lunedì 20 Settembre 2021

Perché dire “NO” al “NO”?

Dello stesso autore...

Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

di VALERIA ROSSI – In questi giorni ho letto, in giro per la rete, l’ennesima condanna al concetto di “punizione” applicata al cane.
Non dico come e dove perché sono un po’ stufa di attaccare Tizio o Caio, quando poi ci sarà sempre un Sempronio (o – per dirla con Guccini – un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete) a ribadire le stesse cose da un’altra parte.
Dico solo, quindi che il concetto di “punizione” veniva definito genericamente immorale anche quando si trattava di dire un semplicissimo “NO!”. Senza urlare o dare in escanescenze; senza picchiare il cane, per carità; senza far altro che dirgli “sono contrario a quello che stai facendo, smettila”.
Bene. Prima di affrontare – ancora una volta – questo argomento sempre “caldo”, devo fare una premessa comprensiva di dichiarazione assolutamente sborona: ovvero, devo informarvi che ho un Q.I. superiore ai 160 punti  (non mi ricordo se 162 o 163; mia madre avrebbe saputo dirvelo di preciso, avendolo sbandierato ai quattro venti per tutta la sua vita: ma la sua vita è finita qualche annetto fa), il che mi collocherebbe in una fascia di pochi gatti definiti “geni” dalla scienza ufficiale.
Evvai.
Immaginate che po’ po’ di Guru che potrei essere.
Peccato che pensare a me stessa come a un genio mi faccia capottare dalle risate, visto che: a) non sono mai stata capace di fare né soldi, né alcun tipo di carriera; b) in campo pratico-manuale non so montare neanche i regalini degli ovetti kinder; c) in campo artistico-intellettuale ho fatto e faccio un po’ di tutto e me la cavicchio in più campi (scrivere, dipingere, suonare, comporre musica…), ma sono la classica “buona un po’ a tutto e davvero abile in niente”: al massimo so scrivere benino di cani, toh. Ma se cambio argomento, già scivolo verso la mediocrità alla stessa velocità di Zoeggeler sullo slittino; d) in campo matematico, se mi chiedono a bruciapelo di fare 7+5,  rispondo 13, da sempre e per sempre (se poi mi chiedono la radice quadrata di un qualsiasi numero superiore al nove, mi tuffo a pesce sulla calcolatrice); e) nello sport ho vinto qualcosa, vabbuo’. Anche un campionato italiano.  Ma alle Olimpiadi nun ce so’ mai arrivata; e se continuare a leggere capirete che non vincere proprio niente, in nessuno sport, per me sarebbe stato quasi impossibile, visto quanti me ne hanno fatto fare; e) in campo sociale sono abitualmente definita “un’orsa” (o, quando proprio vogliono essere gentili, “un’introversa”). Per di più sono sempre stata schifosamente timida: una volta reagivo aggredendo la gente, adesso li corco di chiacchiere. In entrambi i casi, dopo un po’ non mi sopporta più nessuno.

L’unica cosa che ho sempre fatto  in modo veramente geniale, fin da bambina, è stato scassare le palle al prossimo: e se non avessi avuto una madre che, ad ogni pie’ sospinto, sbandierava ‘sto dannatissimo Q.I.  (facendomi peraltro vergognare a morte), credo che sarei stata catalogata fin dalle elementari come “emerita rompicoglioni”, punto e stop.
Siccome invece la madre sbandierava,  i miei insegnanti facevano larghi voli pindarici per dire la stessa cosa, però con parole diverse.
Tipo: “Eh… ‘sta bambina è troppo intelligente! Le spiegazioni non le bastano e quindi continua a fare domande perché vuole approfondire!  Solo che, vede, gli altri non riescono a seguirla, quindi mi blocca tutto il programma. Dovrò darle qualcosa da fare per tenerla impegnata…”.
Risultato: compiti doppi a casa e “cose da fare” in classe tipo “potete svolgere un tema tra queste tre scelte: Rossi, tu fanne due” (mavaff…).
Oppure: “Ahhhh! La bambina è iperattiva perché si annoia! Si potrebbe provare a impegnarla fisicamente…”.
Risultato: a sei anni ero iscritta a pattinaggio, ginnastica artistica, basket (perché ero altissima per la mia età) e nuoto. A dodici anni – quando si capì che restavo alta più o meno come a sei – il basket venne mollato, ma si aggiunsero tennis ed equitazione: poi qualcuno provi a dirmi qualcosa se, una volta smesso di fare sport per raggiunti limiti di età, son diventata larga come una balena. Ma già mi è andata di culo che non mi abbiano riempito di Prozac (che a quei tempi fortunatamente non si usava: adesso invece sì, per bambini e cani): quindi ben venga lo sport.
Sta di fatto che ‘sta presunta genialità, ben lungi dal servirmi a qualcosa nella vita, ha scassato l’anima a me esattamente come io la scassavo agli altri.

Cosa c’entra tutto questo con il “NO” al cane?
C’entra, c’entra. Mo’ ci arriviamo.
Prima dovete ancora sapere che, nella mia rampante carriera di cagacazzo, riuscii (tra le altre cose) a farmi cacciar fuori anche dal catechismo: perché anche lì facevo troppe domande.
Tipo (questa me l’ha raccontata mia madre): “Scusi, sorella (si andava dalle suore, a quei tempi), ma che gli  frega a Dio se mi faccio un panino col prosciutto al venerdì? Se è una brutta cosa al venerdì, perché al giovedì va bene?”
E la suora: “Dio ci impone delle regole per vedere se Gli obbediamo. Ci mette alla prova!”.
Ed io: “Vabbe’, ma se le regole sono sceme, magari non ci mette alla prova per vedere se diciamo sempre di sì, ma per vedere se siamo capaci di usare il cervello e di distinguere le cose sceme da quelle importanti! Magari vuol vedere se il cervello, visto che ce l’ha dato Lui, funziona bene o no. Magari i cervelli  li ha comprati, sono ancora in garanzia, e…”
…e basta, perchè a quel punto mi cacciarono.
Seguì catechismo a lezione privata da un  frate che, di fronte a domande come questa, si faceva delle grasse risate e rispondeva: “Be’, dài, le cose che ha detto Dio poi sono state interpretate e scritte dagli uomini, e gli uomini possono anche sbagliare. Secondo me, se ti fai il panino col prosciutto di venerdì, all’inferno non ci vai”.
Un grande.
Alla fine: a) la regola del non mangiar carne al venerdì venne abolita (visto, sorella?); b)  la comunione me la fecero fare: e andò sprecata, perché poi son diventata convintissimamente atea. Però una cosa importante, dal mio frate, l’avevo imparata: che si può essere religiosi anche senza essere fanatici.

Ed ecco com’è che tutto sto paniere di affaracci miei si riallaccia alle cose cinofile che ho letto nei giorni scorsi.
Ci si riallaccia un po’ perché a me viene ancora adesso spontaneo far domande, e un po’ perché la risposta, spesso, è:  “L’ha detto Dio, punto e basta”.
Ovviamente non riferendosi proprio a Dio-Dio (che forse non si occupa di cani: loro li ha già fatti perfetti –  mentre con noi ha fatto decisamente più casino – e quindi è a posto così), ma al Guru di turno.
Perché quelli che ho letto nei giorni scorsi sono i dogmi della cinofilosofia talebana.
La scorsa settimana, in un commento a non ricordo che articolo, un lettore mi ha chiesto se io “ce l’avessi”, in generale, con gentilismo, buonismo, cinofilosofie e affini.
La mia risposta è stata, ed è ancora:  “Assolutamente NO!”
Ce l’ho solo con la loro versione assolutista, intollerante, integralista.
Ce l’ho con i dogmi: che già mi son sempre risultati indigesti quando si applicavano agli umani, ma che trovo veramente insopportabili quando si cerca di applicarli ai cani (specie se il fine – aggravante serissima –  non è il bene dei cani stessi, ma l’ingrassamento del portafogli del Guru).
Perché gli umani, alla fin fine, appartengono tutti alla stessa razza (con buona pace di Hitler e dei suoi accoliti): ma i cani no.
“L’uomo”, inteso in senso lato, esiste: le differenze vengono solo dall’educazione, dalla cultura, da tutto ciò che succede dopo la sua nascita.
“Il cane”, inteso in senso lato, non esiste più: o meglio, esiste fino ai due-tre mesi di età, ma non molto oltre.
Nel cane ci sono differenze razziali che stanno proprio nel DNA e che possono essere influenzate, sì, dall’educazione: ma non possono essere cancellate. E nell’adulto, quasi immancabilmente, vengono a galla.
Se un bambino nasce e cresce nel villaggio sperduto di un qualsivoglia Paese terzomondista, arretrato, primitivo, diventerà un uomo sprovvisto di cultura o – peggio – legato a culture altrettanto primitive, che potrebbero trovare normalissime cose come l’omicidio o lo stupro.
Se lo stesso identico bambino, però, viene adottato a pochi giorni di vita da una coppia italiana, diventerà una persona perfettamente inserita nella cultura e nella società italiana.
Invece: se un setter nasce in casa di un cacciatore, viene addestrato alla caccia, portato a caccia e così via… diventerà un ottimo ausiliario che, quando arriverà nei pressi di un fagiano, eseguirà una ferma impeccabile. E se vedrà un suo simile già in ferma, si immobilizzerà in “consenso” per non spaventare la preda.
Se lo stesso identico setter verrà adottato da una persona che odia la caccia, che proprio si sente rivoltare le budella al solo pensiero che si possa sparare a un essere vivente, che dal suo cane vuole tutto meno che un aiutante-killer… quel setterino, crescendo, potrà diventare un bravissimo cane da agility. O da pet therapy. O magari soltanto da salotto-pallina-grattini sotto la pancia.
Ma il giorno in cui, in campagna, gli capiterà di arrivare nei pressi di un fagiano…cosa pensate che farà?
Eseguirà, novantanove volte su cento, una ferma impeccabile!
E se dovesse vedere un suo simile già in ferma, è altamente probabile che si immobilizzi in consenso.

Perché è questo che hanno prodotto secoli, e a volte addirittura millenni, di selezione: hanno lavorato sui geni, hanno fissato caratteristiche, hanno creato razze diverse non solo morfologicamente,  ma anche con esigenze diverse, desideri diversi, “teste” diverse.
Se invece del setterino la famiglia anticaccia avesse adottato un border collie e gli avesse fatto fare la stessa identica vita (agility, palline, grattini), incontrando il fagiano lui lo avrebbe completamente ignorato… ma sarebbe potuto cadere in trance – con la faccia di chi ha visto la Madonna, pari pari – al suo primo incontro con un gregge di pecore.
E di esempi simili ne potremmo fare a bizzeffe.
Per questo io sostengo che “il cane” non esiste più da tempo immemorabile. E questo senza contare le differenze individuali, che ci sono in tutti gli esseri viventi e ragionanti: perché anche quello di “uomo”, in realtà, è un concetto con grandi limiti (come potrà confermare qualsiasi genitore di gemelli che, utilizzando gli stessi identici metodi educativi su due figli che hanno pure lo stesso identico corredo genetico, possono ottenere risultati diametralmente diversi)… ma quello di “cane” ne ha molti, molti di più.
Quindi, per favore, qualcuno mi spieghi come si fa ad impartire DOGMI, anziché suggerimenti/consigli/linee guida plastiche ed adattabili, alle persone che devono occuparsi di cani.

Tornando al mio modo di vedere le cose – che sia o meno colpa del mio Q.I. – quando leggo “non si deve dire NO al cane“, “non si deve MAI punire il cane“, “se dai un buffetto sul naso al cane sei un criminale, esattamente come se lo massacrassi di botte“… io mi chiedo: “Okay, ma perché?”
Voglio sapere, capire i motivi esatti… specie se i dogmi, oltre ad essere dogmi, mi risultano incomprensibili.
E a me risulta proprio incomprensibile questo divieto di dire NO al cane, che secondo le cinofilosofie dovrebbe essere sostituito dall'”ignorare i comportamenti sgraditi” o al massimo dalla celeberrima “punizione negativa“, ovvero dalla sottrazione di una cosa piacevole per il cane (per esempio, via la pappa. Via le coccole, o la collaborazione al gioco. Via la compagnia umana).
Ovviamente, a Guru e seguaci di Guru, la domanda l’ho posta.
Ho chiesto a molti di essi perché mai un NO dovrebbe essere “immorale” e mi sono arrivate, alternativamente, le seguenti due risposte:

Risposta A:  perchè se passa il concetto che si può punire il cane, allora diventa troppo fragile il confine tra il NO, lo sberlotto sul naso, la pedata nel culo, l’impiccagione al pennone più alto e  via maltrattando.
Okay, di base l’idea posso anche capirla. Però mi riesce difficile condividerla, visto che stiamo parlando di persone adulte e – si presume – responsabili che stanno leggendo il  nostro  libro (o il nostro articolo, o il nostro blog o quel che l’è), o che stanno frequentando il nostro campo cinofilo: quindi, tanto per cominciare, se non riusciamo ad inculcare loro il concetto X o Y, potrebbe essere anche colpa nostra.
Ma non solo.
Sono anche persone che a questo campo, di solito, arrivano in macchina: quindi hanno preso una patente che permette loro di portare in giro un aggeggio potenzialmente pericolosissimo. E a quanto pare ci riescono senza far danni.
Sono persone che hanno un lavoro (anche perché, altrimenti, come ci pagherebbero?) e quindi dei compiti, degli impegni, delle responsabilità. Persone che girano liberamente e non stanno in galera, quindi hanno mostrato di sapersi rapportare in modo corretto con i loro simili e con la loro società nel suo insieme.
Domanda numero uno: è mai possibile che queste persone diventino improvvisamente imbecilli  SOLO quando hanno a che fare con il cane? Possibile che non li riteniamo in grado di capire la differenza tra una correzione e un maltrattamento?
Domanda numero due:  i loro figli, come sono stati allevati?
Visto che ormai da decenni il dottor Spock si è rimangiato tutte le sue teorie iper-permissive (rendendosi conto che aveva creato “una generazione di delinquenti”: parole sue!), presumo che ‘sti bambini saranno stati puniti, qualche volta.
Ma in che modo?  Gli sarà stata inibita la playstation per una settimana, oppure li avranno impiccati al lampadario? Avranno preso qualche scopaccione sul sedere o saranno stati frustati a sangue?
E se i figli sono ancora vivi ed apparentemente integri… perché crediamo che queste stesse persone siano state in grado di far uso di buon senso/senso della misura con i loro bambini, ma che diventino tutti incapaci di intendere e di volere quando devono punire il cane?

Risposta B: perché sì.
Ovvero, “perché l’ha detto il Guru” (o il Guru del Guru, o il Guru del Guru del Guru…e così via. L’importante è che prima o poi si arrivi ad uno straniero, che fa più figo).
Non so se ci avete fatto caso, ma ogni santa volta che si fa una domanda imbarazzante arriva la citazione: “L’ha detto Tizio!”. “Lo si legge negli studi di Caio!”.
Va bene. Ma Tizio e Caio avevano ragione, o hanno sparato cazzate? Perchè ne sparano anche gli scienziati, eh… guardate solo cos’è successo, appena due giorni fa, al tizio dei neutrini più veloci della luce.
Quindi: avete provato ‘ste teorie sul campo? Su quali razze, per quali problemi,  in quali occasioni e con quali risultati?
Ignorare il cane,  funziona sempre o  no? La punizione negativa, funziona sempre o no?
Di fronte a queste domande (insomma, di fronte a tutti coloro che non si accontentano di un “l’ha detto Dio”, ma che chiedono anche “Perché l’avrà detto?” o addirittura si lanciano in un blasfemo: “Dio avrà avuto ragione o no?”)… o partono gli anatemi, o partono i  “cought, cought” imbarazzati, o si viene assordati dal silenzio. Se poi si insiste, scattano i vaffanculo (più o meno velati: talora in forma di “bannata” silente e micidiale se la domanda è stata posta in rete).

