In barba a chi pensa che allevare cani sia “un lavoro come un altro”, dove regna come sempre il principio economico, mi sono decisa a scrivere qualche riga per spezzare una lancia a favore degli allevatori: questi fantomatici uomini-di-passione troppo spesso ritenuti imbroglioni, truffatori, che speculano sui cani per il loro profitto.
Credo che il sonno dell’allevatore sia qualcosa di schizofrenico, fatto di incubi e rosee prospettive. Un giorno può svegliarsi col sorriso sulle labbra, baciato dal sole del mattino; una notte può coricarsi in preda a grossi mal di pancia e svegliarsi nel buio, sudato come dopo una impepata di cozze.
Tra i suoi sogni più rosei c’è sicuramente quello dell’acquirente che ha piena fiducia in lui, che non scompare col cane dopo neanche un mese, che non lo riporta dopo 6 mesi in allevamento dicendo che se lo aspettava diverso, che non chiede subito il prezzo del cucciolo alla prima telefonata, che si informa, si documenta, che partecipa ad expo e prove di lavoro.

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Il privato proprietario di cani (o aspirante tale) se la passa meglio: il suo sogno è sempre e solo uno, e cioè quello di un cane docile, bello da far invidia, sano e dal carattere splendido, equilibrato, risoluto.
Sacrosanto diritto quello di sognare un cane simile, non ci sono dubbi: ma ciò che molti non sanno è che per produrre cani di tal fatta l’allevatore ha anche bisogno del nostro aiuto.
Ecco perché mi sono proposta di rispondere a qualche interrogativo tra i più frequenti tra i neofiti che si apprestano ad acquistare un cane (e in particolare un boxer, visto che è questa la razza che amo e di cui mi occupo) cercando di aprire uno spiraglio su quel mondo di lupi solitari che è l’allevamento del cane di razza.
Già, perché in particolar modo per gli allevatori di boxer, le cose si fanno complicate e la coperta con la quale si cerca di coprirsi è sempre troppo corta; essi finiscono sempre per passare l’inverno o con le spalle scoperte, o con i piedi al fresco.
Cercare di cucire un bel patchwork da soli è compito davvero arduo!
La selezione del Boxer è un lavoro che ti riempie la vita tra alti e bassi; un sistema matematico pieno di incognite e dalla soluzione sempre indefinita, che richiede, per poter essere utilizzata a buon fine, più che un metodo analitico, una non indifferente parte di intuito e sesto senso.

Il Boxer è un cane da Difesa e Utilità: questo significa che oltre alla salute e alla morfologia, un buon allevatore debba anche far grande attenzione al carattere dei cani. Se un neo-proprietario ha a cuore che il suo cucciolo sia sano, tipico e dal buon carattere, ahimè, deve anche prendere in considerazione il fatto che i cani non si fanno in provetta e che la selezione di razza richiede da parte dell’allevatore l’utilizzo di risorse fisiche, ed economiche, di tempo e dedizione completa.
Ma per far questo, talvolta, avrebbe anche la necessità che qualche privato gli allungasse un mano per cucire un pezzettino di stoffa in più alla sua coperta.

La prima cosa che desta stupore è sempre il prezzo del cucciolo.
Si pensa che sia sempre troppo alto e che l’allevatore voglia arricchirsi!
La realtà è che un buon selezionatore ha una miriade di spese cui far fronte per prestar fede alla triade SALUTE-BELLEZZA-CARATTERE.
In un buon allevamento i box devono anzitutto essere confortevoli e spaziosi, sempre ben puliti ed accoglienti e queste sono spese che richiedono un lungo ammortamento.
Tra le spese fisse ci sono sempre i mangimi di buona qualità, che devono tenere conto delle diverse necessità dei soggetti; ci sono i cuccioli, le cagne in gravidanza, i veterani e i cani che lavorano e sono sottoposti ad una intensa attività fisica.
Poi prevenzione e salute: i vaccini annuali, la prima visita e vaccinazione dei cuccioli, la sverminazione, i controlli sanitari per le malattie ereditarie dei soggetti da riproduzione, le varie profilassi, tra cui la filaria, i trattamenti per pulci e zecche, la leishmaniosi.
Senza contare le spese per la monta: a volte il riproduttore che fa al caso nostro si trova in un’altra città o in un altro Paese, quindi c’e’ da pagare la monta, il viaggio ed il soggiorno.
Poi ci sono l’addestramento e le expo, basti pensare che solo per fregiarsi del titolo di campione un cane deve aver superato almeno il primo brevetto di lavoro e la Selezione, oltre ad aver conquistato i vari certificati necessari nelle esposizioni di bellezza. Tutto questo costa molto in termini di tempo e denaro: le trasferte, la spesa per il figurante, per il campo….e chi più ne ha più ne metta…un pozzo senza fondo! La sola passione ripaga tutto questo…ma vediamo come anche noi possiamo dare un mano all’allevatore consentendogli di offrire il massimo ai suoi cuccioli, e conseguentemente a chi li acquisterà.

