Vi ricordate “In questo mondo di ladri”, la famosa canzone di Venditti?
Ecco, a me viene da pensare: “Ehhh… in questo mondo di educatori cinofili, c’è ancora un gruppo di amici (dei cani) che pensano a professioni diverse”.
E un po’ per volta, magari, proviamo anche a parlarne: iniziando dal pet shop, ovvero il cosiddetto “negozio di animali”… dicendo subito che abbiamo scelto la locuzione inglese non perché faccia più figo, ma perché nell’italiano “negozio di animali” è insito il concetto di vendere anche gli animali stessi. E la cosa NON ci piace neanche un po’, visto che gli animali in vendita nei negozi sono quasi immancabilmente di provenienza poco etica.
Non solo cani e gatti, che provengono quasi immancabilmente dai cucciolifici dell’Est (e in casi più rari da quelli italiani: ma sempre cucciolifici sono), ma anche canarini, pesci rossi, animaletti esotici (quelli permessi dalla legge) eccetera sono spesso il frutto di un allevamento intensivo (perché mirato a sostenere una domanda molto forte) che non può avere alcun rapporto con l’allevamento fatto per amore e con passione, ovvero l’unico che io riesca a concepire.
Dunque, “pet shop” inteso come negozio PER gli animali e non come negozio DI animali.
Ma la prima domanda è: si riesce a sopravvivere con un negozio di questo tipo, senza smerciare esseri viventi?
L’abbiamo chiesto a Cinzia Torta, titolare del negozio “Code allegre”  (che… sì, è un nostro inserzionista: ma tengo a  chiarire che questo NON è un redazionale. E’  l’intervista ad una persona che ha fatto una scelta coraggiosa – quella di aprire, appunto, un negozio “per” animali – e che  per questo è nostra inserzionista: perché noi non pubblicizziamo “chiunque paghi”, ma solo chi “ci convince”).

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“Io ho aperto solo da un anno e mezzo, quindi alla domanda “si sopravvive?” non sono ancora sicura di poter rispondere – spiega Cinzia – Però posso dire che riesco già a pagarmi le spese, il che è sicuramente positivo. E i clienti sono in costante aumento, cosa che mi fa ben sperare per il futuro.
D’altro canto non avevo molta scelta: io ho una passione sfegatata per gli animali, ma soprattutto per i cani, fin da quando sono nata… quindi il mio concetto di “negozio” poteva coincidere solo con quello di servizio offerto agli animali e ai loro proprietari, e non certo con quello di sfruttamento o di “guadagno sulla pelle di”.
Insomma, o aprivo un negozio così, o non aprivo nessun negozio: e non ti dico quanti dubbi ho avuto, all’inizio, anche perché avevo fatto la seconda “scelta difficile” di tenere solo articoli di qualità, dal mangime alla guinzaglieria. E ovviamente la qualità costa più cara!
Mi hanno sconsigliata praticamente tutti: mi hanno detto che non era una scelta commerciale, che c’è la crisi e quindi si risparmia su tutto, anche sul cibo per il cane… insomma, veramente tutti, compreso il mio veterinario (probabilmente per esperienza personale) hanno continuato a ripetermi che  la gente “non vuole spendere” e che la mia idea era fallimentare, soprattutto in una piccola cittadina come la mia.
Hanno continuato a dirmi che forse un negozio così avrebbe potuto sopravvivere a Milano, ma non nella provincia pavese: e invece adesso ho dei clienti che arrivano proprio da Milano, perché nella metropoli non trovano certi articoli che invece io tengo!
Insomma, per il momento mi sembra che le cose vadano piuttosto bene, anche se – ripeto – è presto per trarre conclusioni definitive”.

