venerdì 3 Luglio 2020

La giornata-tipo dell’allevatore

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Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

di VALERIA ROSSI – Sono sorte un po’ di polemiche – per quanto civilissime – dopo la pubblicazione dell’articolo “Come trovare un cane o un gatto di razza gratis”, che parlava del fatto che alcuni allevatori (non tutti) danno in affido i propri soggetti o al termine della carriera riproduttiva, o qualora abbiano tenuto per sè un cane/gatto che invece non mantiene le aspettative zootecniche.
I lettori si sono divisi in due: chi approvava e chi contestava questa abitudine, sostenendo che quando prendi un animale dev’essere “per la vita”. Pur sentendomi in sintonia con quest’ultima versione (tant’è che i miei cani me li sono sempre tenuti tutti, “pensionati” compresi), personalmente ritengo però che tenere tutti per sempre sia un atto più egoistico che altruistico: non so come mi comporterei se mai dovessi ricominciare ad allevare, forse sarei nuovamente preda del mio sentimentalismo e me li terrei di nuovo tutti… ma LORO, cosa preferirebbero? Ho il serissimo dubbio che passare in una nuova famiglia, dove poter fare i “cani unici” viziati e coccolati da tutti, non gli dispiacerebbe neanche un po’  (e avendo adottato io stessa un “pensionato” a fine carriera, posso dire che la nuova sistemazione se l’è goduta alla grande, diventando tra l’altro il mio cane-francobollo che mi adorava spudoratamente).
Insomma, se un tempo ero convinta anch’io che un allevatore realmente appassionato dovesse tenere tutti i suoi animali per sempre, oggi guardo con molto più rispetto chi sceglie l’altra strada. Però molte persone la trovano una scelta crudele (o semplicemente “di comodo”): e io credo che la pensino così perché in realtà non hanno la più pallida idea di come si viva in allevamento.
Non parlo di un allevamento “cagnaro” in cui i cani vengono sfruttati a puro scopo commerciale: parlo di un allevamento amatoriale, con un numero limitato di cani e gestito da persone che adorano i loro animali e che hanno deciso di allevare perché spinte da vera passione.
Poiché ho sicuramente fatto parte di questa categoria, dunque, vi descriverò una MIA giornata tipo in allevamento.
Dopodiché…ognuno potrà trarre le proprie conclusioni.

ORE 7 circa (molto indicativamente)
La mia sveglia non fa DRIIIIN: la mia sveglia fa SLAPSLAPSLAP.
Perchè in realtà io non utilizzo alcuna sveglia: ci pensano i cani. I miei fanno i turni, nel senso che ne tengo in casa due (sempre diversi), mentre gli altri dormono nei box. Con tutta la buona volontà, quindici siberian husky dentro casa non sarebbero gestibili.
Normalmente i miei cani si svegliano intorno alle 7: se però a qualcuno scappa la pipì prima, la sveglia può arrivare anche ad orari precedenti (e imprevedibili).
Al marito che occupa l’altra metà del letto ammollo uno scrollone dicendo: “Svegliati che sono le sette” (la sua sveglia sono io, anche perché le altre non le sente) e lo abbandono al suo destino. Almeno lui, che si arrangi da solo.
Vado a chiamare il figlio che deve andare a scuola: dieci minuti buoni di “Svegliaaaaaa! Alzatiiiii! Forzaaaaa!”, alzate di tapparelle e rumori vari.  Risultato, vicino allo zero assoluto. Alla fine lo tiro su di peso e lo infilo in bagno.

ORE 7, 30
Dopo aver aperto la porta di casa ai due cani interni, in modo che possano uscire a sporcare, mi lavo, mi vesto, esco e vado a mollare tutti i cani esterni, accolta da una bordata di UAUUUU!!! WOFF! AUUUUUUUUU! perché secondo loro sono in ritardissimo.
Rientro e vado a controllare il figlio: bene, si sta pressoché vestendo (questo dai sei-sette anni in poi: prima toccava ovviamente a me). Quando ha finito di vestirsi lo spedisco dalla nonna, al piano di sotto: è compito suo preparargli la cartella e a piazzarlo sulla scuolabus.
Apro i box e divido i cani in due gruppi compatibili, mandandoli ognuno nel proprio recinto: i recinti sono immensi prati di un chilometro quadrato circa ognuno, ma tutti i cani, appena liberati, si fiondano verso la porta di casa, perché vorrebbero entrare tutti lì.
Quindi li devo prendere uno per uno al guinzaglio e dirigerli verso gli ampi spazi che secondo la gente normale sarebbero l’habitat ideale per un branco di cani, ma che loro tendono a schifare.
Una volta resosi conto che non c’è trippa per gatti, e che in casa per il momento non si entra, i cani cominciano a correre, giocare, far casino, capottarsi l’un l’altro eccetera eccetera, dopodiché io posso andare a pulire i box e a preparare la colazione.
Può capitare (non sempre, ma ogni tanto sì) che tra i normali versi giocherecci (growlll…. gruuuunf…uallauauuu…) si sentano rumori di rissa seria: in tal caso, mollo tutto e vado a urlare un ALLORAAAAAAAAAAAAA?!?!? che sentono fino in paese (1 km di distanza in linea d’aria) . Se non basta, devo andare a piazzarmi in mezzo ai due contendenti, cercare di capire perché litigano e (se ci riesco), sedare la rissa.
Intanto arriva lo scuolabus: mia madre si incasina col telecomando del cancello, quindi devo andare ad aprire io e ovviamente, in quel preciso momento, riparte la rissa.
Il secondo ALLORAAAAAAAAAAAAAAA?!?!? paralizza il conducente dello scuolabus, che comunque si ripiglia, entra, carica il figlio, fa manovra e se ne va. Chiudo il cancello, ma un secondo esatto prima che i due battenti si riuniscano ci schizza in mezzo la maltese di mia madre, che parte abbaiando all’inseguimento dello scuolabus perché non vuole che il figlio, suo grande compagno di giochi, se ne vada. Recupero la cagna di mia madre dopo rincorsa di mezz’ora in discesa a picco (che al ritorno diventa una SALITA a picco), glielo spiaccico in braccio ansimando e ringhiando “Ma non puoi chiudere la dannata porta, quando porti fuori il bambino?”
Immancabile risposta: “Ma  l’HO chiusa!”. Perché si  vede che mia madre ha il cane fantasma che passa attraverso i muri.
Andiamo a pulire i box, che è meglio. Intanto che vado faccio un vago gesto con la mano al marito che sta uscendo a sua volta dal cancello per andare al lavoro.

