L’articolo “C’è chi dice NO” (sul comando di “stop” e sulle cosiddette “punizioni”), ha avuto molte visite, molti complimenti (grazie!) e anche un’interessante discussione “a seguire”.
Proprio a questi commenti mi riaggiancio per chiarire alcuni punti che forse non erano stati approfonditi a sufficienza nell’articolo (che peraltro era già lunghissimo e quindi, prima o poi, doveva anche chiudersi).

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PUNTO 1: il “NO!” – sempre e solo per come lo vedo/utilizzo io –  serve a stoppare un’azione sgradita “in quel preciso momento”, ma non necessariamente “sgradita per l’eternità”.
Esempio tipico: cane che sta per fiondarsi sul divano che stiamo pulendo.
Non vogliamo che ci salga adesso, ma in realtà quel divano lì è di libero accesso canino, quindi appena abbiamo finito di pulirlo il cane potrà sporcarlo di nuovo svaccandocisi sopra.
Per le azioni “proibite in assoluto”; quelle proprio tabù, bisogna utilizzare un comando diverso: qualcosa che dica al cane “smetti di fare quella cosa e non ripeterla, perché il tuo umano non gradisce che tu la faccia”.

Questo comando diverso (io utilizzo la parola MAI!, ma come al solito ognuno può scegliere quella che più gli aggrada), a differenza del NO! (che, ricordiamolo, va dato in tono allegro ed amichevole), deve essere accompagnato da espressioni e posture umane che abbiano una connotazione negativa: faccia truce, tono di voce quasi “ringhioso”, corpo rigido, postura dominante (lasciate perdere il solito “ditino” che si vede nella foto…il resto è corretto).
Ovviamente il cucciolo, la prima volta che sente dire MAI, non può sapere cosa intendiamo con questo comando: quindi NON devono esserci punizioni di alcun genere se non obbedisce.
Fargli capire che quella cosa lì è assolutamente vietata diventa tutta una questione di mimica.
Qualora la mimica non basti (e di solito non basta solo quando non la esageriamo abbastanza, magari perché ci vergognamo un po’), per fargli interrompere l’azione si può intervenire fisicamente: non in senso “punitivo” ma semplicemente prendendo il cucciolo e spostandolo, gentilmente e con delicatezza, mentre ripetiamo: MAI!
Se lui torna all’attacco, ripetiamo tutto daccapo (senza diventare nervosi/isterici/violenti: perderemmo ogni credibilità come capi).
Ci sono cuccioli che ci mettono letteralmente alla prova, proprio per valutare la nostra affidabilità come capi, ripetendo infinite volte l’azione sgradita, anche quando hanno capito benissimo che non vogliamo che lo facciano.
Stanno mettendo alla prova la nostra forza psichica e la nostra coerenza, ed è un “esame” importantissimo: se lo falliamo (e si fallisce sia diventando isterici, sia pensando “uffa, questo cane non capisce un accidenti, lasciamo perdere”), il cane penserà che come capi non valiamo una cicca.
A volte questa convinzione nasce dopo due o tre dall’entrata in casa del nuovo cucciolo, quindi sappiatevi regolare.
Quando e se sarete davvero sicuri che il cucciolo vi stia prendendo per il naso (per esempio, alla decima volta che lo tirate via dalla gamba della sedia che vorrebbe sgranocchiarsi), è possibile aggiungere alla routine di cui sopra una “punzione” fisica che deve essere il più possibile “canina”, affinché venga recepita senza ombra di dubbio.

