domenica 9 Agosto 2020

Uomini, cani ed emergenze: come lavorano le Unità Cinofile da soccorso

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Di PASQUALE LANDINETTI – “Chiunque sia testimone di una catastrofe è in qualche maniera vittima della catastrofe.”
“…svesti la divisa e ritorni un piccolo uomo… corrono straziandoti, fotogrammi che non cancellerai…”

Palestra - la bascula

In queste due frasi, la prima tratta da un testo di psicologia delle catastrofi e la seconda scritta in un post, da un soccorritore tornato dal terremoto dell’Abruzzo, è racchiusa la difficoltà che un conduttore di cani da soccorso deve affrontare quando opera in situazioni di emergenza. In questo piccolo scritto proveremo a raccontare come si prepara una unità cinofila ad affrontare queste situazioni nel miglior modo possibile.
Innanzitutto chiariamo che con il termine “Unità Cinofila” indichiamo il team uomo – cane, che collaborando insieme, partecipano alle operazioni di soccorso per la localizzazione delle persone siano esse sepolte da macerie che disperse in superficie o sepolte da valanghe.
Con questo termine si indica un binomio “unico” che deve crescere insieme e prepararsi per affrontare le missioni di soccorso cui verrà chiamato ad operare.
Quando qualcuno si avvicina al nostro gruppo, la prima cosa che gli raccontiamo è questa storia:

“Un giorno ci presentammo su uno dei primi interventi della nostra Associazione. Conoscevamo bene il Funzionario dei Vigili del Fuoco che dirigeva le operazioni. Appena ci vide, pragmatico e sbrigativo come sempre, ci disse : “Bene… adesso dicci dove dobbiamo incominciare a scavare”. In quel momento avvertimmo tutto il peso che avrebbe avuto il nostro lavoro di ricerca. Dal nostro lavoro dipendeva la priorità di scavo e, quindi, la vita delle persone che erano lì sotto. Quella volta ci furono 5 segnalazioni 3 vittime e due superstiti”.

Jordan - terremoto in Abruzzo 2009

Forse troppi non si rendono conto della responsabilità che si assumono quando iniziano il percorso per diventare “unità cinofila da soccorso”.
Le unità cinofile per raggiungere l’operatività si addestrano per circa 2 anni. Questo vuol dire che per presentarsi all’esami di brevetto, per ogni cane e il suo conduttore, possiamo calcolare un periodo di lavoro annuale di circa 500/600 ore di lavoro.
Il nostro gruppo lavora tutte le domeniche, dalla prima di settembre all’ultima di giugno, sul campo per almeno 4/5 ore e in aggiunta ogni conduttore lavora a casa almeno un’ora al giorno.
Solo dedicandosi con impegno e passione a questo gravoso compito si può ottenere una unità cinofila affidabile in ogni situazione. Un team capace di lavorare in ogni ambiente senza distrarsi, concentrata nella sua missione di ricerca, capace di superare ogni ostacolo e segnalare con precisione il ritrovamento del disperso.
In questo lungo periodo le due componenti della U.C. imparano a comunicare tra loro ed a cooperare per il fine ultimo della localizzazione e la segnalazione del disperso. La loro intesa diventa ogni giorno sempre più intensa e il cane riconosce nel proprio conduttore il “capobranco”, il leader, la guida.
Dobbiamo riconoscere che chi ha più difficoltà a capire e farsi capire è generalmente il conduttore…
Proprio per questo durante il percorso formativo ai conduttori viene insegnata un po’ di “cultura cinofila” affinché oltre a essere cinofili diventino anche cinotecnici.
Il nostro metodo addestrativo è basato sull’asse Istruttore – Conduttore – Cane.

Calata in teleferica

Ogni conduttore impara a diventare il leader (capobranco) di questo team “uomo-cane”, ad istruirlo e gestirlo correttamente sia in “ordinario” che in emergenza. Il cane non è una macchina o un attrezzo che può essere riposto fino all’esercitazione successiva, ma un essere vivente cui dobbiamo garantire un benessere psico-fisico ottimale, sempre, ogni giorno della sua vita.
Per costituire un buon binomio da soccorso occorre che ci sia alla base del rapporto uomo – cane una passione cinofila. Su questa passione si andranno ad innestare le conoscenze tecniche specifiche per diventare una unità cinofila da soccorso.

Ma la passione non basta, le conoscenze tecniche nemmeno.
Vediamo gli altri “ingredienti” necessari.
Per primo, il cane. La coppia uomo – cane è perfettamente complementare. Difatti i sensi prioritari del cane sono l’olfatto e l’udito (in pratica i sensi che l’uomo ha meno sviluppato).
La superiorità del cane è facilmente intuibile in questi numeri: l’udito del cane ha una frequenza di udibilità che varia da 20 a 50.000 cicli al secondo. Si pensi che l’uomo definisce ultrasuoni quelli che vanno oltre i 20.000 cicli. Inoltre il cane ha una sensibilità almeno 5 volte superiore all’uomo, il che gli consente di sentire a 20 metri quello che noi percepiamo a soli 5 metri .
Ma dove il cane ha del sorprendente è sicuramente nell’olfatto.
Innanzitutto l’olfatto per il cane corrisponde alla nostra vista; il mondo esterno per il cane è essenzialmente un mondo di odori come per noi è un mondo di immagini. Alcuni dati ci faranno meglio comprendere la enorme superiorità dell’olfatto del cane: la mucosa olfattiva nel cane è di 150 cmq contro i 2,5 cmq. dell’uomo, inoltre a causa del diverso spessore della mucosa si hanno nel cane circa 225 milioni di cellule olfattive contro i circa 5 milioni nell’uomo.

