di VALERIA ROSSI – “Guardi, è un amore, un tesoro, gli manca proprio solo la parola, sa come si dice?”
(lo so, lo sooo… altroché, se lo soooo!)
“Però, guardi: anche se non parla, capisce tutto, eh! Ma proprio tutto quello che gli dico! Io gli parlo e lui mi sta a sentire, mi guarda tutto attento, proprio come un bambino…”
(come un cane no, eh?)
“… e lo so che capisce tutto, anche se non può rispondere!”

Al termine di questa conversazione-tipo (anche se per ovvi motivi non lo facevo, o almeno non in modo così diretto) io avrei dovuto rispondere: “Bene, signora: son contenta per lei. Ma allora che cavolo ci fa qui?”
Perché la Sciuramaria col cane che capiva perfettamente l’italiano era approdata al mio campo, ovvero a un campo di addestramento. E dopo avermi sciorinato tutta la manfrina di cui sopra concludeva con l’ immancabile: “…SOLO CHE… ”
Solo che tira al guinzaglio stile panzer.  Solo che scappa, morde, distrugge casa, mi piscia sulle gardenie, si tromba tutte le cagnette del vicinato…
Scegliete voi. Almeno un problema c’era sempre, a volte anche più di uno. A volte c’era un’intera compilation di problemi più o meno seri.
Insomma, questo genio di cane che stava attentissimo a tutte le spiegazioni e capiva ogni parola, alla fine dei conti, faceva esattamente il contrario di quello che la Sciura gli diceva.
Quindi, o non era proprio che capisse tutto-tutto-tutto, oppure capiva tutto e poi la prendeva per il culo. In entrambi i casi, qualcosa non funzionava.

Quelli che col cane ci parlano, però, non si rendono praticamente mai conto dell’incongruenza di cui sopra.
Quelli che col cane ci parlano sono davvero convinti che il modo migliore di comunicare con un animale sia quello di mettersi lì e “raccontargli quella dell’uva”, come diceva mia nonna: ovvero blaterare a tutto spiano, fare discorsi lunghissimi e ben articolati, spiegargli le cose come se fosse realmente un bambino, solo casualmente dotato di coda e ricoperto di pelo.
Un discorso-tipo della Sciuramaria col cane bambinizzato è, per esempio, il seguente: “Quante volte ti ho detto che non devi scendere dalla macchina finché non te lo dico io? Lo vedi quanto traffico c’è? CATTIVO! Devi aspettare, porca miseria, che altrimenti rischi di finire stirato! E poi la mamma come fa, senza di te? Lo sai quanto bene ti voglio… e allora perché fai così? EH? Perché non mi dai retta, una buona volta?”
In tutto questo… il cane la guarda attento? Ma certo che sì!
Quando un umano lo guarda dritto in faccia e comincia a raccontargli quella dell’uva, magari accompagnando il tutto con ampi gesti, il cane – se ha anche solo un minimo di rapporto affettivo con lui – lo segue attentissimo, nel disperato tentativo di capirci qualcosa.
E capisce davvero qualcosa? Certo che no.
O meglio, può capire qualche parola random, senza essere minimamente in grado di collegarla al resto del discorso e soprattutto al concetto che l’umano vorrebbe inculcargli.

Per esempio, in tutta la blaterata di cui sopra, è probabile che il cane abbia recepito il CATTIVO!;  un po’ perché è stato pronunciato con maggiore enfasi e un po’ perché è un suono (non “parola“, ma “suono“: i cani non comunicano con il linguaggio parlato e quindi sfugge loro anche solo il concetto di “parola”… ed è per questo che non sanno leggere) che ha imparato, nel tempo, ad abbinare all’immagine dell’umano incavolato con lui.
Quindi il cane, sentendo dire CATTIVO!, probabilmente reagirà abbassando le orecchie, leccandosi il naso e mandando altri segnali di pacificazione: e la Sciuramaria magari non ha la più pallida idea di cosa sia un segnale di pacificazione, però una “faccia colpevole” la sa riconoscere. Ergo, deduce che il cane abbia capito perfettamente tutto quello che gli ha detto e si aspetta che la volta successiva lui attenda l’ordine prima di scendere dalla macchina.
In realtà il cane ha capito che la Sciuramaria è incavolata con lui per qualcosa, ma non sa per cosa.
Anche con tutta la buona volontà del mondo, anche impegnandosi proprio al massimo per farla contenta, lui potrà solo abbinare il concetto di “canecattivo” a ciò che stava facendo nel preciso momento in cui sentito quel suono: magari si stava grattando un orecchio e pensa che per la sua umana sia una bruttisima cosa grattarsi le orecchie. Magari stava seduto di traverso e pensa che avrebbe dovuto sedersi più dritto. Di sicuro non può intuire, ma neanche lontanamente, che il CATTIVO! fosse riferito alla sua abitudine di saltar giù dalla macchina senza attendere l’ordine: e la volta dopo, naturalmente, si fionderà giù come ha sempre fatto (e come sempre farà, se la Siuramaria continua a raccontargli quella dell’uva).
Se la Sciuramaria si fosse limitata a un semplice, chiaro e netto NO! nel preciso istante in cui il cane balzava fuori dall’auto, per il cane sarebbe stato tutto più semplice. Tanto per cominciare, avrebbe capito cos’era la cosa che faceva incavolare l’umana.
Se poi la sciura gli  avesse pre-insegnato gli ordini “Resta!” e “Scendi!” e gli avesse dato il primo mentre apriva il portellone, e il secondo quando gli aveva agganciato il guinzaglio, accompagnando il tutto con relativi gesti sempre uguali, forse non ci sarebbe neppure mai stato bisogno di dirgli NO. Ma questo elementare procedimento, che appare assolutamente scontato a chiunque abbia un minimo di conoscenza cinofila, per la Sciuramaria è una cosa totalmente aliena. E quando le fai vedere come si fa, ottenendo in due o tre lezioni al massimo che il cane attenda effettivamente l’ordine prima di scapicollarsi in mezzo alla strada, ti guarda come se fossi dotato di bacchetta magica. Ci manca solo che gridi:  “Grandemagoooooooo!”
Dopodiché prende il cane al guinzaglio, lo guarda e gli esprime questo elementare concetto: “Ecco, lo vedi che con la maestra fai tutto per benino e ti comporti da bravo cagnolino educato? Perchè con la mamma no? Perché la mamma ti vizia troppo, perché ti vuole troppo bene: io lo so! E tu, per tutto ringraziamento, le fai i dispetti!”.
Al che il cane ricomincia a guardare attentissimo la mamma,  mentre il  Grandemago tenta il suicidio.