ORE 8, 30 circa
Finisco di levare cacche dalla zona esterna dei box. La zona interna, nella quale dormono, è sempre pulita, ma una scopata bisogna darla anche lì perché ci sono accumuli di pelo, foglie e schifezze varie.  Se è inverno, devo controllare gli abbeveratoi per vedere che non ci sia ghiaccio nelle ciotole. Se è estate no, però le ciotole vanno comunque pulite. A questo punto riempio tutte le ciotole del cibo e le dispongo nei rispettivi box.

ORE 9
Apro i recinti e i cani si rifiondano tutti verso la porta di casa. NO! Non si entra ancora, prima si fa colazione!
I cani si fiondano verso il retro, dove ci sono i box, e provano a vedere se qualcuno li lascia entrare dalla finestra: poi capiscono il concetto di “PAPPA” e cominciano a saltellare davanti ai box perchè vogliono entrare a mangiare.
Siccome ho solo due mani e otto box, non posso umanamente aprirli tutti in contemporanea: quindi, ogni volta che ne apro uno, devo contemporaneamente bloccare il tentativo di invasione di campo dei due cuccioloni che ancora non hanno imparato ad aspettare davanti alla propria porta, per accedere alla propria ciotola (gli altri sì, grazie al cielo: ma due casinari bastano e avanzano).
Voi direte: perché non hai aperto subito ai cuccioloni?
Ma perché devono appunto imparare ad aspettare il loro turno! E se non glielo insegno, non impareranno mai.

ORE 9,30 circa
I cani sono tutti nei box a ripulire le ciotole: ma ho una cucciolata di trentacinque giorni e adesso devo dedicarmi a lei.
I piccoli abitano ancora, con la mamma,  nel locale caldaia sotto casa.
Vado, apro, la cagna mi guarda con aria di sommo rimprovero: “E’ questa l’ora di presentarsi? E’ tardissimo e OVVIAMENTE ti ho cagato dentro”. Non c’è problema, tanto hanno cagato dentro anche tutti i cuccioli.
Escono tutti a trecento all’ora, i cuccioli spintonandosi, giocando, tirandosi le orecchie, capottandosi l’un l’altro e fregandosi tutto il fregabile.
Io entro, pulisco, disinfetto, preparo la pappa per mamma e piccoli, poi vado ad aprire il recinto di Ektor, il pastore tedesco che fa da padre ufficiale a tutti i cuccioli.
Lui comincia subito a insegnare a tutti il galateo canino prendendo un oggetto qualsiasi (di solito un giocattolo o un osso di pelle: ma una volta, non trovando di meglio, mi ha fregato la lozione solare e si è messo a difendere quella), piazzandoselo tra le zampe e facendo il Ferocissimo Leone con tutti i cuccioli che provano ad avvicinarsi (cioè, tutti).
Io entro in casa e vado a lavorare per un’oretta, tanto di Ektor mi fido ciecamente e so che farà il suo lavoro senza torcere un pelo a nessun cucciolo.

ORE 10,30
Rimetto dentro i cuccioli e mollo tutti gli altri, mandandoli di nuovo nei recinti.
Apro nuovamente a mamma e cuccioli e mi metto a lavorare con loro, ovvero: a) cinque minuti di collare e guinzaglio per ognuno; b) un po’ di gioco con palline, straccetti e affini; c) cinque minuti di spazzolata (leggi: bellissimo gioco in cui si deve acchiappare quello strano oggetto che ti passa sul pelo, riuscire a strapparlo di mano all’umana e e possibilmente distruggerlo), perchè devono essere abituati ad essere toelettati; d) controllo orecchie, denti, sederini e relative pulizie.
Nota: “giocare con i cuccioli” significa vestirsi da palombaro anche a ferragosto (la volta in cui ci ho provato in t-shirt ho rimediato una bisturata in un braccio che mi ha aperto la pelle in due: ho ancora la cicatrice.
Le unghie dei cuccioli a quell’età sono micidiali). Le pinzate giocose con i denti da latte – leggi: spilli – le senti lo stesso, ma è giusto sentirle per poter fare grandi CAIN! e insegnare ai cuccioli a regolare la forza del morso sulla pelle umana (non che la capiscano al volo, eh. Ma piano piano imparano).
Alla fine porto i cuccioli nel loro recinto esterno privato e li lascio lì con la mamma, che brontola perché invece vorrebbe venire con me. Dieci minuti di spiegazioni alla mamma: devi educare i figli, non rompere. Insegnagli a giocare, a cacciare, a fare i cani. Fila, vai a lavorare!
Lei mi mette i musi, ma poi va. E qualcosa fa. Per esempio, insegna ai figli come e dove rubare le scarpe degli umani. A distruggerle sono capacissimi da soli.



ORE 11,30
Vado a “guardarmi i cani”. Siccome a me interessa l’etologia, più che le esposizioni, le vendite di cuccioli eccetera, ogni giorno osservo per almeno un’oretta – dall’esterno e senza metter becco, nei limiti del possibile – quello che fanno quando sono in branco, come lo fanno, come gestiscono i rapporti tra loro e così via.
Fotografo, registro, prendo appunti, accumulo materiale (come qualcuno forse già saprà, il risultato di circa 10 anni di questo lavoro quotidiano è finito alluvionato durante un trasloco ed è andato tutto perduto. Ma allora non lo sapevo e quindi mi ci dedicavo con tanta passione e impegno).