In primo luogo, a noi privati interessa un cane in perfetta salute.
Il Boxer deve essere controllato per 3 malattie genetiche: la DISPLASIA DELL’ANCA (in parole povere si deve controllare che i soggetti abbiano la testa del femore ben inserita, secondo le giuste angolazioni, nell’acetabolo dell’anca), la SPONDILOSI (il cane in età giovane non deve presentare un ispessimento delle vertebre della colonna) e le MALATTIE CARDIACHE (si deve controllare che il cane sia esente da cardiopatie ereditarie come la Stenosi Sub-Aortica e la Stenosi Polmonare).
Affinché la selezione sia efficace, non solo sono necessari i controlli dei riproduttori, ma l’indagine sull’incidenza di tali malattie deve essere estesa ad un campione quanto più vasto possibile.
Ecco che sono necessari (o dovrei dire sarebbero), anche i controlli dei collaterali, ossia dei fratelli della cucciolata del riproduttore, di tutti i figli etc…
Ed ecco che il privato dovrebbe tendere per la prima volta la mano.
Il nostro cucciolone, dopo il primo anno di vita, dovrebbe essere controllato da veterinari abilitati ufficialmente ed i risultati dovrebbero essere tempestivamente comunicati all’allevatore inviandogli copia dei referti.
Certo non siamo obbligati a tendere questa mano, ma è bene pensare che lo facciamo anche per verificare lo stato di salute del nostro cane, che di fatto non è un oggetto e richiede che ci assumiamo delle responsabilità nei suoi confronti, considerandolo quasi come un membro della nostra famiglia.
In tal modo eviteremo anche spiacevoli inconvenienti.
E’ giusto quindi richiedere sempre che i genitori siano controllati, ma è eticamente corretto che anche noi facciamo la nostra parte controllando il nostro cane.
In tutti i campi del vivere sociale c’è sempre bisogno che tutti facciano un piccolo passo in avanti, senza aspettare che gli altri si muovano verso di noi.
Perché il nostro cane sia sano è stato necessario che, oltre all’allevatore, anche qualcun altro prima di noi, privato come noi, neofita come noi, abbia fatto un piccolo passo, quindi il minimo che possiamo fare è ricambiare.
D’altro canto è anche errato pensare che se una razza deve essere soggetta a dei controlli sanitari sia necessariamente una razza malata, o che l’allevatore sia un imbroglione che ci abbia venduto qualcosa di difettoso…
Raramente ci troviamo di fronte a malattie davvero invalidanti. Tali controlli, se richiesti, depongono sempre a favore della serietà di un allevamento.
Razza controllata=razza malata è un sillogismo che non funziona, ossia è dare valore universale ad un evento particolare.
Dobbiamo pensare piuttosto al fatto che tutte le razze moderne si sono evolute da un numero di progenitori piuttosto ristretto. Pensiamo a noi umani, a quale ampia possibilità di scelta abbiamo negli accoppiamenti, a quali grandi numeri di popolazione supportano il contributo genetico dei nostri figli…eppure le malattie congenite esistono anche per noi e non possiamo dare la colpa a nessuno!
Ma nella selezione di una razza canina possiamo operare qualche controllo in più e fare in modo che gli accoppiamenti non siano del tutto casuali: questo ci aiuta a contrastare gli effetti dovuti alla scarsità di popolazione.