Come riesci a convincere i tuoi clienti a “spendere”, nel senso di acquistare prodotti di qualità?
Be’, non è che li convinca sempre! A volte il cliente lo perdo proprio perché non tengo, che so, il collare da due euro o la pettorina da cinque.
Però io vedo il pet shop come un servizio, comprensivo di consigli e di suggerimenti (anche se non richiesti, a volte!) su quello che è meglio per il cane: quindi, se mi chiedono la classica pettorina “ammazzagomiti”, non mi limito a dire che non ce l’ho, ma spiego anche “perché” non la tengo.  Spiego perché le pettorine che vendo costano qualcosina in più, parlo dei benefici che danno rispetto alle altre: e molte persone, che non sapevano assolutamente nulla sulle differenze tra un articolo e l’altro, comprano la mia non perché io sia particolmente “brava a vendere”, ma perché capiscono un problema che fino a quel momento non si erano neppure posti. E per quanto ci sia effettivamente la crisi e la voglia di risparmiare, quasi tutti i proprietari di cani amano davvero i loro animali e vogliono dargli il meglio. Una volta che hanno capito “qual è” questo meglio non possono che comportarsi di conseguenza: e questo vale per la guinzaglieria come per il cibo, i tappetini, gli strumenti sportivi e tutto il resto.
Sta di fatto che, per quello che è il mio modo di sentire, preferisco perdere un cliente piuttosto che rifilargli qualcosa che potrebbe far male al suo cane (o a qualsiasi animale lui abbia).

Che consigli daresti a un appassionato che pensi di aprire un pet shop?
Bella domanda! Però io posso rispondere in un modo solo: gli consiglierei di aprire il tipo di negozio che “sente”, e non quello “che vuole la massa”. Anche perché, ripeto, la massa spesso vuole una certa cosa solo perché non sa che esistono le alternative.
Ovviamente prima di pensare all’apertura di un negozio bisogna anche valutare i canoni classici: il tipo di zona, la concorrenza… perché non avrebbe senso aprire anche la migliore “boutique per animali” del mondo se a un isolato di distanza ci fosse un altro negozio, magari ben avviato da anni.
A parte questo, però, io credo che si debba seguire soprattutto la propria filosofia, la propria visione di quello che dev’essere un pet shop: che per me, per esempio, è un luogo in cui il proprietario di un cane può trovare anche qualcuno che lo indirizzi verso la scelta più corretta. Che dev’essere, però, davvero quella corretta per LUI, e non “quella che ti fa guadagnare di più”!

Si dice sempre che in Italia l’onestà non paga. Evidentemente tu non sei d’accordo!
No, per niente:  io punto proprio tutto sulla sincerità e sull’onestà, un po’ perché non voglio bidonare nessuno e un po’ perché, anche dal punto vista prettamente commerciale, penso che sia meglio un cliente perso  piuttosto che un cliente insoddisfatto. Vivendo in provincia, credo molto nel valore del “passaparola”: e per quella che è la mia esperienza in questo periodo, a me sembra che l’onestà paghi, eccome.
Per esempio, pochi giorni fa, ho detto a una signora che vedevo per la prima volta: “se vuole prendere davvero questo tipo di mangime, è meglio che senta prima il veterinario”… perché mi aveva chiesto qualcosa che per il suo cane non mi convinceva proprio.
Temevo che se ne andasse indispettita, invece mi ha risposto: “Va bene, allora faccio così, perché che lei è una persona onesta, che dà consigli giusti. Sa, mia cognata è una sua cliente, e mi ha detto…” eccetera eccetera.
Ed è effettivamente tornata dopo essersi consultata col veterinario.
Che ti devo dire: i riconoscimenti non si mangiano, ma per me sentirmi dire “lei è una persona onesta” è stata una soddisfazione più grande di una super-vendita.

