Una tipologia di cani che non manca mai presso i rifugi è quella dei cani da caccia.
In alcuni casi si tratta di soggetti scartati dai cacciatori, perché non reputati adatti all’impiego venatorio. Alcuni abbandonati, altri smarriti e mai cercati (quindi, di fatto, abbandonati), altri consegnati direttamente al rifugio.
Non mancano cani sequestrati per maltrattamenti, cani non provenienti dall’impiego venatorio, cani rifiutati dai parenti dei cacciatori che per ragioni anagrafiche non possono più andare a caccia… insomma, una jungla di storie che conducono allo stesso triste epilogo.
Possiamo trovare diverse razze, ma schematicamente potremmo raggrupparle in due sole categorie:
– i cani da ferma, localmente detti cani “da penna”, specializzati nella caccia ai volatili;
– i segugi, ovvero gli storici “cani da lepre”, oggi sempre più spesso “cani da cinghiale”.
Gli altri tipi di caccia hanno un ruolo marginale.

Per quanto riguarda i cani da ferma, possiamo trovare diverse razze.
I setter inglesi, per la loro maggiore diffusione, ovviamente prevalgono, ma non mancano pointer, épagneul breton, kurzhaar, drahthaar, bracchi e spinoni italiani.
Il livello medio non è certo paragonabile a quello dei campioni che si vedono nei ring delle expo, ma, in ogni caso, è quasi sempre netta l’appartenenza all’una o l’altra razza.
Tecnicamente, in assenza di documenti, qualsiasi cane sarebbe da classificare come meticcio, ma in molti casi la corrispondenza con lo standard è davvero notevole.
Gli incroci tra le varie razze (es. bracco x pointer, setter x breton, drahthaar x spinone, ecc.), con cui in passato a volte si è cercato di mediare caratteristiche proprie di diverse razze, sono oggi sempre più desueti persino tra i cacciatori con cultura cinofila più carente.
Tra i segugi troviamo invece una realtà diversa: in questo caso vi è una sola razza, il segugio italiano, che quasi monopolizza le presenze nei vari rifugi.
La grande diffusione su un territorio molto vasto, unita alla prassi diffusa di selezionare cani solamente in base alla loro attitudine al lavoro e alle proprie esigenze personali ha portato ad avere una fortissima disomogeneità in questa razza che già ammette due varietà di pelo e di colore.
Nei rifugi, possiamo trovare segugi altissimi e slanciati accanto ad altri bassi e robusti. Alcuni hanno orecchi lunghissimi e accartocciati come quelli dei segugi francesi, altri hanno orecchi più corti; labbra tese o abbondanti, gambe lunghe o corte. Anche tra i colori, non sono infrequenti quelli penalizzati dallo standard, come il “cioccolato” o le macchie bianche punteggiate che, tra l’altro, tradiscono un passato di incroci con cani da ferma, fatti presumibilmente con l’improbabile intento di avere un cane polifunzionale che sappia fermare all’occorrenza.
Solo in tempi più recenti sono apparsi nei rifugi anche segugi esteri, puri o incrociati tra loro, importati da cinghialai alla continua ricerca (spesso infruttuosa) del cane con una marcia in più. Questi soggetti, più frequenti nelle aree di maggior diffusione della caccia al cinghiale, tutto sommato, rappresentano una piccolissima percentuale rispetto al numero di segugi italiani o aspiranti tali presenti nei rifugi.

Quale razza?