Ora, io non so se continuare a porsi/porre domande sia geniale o cretino: di sicuro so che ti fa stare sul culo ad un numero impressionante di persone. Quindi, finché si tratta di argomenti umani, ho imparato a contenermi (almeno un po’). A star zitta, a  cercarmi le risposte da sola – magari leggendo qualche bel librazzo – oppure a pensare tanti bei “ma in fondo, chissenefrega” che fanno benissimo alla salute.
Solo che, quando si tratta di cani, mica ci riesco.
Non riesco né a star zitta, né a pensare “chissenefrega”: per il semplicissimo fatto che non me ne frego.
Quando vedo cani letteralmente rovinati dai dottor Spock della situazione, a me salta la mosca al naso.
Un tempo mi saltava perché alcuni di questi cani arrivavano proprio da me, col  loro umano che mi diceva “Forse siamo stati un po’ troppo permissivi: ci metterebbe una pezza, grazie?”; e intanto il cane mi faceva un bel sorrisone a 42 denti e le chiappe che entravano in gioco erano le mie.
Oggi le chiappe che rischiano di essere addentate sono chiappe altrui… ma la mosca al naso mi salta lo stesso, perché sono pur sempre chiappe innocenti. Quelle colpevoli se ne stanno beatamente appoggiate sui cuscini (a volte quelli dei salotti televisivi), sane, salve e intoccabili, mentre i loro proprietari continuano a sparar cazzate ai clienti prossimi venturi.
E… che vi devo dire? Sarà che l’ingiustizia mi è sempre stata sulle palle; sarà che molte delle chiappe in gioco sono chiappe di amici, e quindi di persone a cui tengo;  ma a fregarmene proprio non ci riesco.
Soprattutto – ripeto,  tripeto e quadripeto – non ci riesco perché non tutti i cani rovinati dal buonismo poi passano in mani migliori. Qualcuno finisce in mano al macellaio di turno che non recupera, ma “doma” il cane con la violenza gratuita (e qui mi incazzo); qualcun altro finisce in mano al veterinario che lo fa passare direttamente a miglior vita (e qui mi incazzo il doppio).

A questo punto, siccome le risposte alle mie dannate domande le voglio, provo a rispondermi da sola (visto che nessun altro lo fa).
Ma non mi rispondo da umana – né geniale, né imbecille – bensì da cane. Anche perché è su di loro, che vanno a ricadere tutti ‘sti dogmi.
Provo a pensare da cane, provo a sentirmi “cane a caso”, “cane” generico, senza neppure entrare nello specifico delle differenze razziali o inviduali… e provo a vivere un episodio qualsiasi.
Pronti? Via.

Sono un cane. Cane di umano buonista, gentilista, cinofilosofeggiante.
Cane a cui danno tanti bei bocconcini (preceduti o meno da suoni vocali o meccanici, come “bravo”, “SI!” o “click”) quando faccio bene una cosa.
Mi dicono “seduto”, io mi siedo, approvazione, bocconcino. Tutto chiaro come il sole.
Qualche volta non mi siedo e il mio umano mi ignora. Non mi premia. Non mi cliccka, non mi dice bravo, non fa nulla.
Ammesso e non concesso che io ci tenga al bocconcino (ma vabbe’: sono un cane, quindi ci tengo!), mi domando: “Cosa vorrà che faccia?”. Provo a dargli la zampa, provo ad abbaiare, non succede niente.
Mi siedo, ZAC! Arriva il premio.
Tutto comprensibilissimo.
Adesso, però, vedo il gatto del vicino sull’albero del giardino del vicino. Abbaio abbaio abbaio, lo voglio lo voglio lo voglio!
Il mio umano mi ignora. Non mi premia, non mi cliccka, non mi dice bravo, non mi dà i bocconcini.
Vabbe’, si vede che ha altro a cui pensare: quello che faccio al momento non gli interessa. Quindi io continuo ad abbaiare al gatto: tanto l’unico premio a cui ambirei sarebbe vederlo scendere e poterlo inseguire. Che volete che mi importi, in questo momento, dei bocconcini?
Sono un cane e vado in one track mind: quando mi fisso su una cosa, spengo tutti gli altri sensi e gli altri interessi.
Abbaio abbaio abbaio abbaio, gattogattogatto… il resto del mondo non esiste più.
Arriva il vicino di casa che alza la voce col mio umano: cavoli loro, io abbaio al gatto.
Arrivano i vigili, la polizia, i pompieri… e allora? Io abbaio al gatto.
Dopo due ore il gatto scende dall’albero e sparisce dalla mia vista. Uffa. Finito il gioco, troviamo qualcos’altro da fare.
Annuso un po’ in giro, mi prude un orecchio, me lo gratto: vedo il boss che arriva di corsa, mi dice “bravooooo!”, mi dà un bocconcino.
Ed io mi chiedo: perché?
Cos’ho fatto, per meritarmi ‘sto premio?
Ho eseguito per caso un ordine che non avevo manco sentito (sorry, ero tutto preso dal gatto)?
Be’, se è andata così, che culo! Intanto mi sbafo il bocconcino, poi cercherò di capire perché me l’hanno dato (oppure me lo sbafo e basta, senza chiedermi un accidenti. Sono un cane, mica un umano che si fa tante pare mentali).
Il boss è stato forse felicissimo che mi grattassi l’orecchio? Vediamo: me lo rigratto… e no, non succede niente. Niente bocconcino, accidenti, non era questo.
Forse gli piaceva che annusassi in giro? Proviamo: sniff sniff sniff… ma come? Il boss rientra in casa?
Allora non era neanche questo che gli piaceva… chissà che cavolo era.
EHI! Ma riecco il gatto del vicino!!!
Stavolta mi passeggia proprio sotto il naso, ‘sto impunito… e io gli abbaio-abbaio-abbaio-abbaio!

Due mesi dopo.
Sapete cosa mi è capitato? Mi hanno dato via.
Giuro. Come una scarpa vecchia.
Ho cercato di capire il perché, ma non riesco a seguire i discorsi degli umani quando mettono troppe parole insieme. Ho sentito suoni come “abbaiavatuttoilgiorno”, “ilvicinohadettocheloavvelenava” e altri che non sono proprio riuscito neppure a decifrare.
Sta di fatto che mi hanno portato in un posto che chiamano “canile” e mi hanno mollato lì.
Ci sono rimasto malissimo, sono stato proprio da schifo: ma adesso è passato tutto, perché da qualche giorno ho di nuovo un branco.
Una “famiglia”, come dicono gli umani. E ho un nuovo boss, che mi piace un sacco.
Anche lui, quando faccio bene, mi dice “bravo” e a volte mi allunga un bocconcino. Però non sempre. Son più le volte che mi fa solo una carezza: oppure mi guarda e gli si illumina tutto il muso…e volete sapere una cosa buffa? A me questo fa molto più piacere del bocconcino. Quando capisco che è così contento di me, mi sento vibrare dentro qualcosa che non sapevo neanche di avere: devo ancora capire bene cosa sia, ma intanto so che mi piace un sacco.
Sapete com’è: un bocconcino possono dartelo tutti. Perfino gli umani dei gatti, che sono notoriamente degli imbecilli.
Invece questa vibrazione no, non può venire da tutti: arriva solo dagli umani che stimi, che rispetti, che sai che baderanno a te e ti faranno sentire sempre al sicuro. Insomma, è tutta un’altra cosa, difficile da spiegare ma bellissima da provare.
Questo boss mi ha insegnato anche una parola nuova: si chiama NO. L’ho imparata subito, figuriamoci, corta e facile com’è.
Lui me la dice quando non gli piace quello che sto facendo, ed è una cosa comodissima perché così capisco al volo e posso smettere subito di fare quella cosa lì, andare da lui e sentirmi dire “bravo”, vederlo contento e cominciare a vibrare dentro.
A volte che mi sembra perfino che vibri anche lui…e ora devo scoprire se, facendolo abbastanza contento, riusciamo a vibrare uguali, nello stesso modo, proprio in sintonia.
Io dico che possiamo farcela e che può essere una cosa bellissima, ancora più bella che vibrare da soli.

Oggi ho visto un gatto.
Non proprio antipatico come quello dei vicini di prima, però sempre gatto: e i gatti mi stanno sulle palle di default, quindi gli ho abbaiato.
Be’, sapete cos’è successo? Il boss mi ha detto “NO!”.
Vuol dire che a lui non piace che abbai ai gatti: strano, perché l’umano di prima non mi ha mai detto niente… ma pazienza. Boss nuovo, regole nuove. Si vede che non tutti gli umani sono uguali e non a tutti piacciono le stesse cose.
Comunque: lui ha detto NO, io ho smesso subito, sono andato da lui e per almeno qualche secondo sono sicurissimo che abbiamo proprio vibrato insieme. Lo sapevo, che sarebbe successo!
Ci siamo guardati, io sentivo il bisogno di dirgli quanto mi piaceva stare con lui, quanto mi sentivo al sicuro, quanto ero felice – soprattutto – di avere finalmente le idee chiare su ciò che gli umani vogliono da me: così mi sono messo a pancia all’aria per faglielo sapere e lui mi ha fatto i grattini. E ho sentito che diceva all’umana femmina: “Questo sarebbe il cane che hanno dato via perché non riuscivano a farlo tacere”, che non so cosa volesse dire, ma chissenefrega.
Vibrare a pancia all’aria è bellissimo.

E fin qui ho fatto il “cane generico” che si limita a fare cose “generiche”, tipo abbaiare ai gatti.
Inutile sottolineare che le cose sarebbero molto più complesse se il problema fosse più serio (cane  che attacca gli altri cani, per esempio. O che aggredisce le persone).
In questi casi, se non possiamo correggere/punire/dire NO, che facciamo?
Tipo: se il cagnone da 60 kg. zompa alla gola del postino… voi lo ignorate? Gli sottraete la pallina? Ve ne andate?
Fatemi capire, vi prego.
CHE FATE in questi casi, se i concetti di “punizione” e di “correzione” sono immorali?

Sì, lo so che in realtà voi al cagnone incazzoso non gli arrivate neppure a dieci metri.
So anche che cagnone, magari, non sarebbe diventato incazzoso senza qualche errore umano qua e là (ma non è detto, perché  ci sono cani che il carattere tosto ce l’hanno nel  DNA. Per alcune era proprio richiesta dallo Standard, almeno fino a pochi anni fa).
Sta di fatto che il cagnone incazzoso c’è. Esiste. E mozzica come un coccodrillo.
Allora, che ne facciamo di tutte le razze che NOI abbiamo creato dando loro la capacità (e anche il piacere) di mordere, perché ci faceva comodo che ci difendessero o che difendessero i nostri averi?
Che ne facciamo di tutti i cani che, una volta adulti, non amano più giocare con gli altri maschi?
Ne vogliamo vedere l’estinzione?
Oppure preferiamo mantenerli vivi e vegeti (e ancora utili, in molti casi…), ma sotto controllo e quindi non pericolosi?
Non so voi, ma io scelgo sicuramente la seconda via.
E’ il “mio” dogma personale, che nasce dal mio rispetto per i cani e  anche per chi li ha selezionati per secoli o millenni.
Ovviamente il “mio” dogma non intendo imporlo a nessun altro: chi non ama le razze “toste” può benissimo non sceglierle.
Però non mi sembra giusto né che obblighi gli altri a fare la stessa scelta sua, né che se ne lavi le mani se qualcuno che la razza tosta se l’è presa, e che adesso ha un problema, si rivolge a lui (che è un educatore, rieducatore o istruttore, non una Sciuramaria) per avere un aiuto.

Allora, torniamo al punto.
Come lo rieducate, un cane che morde, senza MAI correggerlo?

Come gli spiegate che non vi aggrada il suo modo di fare?
Se lo ignorate, dubito che lui si senta “punito”: non solo per via dei ragionamenti che ho fatto fare sopra al mio cane immaginario, ma anche perché, se ci pensiamo bene, il cane viene ignorato per almeno tre quarti della sua vita.
Viene ignorato quando dorme, quando mangia, quando piscia, quando fa sesso (ammesso che lo faccia. Ma se lo fa, non credo che sarete sempre lì pronti col bocconcino!) e in generale ogni volta che  si fa gli affari suoi senza disturbare i nostri.
In tutti questi casi, il cane dovrebbe pensare che sta sbagliando qualcosa?
Se la punizione è il non-premiare, i casi mi sembrano due: o lo si ingozza di bocconcini dal mattino alla sera, qualsiasi cosa lui faccia… oppure lui dovrebbe sentirsi “punito” ogni volta che non viene premiato, e cioè per tre quarti della sua vita.
Ma pensate che stress, povera bestia!
E soprattutto: che senso ha?
Come cavolo fa, un cane, a distinguere l’essere ignorato “normale” dall’essere ignorato “speciale”, come nel caso in cui stia masticando il postino?

Se invece somministrate una punizione negativa, siete sicuri che lui non sia più auto-gratificato e auto-rinforzato da quello che sta facendo adesso?
Perché per molti cani l’atto di mordere è già un rinforzo. E purtroppo spesso lo è anche per quelli a cui si è sciaguratamente inibito il morso – e prima o poi ne parleremo, perché questo è un altro dei dogmi che non digerisco proprio – e che a un certo punto, per un motivo o per l’altro, hanno superato l’inibizione.
A loro succede un po’ come alle ragazzine che hanno ricevuto un’educazione particolarmente bigotta e sessualmente restrittiva: se per caso scatta qualcosa che fa superare loro l’inibizione, è arcinoto, possono diventare delle ninfomani senza freni.
Neppure il “non dare soddisfazione” funziona: guardate un po’ la storia di Bruto e i primi test che sono stati fatti su di lui.
Quando il cane attaccava, se il figurante restava  immobile, non si otteneva alcun risultato. Al primo test il cane è rimasto appeso alla manica per 40 minuti, anche senza ricevere alcuna “collaborazione” al suo gioco… solo perché starsene lì in presa lo gratificava.
Non aveva bisogno di altro.
Col postino (che tra l’altro dubito venga a consegnare la posta con il costume da Mondioring), che facciamo?
Lo lasciamo col braccio in bocca al cane per 40 minuti, e poi premiamo il cane quando si stufa e molla (e se nel frattempo il postino crepa, pazienza)?

Dài, non scherziamo.
O mi dite come fate (ma non “come impedite che il cane diventi mordace”, eh! Che quello lo so già. Proprio “come fate a correggerlo quando morde già, senza dirgli neppure un NO, che è immorale”), oppure credo che vi convenga inserire qualche chiara e solenne specifica – e un bel sacco di SE – nei vostri discorsi e nei vostri dogmi.
La punizione è immorale SE il cane non può capire perchè lo stiamo punendo; SE la punizione è data nei modi e nei tempi sbagliati; SE si usa la punizione come metodo educativo “a prescindere” (come fa Cesar Millan, che tira calci & calcetti ai cani prima che abbiano sbagliato: quindi è lui a provocarli e ad aggredirli senza motivo ed è per questo che lo ritengo un Incapace e un Incompetente con tutte le I maiuscole);  e magari SE stiamo parlando di bolognesi  o piccoli levrieri italiani.

Nel caso, invece, vogliate continuare a sostenere che la punizione-la correzione-il NO sono sempre e solo immorali, in qualsiasi caso e con qualsiasi cane… allora datemi un’alternativa valida, please.
Che funzioni, però: sul campo e non solo sulla carta.
Perché sulla carta potete anche scrivermi (o raccontarmi in qualche stage o seminario) che il cane, se gli cantate “Caro nome del mio cuor”, smette di mordere: se però, al primo cane che mi aggredisce, io canto la romanza e quello mi si attacca al braccio… cominciate pure a scappare. Perché – sempre se sopravvivo – poi vengo a cercarvi e del Rigoletto vi canto un pezzo diverso.
Avete presente quello che fa: “Sì vendeeeetta, tremeeeenda vendeeeetta…”?
Ecco, bravi. Proprio quello lì.



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129 Commenti

  1. scusa, ti sei proprio SUPERATA!!!!!!!!!!!! condivido in pieno, io sono una mamma cattiva che a sua figlia e ai suoi cani un no l’ha detto … e anche più di uno. Ancora tutti vivi e senza psicologo..

  2. condivido tutto. anche se di QI non raggiungo i 140. tranne la prete su Cesar Millan. Ma forse è colpa mia che mi sono perso le puntate dove prende a pedate i cani senza motivo.

  3. Premesso che il tuo articolo “mi ha fatto vibrare dentro” (!), devo aggiungere però che mi ha anche mandato un po’ in confusione…

    Ho una cagnolona di 9 mesi (incrocio pastore tedesco/labrador) buona come il pane ma con un viziaccio che si porta dietro fin da cucciolina: “morde”. Ma non morde nel senso di “mi stai dando fastidio ti mordo” oppure “lascia il mio gioco marrana!”. Lei “morde” (inteso come “mi afferra” il braccio/piede/mano tra i denti) quando è molto eccitata, per giocare. Leggendo il tuo standard sul labrador ho riconosciuto il suo comportamento…lei mi “riporta” per casa, quando sono sul divano (“Ehi alzati e andiamo a giocare”) quando rientro a casa (“ti ho portato un gioco ora seguimi”) o la sera quando mi chiudo in camera per dormire (“Dove credi di andare? resta con me” e mi acchiappa la manica della maglia).

    Ho frequentato taaaaaanti addestratori/educatori/comportamentisti e l’approccio è stato sempre diverso: rafforzo positivo (risultato: “grazie del biscotto. ora però posso cominciare a morderti?”), un bel “NO” assestato al momento giusto (risultato “Come osi? e io ti abbaio contro”), pacca sul sedere (“che bello stai giopcando! e ti mordo!”…non riesco a darle pacche convincenti a quanto pare.) e indifferenza (risultato “Ehi sono qui!” abbaiati per buoni quarti d’ora)

    Ora che leggo il tuo articolo torno in crisi!! proprio perchè non è possibile generalizzare, con un cane testone un “no” è sempre efficace? Io sto ancora “studiando” l’approccio giusto (per il momento l’alternativa è portarla al parco a correre così scarica l’energia -taaaanta- accumulata durante il giorno e a casa è un po’ più quieta).

    grazie!