Per dare consigli e indirizzare le persone, però, bisogna essere a propria volta ben preparati.
Eh, sì! Infatti io passo le nottate a studiarmi le caratteristiche di ogni prodotto, oltre ad essermi fatta, negli anni, una discreta cultura sugli animali proprio perché era la mia passione e quindi mi interessava leggere tutto e studiare tutto il possibile.
Però anche per quanto riguarda l’alimentazione, i materiali eccetera bisogna essere preparati: altrimenti come fai a spiegare le cose al cliente?
A volte da me arrivano i rappresentanti della ditta X o Y, mi danno in mano il catalogo e mi dicono, ridendo: “Ecco, adesso mi spieghi lei quali sono le caratteristiche dei miei prodotti”… perché ormai sanno della mia mania – davvero maniacale, a volte – per l’approfondimento.
Però, a mio avviso, è così che si dovrebbe fare: non puoi vendere qualcosa se non sai neppure tu cos’è. O meglio, puoi se vuoi fare il commerciante puro e semplice: ma se vedi il pet shop come un servizio, ti devi informare.
Poi a volte capita ugualmente di prendere delle toppate clamorose: per esempio, mi sono fatta una megascorta di giochini americani bellissimi, fantascientifici, tutti ecologici…che però costavano un po’ cari e che non sono stati assolutamente capiti. Quando li propongo e dico il prezzo, anche spiego perché costino così cari, fanno tutti un salto alto così. Pian pianino (ma molto pianino!) sto liberandomi della mia scorta immane…ma di sicuro non li riordinerò. In questo caso ho sbagliato perché sono voluta andare “troppo” oltre il mercato italiano: però quei giochini restano fantastici…e chissà, forse arriverà anche il loro momento, come è successo per altre cose rivoluzionarie, che ora sono diventate di uso comune.

Cos’è, secondo te, che dà il via alle “rivoluzioni”? Visto che tu parli molto con i tuoi clienti, sai dove prendono “ispirazione” per i loro acquisti? Per esempio, quanto li influenza la TV?
Non molto, direi,  per quanto riguarda i miei clienti. L’unica trasmissione TV che sento nominare spesso è “missione cuccioli”…ed ecco, da lì, per esempio, in molti hanno scoperto la linea dei Kong e la “pettorina romana”.
Però non ho mai sentito nominare altre trasmissioni, né ho mai sentito dire “l’ho visto su una rivista”. Nell’80% dei casi vengono a cercare cose che hanno “visto su Internet”, oppure che hanno “visto in giro”, da amici e conoscenti cinofili.

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30 Commenti

  1. Se ci fossero più persone così oneste si vivrebbe molto meglio!! Inoltre non è mai facile scegliere la strada più difficile, ammiro molto chi la intraprende 🙂

  2. tantissimi complimenti per la scelta! verissimo che la maggior parte della gente va al risparmio, ma non dimentichiamoci di quanta gente compra prodotti più specifici online, per l’impossibilità di trovarli anche girando tutta la città.
    ci sono certi prodotti che non arrivano nei negozi da roma in giù perchè i fornitori sono convinti non abbiano mercato, e invece poi tanta gente deve ordinarli online.. per i più pratici internettiani, gli altri si devono accontentare di quello che passa il convento

  3. Emy: Grazie..:) E’ vero che molti comprano on-line perchè non trovano nei negozi, ma credo che molti negozi non si provino neanche a mettersi in concorrenza con chi vende on-line. Spesso i prezzi proposti da alcuni siti di vendita on-line per noi negozianti sono impensabili, a volte vendono al pubblico quasi al prezzo a cui noi acquistiamo..:(
    Loro comprando in grandi quantità hanno prezzi di acquisto più vantaggiosi, inoltre non hanno alcune spese che un negozietto come il mio deve affrontare. Così molti comprano on-line perchè conviene (e ovviamente ognuno guarda al proprio portafoglio) e credo che ci sia anche chi pensa che il negoziante è un ladro perchè “su internet l’ho visto a 20 e al negozio lo vendono a 30!”..
    Insomma non sono scelte facili..:)

    • verissimo! quando acquisto prodotti online perchè non sono reperibili altrove, alla fine mi ritrovo a fare un grande ordine anche per altri prodotti più convenienti. però quando acquisti una cuccia, un guinzaglio non puoi provarne la bontà e la resistenza.. e online nessuno ti consiglia la crocchetta migliore nel tuo caso specifico 🙂 penso che la clientela di un pet shop come il tuo e quella di negozi online sia diversa.

