Møsi Taomas non è un’allevatrice, né una veterinaria, né un’esperta: è una “normale” appassionata di boxer (tra virgolette, perché un appassionato di boxer troppo normale non può mica essere…e lo dico a ragion veduta, facendo parte del novero) che ha deciso di parlare di questa razza in quello che lei stessa definisce “una specie di concentrato di vita con loro”.
Il libro (che ha un solo, grave torto: è cortissimo!) racchiude due racconti lunghi e una serie di “pillole di quotidiana boxerità” che, se devo essere sincera (tanto lo sono sempre…e questo è il “mio” grave torto!), mi sono piaciute ancora più dei racconti lunghi.
Questo non significa che i due lunghi non mi siano piaciuti: anzi! Però Møsi, come lei stessa mi ha raccontato, non è una scrittrice: questa è la sua opera prima e, almeno all’inizio, si sente.
Nel senso che si intuisce quello che definirei  “lo sforzo di scrivere molto bene, in modo corretto, con le parole giuste al posto giusto”, un po’ come se si fosse sotto esame (e chiunque scriva il suo primo libro ci si sente, posso assicurarvelo!).
Il risultato, per forza di cose, è un po’ “rigido”, almeno per qualche pagina: dopodiché, però… i boxer fanno il loro consueto miracolo! Perché le loro imprese sono così buffe e tenere, commoventi e comiche, insomma sono così “boxeresche” che anche l’autrice si lascia un po’ andare e il tutto diventa molto più simpatico, scorrevole e gradevole.
Soprattutto, chiunque abbia avuto un boxer ritrova scenette e momenti già vissuti (nel mio caso, per esempio, in un lontano passato: il che mi ha procurato un attacco di nostalgia acutissima e mi son dovuta tenere da sola per il coppino, prima di precipitarmi fuori a cercare un cucciolo); ci si immedesima, si vive (o si rivive) e ci si fa un’idea decisamente realistica di cosa significhi avere al fianco uno di questi cani che in realtà… non sono cani, sono boxer: modo di dire assolutamente veritiero (ma solo i boxeristi sanno quanto).
Il primo racconto è un “inventato autobiografico”, nel senso che il cane di cui si parla non è realmente esistito, ma in lui sono racchiusi un po’ tutti i cani di Møsi (e non solo).
Il secondo racconto è invece vero, ma non del tutto: e qui devo svelare una confidenza che Møsi mi ha confessato via email.
Non so se fosse un segreto, spero di no perché io adesso lo svelo: ma lo svelo proprio perchè, nel caso avesse voluto esserlo… non avrebbe dovuto restare segreto.
Perché è una cosa troppo bella.
Copincollo dall’email dell’autrice:  “…incontro un caro amico (tornato ad essere boxerista dopo anni di astinenza, un cucciolo di otto mesi bellissimo, possente, coccolone, curioso) e scopro che il suo amore ha una forma di infezione che lo sta portando poco alla volta alla paralisi degli arti. Lui sta facendo tutto il possibile per cercare di salvarlo, piange, mi abbraccia, mi dice quanto stia male a sapere che presto il piccolo non ci sarà più……insomma resto sveglia tutta la notte, piango anch’io, mi chiedo perchè la vita sia così tremenda e la mattina dopo inizio a scrivere. Il secondo racconto del libro è dedicato alla sua storia, ma ho deciso che quel cucciolo, almeno nelle mie pagine, avrebbe avuto un destino diverso, bellissimo, speciale, fortunato, perchè almeno scrivendo potevo decidere io il finale della storia“.
Non è meraviglioso, avere un pensiero come questo?
A me è sembrato un bellissimo gesto d’amore: quell’amore che si sente in ogni pagina di questo libro,  quell’amore che permette a Møsi, così come lo permette a tutti i boxeristi del mondo, di superare qualsiasi difficoltà (compreso il fatto che questa razza, purtroppo, non sia particolarmente longeva), di prendere in ridere i millemila disastri che un boxer immancabilmente ti combina; di affrontare, conseguentemente, un po’ tutta la vita con la stessa “rassegnata felicità” con cui si trascorre il proprio tempo da boxerista.
Perché lui te ne fa di tutti i colori, è  un pasticcio di cane, con lui non si vive tranquilli un attimo: quando fa le feste a qualcuno lo demolisce, quando gioca con gli altri cani pensano tutti che li voglia ammazzare, quando dovrebbe fare la guardia ammazza il ladro, sì, ma di leccate. Eppure quello che pensano tutti i boxeristi, alla fine, è sempre la stessa cosa.
“Per fortuna sei con me”.

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