E qui arriviamo al famigerato “scuotere per la collottola” che si legge su migliaia di libri sull’educazione del cucciolo, in parte anche per colpa mia perché sono stata io una delle prime a consigliarlo.
SOLO CHE io intendevo “fate quello che fanno le mamme quando i cuccioli rompono le palle, ovvero una presa di collo accompagnata – se proprio volete far capire al cucciolo che siete molto-moltissimo scocciati da quello che sta facendo – da UNO scossone”. UNA scrollata e basta, dopodiché si tiene il cucciolo con il collo “imprigionato” per pochi secondi e la cosa finisce lì.
Non so per quale perverso motivo (forse è stata colpa mia, mi sono spiegata male, davo per scontato che tutti capissero perché tutti avevano visto mamme punire i propri cuccioli: ma così non era) un sacco di gente ha visto bene di scrollare i cuccioli come se fossero stracci vecchi: il che non è solo scorretto, ma è controproducente, perché scrollare in quel modo è ciò che fanno i predatori per uccidere la preda.
Qualcuno ha insinuato che il cucciolo potrebbe terrorizzarsi a morte, sentendosi “in procinto di essere ucciso”: io questo non lo credo, perché non penso proprio che il cane sia in grado di mettersi “nei panni della sua vittima” quando viene scrollata. Però questo, di sicuro, NON è il linguaggio che le mamme usano per punire i cuccioli. Dunque: presa di collo sì, UNA singola scrollata sì, ma scuotere lo straccio vecchio NOOOO! Anzi, MAI!
So di averlo già detto in altri articoli, ma ogni tanto lo ripeto perché so che ci sono in giro troppi fautori di questa pratica cretina che anch’io ho contribuito a diffondere. E se riesco a recuperarne almeno qualcuno e a spiegare l’equivoco, mi sentirò un po’ meno colpevole.

PUNTO 2: una delle obiezioni che sono state fatte all’articolo sul “NO” è stata: “Ma perché usare proprio il monosillabo più usato nella lingua italiana?”.
Obiezione sicuramente sensata, anche se io normalmente lavoro con un cane alla volta, in un ambito familiare costituito da adulti  (laddove non è poi così frequente dare dei NO! intesi come ordine), e in più mi viene proprio spontaneo dire NO! quando vedo qualcosa di sgradito: quindi penso che continuerò a “no-eggiare” impunemente anche col prossimo cane.
Diverso  è il caso in cui si lavori  in un ambiente pieno di conduttori che dicono NO! a tutto spiano: in questi casi il cucciolo potrebbe essere confuso dai “NO!” altrui (l’adulto dovrebbe avere tutta la sua attenzione focalizzata sulla voce del SUO umano e non su quelli che non lo riguardano), quindi è consigliabile utilizzare termini un po’ più originali.
Se poi si hanno più cani in casa, ognuno dovrebbe avere i comandi suoi personali: altrimenti il nostro NO! o il nostro MAI! bloccherebbero tutte le azioni di tutti. Con il NO! non è che succeda chissà cosa, visto che – lo ripeto ancora – è un semplice comando amichevole e non una sgridata. Il MAI!, invece, significa “non farlo mai più!” (entro i limiti della canina comprensione, sia ben chiaro…) e quindi potrebbe inibire (o almeno provarci) comportamenti di cani che non erano destinatari del comando, ma che erano a portata di orecchio e che non stavano facendo proprio nulla di proibito.
Quindi, se si hanno più cani in casa, usiamo sempre ordini personalizzati: uno diverso per ogni cane (anche se li facciamo precedere dal nome del cane, cosa che aiuta già a far loro capire con chi ce l’abbiamo: ma con soggetti molti sensibili potrebbe non essere sufficiente).

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47 Commenti

  1. Io ho optato per comandi “di interruzione dell’attività in corso” diversi dal No perché rischiavo che mi venisse fuori col tono nervoso o teso… così il No è libero di venire fuori in occasioni in cui lo “sento”.
    Devo dire che i miei due cani nel 90% dei casi capiscono se mi rivolgo all’uno o all’altro anche se ho usato la stessa parola (peraltro… io ci avevo provato a distiguere i segnali, è stata la ragazzina genialoide che ha iniziato a copiare a spron battuto finché adesso lui ha i suoi soliti comandi, mentre lei è diventata “bilingue”, anche in quello che non ho rinforzato – intendo esercizi o richieste in cui chiedo ai cani di fare qualche cosa – per cui a un certo punto alcune parole sono entrate nell’uso per entrambi e bon)
    Nei casi in cui ho il dubbio che possano confondersi, vedo che funziona piuttosto bene il fatto di distinguere con l’uso del nome, per esempio dire “Artù aspetta” e “Kyra vieni”…

