Intanto che proseguono gli scanni tra le differenti linee di pensiero, tra i seguagi dei vari “guru” e tra le varie cinofilosofie, nel mondo di tutti i giorni succedono cose che dovrebbero, forse, farci riflettere un po’.
Un lettore romano mi scrive raccontandomi che, capitandogli spesso di incontrare cani abbandonati per le strade cittadine, si porta in macchina qualche scatoletta di cibo, due ciotole, un po’ d’acqua e un guinzaglio: insomma, tenta di aiutare e, se possibile, recuperare i numerosissimi randagi che affollano la nostra capitale (e già questa è una vergogna: in una città civile NON si dovrebbe incappare con tanta frequenza  in cani abbandonati).
Il lettore mi scriveva soprattutto per chiedermi un consiglio su come approcciare questi cani, spesso terrorizzati: ma la parte della email che mi ha colpito di più è stata quella in cui mi raccontava ciò che gli è successo dopo essere riuscito a mettere il guinzaglio a due di questi randagi, un boxer e un meticcio.
Copincollo testualmente:

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Una volta “catturati”, questi due cani ho dovuto faticare per sistemarli.
Il canile comunale era chiuso, la polizia della questura mi ha invitato a rivolgermi alla polizia municipale,  la quale a sua volta voleva rimandarmi in questura, mentre una pattuglia di carabinieri per strada mi ha detto: “A SAN FRANCE’, VISTO CHE CE SEI PORTATELI A CASA CO’ TE!”
Insomma alla fine li ho parcheggiati nel giardino della clinica veterinaria a cui faccio riferimento, la quale qualche giorno dopo ha ritrovato il proprietario del boxer (con microchip), mentre il meticcio è finito al canile comunale…non so se è stato meglio o peggio!
Ma non è tutto qui.
Potrei raccontarle di canili comunali che rispondono al citofono del loro ingresso, ma appena sentono che hai un cane randagio con te non ti aprono la porta. Lo stesso per le questure, alcune delle quali qui a Roma sono barricate dietro portoni di ferro.

Si limitano a darti informazioni (che non servono) al citofono e anche qui la porta non si apre, anzi ti fanno capire che gli stai rompendo i coglioni.
Fortunatamente almeno in due casi sono riuscito a far intervenire in un caso la Polizia Municipale per salvare un Pastore tedesco alla deriva …..e la guardia zoofila, nell’altro, dietro indicazione della LAV, per tentare di salvare tre molossi rinchiusi in un mini recinto scoperto sotto il sole d’estate senza acqua ed immersi nella sporcizia più indegna“.

Nei giorni scorsi, giusto per completare il quadro, avevo letto – ora non  ricordo dove – un articolo che lamentava l’odissea di un altro cittadino che, pensando di fare un’opera buona, ha raccolto un cane abbandonato e si è trovato invischiato nella stessa spirale di rimandi, rifiuti, scaricabarile eccetera.
Tutto questo è davvero vergognoso, ma non è sicuramente scrivendo “vergogna, vergogna” che si risolve il problema del randagismo: è, invece, cambiando atteggiamento nei confronti delle Forze dell’Ordine che si comportano nel modo descritto.
Dire “‘a san France’, portatelo a casa te” non è solo una battuta di pessimo gusto: è omissione di atti d’ufficio, disciplinata dall’articolo 328 del Codice Penale. E’ il caso di “un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, che rifiuta indebitamente un atto che per ragioni del suo ufficio deve essere compiuto“.
La Polizia municipale è obbligata dalla legge ad intervenire in caso di segnalazione di un cane randagio ed è obbligata a fare intervenire il servizio veterinario dell’ASL, che deve eessere attivo 24 ore su 24.
Lo spiritosone che risponde a una richiesta di aiuto con una battuta idiota, così come il questurino che non ti apre la porta, vanno immediatamente denunciati per omissione di atti d’ufficio alla Procura della Repubblica.
Non c’è bisogno di avvocati e di spese legali: basta scrivere un esposto e consegnarlo alla Segreteria della stessa Procura. E’ un atto di civiltà dovuto, che se cominciasse a diffondersi capillarmente metterebbe probabilmente fine a questi indegni atteggiamenti da parte di chi dovrebbe essere in prima linea nel far rispettare la legge e nel fornire la corretta assistenza ai cani abbandonati – molti dei quali, tra l’altro, potrebbero essere semplicemente perduti, come nel caso del boxer raccolto dal nostro lettore.
E’ evidente che le Forze dell’Ordine, in molti casi, hanno cose più gravi di cui occuparsi, specie quando il cane randagio non è ferito e non mostra segni palesi di sofferenza: ma se non sta soffrendo in questo momento, è destinato sicuramente a soffrire in seguito, visto che il cane NON è fatto per vivere in condizioni di randagismo. Senza contare che rappresenta un potenziale pericolo per la comunità, visto che può causare incidenti stradali.
Quindi NON FACCIAMOLA PASSARE LISCIA a chi rifiuta di intervenire. Anche se è vero, purtroppo, che il dubbio “non so se sia stato meglio il canile” è più che lecito, vista la situazione indecorosa dei canili italiani, rimanere in mezzo a una strada non è mai la soluzione migliore perché – come riportano le statistiche – porta alla morte dell’85% dei soggetti.
Concludiamo ricordando che, nel caso si trovi un cane randagio (o si assista ad un caso di maltrattamento), è bene non limitarsi mai alla segnalazione orale ma farla seguire da una denuncia scritta, per avere un’arma in più in caso di contestazione o, appunto, di omissione degli atti dovuti.
Non limitiamoci, insomma, a “mugugnare”: agiamo.
Agiamo per aiutare i cani, ma anche per stigmatizzare (e fare in modo che sia punito) il comportamento di chi, per menefreghismo, ignoranza o arroganza, rifiuta di fare il proprio dovere.
Da San Francesco, decisamente, questa gente avrebbe tutto da imparare: ma in assenza di santi, facciamo almeno in modo che vengano puniti dai loro superiori. Perché le leggi esistono per essere rispettate: ma se è vero che in molti se ne infischiano, è anche vero che sono altrettanto colpevoli coloro che, di fronte a queste omissioni, lasciano correre.

