lunedì 20 Settembre 2021

Siamo tutti di razza (e/o vincenti) col pedigree degli altri

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Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

di VALERIA ROSSI – Grandi discussioni, ieri, a proposito dell’articolo sul “cane di razza senza pedigree”: laddove, per l’ennesima volta, è emerso che sui concetti di razza, selezione, pedigree, standard eccetera siamo più o meno tutti d’accordo… però con qualche eccezione. Nel senso che se è il MIO cane a non essere selezionato, a non avere  il pedigree eccetera eccetera, è ugualmente un cane che merita allori & onori (e magari anche di essere messo in riproduzione) per una serie di motivi che in qualche caso stanno anche abbastanza in piedi, in altri casi per nulla… ma che sono sempre riconducibili a questo concetto base: “Il MIO cane è il miglior cane del mondo” (anche se oggettivamente è bruttarello, anche se non ha i documenti, anche se… metteteci quello che vi pare).
La cosa fa anche un po’ di tenerezza, perché alla base c’è l’amore per il proprio cane, c’è il fatto che siamo orgogliosi di lui e questo può essere solo un bene: però viene un po’ da pensare che “siamo tutti bullicci col culo degli altri“, modo di dire ligure che ho parafrasato nel titolo.
Il fatto è che non c’è solo questo. Ci sono altre persone che se la tirano grazie a meriti che non hanno: quelli che “col pedigree degli altri” non si limitano ad avere cani di razza pura, ma hanno pure i più bei cani del mondo. Quelli che vincono e stravincono. Quelli che dove passano loro, non ce n’è più per nessuno.
Quelli, insomma, che su un forum sono stati simpaticamente definiti GADCA (Grandi Allevatori Di Cani Altrui).
Quella del GADCA è un’altra figura tipicissima della cinofilia: è il tipo che compra una buona femmina da un buon allevatore, poi compra la monta da un ottimo maschio di altro allevatore, fa una cucciolata…e da quel momento diventa il Guru di quella razza.
SA TUTTO LUI.
Conosce a menadito la razza, salta su tutti i pulpiti disponibili, ti spiega come quando dove e perché, se ti azzardi a dirgli che forse dovrebbe ancora mangiare un paio di pagnotte, prima di pontificare, si offende a morte e ti toglie il saluto (oltre a cominciare a sputtanare i tuoi cani a destra e a manca).
Il fatto è che, alla fin fine, è anche lui un “accoppiatore” (figura ufficialmente inventata ieri dalla sottoscritta): perché non ha la minima idea di cosa stia facendo in realtà.

Certo, a differenza della Sciuramaria ha comprato una buona cagna (anzi, solitamente due, così alla prossima cucciolata prenderà l’affisso) e ha scelto un maschio che magari ha vinto un tot di esposizioni. Ma lui, in realtà, cos’è che ha fatto di così importante?
Niente, per ora.
Un allevatore può cominciare a tirarsela un po’ (meglio poco, perché prima o poi la toppatona galattica capira anche a lui… nessuno si illuda) dopo che si è costruito una linea di sangue, dopo che ha prodotto almeno 5-6 cucciolate ed è riuscito a migliorare nettamente la qualità media dei suoi cani rispetto ai primi accoppiamenti che ha fatto.
Può tirarsela un po’ se è riuscito a fissare un tipo, quello che rispecchia il suo ideale di razza: se i suoi cani “hanno la firma”, come si dice in gergo, ovvero sono immediatamente riconoscibili nel panorama di quella razza (però, attenzione: questo si può anche ottenere accoppiando semplicemente in inbreeding… e non è detto che sia sempre un lavoro ben fatto).
Può cominciare a tirarsela quando gli viene “l’occhio” come ai border collie: solo che a lui non serve per ipnotizzare le pecore, ma per capire a prima vista quali siano, tra i suoi cuccioli, quelli con un probabile futuro da expo-riproduzione e quelli semplicemente carucci, sani e simpatici, ma che possono tranquillamente andare ad aumentare lo sterminato calderone dei pets.