      • Emy..vero…infatti per fortuna spesso è così..:) Ma ho anche sentito casi in cui qualcuno è andato a provare un trasportino in un negozio per vedere la misura etc e poi l’ha comprato on-line…:( E non è molto carino..:P

  4. Tanti complimenti dal Cile, Cinzia! Del resto il settore del pet a quanto ne so è l’unico che nonostante la crisi continua a crescere, quindi penso che la scelta di Code Allegre sia stata alquanto saggia 😉 Leggendo questo articolo mi è venuta un mente una domanda: ma voi negozianti come fate per tutelarvi nei confronti delle ditte che producono prodotti che possono risultare dannosi per gli animali oppure in qualche modo non rispondono alle garanzie offerte? Per esempio i famosi giochini americani… ovviamente non parlo della marca, che può essere diversa, ma io ne ho presi diversi qui in Cile, molto cari e molto belli… e dopo poche ore si sono letteralmente disfatti sotto i denti dei miei cuccioli (che per la cronaca sono cocker americani… fossero stati pittbull non so…). Altro esempio: ho usato per diversi anni un cibo secco super premium per pelli sensibili, fino a quando mi sono resa conto che non funzionava più bene e l’ho cambiato… per scoprire poco dopo che dall’analisi garantita erano stati tolti i valori minimi di acidi grassi omega tre e sei (e sfido che era cambiata)… Insomma, in questi casi voi che fate? Vi tenete le fregature, e il possibile danno d’immagine, o riuscite a rivalervi in qualche modo? La verità è che per timori di questo genere io non ho mai voluto legare il nome del mio allevamento a marchi di pappe o prodotti di grooming… anche se le offerte che fanno certi produttori sono veramente allettanti 😛 però per un negozio è diverso… e tu poverina per quanto ti impegni non puoi essere a conoscenza di tutte le filiere produttive…

    • Grazie Mariachiara..:)
      Bella domanda la tua..:P Allora in linea generale io cerco di provare (per quanto possibile) le varie cose che tengo in negozio e/o chiedo ad amici e conoscenti che utilizzano prodotti comprati da me come si trovano, se durano, etc..
      Se un cliente torna scontento solitamente cambio l’oggetto a spese mie. Se ricevessi lamentale per un prodotto da più voci ci penso bene se riordinarlo o meno (finora non è capitato, ma in futuro chissà..).
      Quando posso acquistare un solo pezzo o un paio di pezzi di qualcosa ne acquisto e li provo io stessa con i miei cani, poi ovviamente ogni cane è a sè, però se una cosa vale proprio poco si vede subito..:P
      (non avendo gatti, per quanto riguarda loro mi affido ad altri)
      Diciamo che un negoziante in questi casi, dal mio punto di vista, deve rimetterci economicamente per accontentare il cliente. Quando possibile mi faccio sostituire dalla ditta l’oggetto.
      Spero di aver risposto in maniera esauriente alla tua domanda e se hai altri dubbi chiedimi pure..:)

      • Grazie Cinzia, mi sembra che la tua risposta sia esauriente, e scusa se non ho resistito alla mia vena da giornalista e ho fatto una domanda complicata 🙂 A me non sembra giusto che la Legge non protegga i negozianti dal possibile danno d’immagine frutto di cattiva informazione da parte delle ditte produttrici, ma tant’è… ci si deve arrangiare 😉

  5. ogni volta che vado in un pet shop e leggo le etichette, che sia una pallina o peggio ancora un osso di bufala…c’è scritto made in China.e La cosa mi preoccupa non poco !

    • Hig è vero…ma questo vale non solo per i pet shop purtroppo..:( e l’argomento è molto più complicato di quanto sembra. Tra l’altro spesso anche se c’è scritto ad es “made in italy” non c’è garanzia che le materie prima non siano made in Cina. E a quel punto è quasi come se fosse fatto tutto in Cina.
      Inoltre ti assicuro che trovare cose non made in Cina o simili non è affatto facile! Io cerco di fare quel che posso..;)

      • una volta ho comprato una pallina e la lingua del cane si è colorata di viola.
        un’altra volta ho preso un osso di bufala e il mio cane è stato furbo ,non l’ha mangiato,ed aveva una puzza strana ,tra la plastica e il cuoio.
        Poi non dico quelle palle da tennis che vendono i cinesi,che sono durissime,al primo morso del cane si distruggono e dentro sono fatte simil gomme delle macchine

    • Be’, non è che in Cina producano solo schifezze…però in effetti qualche perplessità viene. Non so se per gli articoli per animali debba esserci la dicitura “a norma CE” sull’etichetta: quella potrebbe essere di aiuto. Cinziaaaaaaaaaa… se ci leggi batti un colpo!