  4. Grazie mille… Ora leggero gli altri articoli che mi hai segnalato !!!! Gentilissima !!!! una sola domanda: quando sporca in casa e dico solo un deciso NO poi lo porto subito fuori oppure mi limito a dire solo NO ? grazie

  5. Buon Giorno Valeria e complimenti davvero per i tuoi tanti articoli.

    Io ho portato a casa domenica 30 marzo un cucciolo di Siberian nato il 1 febbraio 2014 quindi di giusto due mesi. Sto facendo molta fatica ad insegnarli a sporcare fuori. ho un piccolo giardino ma dobbiamo fare dei gradini allora al mattino appena mangia appena si sveglia ecc lo porto sempre fuori ed sporca regolarmente ed lo premio con un croccantino ( ha sempre famissima) ma il problema che fa la pipi anche in casa.

    Secondo me il metodo corretto è il NO deciso ed una piccola pacca sul culetto… Sbaglio ? ma vorrei delle precisazioni o un link dove posso capire bene come insegnare al cucciolo di Siberian il NO anche quando morde le mani o le sedie ecc…

    Ultima domanda: convive con un pastore australiano spesso per giocare gli fa gli agguati e li salta addosso ed il pastore australiano si ribella ed lo allontana…. a volte entrambi ringhiano ecc giusto lasciare che se la gestiscono da soli o devo intervenire ?

    Grazie mille Valeria

    Scusa il Disturbo

    Matteo

    • Sbagli, eccome. Che senso ha dare una pacca sul culo (e quindi una punizione, anche se sicuramente blanda) a un cucciolo che non ha ancora capito quello che deve fare? Lo mandi solo in confusione…
      Per me il “NO” è tutta un’altra cosa… s cerchi sul sito l’articolo “C’è chi dice NO” troverai la mia interpretazione.
      E anche se cerchi “pipì” troverai qualcosa che forse può aiutarti.. anche se a due mesi il cucciolo è ancora piccolissimo, e non ci si può aspettare che se la tenga sempre!
      Per quanto riguarda la convivenza con l’aussie, lascia che si arrangino tra loro: è sempre la cosa migliore! Intervieni solo se pensi che rischino di farsi male seriamente (ma non credo che succeda).

  6. Beh per me non c’è niente di male a trasmettere al cane “sono incazzato nero per quello che hai fatto”… sia esso con un no, con un gesto o con una parola, un atteggiamento o quello che volete.
    Due dei miei 3 cani, quando fanno una “marachella” abbassano le orecchie tipo “ops, beccato” appena vedono che li abbiamo visti. E botte non ne prendono. C’è però il cuscino della vergogna…. o la copertina dell’infamia… a marachella segue “fila” indicando con il dito il posto del castigo. Uno ci rimane malissimo e non lo farà mai +, l’altra ha la faccia di tolla, e se ne frega.

    Il no sinceramente io lo uso. Lo uso tanto.
    Soprattutto in passeggiata, se tirano… no, senza incavolarmi o altro, e rallentano.
    Preferisco il no allo strattone… ma anche questo funziona con 2 dei 3 cani (non gli stessi 2 di prima).

    Poi una dei 3 attacca gli altri cani. Quando succede, non c’è NO che tenga, non c’è strattone che tenga (vecchie esperienze negative in un campo dal quale sono fuggita dopo 3 lezioni) non c’è niente che tenga… se non il deconcentrarla, farla tornare lucida e portarla via dal problema. E’ l’unico modo con lei.
    In altri casi, il no è una manna dal cielo. Così come l’indice accusatore (ahahah si,lo uso), così come l’indurire lo sguardo, mettere le mani sui fianchi e dire “e allora?” o cose simili. Dio ringrazio, il messaggio passa forte e chiaro! il guaio è non farsi impietosire assolutamente dallo sguardo da cane bastonato che ne segue O.o

  7. prima di adottare i miei cani dal canile ero preoccupatissima: andranno d’accordo con i gatti? Sarò capace di educarli? E se sarà un fallimento?
    ho letto libri, ho sentito pareri, e ….. sono diventata amica di Valeria Rossi su FB.
    I cani sono arrivati e da subito sono stati buonissimi, ma ….. incivili, cioè non civilizzati. Incapaci di andare al guinzaglio, abbaioni, paurosi, diffidenti e insicuri.

    Adesso è un anno che siamo insieme, e le cose vanno molto meglio. Sono davvero contenta. Però…. Ambra è una segugia e ogni tanto scappa. A me sembra che lo faccia sempre più raramente, ma forse è solo quello che VOGLIO vedere. Comunque le dico di no, eccome, e mi arrabbio e la punisco. Non so se sta funzionando, ma è un cane da caccia e forse mi devo rassegnare

    Akila è un simil spinone- Schnauzer- nero, grosso e uscito dal canile dopo 6 anni di solitudine in un box. Lui obbedisce, è la sua natura. Se dico “NO” si ferma e torna indietro. E’ fantastico, è bravissimo. Ma se ha l’osso ringhia a chiunque passi a mezzo metro da lui. Allora cosa faccio? Gli dico “NO” e lo mando fuori col suo osso.
    Non sono cani perfetti e io non sono un boss perfetto. Però a me sembra che stiamo andando sempre meglio. I cani non sono scemi, e VOGLIONO collaborare. Secondo me.

  8. Ciao,
    Sono la figlia del padrone (perchè considerarmi padrona sarebbe davvero esagerato…) di un bel pastore tedesco maschio di ormai 10 anni. Sono arrivata su questo blog cercando tutt’altro e mi sono incuriosita un sacco, quindi ho preso a leggere anche i post più vecchi. Vorrei chiederti una cosa molto semplice: Jacky è sempre stato un cagnone abbastanza indipendente, perchè abbiamo sempre preferito la pacifica convivenza (con i no! e i bravo di necessità) ad un addestramento vero e proprio (a parte le stupidaggini del tipo “seduto!” “saluta!” “andiamo!” o “palla!”). Mio padre è il dispensatore di cibo e l’accompagnatore per la pipì, lo rispetta e lo sente amico ma senza seguirlo a bacchetta, nonostante i no! e i basta! continua ad abbaiare ai cani che passano sotto casa e mettere il suo muso peloso sulla tavola, o la sua zampa sulla gamba o ad abbaiare insistentemente per il cibo durante il pranzo. Non gli ha mai lasciato i giochi, se sono nella sua bocca. A me, personalmente, non m’ha mai calcolato di striscio: fa quei pochi compitini opportunisti per ottenere il biscottino e poi va via mentre nella sua testa canina starà sicuramente pensando che sono un’idiota. A volte mi ringhia, quando voglio giocare e mi avvicino alla sua palla. A volte lo fa anche se lo disturbo mentre è in panciolle. Se si azzarda a farmi vedere i denti, un buffettino sul muso, un no! ed entrambi continuiamo con la nostra vita. Tutto questo mi è sempre dispiaciuto moltissimo, poichè è arrivato a casa quando avevo 10 anni e ci sono cresciuta, ma non l’ho mai sentito il mio cane, non me lo sono mai goduto davvero perchè non mi ha mai considerata una padrona o un’amica come io non ho mai sentito lui un affettuoso compagno. Non ci posso giocare perchè è praticamente impossibile interagirci (qualsiasi cosa gli lancio è sua) e dopo un pò gli girano anche le balle di essere coccolato. Nonostante questo sproloquio la mia domanda è semplice: posso mai recuperare il nostro rapporto o è impossibile insegnare nuovi trucchi ad un vecchio cane?
    Mi scuso se la mia risposta è personale, lunga, tediosa e via discorrendo…spero però in una tua risposta.

    Grazie mille per i bei post che ci hanno permesso di diventare padroni migliori!

    • Non è mai troppo tardi. Scusa se non posso dilungarmi adesso xché ho una mano sola… ma tra pochi gg. scriverò qualcosa in merito (appena mi lasciano usare due mani)! per ora ti dico solo che si può, eccome!

      • Grazie della risposta! Ti capisco così tanto, hanno fasciato anche la mia di mano 2 giorni fa e devo stare fasciata altri 18 giorni…uffuff!!!

      • Ciao Marika, senza voler intervenire sulla risposta che senz’altro ti verrà data al più presto, volevo dirti che mi dispiace leggere che siete cresciuti insieme eppure così… “scollegati”: ripenso al cane con il quale ho passato quasi 12 anni, proprio i 12 anni da 9 a 21, e a quanto abbiamo interagito e a quante cose abbiamo fatto insieme (sebbene non fosse il “mio” cane, ma il cane di mio zio)… Insomma, peccato! Speriamo che ora che il cane è più tranquillo e tu più desiderosa di apprendere nuovi trucchetti e modalità interattive, tutto si sistemi per il meglio per gli anni che ancora vivrete insieme! 🙂

        Claudio Cani Sciolti

        • Purtroppo me ne sono accorta troppo tardi. Abbiamo sicuramente le nostre colpe, non l’abbiamo mai fatto educare davvero perchè sostanzialmente non è maleducato, ha imparato prestissimo a non sporcare casa e non fare danni, con le persone è un vero cucciolotto ancora adesso (secondo me se arrivano i ladri in casa abbaia a tutta voce per farci sapere che sta arrivando gente per poi portargli la palla). Gli altri animali non li può proprio sopportare, con quelli piccoli gli scatta l’istinto da cacciatore e con i grandi vuole assolutamente farci a botte, tollera solo le cagnette di taglia piccola da cui si fa fare di tutto. Per quanto riguarda il rapporto tra noi ho pensato a cosa può essersi rotto, di mia mamma ha assoluto rispetto più che di mio padre, mia sorella era più piccola di me e l’ha sempre difesa a spada tratta quindi ho pensato potessimo essere come “in competizione” secondo lui. Quando io e mia sorella ci mettiamo a fare le stupide (tipo balliamo o facciamo la lotta) lui mi carica letteralmente, non mi morde ma mi abbaia come per dirmi “smettila, smettila davvero che mi stai facendo incazzare!”. Può anche darsi che voglia partecipare all’azzuffata in modo amichevole, non saprei proprio visto che se lo sgrido lui di rimando abbaia. Quando arrivo a casa viene sulle scale e mi abbaia contro (a volte sembra mi dica “ancora qua stai???”) per poi farsi placidamente accarezzare, ma non mancano anche i momenti in cui è lui a cercarmi, pretende la carezza del buongiorno o si struscia come un gatto sulle mie gambe quando sono sul divano. E’ un rapporto…strano.

  9. Quando le teorie si intrecciano con le filosofie, i praticanti poco interessati alla teoria coi teorici con poca pratica e i “pro” (coloro che fanno dell’esercizio dell’educazione cinofila una professione per campare) scambiano i propri commenti con appassionati e semplici interessati… ben difficile dare un “ditino su” o “ditino giù” a qualsivoglia intervento… Valeria scrive con modalità scherzose ed altamente affabili, senz’altro vincenti coi più (come ogni buon “Guru” che si rispetti e che punta molto sulla propria promozione), ed il suo pubblico è, come per i suoi libri, il “grande pubblico”; ovviamente, solo dei “pro” potranno intravedere, ciascuno con l’occhio addestrato dalla propria formazione, cultura ed esperienza, eventuali punti (modalità, osservazioni, considerazioni, battutine apparentemente innocue e simpatiche…) su cui dissentire, convenire o discutere. Esporre tutto questo al “pubblico ludibrio” di un forum aperto a tutti è ben poco formativo per chiunque capiti a leggere, e a mio giudizio causa confusione a tutti i lettori occasionali, che usciranno da queste kermesse con meno indicazioni di quante ne avessero quando hanno messo il naso da queste parti.

    • Fammi capire, Claudio: quindi, secondo te, di cani si dovrebbe parlare soltanto tra addetti ai lavori, in qualche sancta sanctorum inavvicinabile ai più? Il motivo per cui io faccio una rivista “di cultura cinofila” è proprio che il mio scopo è quello di arrivare al “grande pubblico”: che però non sempre può comprarsi un libro (visto che ha un costo), mentre qui può leggere gratuitamente. Se si intende fare cultura, a mio avviso l’unico mezzo è la diffusione più capillare – e più economica – possibile: ma “cultura” è anche confronto, dialogo (anche scanno, perché no? A volte ci può stare)…e, perché no, anche un filino di umiltà. Perché a volte io qui sopra trovo commenti, anche commenti del Sciurmario o della Sciuramaria di turno, che mi fanno riflettere, mi fanno sorgere dubbi, mi aprono prospettive diverse da quella con cui ho sempre guardato un certo argomento. E MENO MALE che succede! Perché altrimenti farei il Guru anch’io…e se non l’avessi ancora capito, il solo CONCETTO di Guru mi fa proprio c…are.
      Come dicevo ieri a un amico, Guru è chi Guru vuol fare. Ovvio che quando hai un minimo di visibilità troverai sempre qualcuno che ti si attacca alla coda e comincia a dirti che sei la sua Bibbia, il suo Vangelo o il suo Corano. Io, con quelli che fanno così, ci scherzo, li prendo un po’ in giro, gli dico di aprire la mente e di guardarsi intorno.
      Qualcun altro gli dice “Ah, grazie…vieni a fare il corso da 5000 euro, che ti infondo la Scienza”.
      E’ questione di scelte.

      • Assolutamente no, Valeria (rispondendo alla tua domanda d’apertura: “quindi, secondo te, di cani si dovrebbe parlare soltanto tra addetti ai lavori, in qualche sancta sanctorum inavvicinabile ai più?”). Amo a mia volta condividere e proporre quanto ho letto, imparato, verificato e sperimentato, soprattutto per un ostinato (e spesso un pochino presuntuoso) senso di “crescita di tutti”, facilitata se “chi sa” (o pensa di saperne abbastanza…) mette a disposizione degli altri quanto ha maturato. Quanto ai Guru… concordo con te, la volta che si guarda a qualcuno/qualcosa come “nihil ultra” – ovvero null’altro a parte questo – si finisce dritti dritti in un fosso… No, mi devo scusare, il mio post voleva solo indicare quanto potesse essere difficile, in un forum frequentato da una variegata composizione di utenti, andare a dipanare il “bene” dal “male”, il “giusto” dallo “sbagliato”, che già in genere sono ben difficili da identificare, figuriamoci quando tutti hanno, chi più chi meno, chi qua chi là, la loro bella fettina di ragione… tutto qui.
        No no, per amor del cielo, per così dire… ben vengano le aperture ed i confronti, le sciure Marie ed i “Luisìn, che lu el va cont i can che gaveva tri ann” (Luigino, che sta coi cani da quando aveva tre anni), e chi, tra un libro di Marchesini, uno di Lorentz, uno della Rugaas, uno del buon Barthel e perché no, uno tuo, e tra weekend di formazione sul campo a destra e manca tenta di costruirsi una propria cultura, un proprio punto di vista, e di poter quindi partecipare, a buon titolo, a queste discussioni che, come te, ritengo ricche di spunti per ulteriori dibattiti e scambi su tantissimi argomenti collegati… L’unico neo (ma non certo per colpa tua!), il rischio di proporre qualcosa con l’intento di tentare di diffondere la propria visione “della rava e della fava” -quale che sia- e ritrovarsi con un buon seguito di persone che si rimbalzano mentalmente idee, (pre)concetti, paure, metodi e teorie come fossero palline da ping-pong…

        • Dissento, come degna rappresentante della categoria del pubblico cino-incolto, da questo rischio in questo sito.
          Una cosa che apprezzo in Valeria è che parla sempre in “io” ed è visibilmente “partigiana”. Non è come il narratore del romanzo ottocentesco che vede tutti dall’alto, come dio, e ne narra le vicende.
          In più, si può essere assai ignoranti di cani ma non del tutto sprovvisti di senso critico 😉
          Secondo me Valeria fa benissimo a fare come fa, soprattutto perché si vede che scrive senza fatica, divertendosi a farlo. E se così non fosse non potrebbe essere così generosa con tutti noi…
          Alle volte non sono proprio proprio d’accordo, ma le riconosco una grande onestà intellettuale (confermata dal fatto che cambia idea, pubblicamente).
          E comunque, per me, l’unico vero Guru è il mio cane.

          • Conosco persone che non sono particolarmente daccordo con il suo “tono”perche dicono che è piu adatto al bar, io invece nonostante sono arrivata sul blog in modo un tantino discutibile 😛
            Leggendo i suoi articoli trovo siano stupendi, e il suo modo non è affatto “da bar” ma molto inteligente, e esaustivo.
            🙂 e se dovessi consigliare a qualcuno dove leggere per farsi un idea, proporrei questo blog…..
            ^.^ anche se abbiamo idee non sempre identiche o forse si….