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4 Commenti

  1. A me capitava quando i cacciatori venivano a sparare davanti a casa mia. la risposta dell’agente era quasi sempre :-lei perché non si fa i fatti suoi?-
    la mi domanda successiva: -mi dà il suo nome e matricola, così la denuncio?-
    Arrivavano subito, ma guarda caso, un attimo prima i cacciatori sparivano, tornando dopo qualche giorno…
    Mi è costato l’avvelenamento di un cane, che però se l’è cavata ed ora ha 12 anni.
    menefreghismo criminale, da combattere a tutti i costi, altro che fare i feswsi e subire

  2. Si è vero, mentre si spendono energie a litigarsi e discettare sulla pretesa “assolutezza” di questo o quell’approccio, la vita scorre in una realtà dove il buon senso e la consapevolezza cinofila scarseggiano.
    Letto l’articolo mi viene di fare anche una certa autocritica: cosa faccio io, nel mio piccolo, nella mia realtà, per dare un contributo concreto affinché certe cose non avvengano? E non mi riferisco tanto al socorrere o accudire il cane abbandonato, ma piuttosto all’ attenzionare certe manchevolezze istituzionali, a cercare di fare (non da solo evidentemente) qualcosa per ridurre il problema del randagismo e migliorare la gestione del canile comunale…
    Io vivo in Sicilia e qui il randagismo è diffusissimo e sarebbe una priorità assoluta. E’ una emorragia che non si riesce a bloccare. Si, è vero che dalle mie parti ci sono i ragazzi dell’OIPA che lavorano bene, ma credo che bisognerebbe andare alla radice di queste situazioni.
    Il randagismo così diffuso secondo me è lo specchio dell’assenza di cultura cinofila, di abitudini e convincimenti errati e sgangherati. E trovo sciocco, come alcuni gruppi hanno fatto e fanno, colpevolizzare e stigmatizzare coloro che prendono i cani di razza invece che i meticci come se il problema dipendesse da quelle persone.
    Dei fatti descritti dal lettore Romano ne succedono parecchi e per mantersi coi piedi per terra sarebbe già un piccolo, ma reale passo avanti denunciare queste incresciose situazioni di ostruzionismo o “menefreghismo” istituzionale.
    La politica, per carità, non può fare tutto, ma potrebbe a mio avviso fare più e meglio di quel che fa adesso (almeno dalle mie parti)…

  3. Ho serissimi dubbi – ed è un eufemismo – sulle capacità che ha la politica di intervenire per risolvere le situazioni di qualsiasi specie esse siano, non parliamo poi di prevenzione.
    Dato che però allo stato il cittadino ha la possibilità di reagire ai soprusi dovuti all’ignoranza, e sarebbe il meno, o all’arroganza di chi porta una divisa, ed è senz’altro peggio in quanto quei signori tra i compiti d’istituto hanno quello di coadiuvare il cittadino, credo sia certamente il caso di denunciare il fatto e all’autorità competente (Procura della Repubblica) e, nel caso di specie, al comando dell’Arma territorialmete competente.

  4. Io ho lasciato perdere…delle forze del ordine non mi fido più….tanto tocca sempre a me prender i cani pulirli, curarli e trovarli casa( molte volte al estero)…ma è meglio non parlare, tanto sono parole al vento!

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.