Non sono mai stato abbastanza ignorante in materia cinofila da pensare di essere in grado di gestire da solo un cane (presunzione purtroppo assai diffusa), per cui mi è apparso assolutamente naturale, una volta rimesso in salute il cane, cercare un campo dove andare a lavorare con il mio cane.
Ho detto “lavorare”, termine assai generico, non a caso: perché nel preciso istante in cui ho deciso di fare qualcosa con lui è iniziata la confusione: volevo un campo di addestramento, oppure ne volevo uno di educazione, oppure ancora di “istruzione”… chissà.

La verità è che la realtà italiana è piuttosto variopinta: volendo “fare qualcosa” con un cane – termine, come prima, il più generico possibile – è possibile rivolgersi a educatori cinofili, addestratori, istruttori, consulenti ed educatori, per citare le denominazioni più diffuse.
La prima, nitida conseguenza di questo fatto è che il nome non significa assolutamente nulla: le qualifiche di cui sopra sono autoattribuite, l’idea di un albo che certifichi le competenze del singolo professionista è ancora allo studio, per cui la materia resta, per utilizzare un eufemismo, ancora piuttosto fluida.
Nella scelta di un professionista a cui affidarsi per “lavorare”- termine ancora volutamente generico – il proprio beniamino a quattro zampe c’è dunque un enorme rischio da tenere ben presente: il fatto che, per forza di cose, non si è in grado di valutare completamente le capacità e le attitudini del professionista a cui si pensa di rivolgersi.
Mettendo da parte casi eclatanti come il campo filmato da “Striscia la notizia”, dove era evidente a chiunque che i metodi utilizzati erano criminali, per usare un altro eufemismo, è necessario avere ben chiaro che cosa si vuole ottenere dalla frequentazione del campo.
Il presupposto è che si sia alla prima esperienza, altrimenti i dubbi e le incertezze sarebbero senza dubbio diversi, se non minori.
Per cui, il primo punto da considerarsi fisso è che rivolgendosi ad un campo, si vuole migliorare la propria gestione del quadrupede, ciò che spazia dall’ottenere che questi si segga a comando, faccia la cuccia a terra, non tiri al guinzaglio, torni quando lo chiamiamo e resti fermo quando glielo chiediamo – i capisaldi, insomma – alla risoluzione di problemi specifici del proprio cane.

L’altra faccia della medaglia è avere ben chiaro in mente che non è il cane, o meglio non solo, a dover imparare qualcosa, ma anche la parte umana del binomio deve essere disposta e predisposta ad imparare, a sbagliare, a far tesoro dei propri errori, a diventare, in una parola, un conduttore migliore.

Questo non implica la necessità di imparare a memoria il mantra del professionista che si è scelto, il quale non dovrebbe proporci una religione cinofila ma venderci il servizio che chiediamo e per il quale paghiamo, ma comporta, senza ombra di dubbio, che ci debba essere una fiducia di fondo nei confronti di chi scegliamo.
L’aporia tra l’incapacità di discernere se il lavoro svolto è adeguato e la necessità di fidarsi si è risolta, almeno nel mio caso, attraverso il passaparola, uno dei più potenti strumenti di marketing mai inventati, che funziona attraverso il meccanismo virtuoso per cui si incontra un amico con un cane che reputiamo educato bene, che frequenta o ha frequentato un certo campo, e che ci invita a portare il proprio cane al campo per una prima chiacchierata con l’istruttore o l’educatore di turno.
Visto il primo campo, le sortite dovrebbero proseguire, sarebbe opportuno girarne un certo numero, confrontare le tipologie di lavoro svolto, cercare di comprendere le differenze di metodo e di approccio.
Una buona cartina di tornasole è valutare l’atteggiamento dei cani del campo nei confronti del loro istruttore: potrebbero averne paura, potrebbero essere sottomessi a questo, potrebbero essere indifferenti o felici di vederlo.
Un altro indice che si può valutare è la gestione degli spazi: i cani sono sciolti senza il controllo diretto dell’istruttore, oppure sono sciolti sotto il suo controllo, oppure sono sempre al guinzaglio, e così via.
Personalmente, mi piace che il mio cane sia felice di vedere la sua addestratrice, e che i cani possano girare sciolti solo se richiesto da lei o comunque sotto il suo controllo, oppure negli spazi appositi, ciò che mi comunica a chiare lettere che il cane è felice di andare al campo a fare quello che fa, e che possa continuare ad esserlo senza che vi sia il rischio di confronti con altri cani del campo.