          • Sciumari’, ho messo un pollicione verde al tuo commento, non per la critica positiva al mio operato (anche se te ne ringrazio), ma per l’ultima frase che vorrei fosse l’unico, vero Vangelo di tutti i cinofili!

  10. Caspita complimenti per l’articolo.
    ^_^ sul fatto che sei una rompiscatole, credo sia colpa del nome, 😛 e ne se qualcosa.
    Fatto sta che è una cosa che da sui nervi anche a me, un mio vicino trova immorale dire “no”, “cuccia” ma di rincorrere il cane in mezzo alla strada o di scacciarlo con la scopa, no….
    ma sara che è colpa mia, scelgo male gli esempi ^_^’
    comunque d’accordo con il pensiero qui sopra “non è lo strumento che crea la coercizione ma il modo in cui si usa”

  11. Ti credo assolutamente e io sono un sostenitore dell’idea che non è lo strumento che crea la coercizione ma il modo in cui si usa. Per questo ho avuto cura di spiegare che la scrollatina non andrebbe pubblicizzata come un metodo naturale e anzi non andrebbe pubblicizzata perché data a un cane adulto e reattivo può provocare una reazione devastante anche e soprattutto per il proprietario.
    Il fatto che io non sia d’accordo sul metodo rappresenta solo una mia opinione e ciò che diffondo… condivisibile o no :-).

    • Sono pienamente d’accordo sul tuo “non è lo strumento che crea la coercizione ma il modo in cui si usa”…
      Allevo Jack Russell che ho visto spesso uccidere topi e nutrie in campagna… Ti ASSICURO che la forza che usano per uccidere le loro prede non ha nulla a che vedere con la scrollatina (ina, ina, ina) che uso io…
      Buona serata 🙂

  12. Riccardo, in tanti anni che ho cani credimi, non mi sembra di aver spaventato o traumatizzato i cuccioli in questo modo… E ho svariati testimoni sull’equilibrio dei miei cani – sia cuccioli che adulti!
    Cordialmente…

  13. I cuccioli da me allevati sono convinti di chiamarsi “NO” “Guai” e “Brava/o” a furia di sentirmelo dire… Ma le loro nuove famiglie hanno sicuramente vita più facile! Almeno il NO sanno benissimo cosa sia, se poi inizialmente viene accompagnato da una scrollatina della pelle del collo ancora meglio! Quando invece la fanno grossa, il “Guai” ferma tutti!
    Fin’ora il metodo funziona benissimo anche con i cani adulti.

    • Magari la scrollatina sulla pelle del collo gliela risparmierei. Le ultime voci (che risalgono anche a 7 – 8 anni fa) sulla cattiva interpretazione della “scrollatina” sostengono che mai e poi una madre sbatte i suoi cuccioli per il collo e che l’unico contatto di questo tipo è mirato solo allo spostamento ultra delicato del cucciolo da un posto a un altro. I cuccioli lo fanno tra di loro per gioco e da grandi lo dovrebbero utilizzare per uccidere. Fatto da un adulto, cane o umano che sia, la “scrollatina” viene probabilmente interpretata dal cucciolo come una minaccia di morte (cosa che ritengo anche sensata) perché, come già detto, questo è il loro modo di uccidere le piccole prede. Lo fanno anche i maschi durante uno scontro ritualizzato -o non- e per questi motivi non dovrebbe essere pubblicizzato come un metodo naturale dell’insegnamento del NO! da parte della madre. È un metodo pesante che spaventa molto il cucciolo e personalmente lo evito come la peste.
      Comunque resta il fatto che la moderna cinologia tende a insegnare i comportamenti giusti in alternativa a quelli sconvenienti e privilegia di molto il rinforzo e la proposizione all’inibizione. Ergo, non sono d’accordo con te né con i metodi descritti in questo commento.
      Cordialmente…

  14. Cani no, c’è una bambina di 5 anni, con cui c’è sicuramente un po’ di competizione ( cerca di montarla). Il mio vicino ha un cane maschio, ma quella competizione credo la gestiscano facendo pipì sullo stesso pezzetto di rete, uno da una parte, uno dall’altra. La marcatura avviene quando rimane solo, che ci resti 3 ore o 10 minuti. Non avviene mai, invece, nella casa in montagna, dove andiamo quasi tutti i fine settimana

  15. Prima di tutto, mi salvo l’immagine della suora e la regalerò alla cordinatrice (suora) della scuola di mia figlia :-D, poi approfitto della vostra esperienza per un consiglio. Ho un bolognese di 7 mesi che, da quando ha iniziato a far pipì alzando la zampa, ha deciso che gli angoli e le gambe del tavolo sono un posto bellissimo dove far pipì. Il problema è che non la fa MAI in nostra presenza, quindi il nooooooooooooooo è impossibile da mettere in pratica. Che facciamo?

    • Un bell’appostamento, studiato per benino, eventualmente con l’uso di una telecamera. Dopodiché lo beccate sul fatto…e agite di conseguenza, a seconda della vostra sensibilità e del vostro modo di vedere l’educazione del cane. Però, qualsiasi decisione prendiate, “cogliere l’attimo” è fondamentale.
      A monte di tutto questo, però, bisogna chiedersi come mai questo cucciolone provi cotanta urgenza di marcare il proprio territorio. Perché marca la casa? Si sente insicuro? Ci sono altri cani nella stessa famiglia? Non viene portato abbastanza fuori?
      Ci sono un sacco di domande da farsi e a cui trovare risposte, per eliminare il problema: fermo restando che un NOOOOOO!!! inaspettato e convinto potrebbe, intanto, limitare i danni.

    • benvenuta nel club :)). Io ho due bolognesi maschi… uno che è ritornato a casa mia dopo aver vissuto quattro anni in un altra famiglia e l’altro che normalmente vive con mia madre… lo ospito in caso di vacanze, weekend o altre vicende. Entrambi hanno presentato lo stesso problema ora praticamente risolto… (o arginato)… Penso il motivo sia, insicurezza, ansia… disagio perché come risaputo sono cani che mal sopportano di restare soli… anzi… piu’ che soli senza il loro punto di riferimento. Perché i miei soli non lo sono mai.. ho anche due femmine e un altro maschio straordinariamente pulito che non sporca nemmeno per coprire “gli incidenti degli altri” Per fortuna, se no povero me. L’ultimo arrivo, per dire, ha fatto la malefatta anche con mia moglie in casa… solo perché per un attimo ero uscito a prendere mio figlio a scuola lasciandolo a casa. Il problema è che mia moglie a lui non gli da(va) la minima sicurezzza… Durante la mia assenza è sceòp nel frattempo è sceso in taverna e ha marcato tutte le gambe del tavolo. Pomeriggio passato a bonificare, lavare il pavimento completamente, dare aria per togliere ogni traccia anche in vista delle visite dell’altro fratello. Poi tendeva a farlo di notte… Quello di mia madre è uguale. Lei ha risolto che il cane sta in giardino ed entra in casa solo quando sono presenti. D’inverno lo mette a dormire in una veranda chiusa dove ha una cassettina e utilizza quella. Ma se lascia aperta la veranda no…. la fa ancora in giro. Quindi diciamo che… ha risolto cosi’ cosi’. Quello che ho con me (da un mese circa) adesso (incrociamo le dita) è “guarito”. Ma la tecnica è di fatto…. la stessa. Non puoi pensare di correggerlo a suon di no… perché appunto quando sei presente il comportamento non si manifesta. Di notte ho risolto mettendolo a dormire nel bagno che confina con la mia camera. Le prime notti non voleva che chiudessi nemmeno che chiudessi la porta, nel kennel dava di matto… stava tranquillo invece legato con una cordicella vicino al suo cuscino e la sua ciotola dell’acqua. Almeno se avesse sporcato l’avrei trovata subito. Ha sporcato solo un paio di volte, contro un cestino dei rifiuti (che in quell’occasione conteneva un assorbente usato… il che non aiuta).. poi l’ho spostato e non è piu’ successo niente. Adesso chiudo la porta e dorme tranquillo…. routine della nanna. La scelta di legarlo con la cordina è stata molto criticata dalle persone con cui mi sono consultato, tutti a favore del kennel… ma lui nel kennel piangeva, mentre legato no. Forse perché si sentiva vicino a noi… non so. Stessa cosa mi era capitata con il meticcio che ho preso al canile (l’altro cane maschio) abituato alla pulizia da adulto. Avevo provato a fargli un recintino dove si lamentava e protestava, mentre legato nel suo angolo stava tranquillissimo… e nel suo caso è stato per pochissimo tempo. Segli quello che funziona meglio… comunque la mossa vincente è quella di limitargli lo spazio a disposizione… ovvio che se lo lasci solo per qualche ora non è che lo puoi confinare nello spazio di una cuccia. Ma non gli serve nemmeno un’intero appartamento. Lascialo in una dove non ci siano tavoli e oggetti che lo inducano in tentazione…. una stanza vissuta, dove si senta a suo agio e non confinato…. o magari la parte di una stanza dove ricaverai un suo angolo cuccia, la sua copertina preferita, l’osso di bufalo… quello che gli piace dove possa stare tranquillo e sentirsi a casa. Anche mentre sei a casa cerca di dargli attenzioni, carezze e sensazioni piacevoli quando è li… e inizialmente provi a mettercelo per diversi periodi, dopo averlo che prima gli hai fatto fare pipi’ fuori, tanto per essere sicura che non gli scappi veramente. Portalo fuori regolarmente, fagli fare qualche semplice esercizio di obbedienza… un semplice seduto, “resta” qualche giochetto… sono cose che rafforzano il legame e lo fanno sentire sicuro. Il mio l’ho lasciato per un paio di settimane in giardino durante la mia assenza assieme all’altro maschio che in quel periodo casualemente era a casa mia. Nella seconda fase l’ho chiuso fuori nei primi tempi blocccando la gattaiola (tutti miei cani entrano ed escono a piacere) chiedendo alla signora che viene a stirare al mattino di aprire prima di andarsene ma senza chiamarlo. Al ritorno lo ritrovavo dentro e… fino ad adesso è andata bene. Nel senso che non ho *quasi* mai trovato pipi’… solo una volta. Probabilmente il momento in cui sente piu’ tensione e marca, perché nell’agitazione non si rende conto di quello che fa, è il momento successivo all’allontanamento del padrone…. quando si mette calmo dopo un’oretta o due non marca piu’. Fatto sta che nell’ultima settimana l’ho lasciato sempre libero assieme agli altri… unica accortezza fargli fare pipi’ prima di andare via (gli altri invece escono quando vogliono senza il mio input). Sta andanto bene… incrociamo le dita. Il consiglio principale comunque è quello di agire subito… non fargli prendere l’abitudine. Cerca di essere rigidissime per qualche tempo anche se costa tempo fatica e stress… e poi allenti le difese man mano che le cosa procedono per il verso giusto.

      • Grazie Denis, proverò a fare come dici e a limitargli lo spazio. Hai qualche suggerimento di detersivo super per togliere l’odore? Ma anche i tuoi non vogliono uscire quando piove? 😀

        • aceto, come ti hanno già detto. Anche i miei sono superviziati e se piove non escono e se perdura la fanno nella cassettina del gatto…. quindi vicino a quella del gatto ne ho messo una loro con i giornali. Almeno non si sporcano le zampe di sabbia :). Se non piove però preferiscono uscire.

          • Il mio, prima di alzare la zampa per farla, usava la traversina in caso di pioggia, adesso non ne vuole più sapere! Stamattina, comunque, è stato beccato sul fatto. Credo che il mio NOOOOO abbia fatto tremare l’Oriente e l’Occidente. Domanda (ancora!!) secondo voi utilizzare l’ammoniaca (profumata) per pulire i mobili può stimolarlo? Però lui non la fa su quei mobili…
            P.S. L’eceto è fantastico, grazie mille

  16. ciao Valeria. Ho letto solo oggi questo tuo articolo, su segnalazione di un’amica, chissaperchè me lo ero persa… non ho letto i commenti (sono troppi) ma ti lascio il mio, molto sintetico: AMEN! 🙂

  17. Scusa Valeria se uso lo spazio…. appoggio la Sciuramaria… ci puoi fare un articolo con le istruzioni per l’uso del bastardone? Perchè se hai un meticcio… più o meno riesci a cavartela , ma se hai il Bastardo..dove ci sono almeno 4/5 cani… come se ne esce? Ci sono dei segnali universali?
    Scusa l’ignoranza…

  18. Sarò prolisso!

    Inizio ad avere dei problemi! Usare Eheh al posto del No cosa cambia? Io li uso tutti e due, anzi uso anche “Aaagh” oppure “tze, tze” e ancora “ahah!” o “Allora!?”. Li uso come segnali, a seconda di quello che mi viene in mente o più spontaneo, e al solo scopo di distrarre il cane. Uso quello che in quel momento mi sembra più funzionale e cioè quello che “quel” cane interpreta meglio. Mi sembra, e perdonatemi la critica, che in questa discussione quello che sfugge un po’ è che i cani sono tutti diversi uno dall’altro. Il motivo che mi spinge ad essere d’accordo (come al solito) con Valeria è la critica al dogma. Esistono millemila circostanze in cui mi è stato utilissimo iniziare un lavoro di recupero dicendo ai proprietari di non sgridare più (mai più!) il loro cane perché ormai, non solo non reagiva minimamente ai loro tentativi di correzione, ma inoltre si poteva osservare un livello di stress continuo e costante, tuttavia sono esistite ed esisteranno ancora altrettante situazioni in cui mi è stato necessario inserire dei richiami, degli “stop!” in cani che ne avevano assolutamente bisogno. Alcuni di questi animali reagivano benissimo al semplice No per altri è stato necessario inventare qualcosa di alternativo.
    Ora ciò che penso, e ciò che penso è solo frutto della mia misera cultura e della mia personalissima esperienza, è che un bravo educatore debba avere la capacità di inventare se stesso ogni giorno adattandosi al cane che ha di fronte. Le semplici domande: «Cosa e come capisce più facilmente Eros?», oppure: «Cosa piace tantissimo a Linda?» e ancora: «Come faccio ad avere l’attenzione di Lucky?» sono le prime risposte che cerco quando me li trovo di fronte la prima volta. Li libero nel campo e li guardo. I cani fanno veramente tante cose e i loro proprietari altrettante. Così libero anche i proprietari e li lascio fare per un po’, cercando di capire cosa lega e cosa slega i due, poi prendo in mano la situazione: faccio qualcosa con il cane per vedere come reagisce ai miei stimoli (che sono diversi ogni volta perché i cani sono diversi) e poi parlo un po’ coi proprietari. Nel frattempo le mie idee si sono chiarite.
    Ogni volta che faccio delle prove guardo come reagiscono, ogni volta è un’esperienza nuova, e ogni volta propongo una cosa diversa. Quando mi fermo a parlare con quelli che mi hanno portato il cane, sono sempre convinto di avere di fronte delle persone intelligenti e in grado di capire ciò che avrò da dirgli. Cerco di capire i loro disagi e i motivi che li hanno spinti a rivolgersi a un educatore, cerco di comprendere le loro difficoltà, le catalogo e anche se a me possono sembrare stupide so che per loro sono importanti. Cerco di insegnare loro ad accettare le differenze tra le aspettative e la realtà e gli insegno ad apprezzare cose che magari prima gli sembravano assurde come ad esempio il cane che abbaia a un gatto. A volte, anzi molto spesso, do risposte giocose e stupide tipo: «Io, al suo posto, mi sarei preoccupato se il mio cane avesse miagolato al gatto, ma fintanto che abbaia mi sembra tutto normale!», poi continuo: «Però possiamo cominciare a spiegargli che potrebbe anche avere dei vantaggi in grado di appagare una rinuncia così grande!». Il proprietario di un cane deve sentirsi capito dalla persona a cui chiede aiuto perché, se si sente giudicato, si chiude e anche se tenta di fare che gli vengono richieste, sarà troppo attento su di sé e sui suoi errori per potersi concentrare sulle emozioni del suo amico. Questo porta al fallimento del nostro intervento e non sempre dipende dall’umano scemo di turno, molto spesso dipende dall’educatore troppo presuntuoso e grande giudice. Ma alla fine dei giochi se il proprietario risolve il suo problema il cane vivrà sicuramente molto meglio, ma se si sente incapace, e il cane rimarrà comunque con lui, quel cane sarà infelice.
    La maggior parte delle volte riesco a spiegarmi e tutto si risolve, ma quando fallisco penso di non essere stato abbastanza bravo nel saper spiegare alla persona, perché per convivere con un cane non ci vuole una laurea (ventimila anni fa non c’erano le università), ci vuole una chiave. Questa chiave, quella che apre la porta che divide il proprietario dal suo cane, è una chiave a doppia mappa: una ce l’ha il cane e l’altra il proprietario. Finché si continua a credere che facendo vedere che il cane è normale per dimostrare che è la persona che deve cambiare si sta agendo solo su una delle due mappe e quella porta non si aprirà mai, la vera novità è che la nostra è una professione d’aiuto e il richiedente è un umano. Il professionista che non è in grado aiutare gli umani, per i millemila motivi che lo spingono a ritenere tutti i suoi simili degli idioti, non dovrebbe occuparsi di educazione ma solo di addestramento.
    Questi e molti altri sono i motivi per cui non apprezzo i dogmi, le verità indiscusse sono limitanti e autogratificanti. La mia gratificazione non ce l’ho da quello penso ma dalla serenità, dai sorrisi che riesco a leggere in quel cane che al momento della nostra conoscenza era triste, nervoso, pauroso o aggressivo senza sapere il perché.