ORE 12, 30 circa
Faccio uscire due cani dal recintone e me li porto in casa. Passo da mia madre a dirle che può mollare la sua cagna, perché i miei sono tutti chiusi (la maltese una volta è stata scambiata probabilmente per un gatto e azzannata al volo: appena ha fatto CAIN! l’husky ha capito l’equivoco e l’ha sputata immediatamente, ma intanto le aveva rotto una costola…quindi, da quel giorno, lei esce da sola o con Ektor).
Da quel momento in poi dò una vaghissima sistemata alla casa (leggi: fare giusto in modo che non ci crescano i funghi), preparo qualcosa di vagamente commestibile. Intanto arriva il marito, apre il cancello e scappa la maltese. Però stavolta se la insegue lui. Verso le 13 si mangia.

DALLE 13, 30 alle 18,30 circa
Lavoro.
Ahò, bisogna pur campare: e non è certo che possa farlo con i cani, visto che faccio due, massimo tre cucciolate all’anno (ma di solito due). Ogni ora, però, “ruoto” i cani: fuori i due che erano in casa, dentro altri due. Ovviamente, ogni volta che un cane deve uscire ci vuole qualche minuto di discussione, perché lui vorrebbe restare.
In occasione di uno di questi cambi, dò la merenda ai cuccioli.
I cani di casa sono felici di stare con me e quindi gli va bene anche stare svaccati sul divano (o venire a vedere cosa scrivo, o darmi le capocciate sul braccio mentre scrivo perché esigono assolutamente due coccole): però mi piacerebbe fare più cose, con loro. E’ che proprio non posso: devo scrivere.
Mi consolo pensando che se non altro io lavoro in casa. Se dovessi andare in ufficio o cose simili, non potrei mai allevare cani.
Il mio lavoro è comunque interrotto da varie telefonate e – ogni tanto – pure da qualcuno che si presenta al cancello. Tipo famigliola con un paio di pupi, mai vista e conosciuta.
“Buongiorno, desidera?”.
– Ah, buongiorno…siamo venuti a vedere i cani.
“Scusi, in che senso?”
– Be’, c’è il cartello in fondo alla strada: “Allevamento siberian husky”. Quindi si possono vedere, no? (col tono di chi pretende un suo diritto inalienabile)
“Sì, certo:  previa telefonata e appuntamento. Perché è vero, allevo cani: ma questa è casa mia, non uno zoo!”
Ogni volta almeno dieci minuti di discussione. E ci son pure quelli che si offendono.
Il lavoro viene interrotto anche alle 16, col rientro del figlio da scuola (fa il tempo pieno, Dio abbia in gloria chi l’ha inventato). Ovviamente devo ascoltare il resoconto della giornata del figlio, dopodiché lo mollo – a scelta – o da mia madre, o coi cuccioli. Per lui è più o meno la stessa cosa, tanto i casi sono due: o gioca con gli husky o gioca con la maltese. Ogni tanto mi affaccio a vedere se ha fatto i compiti (risposta immancabile: NO). Gli dico di fare i compiti (risposta: “Sì, adesso li faccio”).

ORE 18,30
Riporto dentro i cuccioli, preparo cena per tutti, metto tutti nei box. Pulisco i cuccioli che hanno mangiato e bevuto stando DENTRO le ciotole.
Mi metto gli stivali e vado a pulire le millemila cacche nei recinti (se è inverno, con la pila, perché è buio e non le vedo). Anche se ho la pila (o se c’è luce a sufficienza) pesto immancabilmente qualche cacca (ecco il perché degli stivali). Lavo gli stivali.
Nel frattempo è tornato il marito: gli chiedo se mi dà una mano, ma lui è stanco, poverino, e si svacca davanti alla TV.
Nel frattempo io prelevo dai box i cani che devono “fare qualcosa”  (preparazione al ring, imparare qualche esercizio di obbedienza, ripassare le cose che sanno fare – specialmente Ektor, che fa gare di lavoro) e gliela faccio fare. Si lavora un po’, si gioca molto, si lavora un altro pochino. Alla fine son venute le 20 circa: il marito, minacciato di morte, fa lo sforzo immane di portare la cena a tutti i cani e li chiude nei box (esclusi i due che verranno in casa per la notte).
Io intanto passo a vedere i cuccioli: c’è ancora qualche pisciata in giro, pulisco, asciugo, coccole a tutti. La mamma dei cuccioli mi guarda speranzosa: non è che posso venire un po’ in casa anch’io?
– Solo quando non dovrai più occuparti dei figli, bimba.
La cagna mi mette i musi lunghissimi, disgustata da tutta la faccenda. Dieci minuti di coccole riservate solo a lei per farle passare i musi lunghi.
Ripasso al piano di sotto a recuperare il figlio: “Li hai fatti i compiti?”
“No”.
Metto il figlio a fare i compiti sotto osservazione della madre-tiranna, dopo aver chiesto al marito se può guardarlo lui e aver ottenuto un “grunf” in risposta, perché in TV c’è la partita o il calciomercato o il processo del lunedì o qualsiasi altra vaccata calcistica che gli procura il vaffanculo del lunedì, del martedì o del mercoledì, che viene comunque ignorato.

ORE 20
Si cena (di solito scongelando qualcosa di pre-cotto). Il marito si lamenta che “in questa casa si va avanti a quattro salti in padella”.
Gli rispondo che può già essere felice che non si vada avanti a quattro calci nel culo, visto il grande aiuto che mi dà.
Si mangia (di solito litigando), dopodiché lui si ri-svacca davanti alla TV e io torno a lavorare, dopo un ultimo giro di controllo-box per accertarmi che i cani stiano tutti bene.

