venerdì 24 Settembre 2021

CIAC: lo strano caso del Club che non riesce a diventare Società specializzata ENCI

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Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

di VALERIA ROSSI –  CIAC, si gira. Nel senso che si volta pagina, però: non in senso cinematografico. Perché CIAC, in questo caso, significa Club Italiano Amanti Carlini: e la notizia sarebbe quella delle dimissioni rassegnate dalla Presidente Bianca Tamagnone, che è stata sostituita da Roberto Monti.
Vabbe’, ma che notizia sarebbe? – direte voi –  Per carità, interesserà sicuramente allevatori ed appassionati della razza, ma non è il genere di cose di cui normalmente parliamo su Tpic!
Verissimo: ma la “vera” notizia, quella un po’ dietro le quinte, sta nella motivazione per cui la professoressa Tamagnone ha deciso di dimettersi: e cioè  il fatto di non essere mai riuscita, nonostante ci provasse da anni, ad ottenere il riconoscimento ufficiale del Club da parte dell’ENCI.
Una “mission” che avrebbe dovuto essere assolutamente “possible“, visto che lo Statuto dell’ENCI, all’art. 21, recita così:  “Il consiglio direttivo concede il proprio riconoscimento ammettendole a soci con la denominazione di Associazione Apecializzate di razza a quelle associazioni legalmente costituite  tra  cinofili  proprietari  di soggetti iscritti al libro genealogico che si occupano, ai fini del miglioramento genetico delle popolazioni, dello studio, della valorizzazione, dell’incremento e dell’utilizzo di  una singola razza o di un gruppo di razze similari”.
Ora, i Carlini rientrano nel novero delle razze tutelate dal CCC, Club Cani da Compagnia: ed è per questo che il CIAC non può avere il suo riconoscimento, perché un’altra regola dell’ENCI impedisce che esista più di un Club specializzato per la stessa razza. Anche questa norma è abbastanza anomala (in altri Paesi le cose non vanno affatto così, e la “libera concorrenza” serve anche da stimolo per far meglio, per dare vita a nuove iniziative, per fare sempre di più e meglio per la razza tutelata, che così se ne avvantaggia. E se anche lo scopo fosse quello di diventare più “appetibili” per i nuovi Soci, alla fine sono anche i cani a guadagnarci!); ma nel caso del CCC, bisogna dirlo, stride molto il concetto di “razze similari”.

Una recente convention del CIAC

Cos’hanno in comune carlini, barboni, chihuahua? Come si fa a definirli “similari”?
Forse la creazione di un unico Club aveva senso all’inizio, quando c’erano pochi esemplari di quasi tutte le razze da compagnia e quindi si poteva anche pensare di riunirle sotto un’unica egida: ma i numeri attuali sono talmente elevati che è diventato davvero impensabile che una sola Società specializzata riesca ad occuparsi di tutti.
Eppure l’ENCI, di fronte alla richiesta di “sganciare” i Carlini dal gruppone della compagnia, fa orecchie da mercante: anzi, delega la decisione stessa al CCC. Al quale, ovviamente, non può fare molto piacere perdere tessere: e quindi non decide nulla, sostenendo che la decisione dovrebbe essere presa dall’ENCI. E così il cane si morde la coda, e il Carlino resta “intruppato” nel mucchio.
Personalmente capisco molto bene il problema, perché la stessa identica cosa avvenne con il CIRN, Club Italiano Razze Nordiche: quando venne fondato si arrivava a malapena al migliaio di iscrizioni annue di tutti i cani nordici messi insieme, ma poi arrivò il clamoroso “boom” del Siberian Husky, che da solo arrivò a fare 5-6000 iscrizioni. A quel punto noi allevatori chiedemmo di poter avere un Club tutto per noi, anche per avere la possibilità di organizzarci manifestazioni, esposizioni, raduni riservati alla razza: l’ENCI rispose che doveva pensarci il CIRN, il CIRN disse che doveva pensarci l’ENCI.
Alla fine, per noi, la cosa si risolse con la creazione di una “sezione” del CIRN, che venne chiamata SE.S.H.I. (Sezione Siberian Husky Italia) e che potè farsi, in pratica, gli affari suoi, organizzarsi le manifestazioni sue e così via, rimanendo sotto l’egida del CIRN ma limitandosi a “rendere edotta” la Società “madre” delle proprie iniziative.
Non so se una soluzione simile sia possibile anche per gli amanti del Carlino: forse potrebbe essere un compromesso per serie “piuttosto che niente, meglio piuttosto”.