Io lo so che tutti gli educatori, addestratori e istruttori che stanno leggendo questo articolo stanno facendo grandi cenni di SI, SI, SI! con la testa. Perché “quelli che col cane ci parlano e lui capisce tutto” sono un vero esercito: prima o poi li becchiamo tutti, a volte anche in quantità industriale.
E non è che basti spiegare loro le cose perché smettano di comportarsi così: anche loro, spesso, fanno come il cane.
Ti guardano attentissimi e sembra che abbiano capito tutto.
Sembra, appunto.
Però, diciamolo, non è neppure tutta colpa loro.
Fare lunghi discorsi al cane è un chiaro sintomo di quella che io chiamo “bambinizzazione”, ma che ha anche un nome più dotto: epimeletica.
L’epimeletica è la naturale propensione di tutti gli animali adulti, uomo compreso – anzi, uomo in testa, vedremo tra poco il perchè  – a prendersi cura di chi è più piccolo e più indifeso di noi. Propensione “aggravata” dal fatto che il soggetto abbia anche un aspetto infantile o addirittura neonatale.
I cinofilosofi potranno parlarvene per ore: io mi limito a dire che si tratta di un impulso innato, programmato dalla natura per evitare che gli adulti di qualsiasi specie attaccassero i piccoli e che sentissero invece l’impulso di prendersi cura di loro.

Non c’è alcuna “bontà” in tutto questo: semplicemente, a Madre Natura interessa la conservazione delle specie…e nessuna specie si conserverebbe a lungo se i cuccioli venissero attaccati dagli adulti (a scopo predatorio/alimentare, o semplicemente perché rompono le palle e l’adulto reagisce in modo violento). In natura, ovviamente, la dimensione epimeletica è soprattutto specie-specifica: se un lupo incontra un cucciolo di lepre non si mette lì ad accudirlo, ma lo attacca eccome (d’altronde, i predatori devono pur mangiare). Nell’uomo, invece, all’impulso innato si assommano le imposizioni culturali, etiche e via dicendo: ragion per cui l’uomo tende a proteggere ed accudire tutti i soggetti piccoli ed indifesi (o apparentemente tali). Ogni tanto, come ci insegnano le cronache, qualcosa va storto… ma la norma è questa, e tutte le regole sociali vanno in questa direzione.
Risultato: l’impulso di accudire-coccolare-difendere scatta nell’umano adulto di fronte a qualsiasi bambino, ma anche a qualsiasi cucciolo e a qualsiasi cane di piccola taglia (spesso con grande imbarazzo del cane stesso, che viene aggredito a botte di “checcarinooooo!” e “cheamoriiiiinoooooo!” quando in realtà lui si sente un cane serissimo e pieno di dignità, tant’è che certi approcci lo schifano platealmente): ma non è affatto raro che la visione del cane come cucciolino indifeso si protragga, nella nostra mente, anche quando lui è un mastino napoletano di sei anni e pesa settanta chili.
Una logica c’è, perché il cane effettivamente “è” un eterno bambinone che manifesta spesso atteggiamenti capaci di stimolare tenerezza e voglia di coccole. Però alla propensione epimeletica bisognerebbe anche dare una regolata, ogni tanto, se non si vuole sconfinare nella bambinizzazione più becera: ovvero in una totale mancanza di rispetto verso il cane in quanto cane.

Un altro punto a discolpa delle Sciuremarie bambinizzanti è il disastroso proliferare di VIP, star, divi e divetti vari che trasmettono con inquietante frequenza (da TV, riviste e altri mezzi di comunicazione) proprio l’immagine del cane bambinizzato-che-più-bambinizzato-non-si-può. E un po’ perché l’uomo è un primate (che come tale ha un forte impulso all’imitazione), un po’ perchè anche razionalmente tende a pensare “Se fa così quella lì, che è bella-ricca-famosa-osannata eccetera, allora vorrà dire che è giusto fare così”… ecco che si moltiplicano i cani da borsetta, i passeggini per cani, i vestitini e tutto ciò che di più bambinizzante riuscite ad immaginare.
Dopodiché sfido chiunque a non cedere alla tentazione di parlare al cane come se fosse un bambino. Lo sembra al cento per cento!
Peccato che non lo sia neanche un po’. Ma se farlo capire alle Sciuremarie mastino napoletano-munite può essere una cosa fattibile, spesso convincere le Sciuremarie col chihuahua o col beagle diventa un’impresa epica.
Se non altro, però, quando si tratta di chihuahua (o carlini, o cavalier, o altri cani da compagnia) la cosa è meno tragica: infatti questi cani sono ormai selezionati da secoli per essere impunemente bambinizzati senza subire grossi traumi. Non è che gli faccia proprio benissimo alla salute – specie quando si esagera   – però sopportano ed entro certi limiti apprezzano.
Quando invece parliamo di beagle (o di terrier, o di bassotti, o di altri cani piccoli, sì, ma selezionati per tutt’altro scopo che quello di finire in borsetta) il cane va davvero in crisi, perché viene completamente snaturato: e spesso diventa nervoso, intrattabile, isterico, perfino mordace.

Purtroppo, per l’educatore, farlo capire ai proprietari diventa spesso una vera mission impossible. E se non proprio impossible, almeno un bel po’ difficile: perché si tratta di trasformare una Sciuramaria mammizzata  (o un Sciurmario papizzato: gli uomini non sono certo indenni, anche se – forse per mancanza di istinto materno – sono un filino meno soggetti a quella che definirei “epimeletica patologica”) in normali proprietari di cani intesi come cani, che come cani andrebbero trattati: non nel senso proverbiale del “trattar male” o di essere coercitivi nei loro confronti, ma nel senso di rispettare la loro natura e soprattutto il loro modo di comunicare, dando anche loro modo di capire quello che davvero vogliamo, quando gli diciamo qualcosa.
Sia chiaro: NON E’ VIETATO autodefinirsi “mamme” e “papà”.
Non è una brutta cosaccia cattiva fare le coccole al cane dicendogli “cicciobello” o “tesoro”.  Non è vietato amare e neanche cedere all’epimeletica.
E’ vietato, però, fare le mammine o i papini quando si sta cercando di insegnare qualcosa al cane o di lavorare con lui: le coccole sono una cosa, il lavoro un’altra (tra l’altro il cane, questo, lo capisce benissimo).
E’ vietato non rendersi conto che il cane non può letteralmente capire quello che gli spieghiamo in un linguaggio a lui totalmente alieno.
E’ vietato, insomma, convincersi che il proprio cane sia un genio, una specie di ometto peloso capace di capire perfettamente l’italiano… e poi comportarsi come se i perfetti imbecilli, invece,  fossimo noi.