ORE 24 circa
A volte casco direttamente dal sonno sul PC, altre volte riesco a guardagnare il letto. Immediatamente i due cani – ZOMP! – mi si piazzano uno per parte, dentro il letto. Quando arriverà il marito penserà lui a farli scendere, anche perché devono uscire a pisciare per l’ultima volta.
Dopodiché o riuscirà a convincerli a dormire sul tappeto, oppure ci faremo strettini strettini e ci staremo tutti e quattro.
Non mi interessa, lasciatemi solo dormire.
Che tra sette ore precise arriva lo SLAP.

Ecco, questa era una mia giornata-tipo: ma una di quelle tranquille, normalissime, in cui non succedeva niente di particolare (tipo: cane che sta male e bisogna volare dal veterinario; arrivo del rappresentante di mangimi o di cucce o di antiparassitari o di qualsiasi altra cosa che ti fa perdere mezz’ora; arrivo del camion col mangime che hai ordinato al rappresentante e che mo’ ti devi scaricare e sistemare – e si parla di bancali, mica di sacchettini del supermercato – arrivo di potenziali clienti, stavolta su regolare appuntamento, che ti fanno perdere due ore perché se non gli faccio il terzo, quarto e quinto grado, col cavolo che gli do un mio cucciolo; arrivo di cagna per monta; varie ed eventuali). E attenzione, stiamo parlando di husky, ovvero di cani senza prova di lavoro: perché se hai i pastori tedeschi, come avevo io quando ho cominciato, devi anche andare al campo a provare le piste, gli attacchi e tutto quello che non puoi fare da solo a casa tua. Poi ogni razza ha le sue esigenze, i suoi problemi, i suoi tempi… forse qualche lettore-allevatore potrà completare il quadro con le sue esperienze. Questa è stata la mia.
Siccome ho avuto il magone per tutto il tempo che ho impiegato a scrivere questo articolo, adesso la faccio corta e arrivo alla conclusione prima di mettermi a frignare come una scema.
La conclusione è:  in tutto questo bailamme, quanto tempo riuscivo a  dedicare ad ognuno dei miei cani, che pure amavo – ve l’assicuro – come se fossero figli miei?
Non ho mai pensato che i miei cani non fossero felici, sia chiaro.
Se l’avessi pensato, non avrei mai cominciato ad allevare (neppure per far crescere il figlio come si vede nell’ultima foto in basso, e che credo sia il modo migliore in assoluto per tirar su un bambino).
Però, quando ho smesso e ho avuto “cani unici” (o al massimo due cani e un par di gatti), mi sono resa conto che la loro vita era molto più piena: o meglio, che la nostra vita di gruppo era più piena. Perché i miei husky hanno fatto soprattutto vita di branco: e non è che sia una brutta cosa, per dei cani… anzi, a me piaceva molto che la facessero perché uno dei miei scopi, come ho detto sopra, era osservarli ed imparare da loro.
Però il cane domestico è – appunto – domestico. E vivere con l’uomo gli piace di più che vivere con i suoi simili (come dimostrano gli assalti alla porta di casa). Quindi, ripeto: non so cosa farei, se dovessi ricominciare ad allevare… però non mi sento certo di condannare chi sceglie di affidare i propri cani ad altre famiglie (ovviamente affidabili e sicure).
Certo, la verità assoluta non ce l’ho io e non ce l’ha nessun altro: bisognerebbe chiedere ai cani.
Però è anche vero che i cani, pur non parlando in italiano, sanno benissimo come farti capire se sono allegri o tristi, soddisfatti o frustrati.
Di  cani riaffidati, oltre ad averne avuto uno personalmente, io ne ho visti molti: e per quanto posso capirne io di canese, tristi non me lo sono sembrati neanche un po’.

Le foto che corredano questo articolo sono tutte  fatte da me, che a fotografare non sono propriamente un genio.
Sono tra le poche sopravvissute all’alluvione di cui ho parlato sopra, hanno più di vent’anni (il coso a due zampe che vedete qui sopra sta per compierne ventisei) e si vede, anche dai colori.
Non sono molto belle: però sono molto mie. Sono i cani di cui si parla nell’articolo e mi sembrava giusto metterci proprio loro.

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22 Commenti

  1. Leggo l’articolo e mi ci ritrovo in pieno! Nel 2007 la prima cucciola, l’anno successivo abbiamo adottato una coppia di 2 anni da una famiglia che non li voleva +. Ci dissero “ora che ne avete 3 potete iniziare ad allevare”. L’idea rimase nell’aria un po’, studiammo a fondo e poi provammo con la prima cucciolata. Ne sono seguite altre, e ora abbiamo 8 cani, l’ultima una cucciolina di 3 mesi figlia della veterana che ne tramanderà le gesta. La piccola e la mamma dormono in casa con noi, gli altri 6 al piano terra. Niente box perchè sono cani da compagnia. La mattina la mamma mi chiama prima delle 6 battendo la zampetta sul materasso. Alla 3a sgridata, intorno alle 6.30 mi alzo e metto fuori tutti in giardino, tranne la piccola che sporca sul panno. Sicuramente il maschio più giovane una pozzanghera me la fa… se non peggio. Perciò si fanno uscire e via a pulire, in casa e fuori. Mangia la piccola, gli adulti rientrano. Il maschio + giovane si unirà alla mamma e alla figlia per farmi compagnia intanto che sbrigo le faccende del mattino e mi preparo per il lavoro. Prima di uscire chiamo mio marito, che lavora da casa e si prende cura dei cani in mia assenza. Quando torno hanno tutti già mangiato, io do un giro di pulizia occhi, orecchie, spazzolata, ed educazione alla piccola e al maschio più giovane che deve debuttare in expo. Dopo cena con noi ci sono 4 cani (mamma, figlia e maschio giovane fissi, poi un altro a turno), gli altri nella stanza accanto. Si gioca un pò, la piccola mangia e si esce per l’ultima volta dopo la mezzanotte, talvolta anche all’una. Poi tutti a nanna fino al mattino. Questo tutti i santi giorni. L’ultima vacanza risale al 2008, all’epoca erano ancora 3. Poi forse qualche gita fuori porta, quando qualche parente ce li viene a tenere. La maggior parte delle volte le gite corrispondono ad expo, a monte o a visite presso i cuccioli cresciuti. Il bilancio è assolutamente in rosso, non ho cambiato la macchina con i proventi dei cuccioli, li ho solo mantenuti nei migliore dei modi, pagato tutti gli esami, e i test, le spese veterinarie impreviste ecc. Ogni volta che in una cucciolata particolarmente sfortunata muore un cucciolo non di parto, l’istinto è quello di dire basta. Ma per il dispiacere, mai per l’impegno o il sacrificio. Smetteremo un giorno? Può darsi, ma mai riusciremmo a stare senza almeno 2-3 cani.