Bastano quindi livelli bassissimi di odore perché il cane li percepisca. Noi addestriamo il cane a rispondere con un comportamento ben definito in presenza di una fonte di odore, nel nostro caso alla presenza di un uomo il cane deve abbinare l’abbaio.

Il cane da soccorso deve essere un soggetto robusto, sano, di media taglia, con delle doti caratteriali ben definite. Deve avere una alta capacità di resistere alle esperienze negative (tempra), rispondere prontamente agli stimoli e agli ordini (temperamento), avere una spiccata cooperazione con il proprio capobranco e disposto naturalmente all’obbedienza (docilità), non avere comportamenti aggressivi verso gli altri cani e verso le persone (socievolezza cospecifica e intraspecifica), una buona dose di iniziativa e voglia di esplorare il mondo esterno (curiosità) e altre doti a corollario non meno importanti.

Crollo di Foggia

Ora parliamo del conduttore.
Un buon conduttore deve innanzitutto dedicare tanto, tanto, tanto tempo all’addestramento suo e del proprio ausiliario (e sopportare diligentemente le proteste del proprio partner), deve essere tenace, paziente e capace di imporsi senza violenza sul cane diventando il suo capo-branco.
Deve ovviamente potersi muovere su qualsiasi terreno, specialmente chi si occupa di ricerche in superficie, impegnarsi in operazioni di soccorso ogni-tempo, capace di cooperare con tutta la squadra, ma deve essere anche in grado di gestire da solo una ricerca, e magari dopo aver trovato il disperso essere in grado di prestare i primi soccorsi e ….. tanto …. tanto altro ancora. Troppe volte dopo una manifestazione in tanti – entusiasmati dai nostri cani – hanno chiesto di entrare in squadra: poi dopo uno, due, tre mesi hanno abbandonato l’attività. I pochi (sempre troppo pochi) che hanno resistito sono diventati lo zoccolo duro del nostro gruppo. Su questo supporto, fortunatamente, ogni tanto si innesta un nuovo ramoscello per continuare l’attività.

Infine il tocco di magia…

I due soggetti “conduttore” e “ cane” devono essere complementari e bilanciati per tipologia caratteriale. Quando, finalmente,  questo “miracolo” si compie … si incomincia l’addestramento.

Le fasi dell’addestramento sono:

– OBBEDIENZA
– PALESTRA
– RICERCA
 – OPERATIVITA’

Trave in gruppo

Con l’obbedienza il conduttore impara a gestire e controllare il proprio cane. Il cane impara a cooperare con il conduttore. Nelle operazioni di soccorso il cane deve essere sempre “in mano” al proprio conduttore.
Con l’obbedienza non si tratta di eseguire esercizi “circensi” fini a se stessi, ma di un percorso per costruire, tra i due, una armonia ed un’intesa. E’ fondamentale che ci sia una forte relazione tra cane e conduttore.
L’obbedienza è costituita mediamente dagli esercizi classici di educazione di base: condotta, seduto, terra, resta. Alcune scuole tendono a raggiungere livelli “sportivi” di esecuzione, mentre altre mirano ad una gestione corretta del cane.

Con la “palestra” il team impara a superare i più svariati ostacoli. Il conduttore impara come guidare il cane e questi a fidarsi del proprio conduttore nel superare le difficoltà che incontra sul suo cammino.
Gli esercizi di palestra per le varie scuole sono quasi tutti simili: invio in un tunnel, salita di scala, passaggi strisciando, salti etc. etc.
Anche nella palestra alcuni regolamenti mirano a prestazioni “sportive”, altri tendono a testare l’intesa tra il conduttore e il cane nell’affrontare gli ostacoli.

Ricerca in superficie

Infine la ricerca.
Con la ricerca si affina quell’intesa fra le due componenti affinché la regia dell’operazione sia del conduttore, ma la effettiva ricerca la esegua il cane in piena autonomia.
Secondo la specializzazione vi sono: ricerca in superficie, ricerca su macerie e ricerca su valanghe.

Le tecniche di lavoro per la ricerca in superficie sono essenzialmente:

– la ricerca seguendo la traccia,
– la ricerca seguendo la pista,
– la ricerca con il metodo della memorizzazione o discriminazione di odore.

Nella ricerca da “TRACCIA” il cane ripercorre il percorso del disperso seguendo principalmente gli odori vegetali che si sprigionano dal terreno calpestato.
Nella ricerca da “PISTA” il cane ripercorre il percorso del disperso seguendo sia gli odori vegetali che si sprigionano dal terreno calpestato che gli odori del disperso che sono a terra e nell’aria.