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45 Commenti

  1. E’ verissimo. Però i cani che davvero capiscono tutto ci sono. E io ne ho conosciuti e anche avuti. Una in particolare… e il motivo è che quel cane viveva quasi in simbiosi con me. E’ il cane che mi ha accompagnato dai dieci anni ai venti quattro.. medie, superiori e università. A parte gli ultimi anni piu’ impegnativi (ma dopo tanti anni ormai capiva “già” tutto, ha passato intere giornate con me. A parte le quattro/cinque ore che ero a scuola… in cui a volte stava con mia madre se era di turno al pomeriggio, era sempre con me e mi seguiva “ovunque”. Io per la gente ero “quello col cagnolino rossino”… da quando undicenne incosciente la facevo sedere sulla canna della bicletta… fino agli ultimi anni che saliva sulla macchina dietro al sedile posteriore dove non si possono tenere i cani che se freni volano avanti. Ma lei no. Lei puntava le zampette, mica era scema. L’ho portata pure in motorino e in vespa. Veniva con me in vacanza, è venuta a trovarmi (con i miei genitori ovviamente) anche quando ero militare. Ma anche con gli altri miei familiari passava parecchio tempo. Anche con mio nonno che se la portava a vendemiare (dove mangiava tutti i chicchi che cadevano per terra), con mio papà. E a lei di fatto non abbiamo mai insegnato niente in modo “organizzato”… ha appreso tutto per adattamento. Ma sapeva fare un sacco di cose, puirsi i piedi, portare le pantofole o la palla, saltare, raggiungere varie postazioni… e poi “capiva tutto” Veramente tutto. Iniziando dalle cosè piu’ frequenti da sciuramaria “chi c’è, dov’è il gatto… c’è Gigi, c’è Jerry, C’è il nonno.. (dimostrando di capire esattamente “chi” c’era… tantissime persone), andiamo a fare un giro, hai fame, chi vuole un biscotto, mangiare, dentro, fuori ecc… col passare degli anni era arrivata a capire qualsiasi cosa. Qualsiasi discorso anche se non si parlava direttamente con lei. Tanti sinonimi…. Roba che se dicevo a mia madre “stasera c’è cosi’ freddo che forse è meglio tenerlo dentro a dormire il cane”… lei girava come una trottola felicissima davanti alla scala che portava al piano di sopra. “Ha già mangiato la Isi?” (salti euforici davanti alla pentola sulla credenza…”no, no… non ho mangiato… sto morendo di fame!!1″ (e invece poi si scopriva che aveva già mangiato). Captava i nostri discorsi quando si parlava di uscire, di andare in qualche posto conosciuto… e si poteva andare in a piedi, in bici,in macchina, in tram e lei sembrava appunto capire in che direzione ci si muoveva. Solo sentendoci parlare tra di noi. A lei potevi veramente dire “dai, vai a fare la pipi’ che poi andiamo dalla nonna” e lei partiva passava sotto al cancello del giardino andava a fare pipi’ nel prato fuori e poi rientrava di corsa pronta a partire. Non capiva solo la singola parola che finiva la frase capiva i discorsi. E non capiva solo il tono. Capiva i suoni. Ricordo che quando usci’ il libro di Coren l’intelligenza dei cani lei ormai era quasi vecchia… avevo già anche la maremmana con cui ha convissuto negli ultimi cinque anni. Avevo provato tutti i giochetti proposti, i test di abilità… (nei quali invece era molto piu’ imbranata della maremmana)… Nel libro c’era anche un esempio in cui l’autore raccontava di aver invitato una sua cliente a pronunciare le parole “Fuffi pane maro miro” con la stessa intonazione in cui diceva “Fuffi andiamo a fare un giro” verificando che di fatto il cane aveva le stesse reazioni di felicità. Siccome erano le stesse identiche parole che pronunciavo di solito provai anch’io. “Isi, pane maro miro?” Il cane mi guardava con sguardo interrogativo, incredulo della serie “forse non ho capito bene… ho il vago sospetto che tu abbia detto qualche cosa di molto interessante ma… forse vuoi andare a fare un giro, ma non ne sono cosi’ sicuro”. Ripetei la stessa frase, stessa reazione di cane attentissimo che però ancora aspettta qualche indizio in piu’. Provai allora a dire “iSI vuoi andare a fare un giro?”… e quella volta la reazione fu la solita, rapidi giri su se stessa tipo trottola (era il suo modo tipico di manifestare felicità che poi ho scoperto essere tipico dello spaniel giapponese… mah!).
    Invece ricordo una volta che ero in bagno e mentre mi asciugavo i capelli cantavo fegato spappolato di Vasco Rossi. E arrivato alla frase “ma fuori c’è la festa del paese vado a fare un giro”, il cane che stava dormicchiando sul suo cuscino nell’altra stanza si svegliò si sorassalto e arrivò di corsa “vengo anch’io vengo anch’io vengo anch’io!!!” 🙂
    Ai cani che ho adesso ho impartito (quando erano giovani) gli insegnamenti piu’ tradizionali. Sanno fare il seduto, il “fermo”, il vieni. Piu’ i vari comandi da “agility” che sono rimasti anche se non frequentiamo piu’ da anni… ma a livello di comprensione del nostro linguaggio sono ben lontani dalla Isi (e da tanti altri…non è che io avessi un fenomeno, ne ho conosciuti altri). Perchè purtroppo trascorriamo poco tempo insieme e tante volte sono soli anche quando siamo con loro… nel senso che non ci occupiamo di loro ma parliamo delle nostre cose mentre loro dormicchiano a pochi metri da noi. Quanto mi mancano i miei quindici anni..