  2. bellissimo racconto…. io però dico, mah!
    Nel senso ch quella che hai descritto non è la giornata tipo dell’ *allevatore*… Era la “tua” giornata tipo, dove tu rappresenti comunque un certo tipo di allevamento che non è neanche tra i piu’ diffusi. Quello in cui c’è una persona che sta a casa tutto il giorno o gran parte del giorno perché ha un’attività che permette di farlo (tipo casalinga, scrittrice, agricoltore, venditore di qualcosa col magazzino sotto casa….) e un numero di cani non troppo elevato.
    Andando a pesarre tutto su una bilancia…. guarda che poi non è che il tempo dedicato ai cani sia poi tanto meno rispetto a quello che viene dedicato loro in una famiglia che lavora. Anch’io che ho *solo* tre cani non è che passo TUTTO il tempo a trastullarmi con loro a portarli a esplrare il mondo, a insegnargli i giochini…. ci sono lunghe parti della giornata in cui i cani stanno per conto loro a non fare niente perché io non ci sono, o anche se ci sono devo occuparmi di altre cose… di riordinare la casa, preparare i bimbi per la scuola, sistemare il giardino, riparare una bici, rispondere al telefono, intrattenere i bambinini che non sono ancora autonomi.
    E io penso, senza falsa modestia, di essere *di gran lunga* superiore alla media come qualità della vita che offro ai cani. Se mi parli del proprietario “medio”… quello con un solo cane a cui dedica meno tempo di quanto gli dedichi io, quello che comunque anche lui lo tiene in box o alla catena perché se no gli rovina il giardino, gli sporca la casa o salta addosso alla cognata con cui divide il cortile… beh… appunto in questi casi non vedo tutta questa qualità in piu’ ad andare a fare il cane unico.
    Certo, selezionando e andandoli a cercare, ci sono anche tanti casi di semplici proprietari che vivono in funzione dal cane e gli fanno fare davvero una vita da re. Ma non sono il “proprietario medio” e penso sia molto difficile trovarli se si pretende di farlo come “routine”, cioè come cosa normale per un allevatore che ha tanti cani e regolarmente colloca i riproduttori pensionati. Ti può andare bene con uno… due, ma poi non è che il mondo pullula di pensionati o famiglie spensierate senza problemi di tempo che accolgono il cane come un principino. Il mondo pullula di famiglie normali che devono fare i conti con i turni in ufficio, la spesa, le bollette da pagare, i negozi che chiudono, i nipotini da andare a prendere all’asilo e nella maggior parte dei casi offriranno anche loro dei “turni di uscita”.
    Se la giornata tipo dell’allevatore peggiora notevolmente rispetto a quello che hai descritto tu, cioè se i cani aumentano di numero a tal punto che puoi sognarti di fare i due gruppi compatibili nell’ampio spazio, ma diventano dieci minuti di uscita mentre tu pulisci a turno i box che a poco a poco ti hanno riempito l’ampio spazio (che poi sarebbe il vero allevatore **tipo** purtroppo), allora posso anche convenire che il cane stia meglio in una “buona” famiglia (sperando di trovarla). Ma se il tutto rimane al “tipo” descritto da te, a me la cosa suona ancora come se dovessi fare adottare i miei figli a una famiglia in cui il papà guadagna dieci volte quello che guadagno io e la mamma è a casa tutto il giorno e ha pure la domestica il maggiordomo e il giardiniere e quindi può occuparsi solo dei figli e coccolarli. E quindi li farebbe *sicuramente* stare meglio. Per me un discorso cosi’ avrebbe senso se glieli dessi appena nati… forse sarebbe vero. Ma non posso pensare che dopo tanti anni che sono stati con te sarebbero *davvero* piu’ contenti di andare con un altro genitore seppur ricco e meno incasinato.
    La stessa cosa i cani, che maturano un legame col proprietario paragonabile a quello dei figli. Sono come degli eterni bambini… e allora o sei veramente messo male, in una situazione paragonabile a quella una famiglia da servizi sociali con dieci figli mollati in strada di cui non ti occupi mai e che non ti vedono come padre (e non è certo una cosa di cui andare fieri)… altrimenti vuol dire che il fatto che vadano a star meglio è solo una “scusa” per tenerti la coscienza pulita e permetterti di dedicarti a quello che a te interessa maggiormente che non è il benessere dei cani ma il “successo zootecnico”, veder nascere piu’ cani come piacciono a te. Che è un po’ come dire “su bambini, da oggi andate a stare con la zia Cathleen che vi tiene tanto bene perché la mamma è sempre in giro per affari ed è troppo indaffarata col suo lavoro e… certo se avesse anche meno figli di cui occuparsi sarebbe molto diverso, no”?

