Sì, sì, SI!!! Ce l’abbiamo fatta:  un italiano è salito sul “gradino più alto del mondo” ai mondiali di Agility Dog che si sono tenuti a Lièvin, in Francia.
Stiamo parlando di Nicola Giraudi, che quest’anno è diventato “maggiorenne in agility” arrivando al suo diciottesimo anno di gare (e diciannovesimo di attività), campione del mondo indivuale con la sua Twister (per gli amici Titti), una Parson Jack Russell di sette anni e mezzo che vive e si allena con lui fin da quand’era una cucciolina piccola così.
“Twister è stata precocissima – ci racconta Nicola – ha debuttato nel 2006, quando abitavo in Svizzera, e in nove gare è arrivata in terzo livello. Dopo dodici gare ha ottenuto un terzo posto al campionato svizzero. Però non sono state tutte rose e fiori, perché con lei c’era un punto debole sulla motivazione: andava, per carità, ma non come adesso…e soprattutto, quando le situazioni non erano ottimali dal suo punto di vista (troppo caldo, troppo freddo, pioggia, terreno che non le piaceva) tendeva a rallentare. Un po’  continua a farlo anche adesso, ma imparando a conoscerla sempre meglio ed adattandomi io ai suoi ritmi, anziché pretendere il contrario, sono riuscito ad ottenere risultati sempre più importanti.
Oggi con Twister facciamo pochissimi allenamenti, uno alla settimana, ma a volte anche uno ogni due settimane: intanto lei impara le cose in cinque minuti e poi se le ricorda per tutta la vita, quindi insistere di più significherebbe solo stufarla.
A volte mi accorgo che mi guarda con l’aria di dirmi: “Va bene, va bene, te lo rifaccio proprio per farti un favore, ma guarda che ho capito, eh?  Vedi che lo so fare? Non è il caso di diventare noiosi!”

– Raccontaci la storia di questo mondiale
Questo mondiale nasce dal fatto che…ne avevamo “bucato” due di fila: nel 2009 abbiamo vinto il jumping, ma era andata male l’agility. Nel 2010 siamo stati eliminati in jumping: ho poi vinto la manche di agility a squadre e anche quella individuale, ma ormai il risultato era andato…
Nel frattempo abbiamo sempre vinto campionati europei, ma col mondiale c’era proprio un conto in sospeso: quindi siamo arrivati iper-motivati, anzi diciamo pure belli incazzati! Però, stavolta, era andato male l’Europeo, con l’eliminazione in finale dopo aver fatto tutti netti in precedenza: quindi la scaramanzia faceva sperare bene…

– Cos’è successo in quella finale? 
Ho sbagliato io, facendo un passo di troppo: e la cagna ha interpretato perfettamente il mio movimento, prendendo l’ostacolo che le avevo indicato…solo che era quello sbagliato. Colpa mia, lei assolutamente non ne può nulla.

– Invece, stavolta, è filato tutto liscio?
Be’, non proprio liscissimo: intanto per via del terreno, che era stupendo da vedere ma un po’ meno da praticare. Era un campo in erba sintetica nuovissimo, davvero stra-bello: però scivoloso, perché l’erba sintetica arriva coperta da un leggero strato di paraffina che va via solo dopo averci fatto sopra un paio di gare. Inoltre arriva in rotoli e quindi l’erba, appena lo posi, rimane un po’ schiacciata. Il primo giorno si scivolava da matti, è stata un po’ una tragedia per tutti: dal secondo giorno in poi un po’ è migliorato il terreno, un po’ si sono adeguati i cani…e le cose hanno cominciato ad andare meglio.
Però nella manche di venerdì, in jumping, Twister è scivolata ed è caduta nello slalom: siamo arrivati sesti, a 1,7 secondi dal primo, che a questi livelli sono un distacco non indifferente.
Però non ero del tutto dispiaciuto, perché il percorso era un percorso nell’insieme piuttosto facile, ma con due punti chiave difficilissimi: il primo era un punto in cui dovevi passare tra due salti vicinissimi per entrare nel tubo (e lì molti cani hanno preso il salto): il secondo era quasi a fine giro, con lo slalom che finiva a meno di un metro dal tubo molle. Anche in questo caso, molti cani sono usciti prima dallo slalom perché si trovavano il tubo praticamente “addosso” e ne erano infastiditi.
Ho deciso di guardare il lato positivo: siccome in agility si parte al contrario della classifica del jumping, non aver vinto significava non partire per ultimi e quindi poter impensierire un po’ gli avversari con un buion tempo. Certo, il distacco restava piuttosto alto e quindi bisognava giocarsi il tutto per tutto… cosa che abbiamo fatto. E Twister è stata fantastica.

– Il percorso di agility vi era favorevole?
Sì, abbastanza, anche se era piuttosto “tosto”, non difficilissimo ma molto tecnico: c’era da girare molto stretto.  Però c’erano tre punti a nostro favore: il primo era la passerella con entrata dritta e l’uscita con l’ostacolo da prendere nuovamente diritto. Siccome il punto forte di Twister sono le zone, che fa velocissime e precise, questo era un passaggio da sfruttare al massimo. Il secondo punto a favore era il fatto che non ci fossero grandi allunghi e frenate, che mettono sempre Twister in difficoltà.