    • Ma sì, Denis, è ovvio che ci sono cani che a forza di sentirci ripetere le stesse frasi (intere frasi e non singole parole) le abbinano a situazioni, movimenti eccetera…però son sempre “suoni”, alla fin fine. Non è che capiscano che “andare” è andare inteso come verbo, che un “giro” è un “giro” inteso come vocabolo: andiamoafareungiro significa “si esce”, questo lo capiscono e reagiscono con gli zompi di gioia felici. Tu dici che la Isi distingueva panemaromiro da andiamoafareungiro: può darsi benissimo, perché evidentemente badava anche alle sfumature e quindi il suono era sì, quello, ma non proprio quello giusto. se è per questo io ho avuto un pastore tedesco che se invece di dargli il “terra” io gliela dava mio marito, che NON ha l’erre moscia, lo guardava perplesso: “Terra? Intendevi dire TEVVA? Ho capito bene?”
      Più viviamo insieme ai cani e più parliamo con loro, più cose loro riescono a “capire”, nel senso di “abbinare a situazioni, movimenti, richieste”.
      E non c’è bisogno di insegnargliele perché lo capiscono da soli. Verissimo.
      Però il caso di cui parlavo io è quella della sciura che pensa di poter tenere una lezione di semantica al cane, e che per di più gliela tiene ogni volta in modo diverso. Tipo, una volta. “Seduto!”, un’altra volta “Faisedutobene!”, e la terza volta “sieditiamodino,su!”, magari con discorsetto allegato su quanto la mamma si sacrifichi per lui e su quanto lui sia incapace della giusta riconoscenza. In questi casi, NO, il cane non capisce una beneamata sega: e sarei pronta a mettere alla prova anche la buonanima della Isi 🙂

      • In generale concordo col discorso di Valeria (vedi Redazione). Però mi sento di fare una qualche distinzione, almeno per quanto mi riguarda (e perciò mi riferisco in particolare a me ed i miei cani). Quanto riferisco dipenda probabilmente dalla profondità della relazione che mi unisce ai miei cani, e che mi fa quasi identificare in loro sotto molti aspetti. Immagino che in ‘canese’ non abbia alcun significato la prima persona plurale dell’indicativo presente del verbo andare (ammazza quant’è pesante la grammatica italiana ;), cioè (noi) andiamo; però i miei cani hanno imparato a distinguere l’andiamo generico, che può voler dire ‘usciamo’ o ‘muoviamoci’, da ‘andiamo a casa’ con un ben diverso significato. E del resto i cani, se uno impara ad essere un acuto osservatore (io, purtroppo, sono rimasto fortemente contagiato da questo morbo) sanno comunicare molto meglio di noi ciò che vogliono, come ad esempio la mia zwergpinscher Taniusha che cinque minuti fa emetteva un ben determinato verso perché voleva che io andassi a letto con lei (questo succede ogni volta che deve avvenire questo fatto) o quando il mio whippet Opalino inizia a trascinare la sua ciotola per farmi capire che è vuota e ‘mme dai da magnà???’. Devo dire che spesso non serve nemmeno parlare: i rituali, il capire le intenzioni, la gestualità, l’espressività del volto.
        Certo le Sciuremarie hanno una fervida immaginazione, ma è molto peggio chi sfrutta la loro immaginazione e l’ignoranza della gente, come quella sedicente cinofila (che se non ricordo male è francese) che va in giro spacciandosi per telepate e medium in grado di mettere a contatto con i propri cani morti. Per non parlare del ‘Dog whisperer’ (scusate, ma ho il dente avvelenato) che in Italia sta ricevendo sempre più proseliti. Come al solito dagli USA dobbiamo sempre prendere il peggio…
        Le barzellette di Cip e Ciop o, per mantenersi nella cinofilia, quelle di Sansone sono molto più divertenti.

      • si’ sono anch’io convinto che nemmeno la Isi avesse capacità grammaticali o sintattiche… però probabilmente aiutandosi con altre capacità sensoriali riusciva veramente di fatto a capire tutto quello che si diceva….
        anche se glielo mmettevi sotto forma di frase, lungo discorso, o linguaggio tipicamente umano.
        Forse come un bambino cresciuto in una famiglia molto acculturata che parla correttamente e lo riempie si stimoli sviluppa un lessico molto più ampio e arriva a capire che anziché dire “mangiare” si possono usare parole come cibo, pasto, pietanza, vivanda, alimento…. Probabilmente se avessi utiizzato il tempo a disposizione a insegnare in modo organizzato altrettante parole non sinonimi forse sarebbe diventata ancora piu’ “sorprendente”….
        Tra l’altro invece una cosa molto interssante di quel cane è anche il fatto che le parole sembravano avere significato solo se la voce che le pronunciava era quella di un famigliare. Se un estraneo la chiamava per nome non si girava neanche. Sai quante volte con i miei amici “Isi, Isi..ISI….” e lei sembrava sorda. Ma nemmeno un cenno. Imperturbabile. Io non facevo in tempo a finire il nome di sole tre lettere che lei era già corsa da me.

      • Sono d’accordissimo sul fatto che più la relazione è stretta, più capiscono … e alla fine ci ritroviamo come i soggetti del tuo articolo 🙂

        (Non sto a dilungarmi sulle mie … )

      • anch’io, come Denis, ho grande nostalgia dei tempi che furono, quando ragazzino me ne andavo al giardino con la mia canina e tornavamo a sera, io stanco dopo tante sfide dietro ad un pallone, lei felice dopo aver esplorato la grande piazza di alberi e cespugli, giocato con gli altri cani,salutato tante persone, corso alla velocità della luce, bevuto alla fontana…ebbene, quella canina era stata educata da mia madre che le faceva tanti discorsi e francamente non ho mai capito se fosse vispa e intelligentissima di suo o se invece lo fosse diventata per lo speciale rapporto che le legava. Fatto sta che la nostra amatissima cagnetta andava al giardino da sola, quando mia madre non la poteva portare, certe mattine che era impegnata con il lavoro nel piccolo albergo a conduzione familiare. E lei attraversava la strada, non certo trafficata come quelle di oggi, ascoltando prima la mancanza del rumore di auto, altrimenti non passava. Se ne tornava dopo un po’ se mia madre le aveva detto “non fare tardi, vai!” sennò si tratteneva una buona oretta e poi se ne tornava a casa.
        Poche volte indossava il guinzaglio, tanto mia madre le aveva insegnato a camminare solo sul marciapiede e ad aspettarla alla fine dello stesso. Mi attendeva davanti al portone del condominio quando tornavo da scuola: le veniva detto “scendi, vai che arriva Gianni”; radunava le galline in campagna, stile cane pastore anche se era una cocker…”vai a prendere le galline, su!” (anche se poi quelle degli altri pollai se le sarebbe mangiate volentieri, ma le nostre non le toccava”)…e tanto altro ancora. Certo, mica distingueva gli aggettivi, i verbi. Ma se alla fin fine quello che conta sono i suoni (noi da bimbetti di due-tre anni mica sappiamo di verbi ed accezioni, articoli e sostantivi! eppure capiamo) ben vengano le Signore come lo era mia madre. Sì, Signore, nel senso più alto e nobile, Signore che lavoravano, educavano i figli e anche i cani se li avevano. Signore e non sciuremarie. Signore con un lavoro in ufficio, con una propria attività o Signore casalinghe, e che per vivere non erano costrette ad inventarsi la prossemica e l’eto-psico-cino-minchiata. Signore che avevano il cane che tornava appena lo chiamavano, che camminava senza guinzaglio, che faceva da baby-sitter ai bambini, quando queste ancora si chiamavano Tate. Le sciuremarie son nate dopo, sono il rovescio della medaglia che sull’altra faccia ha le espertone (e gli espertoni) che per insegnare al cane un po’ di educazione la fanno puzzolente che più puzzolente non si può. E si ritrovano un cane che al massimo dà la zampa e fa il seduto.