    • Denis, e mica potevo racconta’ le giornate altrui! Certo che era la “mia” giornata tipo: ma io già stavo molto con i miei cani, se paragonata a persone che allevano “in più” e che hanno appunto a che fare con altri lavori fuori casa, altri orari ecc. Quindi, peggio diventa la possibilità di stare con i propri cani e più aumenta il fatto che possano stare meglio altrove. Poi non lo so, eh: non è che ci metta la mano sul fuoco. Bisognerebbe appunto sentire cosa ne pensano i cani. Però io, come ben sai, alla fine della mia storia in cui mi tenevo tutto e tutti, ho dovuto dare via tutto e tutti: e quando ho rivisto i miei cani, anche quelli più francobolli, anche quelli che pensavo ci avrebbero sofferto moltissimo, come ci stavo soffrendo io…ci sono quasi rimasta male, da tanto che erano contenti nelle loro nuove sistemazioni! E i miei cani sono finiti quasi tutti a un altro allevatore: non sono andati a fare i “cani unici”. Però erano felici e contenti lo stesso (vabb’ che l’allevatore era uno come me, ovvio. Altrimenti col cavolo che glieli avrei dati).
      Bolo io l’ho preso a sette anni, era vissuto in allevamento, sì, ma come cane di casa…e aveva già lasciato il primo proprietario, un privato, quando aveva quattro anni. Doppio trauma, insomma, almeno in teoria. Un po’ di trauma deve averlo effettivamente avuto, perché aveva l’ansia da separazione: ma a parte quello…l’hai conosciuto, mi pare: hai visto com’era. Se non è stato un cane felice quello, non so chi possa essere definito tale.
      Poi il fatto che il proprietario medio non sia l’ideale…è verissimo: però, quando hai da affidare UN singolo cane e non devi vendere una cucciolata, puoi essere mooooooooolto più selettivo. Non è che lo devi smollare al primo che passa.
      Per carità, capiterà di sbagliare anche lì (come capita, purtroppo, quando si vendono i cuccioli, anche se ci metti tutto l’impegno possibile): però, tutto sommato, credo che l’affido possa essere una buona soluzione. Non l’UNICA. Non è che devi smollare cani per forza. Però non è neppure che se li affidi sei uno stronzo che non ama i suoi cani: anzi, in certi casi forse sei più stronzo se te li tieni.
      Come sempre, dipende tanto da caso a caso.
      P.S.: te lo ricordi di farmi il pezzo sul bolognese? Vabbe’ che hai poco tempo e tanti figli, ma le richieste continuano e tu ci metti più tempo di tu’ moglie a partorire i suddetti figli!

      • standing ovation a questo commento di valeria ! e, denis.. ribadisco: persone che potrebbero, potenzialmente, prendere un cane adulto a fine carriera e tenerlo *bene* sono tantissime; solo che non c’è – almeno in Italia – questa cultura, presente, al contrario, in moltissimi paesi del nord europa.

      • il pezzo sul bolognese, me lo ricordo ma… le mie giornate sono veramente pienissime, non ho piu’ cinque minuti di tempo consecutivi. Comunque l’ho iniziato… chiedi a mia moglie se me lo lascia finire 😉
        … riguardo al resto… guarda io ho un amico che a quattordici anni nel giro di pochi mesi ha perso entrambi i genitori. Poi comunque si è fidanzato, lasciato, rididanzato, si è diplomeato adesso è sposato… ha fatto una vita normale, l’ho rivisto l’altro giorno che portava il bimbo a scuola e sembrava felice. Come il Bolo. Ovvio che si può superare tutto, ma la mia opinione è quella che questo non deve essere una buona scusa per permettersi di fare tutto a cuor leggero… che tanto poi il cane lo supera. E quella resta la mia opinione. E in fatto di opinioni, come al solito, ognuno ha le proprie.

  3. Quindi uno che ha un paio di cani, e che spinto dall’amore che ha per loro fantastica sul creare un allevamento, deve mettere in conto che poi il rapporto con i cani cambia.
    Il passare del tempo con loro, le dimostrazioni d’affetto, le intese, sono cose che cambiano a seconda del numero dei componenti del gruppo.
    Forse ci sono tre tipi di rapporti per chi ha ed ama i cani, uno è quello col cane singolo; forse esclusivamente con un cane solo si può creare una simbiosi, una perfetta intesa. Però con tre o quattro cani si può arrivare a sentirsi dentro un branco dove prevale a volte il canese.
    Come allevatore ti potrai gustare altre cose , come le nascite, ma avrai rapporti a spizzichi per ogni membro del gruppo, famiglia compresa.
    Sta a noi cercare di capire (prima) che tipo di rapporto vogliamo e cosa ci affascina di più in loro

    • insomma, l’amore per i cani non si soddisfa necessariamente di più avendo più cani, perchè se con uno ci interagisci profondamente, avendone 30 hai più interazioni ma di minor livello, tanto che l’allevatore che mette da parte il suo egoismo cede le mamme a fine carriera sicuro che vadano a star meglio

  4. mi fai venir voglia di ellevare… peccato per i miei soli 12 anni.. forse un giorno, chissà. per il momento niente
    P.S. scusa valeria ma come diavolo a fatto ad alluvionarsi la casa nel trasloco?????????

    • Non si è alluvionata la casa: si è alluvionato il garage del traslocatore, che ci aveva parcheggiato il furgone si cui aveva caricato le cose piccole (scatoloni e affini, che contenevano appunto tutto il mio lavoro da etologa dilettante), e che me le avrebbe (condizionale) portate nella casa nuova il giorno dopo, se non fosse venuta l’alluvione proprio quella notte lì. Quando si dice il culo, eh…
      Lui ha buttato via il furgone, io dieci anni di vita: però c’è stata gente che ha perso per davvero la vita, in quell’alluvione lì. Quindi meglio non lamentarsi troppo.

  5. grazie valeria 🙂 ho riso tantissimo, ma ho anche riflettuto molto. . e mi rendo conto che posso ringraziare di non avere NE marito (abbandonato x strada tanto tempo fa) ne figli e questo mi permette di avere un briciolinissimo di tempo in più per i miei cani. che cmq è sempre troppo troppo poco !