Per quanto riguarda le esposizioni di bellezza, la cosa si fa più semplice.
In una cucciolata non tutti i piccoli potranno dedicarsi alla carriera espositiva: oggettivamente ci sarà sempre un cucciolo più idoneo di un altro, più “in tipo”, come si dice tra addetti ai lavori.
Le differenze agli occhi di una persona inesperta a volte possono essere davvero insignificanti e certo non andranno ad intaccare ciò che invece è fondamentale per tutti i cuccioli e cioè la salute ed il carattere.
Avere una cucciolata di alto valore morfologico su tutti i piccoli è davvero un bacio della fortuna che non capita quasi mai.
Un buon allevatore ha il dovere di ricercare una distribuzione omogenea in cucciolata di quella che viene detta “tipicità di razza” e può dire di aver raggiunto un bel traguardo se riesce ad ottenere cani tutti eccellenti dal punto di vista morfologico: ma da lì ad avere un campione, ce ne passa!
Quindi l’allevatore saprà sempre consigliarvi per il meglio e se non siete interessati alla carriera espositiva vi potrà consigliare un cucciolo parimenti bello, sano ed equilibrato.
E’ fondamentale sapere che se si lavora con serietà, anche i cani cosiddetti “da compagnia”, sono comunque cani di alto livello.
Lasciatevi consigliare per il cucciolo che più si accorda alle vostre esigenze e desideri.
Altre volte l’allevatore penserà che un cucciolo in particolare possa avere dei numeri in tasca: in tal caso ritenevi onorati nel potergli assicurare una carriera espositiva brillante.
Il mondo delle esposizioni può presentare comunque dei lati molto piacevoli quando si pensa che  “l’importante e’ partecipare”.
Sono comunque belle giornate, specialmente nei Raduni di Razza, che possiamo passare con i nostri beniamini, parlando del più e del meno con altri appassionati.
Ci sono sempre dei soggetti affascinanti da ammirare e il tifo a bordo ring è sempre piacevole a vedersi, come anche il disappunto che a volte affiora da alcuni angoli: sono sempre segni di vitalità, di socialità di Club che trovo sano veder espressi.
Come disse una volta una allevatrice di mia conoscenza:  “in fondo siamo tutti tifosi dei nostri cani”!

La selezione caratteriale è sempre necessaria
Essa permetterà di avere sempre soggetti tranquilli ed equilibrati, di forte carattere, indipendentemente dal fatto che siano semplicemente dei compagni di vita, che frequentino le esposizioni o che eccellano nelle prove di lavoro.
Anche nel campo delle discipline sportive ci saranno soggetti più o meno idonei: ma le differenze si noteranno solo oltre un certo livello di preparazione.
Un buon allevamento suggerirà sempre ai proprietari di frequentare comunque i campi di addestramento (vagliati con attenzione) per il conseguimento dei Brevetti Sportivi.
Ciò sarà utile all’allevatore per avere presente in ogni sfumatura le caratteristiche dei soggetti da lui provenienti, lo aiuterà a vagliare attentamente le qualità naturali dei suoi cani in modo da poter operare una selezione coscienziosa non solo a livello morfologico, ma anche a livello caratteriale.
Ovviamente al momento dell’affido i cuccioli sono ancora acerbi, quindi l’allevatore non può che fare un’onesta valutazione di alcune caratteristiche che spiccano in positivo o in negativo.
Poter assicurare e garantire la futura carriera del cane  sarebbe un po’ come avere la sfera di cristallo: questo perché nella corretta crescita morfo-caratteriale intervengono molti fattori, tra i quali l’educazione, l’alimentazione, il tipo di movimento fatto, i traumi fisici o psicologici subiti. Tutte cose per cui anche il nuovo proprietario è responsabile. Tuttavia il lavoro sportivo è sempre consigliabile, per se stessi e per dare un contributo all’arduo compito del “selezionatore”.
Perché è importante lavorare col proprio cane.

Per la stragrande maggioranza dei proprietari neofiti addestrare il cane è sinonimo di “costrizione”.
Molte persone pensano che l’addestramento non sia altro che costringere il cane ad eseguire meccanicamente una serie di comandi ed istruzioni. Una attività senza senso per il cane e per chi lo conduce.
Al contrario “lavorare con il cane”, come si dice abitualmente nell’ambiente cinofilo, non significa in nessun modo andare contro la sua indole naturale, ma significa collaborare con lui in modo che una parte importante del suo essere si realizzi.
Il cane, da tempi immemorabili, affianca l’uomo nello svolgimento di mansioni e compiti specifici, tanto che pensare a un cane che non svolga un compito specifico per l’uomo è impossibile.
Anche il più coccolato e vezzeggiato cucciolone di casa ha nel suo intimo la predisposizione a svolgere diligentemente una serie di mansioni per il suo compagno a due zampe.
Il cane che lavora, se gestito in modo corretto da persone esperte, è un essere felice:  acquisisce sicurezza e personalità, instaura un più forte legame con il padrone, sviluppa ed affina le sue potenzialità fisiche e caratteriali.
Il Boxer, sin dalle sue origini, viene utilizzato principalmente come cane da difesa personale. Certo oggi i tempi sono cambiati e il concetto di cane da difesa sembra quanto mai anacronistico.
Tuttavia le polemiche poco hanno a che fare con la realtà della cinofilia.
Non un politico ha esperienza ventennale nell’addestramento dei cani, non un animalista ha digerito anche i più basilari concetti di etologia e comportamento canino.
“Addestramento alla difesa” non significa in nessun modo che il cane debba essere trasformato in una macchina da guerra, né che la sua aggressività naturale sia esasperata in modo da snaturarne l’indole. Al contrario, un corretto addestramento può migliorarne l’indole aggressiva o l’esuberanza accentuata, può insomma educare il cane ad un comportamento sociale più proficuo per lui e per il padrone con cui convive.