Personalmente posso tranquillamente confessare che, in 25 anni:

a) a migliorare la qualità dei miei cani rispetto ai primi acquisti non ci sono MAI riuscita.
Nel senso che qualche cucciolo era migliore dei suoi genitori, nonni e bisnonni, ma qualcun altro peggiore: la mia qualità media è rimasta all’incirca allo stesso livello dei primi cani che ho importato, e questo per me è stato già un risultatone, visto che avevo comprato “belle cose”. Però avrei voluto fare un ulteriore salto di qualità e onestamente non posso dire di esserci riuscita. Almeno, non al 100%. E devo anche ammettere che i risultati migliori, dal primo all’ultimo giorno, li ho fatti con cani comprati.
Qui però ho un’attenuante: e cioè il fatto che i Giudici stessi tendono ad essere un po’ esterofili e quindi a premiare i cani importati dall’estero.  Essendo la mia una razza americana, i miei cani provenienti dagli USA venivano guardati con occhio più interessato rispetto a quelli “fatti in casa”. E posso anche capire la “gentilezza” di ripagare in qualche modo, con i risultati, lo sforzo economico: però, quando la gentilezza finiva per penalizzare i cani italiani anche quando erano superiori agli americani (e non parlo solo dei miei, sia ben chiaro!), allora girano un po’ le scatole.
L’esterofilia è un vizio molto diffuso in Italia, un po’ in tutti gli ambienti: ma in cinofilia è una tragedia, perché ci ritroviamo tutti a sbavare dietro all’ultima “americanata” (o all’ultima “inglesata”) solo perché a quei Paesi invidiamo l’enorme business che hanno creato intorno ai cani. Il che, purtroppo, non è sinonimo di maggiore qualità: anzi.
E’ vero che gli inglesi sono stati i “creatori” della cinofilia ufficiale, delle esposizioni canine e così via: ma proprio per questo, forse, sono stati anche i primi a farla fuori dal vaso. Sono stati loro a creare i primi cani ipertipici, per esempio. C’è in giro un documentario-choc della BBC, che penso abbiate visto tutti, che fa rizzare i capelli a chiunque ami i cani (oltre a scatenare il fanatismo degli animalisti): tutti ne parlano, tutti dicono “eccooooo!!! Guardate che schifezze combinano gli allevatoriiiii!!!”. Ma nessuno si ricorda che stiamo parlando di allevatori inglesi. Noi italiani non siamo affatto a quei livelli di aberrazione (a parte, forse, in alcune razze inglesi, come il bulldog, nel quale abbiamo rischiato grosso…ma proprio perché abbiamo importato dal Paese di origine, come è logico fare!).
Gli americani sì, sono più o meno allo stesso livello. Ed entrambi i Paesi, pur avendoci preceduto in molte cose, alcune buone (trovo molto buono, per esempio, il fatto che in expo oggi ci si debba presentare vestiti in modo civile e con un cane lavato e pettinato, mentre un tempo vedevi – e sentivi, nel senso di sentire col naso – cose che voi umani…) ed altre meno buone (come lo strapotere di alcuni handler), dal punto di vista cinotecnico sono molto, ma molto INDIETRO rispetto a noi. In Italia si tende ancora ad allevare il cane funzionale, si bada ancora al carattere, l’allevatore serio esclude dalla riproduzione i cani portatori di patologie ereditarie: nei Paesi anglosassoni ormai si allevano solo PELI (basti guardare i setter americani, per esempio…) e la salute, specie in alcune razze – penso soprattutto a quelle da compagnia e in generale a quelle non adibite a lavori particolari – si seleziona alla speraindio.
Ho già scritto in un altro articolo come selezionano il monorchidismo nella mia razza: “Hai due palle? Sei un cane da show. Hai una palla? Sei un pet”. Fine.
Il risultato è stato che, importando dagli Stati Uniti, gli allevatori di Husky si sono trovati con un’overdose genetica di monopalla che abbiamo impiegato dieci anni a far rientrare nella normalità. Però son belli, eh?
I cani inglesi e americani, dal punto di vista estetico, sono di una bellezza strepitosa (e infatti vincono).
Peccato che un cane non sia fatto solo di estetica;