  6. “il risultato di circa 10 anni di questo lavoro quotidiano è finito alluvionato durante un trasloco ed è andato tutto perduto”
    ommamma… terribile…

  7. Bell’articolo e sai quanto ti capisco…alle 07 del mattino? E nopn sai quanto t’invidio!! 😀
    Il mio OSPITYE( perché chiamarlo compagno mi fa ridere)non è patito di calcio, ma neanche di cani e fargli fare il giro cacche è uno sforzo immane per me, che se potessi scendere sti 7 scalini, lo farei io e lui tornerebbe a fare le pezze da dove è venuto…
    Ho 2 maschi giovani da dare per esubero ed un paio di femmine a fine carriera, ma non me la sento. Finché potranno stare in casa con me, dormire nella stanza a fianco(ex lavanderia), in gabbia almeno i maschi, rimanderò, magari fino alla conclusione della loro vita(per cause naturali).
    Ma capisco chi cerca famiglia ai suoi cani, fare il cane unico è molto meglio. Le ginocchia, la tele , il letto…
    Ci penserò, ma moooolto.

  8. Gran bell’articolo…per me è sato anche commovente…e Le chiedo una cosa, se un giorno dovesse ritornare ad allevare:
    1-ce lo faccia sapere così sapremmo a chi rivolgerci nel caso qualcuno fosse interessato alla sua razza 🙂
    2-alleverebbe sempre siberian husky?
    Solo curiosità…io non sono un’allevatrice ma dal suo modo di descrivere la giornata tipo, si evince quanto le manchi allevare e con quanta passione l’ha fatto.Complimenti, per tutto.

    • Grazie, Orly. Le possibilità che io torni ad allevare sono nell’ordine dello zero virgola…però non si sa mai, nella vita…
      Alleverei di nuovo husky? No, non credo. Un po’ perché sono cani troppo impegnativi per una ormai-quasi-vecchietta come me (che vecchietta per intero ci diventerà tra poco), un po’ perché la razza com’è adesso non mi piace più. Sono diventati troppo peluchoni da show e non hanno più molto del lupazzo primitivo che mi aveva fatto innamorare all’epoca.

  9. Io ho sempre avuto cani domestici… Da uno (un alano) a due.. poi 4.. adesso 3 perchè Pacio ci ha lasciati lo scorso 24-12! Non ho mai avuto allevamenti, ma la mia vita, quando abitavo in casa dei miei e quindi i 4 erano un branco unico, era molto simile. Laika mi sveglia solitamente alle 6.30 del mattino volendo venire sul letto ad accoccolarsi in mezzo alle mie gambe, alle 7.15 ci si alza per prepararsi alla giornata di lavoro e come apro la mia porta Lola vuole venirci a salutare dato che ha passato la notte nella camera dei miei genitori, poi tutti giù per le scale ad andare a salutare Tea e Pacio che sono appena usciti da casa di mio fratello! Colazione… lavoro(lola e laika vengono con noi in ufficio), poi quando si ritorna a casa alla sera via che si ritorna a giocare tutti insieme. Anche a me piace molto stare ad osservarli quando giocano, anche se Laika non lo permette molto dato che preferisce giocare con la palla e quindi richiede attenzione. Tra l’articolo che hai scritto e la vita di un branco domestico ci sono delle similitudini, molte cose che hai scritto mi hanno ricordato atteggiamenti e cose successe con i miei cagnoni…e capisco anche la commozione nello scrivere tutto questo.
    Un paio di domande.
    1) in un altro tuo articolo facevi una domanda retorica e provocatoria sull’aspirante padrone che usava l’espressione “amare come un figlio” e giustamente tu hai scritto che sarebbe meglio amarlo come un cane… ma qui tu stessa hai usato quest’espressione… capisco la provocazione e il contesto in cui l’hai scritto, ma perchè non accettare che è un’espressione comune che serve solo, nella maggior parte dei casi credo, il fatto che quella determinata persona amerà profondamente il cane? O l’hai sentito dire talmente tante volte che forse sai che ormai è detto a sproposito?
    2) Mi ha fatto riflettere un comportamento di Ektor che hai descritto: quello di avere un oggetto tra le zampe e spiegare ai cuccioli quali sono i limiti con dei growl da re della foresta! 😉 Lo fa anche Laika (la mia, incrocio tra labrador nero e pastore tedesco), ha iniziato a farlo al campo di agility tanto tempo fa con la mia borsetta e ha continuato a farlo in giro (sempre con la mia borsetta) e poi con l’arrivo di Lola, lo fa con qualsiasi oggetto (poi che Lola abbia così poco riguardo dei suoi ringhi che le ruba comunque i giochi e che Laika glieli lasci prendere è un altro discorso). Pensavo fosse una sorta di gelosia, prima per la borsetta in quanto contenitore dei premi, poi dei giochi… Devo, invece, leggerlo come un tentativo di insegnamento dei limiti?
    Comunque bellissimo articolo, complimenti!
    Pamela

    • Sì, Pamela, la storia dell'”amare come un figlio” l’ho usata provocatoriamente (anche perché mio figlio mi ha sempre rinfacciato di voler più bene ai cani che a lui. Non è vero, ma non è neanche troppo vero il contrario :-)): anche perché spesso sento dire cosa tipo: “Ahhhhh il mio bambinooo! Il mio piccinoooo! Lo amo come un figlio, e infatti mangia le stesse cose che mangio io!”
      Ecco, brava, pirla…perché non fai il contrario? Mangia tu le stesse cose che mangia lui, così non gli rovini lo stomaco! 🙂
      Insomma, la frase storica mi sta benissimo quando esprime un vero sentimento…ma di solito viene usata per mascherare malefatte (Sì, vabbe’ lo tengo alla catena tutto il giorno..ma lo amo come un figlio!), e in quei casi lì mi sembra giusto perculare un po’ chi la pronuncia.
      Per quanto riguarda il gioco del “tabù”, lo fanno tutti i maschi adulti con i cuccioli per insegnare loro a rispettare la proprietà altrui: però lo fanno in modo proprio particolare, ovvero si mettono lì a difendere una cosa di cui, in realtà, non gli frega assolutamente nulla.
      Se un cane difende a spada tratta un oggetto, sempre quello, anche da altri cani adulti…allora non è un gioco, è proprio possessività: questo oggetto E’MIOOOO!!! e chi tocca muore.
      Direi che Laika l’ha fatto per possessività al campo di agility con la tua borsetta, ma forse lo sta facendo a titolo di “insegnamento” con Lola…anche se di solito l’insegnamento del tabù è più tipico dei maschi.