    • Anche la Snow era bilingue… ‘na vitaccia! 🙂 Invece il Nonno, se non parlavo con lui, se ne infischiava alla grandissima di qualsiasi urlaccio tirassi.
      Mi succede(va) la stessa cosa coi gatti: se urlavo alla Geniogatta o a Gufy, Ciro spanciava (lui crede di essere un cane e quindi spancia per arrendersi). Se urlavo a Ciro, le altre se ne stracatafottevano. Adesso non succede più… ma solo perché Ciro è diventato completamente sordo (d’altronde, a 19 anni, ce po’ anche sta’). Le due gatte invece se ne infischiano di qualsiasi cosa io faccia o dica, quindi non c’è problema.

  2. Grazie per i suggerimenti che ogni volta riesci a darmi. Leggo sempre i tuoi articoli e quando fai l’ironica mi fai morire dalle risate…sei troppo forte!!! Per quanto riguarda questo argomento io non ho un cucciolo ma un peloso di 2 anni e mezzo che (per colpa mia) non sa distinguere il no (del momento) dal mai (sempre) perchè gli dico sempre no…(che pazienza che ha a cercare di capirmi, povrino!); come posso rimediare?

    • Vera, i cani non smettono di imparare solo perché sono cresciuti :-)! Comincia a dargli i due ordini distinti e vedrai che capisce in fretta…anzi, dovrebbe fare PIU’ in fretta di un cucciolo, visto che ormai saprà a memoria tutte le tue possibili mimiche corporee e facciali!

      • Ieri sera ho subito messo in pratica il tuo consiglio e gli ho detto “MAI!!!” in tono alterato quando si è avvicinato alla ciotola della gatta per mangiargli la pappa. ha funzionato e non c’è tornato però poverino mi veniva dietro mesto mesto come x dire ” perchè mi hai conteso a cattiva?”; io li x li ho fatto finta di nulla e ho continuato a fare le mie cose e poi l’ho riconsiderato come faccio normalmente…ho fatto bene?
        Ora ti chiedo un’altra cosa…siccome quando il mangaire lo do a lui, viceversa la gatta glielo va ad assaggiare strafregandosene altamente perchè ha capito che Lapo non gli fa nulla, anzi se mangia lei aspetta che finisca e poi inizia lui…ora mi chiedo…ma Lapo, può arrivare a farsi questa domanda”ma perchè io non posso mangiare la sua pappa e lei la mia si?”.

        • Vera, e certo che se la farà, sta domanda: quindi sarebbe carino che neppure la gatta potesse fregarsi il cibo di Lapo. Dagli da mangiare in una stanza riservata! 🙂
          Per quanto riguarda il MAI, se lui viene da te (soprattutto se ci viene mesto mesto…) non devi far finta di nulla, ma premiarlo entusiasticamente perché ha obbedito! Il cane non deve sentirsi punito anche “dopo” : deve capire che ti incavoli se FA quella cosa, ma appena smette di farla deve ricevere complimenti a gogò!

  3. Per quanto riguarda la scrollatina, io ho notato che nessuna delle femmine/madri del mio branco lo ha mai fatto, ma prendono in bocca il muso del cucciolo per redarguirlo..
    Infatti uso questo metodo, quando rosicchiano qualcosa che non devono e devo dire che funziona!
    Senza nemmeno fare pressione con la mano, basta solo prendere il muso e tenerlo qualche secondo.
    Per quanto riguarda invece, il dare comandi diversi per ogni soggetto, in casa ne ho 9 praticamente impossibile e poi altra cosa, non è la parola in se che uso come comando a fare smettere l’azione del cucciolo/adulto ma ben si il tono e l’inflessione della voce:o)