L’addestramento specializzato per i brevetti di difesa si suddivide in tre sezioni principali: ricerca, obbedienza e difesa.
L’addestramento alla ricerca è quanto di più naturale possa esserci nel campo. Troppo spesso i nostri cani si sforzano e si adeguano alla nostra visione del mondo fatta principalmente di suoni e colori.
Noi stessi educhiamo i nostri cani in modo antropocentrico, abituandoli sempre a soli stimoli auditivi e visivi. Nel far questo ci dimentichiamo che il senso principale del cane è l’olfatto: questo per me è snaturare l’indole di un cane.
Togliere l’olfatto ad un cane è come mandare in giro una persona di notte con occhiali da sole, è castrare ed inibire il modo principale che un cane ha di esperire la realtà che lo circonda.
Ovviamente le mie parole sono volutamente esasperate, nessuno di noi toglie l’uso dell’olfatto al cane! E’ un giro di parole che serve per far capire quanta naturalità ci sia nell’addestramento alla ricerca.
Per il cane è un lavoro sempre piacevole: per la prima volta usa il suo olfatto in una attività che coinvolge il suo conduttore! Cosa che non avviene mai nella vita di tutti i giorni.
Pensare un cane che non abbia fiuto è assai indegno.
Tutti i cani possono “pistare”: ciò che viene messa alla prova è la nostra capacità di insegnamento e di comunicazione, poiché spesso il cane non comprende ciò che desideriamo da lui.
Altrettanto spesso è il nostro scarso interesse per la disciplina che mette il bastone fra le ruote, è l’accettazione che in questo campo il cane è sovrano e noi non siamo più al centro del suo universo, incapaci di accettare la nostra “cecità” olfattiva.

Il lavoro di obbedienza è invece il fondamento della simbiosi uomo-cane, fondamentale e di grande aiuto per il corretto instaurarsi del rapporto tra cane e conduttore e fondamento al giorno d’oggi di una vita sociale per il binomio (cane-padrone) senza imprevisti.
Un cane con una ottima obbedienza di base è facilmente sotto controllo, ha una corretta andatura al guinzaglio, è abituato a non innervosirsi e a rimanere equilibrato e vigile durante le passeggiate nei centri abitati, sa sedersi diligentemente al fianco del padrone quando si ferma e a riprende la marcia “al passo” quando questi si rimette in moto.
Per quanto riguarda il lavoro di Difesa, che si esprime principalmente negli attacchi all’uomo da parte del cane, sarà difficile in poche righe scardinare l’opinione comune di un lavoro che esalta l’aggressività del cane, specialmente da quando i media spargono luoghi comuni e dicerie.
Quando l’addestramento si specializza per il conseguimento dei brevetti sportivi di difesa dove al cane vengono “insegnate” tutta una serie di pratiche “aggressive” come affronto e abbaio,attacco improvviso, attacco lanciato etc.. ma il fine non è lo sviluppo dell’aggressività fine a se stessa, bensì il controllo della medesima, che il cane deve imparare ad utilizzare solo in determinate e specifiche situazioni o ad un comando preciso del conduttore.
Ancora una volta il controllo e la saldezza di nervi del cane vengono messi alla prova.
Un buon addestramento, fatto costantemente e con seri professionisti, formerà sempre soggetti che sapranno ben adattarsi alla vita quotidiana, senza inconvenienti.
Addestrare il cane è principalmente uno splendido modo di “giocare” con lui. Infatti un addestramento serio non dovrà mai essere un peso o una costrizione, ma sarà sempre vissuto dal cane come un momento di collaborazione, di scambio, col proprio padrone.
Tornando al lavoro del “selezionatore”, un serio addestramento privo di velleità agnostiche, o competizione esasperata, sarà sempre di aiuto per la completa valutazione delle qualità naturali di ogni elemento della cucciolata, dal campione al cane da divano.
E quanto e’ importante il carattere nei nostri boxer! Quel continuo processo dialettico degli opposti che ci fa amare questo forte guerriero-gran giullare ogni giorno.
Anche a noi privati è quindi richiesto un piccolo sforzo per prestare fede all’idea di un cane sano bello e dal gran carattere: facciamo che il Boxer resti sempre cosi!