  10. Ci sono alcuni concetti che sfuggono ai più.
    Per chi alleva, non esistono le ricorrenze, tu a capodanno puoi anche tirare le cinque di mattina a ballare samba do brazil da qualche parte ma i cani hanno comunque le loro necessità alla stessa ora, e tu devi fare quello che fai ogni giorno anche se hai fatto la “notte brava” di capodanno, oppure una festa, un compleanno, un anniversario ecc ecc….
    Specialmente capodanno è difficile che riesci a muoverti se hai tanti cani, perchè quei coglioni che sparano i botti fanno impazzire i tuoi cani e DEVI stare a casa per controllare tutti, dai piccoli agli anziani….
    Io per fortuna ho solo il vecchio generale di nove anni che mi sclera dalla paura con i botti, gli altri se ne fregano, ma non mi sognerei mai di lasciarla a patire e ansimare perchè “tanto prima o poi i botti smettono”.
    Questo concetto del ” tutti i giorni feste comandate comprese” è molto complicato da mettere nella testa della gente, che crede la vita dell’allevatore una specie di allegra giostra che quando non sei in giro a fare gare, sei a casa a spassartela.
    Hai detto quasi tutto, ma aggiungerei alcune differenze riguardo al marito che il mio fortunatamente mi aiuta, se ne frega del calcio al punto che non sa neanche i nomi delle squadre….mi aiuta ed è contento di farlo, soprattutto quando ci sono cuccioli da spupazzare 🙂
    Aggiungerei una variazione sul tema puramente climatica: quando dalle mie parti tutto è sotto zero, e intendo tredici, quindici, diciotto sotto zero, il discorso ” vado a pulire i box” è un delirio, perchè i tubi son tutti ghiacciati e si viaggia con le secchie dell’acqua, portandosele da casa o dal garage, fino ai box, su e giù, su e giù, doppio o triplo giro perchè si lava e si risciacqua e si riempiono le ciotole per bere…le mie due ernie non sono per niente contente ma così è….e quest’anno ci ha anche graziato che non ha iniziato a ghiacciare a novembre ma solo la scorsa settimana!!!
    Il resto è pari pari a quello che dici…con buona pace di chi crede sia tutto un gran divertimento.
    Per i cani fuori riproduzione, io ho trovato casa a tre mie femmine, e tutte e tre se la passano gran bene, meglio di qua, perchè la vita in allevamento e la vita in casa, sono più o meno paragonabili alla vita in collegio e alla vita del figlio unico.
    Dopo molti soldi per molti esami, molte monte a vuoto, mi sono arresa al fatto che una di loro fosse sterile…. l’altra non è mai neanche andata in calore……la terza ha una storia tutta sua che non mi va di dire qui, ma non mi era possibile tenerla per questioni diciamo “burocratiche” gravissime.
    Ora una sta a Firenze, stra-coccolata da un neopensionato che ha sempre vissuto col sogno del cane ma finchè era fuori undici ore al giorno…..
    Una è a Bergamo, da una famglia con due bimbe carine e gentili (davvero eh…non tono ironico), e una sta a Parma, dove ha ridato la vita e la voglia di vivere a un maschio della stessa razza che aveva perso la sua compagna di vita in cinque giorni, per un tumore fulminante, lui non mangiava più, non correva più, si stava lasciando morire così, per disperazione.
    Sono felice per loro, se avessi detto “Restano tutti qui perchè io gli voglio bene”, avrei espresso un concetto esattamente contrario, cioè “Restano qui perchè sono una gran egoista”
    Meglio la vita da figlio unico oppure la vita di collegio?
    Io non ho dubbi !!

  11. Bellissimo questo articolo, davvero! Il dono della scrittura… Amerei vedere di persona e son sicuro che chiunque prenderà un cucciolo dal tuo branco avrà con se un essere speciale! (lo sono tutti certo)

    • Maurizio, gli ultimi cuccioli sono usciti dal mio branco 20 anni fa…quindi non ce n’è più nessuno in vita, purtroppo. Sono sicura che siano stati speciali non solo perché lo sono tutti, in effetti…ma anche perché ho mantenuto i contatti con tutti loro dal primo all’ultimo giorno di vita. Però non c’è più niente da vedere di persona, perché non allevo più da troppissimo tempo 🙁

  12. Scusate la scurrilità gratuita ma mi viene solo una cosa da dire dopo aver letto questo articolo: Minchia, mi hai spiato a casa.
    Le uniche differenze sono che la mattina i cani di turno che dormono con noi non si azzardano a svegliarmi, altrimenti un <> tonante da parte della sottoscritta non glielo toglie nessuno.
    Poi ancora non ho figli, ma ho il mio compagno, che mi fa sia da marito che da figlio: le rare volte che ho chiesto di andare lui a dare da mangiare ai cani sembrava stesse per arrivare l’apocalisse: latrati e casino a tutto spiano. Credo che lo vedano come un grosso giocattolone camminante…. :’D

  13. Vero, tutto vero Valeria, io di cani ne ho 12 in totale e, il mio cruccio maggiore è, che avendone cosi “tanti”, non si riesce davvero a goderli, quando ritornano i clienti a farmi vedere come cresce il cucciolo, mi rendo conto che un rapporto cosi profondo e pieno non lo si potrebbe avere con più di 4-5 cani massimo. Darli via a fine carriera? Io l’ho fatto con 2 femmine di 5 anni e mezzo, vivono assieme nel salone a fianco del nuovo “amico” che lavora in casa, ho appena ricevuto una foto: sono tutte 2 stese vicino al camino e, fra noi, credo che l’unico che subisce un tuffo al cuore per “ciò che è stato in passato” sono io.

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