Le differenze tra le varie razze riguardano soprattutto aspetti legati all’attività venatoria: oltre alla sostanziale differenza tra le due macro-categorie citate (segugi e cani da ferma), anche nell’ambito dello stesso impiego vi sono caratteristiche fisiche e caratteriali che rendono alcuni soggetti più adatti a particolari terreni, a particolari tipi di selvaggina o a determinati stili di caccia.
In termini di gestione come cani da compagnia, queste razze presentano invece molti tratti comuni.
E ovviamente, in questa sede intendo parlare soprattutto di questo tipo di gestione.
In realtà, non è sempre vero che i cani presenti nei rifugi non sono adatti alla caccia. Persino quelli che sono volutamente abbandonati proprio a motivo della loro presunta incapacità venatoria, in mano a persone competenti che li sappiano capire e che ne sappiano esaltare le potenzialità, a volte possono rivelare qualità insperate. Spesso, infatti, le doti più spiccate di intraprendenza e intelligenza risiedono proprio nei soggetti più sensibili che di fronte ad atteggiamenti sbagliati si chiudono in se stessi. Lo “sparatore della domenica” si trova sovente meglio con soggetti più ottusi e prevedibili. Ma il cacciatore cinofilo e conoscitore della psiche canina non avrà comunque bisogno di leggere queste righe per recuperare soggetti validi scartati da altri e usarli con profitto alla faccia loro.
In questa sede, perciò, vorrei giustamente concentrare l’attenzione sull’impiego di questa categoria di cani come cani da compagnia e d’affezione. I cani da caccia possiedono infatti alcune caratteristiche fisiche e caratteriali che possono tornare molto utili in tantissime situazioni familiari.

Innanzitutto sono i compagni ideali per chi vuole un cane sportivo, di una certa taglia, con ottime prestazioni fisiche, ma che vuole scongiurare il più possibile episodi di aggressività. Una caratteristica comune alla maggior parte dei cani da caccia (con qualche piccola eccezione per quanto riguarda le razze selezionate in Germania) è l’assoluta mancanza di aggressività verso l’uomo. E anche con i conspecifici, tutto sommato, convivono molto bene.
Si aggiunga inoltre che sono sicuramente tra i cani più adatti ai bambini piccoli, poiché abbinano un carattere dolce e mansueto alla stazza necessaria per sopportare l’esuberanza (entro certi limiti!) dei loro giochi.
Sono cani sportivi, infaticabili, ideali per persone dinamiche che amano muoversi e portare il cane sempre con sé, potendo contare sul fatto che, malgrado le dimensioni non proprio “tascabili”, questi cani dall’espressione buona e dall’indole mite sono ben accetti ovunque

Il rovescio della medaglia

La principale difficoltà che si incontra adottando cani da caccia, risiede sicuramente nella loro fortissima inclinazione all’esplorazione del territorio e al loro grande bisogno di scaricare energia. Questi istinti sembrano a volte prevalere sul legame col padrone.
Sono cani selezionati per cercare su territori molto vasti e a fare affidamento sulle loro doti naturali d’orientamento, senza troppi aiuti da parte dell’uomo.
I segugi in modo particolare hanno sovente un irrefrenabile istinto ad allontanarsi parecchio dal proprietario. E’ ovvio che la gestione di un esemplare già adulto proveniente dal canile con un rapporto tutto da costruire non sia la cosa più semplice.
E’ sicuramente d’aiuto un minimo d’esperienza in campo cinofilo, magari unita alla capacità fisica di tener testa al cane nei suoi spostamenti nelle prime fasi d’apprendimento. Sono quindi cani che si adattano maggiormente a persone giovani o quantomeno dinamiche.
Binomi cane-padrone non ideali sono spesso fonti di delusioni. Sono stato testimone per più di una volta di situazioni in cui cani di questo tipo sono stati riportati al canile da persone incapaci di insegnare il richiamo, stanche delle loro continue fughe, deluse dal loro atteggiamento poco riconoscente o, testualmente definito, “ruffiano”.
Purtroppo molte persone, umanizzando un po’ il comportamento del cane e non comprendendo i suoi reali sentimenti, scambiano spesso il forte bisogno di esplorazione con poco attaccamento nei confronti del padrone.

Poca devozione o molto vigore fisico?

In realtà spesso la devozione di questi cani non è di molto inferiore a quella manifestata dal volpino che non si stacca da un centimetro da noi o dal pastore che corre da noi al primo fischio.
Ciò che varia è solo la diversa percezione di “distanza”.
Se immaginassimo di essere in una specie di distesa erbosa pianeggiante e sconfinata e valutassimo il comportamento di cani di diverso tipo, nelle prime settimane dopo l’adozione, quando il rituale della somministrazione del cibo, unito ai primi piccoli insegnamenti hanno fatto capire al cane di fare parte di un nuovo branco, vedremmo comportamenti simili: il cane lasciato libero si lascia distrarre da odori di suo interesse, è incuriosito dall’ambiente da esplorare e dopo un certo periodo, esaurita la voglia di correre e soddisfatta la curiosità ritorna spontaneamente a cercare il suo “branco” umano. Perché per il cane il branco è la vita stessa. Per qualsiasi cane.