Si ringrazia Veronica Zito “All.to dei Due Briganti”, al cui contratto di affidamento cuccioli è ispirata parte di questo articolo.

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7 Commenti

  1. come allevatrice sono d’accordo. Aggiungerei solo un altro piccolo appello: privati, quando chiedete un cucciolo… dite cosa state cercando! Mi spiego: se volete un cane per la vostra famiglia, se volete un cane che faccia anche qualche expo, se vi interesserebbe in futuro avere un paio di cucciolate… dite sempre e solo la verità. Perché molte persone pensando che in questo modo ‘risparmiano’ chiedono un cucciolo da compagnia e poi vogliono farlo riprodurre, per esempio. Questo NON è corretto e nemmeno furbo, perché alla fine chi ci rimette è il cane che non potrà più godere dell’appoggio del suo allevatore, che dovrebbe sempre essere una presenza importante. Non c’è niente di male a chiedere un cucciolo da compagnia o da show o da lavoro, tutte sono scelte legittime. È vero che ci sono i contratti che in parte stabiliscono quello che il cucciolo potrà o non potrà fare, ma hanno sempre un valore relativo. So di un cucciolo venduto come ‘pet’ che poi ha finito per diventare campione, e il suo più grande avversario è sempre stato l’allevatore, che si è sentito preso in giro. Se i padroni di questo cane avessero manifestato le loro reali intenzioni da subito, l’allevatore li avrebbe aiutati. Quindi penso che una buona parola d’ordine al momento di scegliere un cucciolo sia SINCERITÀ.

  2. sono daccordo anche io salvo per una cosa. il discorso dell’obbedienza. è giusto insegnare al cane i segnali di controllo, a eseguirli e prestare attenzione a noi quando chiediamo qualcosa, ma per il discorso socialità e passeggiate in centro preferisco far capire al cane come comportarsi senza dovergli sempre dire ogni cosa…avere un cane che come noi, sa in ogni posto qual’è il comportamento più consono da tenere. c’è una sottile differenza fra il cane “sotto controllo” che quindi diciamo pende dalle labbra del conduttore ma se il conduttore si distrae un attimo e non dice la cosa giusta al momento giusto l’equilibrio si può rompere, e il cane che sa da se cosa fare, in entrambi i casi bisogna insegnare al cane cosa fare… ma la passeggiata secondo me è più picevole per tutti e due se non si deve star semrpe li a “controllare e comandare” il cane.diverso quando si va su un campo e si svolge “un lavoro” che sia UD, piste obedience ma anche agility disco dog o quant’altro…e sono daccordissimo sul discorso fiuto!
    per il resto, allevatore VS cliente il discorso gira e rigia penso che l’abbiamo ripetuto tutti uguale. in parte la gente non si fida per le voci che girano o per essere incappati in precedenti brutte esperienze per cui c’è questa specie di diffidenza quando si rivolgoo ad un allevatore mentre come sappiamo non tutti gli allevatori sono uguali, ci sono i venditori di cani e gli allevatori seri, e non sempre è facile capire la differenza anche perchè spesso i venditori di cani magari sanno fare a imbonirisi il “cliente” a parole anche se i fatti poi non coincidono con quanto dichiarato…

  3. Beh! Io ” sono un pastore “, ma ho consociuto Figuranti Enci molto bravi, personalmente ho sempre pensato che gli “attacchi” fossero utili soprattutto per insegnare al cane il ” lascia ” e le condizioni di difesa. Credo che solo con un grande sforzo di tutta la Cinofilia si riuscirà a “formare” degli affidatari affidabili, ci vorrà un pò. Bell’articolo,grazie.

    • beh, sono anche io daccordo, almeno quella “funzione” del cane è sotto controllo, però mi ha fatto morire dal ridere un amico quando mi ha raccontato del suo cane, che ha fatto il cal… che quando ha visto un amico col braccio ingessato… voleva fare gli attacchi… chiaro se cel’hai sotto controllo lo fermi, ma… quando si parla di rischi forse ci si riferisce a questi fraintendimenti che il cane potrebbe avere. un cane che non ha mai fatto la manica difficilmente avrebbe un’idea simile… anche se di razze adatte agli attacchi, e non sempre il proprietario è li di fianco a fermalo.però non per questo mi sognerei come vorrebbero alcuni, di non far più fare quel tipo di lavoro al cane… ci mancherebbe.se no avessi già mille altre cose da fare con i miei, e se non fosse che le preferisco, magari ci proverei anche io per vedere come se la cavano.

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