  19. ” “Il cane”, inteso in senso lato, non esiste più: o meglio, esiste fino ai due-tre mesi di età, ma non molto oltre.”

    Ecco, sì, appunto…
    Posso prendere questa occasione per chiedere un articolo di “istruzioni per l’uso del bastardo”?
    Perché quando ne prendi uno, visto che te lo prendi, tutti sono solo bisognosi di “tanto amore e una casa”. Ma poi tu resti da sola con un sacco di dubbi. Se un Husky non è molto ubbidiente o un pastore tedesco guarda storto chi vuole entrare in casa o un Border corre attorno alle galline, nessuno di chiede se ha sbagliato qualcosa… Ma col bastardo come fai a capire se potresti ottenere di più? se sbagli?
    Il mio cane fa la guardia solo in campagna (in casa può entrare chiunque: ci penso io. Non si alza neppure da terra finché non vede chi è entrato e se gli interessa), mi corre attorno per radunarmi quando sono da sola (quando sono in compagnia è nervoso e tenderebbe a prendere in bocca i polsi di chi mi accompagna), annusa l’aria più che per terra, fa la ferma al gatto (se il gatto sta fermo), risponde al richiamo, ma solo se valuta di non avere altri doveri da compiere (per es. scacciare gli intrusi che è proprio il motivo per cui lo chiamo)…
    Avere un modello unico non è facile…
    Anche guardare la morfologia non sempre aiuta… il mio (teorico) Golden x Setter dicono che è troppo alto per essere solo quello… chi altro ci sarà dentro? Chi dice maremmano, chi dice addirittura Borzoi…
    Ci sono dei test caratteriali alla portata della sciuramaria?

    • E’ molto interessante la tua richiesta, dato che con l’adozione di un meticcio difficilmente si sa cosa ci ritroveremo per le mani. Una soluzione sarebbe quella di conoscere i genitori e la loro indole, ma per ovvie ragioni questo non sempre è possibile.
      I pecorai nelle mie zone come cani da pastore utilizzano enormi meticcioni “fantasia” che discendono da Dio solo sa quali incroci: bastardi che più bastardi non si può :). E ovviamente fanno benissimo il loro lavoro: lo fanno da generazioni. Tempo fa, durante la vendemmia un mio amico trovò una cucciola dispersa per la campagna sicuramente discendente da questi cani. La adottò e una volta adulta l’indole era proprio quella: una pastoressa fatta e finita 🙂

  20. Sta di fatto che il cagnone incazzoso c’è. Esiste. E mozzica come un coccodrillo.
    Allora, che ne facciamo di tutte le razze che NOI abbiamo creato dando loro la capacità (e anche il piacere) di mordere, perché ci faceva comodo che ci difendessero o che difendessero i nostri averi?
    Che ne facciamo di tutti i cani che, una volta adulti, non amano più giocare con gli altri maschi?
    Ne vogliamo vedere l’estinzione?
    Oppure preferiamo mantenerli vivi e vegeti (e ancora utili, in molti casi…), ma sotto controllo e quindi non pericolosi?
    Non so voi, ma io scelgo sicuramente la seconda via.
    E’ il “mio” dogma personale, che nasce dal mio rispetto per i cani e anche per chi li ha selezionati per secoli o millenni.
    Ovviamente il “mio” dogma non intendo imporlo a nessun altro: chi non ama le razze “toste” può benissimo non sceglierle.
    Però non mi sembra giusto né che obblighi gli altri a fare la stessa scelta sua, né che se ne lavi le mani se qualcuno che la razza tosta se l’è presa, e che adesso ha un problema, si rivolge a lui (che è un educatore, rieducatore o istruttore, non una Sciuramaria) per avere un aiuto. mi ricorda un post di qualche mese fa sulla bacheca del guru …che auspicava l’estinzione dei pit-bull ……spero sinceramente che tale guru non abbia intenzione, lui, di riprodursi…..valeria sei una grande

  21. sono curioso di sapere ,quando anche il no non può funzionare,anzi e deleterio ed è molto simile all’ignorare
    Ad esempio un cane che magari alla presenza del suo padrone al primo accenno di fare un comportamento indesiderato ,con un”NO” viene bloccato,poi magari quando non è presente riesce a farla franca e magari ne combina di tutti i colori.Come ad esempio trovare del cibo sulla tavola e mangiarselo.Alla fine diventa una punizione solo alla presenza del padrone e per il resto non ha alcun funzione

  22. la situazione è comunque delicata. nel senso che, non è che il cane quando viene corretto, pensi che il dolore sia provocato dall’estraneo, bensì potrebbe associare la presenza dell’estgraneo al dolore. quindi correggere un cane in quella circostanza è cosa delicata. ecco cosa faccio di solito: lo scenario è la passeggiata, cane al guinzaglio, sensibile ai passanti (ad esempio). 1)per qualche minuto, prima della passeggiata, lavoro con il cane. 2)comincio la passeggiata, dicendogli di guardarmi, di sedersi di fare qualcosa con me. qui il rinforzo è molto forte. 3)incontriamo qualcuno e il cane si fissa sul passante 4) chiedo, con calma, al cane di avere l’attenzione su di me, di sedersi ecc ecc 5) se non lo fa, arriva il NO e la correzione (che in questo modo è associata alla disobbedienza e non alla presenza del passante) 6) il cane si “risveglia” e allora molto gentilmente gli chiedo di fare qualcosa con me 7) rinforzo.
    In un altro scenario invece, come ad esempio l’ingresso dell’ospite in casa con il cane che attacca, l’intervento deve essere inequivocabile: quello NON SI FA. in entrambi gli scenari è necessario, sempre secondo me, lavorare parallelamente sulla relazione.

  23. grandissimo articolo!! complimenti davvero! ho persino le lacrime agli occhi! ti stringo calorosamente la mano anche se solo virtualmente! grazie!

  24. 1)grande articolo
    2)ho sempre pensato che il buon vecchio QI sia più o meno una stupidaggine….altra conferma; 163 mi pare poco.
    3) mi rendo conto che i commenti entusiasti aiutino poco la discussione ma quanno ce vò ce vò…….

  25. Bellissimo l’articolo e anche il commento di Davide Cardia. Io faccio parte di quel gruppo di persone che a) ha cominciato a lavorare con in cani sotto seguaci di Konrad Most con annessi strangoli e “se ringhia all’altro cane staccagli la testa con la catena, te ne trovo poi una di ricambio” (riportato parola per parola) b) ha poi scoperto il clickerismo e buonismo in tutte le sue forme incluso l’assoluto rifiuto di ogni forma di punizione, c) e ha cominciato a farsi una miriade di domande sulla validità di tutto questo… tipo il citato blasfemo “ma Dio avra’ avuto ragione?”

    Almeno a livello teorico, rispondo alla domanda di Valeria su cosa fare in caso di cane aggressivo secondo la scuola buonista. Si allontana il cane dalla situazione offensiva (altro cane, altre persone, ecc) e si cerca di reindirizzare il cane sull’interazione col proprio umano. A lungo andare, la distanza si puo’ ridurre fino a quando il cane invece di vedere un possibile pericolo vede la prospettiva di interazione positiva con il suo umano… condizionamento classico alla Pavlov.

    Funziona in tutti i casi? Beh, su questo ho delle riserve! Ho provato per mesi e mesi col mio cane con risultati sporadici e tendenzialmente deludenti. Umano incompetente? Molto probabile! Ma e’ anche molto probabile che – come tutti i sistemi – non si applichi in ugual maniera a tutti i cani di sto mondo.

    Tentativo n. 2 col mio cane: mix di vari sistemi. Interazione positiva (gioco) in presenza di altri cani, con “NO!” pavarottiano in caso di tuffo verso gli altri cani. Risultato? Poco meno di due mesi e ieri abbiamo partecipato in una gara di obedience, con tanto di esercizi di gruppo!

    Insomma, per farla breve, ben venga il buonismo. Ma ricordiamoci che il cane ha anche bisogno di regole e indicazioni ben precise sul giusto e sbagliato. E una sgridatina di tanto in tanto non ha mai ucciso nessuno!

      • Che si sente solo dire “no, qui”, “no, la”, “no,no”, “no, ti ho detto di no” … 10 minuti “no” è diventato rumore di fondo: troppo facile da pronunciare per povere mento con poco autocontrollo 🙂

        • stessa identica cosa con i bambini!
          Mia sorella è educatrice di asilo nido, ci sono genitori che sono tutti un no qui e un no là, e i bambini con loro fanno tutto quello che vogliono.
          Molto più efficace, sia con cani che bambini, è impedirgli fisicamente di fare la cosa “illecita” e dargli un’alternativa migliore.
          Siamo dotati di cervello e di mani, usiamoli in maniera corretta.

          Il cane abbaia al gatto del vicino o al cane/postino fuori dalla recinzione? lo faccio rientrare in casa e non lo lascio “allo stato brado” in giardino, libero di fare quel che gli passa per la testa, senza supervisione.
          Ce la faccio io con 4 cani assieme, che non sono un genio, vuoi che non ce la faccia il proprietario medio con un solo cane?

          • Però siete bastardi dentro, eh! 🙂 Quello del gatto, ovviamente, era un esempio a caso…e tutti a rispondermi “ah,ma se il cane abbaia al gatto si fa così e cosà, e si risolve”. Ooooooooooooookay! Vaaaaaaaaaaaaaabeneeee!
            Allora facciamo l’esempio più classico: cane che se magna il postino. E mo’ non dirmi che tieni il cane in casa e non lo lasci uscire quando arriva il postino, perché non stiamo parlando di evitare né di aggirare un problema, ma di “risolverlo”.
            Se hai un cane che aggredisce persone-cani-bambini ecc., come fai a dirgli che NON VUOI che lo faccia?
            E non mi dire che il tuo cane non aggredisce nessuno perché l’hai educato bene: lo so. Ma il cane del cliente, o il cane del canile, non l’hai educato tu e quello mozzica. Come risolvi?

          • Io con la mia uso un funzionalissimo ” that ‘ll do” (corredato anche spesso con un “ti do un cocco sulla testa”), per richiamarla (se si stacca dal gregge si stacca da qualsiasi altra cosa)
            Con la vecchia -ai tempi, quando era intemperante- durante un lanciato su ciclista o su marmotta davo lo “sto!”.
            Ora uso spessissimo con la rossa anche il “lascia” che è il comando cui reagisce più velocemente. (condizionamento classico 🙂 )

          • ROTFL! 🙂 Mo’ scrivo un articolo sul pregevolissimo comando “Ti do un cocco sulla testa!”. E lo mando in copia a tutti i cinofilosofi 😀

          • Io HO un cane che si vorrebbe mangiare i bambini, e ogni tanto gliu viene lo “sghiribizzo” di trattare da pecore/boviini anche alcuni adulti.
            Con i bimbi lo tengo al guinzaglio, regolo le distanze (non è che devo stare a 14 km, basta qualche metro) e blocco il bambino di turno. Al cane dico di stare fermo.
            Con gli adulti, se non sono fifoni e sanno rapportarsi, posso lasciarlo libero e mi basta un “Ti vedo!” quando si avvicina con fare “mangereccio” al malcapitato per farlo desistere.
            Quando i quattro cani sono in giardino e abbaiano a chi passa sulla sterrata fuori casa (il giardino da sulla campagna, e tipicamente si tratta di gente che passeggia con il cane o cacciatori), gli dico “tutti dentro!” e li faccio rientrare.
            Non ho vicini carini e preferisco non lasciare i cani in giardino se non sono in casa.

            In sintesi, al “no” preferisco una parola ad hoc per far capire al cane quello che deve fare (vieni, fermo, lascia, quelchetipare), o un altra parola che gli faccia capire che non approvo, ma senza urlare o chissà che, per occasioni particolari (il “ti vedo” che uso quando decide di voler assaggiare qualche chiappa)
            Si può dire “no” anche senza usare per forza quella parola. Anzi, spesso è molto più efficace intervenire per far cessare il comportamento senza dire nulla. Le posture sono molto più efficaci delle parole.

          • Vale, non scherziamo, please! Guarda che l’articolo non parlava della PAROLA “no” intesa come “Enne-O”: se tu dici al cane “Ti vedo” è la stessissima identicissima cosa! Puoi dirgli No, Ti vedo, Scoppia, Fermodovesei o (alla McZook) “tidoun coccointesta”. Cosa cambia? Il concetto del cinofilosofo di turno era che NON si deve correggere il cane! Mai e con nessun sinonimo!
            Che poi qualcuno preferisca altri termini al NO, che potrebbe essere abusato (dipende: io “no” credo di dirlo forse due volte in un giorno, e comunque i miei cani hanno sempre capito quando lo dicevo a loro e quando era parte di una conversazione), mi sta benissimo. Mica ho la fissa dell'”enne-o”. Ho, invece, la profonda convinzione che il cane debba ricevere un segnale preciso quando sbaglia: e che non vada semplicemente “ignorato”. Se tu mi dici che usi parole diverse, allora fai la stessa cosa che faccio io, con parole diverse.
            Quanto alle posture… sono d’accordo che sono efficacissime, se hai il cane al guinzaglio: ma se si è già scartabellato contro qualcuno, mi sa che puoi posturarti come ti pare, anche fare tutta la compilation delle belle statuine… ma dubito che sia efficace :-D!

          • Bella frase: ecco se togliessi “dei proprietari” sarebbe perfetta 🙂
            Scherzi a parte, ti invito a passare un sabato o una domenica con me (sul serio, tanto abitiamo vicino), poi vediamo se non ti ricredi.
            ps: dici che sono supponente? … in effetti è uno dei miei più grandi pregi

  26. Probabilmente per il fatto che ho un QI normale (almeno spero dato che non l’ho mai misurato!), non ho capito alcuni dettagli di quanto sostenuto. Che cosa vorrebbe essere il “NO”?
    Un segnale che significa “smetti di fare quello che fai”, oppure una “punizione”?
    Se è un segnale, come per tutti i segnali, puoi insegnarlo rinforzando se esegue e/o punendo se non lo fa. Trattandosi di un segnale però che cosa cambia se, come alcuni sostengono, lo sostituisci con un’altra parola che per noi umani ha un carico di significati meno negativo (come il classico “He He”)?
    Se è di per se una punizione, cosa fai se non è una punizione abbastanza “convincente”? Alzi i toni? Vai lì e lo meni?

    • Silvia, il NO è una punizione positiva per definizione (skinneriana): ovvero, aggiungi qualcosa (matematicamente parlando, “positivo” nel senso di “segno più”) per ottenere che il cane NON ripeta un’azione (e questo, sempre in senso skinneriano, ovvero quando si parla di condizionamento operante, è il significato di “punizione”).
      Quello che cerco sempre di far capire è proprio il fatto che questa “punizione” intesa in senso tecnico non deve necessariamente coincidere con la “punizione” intesa in senso morale, ovvero come qualcosa di coercitivo e magari violento: che temo sia vista così soprattutto per questioni religiose, visto che la “punizione” cattolica coincide con le pene d’inferno e affini.
      Quindi, una punizione positiva può essere benissimo un segnale: l’importante è che sia aggiunga (+) per ottenere che il cane smetta di fare quello che sta facendo (“punizione”). Che poi tu gli dica “hehe” oppure “NO”, non cambia ovviamente nulla!
      Quanto al “cosa fai se non è convincente?”… ti rispondo: “Cosa fai se dici a un bambino “smettila”, e lui non la smette? Urli come un’aquila? Vai lì e lo meni?
      Qualcuno lo fa, sì. Qualcun altro, magari, studia soluzioni diverse (tipo: “Guarda qui che bel giocattolo che ho trovato!”). Dipende dal buon senso e dall’amore che metti nell’educazione.
      A priori, però, c’è il fatto che tu sei bravo ad insegnare il NO! (o l’HEHE), il bambino – o il cane – penseranno che quando tu glielo dici c’è sempre una bella sorpresa pronta per loro, e che conviene correre da te a vedere cos’è. Quindi il tuo “NO!” diventa convincentissimo.
      Se non l’hai saputo insegnare bene, avrai sempre qualche insuccesso…ma allora ci devi rilavorare sopra.
      P.S.: se funziona come sostenevano le mie insegnanti, il fatto che tu cerchi approfondimenti e spiegazioni significa che hai un Q.I. alto: quindi preparati ad essere considerata una rompiballe! :-).