La prof. Tamagnone premia i vincitori di un raduno CIAC

Sta di fatto che il caso qui è decisamente diverso proprio perché le razze nordiche, se non altro, “affini” lo sono: Husky, Malamutes, Groenlandesi, Eurasier, Laika sono cani che la Sciuramaria difficilmente distingue l’uno dall’altro anche fisicamente. Ma un Carlino e un Barbone, ribadisco: quale affinità avebbero? Il fatto di essere entrambi cani da compagnia?
Ma questo è ridicolo, perché allora dovrebbero nascere, che so, anche il CICC (Club Italiano Cani da Caccia) che potrebbe tutelare in un unico mucchio pointer, setter, bracchi, retriever… vi immaginate che po’ po’ di macello sarebbe?
E cosa ne penserebbero gli attuali Club di razza?
La verità è che un Club specializzato, anche solo per diventare più “appetibile” agli occhi dei Soci o degli aspiranti tali, ha sempre il massimo interesse a darsi da fare per la sua razza: lo stesso CIAC organizza ogni anno una Convention cinotecnica sulla razza e un Raduno nazionale nel quale, però, non può attribuire titoli per il campionato… il che lo rende, ovviamente, meno interessante agli occhi di allevatori e appassionati. Ma non è tutto qui, perché il CIAC, come si legge sul suo sito:

“in attesa del riconoscimento ufficiale dell’ENCI, si prefigge:
a) la salvaguardia della razza da uno sviluppo disordinato;
b) il controllo delle tare ereditarie;
c) la salvaguardia del carattere
Inoltre “è intenzione del club organizzare dei “family days”, durante i quali gli amatori di questo simpatico e affascinante piccolo molosso potranno incontrarsi e simpaticamente scambiarsi opinioni sulla selezione e sulle esposizioni; organizzare eventuali viaggi in comitiva verso esposizioni internazionali, europee e mondiali; istituire incontri con esponenti della cinofilia internazionale”.

Un programma sicuramente molto lodevole (anche l’organizzazione dei “family days”, che a mio avviso sono l’unica vera possibilità di portare la cultura cinofila anche al di fuori della ristretta cerchia degli “addetti ai lavori”), che rimane però impastoiato dall’impossibilità di poter agire autonomamente.
Così, intanto che ENCI e CCC si rimbalzano la patata bollente (o sperano che si raffreddi da sola), la professoressa Tamagnone, pur rassegnando dimissioni che ha sentito “doverose” non essendo riuscita nell’intento di far riconoscere il Club, ha manifestato la sua volontà di continuare a lottare per riuscire ad uscire dall’attuale immobilismo, ed è stata subito eletta Presidente Onorario, all’unanimità!
Nel frattempo, gli amanti del Carlino ricordino che esiste un Club che “vorrebbe tanto” fare cose buone e utili per la razza…e che comunque le fa, anche se resta in attesa di una propria identità ufficiale che proprio non ci si spiega perché non possa finalmente avere.
La sede del CIAC è in  Borgo Spuviglia 12, 40026 Imola, tel. 054.2642642. Il sito è  www.clubitalianoamanticarlino.it

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12 Commenti

  1. Faccio seguito alla mia precedente e-mail per dire a A.Jori che ammiro molto i bull terrier sin dai lontani tempi dell’indimenticabile giudice Mayer Chellini. L’ho ammirato come giudice, come allevatore, come gentiluomo in una cinofilia forse oggi considerata preistorica, ma fatta di combattenti leali, sportivi ed entusiasti. Nel ricordo di cio’ che e’ stato…..lottate e fate riconoscere i vostri clubs. Ne avete diritto.

    • Grazie. Conoscevo sia il padre che il figlio Mayer Chellini, sono stati buoni amici e grandi appassionati della razza. Posseggo Bull Terrier dal 1969, anche se non ho mai allevato, ed ho avuto modo di conoscere tutto lo sviluppo dell’allevamento in Italia (ed all’estero) fin da allora. Forse per questo il “popolo dei Bull Terrier” mi ha voluto come Presidente di un’Associazione che si impegna a favore della corretta conoscenza della razza. Il nostro obiettivo non è quello di sostituirci alla SIT, ma, almeno, di creare una vera aggregazione tra appassionati. Grazie a noi si è potuto partecipare in Olanda alla Country Competition con una nostra squadra (nonostante le minacce della Società di razza) ed ogni anno si tengono importanti gare amatoriali con 3 giudici specialisti di varia provenienza europea. Insomma si fa quel che si può!