    • in effetti, confermo. quando i cuccioli rompono, i grandi gli prendono il musino e stringono appena facendogli fare “cai”… mentre, prendere per il collo e ribaltare lo fanno “così” ogni tanto per ribadire io sto sopra di te in sto branco…e non lo fanno solo con i cuccioli ma anche con i sottoposti,però, se quando fanno qualcosa che non va li prendi per la collottola un attimo e li tiri via “senza sbatterli come stracci chiaramente” capiscono lostesso…

  4. io tra pochi giorni prenderò un cucciolo (border retriver )leggendo il tuo articolo,sono rimasta un pò pensierosa……penso che avrò molto bisogno dei tuoi consigliper saper educare al meglio il mio cane….

  5. comunque sul discorso vocaboli e l’evitare quelli molto usati, anche qui il cane non è scemo, se parlando con un amico dici “no” non è che pensa che stai dicendo a lui, a meno che non apri l’interazione con lui… insomma lo sa quando ti rivolgi a lui proprio come lo sappiamo noi se qualcuno sta parlando con noi o no…

    • Ma infatti … il motivo è che noi italiani il no lo utilizziamo per ogni cosa, è la cosa più facile da dire quando non siamo entusiasti di qualcosa: al parco sento dire “no!” ai cani al ritmo di una Maschinengewehr 42: sai che effetto che fa dopo aver preso un “nastro” di no

    • il BASTAAAAAA ! lo uso quando sono stufa di sentir abbaiare i cani nei box o nei recinti senza un motivo. ma devo esser proprio esasperata e quindi normalmente è urlato + arrabbiatura.. e lo capiscono tutti al volo, compresi eventuali cani in pensione … 😀 x un po’ nessuno banfa ghgh !

          • beh, per quanto urli… non giunge fin qui, però anche io a volte mi rompo e dico aLora o BASTA! e tacciono, tranne una… che manco se l’ammazzi tace, lei continua imperterrita, a meno che non corra fuori e la insegua… al che si sposta un po’ e ricomincia con tono più pacato ma ricomincia. della serie zucca de coccio…ma è più forte di lei… che ci devo fare? e ha una voce squillante che ti mette proprio i nervi…

  6. Il NO non mi piace, potare un comportamento senza proporre un’alternativa non funziona con i cani intelligenti. Se sta facendo qualcosa che non andrebbe fatto preferisco fare un fischio e dirgli “allora?” lasciandogli la scelta se continuare a fare quello che stava facendo – al che se necessario intervengo fisicamente spostandolo o mettendomi in mezzo – o tornare a piu’ miti consigli.
    Il MAI non mi convince…cioe’ se lo devi ripetere una seconda volta hai gia’ fallito…

    • AB, dato per scontato che (l’ho premesso anche nell’articolo) questo è il “mio” metodo di lavoro e non pretendo che sia né accettato, né seguito da tutti (non faccio il guru!), sei liberissimo di dissentire (al massimo posso dirti che allora io ho avuto solo cani imbecilli, se il NO non funziona con i cani intelligenti…ma questa è solo una battutina acida :-)).
      Su una sola cosa mi permetto di criticare quanto hai detto: “se il MAI devi ripeterlo una seconda volta hai fallito”… è la visione antromoporfica della cosa!
      TU sai che “mai” significa “MAI”: il cane no. Per lui è un comando come mille altri, che ha bisogno dei suoi tempi per essere recepito. Se ci mette un mese ad imparare che significa “questa cosa è assolutamente sgradita al tuo umano”, va bene lo stesso: il significato semantico del termine, per lui, non ha alcun valore e non pensa certo “ahah! MI hai detto MAI e io invece l’ho fatto ancora!”.