      • La parola NO di per se non è una punizione perché in modo innato non ha nessun significato (e infatti potremmo dire “hehe” o “qualunquecosativadidireinquestocaso”).

        Si tratta di condizionamento operante, il rinforzo o la punizione vanno a rendere più o meno probabile un determinato comportamento. In questo caso quello che si vuole ottenere è far si che la risposta al nostra segnale sia di interrompere l’azione in corso.

        E’ sicuramente più comodo che usare il NO come punizione e condizionare ogni singolo comportamento indesiderato, non trovi?

        Dato che quello che voglio ottenere è insegnare un segnale si procede come per tutti i segnali, si parte da situazioni “facili” e si rinforza se il cane interrompe l’azione quando sente il segnale. In questo modo la punizione non c’entra proprio.

        • E dove sta scritto che la punizione debba avere un significato “in modo innato”? La punizione è tutto ciò che rende meno probabile il ripetersi del corportamento. Ai suoi topi Skinner dava scosse elettriche: secondo te avevano un significato innato?
          La frase dopo non l’ho proprio capita (l’ho detto che, Q.I. o meno, so’ tonna). Scrivi “è sicuramente più comodo che usare il NO”…ma cos’è che è più comodo? Non ho capito proprio a cosa ti riferivi.

  27. bellissimo articolo Valeria! sarà che sono tanto rompicoglioni pure io! Io credo che inoltre se un cane felice ( che vive con noi, che ha posssibilità di giocare con i suoi simili e che non è mai stato picchiato per nessun motivo….non me ne ha dato mai motivo, perchè ha imparato da solo a fare i suoi bisogni fuori, non ha mai distrutto nulla nè in casa nè in giardino, ti fa prendere l’osso dalla sua bocca senza mai ringhiare..) un giorno fa una cosa che non deve fare è normale dire un bel NO in alcuni casi pure urlato! Io col mio cane ci vivo in maniera molto rilassata e non sto a controllate tutto quello che dico e che faccio….se ad esmpio sto passeggiano sulla strada col cane libero ed a un certo punto passa un cinghiale e il cane parte non riesco proprio a fare finta di niente e a girarmi dall’altra parte, mi SPAVENTO e urlo! Non credo che potre in alcun modo controllarmi sono un essere umano, non un automa, ma non credo nemmeno che il mio cane abbia dei danni per questo, infatti generalmente si ferma e ritorna da me

  28. ecco il mio pensiero, sperando possa essere utile.
    Sapendo che gli uomini primitivi quando ammazzavano il mammut, non lo facevano alla spiedo tutto intero, cerco sempre di dividere il problema in problemi più piccoli e più semplici, per arrivare meglio alla soluzione. E un problema è tale, proprio in quanto ha una soluzione, altrimenti sarebbe qualcos’altro.
    Problema: Uomo/Cane
    Sotto-problema: Relazione. rispetto alla relazione non uso mai il cibo se non come una delle risorse che gestisco. Dico, a chi viene da me, che deve imparare a conoscere il suo cane e che deve farsi conoscere da lui. Nel momento in cui il cane sa cosa ci si aspetta da lui e sa cosa aspettarsi da noi, si ha un ottimo rapporto. E anche questo è apprendimento, perché come dicono i testi: quando c’è previsione di quanto accadrà, c’è apprendimento (allargando il discorso, questo vale anche per il condizionamento classico). Questa per me è l’educazione e nell’educazione si insegnano cose che si possono fare e cose che sono proibite. Normalmente cerco un oggetto tabù, assolutamente arbitrario, a cui il cane non abbia il permesso di accedere. E’ uno dei modi che uso per insegnare il NO. Se il NO è noto, basta la parola (come diceva un vecchio spot) per avere l’effetto desiderato. Altrimenti è necessario intervenire fisicamente. Mi spiego: se il cane sta distruggendo il tappeto e tu lo ignori, a lui non interessa di essere ignorato perché si diverte come un matto e continua a distruggere allegramente. In questo caso sono costretto a intervenire fisicamente (e faccio un mea culpa perché non sono stato in grado di insegnare il concetto di no quando era ora). Intervengo incombendo, guardando, al limite spostando il cane e se insiste arrivando anche a una sculacciata. L’importante è che
    1. La “forza” non sia un metodo educativo
    2. L’intervento fisico sia preceduto dal NO, in modo tale che la volta dopo basti appunto la parola
    Sotto-Problema: Addestramento. Qui uso sempre il cibo e in seguito uso il gioco: quello che faccio però è di non usare il cibo come ricatto e di fare in modo che il rinforzo sia l’interazione con me. Quando lavoro con il cane e gli sto insegnando a fare qualcosa a comando, non uso MAI e poi MAI la correzione. In fase di apprendimento, mentre il cane sta imparando, infatti, secondo me, deve poter sbagliare e, quando sbaglia, dico no ma con un tono diverso e ripropongo l’azione. La correzione non la abbino mai al lavoro altrimenti il cane ha paura di sbagliare non lavora volentieri. Quando il cane ha imparato e sa cosa sia il NO, se decide di non obbedire allora gli dico NO correggendolo ma subito dopo con voce gentile: ragazzo, facciamo qualcosa insieme che ci divertiamo.
    Detto questo, alcune mie riflessioni su quanto scritto da Valeria:
    1) Quando il cane morde e tu stai fermo per non dare soddisfazione, a stare fermo non ci riesci, perché hai un “bestio” attaccato da qualche parte che pesa eccome. Inoltre, se il cane è carogna carogna, dice: qua non ti faccio niente? proviamo qua allora… e così via
    2) Come sappiamo, le aggressioni hanno fattori scatenanti diversi e la reazione deve essere modellata su chi hai di fronte.
    Continuo ad avere dei dubbi se la via della correzione sia giusta, o meglio degli scrupoli nel senso che ogni volta che sgrido un cane, mi fa male il cuore. Mi arrabbio con il proprietario perché mi costringe a intervenire fisicamente su un essere innocente. E spesso mi chiedo se sto sbagliando e se ci sia un’altra via. La conclusione a cui sono giunto è che è inutile la correzione senza lavorare parallelamente sulla relazione e che l’addestramento è un buon “mezzo” per raggiungere il risultato. Ma la domanda “sto facendo bene?” resta e spero tanto di incontrare qualcuno che mi dica: guarda, se fai così, funziona, ecco le prove.

    • Davide, non ci conosciamo ancora molto bene e quindi non mi è mai capitato di chiederti se avessi figli (intesi come bambini a due zampe: quello peloso l’ho conosciuto :-)).
      Se ne avessi, ti chiederei: non ti fa male al cuore anche dire “NO” al bambino che desidera moltissimo una cosa, che però gli fa male/è pericolosa/non deve avere/fare per un qualsiasi motivo?
      Io che un figlio – bene o male, non so – l’ho allevato, di NO ne ho detti a bizzeffe, di correzioni ne ho usate tante (anche qualche pacca sul culo, confesso: e non mi sembra che lo yeti…ehm…il figlio sia rimasto granché traumatizzato) e OGNI santa volta ci stavo male, mi dispiaceva, mi faceva male al cuore. Però lo scopo era il bene del bambino, quindi l’ho fatto. Ovviamente usando senso della misura (una pacca sul culo, come ho scritto nell’articolo, non è come dare bacchettate sulle mani o frustare qualcuno a sangue), adeguando le punizioni alla gravità dell’errore, all’età, alla capacità di comprensione del bambino. L’importante, come hai detto tu, è che il bambino -o il cane- sappiano esattamente PERCHE’ ricevono una punizione, o una sgridata, o un semplice NO. Dopodiché non succede mai nulla di tragico né di choccante.
      Sono le sbroccate estemporanee, senza senso e/o non comprensibili, che fanno danni. Altrimenti il concetto di “mi fai male e io mi difendo”, così come il concetto di “non voglio che tu faccia questo”, per il cane (e non solo per lui, ma per tutti gli esseri sociali) sono assolutamente normali e naturali. Semmai è il non farne mai uso che è innaturale: per questo i bambini allevati col metodo Spock hanno sbroccato di brutto!

      • ma certo, tant’è che mi hai visto lavorare e sai quello che faccio. ma ripeto, se domani arrivasse uno e mi dicesse: guarda che facendo così e cosà risolvi lo stesso il problema e mi facesse vedere le prove del suo lavoro ecc ecc prenderei in considerazione l’alternativa

        • Ah, assolutamente sì! Anch’io! Infatti l’invito c’è anche in questo articolo, e c’è stato a Cilavegna, e sempre rimane aperto. Fateci vedere come fate, e se funziona copiamo subito! Peccato che nessuno ci faccia vede’ 🙁 : forse perché queste alternative non ci sono.

    • Volevo farti i miei complimenti, condivido in pieno le tue sicurezze e soprattutto i tuoi dubbi.
      Questa della cinofilia è una scienza giovane e ogni anno ci sono idee nuove con risultati a volte sorprendenti. L’idea che seguo è quella di continuare a vedere cosa succede e adattarmi ogni volta (facendo anche grandi casini perché quando provi una teoria nuova ti perdi anche la vecchia e prima di ritrovare un equilibrio qualche cane si ritrova un po’ confuso), però sono sicuro che andando avanti molti dubbi si chiariranno e questo provocherà l’inevitabile conseguenza di crearne di nuovi. Quindi diamoci pace e cerchiamo di collaborare.

  29. a me sinceramente il NO piace!mi consente di avere maggiore sintonia col cane, mi piace usarlo anche per prevenire alcuni atteggiamenti sbagliati,lo uso anche con un tono dolce o anche ridendo, lei capisce perfettamente, e non rimane affatto traumatizzata, nemmeno quanto il mio tono è deciso.e spesso prima di fare qualcosa mi guarda e se io dico NO magari davanti ad un prelibato bocconcino trovato per strada si lecca i baffi ma non lo tocca, ed è bello anche osservare i suoi movimenti ed il suo atteggiamento nel momento in cui “lotta” tra la sua volontà e la mia, il mio NO a volte è poi seguito da una distrazione, passiamo ad altro, e lei è felice di farlo, dimentica subito il bocconcino e si dedica a ciò che io le propongo, che a avolte è anche il semplice richiamo.

  30. ciao, è da tanto che volevo esporre questo parere: secondo me Cesar Millan non è un incapace e un incompetente come dici tu. Ho visto la sua trasmissione su cielo per un po’, poi ho smesso perché a lungo andare era ripetitiva e io sinceramente non guardo molta tv. Io non sono un’istruttrice e non ho cani tosti, non so come si recuperino cani difficili, però ad esempio ho seguito con molto interesse gli articoli su bruto e ho capito al volo il lavoro che state facendo con lui perché leggo libri di cinofilia e frequento un centro cinofilo serio e non buonista, dove vuoi o non vuoi parli di cani e problemi ad essi legati. Ecco, alcuni ottimi consigli che dava Millan a persone che coi cani non c’entravano proprio niente non sono opinabili; tipo: devi far scaricare il cane e portarlo fuori, la passeggiata al piede è molto importante perché stabilisci regole e fai capire al cane che si deve fidare di te e seguirti, devi essere il suo capobranco, non puoi limitarti a dare affetto ma anche regole ed educazione..insomma, già questo per molti è una vera rivelazione, visto che personalmente conosco cani abituati ad uscire solo per i bisogni (1 volta al giorno) o tenuti in giardino a vita. Inculcare regole base di questo tipo è molto importante vista l’ignoranza in materia di cani che affligge il nostro paese (e nonostante questo, tutti vogliono cani!!). Ecco, vorrei capire perché per te non è un buon educatore. Lo chiedo perché su internet ho trovato una sfilza di siti pro millan e contro millan, alcuni dicono usi collari elettrici, ma io non ricordo che lui usasse questi metodi come correzione, tutt’altro!! A volte può sembrare tosto, ma di sicuro sta anche trattando un cane bello tosto! Boh, magari se hai voglia di parlarne con calma analizzando bene le cose, perché dire in un articolo che è incompetente in assoluto mi sembra un po’ come sparare a zero. E sparare a zero su uno che comunque ha recuperato molti cani non mi piace. Si può non essere d’accordo su alcuni suoi metodi ok, ma questa è un’altra cosa che dire vai a casa a vendere patate al mercato che tu di cani non capisci nulla!!

    • Irene, guarda che l’ho spiegato anche nell’articolo il motivo per cui lo ritengo incapace e incompetente: perché lui “educa” provocando ed aggredendo il cane. Un esempio facile: cane aggressivo verso gli altri cani. Cosa fa Millan? Si piazza lì col cane al guinzaglio, e quando appare l’altro cane gli fa SHHHH e gli ammolla il calcetto nella pancia. Per carità, non è che sia chissà quale maltrattamento: è un colpetto.
      Ma nella mente del cane, cosa scatta? L’associazione appare un altro cane—> mi arriva un calcio.
      Ti sembra che questo possa diminuire l’aggressività?
      E non solo: lui scalcia PRIMA che il cane abbia avuto una reazione aggressiva: quindi è lui ad attaccare il cane (che infatti, in alcuni casi, reagisce per autodifesa. e allora si vedono le sceneggiate con impiccagioni, capottamenti e compagnia bella. Ma aveva ragione il cane!)
      Millan si impone con la coercizione pura: “prenditi tutto quel che arriva da me, altrimenti son dolori”.
      Questa è incompetenza, perché non si instaura nessun tipo di rapporto e perché quel cane, una volta tornato a casa sua, con un umano di cui non ha paura, nove volte su dieci tornerà ai comportamenti precedenti. Non ha imparato NIENTE, se non ad aver paura di Millan.
      Certo, se poi il suo umano “impara la lezione” e si comporta come Millan, il cane resterà sotto controllo: ma sempre per paura e non per volontà di collaborare con il suo umano. Il che è l’esatto contrario di quanto avviene in un branco.
      Il video in cui Millan usa il collare elettrico gira da tempo su FB, non dubito che faticherai a trovarlo: lo usa per far andare d’accordo un cane col gatto di casa (no comment). Anche in questo caso dà prova di incompetenza totale (perfino nell’uso dello strumento).
      Che poi, in mezzo al mare di cazzate che spara e che mette in atto, ci infili anche qualcosa di sensato…per carità, è vero e mi sta benissimo.
      Però se un insegnante, a scuola, mi spiega per filo e per segno la prima guerra mondiale, senza sbagliare una data o un episodio, e poi mi dice che la Terra è piatta… be’, io preferisco che quel signore lì smetta di insegnare e vada a seminar patate.