      • Che io sappia non è obbligatorio, anzi è difficile trovare su un accessorio per cani “a norma CE”. Però penso che si riesca abbastanza bene a riconoscere una schifezza da un qualcosa di qualità migliore..:)

  6. Beh però dipende anche dalla qualità..è vero ci sono cose che sono veramente di scarsa qualità e infatti costano poco. Ci sono altre cose di qualità migliore e si vede e si sente, e durano anche più a lungo. Non basta che ci sia scritto “made in Cina” per far sì che siano di qualità bassa…

  7. mi sai dire una cosa,a parte prodotti cinesi o italiani,io ho comprato tante di quelle palline ,quelle che quando le schiacci emettono un suono,perchè il mio cane ne va pazzo,ma non riescono a durare che pochi giorni che il sonaglio dentro si rompe. È normale?oppure ci sono delle buone?(scusami della mia banale domanda)

    • Hig, ma si rompe solo il sonaglio o tutta la pallina?
      Dipende anche in che modo le utilizzi, nel senso se le lasci a disposizione del cane è normale che le “solite” palline dopo pochi minuti possano essere distrutte (dipende anche da che cane è come gioca). Invece se ci si gioca insieme e poi si tolgono ovviamente durano di più..:)
      Ed è anche un gioco più sano..:)
      Ci sono comunque delle palline e dei giochi come quelli della Kong che sono molto più resistenti..giochi indistruttibili (tranne alcuni casi..ci sono dei cani che distruggono anche quello..:P )

      • il sonaglio si rompe.No,non mai tengo i giochi a disposizione del cane senza senso.Il mio è un border collie,mi piace usare questo perchè per ultrastimolarlo in agility o almeno lui è preso da quel suono.

        • Oook..:) Allora ti consiglio un nuovo gioco della Kong…classica forma del Kong, ma con dentro il sonaglio…l’hai mai provato?
          O le simil palline da tennis della Kong…:)

  8. Ciao! Ho letto il tuo articolo sul negozio e ti faccio mille complimenti! Anche io sto per aprire un PETSHOP nella mia regione (Piemonte) anche perchè ho cani da quando sono nata (alani) e secondo me sono proprio “malata” per i miei amici pelosi!! Una domanda, anche tu hai dovuto fare il corso professionale per vendere le crocchette per cani, gatti (animali da compagnia ed affezione) per poter essere iscritta al REGISTRO IMPRESE della C.C.I.A.A.???
    Grazie in anticipo per la risposta.
    Ivana

    • Ciao Ivana..Grazie..:)
      Io non ho dovuto fare nessun corso, credo dipenda da regione a regione..mi spiace non poterti essere utile..
      Ti auguro il meglio per la tua attività..:) Cinzia

  9. 03:39 AM(un pò insonne),Leggo il tuo articolo Cinzia complimenti!Per quanto mi riguarda l’onestá paga sempre e tu ne hai fatta una filosofia aziendale che il tempo stesso ti dará sempre più ragione.Volevo chiederti se non sono troppo indiscreto a grosse linee di quanto si necessita(euro) per avviare un’attivita del genere,visto che io e mia moglie vorremmo fare la stessa scelta tua,da amanti”folli”per i nostri amici pelosetti.Nel ringraziatti per la cortese attenzione attendo risposta ciao 😉

  10. Ciao cinzia, complimenti perla tua scelta e per la gorza e la fermezza che hai avuto?
    Scusa la domanda impertinente ora dopo 3 anni di lavoro, cosa diresti del tuo negozio? Come reputi le tue scelte? E come va il lavoro?
    Sono un giovane ragazzo volenteroso di lavorare con gli animali ma visto il periodo di crisi voglio piu informazioni possibili.
    Grazie anticipatamente

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