A volte sembrano essere così presi e concentrati nell’annusare i nuovi stimoli che per un attimo sembrano non prestare attenzione a ciò che dice il proprietario. Capita anche a noi, che a volte non sentiamo chi ci parla, mentre siamo presi da una lettura o concentrati su un lavoro. Ma poi basta cogliere il momento giusto e l’attenzione ritorna.
E soprattutto occorre allenamento per imparare a vivere insieme capendosi. Col tempo è sicuramente possibile imparare a controllare l’attenzione del cane ogni giorno di più. Le prime volte bisogna cogliere il momento giusto. Ma quando arriva il momento giusto? E’ qui il dramma!
Vi sono cani che si stancano dopo due sgroppate e si allontanano di pochi metri, altri hanno un’energia inesauribile e si allontanano per chilometri. Vi sono cani che dopo due annusate già si distraggono, altri che hanno altissima capacità di concentrazione.
Il comportamento però è lo stesso, variano i tempi, l’intensità, le percezioni individuali.
Non vi è più devozione dei primi rispetto ai secondi. Nel modo più assoluto.
La sventura dei cani da caccia è spesso quella di finire a vivere in condizioni ambientali tali da renderne molto difficoltosa la gestione.
Avendo la possibilità di passeggiare in un grandissimo parco, lontano dalle strade dove il cane avesse la possibilità di sgroppare, allontanarsi esplorare, ritornare, riallontanarsi e raggiungere ancora il padrone, la passeggiata col cane da caccia potrebbe essere gestita come la passeggiata al giardinetto con un piccolo cane da compagnia.
Avendo la possibilità di far divenire routine la sgroppata nei campi sconfinati e sicuri dietro casa nostra, la vita in semilibertà del cane da caccia non sarebbe così diversa da quella del piccolo cane di quartiere che orbita in un territorio molto più ristretto (a volte rappresentato dal cortile della propria abitazione).
Purtroppo molti cani da caccia si ritrovano a vivere in ambienti in cui una gestione di questo tipo risulta molto difficile, per il semplice fatto che oltre una certa distanza ci possono essere pericoli o
può essere difficoltoso far percepire al cane il proprio richiamo. In particolar modo nel primo periodo post-adozione, quando comunque dobbiamo insegnare e mettere alla prova.
Anche in zone di aperta campagna, poi, spesso dobbiamo fare i conti con i regolamenti per la tutela delle specie selvatiche. Non è consentito lasciare che i cani incustoditi arrechino disturbo alla fauna autoctona. Sarebbe troppo comodo! D’altronde, si sa: ogni cosa ha il suo prezzo.
Se troviamo modo di superare queste difficoltà e accettiamo di pagare il prezzo di un maggior impegno nella conduzione e nell’educazione di questi animali così pieni di brio, potremo godere della compagnia di un compagno davvero eccezionale, dolce e carezzevole sul divano di casa ma altrettanto piacevole compagno di escursioni, gite in alta montagna, jogging nei parchi, nuotate nei torrenti e nei laghi.
A una vita più casalinga e moderata, possono adattarsi, ma ci godremmo solo una parte del cane… ci sarebbe sempre una parte di lui, la più vera, che non impareremmo a conoscere. Va detto comunque che, seppure la condizione descritta precedentemente sia, a mio avviso, quella ideale… è pur sempre meglio un’esistenza sempre al guinzaglio, che un esistenza sempre al canile.
Se in un qualche modo questo tipo di cane vi affascina, quest’ultimo particolare potrebbe farvi vincere la paura di non essere all’altezza di un animale così impegnativo e indurvi perlomeno a… provarci!

Va anche detto comunque che ci sono anche differenze di carattere individuali e di razza. Se i segugi sono forse quelli più indipendenti (ma… non me ne vogliano gli altri, anche i più simpatici: basta sentire la loro voce per innamorarsene), i cani da ferma hanno tratti caratteriali più attenuati. E se si teme un carattere troppo esuberante, nell’ambito di quest’ultima categoria, potremmo scegliere i soggetti di mole maggiore, di struttura più pesante, con carattere più riflessivo e più adatto ai neofiti, per esempio bracchi e spinoni.
Per il resto, appurato che vogliamo un cane appartenente a questa categoria, non posso che consigliare di sceglierne uno che per taglia e mantello si adatta meglio alle nostre esigenze: peli lunghi, corti, o duri, da medio piccoli a medio grandi, ce ne sono un po’ di tutti i tipi.