      • ma, allora: lui si mette vicino al cane rissoso avendo al guinzaglio un cane tranquillissimo e sotto controllo, il colpetto è una correzione, lo schhhh equivale al nostro NO, lui usa questo perché gli viene più naturale ma puoi dire quello che ti pare, anche patate fritte. Non lo provoca né lo aggredisce, gli fa capire che se gli passa a distanza un altro cane e lui ha la reazione di aggredire verrà corretto con lo schhh (NO) e un colpetto (per distrarre la sua mente dall’idea fissa “voglio aggredirti”, perché in quel momento come hai detto tu, è in one track mind e la sua mente non sentirebbe nessun comando, ma un colpetto di correzione lo sente). Su questa cosa ok, avevo letto un tuo articolo che diceva che il cane in quel momento può pensare “madonna questo nemico è così feroce che mi arrivano colpi da lui anche a distanza, allora faccio bene ad essere aggressivo”, però scusa ma mi sembra un po’ così..il cane non è scemo, e se il colpetto è ripetuto e gli si fa capire che lo sta dando il padrone come correzione, allora si renderà pur conto che non arriva dall’altro cane nemico! Anche la mia quando è intenta su un odore e entra in one track mind, per dissuaderla e continuare a camminare insieme devo toccarla, altrimenti potrei sgolarmi senza risultati.
        Milllan tende a correggere prima, ok, ma perché ha già capito l’intenzione del cane. Dai, non ditemi che nessuno di voi conoscendo i punti deboli del suo cane e sapendo che esattamente tra due secondi avrebbe fatto ciò che voi non volete faccia, non gli avete detto NO ( a proposito, io lo uso eccome, e non mi pongo minimamente il problema sul sia giusto o meno). Esempio, la mia, se sente gente scendere le scale facendo baccano, abbaia; io non voglio (per evitare che i vicini mi dicano che il mio cane disturba, anche se sono loro che disturbano scendendo le scale facendo più rumore di una mandria) e prima ancora che lei cominci ad abbaiare le dico NO!, e lei mi guarda come per dire “azz, il capo sa pure leggere nel pensiero!”. beh, in quel momento io la correggo in anticipo, ma sono sicura al 1000×1000 che lei tra 1 secondo netto abbaierà, e lo leggo dalla postura e dall’espressione.
        Sono d’accordo con te che il cane obbedirà a Millan e tornerà come prima coi suoi padroni, ma semplicemente perché da quel poco che ho visto i padroni sono dei sostanziali incapaci anche nelle cose più semplici. Sul fatto che il cane abbia paura non lo so, a me più che paura mi sembra una cosa del tipo ” cavolo, prima facevo quel che mi pareva perché non ho avuto un minimo di educazione e sono stato straviziato, mentre ora devo obbedire a questo millan, e mi conviene stare zitto, al mio posto, e rigare dritto come un soldatino (ma almeno per il tempo che ci sarà lui, perché poi con i miei umani che sono mollaccioni, torno a fare quel cavolo che mi pare). Il cane non instaurerà un rapporto con millan solo perché lui in quel momento si pone da educatore, da correttore, da generale verso i suoi soldati. Io ti dico cosa devi fare e tu lo fai punto e mosca. Questo per far vedere ai padroni che un cane educato si può avere,e non è solo un miraggio. Questo per correggere manie e ossessioni che i padroni gli fanno sviluppare..
        Io coi miei insegnanti o i miei istruttori sportivi non ho mai avuto chissà che rapporti, ma a me sinceramente non interessava neppure averne. Loro mi “istruivano” e io apprendevo da loro, poi c’erano mia madre e mio padre coi quali avere un rapporto.
        Poi lo ripeto, io non sono un’istruttrice cinofila, tante cose non le so, e sicuramente non ne capisco niente, ma di una cosa mi sono resa conto, che in questo variegato mondo che è la cinofilia ognuno per correggere ed educare usa metodi diversi, e tutti dicono sugli altri che sbagliano e sono incompetenti

        • Ire’…dire SCHHH o NO o ALKA SELTZER è la stessa identica cosa: è il calcio nella pancia che non va bene!
          Perché il cane si sente provocato e reagisce: e non capisce affatto il “processo alle intenzioni”. Le correzioni si danno come conseguenza di un’azione, non prima!
          A me non piace neppure troppo il “no” preventivo (anche se qualche volta scappa pure a me, lo confesso): il NO deve significare “smetti di fare quello che stai facendo”, e non “attento a quello che fai”. Altrimenti il cane si incasina.
          Sono d’accordissimo sul fatto che ognuno dovrebbe usare i metodi che gli paiono e piacciono: purché, però, si rispetti il cane.
          E Millan questo non lo fa; lui il cane lo schiaccia, lo “domina” in un modo assolutamente innaturale e anti-etologico.
          Quindi, che funzionino o no i suoi metodi, è un incompetente perché non conosce i meccanismi della mente del cane e agisce solo attraverso la forza, cosa che i cani NON fanno a meno che – appunto – non siano provocati o attaccati.Poi chiunque al mondo, se gli punti contro una pistola, fa quello che gli dici di fare. Ma che abbia capito il motivo per cui deve farlo (o non farlo), è tutt’altro discorso.
          Se tu vuoi un cane-robot che ti obbedisca senza rispettarti, senza amarti, ma soltanto temendoti, segui pure Millan. Altrimenti, lassalo perdere!

          • no, io non seguo proprio nessuno perché come ho detto non sono un’istruttrice cinofila né ho alcun tipo di problema col mio cane, solo non penso millan sia un mostro come dicono tanti, visto che il famoso colpetto l’ho visto dare a più di un istruttore..ma lasciamo perdere, alla prossima ciao

          • Chi ha parlato di mostri? “Incompetente” non significa “mostro”: significa “persona che non sa affrontare un problema con i migliori mezzi che potrebbe avere a disposizione”. E lui questo non lo fa. Usa mezzi/metodi/strumenti superati (nella migliore delle ipotesi) o proprio completamente sbagliati (nella peggiore). E’…che so, come un medico che utilizzasse ancora le sanguisughe per fare un prelievo di sangue: mica è un mostro. E’ un incompetente e un ignorante, perché non ha capito che la scienza è andata un filino avanti. Tutto qua.

          • ah ok, allora se mi dici che è superato mi fai capire meglio, io avevo chiesto all’inizio, i motivi per cui non ti sembrava essere un buon educatore, senza andare addosso a nessuno, visto che non sono una del settore (lo ribadisco).

          • Mmh a me sinceramente Millan non dispiace MA.. C’è una profonda diversità tra quello che dice e che scrive e quello che fa. Se si potesse solo ascoltare -il giorno che sono sicura che non vengo uccisa proverò a montare un video con solo il sonoro- a mio avviso almeno l’80% delle cose che dice sono valide, per molte altre non ho i mezzo per discuterne e per una parte si sentono delle castronerie (sempre secondo il mio personalissimo parere). Il problema della trasmissione è che molte persone osservano, poche guardano. Per me Millan ha capito molto bene come funziona la mente del cane, ma utilizza metodi come dice Valeria, oramai un tantinello superati: con la stessa identica teoria si può lavorare in modo completamente diverso sul cane costruendo associazioni diverse da quella “c’è un altro cane mo mi arriva un calcetto se non sto fermo e muto”. Però la base a mio parere rimane buona.

        • Irene, io non sono un estremista e non voglio dire che il cane non vada mai corretto eccetera, però spesso i casi di millan sono perfettamente risolvibili senza alcuna correzione: perché un conto è usare le correzioni (intese come dire NO, portare via il cane facendo un po’ di trazione sul guinzaglio, ecc. non intese come sfogo della frustrazione sul cane!) in casi gravi in cui non c’è altra scelta: se il cane, come nella storia del bull terrier Bruto, ha imparato che è normale mordere la gente, usare il NO per fargli capire che nel nuovo branco non è più normale è accettabile e necessario, altrimenti non sarebbe più possibile nemmeno nutrire il cane.
          Un altra cosa invece è usare le correzioni sempre, perché più comodo e veloce: perché è vero che un cane aggressivo coi suoi simili è una seccatura, ma non è una mostruosità, si può tranquillamente lavorare con più calma cercando le cause del problema, trovando una soluzione adatta ecc. e nel frattempo portare fuori il cane in posti/orari poco frequentati da altri cani. Idem per il cane aggressivo col gatto, ancora di più per quello che aveva paura di entrare nell’acqua fonda e ci è stato lanciato dentro di peso, e quello che non voleva entrare in casa e ci è stato trascinato dentro, schiacciato a terra stringendo il guinzaglio a cappio sempre più attorno al collo finché il cane si è ribellato con quello scatto accompagnato da ringhi che fanno spesso i randagi accalappiati, e alla fine si è “calmato” crollando a terra a causa delle difficoltà a respirare… ora io non sono un istruttrice, ma a entrambi i miei cani ho insegnato a non temere l’acqua semplicemente facendoli giocare nell’acqua bassa e poi via via sempre più alta, ci è voluto pochissimo…

        • @ Irene: allora provo a spiegarmi senza fare battutine (anche se quando c’è di mezzo Millan è molto difficile).
          E’ un cialtrone perchè lui sta alla cinofilia come Sgarbi sta alla cultura; come Bettarini sta al calcio; come Feltri sta al giornalismo. Al boss della National Geographic serviva semplicemente un bellimbusto che piacesse a signore e signorine che spettacolarizzasse l’educazione cinofila per far salire l’audience, e la scelta è caduta sul chico latino. Non potevano mica metterci un noioso e poco attraente etologo che spiegasse concetti accademici altrettanto noiosi: gli serviva uno che domasse a suon di “sospiri” e calcioni le “fameliche belve” delle star di Hollywood.
          Io non provo disprezzo per lui, ma rammarico e rimpianto: quelle sue possenti e palestrate braccia potrebbero fare faville se impegnate nel settore agricolo, invece le spreca per reggere guinzagli (ogni tanto faccio pure qualche cattivo pensiero: mi piacerebbe affidarlo alle cure di un datore di lavoro poco “gentilista” come lui che gli fa schhhh e gli dà un bel colpo di tacco stile Ibrahimovic in basso ventre ogni volta che fa cadere un’arancia. Ma ripeto: è solo un cattivo pensiero, quindi non prendermi sul serio 😉 )
          Ok, ci sono ricascato: ho fatto la battutina, ma ripeto, quando si parla di Millan non so stare serio. Ci riprovo.
          Quando si ha a che fare con cani “difficili”, non basta il tempo di due puntate giusto per farci uno show per correggerli: se segui il caso di Bruto trattato qui su TPIL, ti renderai conto quanto tempo ed energia hanno impiegato Claudio Mangini e soci. Ma i metodi di Mangini, che sono quelli GIUSTI a mio avviso, non sono appetibili per il pubblico. Non puoi farci una trasmissione, perchè c’è la professionalità di mezzo, e la professionalità ANNOIA lo spettatore medio. Lo spettatore medio vuole azione; vuole colpi di tacco sul ventre; vuole collari elettrici; vuole il “famelico pastore tedesco” (ma per piacere!) impiccato al guinzaglio dal muscoloso e virile “sussurratore”. Il problema è che una volta spente le telecamere e mandato in onda lo show, NESSUNO va a controllare se la “cura Millan” ha veramente risolto il problema comportamentale di quel cane! Nessuno va a far visita dopo un paio di settimane alla “sciura Smith” di turno per verificare se il suo cane è davvero diventato un angioletto o se lo stress accumulato a causa di quell’energumeno piombato dal nulla nella sua vita abbia peggiorato la situazione (cosa assai probabile).
          Infine io mi rivolgerei ad un addestratore solo nel momento in cui mi accorgo che io da comune mortale incompetente ho fallito, e il professionista, con i suoi metodi scientifici, potrebbe mettere una pezza al mio disastro. Non di certo per farmi prendere a calci il cane: anch’io sono in grado di sottomettere un cane a pedate in culo, non occorre di certo l’addestratore blasonato di turno. E poi? Poi otterrò un cane che quando torno a casa si va a nascondere sotto il letto invece di farmi le feste e saltare come un matto: bel risultato, trovi?

          • Scusate una cosa,però in realtà Millan è considerato un mostro,dal momento che viene spesso chiamato qui come macellaio ecc…. Che poi macellaio sia un termine meno orribile di mostro ok,però ammettiamolo che non viene considerato semplicemente un incompetente ma qualcosa di piu…
            Non lo sto difendendo,ma non capisco perchè valeria ha fatto questo passo indietro…

          • Ma non è un passo indietro: semmai è un chiarimento. Io chiamo “macellai” tutti coloro che lavorano con i cani utilizzando metodi rudi, duri ed esageratamente coercitivi (e non dico solo “coercitivi”, perché se intendiamo il termine nella sua accezione reale, “coercitivo” è qualsiasi metodo o strumento che costringa il cane a fare qualcosa: quindi anche il guinzaglio, che lo “costringe” a restare al nostro fianco quando in realtà lui preferirebbe farsi una corsa per gli affari suoi).
            Anche per le cose negative ci sono varie sfumature: non è mai tutto bianco o tutto nero.
            Millan è una sfumatura di grigio piuttosto bruttarella, almeno a me non piace per niente. Ma i mostri sono un’altra cosa. I mostri sono quelli che si divertono a far soffrire i cani, che li avvelenano, che li abbandonano e così via.
            Di mostri ce ne sono fin troppi, al mondo: Millan, almeno che io sappia, non rientra certamente in questa categoria.
            E’ solo un “domatore di cani” (altro termine che uso spesso, come sinonimo di “macellaio”): qualcosa che non mi piace affatto, ma neppure una persona che impiccherei per le palle sulla pubblica piazza (mentre torturatori, abbandonatori & affini SI…almeno come pio desiderio!).
            Millan è, appunto, un incompetente che, lavorando da incompetente, in condizioni normali farebbe i suoi limitati danni ai suoi limitati clienti, sul campo di casa sua: come avviene per millemila altre persone che lavorano in modo raffazzonato. Purtroppo il fatto che lui vada in TV amplifica all’ennesima potenza questi danni, ragion per cui mi piacerebbe moltissimo che quel programma venisse chiuso e sostituito da altri in cui si facesse cultura cinofila VERA, e non sfoggio di machismo tamarro.

          • Silvia, pero’ essere incompetente ci puo’ stare: non si nasce “imparati” e non si finisce mai di imparare. Ma incompetente puo’ essere una persona che e’ al suo primo cane e, non sapendo come addestrarlo, ascolta il “cuggino” di turno e, per es., strofina il naso del cucciolo nella sua pipi’ per insegnargli a non farla in casa. Ma una persona che:
            – utilizza la coercizione senza distinzione di causa, e soprattutto per stimolare la reazione del cane per poi punirlo con ulteriore violenza, e non solo, come potrebbe essere lecito, per fermare un cane che sta per azzannarlo
            – se anche i suoi metodi fossero corretti, li mostra in tv: non sono per la creazione di “sette” di pochi eletti che possiedono i segreti dell’addestramento, ma il recupero di un cane aggressivo e’ una cosa ESTREMAMENTE delicata e che presuppone profonde conoscenze della mente, psicologia e linguaggio dei cani: non si puo’ pensare di “dare in pasto” tutto cio’ a una popolazione di persone che ancora fanno fatica a capire perche’ perche il cane soffre se tenuto tutta la vita in giardino
            – si fa pagare profumatamente e si vende come il migliore addestratore di cani del mondo: eppure si e’ gia’ sentito di persone che avevano coi cani un problema minore (insegue i gatti, salta addosso a tutti,…) e dopo la “cura Millan” si sono ritrovati con ben piu’ gravi problemi di aggressivita’ da parte del cane verso i padroni. Anche un perfetto ignorante penso che sia capace di capire che se coi suoi metodi la situazione peggiora, evidentemente non sono poi cosi’ buoni come metodi.
            Per questo, secondo me Millan e’ ben piu’ che un semplice incompetente

  31. Cara Redazione, che tu abbia un Q.I. elevato c’è da crederti sulla parola, che tu sia una rompicoglioni naturale, oltre che dalle tue stesse ammissioni, lo si intuisce dalle tue appassionate dispute nelle discussioni degli articoli pubblicati. (hai solo ceduto per esaurimento o viltà alle fans di Marchesini nell’articolo su Trumler)
    Ma che tu abbia una grande capacità espressiva è assolutamente un fatto certo e condivisibile.
    Sono totalmente d’accordo con te, però.
    E’ pur vero anche il contrario: ci sono cani o discipline che non possono che prevedere solo e unicamente il rinforzo positivo. Pet Teraphy o assistenza ai disabili li vedo improbabili da preparare con i “NO” e la tiratina di guinzaglio. Così come pure una condotta al guinzaglio a un border che non sa giocare con il proprio conduttore mi risulta veramente difficile da immaginare. Come i fans dei cinofilosofi inorridiscono nel vedere un collare a “strangolo”( tutti gli agilisti usano lo strangolo, di nylon ma a strangolo

  32. E’ impressionante la mancanza di rispetto per l’intelligenza dei propri clienti che hanno certi guru: mi domando quale idiota si sentirebbe autorizzato a bastonare il proprio cane solo perchè qualcuno gli ha detto che un “no” ogni tanto male non gli farà.
    Vorrei proprio vedere l’efficacia dell’ignorare senza il rimprovero messa in atto da un guru (o da un suo discepolo) mentre il proprio cane, ad esempio, sta per azzannargli il suo vestito preferito steso ad asciugare (almeno spero che sappiano che se si limiteranno a toglierglielo dalla bocca senza dargli alcuna motivazione valida per non farlo più, ad esempio un rimprovero, il cane ritenterà… Almeno questo lo avranno sperimentato, no?). Loro faranno una faccia delusa, a distanza diranno “brutto cattivo!” e il cane smetterà! Sì sì, come no! Vorrei vedermela tutta! Io intanto compro i popcorn.

  33. Secondo me il problema è che è piuttosto difficile usare la punizione positiva in maniera corretta, spesso si rischia di sbagliare i tempi e i modi, cosa che ai cani non succede. Bisogna lavorare molto su di noi per dire dei “no” che siano accettabili. E’ molto facile essere autoritari, un po’ meno essere permissivi, mentre per essere autorevoli bisogna fare un grande lavoro su se stessi.

  34. grazie Valeria, per tutto ciò che scrivi e spieghi nella maniera più comprensibile che io abbia mai avuto il piacere di leggere!!!!!
    Il tuo è vero “rispetto” per l’essenza, la natura e la vita del Cane. Questà è “cinofilia”.

  35. domanda tecnica: il mio cane (un pastore australiano di 2 anni e mezzo) NON ama essere coccolato e maneggiato da estranei, TANTOMENO essere preso per la testa e guardato fisso neglio occhi con l’intento di fargli i complimenti. Ho sempre creduto fosse “normale” per lui, in una situazione simile, emettere un ringhio sommesso per avvisare che la cosa non lo aggrada, ma nonostante io dica a tutti di evitare questo comportamento c’è sempre qualche intelligentone che “ci sa fare con i cani” che ignora TUTTI i miei avvertimenti preventivi e quelli del cane e si becca una craniata in faccia da quest’ultimo… il mio NO! a chi lo devo indirizzare?!?!?

