di LAURA BUCCINO – Era la settimana che precede la Pasqua e me ne andavo trullera a far la spesa sopra casa mia. Arrivata alla fine del vialetto svolto a destra, verso il supermarket e vedo, tristissimo spettacolo, pietosamente stesi in terra, sull’asfalto, legati manco fossero idrofobi, due teneri agnellini, belanti , puzzolenti e molto produttivi dalla parte posteriore.
Non mi chiesi perchè. Sapevo che stavano per fare una brutta fine, così rinunciai a… a tantissime cose e mi feci truffare acquistando i due malcapitati a peso d’oro.
I quali mi costarono subito un patrimonio, dal veterinario, per curare l’onfaloflebite, al consorzio agrario per comprare 2 kg di latte in polvere e biberon, fieno, mangime e ballette di erba fresca all’allevamento dei bufali. Tutto ciò tra le risa e le battute dei compaesani, che si davano di gomito mentre passavamo noi tre in auto.
Li chiamai Kharma e Khismet, per ingraziarci appunto, il destino.
Io, che le pecorelle le avevo sempre viste da lontano, non immaginavo lontanamente cosa fossero da vicino. Non batuffoli bianchi e vaporosi, ma bestioni lanosi e puzzolentissimi, che detestano vivere puliti, si stendono dove la fanno ed il cui primo pensiero al mattino è alzarsi e farla dove hanno dormito.
Mangiano i libri, i fiori, le tende, la stoffa, tutto. E vogliono stare sempresempresempre con la mamma.
E belano. Continuamente.
Dove sono – pensavo – quei deliziosi animaletti che vedevo nei prati, a pascolare e giocare coi cani del pastore?
Non saranno per caso questi due mostri boccoluti che scagazzano ovunque camminando? Che si son pappati i miei libri, le foto ed il pigiama, le mie amate rose, l’olivo, la passiflora, insomma tutto?

Una mattina , mentre ero impegnata a raschiare la loro cacca dal pavimento, sento un grido terrificante, poi subito un altro.
Ecco, il macellaio è venuto a sgozzarli a casa e non me lo ha detto. Ora esco e lui mi dirà: “Signurì, je l’aggio fatto pe’ vvuje. Non si potevano sopportare, vi facevano perdere la salute…”
Fuori non c’è nessuno. I cani sì, ma non il macellaio, ne’ “i zimbari”, come qua chiamano gli arieti.
Giro del giardino, niente. torno dentro, niente. allora chiamo: Beeh, beeh, beeeh-eeh??
Si sente un rumore, viene dalla botola di nove metri quadrati in cui tengo la bombola del gas ed il serbatoio dell’acqua.
Mi affaccio e li vedo, scomposti e contorti, incastrati tra la bombola e la parete della botola.
I piccoli hanno sei mesi, ormai ed sono alti circa un metro e non so quanto pesino, ma è moltissimo: non riesco a tirarli fuori, così chiamo i pompieri, specificando che non è nulla di estremamente grave, ma un tantino urgente… e, per carità, non attirassero l’attenzione!
Pompieri che, puntualmente, arrivano a sirene spiegate, col camion antincendio invece che col furgoncino, mobilitando così tutti i vicini, i negozianti, i perdigiorno e gli scansafatiche dei dintorni, che si assiepano nel mio giardino per “dare una mano”, cioè per guardare e spettegolare.
Che vergogna!  Ma quel giorno capii che le pecore son fatte per i pascoli, non per le case: così, una volta salvati e sgombrato il giardino dalla folla, andammo, Kharma, Khismet ed io, all’ Iflhan, istituto per disabili in cui si praticava la pet therapy.
Avevano un piccolo gregge e vidi Kharma e Khismet allontanarsi trotterellando verso i loro conspecifici.
Salii in auto e fuggii, mentre mi chiamavano, senza però osare allontanarsi dal gregge, ormai la loro famiglia.
Erano stati con me sei mesi. Ce ne vollero altri sei per far scomparire le loro tracce da casa e dall’ auto.
Spero stiano bene.
Vigliaccamente non ho voluto più saperne nulla, per paura che…beh, se ci sono ancora, ormai sono molto vecchi e non ricorderanno più ne’ me, ne’ le loro marachelle.
Chissà se le pecore vanno in Paradiso?