b) a fare cani “riconoscibili” come miei ci ho messo una  ventina di cucciolate, quindi circa dieci anni;

c) a farmi “l’occhio” ce ne ho messo venti, di anni, ammesso e non concesso che me lo sia davvero fatto: perché sicuramente ci azzeccavo più  che all’inizio, ma qualche bella toppata l’ho presa fino all’ultimo giorno, vendendo cani che avrei dovuto tenere e viceversa.

Quindi, direi che i casi sono due: o io sono particolarmente imbecille, oppure i GADCA se le tirano con ampio anticipo… e forse con un filino di supponenza di troppo.

NOTA BENE: le foto illustrative sono state prese assolutamente a caso da Google e non hanno alcun riferimento con il tipo di persone descritte nel testo.

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39 Commenti

  1. io ho una domandina, forse un po’ OT… ma mi sta qui… e allora la faccio lo stesso: ma tutta questa nonchalance con cui si dice che gli allevatori neofiti mettono le zampe su buoni soggetti… da dove salta fuori? c’è una ricetta per farsi vendere cani sani e tipici? chiedo perché io su sette fondatori ho avuto in sorte: numero UNO bellissimo maschio (ma comprato quasi adulto, strapagato, e anche ottenuto per casi particolarissimi di quelli che nella vita capitano sì e no un quarto di volta al secolo); numero UNO femmina abbastanza bella ma con problemi di salute tali da non poter essere messa in riproduzione né portata in show (doppia malformazione cardiaca); numero CINQUE soggetti sani e di buon pedigree ma poco tipici e francamente bruttini… da notare che per ‘selezionare’ questi fondatori qui ne ho scartati molti ma molti di più che erano anche peggio… altro che farmi bella col sangue degli altri… allora mi chiedo… sono io una supersfigata… o c’è una ricetta magica per farsi dare cani belli e tipici al primo colpo?!?!?! HELP!!!!

    • Guarda che comunque dai tempi degli handler non è poi cosi’ fondamentale essere superbelli e supertipici. Un minimo comunque ci vuole, ma se non ci sono difetti gravi evidenti e invalidanti, puoi vincere presentando il cane impeccabile in modo superprofessionale, facendolo camminare superbene, piazzandolo perfettamente come una statua e mostrandoti all’altezza di un ring d’onore dove devi rappresentare il meglio della cinfilia. E quindi è importante quello che si vede da lontano nelle riprese tv. Se il cane ha il muso leggermente lungo o il rene un filo lungo, non lo vedi. Se invece sei vestito da cerimonia e presenti un cane cammina fiero testa alta e non sbaglia un passo lo vedi. Se sei uno sciattone con un cane disordinato che si siede quando lo piazzi o procede a balzi se vede un altro cane vedi anche quello.
      In alcuni casi comunque la *ricetta* a volte è anche avere tanti soldi. Chi va sul sicuro prende soggetti adulti che in certi ambienti si scambiano come figurine e all’estero. Il megacampione che ha già vinto tutto quello che poteva vincere in Belgio, Francia e Spagna e quindi viene venduto a un prezzo da collezionista pazzo a … un collezionista pazzo. Cani che fanno notizia e la cosa si sa… e nessuno oserebbe dire quel cane non mi piace sapendo tutto quello che hanno vinto… e quindi è logico che continui a vincere.
      Ma comunque ci sono anche casi in cui semplicemente il neofita chiede onestamente all’allevatore esperto un cane di grande qualità e gli dichiara esplicitamente di volerlo portare in expo e di ambire a vincere. E magari c’è qualche all’allevatore che al contrario di quelli che hai incontrato tu dà il meglio che ha e permette al neofita di vincere anche a parità di conduzione e presentazione….. quello che si contesta in questo articolo è che poi spesso il neofita alla seconda cucciolata si fa il sito internet e inizia a definirsi “selezionatore” a sbandierare ai quattro venti che sa, fa, ricerca, briga.
      E poi ci sono i casi in cui l’allevatore si sbaglia…. Nel mio piccolo, anch’io dopo aver visto da adulta la sorella della cagnolina che mi sono tenuto, riconosco che è più bella quella che ho dato via. Avevo paura diventasse troppo grossa e in invece è rimasta un gioiellino. Può capitare… Davanti a un cane di due tre mesi non è facile capire tutto. E in questi casi, se appunto a parità di presentazione, il neofita vince e oltretutto “gongola”, l’allevatore ovviamente non può trattenersi dall’esternare i concetti letti in questo articolo…. Forse tutti i “mi piace” arrivano da li’ 😉