          • Valeria, ma ce ne sono ancora! Solo che voi non lo sapete perché non vengono al campo e non chiedono lumi nei forum e nei blog 🙂

          • Sciuramaria, certo ce ne saranno ancora, ma temo sia una specie in via di estinzione. E lo dico non avendo più nessun campo da vent’anni e quindi avendo ormai contatti solo con persone “normali”, quelle che incontri per strada, dal veterinario, al parchetto o nell’area cani (ammesso che il cesso pubblico savonese si possa definire tale). O sono Sciuremarie all’ennesima potenza (non come te, che sei una sciuramaria falsa come una banconota da quindici euro!), oppure sono “educatrici cinofile” uscite dalla scuola del Grandeguru che ha fatto loro millemila ore di lezione alle quali non ha mai partecipato un cane che fosse uno. Un po’ è colpa della vita di città, degli orari frenetici, del poco tempo (non se ne trova più neanche per i figli, figuriamoci per i cani); un po’ è anche colpa di questa cinofilia postmoderna; ma le Signore che parlavano “davvero” con i loro cani (nel modo giusto, cioè costruendo un rapporto che era una vera e propria simbiosi) io non le vedo proprio più…con rarissime eccezioni.

          • Effettivamente avevo in mente signore (e signori) di campagna, non di città… compresi non pochi cacciatori (dispiace dirlo ma è così).

            PS. io non sono una falsa sciuramaria, una una sciuramaria in via di redenzione… non credi alla redenzione, Valeria? 😉 Posso dimostrarlo, se serve…

          • Sciuramaria, io alla redenzione ci credo…però tu mi sembri abbondantemente “già redenta”, e non solo “in via”. Nel senso che il sciuramariesimo, quello vero, comporta l’assoluta sfiducia nella cinofilia – diciamo così – un po’ più professionale, e la cieca fiducia nei consigli del farmacista, dell’idraulico o del generico “cuggino” incontrato al parchetto.
            Quindi i casi sono due: o tu ormai sei stra-redenta, visto che frequenti questo sito (e che fai sempre e solo interventi non solo di grande buon senso, ma che denotano anche una certa preparazione…), oppure me devo preoccupa’ moltissimo io per quello che scrivo! 🙂

          • No no non preoccuparti: continua così che va benissimo e magari ne redimi anche qualche altra.
            La redenzione teorica, poi, è molto più semplice e immediata di quella pratica, anche perché alcune persone che hanno davvero pratica di cani (come te) evidentemente hanno distillato la capacità di farsi capire (e/o i concetti che serve capire non sono poi così astrusi). Però un conto è sapere che al cane devi dire una sola parola, una sola volta e dirla convinto, con la voce e col corpo, e un’altra cosa è trovarsi con la borsa, le borse della spesa, l’ombrello, la cacca da raccogliere, il tuo cane al guinzaglio e un cane festante che lo invita al gioco tre metri più in là… che ti esce per forza un “accidenti a te, aspetta un momento che raccolgo la cacca e poi ti porto a conoscerlo, non tirare ti dico, non tirare… la prossima volta ti lascio a casa, hai capito?”

          • Ma queste cose le dico anch’io, Sciuramari’! E pure di peggio, dico… così come a volte (ehm..non “a volte”: SPESSO) dico cose come “ma quanto bello è questo pancione della mamma?”…e di nuovo, pure di peggio.
            Però questo si chiama “sfogarsi” (caso borse della spesa-cacca), oppure “fare le coccole dicendo scemate”. E va tutto benissimo! L’importante è che non si confonda questa roba qua con l'”insegnare al cane”, che invece va fatto in modo leggermente diverso 🙂

          • Più o meno quello che io faccio tutti i giorni con la mia 75% maremmano-abruzzese…
            Solo che Emma, in genere, sbrocca solo in prossimità della sua nemica naturale (una nanerottola bionda che somiglia vagamente a un jack russel/volpinoso) e scatta senza dare avvisaglie, mentre con tutti gli altri cani che incontra mostra un range di emozioni che passano dall’indifferenza alla blanda curiosità, senza mai però fare la prima mossa per fare conoscenza.

  2. e la mia Maggie che sembra tenere il conto dei giorni di quando mia madre deve lavarsi i capelli?? Io ai miei cani non ho mai insegnato un “seduto” (anche xkè essendo bassotte, la differenza da in piedi nn è molta), un “resta”…mai un comando che fosse uno. Eppure sanno aspettare, sanno uscire, sanno che “Mimi fai la cacca” non è fare la pipì e viceversa… Sanno che “bimbe la pappa!!”, si mangia, ma non si salta, non ci si eccita, si aspetta sul tappeto una di fianco all’altra, Camilla sa che prima la ciotola si da a Maggie e dopo a lei. Eppure non abbiamo mai insegnato nessun “rituale del pasto”. Se dico a Camilla “Milla dov’è osso?”, lei va a prendere esattamente il suo osso di plastica, se dico “Milla prendi la papera”, lei prende la papera. non sbaglia mai! Maggie AMA andare in macchina più che a passeggio, e sa che io guido la panda, mia madre guida la marea. E se le dico “no Maggie prendiamo la marea”, lei sa esattamente di quale auto sto parlando e ci si dirige. I miei cani non hanno mai frequentato un corso di addestramento ( ma se mai avrò un altro cane sarà la prima cosa che farò, soprattutto x qnt riguarda la socializzazione), hanno 10 e 8 anni, e non sono perfette, anzi!!!, però una vita sempre costantemente e ovunque insieme a noi deve averle abituate comprendere più parole possibili… Altro esempio, mia madre a Camilla: “Milla prendi la coperta verde”, e lei ha preso la coperta verde, senza che nessuno glielo abbia mai insegnato. Oppure i loro nomi… Maggie è anche “megghinuzza, megghina, patatona, purcidduzza (versione calabrese di maialina :P)e altri che ora nn mi vengono in mente; Camilla è anche Milla, mimì, mimilla, milluzza, millina, titì, titò…Eppure, in qualsiasi modo le chiami, anche senza guardarle, loro arrivano e “sanno” che stai parlando di loro. Forse questi sono tutti miei film mentali, sicuramente c’è una spiegazione logica e meno poetica a tutto.. Di sicuro è che mi capiscono più loro di tanti umani! 🙂

