Sono timido. Schivo. Insomma, un po’ orso! Ed ero così anche da bambino, poco propenso a socializzare con gli altri. Non frequentavo nessuno, me ne stavo per conto mio…e disegnavo. Cominciavo a scuola e poi continuavo a casa: invece di guardare la Tv come facevano gli altri bambini timidi, io disegnavo per ore ed ore. E già allora disegnavo animali, soprattutto gatti perché ho sempre avuto un feeling particolare verso di loro.

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Comincia così la nostra intervista a Gianfranco Mantovani, allevatore e giudice, ma soprattutto grande artista: tanto bravo e tanto “tecnico” che la prima cosa che viene spontaneo chiedergli è: “Quali studi ha fatto?”
La risposta è quanto meno sorprendente: studi scientifici e facoltà di medicina veterinaria… non finita per pochissimi esami.
“Fratello!!!” esclamo io a questo punto; e l’intervista viene momentaneamente sospesa e sostituita da una lunga chiacchieratona sul perché e sul percome non abbiamo finito vet dopo aver dato tutti quegli esami e aver fatto tutta quella fatica.
Scoprendo che ci siamo arenati più o meno allo stesso punto e che abbiamo odiato le stesse materie, ci sentiamo un po’ più in confidenza e Gianfranco, dimenticando di essersi appena definito “un asociale”, comincia a raccontarmi la sua storia di eccezionale artista… completamente autodidatta.
“Gli animali e i pastelli sono le due cose che amo di più. Sì, proprio i pastelli, le matite colorate, insomma: mi piace guardarle, mi piace il loro profumo. Sono il mio passaporto per l’Isola che non c’è: quando le prendo in mano torno – o forse resto – bambino. E mi sento bene”.

Bambini e animali sono gli unici esseri veramente puri ed innocenti. Forse, per chi vuole restare bambino come Peter Pan, il legame con gli animali è naturale e spontaneo: ma un conto è divertirsi a disegnarli e un altro è ottenere risultati di questo livello senza aver fatto studi specifici. Come può riuscirci? E’ solo un dono di natura?

In parte è sicuramente un dono, ma ci ho anche lavorato molto: ho studiato anatomia e mi sono dedicato con particolare passione agli standard, soprattutto per quanto riguarda i gatti.
I miei disegni a volte sono “più belli” dell’originale, ovvero più aderenti allo standard, perché…mi viene così: amo la bellezza, per me è un ideale da raggiungere.
Siccome non è facile arrivare alla perfezione allevando, lo faccio almeno con i miei disegni. D’altro canto anche i grandi ritrattisti del passato “miglioravano” i loro soggetti: nel loro caso, forse, lo scopo era soprattutto quello di gratificare i reali e i nobili che commissionavano le loro opere. Io invece gratifico me stesso, perché raggiungere la bellezza ideale mi dà un piacere quasi fisico.

E’ stata la passione artistica a spingerla a diventare allevatore e giudice, o sono stati due percorsi diversi?
No, direi che è stato un unico percorso: ho studiato gli standard per imparare di più sui gatti, per poterli disegnare sempre meglio. Poi, siccome li amavo e mi piaceva anche vivere vicino a loro, ho cominciato a pensare di allevarli.
Allevando, ovviamente, ho cominciato a frequentare le esposizioni e da lì è nato il desiderio di diventare giudice.

Quali razze ha allevato?
Inizialmente Persiani, perché di solito è la prima razza a cui si pensa: il Gatto per eccellenza, quello che tutti conoscono e che tutti ammirano. Però ho cominciato molto presto ad interessarmi a siamesi e orientali. Sarà che io sono piuttosto robusto e che mi sentivo attratto dal mio opposto…yin gli orentali, yang io.

Per non parlare della linea di assoluta perfezione estetica di questi gatti meravigliosi. Li ho amati molto anch’io e ne ho avuti due, ma poi ho rinunciato a tenerne perché hanno un caratterino…
Ma no, ora non più! Da quanto tempo non ha più siamesi?