    • C’è la ricetta magica, Mariachiara: si chiama “avere un bel conto in banca e staccare assegni che ti permettano di comprare adulti già vincenti e già testati”.
      Semplicissssssssssssssssimo! 🙂

      • ooooooooh stupore!!!!!!! Grazie Valeria… certo che così si perde un po’ il brivido dell’avventura… comunque confermo: devo essere proprio più schiappa degli altri… una volta avevo deciso di comprare una campionessa americana, cara, adulta e titolata… poi ho visto i DENTI… e ho cambiato idea… con i controlli che ci sono qui una cagna così non l’avrei potuta usare nemmeno come riproduttrice!!!!!

  2. Un po’ di umiltà non guasta mai… però con tutti i problemi che ci sono nella cinofilia, io metterei come l’ultima delle esigenze quella di “fare cani riconoscibili come propri”.
    Per quanto riguarda il miglioramento della razza, se c’è solo UN cucciolo, migliore dei genitori, dal momento che non tutti i cuccioli sono destinati a riprodursi a loro volta… quello è *già* un migliramento. E un passo verso la selezione. Se ci sono cani allevati bene, per me “ben venga” anche se si raccolgono i meriti di chi ha allevato prima… l’obiettivo dovrebbe essere la tutela della razza e lavorare tutti insieme, non far vedere quanto si è bravi. Questo vale per i GADCA come per i GADCP… condivido in pieno invece il discorso sull’esterofilia e lo strapotere degli handler di cui si era già parlato.

  3. …ne conosco almeno tre che hanno 1 (leggasi UN) cane, femmina, con all’ “attivo” 1 (leggasi UNA) sola cucciolata -in due casi la femmina ha anche partorito presso l’allevatore di provenienza del cane, che si è occupato di tirare su la cucciolata- e che ora, udite udite, si son fatti il sito internet mettendo bene in evidenza “Allevamento di cani razza XYZ…”, nel quale dispensano perle di saggezza e frasi del tipo “presso il nostro allevamento operiamo una selezione molto attenta sui riproduttori, sia morfologica che attitudinale…ecc. ecc.” e altre scimmiottature di frasi scritte sui siti degli allevatori veri.
    Quindi non c’è solo quello/a che si compra la femmina e si paga la monta…c’è anche quello/a che prende la femmina da un allevatore che poi si occupa di tutto, anche di tirar su la cucciolata; quando poi viene programmata la seconda cucciolata, il tipo o la tipa sono già diventati allevatori, senza neanche aver fatto una sola cucciolata! (però hanno un bel sito internet!)

    • Mah…sai com’è. Io di cose che non mi piacciono ne leggo a pacchi, ogni giorno: come è normale che sia, mica tutto può piacere a tutti.
      Però, se ogni volta mi mettessi lì a scrivere “articolo scemo”, “articolo palloso”, “articolo superfluo”, senza peraltro motivare minimamente la cosa, mi sentirei una perditempo. Se poi lo facessi anonimamente, mi sentirei anche un po’ vigliacca.
      Ma non siamo tutti uguali, decisamente no.