NOTA: tutti i cani fotografati sono ex ospiti di rifugi che hanno trovato famiglie capaci di amarli e di essere felici con loro.

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22 Commenti

  1. Splendido articolo! Il nostro Leòn (setter inglese) ha vissuto gran parte della sua vita in canile ed è con noi da poco piu di un anno. Durante i primi mesi mi è scappato 2 volte…. preso com’era da un fagiano di passaggio! Ora va molto, molto meglio, ma questi sono cani che per istinto crecano il selvatico quindi la cosa migliore è tenerli sempre vicini se non nei luoghi più consoni.

  2. Ho anche un setter scozzese (gordon setter – quelli della penultima foto dell’articolo dovrebbereo essere setter scozzesi), ho apprezzato e mi associo a quanto detto da Denis ed aggiungo che i cani da caccia nei canili posso diventare un’ottima scelta per chi – sportivo o no – vuole trovare un compagno bello e di buona indole con li quale difficilemnte si annoierà.

  3. L’articolo mi ha fatto sorridere molto. A casa mia è arrivato un segugio adultissimo, non per mia scelta. Aessere onesta on avrei MAI preso un cane del genere. Richiede un dispendio di tempo e di energie folle, per me che vivo a milano. Però ci si organizza, e nel week end si prende il treno e si va in montagna xD. Tra l’altro sarò tata fortunata ma il cane ha imparato il richiamo quasi subito e risponde bene (a meno che non sia distratto..se sta annusando ormai non lo chiamo neanche più, diventa sordo!). Unica note, l’abbaio: onestamente lo trovo insopportabile. Ulula e strilla, mi dà i brividi…poi mi appoggia il musone bavoso sulle ginocchia e mi rassegno 😀

  4. ho preso 3 mesi fa un pointer di un anno al canile..questo articolo descrive perfettamente il suo carattere: buono, docile, affettuoso..ma all’aperto diventa sordo a qualunque richiamo: se fiuta una traccia posso solo aspettare che si ricordi di me..però quando mi guarda con quegli occhioni e le orecchie pendule mi fa sentire la donna più fortunata del mondo. L’unico neo che sto riscontrando è un’aggressività palese nei confronti dei jack russell..son un pò spavenatata perchè ho paura che possa far loro del male..

    • SOLO verso i jack russell? Probabilmente questo è legato a qualche esperienza sgradevole fatta in canile… suggerirei di fargli fare amicizia con unA jack (femmina, adulta, esperta in “cose della vita”), inizialmente sotto stretto controllo: potrebbe bastare a togliergli dalla testa l’idea che i cani “fatti così” siano nemici giurati!

      • Redazione, a voglia fargli capire come sono fatti i Jack Russell, con tutti i simil-JR che girano di femmine adulte deve conoscerne almeno una ventina per ricoprire in parte la varietà!!!
        @Mica secondo dove abiti, qualche femmina come intende Valeria io la conosco.

  5. ha iniziato a dare segni di dominanza un pò con tutti (pelo dritto, ringhi, tentativi di monta)ma coi jack russell parte proprio con un abbaiare feroce e fisicamente quasi li schiaccia…

      • C’è questo bellissimo post su un blog (purtroppo è in inglese)

        http://clickerleash.wordpress.com/2009/06/07/demystifying-dominance

        Prendo solo due passaggi

        “It is important to provide your dog with a clear understanding of what they are required to do to live peacefully within the rules of our society. Given that approximately 90% of aggression in dogs is fear-based, it is critical to provide structure and feedback without using scare tactics. Alpha animals (ie: the parents) act in a calm, relaxed way, leaving aggression to the insecure and defensive”

        e

        “Modern research of free-roaming dogs has found submission displays are much more important than dominance displays to maintain the peace. Because wild dogs are scavengers and opportunists, not typically predators, they generally live more solitary lives than wolves without structured “

  6. Sì, vabbe’. Ma come gliela fornisci al cane la chiara comprensione di come si convive pacificamente?
    Se lo spiega vado a leggere l’articolo, anche se quando leggo clicker a me si rizzano i peli sulla schiena…altrimenti no 🙂

    • Prima di tutto facendo piazza pulita di un sacco di leggende metropolitane paragonabili oramai al cervello ipertrofico nel dobermann di mezza età.

