lunedì 27 Settembre 2021

To click or not to click

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Davide Cardia
Nato a Moncalieri(TO) il 23/10/69, ha frequentato il liceo classico e poi filosofia a Torino. Una decina di anni fa ha cominciato a seguire Moguez per imparare il mondioring. Ha passato alcuni anni a cercare di recuperare cani problematici (morsicatori soprattutto) presso il canile di Piossasco (TO), che ancora aiuta in caso di necessità. Fa parte del direttivo della Onlus Canisciolti (www.icanisciolti.com) che segue i cani del canile di Avola. E' addestratore ENCI e Tecnico preparatore per il C4Z (cittadino a 4 zampe). Nel 2011, con due colleghi, ha aperto il Gruppo Cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) dove si occupa di educazione, addestramento, sport . Ha partecipato ad alcune puntate della trasmissione radiofonica Uno all’Una su Prima Radio e alla trasmissione televisiva Aria Pulita di Telecity7Gold.

di DAVIDE CARDIA – Non ho mai usato il clicker e non credo che comincerò a usarlo.
Il motivo è personale: non mi piace avere un oggetto meccanico in mano quando lavoro con il cane. È da tempo ormai, invece, che utilizzo le tecniche e la metodologia che sono alla base del clicker, o meglio, dei marker (infatti il clicker è un tipo di marker): solo che invece dell’oggetto, uso la voce. Quella è sempre con me.
Niente di nuovo, soprattutto per quanto riguarda l’obbedienza. La novità sta nel fatto che si comincino a utilizzare queste tecniche in ambito sportivo.
Si tratta semplicemente di un metodo di comunicazione (non ho scritto: “IL Metodo”!).
Dicevo… si tratta di un metodo di comunicazione molto chiaro, basato sul rinforzo positivo. Questo metodo consente al dog trainer di motivare il cane, indicandogli in modo puntuale e preciso l’istante esatto in cui il cane fa qualcosa di “positivo” (la visione è antropocentrica ma tant’è, il cane, in quanto tale, è antropocentrico!), fornisce anche un metodo non  basato sulla punizione per indicargli in modo netto l’istante esatto in cui il cane fa qualcosa di “sbagliato” . Infine, indica al cane che quello che sta facendo in quel preciso momento ci piace e che vogliamo che continui a farlo.
Se pensiamo a questi tre aspetti e lavoriamo con il cane in modo tale da motivarlo e “concentrarlo” su di noi, ci si rende conto che possiamo “insegnargli” qualsiasi cosa ci venga in mente; o meglio, che i limiti del cane sono dati solo dalla sua natura – non possiamo chiedergli di volare!- e dalla nostra fantasia  – che faccio oggi con il mio fratellino?
Questo metodo di comunicazione può essere utilizzato con cani di qualsiasi età e, in combinazione con una terapia comportamentale, con cani con quasi qualsiasi tipo di problematica: infatti non ci si confronta mai fisicamente con il cane.

In termini tecnici, il marker training è basato sul condizionamento operante teso a costruire un’associazione tra un comportamento e la sua conseguenza. Quando il cane mostra un comportamento atteso, noi forniamo un rinforzo positivo che abbia valore per il cane.
Se il comportamento non è corretto, il cane non riceve alcun compenso: non correggo mai il cane quando è in fase di apprendimento.
Lo scopo della tecnica è di superare la difficoltà di premiare il cane uno o due secondi dopo il suo comportamento, facendo una “fotografia vocale” che fissi il momento.
Nell’istante in cui il cane capisce che ha la mia approvazione per quanto ha fatto, anche se è lontano, corre verso di me e dice: “ho fatto, adesso? adesso?” . In questo modo è possibile fornire un rinforzo anche dopo che siano passati alcuni secondi dal comportamento atteso e, soprattutto, il rinforzo resta sempre nascosto.
Il cane diventa attivo invece che reattivo.
Il cane sa che il premio arriverà per qualcosa che ha fatto: sa che il suo comportamento avrà delle conseguenze.
Il cane ti dice: ho fatto questo, dammi il premio e poi facciamo qualcos’altro insieme.
Nel cane reattivo il comportamento è guidato solo dal rinforzo: o peggio, non fa qualcosa per paura delle conseguenze.
Il cane attivo invece propone dei comportamenti per risolvere la situazione ed è lui a provocare lo scatenamento del rinforzo. Il cane lavora con me perché venga fuori qualcosa che non vede:  il marker facilita il passaggio dal cane reattivo al cane attivo.
Con questa tecnica ho seguito alcuni cani con problemi comportamentali (i problemi non sono stati risolti solo grazie a questa tecnica, ma il fatto di non avere un confronto fisico mi ha aiutato ad “abbattere le barriere”).
Ed ora alcune foto:



Questa è Luce, cane corso, femmina, presa in campagna e quasi del tutto estranea agli umani (per tacere dei rumori cittadini). Siamo riusciti a fare in modo che ci considerasse neutri e non più prede. Ora Riccardo se la porta ovunque e quando va al bar si giustifica con la moglie dicendo che sta addestrando il cane. Riccardo chiede a  Luce di mettersi a terra e di aspettarlo mentre lui va al banco a prendersi un caffè e gli avventori del locale non rischiano la vita.


Ecco  Paco, maremmano incrociato… con un orso, salvato in Abruzzo. Legame con umani: nullo. Le foto (questa con Silvia e quella in apertura di articolo, con Sandro) parlano da sole.


Infine, questa è Zoe de’ Melis.
Nel video sta imparando la seconda fase della condotta senza guinzaglio. (il cibo è dietro la schiena, ma Zoe mentre cammina guarda il conduttore).
Lei è stata salvata da un canile in Sicilia dalla Onlus Canisciolti
Purtroppo, la sua relazione con l’essere umano era inesistente. Oggi è perfettamente integrata nel suo nuovo branco.

Ho riassunto brevemente alcuni risultati ottenuti e spero che Riccardo, Silvia, Sandro e i Melis (Paolo, Marina, Martina) abbiano la possibilità di raccontare le loro storie.
Quanto scritto non vuole significare che queste tecniche siano la soluzione di tutti i problemi, né che siano le più efficaci (so che altri lavorano  in modo completamente diverso e ottengono risultati eccellenti); semplicemente volevo raccontare quello che personalmente giudico un buon metodo di lavoro, che porta buoni risultati non arrivando mai a confrontarsi fisicamente con il cane.

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18 Commenti

  1. un’altra delucidazione in merito nell’uso della parola rispetto al click clack del clicker.(scusa,ma forse è una distinzione che vedo solo io,ma non il cane):
    Quando utilizzando il clicker ,abbiamo terminato il lavoro di fissare tale comportamento ,mettiamo da parte l’aggeggio ed in futuro per non far estinguere tale comportamento utilizziamo il “bravo”.Nel senso che il click vuol dire”stai facendo bene”
    mentre il bravo è una netta conferma.
    Ma nel caso di un comando vocale”bravo”utilizzato al posto del clicker ,verrà utilizzata sempre la stessa parola,sia per la fase di costruzione che per la fase di non estinzione??

  2. la questione di attivo e reattivo non è mi è molto chiara 🙂
    Possiamo paragonare la reattività forse alla pigrizia??un comportamento automatico che il cane non compie con la sua determinazione?
    se fosse cosi ,allora anche il cane più intelligente del mondo,utilizzando il clicker diventerebbe il cane più pigro del mondo ,(nonostante compie tutti comportamenti come un robot)

    • La reattività non è la pigrizia, ma il semplice ricatto e/o paura della punizione. Il cane attivo invece propone un comportamento prevedendo delle conseguenze piacevoli, che non vede ma immagina ci saranno. Il cane attivo scatena il rinforfo.

  3. D’ accordo con Silvia, stesso risultato ottenuto con Zoe.
    A volte credo che il “richiamo ” serve a noi ” invece che ai cani non trovate???