– Perchè va troppo forte? O per qualche motivo fisiologico?
Soprattutto per via della spalla che ha poca angolazione, essendo un terrier. Lei  scarica tutto sul piede, non riesce ad aiutarsi ammortizzando con la spalla: quindi “pattina”, deve abbassare la testa e finisce spesso per scivolare o addirittura cadere.Fortunatamente, in questo caso, non c’era bisogno di prendersi questi rischi.

– E il terzo punto?
Quello era il TPS bassissimo che aveva messo il giudice: non c’è stato dentro nessuno, neppure noi. Quindi tutti quelli che avevano il netto in jumping partivano con lo stesso svantaggio iniziale: dopodiché  l’unica strategia possibile è stata quella di andare al massimo… e anche un po’ di più!
L’obiettivo era quello di fare un giro tanto veloce da mettere pressione psicologica su chi veniva dopo di noi (ovvero i primi cinque classificati in jumping, NdR), costringendoli ad andare al limite e quindi a rischiare l’errore.

– Ha funzionato?
Altroché!  Noi abbiamo fatto il miglior tempo..e i cinque che sono partiti dopo hanno sbagliato tutti!

E così, finalmente, è arrivato il titolo: anche se non è che ti fossero mancate le soddisfazioni, in tutti questi anni e con tutti i successi che hai ottenuto!
E’ vero, ma questo è diverso: è la soddisfazione più grande, e soprattutto ho l’impressione di aver finalmente… saldato i conti. Dopo le delusioni degli ultimi due anni, ci voleva proprio.

– Ti faccio una domanda un po’ scontata e anche un po’ cretina. Come ti senti?
La risposta si fa attendere per un paio di secondi, dopodiché arriva quasi un tuono nella cornetta del telefono: “BENE!”.
E in effetti, che altro poteva rispondere?

– Raccontaci un po’ anche della gara a squadre, visto che anche lì non è andata affatto male, anche se il tuo risultatone oscura un po’ tutto il resto… ma anche i large hanno fatto bella figura!
Sì, sono arrivati secondi a squadre, un ottimo risultato anche il loro.
Comincio dalla prestazione della mia squadra, ovvero degli small: venerdì c’è stata la prima manche e abbiamo avuto il netto di Naima verri con Nina, due errori di Luca Raimondi con Ori e purtroppo l’eliminazione di Twister, in “crisi da erba”. Sabato seconda manche, e lì abbiamo vinto il jumping, ma ormai la classifica era compromessa.
I large, come dicevo, sono arrivati secondi a squadre: purtroppo Andrea Occhini è stato eliminato in Agility, mentre Gervasio Sicignano è arrivato terzo nel jumping e quarto in combinata, sfiorando il podio per pochissimo. La prestazione di Jerry secondo me merita una menzione speciale perché era al suo primo mondiale, perché lui è giovanissimo (23 anni) e la sua cagna, Winky, ha soltanto tre anni! Direi che hanno fatto decisamente molto più di quanto ci si poteva aspettare da loro: sono stati bravissimi.
Infine, nei medi, Omar Babini e Ribes sono arrivati ottavi in combinata, mentre Irene Unkauf, che era solo trentatreesima nel jumping, è risalita fino al settimo posto facendo una gara splendida in agility.
Insomma, non si può certo dire che nell’insieme sia andata male: il mio titolo è la ciliegina sulla torta, ma anche il resto del team ha figurato ottimamente… anche grazie al fatto che stavolta c’era un’atmosfera bellissima, un grande affiatamento, nessuna polemica, nessuno che guardava storto nessun altro. Un vero ambiente “di squadra” e una grande unità che secondo me sono indispensabili  per arrivare ai grandi risultati, perché quando sei sereno riesci davvero a dare il massimo.

– Un consiglio per chi pratica agility: qual è il segreto per diventare campioni – magari non proprio mondiali, che non è cosa da tutti, ma campioni?
Innanzitutto imparare a conoscere, rispettare e accettare il proprio cane, con i suoi pregi e difetti: io ci ho messo un po’ a capirlo, ma quando finalmente ci sono riuscito è arrivato il vero salto di qualità.
Poi lavorare tanto, ma più con il cervello che con le gambe: e poi crederci. Essere consapevoli delle proprie possibilità ed entrare in campo convinti che “si può fare”. Se entri con la paura di sbagliare, finisci per sbagliare davvero. Ci vuole tanta autostima, ma soprattutto bisogna credere nel proprio cane e dargli tutta la nostra fiducia.

– Per concludere, vuoi ringraziare qualcuno in particolare?
Dovrei ringraziare un po’ tutti…ma in modo particolare voglio ricordare i tifosi che hanno sostenuto la squadra alla grande, facendo un vero, grande CASINO che ci ha dato una carica indescrivibile!

 Grazie a Marco Boschiero per le foto!