    • Grazie … eviti di farlo scrivere a me che poi la “Redazione” pensa che ce l’abbia con lei 😉

      A me il comportamento inibitorio (“ehallora!!”) scappa solo quando sono frustrato dalla situazione: se sono lucido, mi comporto meglio 😉

      • Mczu’, ma tu ce l’hai con me! 🙂
        D’altronde tu sei gentilista sparato, io no: quindi non ci incontreremo mai sul metodo. A me il comportamento inibitorio non “scappa”: lo uso proprio apposta perché ritengo che sia assolutamente doveroso usarlo, se si vuol “parlare” con un cane e non con un bambino peloso ritardato.

    • che ne pensate di un fantastico “SILENZIO” – che dico quando abbaiano o in alternativa a “Basta” un semplice “NON SI FA!”, tipo quello che ho detto al cucciolo quando ha fatto pipì in casa?

      • se il cucciolo fa la pipì in casa, si pulisce senza che lui veda e la volta successiva si cerca di anticiparlo e portarlo fuori: normalmente la rilasciano quando si svegliano, dopo aver giocato, dopo aver mangiato/bevuto.

        Inibire un cucciolo, che non ha controllo sulla vescica (quindi potrebbe non volerlo fare ma gli scappa lo stesso), sulla pipì significa volersi creare dei problemi per il futuro (potrebbe non più voler urinare in tua presenza o farla di nascosto sperando che tu non lo becchi)

          • Non ti faccio lo spiegone, odio insegnare ed evangelizzare, per me puoi pensare anche che 2+2 non faccia quattro, non mi cambia la vita: l’etologia è una scienza, vatti a leggere le tabelle che indicano in linea di massima quanto è la tenuta in funzione dell’età di un cucciolo.
            Se sei molto fuori dai parametri, visita dal veterinario, in caso sia sano, devi capire il motivo dell’urinazione

            Se non ti fidi di me (non mi offendo, neppure ci conosciamo, potrei anche essere uno che ti piglia per il culo), in rete trovi tanti articoli scientifici o di divulgazione scientifica che trattano l’argomento e tutti, ma sottolineo tutti, sostengono di non punire il cane

          • Ultimo commento: una amica (e maestra, per quanto riguarda educazione/addestramento e problemi comportamentali del cane) mi disse “sgridare -o comunque inibire- il cane che fa la pipì ha la stessa valenza di cercare di far smettere uno di tossire con un comando”.

            Secondo me questo è l’esempio chiarificatore

        • SOno d’accordissimo sul non punire: sul “non sgridare” (ovvero non fargli capire che non gradiamo, in modo molto gentile) non sono molto d’accordo, soprattutto perché NON E’ VERO che i cuccioli non hanno controllo sulla vescica. Ce l’hanno (parlo di cuccioli di almeno due mesi e mezzo-tre, ovviamente, non di neonati), tant’è che ci sono miliardi di cuccioli che hanno l’inibizione a sporcare fuori e che sono capacissimi di tenersela per tre-quattro ore, per poi mollarla quando rientrano a casa. Quindi, se vogliono, il rubinetto lo chiudono eccome.

          • ma non ho detto che non hanno controllo: ho detto che lo hanno proporzionato all’età

            Ma partiamo dall’assunzione che tu abbia ragione, mi piacerebbe capire, tralasciando te che hai una certa età … ops … volevo dire una certa esperienza, quanti proprietari riescono a non trasformarlo in una minaccia e/o punizione: no, perchè allora tutti quelli “sbagliati” li ho incontrati e lo incontro io (siccome frequento abitualmente luoghi che fanno una 30-ina di cani l’uno, senza contare quando vado in giro e quel paio di campi che vedo, non sono pochi).