      • No, la mamma è uscita con le amiche per la festa della donna e si è dimenticata di bloccare lo schermo del PC 🙂

      • Non occorrono spie, in quanto sono rintracciabile benissimo, visto che non mi sono mai nascosto e non scrivo mai in forma anonima.

    • Libero di pensarla come ti pare Enzo, ma sono cose assolutamente vere poi ognuno ha il suo modo di scrivere, stringato e minimalista o prolisso e condito di esperienze personali, che personalmente preferisco perchè in questo modo la lettura diventa anche più divertente. Ma l’importante è cosa si scrive, ed in questo caso ti ricordo che sono cose che, almeno tempo fa, tu condividevi in pieno.

    • Scusa Enzo, non so nel tuo caso, ma a me mica è venuta a casa la shura Valeria e mi ha puntato la pistola alla tempia perché leggessi l’articolo.
      A me piacciono molto le persone che scrivono in “io” e altrettanto mi piacciono gli affabulatori.
      A uno che scrive in “io” gli credo di più, perché sa di cosa parla, perché non ha la pretesa di dire verità assolute… perché, in fondo, rischia.
      Ci sono luoghi in cui non mi piace come si scrive (di questo e di altri argomenti) e, semplicemente, smetto di leggere…

  4. A proposito di esterofilia.
    Ogni tanto mi diletto a guardare video made in USA in cui i cani la fanno da protagonista. Ne ho beccato uno su youtube, una trasmissione cinofila americana a quanto pare abbastanza popolare e “autorevole”. Una bella puntata sui dobermann. C’era un espertone con la faccia da attore di telefilm polizieschi che dichiarava orgoglioso: “Nel giro di dieci anni gli allevatori ne hanno mitigato il carattere; ha perso l’aggressività e oggi è molto più docile!”. E se ne vanta! Hanno reso un cane nato per difendere una specie di labrador nero focato e per lui è una grande conquista zootecnica! Ma la voce di sottofondo incalza: “Nonostante questo CAMBIO DI PERSONALITA’ non riesce a liberarsi della sua cattiva fama”. E’ noto che i dobermann si sono fatti un bell’esamino di coscienza e oggi sono cambiati, ma la maldicenza è dura a morire. Poverini. Poi interviene la solita presentatrice biondona: “Sanno essere anche buffi! Io ne avevo uno e GLI METTEVO I VESTITI E LO SMALTO PER LE UNGHIE!”. Evviva! Ne voglio uno anch’io! Preferibilmente femmina, così le metto il rimmel e il mascara! Dopo la testimonianza del dobermann che convive con un chiwawa e “stranamente” non se l’è ancora mangiato, ma gli vuole un gran bene, e addirittura il “piccoletto detta legge” (ma va! Chi l’avrebbe mai detto! “Cane grosso che mangia cane piccolo” è l’ABC dell’etologia, non lo sapevate?), interviene una tizia che sentenzia: “Deve socializzare fin da cucciolo, altrimenti diventerà un soggetto aggressivo e difficile da gestire e inadatto a vivere in una famiglia coi bambini”. Ma non gliel’ha spiegato nessuno che questo vale per tutti i cani (anche se la storia che se non socializza non può vivere con i SUOI bambini e la SUA famiglia mi sa di cazzata galattica)? E dulcis in fundo: “E il quinto cane più intelligente al mondo (azz, gli americani fanno pure ste classifiche? E qual è la razza più cretina?); l’unico inconveniente è che tende a difendere il territorio, QUINDI NON PUò VIVERE IN APPARTAMENTO, MEGLIO IN UNA CASA INDIPENDENTE O IN PERIFERIA”. Ma non avevano detto che li avevano rincoglioni e oggi sono solo degli allegri compagnoni? Si contraddicono da soli? Non importa, perchè dopo l’ultima perla dell'”inconveniente della territorialità” non ce l’ho più fatta e ho chiuso il video.
    Ecco gli americani sono questi. Sapranno fare migliaia di cose meglio di noi, ma a livello cinofilo sono alla preistoria (e non vi racconto dei video in cui migliaia di utenti confondono i segnali di calma di un cane a cui il bambino tira le orecchie con uno “sweet doggy” che ama e dà i bacini al suo “cute baby”)e noi da bravi colonizzati importiamo sta roba, sta mentalità!