    • Roberta, anche a te dico più o meno quello che ho detto a Denis. I cani capiscono un sacco di cose (anche da soli, anzi soprattutto da soli!), quando hanno un bel rapporto e un contatto costante con gli umani. Quella che io ho perculato nell’articolo non è l’intelligenza dei cani (che è mostruosa), ma i tentativi delle Sciuremarie di insegnare qualcosa ai cani facendo ricorso a discorsi di tipo “umano”, che il cane non sarà mai in grado di capire perché – per intelligente che sia- NON parla italiano!
      “No, Maggie, prendiamo la Marea” è evidentemente una frase che Maggie ha memorizzato e ha imparato ad abbinare alla macchina: ma prova a dirle: “No, oggi è meglio che utilizziamo la Fiat”…e vedi che fa. Però non devi guardare la macchina, non devi avere la stessa intonazione di voce che useresti per dirle “prendiamo la Marea”, non devi inclinare il corpo verso la macchina, e così via: perché molte delle cose che i cani sembrano “capire in italiano” in realtà le capiscono leggendo il nostro linguaggio del corpo.
      Che, ovviamente, le Sciuremarie si guardano bene dall’usare quando raccontano ai cani quella dell’uva: perché, se lo facessero, avrebbero qualche speranza in più 🙂

  3. Sì Sì Sì Sì lo dico anche io che sono una semplice proprietaria e non un’educatrice cinofila, che quando provo a condividere quelle 4 cose in croce imparata in questo anno e 2 mesi di convivenza col topo peloso, mi guardano come una marziana, mi dicono che sono troppo severa (!!! ho un CLC come devo essere???), e che li tratto male…

    Ma chissà perché il mio cane aspetta quando deve scendere dall’auto che gli abbia agganciato il guinzaglio (bleib, scendi), Sta buono al ristorante (Platz… ottima soluzione quando hai la R moscia – oddio come ti capisco Valeria!!), si mette seduto se glielo chiedo (Sitz) e quando mi fa arrabbiare che discute con gli altri cani diventa Sitz Subito… praticamente ho involontariamente creato una variante non disobbedibile al semplice sitz XD…

    Io rimango dell’opinione che siamo NOI a dover imparare la loro lingua, non loro la nostra. E se permettete, è un viaggio affascinante in un altro mondo!

  4. Ho il vizio di parlare ai miei cani, soprattutto nei momenti di rilassamento. Faccio anche lunghi discorsi e loro spesso mi ascoltano attenti (poveri… cercano una logica dove non c’è!). Nei momenti di “lavoro” però è un’altra cosa e torno al “canese”, ben conscia che il linguaggio umano non è la soluzione ideale. Molti esperti e educatori mi hanno rimproverato per questo mio vizio di parlare con loro, ma io davvero non riesco a farne a meno… E’ una pulsione egoistica, me ne rendo conto, ma credo tuttavia di aver trovato un compromesso tra i momenti in cui posso raccontare loro tutti i miei pensieri (per me, non per loro) e i momenti in cui parlo PER loro, così che possano capirmi.

    • Be’ ma dai se poi nel lavoro usi solo i comandi che conoscono, anche se nel resto della giornata gli parli non credo che sia un problema così grosso, e nemmeno sia egoismo, non capisco perché questi esperti ti rimproverino!! Il problema e’ chi fa discorsi al cane per educarlo/addestrarlo, per esempio pensando che il cane possa capire che se gli dici “le macchine sono pericolose” vuol dire che bisogna guardare prima di attraversare, e poi si arrabbia perché il cane non ascolta, come si fa coi bambini! Se parli così a lungo coi tuoi cani probabilemente vuol dire che hai un rapporto molto stretto con loro, che condividi con loro la tua vita, quindi perché no? Io ai miei cani faccio le boccacce 🙂 si divertono da matti, prima stanno tutti attenti e poi cominciano a correre in tondo e a saltare 🙂

      • Mi rimproverano perchè dicono che posso creare confusione in loro… In molti, ad esempio, sostengono che il cane, se parli troppo, smette di interessarsi a quello che dici e di conseguenza presta meno attenzione anche ai comandi.
        A me non è mai successo, sinceramente… sarà che utilizzo due toni completamente diversi! In ogni caso, adoro parlare con loro… 🙂 Non ci posso far nulla, e credo anche io che in qualche modo accresca il legame, perchè si sentono considerati e parte integrante della famiglia: anche se non capiscono le parole, sono bravissimi a cogliere ogni emozione.
        Ci credo che si divertono con le boccacce XD Dev’essere uno spettacolo vederli saltellare felici!

        • Sono d’accordo con te, un cane riesce a capire i due toni differenti, e anch’io penso che possa accrescere il legame parlargli… Magari non capiscono, ma se non altro si sta tutti assieme! Sempre meglio di un cane ignorato completamente no? 🙂

    • EH no eh! Qui l’unica laureata in casa sono io XD… in lingue appunto XD…

      Scherzi a parte, Spettro è bravissimo, ma se io non gli dico le cose nella SUA lingua, non è che sia una cima… in compenso le grida belluine quando fa qualcosa che non deve e io lo scopro dopo le capisce subito (e si volatilizza)… ma quello penso sarebbero comprensibili anche ad un cinghiale XD..

