti scuri ma frequentato da padroni che introducono i loro cani ”aggressivi”….evitandogli piu’ volte dei mozzichi inutili..di certo non mi interessa la postura esatta ….ma almeno i comandi fondamentali sono utili per la vita di tutti i giorni e di certo non si imparano semplicemente con in corso base..se poi ci si diverte perche’ non continuare!!..che senso ha avere un cane campione di aglity se poi non sa’ fare un torna od un fermo al momento giusto nella vita di tutti i giorni….p.s vi posso assicurare che la condotta al guinzaglio e’ migliorata notevolmente….certo tutto deve essere fatto nel massimo rispeto del cane e soprattutto nel divertimento ….ciaoooo

  6. Che bellissimo articolo!!! veramente ti faccio i miei complimenti, è delizioso!
    Io sto seguendo un corso di educatore cinofilo (finalmente!!!) e giusto ieri abbiamo provato la Rally-O.. che dire è meravigliosa, si crea uno stato emotivo emozionante, stupendo, e ancora oggi ne sento i benefici. Credo proprio che approfondirò sia l’Obedience che la Rally-O XD

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.