Con la ricerca a “memorizzazione d’odore”, ci si porta in zona operativa, sul punto di ultimo avvistamento del disperso. Qui il conduttore fa annusare un capo di abbigliamento del disperso al cane e si da l’ordine di cercare. Dal momento che il cane annusa l’indumento crea una discriminazione con tutti gli altri odori che può trovare sul terreno e ricerca solamente quello associato all’indumento.

Ricerca su macerie

La ricerca a cono di odore

Questa tipo di ricerca si basa sul seguente principio: l’uomo attraverso l’aria espirata, le secrezioni cutanee e la desquamazione della pelle è una fonte di odore di tipo organico ed animale, quindi molto percettibile dal cane.
Questo flusso odoroso tende a diffondersi nell’aria o a fuoriuscire dalla massa delle macerie anche in presenza di funzioni vitali minime.
Il vento tende a trasportarlo in una direzione dando all’effluvio la forma di un “cono”.
Il cane ricercando sul terreno, quando percepisce l’odore umano, ricerca la fonte seguendo la scia formatasi nell’aria. Con la ricerca si utilizza il fiuto del cane per localizzare l’odore del disperso. Il disperso diventa una “fonte di odore”.
Durante il suo lavoro di ricerca il cane utilizza esclusivamente un solo strumento, che è il suo naso. Grazie alla sua “potenza olfattiva” e la capacità di “discriminazione olfattiva” il cane riesce a localizzare il disperso. Il difficile non sta solo nell’insegnare al cane a ricercare (la ricerca è un istinto naturale per scovare una preda), ma anche a segnalare nel giusto modo quello che ha trovato, indicando il punto preciso del ritrovamento, soprattutto in macerie laddove la localizzazione deve essere quanto più precisa possibile.
Tale odore dura, per diverse ragioni, anche nelle prime ore dopo la morte dell’individuo, pertanto il cane segnalerà anche la presenza di cadaveri.
Nel secondo caso, però, il comportamento del cane sarà tanto più diverso dal normale quanto più sarà diverso l’odore del disperso rispetto ad un vivo. Sarà il conduttore a leggere quei segnali inconfondibili del comportamento del cane che determineranno la segnalazione.

Marcaggio per ricerca su macerie

L’addestramento alla ricerca si articola in più fasi.
Una prima fase il cane ricerca il conduttore, poi un estraneo “a vista” ed infine un estraneo nascosto non a vista.
Durante tutto il lungo programma non vi sono limiti all’inventiva dell’istruttore nella preparazione di una U.C., perché la realtà operativa sarà sempre diversa.
Si porterà il cane a perlustrare zone sempre più ampie, in terreni o campi macerie diversi e l’unità cinofila dovrà essere sempre pronta e capace di superare le difficoltà di ambiente e di situazione in cui dovrà operare.
L’impiego di una U.C. non ha i limiti di scenario imposti ad altri strumenti, quali i geofoni, può essere sempre utilizzata e ha una velocità di ricerca decisamente superiore a qualsiasi altro strumento.
Un cane operativo viene testato a ricercare quattro dispersi su un’area di 2000 mq di macerie o di almeno 50.000 mq se trattasi di superficie.
Nel caso di ricerche su macerie la tempestività dell’intervento è fondamentale.
Se vi è una segnalazione, confermata, in un punto ben preciso, il direttore del soccorso potrà impostare un intervento mirato in un’area ben definita senza disperdere le forze su tutto il fronte delle macerie.
Se poi, la segnalazione delle U.C. collima con quanto l’esperienza operativa insegna, la presenza di un disperso è pressoché certa.
Il vantaggio intrinseco è dato dal fatto che,  comunque, anche in assenza di segnalazioni non vi sono impedimenti affinché si proceda con i metodi tradizionali di ricerca e scavo.
Il cane non va visto come artefice unico della ricerca, ma va inserito fra gli strumenti a disposizione del direttore delle operazioni per valutare la priorità degli interventi.

Terremoto in India - 2001

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2 Commenti

  1. un bellissimo articolo che rende l’idea del lavoro e della responsabilità che ogni UC si porta sulle spalle, responsabilità che pochi riescono a capire, arrivano al campo d’addestramento pensando che sia una delle tante discipline cinofile, è difficile far capire che la cosa se presa con superficialità fa rischiare la vita a qualcuno. si può fare un piccolo test per testare la voglia del nuovo interessato, gli si chiede di nascondersi in mezzo a ortiche o spine…se la volta dopo viene ancora avrà un futuro, se non viene più…meglio averlo perso subito :p

  2. Ciao Pasquale, a parte la simpatia immediata visto che ti chiami come il mio papà, ma permettimi di dirti che il tuo è davvero un bellissimo articolo, complimenti! Io faccio soccorso nautico con il mio terranova, ma la ricerca dei dispersi mi ha sempre affascinato. Anche noi siamo un’unità cinofila, anche se in modo diverso 😉
    Mi piacerebbe moltissimo vedervi lavorare “dal vivo”, c’è qualche gruppo/associazione che lo fa in zona Pistoia o città limitrofe?

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