  5. Che dire Valeria, ti conosco di fama già da anni e non posso che sottoscrivere TUTTO ciò che hai detto, anche le virgole. Purtroppo in cinofilia sembra spopolino i santoni, e hanno pure un discreto seguito. Ma siamo o no il paese del mago Otelma ?

    • Sciuramaria, se hai pazienza fino a lunedì…arriverà il negozio online con i miei ultimi libri, con i DVD che ho contribuito a realizzare e con un e-book in cui racconto la storia della mia vita cinofila (e non solo cinofila: bestiofila in generale).
      Lì c’è anche il racconto della mia prima esposizione.
      L’e-book sarà in vendita alla folle cifra di 5 euro, che pur essendo “folle”, magari tratterrà qualcuno dall’acquisto. Così, almeno con quel “qualcuno” lì, salverò la faccia 🙂

  6. c’è un allevamento (non italiano ma non faccio ne nomi ne razze ne nazioni) che va avanti facendo così… ma ci azzecca e vince, ed è stato il miglior allevamento per la sua razza in terra sua per svariati anni. prendono cani figli del cane del momento,delle linee del momento o di quelle nuove…l’allevatore ha occhio,e a qualche mese vede se il cane promette bene, fa i test preliminari, se non va bene (come salute carattere o morfologia) lo cede… però ripeto ci azzecca sempre e tira fuori cani sostanzialmente belli e sani… e quindi non sempre omogenei anzi…il tutto senza avere una vera e propria sua linea…quindi… fa male secondo te? secondo me… NO. perchè per forza uno deve creare “La propria linea” e cosa si intende per “Migliorare”… è già buona non peggiorare e fare sempre cani sani dal buon carattere e se non sono tutti stampino secondo me è pure meglio…secondo me avere per forza il “proprio tipo”che tutti riconscono (nonostante uno in testa abbia la sua idea di cane ci mancehrebbe) è pericoloso perchè così ognuno rischia di consanguare troppo per ottenerlo, e comunque ognuno ha il suo e quindi? qual’è poi quello buono= secondo me così’ si perde la solita idea iniziale, il cane utile a… con morfologia adatta a… e carattere adatto a… per un vanto personale…il mio tipo… lo riconosci ovunque…opinione mia eh…

    • Certamente non fa male, pero’…il compito dell’allevatore e’ quello di selezionare, e non si seleziona prendendo il cane “del momento”. Si seleziona studiando le linee di sangue, cercando di perseguire uno scopo ( che non e’ detto, anzi e’ molto difficile, che lo si raggiunga), ma sempre con un obiettivo. Diversamente si fa l’accoppiatore…e si puo’ farlo anche bene, con un po’ di fortuna. Ma quello che e’ necessario e’ intendersi sullo scopo; se la finalita’ e’ far nascere cuccioli, va benissimo, ma se lo scopo e’ fare selezione, questa non puo’ prescindere dall’obiettivo di raggiungere il “tipo”, il proprio “tipo”.