Traendo le fila della prima parte del discorso, il primo punto da sottolineare è che il fatto stesso di voler frequentare un campo è un fatto positivo.
Solo la minoranza dei proprietari di cani lo ritiene necessario.
Fatto questo primo passo, il secondo passo è cercare e possibilmente trovare il campo adatto a noi, visitandone alcuni, scambiando idee ed opinioni con i professionisti che li gestiscono ed avendo chiaro in mente che cosa stiamo cercando.
E poi via, si parte con la prima lezione.
Il primo giorno di scuola arriva, in verità, senza che neppure ce ne si accorga.
Anzi, se le cose sono state fatte per bene, ci saranno “diversi” primi giorni di scuola, uno per ogni campo che si visiterà, durante il quale l’addestratore od educatore o quel che volete prenderà le misure a voi ed al vostro cane, e voi cercherete di fare altrettanto con lui.
Quello davvero solenne è il secondo giorno di scuola: ce ne sarà soltanto uno, e sarà la prima lezione vera e propria, durante la quale l’istruttore vorrà vedere che cosa già sapete fare con il vostro quadrupede, e vorrà testare il cane per indole e carattere, per poter impostare il lavoro più adatto al vostro binomio.
Se avete un cucciolo, è possibile che vi inserisca in una puppy class, alternando lavoro di gruppo a lavoro con il singolo binomio.
Se il vostro cane è adulto, è probabile che il lavoro di gruppo venga rimandato a quando avrete una migliore padronanza del vostro cane.
Qui mi preme sottolineare che non è mai troppo presto per frequentare un campo…ma non è neppure mai troppo tardi.
Compatibilmente con le vaccinazioni, prima si porta il cucciolo al campo e meglio è. Parallelamente, anche la gestione di un cane adulto, pure se avanti con gli anni, può migliorare senza limiti di età.

Più volte ho parlato di istruttore, educatore, addestratore o consulente cinofilo, sottintendendo che ci siano delle differenze nelle qualifiche.
La differenza la fanno le persone, come sempre: sarebbe anche possibile fare dei distinguo, ma non sarebbero significativi.
Ciò che invece è significativo è domandare alla persona alla quale ci si rivolge perché si voglia far chiamare, ad esempio, educatore e non addestratore od istruttore.
La sua spiegazione potrebbe darci la misura dei suoi metodi, in quanto spesso gli educatori e gli istruttori propugnano il metodo gentile, gli addestratori invece quello tradizionale, e così via.
Ma appunto, non essendoci un ente che rilasci una qualifica in un senso piuttosto che nell’altro, la questione del metodo va affrontata col singolo istruttore che vi troverete davanti.

Senza voler aprire – o riaprire – l’annosa questione tra metodo gentile e metodo tradizionale, le mie personali convinzioni sono che il metodo gentile vada preferito sempre, in prima battuta, durante l’educazione di base, potendo venire utile una mano sulla schiena o sotto la pancia del cane se certi esercizi non “funzionano” a dovere con clicker e bocconcino.
Penso che se mai fosse necessario punire il cane questo vada fatto da noi, e non dall’istruttore, sempre ricordando che la punizione o segue immediatamente il fattaccio, oppure è inutile.
Penso che l’eventuale sviluppo dell’attività in senso sportivo vada svolto esclusivamente attraverso il gioco, e mai con la coercizione… ma si parlava del primo giorno di scuola, non dell’università, per cui sono fiducioso che se mai vi troverete a dover scegliere come rifinire un esercizio di Mondioring 3, avrete anche gli strumenti per giudicare da voi come la rifinitura vada fatta.
Insomma, primo o, per meglio dire, secondo giorno di scuola: portatevi acqua, per voi ma soprattutto per il cane e portatevi una ciotola, cose che ci sono sempre in tutti i campi ma potrebbero mancare proprio quel giorno (e non sarebbe un buon inizio per il vostro beniamino).
Conoscendo già il campo saprete se ci sono dei kennel dove lasciare il cane nelle pause, o se dovete portarvi il vostro, se avrete ombra a sufficienza o dovrete anche attrezzarvi con un ombrellone.
Saprete se c’è un bar ed un tabaccaio nei dintorni, e vi sarete anche documentati su dove sta il veterinario più vicino – che non vi servirà mai, speriamo, ma almeno nel caso saprete esattamente che cosa fare.
Il vostro cane è in regola con tutte le vaccinazioni, è in buona salute come certificato dal vostro veterinario di fiducia. Avete un campionario spropositato di palle, palline, giochini, bocconcini e delizie (che ben presto si ridurrà a due palle da tennis, un salsicciotto ed un pacchetto di wurstel). Avete un K-Way (voi non avete il pelo per proteggervi dalla pioggia!) e avete l’entusiasmo che vi ha portati a fremere guardando l’orologio nell’attesa che sia ora di andare.
Che altro dire… buon divertimento!
A voi, ma soprattutto al vostro cane.