  4. Ciao Martina, il mio post non voleva essere in risposta al tuo, ma un complimento al lavoro di Davide con il nostro Paco. Per pareri tecnici lascio a voi la parola… Io non potrei darne…

  5. Non so dire se un metodo è migliore di un altro, ma posso dire con certezza che il metodo di Davide con Paco è stato miracoloso. Chi ha conosciuto Paco un anno fa stenta a credere che sia lo stesso Paco di oggi. E non mi riferisco alla dimensione ;-)). Oggi è socievole con le persone e con gli altri cani, obbidiente e affettuosissimo… ha superato tutte le sue diffidenze e paure … e vi assicuro che erano veramente tante….

  6. Ciao Davide, immagino che nelle sessioni normali questa trombetta non venga utilizzata così che il cane non contestualizzi il suono della trombetta con l’inizio/fine del lavoro, giusto?

    • dipende. più il cane diventa bravo più succedono cose strane intorno a lui. più le cose sono complesse, più gli anticipo(non ho detto ordino ma anticipo, nel senso che lo avverto) quello che dovrà fare. ad es: deve fare l’in avanti? lo avverto… ehi piccolo facciamo l’in avanti. lui così sa quello che tra poco succederà, quindi lo metto in posizione e dico “in avanti” e lui è già pronto e parte… il cane comunque non risponde alla trombetta ma al conduttore

      • Beh, sì immaginavo che la trombetta non fosse “il clicker”.
        Io personalmente lavoro molto con questo strumento (ma non solo ovviamente, preferisco avere molti tools per lavorare a 360°), tant’è che sto organizzando il seminario di Emily Larlham proprio sul clicker,
        Questa tecnica è più che altro conosciuta per la rapidità nell’insegnare i trucchi (tricks) anche complessi ma effettivamente i più non sanno che può essere utilizzato per alcuni comportamenti indesiderati ed il contro condizionamento.
        Tornando al punto ho visto moltissimi cani contestualizzare il lavoro all’ambiente perchè raramente ci si trova fuori del campo per ricalcare il lavoro già fatto e magari l’utilizzo della sola trombetta è un po’ un segnale “adesso lavoriamo” e i 3 colpi finali vogliono dire “finito”, così come,secondo me, se il clicker verrà usato subito dopo la trombettata ed il comportamento secondo me rischia di fare confusione nell’associazione comando/stimolo/rinforzo, non credi?

  7. sì sì, l’idea mi piace tantissimo… ma come si fa?
    Non ho mica capito… 🙁

    A me pare che il clicker sia solo un “bravo” più preciso…
    Voi come fate? Come usate la voce?

    Scusate, ma le sciuremarie sono un poco zuccone…

    • ciao sciuramaria,
      come faccio a risponderti? di solito questi argomenti li tratto in alcune ore e tanta tanta pratica. se sei vicina al nostro centro vienici a trovare e, naturalmente senza impegno da parte tua, ti faccio vedere come fare.

      • Nonostante la tua collocazione geografica sia uno dei segreti meglio custoditi del web (non c’è scritto in nessuna delle pagine del tuo sito!) mi pare di capire che sei in Piemonte (visto che collabori con un centro di Moncalieri..).
        Io sto più o meno dalla parte opposta dell’Italia del Nord (Venezia)… vabbe’… ti guarderò su You tube 😉

        • Ehm… cought cought…Sciuramaria, tu non consulti le Pagine Cinofile di Tpic! Vabbe’ che sono ancora nuove nuove…ma in tutte le (per ora poche, ma moooolto selezionate) attività che ci sono lì, c’è perfino la cartina di google map: non ti può scappare nessuno, garantito! 🙂

  8. Grazie a Davide la ns piccola Zoe da paurosa e timorosa di tutto ciò che la circondava si è trasformata in un cane che interagisce con gli umani con molta più sicurezza di prima, il suo percorso di apprendimento non è ancora finito ma Lei è un’allieva molto diligente………..

  9. ciao Martina, stavamo facendo delle prove sportive e con la trombetta cominico al conduttore cosa fare. ad es:durante la camminata, un colpo di trombetta e il conduttore si ferma, un colpo e riparte e così via. 3/4colpi di seguito = esercizio finito

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