    • Dani, dipende dallo scopo che ti prefiggi.Se vuoi vincere in esposizione, cane vincente x cagna vincente, più un po’ di occhio, più il coraggio (che io per esempio non avrei MAI) di dar via il cane che sei tenuto per otto-nove mesi se ti accorgi che non è venuto come speravi… funziona.
      E per carità, non fa neanche danni. Però l’allevamento zootecnico, per definizione, dovrebbe essere “migliorativo”: almeno, io la vedo così (ma non solo io: è proprio la zootecnia che la vede così).
      Quindi, se il tuo scopo è vincere expo, liberissimo di accoppiare bene (ma senza crearti una base “tua” e una linea “tua”): però così fai il bene del tuo egocentrismo, non della razza. Oh, sia chiaro: non è detto che allevando si riesca a fare il bene della razza. Io sono la prima a non essere granché convinta di averlo fatto. Ma almeno partivo con quello scopo lì…e a mio avviso i punti che ho elencato sono quelli che devi seguire per raggiungerlo.
      Per il resto…nessuno ti vieta di esporre per tuo godimento personale. Basta che i tuoi cani stiano bene e siano trattati bene, per me il problema non esiste.
      Però io l’allevamento lo vedo diversamente, ecco.
      Qualche annetto fa c’era un signore che allevava amstaff e stravinceva ovunque (non so se allevi ancora, forse sì): presentava due cani talmente diversi l’uno dall’altro che sembravano due razze distinte, e io continuavo a ripetermi “ma come fanno a piacergli tutti e due?”
      Poi ho capito: non è che piacessero a lui. Presentava di volta in volta il cane più adatto al giudice che incontrava.Ha vinto di tutto e di più, eh… ma quello per me è un “espositore”, non un allevatore.
      E non è che gli sputi addosso: non è un cagnaro né altro. E’ una figura rispettabilissima. I suoi cani erano tenuti da dio, amatissimi e felicissimi. Però, ribadisco: l’allevamento è un’altra cosa 🙂

      • ma vedi valeria… il punto è che da come la si racconta “il tipo” dell’allevatore alla fine è la stessa cosa… perchè dal momento che diventi famoso tutti vogliono i tuoi cani nel pedigree sennò non vendono… e tutti ammirano il tuo “tipo”… in expo però. siamo sempre li…parliamo sempre di estetica…. funzionale a cosa se non ad appagare l’ego dell’allevatore? salute e carattere quello ovvio sempre e prima di tutto…ma… l’estetica? non parlo di estetica funzionale ma proprio non so, orecchie un po più corte espressione un po’ più fiera, dettagli insomma… che a che servono alla fine? se non al nostro ego?insomma… non la vedo così diversa. certo siamo tutti accoppiatori, tutti partiamo da cani di altri per forza di cose prima di tutto MA comunque sia nello scegliere cani di altri (sia come cani da tenere in allevamento checome stalloni per le fattrici) abbiamo comunque certi gusti e sceglieremo un tipo invece di un altro… ma pochi hanno veramente modo di creare un tipo perchè ci vogliono tanti soggetti, tanti anni e tante generazioni. se così fosse dovrebbero allevare solo 3-4 persone per razza per ogni paese… e lo ritengo assai pericoloso tra l’altro…’per il discorso salute e consanguineità fatto sopra. non so… capisco anche il tuo discorso ma non riesco ad essere daccordo al 100%. alla fine stiamo sempre li, estetica… e tutto il resto?

        • Il resto deve venire prima! Prima di tutto ti devi preoccupare della salute, quindi scegliere riproduttori sani e sicuri. Poi (anzi, contemporaneamente) ti devi preoccupare del carattere: equilibrio innanzitutto, poi attitudine al lavoro (se allevi cani da lavoro). Quando ti sei fatta una base sicuramente sana ed equilibrata, solo allora pensi all’estetica e cominci a lavorare per farti il tuo “tipo”. Poi che vinca o meno in expo, sinceramente, non me ne frega una cippa. Io di campioni di bellezza ne ho fatti pochissimi.
          Però non ho mai avuto un cane morsicatore, mai un cane morto a 5 o 6 anni di malattia, mai un cane che abbia “appestato” la razza con qualche patologia genetica. Questo, per me, è stato il risultato più importante. Anzi, anche un altro: i miei cani sono stati praticamente tutti campioni riproduttori. Anche le femmine, che con i maschi ci vuol poco. E’ un titolo che non si caga nessuno, ma per me significava una qualità media di allevamento di alto livello: che era esattamente quello che volevo. Sai che mi frega di fare un megacampione e centomila cani mediocri. Preferisco nessun campione e centomila eccellenti (ma sempre DOPO l’essere anche sani ed equilibrati, sia chiaro).

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