Da quand’ero ragazza; quindi…velo pietoso su tutti gli anni che sono passati…
Allora dovrebbe provare con un gatto “moderno”: resterebbe sorpresa. Gli allevatori di siamesi e orientali hanno lavorato molto sul carattere e oggi questi gatti sono dolcissimi…

Ma anche i miei lo erano! Però “parlavano” tutto il giorno, le gatte in calore sembravano gatte scannate, il gioco preferito era l’arrampicata sulle tende…
No, oggi non è più così. Sono ancora un po’ “chiacchieroni”, questo sì, ma molto più calmi e molto meno simili ai…siamesi di Lilli e il vagabondo!

(Ecco, e così mi ha fatto tornare quella “voglia di siamese” che in realtà non mi era mai passata del tutto; per non pensarci torno precipitosamente a parlare di arte).
I suoi disegni sono dettagliati all’inverosimile, proprio…pelo per pelo. Ma quanto tempo impiega a completarne uno?
Tanto! Tantissimo. Infatti la mia produzione è piuttosto limitata, perché questo per me è solo un hobby: il mio lavoro è occuparmi di ecologia. Al disegno dedico tutto il tempo libero, ma difficilmente riesco a trovare più di un’ora o due al giorno: e lavorando due ore al giorno impiego circa un mese a terminare un disegno.

Io sono affascinata da questi pelini sottolissimi: come riesce a realizzarli con dei semplici pastelli?
Facendo continuamente le punte! Dopo ogni temperata eseguo due o tre tratti, e poi di nuovo a fare la punta.Ho bisogno che sia sempre sottilissima per dare questa veridicità al pelo.

Stavo ripensando a quanto ha affermato prima sui ritrattisti dei secoli scorsi e le faccio una domanda un po’ stramba: non le dispiace un po’ che i suoi soggetti non siano in grado di apprezzare il proprio ritratto? Che non possano commentarlo e congraturarsi con lei?
Mantovani ride e poi mi spiazza con questa risposta: “Ma lo fanno! Be’, non si congratulano, questo no. Ma a modo loro commentano!”

Come, come?
Ma sì: i gatti sono i miei critici più importanti, quelli a cui tengo di più. Quando finisco un disegno io lo faccio sempre vedere al gatto protagonista: se lo fissa e va ad annusarlo, so di aver centrato l’obiettivo.

Quindi non solo noi umani scambiamo i suoi disegni per fotografie…ma anche i gatti li scambiano per altri gatti?
Sì! Solo per un attimo, ovviamente, perché il disegno non ha odore, non si muove e quindi il gatto (quello vero) perde rapidamente l’interesse. Visivamente, però, ho ottenuto spesso risultati che mi hanno divertito (e soddisfatto) molto: dal gatto che va ad annusare il disegno a quello che…gli “fa la gobba”. Queste sono le mie maggiori gratificazioni!

Lei disegna anche splendidi cani e cavalli (ne diamo un assaggino nelle foto, rimandando i lettori al sito dell’artista  per una panoramica completa dei suoi lavori); possiede anche questi animali?
No, purtroppo no. I cani non li ho per mancanza di tempo, mentre i cavalli…mi fanno un po’ paura! Li vedo solo in fotografia: ma in fondo si può “comunicare” anche con una fotografia, cogliendo l’espressione e – mi auguro – i sentimenti dell’animale in quel momento.

Ed è indubbio che la sensibilità di Gianfranco “Peter Pan” Mantovani riesce ad arrivare a qualsiasi anima, vista l’espressività che emerge da tutti gli animali da lui disegnati.
E chiedendomi michelangiolescamente, di fronte alle sue opere, “Perché non miagoli?” o “Perché non nitrisci?”, mi accomiato da questo artista che si sarà anche definito “schivo” e “asociale”, ma che ha dimostrato una disponibilità squisita…e una pazienza (nel sopportarmi) pari a quella che usa per portare a termine i suoi fantastici lavori.

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2 Commenti

  1. su gatti e cani non oso metter dito sul tasto…il cavallo arabo vorrei farlo vedere ad una persona che non abita più questo mondo, che vedendo i miei li chiamava “fenomeni”. Insomma mi diceva che non sapevo disegnar cavalli perchè musi così non ne aveva mai visti. Eppure in maneggio, IL SUO MANEGGIO, ne avevamo 2, cavalli arabi.
    Santa Lucia, conservaci buona vista

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.