            E se invece “facesse un dispetto” (come si suol dire tra cuggini), magari in cerca di attenzioni (come fa il proprietario medio a capirlo? a malapena distinguono il naso dalla coda), non è una carezza, ma una sgridata sempre di socialità si tratta, quindi può diventare un rinforzo.
            Non dirmi che è raro perchè mi arrabbio (_!_)

          • No, hai detto proprio che non hanno controllo 😛
            Per il resto invece hai ragione, la maggior parte delle sciuremarie è ancora lì che pianta il naso del cucciolo nella pipì… ma questo non è un buon motivo per lasciar spisciazzare impunemente i cuccioli per casa, a parte il fatto che non è certo la sgridata il mezzo migliore per educarli a farla fuori. Però, se è fatta nel modo giusto, anche lei fa lasua parte.
            Il fatto che un cucciolo venga rinforzato dalla sgridata “sociale”… è raro 😀
            No, a parte gli scherzi: o parliamo di sciuremarie, o parliamo di persone preparate. Le persone preparate sono quelle che magari straviziano stracoccolano e stra-attenzioneggiano meno i cani (anche perché magari ne hanno più di uno). Quindi un “loro” cucciolo ci sta che cerchi qualsiasi tipo di attenzione. Ma quello della Sciuramaria (almeno di quelle che conosco io…) non ha decisamente bisogno di cercare attenzioni: di solito cerca un po’ di pace, semmai!

          • Ah, sì, nel primo post … ok, non mi ricordo neppure quello che scrivo: te lo avevo detto che mi devo tatuare le cose addosso
            Ma i cuccioli non spisciazzano per casa (tanto) se si sa (su so così esaurisco le vocali) quando è facile che la rilascino … la mia avrà pisciato qualche settimana: ha ripreso da cucciolona una volta al mese circa quasi fino ai due anni per motivi di stress, è bastato aumentare un pelo la quantità di attività serale e diminuire il gioco sfrenato pomeridiano per far rientrare tutto nella norma.

            Sulla questione raro o no, credimi, ogni giorno che passa ne vedo una nuova … con i cuccioloni l’ho visto succedere (sarò sfigato io) 🙂

        • si mc ma aspetta un attimo, quando il cucciolo BASTARDO è fuori che gioca, entra in casa e te la molla… non è che la vescica non tiene, è proprio “bastardo inside”… scherzi a parte, in sti casi, porta aperta e lui che se ne strafotte e te la viene a mollare in casa, ma non perchè non gli aggrada farla fuori per i vari motivi che sappiamo potrebebro esserci, perchè se capita la fa anche fuori…è proprio che ancora non ha capito dove si fa e dove no… io lo piglio per la collottola mentre la sta ancora facendo e lo porto fuori… eccheccavolo… non è che mi arrabbio ma almeno lo disturbo, mentre fuori non lo disturba nessuno…anzi se sono nei paraggi gli dico bravo…se invece non lo becco sul fatto amen, pulisco e pace per tutti.se invece non ce la fa più a tenerla è diverso e fino ad una certa età qualcuna scappa ci sta e si sa…e prima o poi smettono.

  7. Prima voglio precisare che la pipì, normalmente non gli scappa e la mia sgridata è stata molto blanda. Mi spiego meglio gli ho detto “No!Non si fa!” con tono deciso per un paio di volte, ma mi guardo bene nell’usare altri metodi, che non reputo efficaci.
    Comunque penso che con il tempo la capacità di mantenerla aumenta con il tempo, ma meno di dispetti.

  8. io uso un grugnito, un brontolio forte come se mi schiarissi la voce dal catarro… “UHMMM! UHMMM!” ed il cane capisce sempre che deve interrompere la sua azione.

  9. Grazie dell’articolo,molto utile,io ho deciso,x la mia cucciola, di cambiare il “tuo” NO in STOP e di riservarmi il NO come il tuo”mai”,perchè mi viene fin troppo naturale litigare con il NO;)

  10. Devo cercare di introdurre il mai… Perchè tutte le volte che il padrone guarda la partita e lo sento urlare Nooooo! (Sintomo che ha subito un gol o qualche altra cattiveria in campo).. il cane scappa via a gambe levate….

  11. Io uso il vocabolo “GUAI!” in tono ringhioso, specie con i cuccioli, al posto del comando “NO”. Loro smettono, si siedono e al mio “Bravo/a!” corrono verso di me. Mi viene più naturale.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.