      Partendo col piede giusto rischi di inciampare, figurati con quello sbagliato 🙂

      Riguardo l’articolo, non lo spiega, ma non ne ha neppure l’intenzione.

      Però, se vuoi, possiamo farlo tu ed io (vabbè tu hai già iniziato), cominciando dalla traduzione di questa frase:”Dato che approssimativamente il 9i0% delle aggressioni canine sono basate sul meccanismo della paura, …”

      ps: pinolando si può affermare anche il 100% visto che l’aggressione predatoria potrebbe non essere incluso (infatti ha una sequenza completamente differente dalle altre) con le aggressioni da frustrazione,dolore,autodifesa,sessuali,territoriali, … (non mi ricordo se lo afferma Appleby) 🙂

      • Mah… io non sono molto d’accordo con questa paura alla base di tutte le aggressioni. Tendo più a pensare che alla base di taaante manifestazioni di ostilità ci sia, molto banalmente, la dis-caninizzazione del cane. Bambinizzati, nani da giardino, non socializzati, non imprintati (o impregnati che dir si voglia) sono tutti cani potenzialmente aggressivi. Scommettiamo che se eliminassimo dal mondo tutti i cani comprati in negozi e canifici vari la percentuale delle aggressioni scenderebbe a picco?
        Tu mi dirai: sì, ma aggrediscono lo stesso per paura. Po’ esse, ma non hanno paura dell’avversario: hanno paura di un mondo che non capiscono e non conoscono, o conoscono male.
        Più che paurosi io li definisco, appunto, dis-canizzati.

        • Ti do ragione.
          Però è un po’ che rifletto (sembra impossibile con un solo neurone, eh? 🙂 ) … senza fare un tomo in un post, è plausibile, oppure è un altro modo di vedere le cose

          Aggressione da paura: questa è facile 🙂
          Aggressione materna: anche questa
          Aggressione da distanza e territoriale: pure
          vabbè diciamo che quelle difensive sono facilmente spiegabili, con quelle offensive diventa più difficile

          aggressione da inseguimento: paura di perdere il controllo sulla “preda”
          Aggressione competitiva: paura di perdere una risorsa
          … and so on

  7. io mi ritrovo perplessa proprio perchè Fulvio è un cane buonissimo con tutti, è soprannominato ”cane di pezza”..ma credo stia mettendo su carattere e anche se io non sono molto ”interventista” nelle cose tra cani (credo che due cani che si ringhiano o si annusano si stiano dicendo delle cose che noi umani comunque non possiamo comprendere fino in fondo), è anche vero che i padroni dei cani più piccoli hanno paura di un cane di 30 kg e intervengono sbraitando contro di me e contro il mio Fulvio.

  8. Come ho fatto a perdermi questo articolo? Mamma “adottante” di un segugio jugoslavo di un anno da uno sparatore della domenica posso confermare che la descrizione del carattere e del rapporto che si può creare tra cane e uomo non poteva essere più azzeccata. Dopo un anno di “scuola” presso un centro cinofilo siamo passati da 5 ore di assenza a 20 minuti: a volte è stata dura ma ne è valsa la pena. Anche se ogni tanto penso di prendere un border per farmi portare indietro il segugio consiglio a chiunque di avvicinarsi a questi splendidi cani

  9. Come darti torto Valeria. Ma la soddisfazione, dopo che il cane ha lungo galoppato e annusato, di esssere “scovato” dal tuo cane che non ti vede più e torna a cercarti è impagabile. E’ un gioco che facciamo sempre, Fionda s’allontana troppo?(5 mesi) io mi nascondo. A volte un minuto, a volte 10(e vabbè, ci vuole pazienza 🙂 ) ma mette giù il naso, o annusa l’aria proprio per cercare me, tant’è che poi mi trova! Sono cani impegnativi, assolutamente. Ma proprio per questo, le soddisfazioni che ti sanno dare se “stanno bene” con noi sono impagabili