  5. Anch’io ho la erre moscia… Per cui il mio cane ubbidisce a “giù” e non a “terra”.
    A vent’anni avevo un barbone gigante che però credeva di essere di mia madre e non mio. Quandi si parlava di cose che gli interessavano, come andare in campagna, se non erano imminenti mia madre ne parlava in francese, perché altrimenti lui si metteva in agitazione… Capiva moltissime parole (o suoni) e ormai sapeva tutti i sinonimi. Il concetto di “domani” tuttavia credo sia al di là della capacità di comprensione di qualsiasi cane.

  6. a parte gli svitati che “capisce tutto”,che veramente sembrano avere due persone nello stesso corpo (uno che il cane capisce tutto e l’altro che il pelastro lo appoggio/chiudo/lego qui/me ne disfo un attimo di sto scemo/trudy) sono tantissimi anche i “gli manca solo la parola”, anche quelli che non hanno cani, me ne è capitato uno questa mattina, io gli rispondo che gli mancherà la parola, ma cominciamo a capire le mille cose che con il loro linguaggio ci dicono, se tutti li capissero vedremmo che non hanno poi tanto bisogno di parlare, loro si sforzano di capirci, tanti di noi no, etc..
    Non ho capito il discorso suoni/parole.. c’è una cagna che se gli dici sedutO non fa niente, mentre con sedutA si siede…

  7. Scusa Valeria non ho mai capito una cosa: ma “segnali di calma” e “segnali di pacificazione” possono essere usati indifferentemente come sinonimi o sono due cose diverse?

    • Più o meno sono sinonimi, anche se la definizione accademica di “calming signals” in teoria comprende tre scopi: segnalare le proprie intenzioni pacifiche, interrompere un conflitto cercando di pacificare l’altro o segnalare ansia/disagio/stress. Il concetto di “pacificazione” può racchiudere i primi due, mentre il terzo può essere una cosa diversa (ma anche no: il cane può manifestare disagio e stress anche perché si sente minacciato e quindi tenta di pacificare colui che lo minaccia).
      Sono comunque sfumature… ma diciamo che “segnali di calma” va bene per tutto, mentre “segnali di pacificazione” va bene solo per le situazioni di conflitto o di approccio.

  8. Riporterò, nello scrivere una situazione tipo, che vede protagoniste me ed uno dei miei cani.

    “Marisa, vieni da me”
    _ Marisa muove appena la coda ma resta immobile
    “Marisa so che mi hai sentita”
    _ Marisa solleva un pò le lunghissime orecchie e mi guarda con la coda dell’occhio
    “Marisa so che mi hai vista….vieni da me”
    _ Marisa arriva da me bofonchiando (come suo solito) prima di girarsi, dandomi la pancia scodinzolando e facendosi fare le coccole (certe volte ottiene anche un biscotto alla carne)

    MA ADESSO che ci rifletto ne ho un’altra…sempre con Marisa protagonista

    _Marisa adora dare la caccia alle lucertole, per lei è una missione…le punta si avvicina lentamente e quando scattano le insegue; se poi le perde (99% delle volte) inizia a fiutare a terra seguendo la pista..(una cosa che mi fa ridere non poco)
    Ebbene, se capito in giardino durante una di queste sue esibizioni e le dico “Marisa ma…è là!!” lei si solleva s’indirizza dove io guardo e corre in quella direzione iniziando da quel “punto sicuro” la sua caccia 😉 Confesso che mi sento in colpa, perchè si fida di me al 100& ma vederla saltellare è troppo…dico troppo bello!!

    ALTRA Storiella INVECE RIGUARDA LUNA, la prima donna (emm cockera) della casa—> la madre di Marisa

    Sono sul divano a guardare un film e lei dorme nella sua cuccia…mi viene voglia di darle un bacione e così concludo il mio pensiero con “ma dov’è la più bella del mondo?”
    Luna apre gli occhi, si alza e viene da me subito…poi mi da la mano (badate non la zampa!!) e si fa dare un bacio sulla testa 😉

    INSOMMA IO sono certa che i cani capiscano gli esseri umani, sono certa, così come diceva Voltaire CHE, BASTI GUARDALI NEGLI occhi per capire che hanno un’anima. MA moltissimo dipende dal proprietario, dalla sua sensibilità, dalla voglia che ha di diventare “maestro”…
    parlare con i miei cani è normale..sono i diari della mia vita..ma mi danno retta Sempre quando poi si tratta di cose serie 😉 AMORE E DISCIPLINA

  9. Secondo me il punto è che i cani non solo percepiscono le parole ma anche l’espressività e la gestualità che accompagnano i lunghi discorsi.
    E’ vero che non sono affatto necessari (a loro, a noi magari si!) e il più delle volte basta anche un solo sguardo, però li capiscono secondo me, altro che! Naturalmente ci vuole intesa ed una forte comprensione reciproca (che magari le “sciuremarie” non hanno).
    Cmq io e mio marito abbiamo cominciato ad educare la Labradorina facendo molta attenzione ad utilizzare lo stesso tono di voce e la stessa dizione per i comandi… poi un giorno (aveva nemmeno 5 mesi)abbiamo scoperto che rispondeva alla grande anche a bambini che le urlavano “seduta” e “a terra” a 10000 decibel. Ma vaaaaaaaaaaaaaaaaaaa! Capisce tutto!!! (specie quello che le interessa) 😉

  10. questi cani non sono “bambinizzati”, ma “bambolizzati” nel senso che vengono trattati come bambole o come accessori, aggiungo anche “snaturati” e mi sa quindi un po’ torturati. da noi non ci sono molti cani trattati così, ma una volta eravamo a guardare una partita di calcio di mio fratello. e c’ era questa sciuramaria con un pinscher (anche il mio è un pinscher). ecco. faceva pena. lì, perennemente in braccio alla sua padrona, come se sull’ erba ci fossero pericolosi insetti cannivori (ok, pessima) e io a dirle: fcciamole conoscere ma lei: non , non mi fido. bè, giusto. dopotutto la mia cana è più alta di BEN tre nanometri della tua, e potrebbe sbranarla come niente. un esserino così fragile, è meglio che non cammini e potrebbe essere pericoloso farlo interagire con gli altri cani. finita la partita, finito il rischio che la cana si improvisasse centrocampista, l’ abbiamo liberata per farla scorazzare un po’, e per un attimo tutto bene, ma poi, inaspettatamente… July scatta e si lancia a centrotrenta all’ ora sulla sciuramaria. in verità non l’ ha morsicata, le è solo saltata addosso. bè, quasi. sono corsa da lei, le ho gridata lascia e ha mollato la presa dai pantaloni della sciuramaria. è stata l’ unica volta che ha morsicato qualcuno (che poi gli ha solo preso i pantaloni, questo è certo). ma secondo me quel morso era più che giustificato.