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8 Commenti

  1. Il raccontino capita proprio a fagiolo.. Stiamo giusto pensando di prendere due femmine di pecora d’ouessant (quelle nanette) da mettere nel terreno di casa mia (circa 1.000 mq giardino escluso coltivato ad olivi) col compito di sostituire il decespugliatore.
    …Magari ci penso ancora un pò.. :-S

  2. Mi tirerò dietro le mie eh, però insomma mica dobbiamo tutti diventare vegani. Le pecore si mangiano, se piacciono. Che poi gli animali da carne abbiano più che diritto -beh, dovrebbero avere- ad una vita dignitosa è un’altra storia. Ma invece di fare tanto clamore per gli agnelli a Pasqua perchè non ho mai sentito contestare per esempio il fatto che, per la legge italiana, si possono allevare 16-18 conigli per metro quadro? Bah ..

      • Ahah, non ce l’avevo con l’autrice, solo che solitamente a Pasqua vengono fuori SEMPRE ste storie.. Io di pecore ne ho al momento tre più un’agnello (valentino, visto che è nato il 12 febbraio, vicino a s. valentino) e non riesco a capire perchè un agnello debba essere riverso da dei coniglietti. Se vivono entrambi bene, sono cresicuti potendosi relazionare con i loro conspecifici e senza avere paura di quella figura che porta a loro da mangiare e quando ha tempo fa loro pure due coccole non vedo perchè debba farsi ogni anno tanta scena perchè a Pasqua si mangiano gli agnelli e durante tutto l’anno invece non si dice nulla. Solo questo mi da fastidio, lungi dal voler criticare l’articolo o l’autrice! xD

        • Parruccone, il mio coniglio, è vissuto 12 anni. Non mangio il coniglio, né la gallina, ma hai ragione, dopo questa esperienza alla quale ripenso con angoscia, sono giunta alla conclusione che la pecora è cibo per i carnivori. NON mangio l’agnello, ma la pecora sì, ogni qualvolta mi capiti di trovarne

  3. Storiella molto tenera, chissà che avventura che deve essere stato vivere con due pecore in casa! Dall’articolo non leggo nessuna provocazione da vegetariani, secondo me è stato semplicemente un gesto dettato dal cuore. Diciamo che come capita in natura, il caso ha voluto salvare queste due pecorelle, senza troppe pippe mentali!

  4. un bel racconto che fa tanta … tenerezza. In realtà le greggi sono composte da pochissimi maschi e tantissime femmine. Dubito che chi si è preso i tuoi agnelli avesse bisogno di quei due maschi.
    Non si giustifica in nessun caso però il modo cruento in cui questi agnellini a volte vengono uccisi, piu’ per portare avanti la “tradizione” religiosa del “sacrificio” e tutto il resto che per reale necessità. E anche uccidere un animale che ancora prende il latte della mamma…. oltre che poco etico è anche antieconomico. Almeno aspetta che abbia il peso di un adulto.
    Per il resto invece…. è la vita. In natura le cose non vanno meglio e la durata media della vita non è superiore a quella degli animali di un allevamento “etico” in cui si mangiano i maschi e si tengono le femmine in riproduzione. La situazione “innaturale” è quella delle femmine che vengono mantenute per piu’ anni per produrre lana e latte. A loro vantaggio in questo caso… almeno loro che possono pascolare. Agli altri “cugini” degli allevamenti intensivi va decisamente peggio.

    • Non credo ci sia niente di religioso nella tradizione dell’agnello a Pasqua o a Natale. Semplicemente le pecore figliano in autunno e in primavera e il numero dei nati maschi è enorme rispetto alle femmine ed essendo improduttivi vengono macellati appena possibile, in concomitanza con le feste religiose
      Ti garantisco che fanno tanta tenerezza legati e in attesa del coltello, ma poi…
      Ho avuto anche una capra, morta a 20 anni, una cavalla morta a 27 anni, una gallina morta a 12 anni e MAI mangerei capre, cavalli e galline, la pecora sì

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