  10. Ho trovato ora questo articolo, vi leggo tutti così sereni e sicuri di voi… ho adottato una bretoncina lo scorso anno, all’epoca aveva appena svezzato la sua prima (e unica) cucciolata, poteva avere poco più di un anno. In casa è tranquilla, dolce, non abbaia mai, ha solo un po’ paura dei temporali. Appena mettiamo zampe fuori di casa io non esisto più e la passeggiata a guinzaglio con lei per raggiungere l’area cani più vicina è un disastro, sembra piccola ma ha una forza incredibile, ho quasi paura di cadere. L’articolo riflette allo specchio il suo comportamento, non esiste cibo o gioco che riesca a catturare la sua attenzione, solo quando è libera è naturalmente felicissima, ma vivo a Milano in una zona supertrafficata quindi è impensabile lasciarla se non in spazi recintati. L’unico problema è proprio l’andatura a guinzaglio, non esiste pettorina che funzioni o che io sappia utilizzare… Detesto sentirmi nervosa quando esco con lei, ci deve pur essere un modo…

    • Ciao Viviana,
      ti capisco, la mia bretoncina si comporta come la tua: al guinzaglio tira come una forsennata. Adesso ha 8 anni e dopo svariati tentativi (vedi metodi vari, tutti gentili) di correggere questo difetto sono giunta ad una conclusione: è fatta così, ha un grande naso, il suo istinto la porta a cercare ed esplorare e non posso e non voglio cambiarla. E’ dolcissima, va d’accordo con tutti, posso portarla ovunque, è un cane perfetto, o quasi. Siamo giunte ad un compromesso: guinzaglio in città dove tira di meno (meno stimoli) e flexi durante le passeggiate in paese (usato con molta attenzione), così è più libera ed io non impazzisco. Tieni presente che appena esce di casa la tua canetta è carica come una molla ed ha tante energie da scaricare, non si può pretendere che stia al piede, soprattutto se le sue uscite sono poche e brevi. E comunque devo ancora incontrare un Breton che non tira. E rilassati, lei sente che sei tesa.

      • Ciao Laura, grazie!
        Mi sono resa conto con il passare del tempo che ero IO ad avere delle aspettative sbagliate… il mio cane precedente era un labrador, totalmente diverso quindi da Flora. Ho letto qua e là su questo sito le informazioni sui breton e sento di capirla meglio. Hai ragione, sono cani che puoi portare ovunque, dolci e totalmente privi di aggressività. Io interpretavo il suo comportamento come una non voglia da parte sua di interagire con me durante le uscite a guinzaglio, purtroppo vivo in una zona super trafficata, impensabile nemmeno due passi senza guinzaglio. Ogni cosa costituisce uno stimolo per lei, l’entrata di un negozio, le persone che ci vengono incontro, i piccioni in quantità, i gatti, le cancellate dei giardini condominiali, TUTTO! Appena ho la possibilità di lasciarla libera in zone sicure si lancia a perdifiato nelle sue magnifiche corse e lì sì che si diverte un mondo, e noi con lei, rilassati e contenti. In questo periodo (sono purtroppo disoccupata dal mese scorso)vorrei poter fare dei giochi con lei in casa, all’aperto è troppo distratta da tutto, cercherò ancora informazioni su come farle impiegare energie per divertirla
        e instaurare così un rapporto ancora più stretto con noi.
        Grazie Laura!

        • Ciao Viviana! La mia famelica bretonetta si diverte un mondo a cercare bocconcini: la metto in resta in una stanza e poi lascio in giro per tutta la casa piccoli pezzetti di cibo, torno da lei e le dò il via libera. Oppure nascondo un solo pezzo, ad esempio del parmigiano, o uno dei suoi giochi preferiti. I giochi di fiuto da fare in casa sono tanti; buon divertimento a tutte e due!

          • Bene Laura, ci proviamo sicuramente! Visto che hai più esperienza di me, pensi che questi cani potrebbero anche fare altri tipi di gioco che non richiedano il loro abilissimo fiuto? Ho visto un cane giocare con una bottiglia di plastica chiusa e riuscire ad aprirla… hai suggerimenti? grazie ancora!

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