  11. Com’è vero!!! Quando mi capita di vedere cani conciati con scarpette coi pon pon vestitino e cuffietta!!! Ecco io personalmente sono contro a queste “torture”, parlare gli parlo, come dice giustamente Valeria, mi “sfogo”, anche se devo dire che il mio cane è laureato in lingue soprattutto in sciumatu-ocicu-nà tusu che è un misto tra il giapponese-sardo hi,hi,hi…utilizzato quando gli faccio le coccole, poi c’è mia suocera che con la sua amica gli parlano in mantovano, lo zio che gli parla in milanese Salvo e Vale che gli parlano in siciliano…insomma, mi stupisce che ancora non ci abbia mandato a c…!!!!
    Ma quando gli si insegna qualche cosa poveretto mi sembra giusto essere il più…cani possibile. Ad esempio se gli dico:” Dov’è Gino?” (Gino è il gatto), ” Cerca Gino “, lui lo cerca e te lo trova sempre, anche quando Gino si va a imboscare in posti del giardino o della casa più impensati. Oppure:” Fai entrare Gino in casa”…he.he.he bè, li fa come farebbe con le pecore e lo fa entrare, ma se siamo stati bravi noi a stare tanto con lui, a imparare a capirlo, a insegnargli tante cose ecc ecc credo proprio che il merito sia più suo: un’infinita pazienza a sopportarci e tanto amore, ma quello è reciproco! 🙂

  12. il mio sa….contare….
    Quando non risponde subito al “sotto”, prima di andarlo a riacchiappare e fargli il predicozzo (perchè lui capisce tutto eh?…”solo che…”…) parto con “Aaaallloooraaaa!!???! Devo venire lì??? Sotto UNO…Sotto DUE…. ” E lui torna…e pure a orecchie basse e facendo la mezza curvetta da galateo canino…
    L’istruttore di agility ha dovuto raccogliersi la mascella…

    ps..
    ovviamente ritengo che il più delle volte sia una “botta di culo”… e che siccome sa benissimo che non approvo quello che sta facendo (leggasi..cazzi suoi mentre facciamo agility..) probabilmente sente che il mio tono sta assumendo una “musicalità” da mò mi hai fatto incazzare… Ma è divertente vedere che quasi mai arrivo al sotto TRE….

      • No.. ma mi sono documentata…. e posso affermare che Truzzotamarro è meglio!!
        Lui infatti quando conto non mi vede…:) (mentre il cavallo doveva vedere l’interlocutore..)
        Ma siccome SA che mi sta facendo incazzare….eeeehhh se lo sa…. e sa anche che è MOOOLTO meglio per lui se torna al più presto…. perchè non è buona cosa far incazzare chi ti riempie la ciotola… e siccome è ESTREMAMENTE opportunista, il più delle volte mi dà ‘sta soddisfazione di aver vinto…
        A volte invece decide che, visto che gli zebedei non glieli ho fatti togliere, è ora di usarli e proclama la sua indipendenza non venendo da me… salvo poi consumarsi il naso a leccate e spanciarsi quando vede che sto andando a prenderlo…

        Abbiamo trasmesso….
        “come farsi prendere per il culo dal proprio cane e illudersi di averci capito qualcosa in 2 facili lezioni”

  13. Sono andata a leggermi la storia di Clever Hans! Interessante, perdonate l’ignoranza, ma io non la conoscevo affatto!
    Scusami Valeria, vorrei farti una domanda riguardo un atteggiamento che il mio cane ha con il rapporto guinzaglio-bicicletta, posso fartela qui? Altrimenti dove? Grazie!

  14. Eccomi qui, in ritardo, ma ci sono.
    Credo di avervi detto già che ho un Border collie di un anno e mezzo, ma quello che non sapete è che al mio cane piace fare…il cane da slitta. Avete presente come fanno i cani da slitta quando devono partire? Ecco lui fa la stessa cosa, ma con la bicicletta! Il “NO, non tirare!” non serve, a lui piace e si vede, appena vede la bicicletta comincia a muovere la coda e a sorridere, si, cioè, sembra che rida e una volta messo il guinzaglio, comincia a fare quei versi che fanno i VERI cani da slitta fino a quando non si parte. Abbiamo comprato anche quell’aggeggio da attaccare alla bici per il cane, non ricordo il nome, ma non serve a nulla. Ora, il problema non ci sarebbe, se a lui piace così, ma mi è stato detto che non va bene, che il cane può risentirne ecc ecc. Il vet. dice che se il cane si diverte non ci sono problemi, ma siccome su questo dott. preferisco stendere un velo pietoso almeno per il momento, non so più che pesci pigliare! In più si è aggiunta una sciuramaria da 100 e lode che ha commentato con una vicina di casa:” quei due, (io e mio marito), maltrattano il cane, fa dei versi strani e mi sa che quando vanno con la bici, lo frustano pure.
    La mia domanda è: sciuremarie a parte, al cane questo è dannoso? Premetto che non facciamo mai tragitti lunghi e mai in pieno centro o dove c’è traffico! Grazie per la disponibilità signora Valeria.

    • Tutti i cani sono perfettamente in grado di trainare una bicicletta: anche un border, se gli piace, non ha nessuna controindicazione!
      I vicini lasciateli parlare… quello che conta è la felicità del cane!

  15. Grazie, confesso che adesso sono più tranquilla, ma quando si ha poca esperienza, i dubbi ti vengono, e non mi avrebbe fatto piacere essere denunciata per maltrattamenti visto che un tipo mi ha detto che i vigili ti possono dare la multa!!! Sarebbe il colmo! Non si muovono per cose molto più gravi! Comunque mi interessa di più che il cane stia bene e si diverta, ora posso mandarli gentilmente a c….!

  16. Ammetto che ogni tanto faccio dei discorsi al mio cane 😀 anche se sono consapevole che non possa capire il discorso,ma sono tanto carini quando stanno li e ti guardano come se comprendessero quello che dici…Quando invece fa qualche marachella capisce subito che si deve fermare sentendo il tono della mia voce !!!

  17. Un collega di mio padre permetteva alle sue figlie di tenere la maremmana in borsa finchè era piccola… ora lei è completamente intrattabile, nevrastenica, mordace. E lui le parla come se lei potesse capire e quando lei non capisce… la picchia.
    Roba da pazzi.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.