  2. @Alessandro. Amanti dei barboni, dei chihuahua, bouledogue francesi, carlini, cani del tibet hanno fondato da anni clubs che agiscono con competenza, oculatezza e bravura in nome dei cani che rappresentano. Purtroppo, come lei ha potuto sperimentare, sembra di ululare alla luna. Non si ottiene altro che parole-parole-parole. Causa mia scarsa intelligenza non riesco a capire il perche’, ma la realta’ e’ che questi clubs sono condannati a non essere riconosciuti. Ne sono convinta. Ero presidente del club dei carlini. Ho preferito passare il “testimone” in mani giovani con i miei auguri piu’ fervidi di successo; percio’ voce nuova, speranze nuove, ma situazione inerte. Non vedo alcuna soluzione; ma, forse, sono pessimista. Tuttavia auguro il giusto successo e dichiaro tutta la mia simpatia agli eroi fondatori di questi clubs.

  3. Noi del Bull Terrier siamo nella stessa situazione. Per ora abbiamo un’Associazione (l’Italian Bull Terrier Group), di cui sono Presidente, che si limita a creare eventi specifici per la razza. Un domani…chissà?
    Per chiunque volesse informazioni ulteriori, il nostro sito è specificato sotto la firma.
    Alessandro Iori
    Presidente
    Italian Bull Terrier Group
    http://www.italianbtgroup.com

  4. anche se in ritardo, vorrei dire la mia sul suo articolo sul CIAC. E’ vero che all’estero i club possono essere molti, per la stessa razza: certe razze numerose in Gran Bretagna hanno anche 40 dico quaranta clubs. Non hanno moltissimi iscritti, ,a sono vitali e certi si occupano del nord, altri del centro ed altri del sud, cosa che trovo un’ottima cosa. Il CCC non può occuparsi seriamente di razze cosi’ differenti tra loro per numero di nascite, e per problemi genetici che variano da razza in razza. non capisco quindi l’esistenza del CCC: a questo punto l’ENCI potrebbe avere il compito di occuparsene lei. Lo scopo dei clubs e’ di affrontare i problemi di una determinata razza e quanto concerne la stessa con dedizione e serieta’ e con tempo a disposizione, cosa che non puo’ fare un club generico,anche se diviso in sezioni. forse il CCC potrebbe occuparsi di razze poco numerose in Italia? Ma per me ogni razza se volesse dovrebbe avere almeno un club. Marina Marini

  5. gentile Valeria, dovrebbe spiegare perche’ c’e’ chi perde tempo e denaro per fondare un club e, poi, per cercare di farlo ufficializzare dall’ENCI, che e’ un ente che che…non si cura dei cani. Basta considerare il comportamento nei riguardi di San Marino, lo strazio delle votazioni, ecc. Ringgrazio e la saluto, G.Morabito

  6. La quota e’ modesta: euro 30 annuali. A conclusione del suo magistrale articolo, Valeria Rossi tracrive l’indirizzo del club. Io segnalo il nome del segretario: GIUSEPPE BORELLO, l’uomo che ha creato il CIAC e che, con perseveranza e intelligenza, da’ vita al club.

    • E questo proprio non lo so! Però forse sul sito c’è…e se non c’è ci saranno i contatti a cui chiederlo 🙂
      A meno che qualche nostro lettore carlinista non sappia risponderti direttamente… però io non ho proprio idea.

  7. amo i carlini e mi iscrivero’ al ciac, club del quale non connoscevo l’esistenza. Grazie, Valeria, per avermelo fatto conoscere. cari saluti, Balbina

  8. x guido – ma, se pure di tipologia diversa, si tratta pur sempre di bovari svizzeri!!! Il CCC unisce barboni e pechinesi, havanesi e chihuahua, carlini e chinese crested hairless, shih- tzu e bichon a poil frise, ecc. tutti insieme allegramente e CONFUSAMENTE.

  9. anche il CIABS “Club Italiano Amatori Bovari Svizzeri” annovera le quattro tipologie di Bovaro: Il Grande Bovaro Svizzero (praticamente sconosciuto da noi), il Bovaro dell’Appenzeller, il Bovaro dell’Entlebuch e il più diffuso il Bovaro del Bernese (l’unico a pelo lungo).
    Tutti cani molto diversi tra loro (unica comunione il tricolore, son tutti nero, focato, bianco).
    Non sono convito che sia la scelta migliore…. ma quando mai l’ENCI ha fatto la scelta migliore??

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