    • Al deficiente di turno :-).
      Scherzi a parte, il tuo cane ha il sacrosanto diritto di chiedere rispetto: il lato triste della faccenda sta nel fatto che, il giorno in cui mordesse qualcuno, nessuno lo capirebbe e nei guai ci finireste voi :-(. Consiglio vivamente di dire un secchissimo e incazzatissimo: GUARDI CHE MORDE: se vuole toccarlo mi firma una liberatoria che libera me e il cane da ogni responsabilità. E gliela porgi davvero, da firmare.
      Vedrai che così ci pensano almeno un po’ su! 🙂

      • EH! Sì!…è proprio questo che mi fa incazzare! quand’è che “amore” e “rispetto” hanno smesso di andare “a braccetto”?!?
        …oh! ma più glielo dici e più si impuntano!!!…se no la prendono sul personale! e vai di spiegazioni (fasulle, ovviamente: “guarda che non ce l’ha con te…” “è lui che è poco socievole”…) e via cavolate del genere che mi fanno sentire una traditrice! (meno male che il cane non capisce l’italiano!!!)
        La preparo davvero una bella liberatoria!…perchè lo so già che qualche pirla prima o poi l’incontro! grazie a Dio il mio cane non ha mai morso nessuno…PER ORA! ma il pirla in questione è capace di far partire una denuncia anche se si è solo spaventato!

        • E’ proprio il rispetto, che nasce dalla consapevolezza delle differenza tra noi e loro (i cani), che grazie al buonismo esasperato si è perso completamente. Si chiede al cane di dipendere al 1000% da noi, tutte le sue scelte devono passare atraverso noi, noi dobbiamo mediare per il cane, noi dobbiamo essere la guida, noi… noi… e che palle! Il cane deve saper decidere anche autonomamente, deve essere guidato con l’educazione ma deve avere la capacità di ragionare. I giochini di stimolazione mentale servono a poco se poi castro psicologicamente il cane e lo riduco a un cretinetti. Di contro se non inserisco un sano, chiaro e preciso NO non costruirò quelle strutture del lecito e del non-lecito, non potrò mai far capire al cane che ciò che sta facendo è corretto o no. Ovvio che devo essere io, per primo, equilibrato. Ma vorrei anche ricordare (adesso qualche Guru mi lancerà l’anatema!) che gli adulti cani insegnano il rispetto ai cuccioli mica con i bocconcini e i “bravoooooo” con la O lunga 1km ma con ringhi, musate, zampate ecc. ecc. Nulla di gentile, insomma, tutta roba che a mammina o paparino spaventa tanto tanto. Evidentemente, e per loro fortuna, i cani non hanno mai conosciuto il dott. Spock! 😉

        • problema analogo con i bambini, ho imparato a diventare assertiva, a costo di risultare cafona.
          Io ho il dovere di tutelare il mio cane, non nel senso di metterlo sotto una campana di vetro, ma nel senso che devo evitare che si faccia/faccia ad altri del male.
          Siccome il mio cane ODIA i bambini, glieli tengo lontani. Se usi la giusta combinazione di “faccia truce e voce minacciosa”, il bambino si volatilizza. E capita lo stesso anche con gli adulti.
          Così facendo ho abbassato la reattività del mio cane, sa che ci penso io e sta più calmo.

      • ah! ma per quanto riguarda la manipolazione è abituatissimo!…però un ESTRANEO (cioè una persona che vede per la prima volta in vita sua!) dovrebbe avere un attimino di buon senso e NON ESAGERARE!!! …del resto a chi farebbe piacere essere preso per la testa, sballottato e riempito di complimenti da uno grande e grosso che manco so chi sia?!?!?…A ME NO DI SICURO!!!! 😉

        • anche perchè l’australian, di base, è un cane mediamente diffidente con gli estranei. Fermo restando che non è rispettoso stropicciare a quel modo nessun cane, nemmeno il più “spaciocchevole” del mondo… 😉

  36. I cinofilosofi della mia fazione in questi casi usano esattamente la punizione nel senso in cui ne parli tu, solo che la chiamiamo in modi diversi tipo “no gratificato” (ti dico “no”, tu mi guardi, ti premio) o “suono per centripetare il cane” (che si usa in molti casi, non solo se il cane fa qualcosa che non ci piace)… io penso che i motivi per vestire di nuovo un concetto vecchio siano proprio quelli indicati da te nella risposta-tipo A. Si ama dire che si re-indirizza l’attenzione del cane dal target a noi, che, invece di inibirlo, gli si dà un’alternativa, ovvero noi stessi e un eventuale premio. Diciamo che si condanna l’inibizione perché rischia di far acquisire maggior valore al target; quindi gli si dà sempre un’alternativa. Ma un semplice “no” usato da un addestratore dotato di materia grigia è esattamente la stessa cosa secondo me!

    • Antus ti prego di perdonarmi ma mi hai servito su un piatto d’argento l’occasione per dire quanto, da diverso tempo, penso sulla centripetazione. Sappi che ho messo “pollice su” sul tuo commento 🙂
      Da un certo periodo di tempo si usa il termine “centripetare” il cane sul conduttore in alternativa al più sensato termine “concentrare” o “ottenere attenzione”. In italiano l’accelerazione centripeta (http://it.wikipedia.org/wiki/Forza_centripeta) esiste solo in opposizione a quella centrifuga perché trattiene una spinta verso l’interno imprimendo a un oggetto una direzione circolare, ne consegue che per poter centripetare un cane è necessario imporgli una spinta verso l’esterno, fare perno e roteare il povero animale come le pale di elicottero. Dovrebbe anche essere chiaro che nell’attimo in cui l’accelerazione centripeta venisse a mancare il povero cane si troverebbe scagliato a diversi metri di distanza dal conduttore centripetatore. Ci sono alcuni “addestratori” anche molto noti che centripetano fisicamente il cane nel modo descritto (no bbuono!) e non nel senso che gli vogliono dare i nuovi Garzanti della cinofilosofia. Mi auguro che sia chiaro il senso ironico, anche se un po’ polemico, nei confronti di quelle persone che cercano e diffondono termini assurdi, ma soprattutto non corretti, per dare alla cinologia un’impronta scientifica.

      • E hai ragione, è un termine un po’ infelice! Però in tutta la storia della filosofia (disciplina che mi vanto di studiare all’università, il che è il motivo per cui, a differenza di molti, io apprezzo davvero tanto gli influssi filosofici presenti nelle parti di teoria dei corsi SIUA – tanto s’era capito, su- anche se apprezzo ancor più il fatto che l’interessantissima teoria sia corredata da una parte pratica veramente molto ampia) spesso sono stati presi termini già esistenti ed è stato attribuito loro un significato nuovo. Sta allo studioso accertarsi ogni volta del significato del termine in quel contesto… rottura de cojoni immane e confusioni mentali a gogò, lo so! Noi filosofi s’è così! 😀 Difatti difficilmente con un cliente userei il termine “centripetazione” 😉
        Cogliendo l’ironia, ne approfitto per fare ancor più la cinofilosofa/cinoegizia e specificare che più precisamente il suono si utilizza per realizzare la terza fase della centripetazione ovverosia il riposizionamento: il cane torna da noi preferendoci a uno stimolo esterno. Estiqaaaaaaatsi! 😀

    • scusa Antus, ma il cane non potrebbe decidere di “addestrare” il proprietario? vede qualcosa sul tavolo e la punta…aspetta il no (dolce, dolcissimo, flebile, per non traumatizzare nei secoli il cane e la sua progenie)…ha un bel biscotto;
      “ohhhh, che bel pisolino che mi son fatto…ora avrei voglia di biscottone…andiamo a fissare quella bella cosina sul tavolo…ecco il melodioso nooooooo…amico, sgancia il biscotto…sì, sì come dici tu, dammelo “centripetato”, basta che non la tiri per le lunghe”

  37. Interessantissimo e con vari spunti di commento!
    Prima di tutto: è dimostrato che l’uomo ha vari tipi di intelligenza, il Q.I. ovvero la quantificazione su cui si basano gli enti tipo M.E.N.S.A. e affini misura sono 1 tipo d’intelligenza… Quindi è sempre molto riduttivo esprimere il cervello umano (che ancora dev’essere studiato dato che gli stessi professori non ci capiscono una seppia -come direbbe un mio amico-) con un numero! Io mi concentrerei sul tuo senso critico sviluppatissimo che è una dote ben più rara ed apprezzabile di un Q.I. a 3 cifre! 😉 Ad ogni modo, dato che anche la mia premessa ha un suo perché, l’IPSE DIXIT è un concetto antico quasi quanto l’uomo purtroppo.. Nel medioevo le argomentazioni alle teorie espresse erano per l’appunto IPSE DIXIT ovvero l’ha detto Lui riferendosi a seconda del caso o Aristotele o la Bibbia, più raramente Platone o altri filosofi classici, ma solitamente erano Aristotele e la Bibbia.. E’ cambiato qualcosa? Assolutamente no! E’ molto più facile giustificare un’affermazione con ipse dixit che non con senso critico spiegando il perché per noi quest’affermazione funziona. Mi ricorderò sempre il mio ex bassista che ci raccontava di aver portato il suo ultimo alano dall’addestratore perché lui non riusciva a farsi ubbidire (un alano particolarmente cocciuto). Il primo giorno di campo l’istruttore inizia il discorso dicendo che il “NO” e il nome del cane non devono MAI essere pronunciati in generale, perché il no non viene processato/compreso e il nome non dev’essere usato in addestramento per evitare associazioni. Si mettono alla prova i cani e al primo errore dell’alano in questione l’addestratore immediatamente lo chiama per nome e gli dice no! A casa mia questa si chiama figura da cioccolatino! E queste figure spesso capitano quando si è preso un dogma per realtà senza averlo passato sotto il senso critico! Su una cosa di tutto il discorso, con cui concordo in pieno, mi permetto di dissentire o meglio di rivolgere una domanda volutamente provocatoria: sicura che ogni persona che ha una patente di guida, un lavoro e dei figli sia una persona in grado di non maltrattare un animale?
    Ciao
    Pam

    • No, non siamo sicuri: ma neppure siamo sicuri del contrario. E quando questa persona si rivolge a noi, ci dà già i mezzi per potercene accertare: quindi, personalmente, io farei (e facevo, a dire il vero…) così: si spiega al signor X che esistono il premio, il rinforzo, il marker, la punizione positiva e quella negativa…e poi si sta a guardare cosa fa. Se si sembra in grado di usare correttamente un NO (ma anche una pacchetta sul culo, che non ha mai “maltrattato” nessuno), tutto va bene: se diventa un pazzo isterico che sbraita tipo Hulk, lo si piglia e gli spiega che così non risolve nulla e che deve imparare a controllarsi. Se non è in grado di controllarsi, allora gli si insegna ad usare SOLO la punizione negativa (personalmente mi rifiuto di insegnare a qualcuno a “ignorare il cane” quando sbaglia, perché lo trovo deleterio per i motivi scritti nell’articolo). Insomma, un po’ come per i cani… anche ogni umano va capito e gli va “modellato” addosso il metodo che si ritiene migliore. Poi magari si sbaglia, eh…proprio perché siamo umani. Però la strada per me è quella (ipse dixit? Ehm, no: solo opinione personale, va’!) 🙂

  38. una domanda: il mio cane abbaia al gatto e io mi arrabbio: oggi e’ una giornata no, ho litigato con la fidanzata/moglie, e non ho proprio voglia di sentirlo abbaiare al gatto. gli dico un NO bello incazzato, di quelli che se l’avessi detto ad un umano avrei aggiunto anche un bel paio di sganassoni. Non corro il rischio di eccitare ancora di piu’ il mio cane con il mio no? So che si deve rimanere calmi, ma, mi chiedevo, non c’e’ un’alternativa un po’ piu’ neutra della voce (fermo restando che poi il cane comunque leggerebbe la mia incazzatura dal corpo)?

    • Daniele, l’alternativa si può sempre trovare: è un po’ che ho in testa di sperimentare l’anti-clicker, per esempio (ovvero un aggeggino che invii un suono da abbinare – inizialmente – al NO-punizione negativa, per farlo diventare un marker “negativo”: ovvero, senti il suono e smetti di fare quello che stai facendo). Solo che: a) al momento mi manca il cane sui cui sperimentarlo :-); b) se lo “inventerò”, sarà in forma provocatoria (tipo: “non vi bastava il telecomando per dirgli “bravo”? Eccovi quello per dirgli “brutto-cattivo”!), perché il rapporto col cane NON si crea con gli aggeggini, ma appunto con il tono della voce, con le posture, con il linguaggio del corpo e così via.Quindi, o impariamo a fare corretto uso dei nostri mezzi, oppure (tipo quando ci girano le palle, come nel tuo esempio) evitiamo di lavorare col cane per un paio d’ore, che non muore nessuno, e torniamo da lui quando ci siamo calmati (non sarebbe male fare lo stesso con i figli).

      • Ma l’hai già inventato Valeria! E’ la lattina o la tanichetta piena di sassolini!
        Col mio cane è l’unica cosa che lo ha dissuaso dal mordermi per gioco/eccitazione. Se gli voltavo le spalle mostrando indifferenza, mi mordeva il sedere… al che l’indifferenza andava a farsi benedire.

      • … che sarebbe poi il collare elettrico eh…. almeno come era inteso inizialmente e come lo usavano i cacciatori prima del servizio di striscia… se poi in UD lo usavano diversamente, questo è un altor discorso.

    • scusa, ma se legge la tua incazzatura cosa c’è di male?? Semplicemente capisce che sei incazzato, se vogliamo è anche più incisivo il no… Mai avuto cani traumatizzati dalle mie incazzature, a meno che tu non pensi che il cane sia un essere senza empatia ed intelligenza… come capisce che sei incazzato e quindi lui ha sbagliato, evidentemente capirà quando non lo sei più…

      • vabbe’, il mio problema non era nell’incazzatura, anche se in generale non mi piace rapportarmi a nessuno in uno stato emotivo alterato. Avevo il dubbio che il comando, accompagnato dallo stato emotivo alterato, assumesse tutt’altra valenza, nello specifico quella di rinforzare l’abbaio al gatto.

        • Già! Ma se ti girano le palle anche il rinforzo positivo o la punizione negativa è accompagnata da tutti quei segnali corporei che descrivono il tuo stato d’animo. Il linguaggio non verbale esiste ed è letto molto bene tanto dai cani, tanto dalle persone (le persone lo fanno un po’ meno bene per motivi di comodo) e se fai finta di ignorare un cane mentre ti sale la rabbia, quando lo vai a premiare il tuo corpo esprime inevitabilmente una sorta di: «tiè pijate ‘sto bocconcino e vaffan….!» mentre dalla tua bocca esce un fintissimo: «Bravooo!» quindi il premio entra in conflitto tra il messaggio di contenuto (verbale) e quello di relazione (non verbale). Un esempio in umana è quando uno ti abbraccia, tu ti irrigidisci e poi continui a a parlare come se ti avesse fatto piacere essere abbracciato.
          Che un educatore opportunamente “condizionato” a controllarsi riesca, con il cane di un altro, a mantenere il controllo e una coerenza tra messaggio di contenuto e quello di relazione è il minimo che si possa chiedere a chi decide di fare questo lavoro, ma la sora Cecioni (sciura Maria di etnia differente) che si ritrova il cane sul tavolo della cucina che cerca sbafarsi le bistecchine lasciate incustodite per un solo attimo, prima urla: «NOO!» poi riflette sul fatto che qualcuno le aveva detto che non avrebbe dovuto farlo. Nel frattempo il cane ha fatto un salto indietro e le bistecchine raggiungeranno i destinatari per cui erano state acquistate.
          Come dice Valeria, quando sei nervoso devi solo essere consapevole che non è il momento giusto per educare un cane, però se quando sei nervoso e urli al tuo cane in modo isterico e senza riflettere, potresti effettivamente rinforzare l’abbaio, ma se tutte le volte successive ti comporterai con calma il tuo amico capirà quale è la regola da attuare e imparerà a controllarsi. Il bello dei cani è che imparano per tutta la vita e il bello dei cani è che cambiano idea molto facilmente, non sono de coccio come noi che quando abbiamo scoperto o ci hanno inculcato una verità non accettiamo più di metterla in discussione!

          • grazie a entrambi per i suggerimenti! preciso che nel caso descritto, che purtroppo mi capita, non si tratta di un vero e proprio lavoro col cane, ma di situazione occasionale, in quanto il mio cane abbaia esclusivamente ai gatti randagi per strada, mentre non abbaia al mio gatto o a qualunque gatto che veda affaciandosi dal balcone o, che so, tenuto in braccio da un estraneo. Purtroppo e’ difficile replicare la situazione e mettersi nello stato d’animo ideale, a meno di incontrare (e ogni tanto succede), quello che io chiamo il gatto-Buddha, che rimane nella sua contemplazione estatica anche quando gli abbaiano contro!

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