domenica 17 Ottobre 2021

Ad ognuno la sua razza

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di PASQUALE LANDINETTI – Nel corso delle mie frequentazioni cinofile ho spesso incontrato coppie cane – padrone con problemi.
“Ovviamente” la colpa è sempre del cane, e l’umano di turno si lamenta di questo o quell’altro problema definendo il suo cane di volta in volta  scemo, dispettoso, disubbidiente etc. etc.
Poi scopri che, ovviamente, il cane fa semplicemente il cane e che la sua unica colpa è di non soddisfare le aspettative di chi lo ha adottato. Spesso l’umano, oltre a sbagliare nella gestione del cane, ha una colpa precedente, una sorta di peccato originale: sbaglia nella scelta della razza.
Non voglio fare un paragone irrispettoso (verso il cane), ma mi domando: perché quando dobbiamo comprare un oggetto mettiamo a confronto caratteristiche, potenzialità, prestazioni e invece, quando decidiamo di adottare un cane, non ci preoccupiamo affatto di questo?
Se voglio una macchina fuoristrada non compro una Ferrari, se devo girare in città comprerò una smart non un furgone. Chi comprerebbe un auto solo per il colore dei fari? Eppure quanti husky sono stati scelti perché – dicono – “mi sono innamorato dei suoi occhi azzurri”… e quanti hanno comprato il cane della pubblicità “Infostrada” (border collie) … 10 piani di morbidezza… (Labrador) … Ettore il cane della TIM (dogue de bordeaux), Hachiko il cane che aspetta il treno…  e prima i vari Rin Tin Tin (over 50), Lassie, Pongo (la carica dei 101) senza aver valutato le specifiche doti caratteriali di ciascuna razza. Salvo poi lamentarsi che il cane non risponde al richiamo, non fa la guardia, sbava sempre, è iperattivo etc.

Solo due esempi: un tale mi disse che aveva regalato alla mamma ottantenne un cane per farle compagnia e lei non riusciva a gestirlo. Un mix tra un malin e un riesenschnauzer! Oppure l’anziano professore che aveva preso un pastore tedesco, che nella sua passeggiata di quasi trecento metri (!) che faceva ogni giorno tirava al guinzaglio. Eppoi – stranamente! – in casa non stava mai fermo…
Pensa un po’ ‘sti cavolo di cani, non fanno che creare problemi.
Ora, nonostante gli sforzi fatti nelle esposizioni dove tutte le razze stanno subendo un appiattimento verso l’unico standard caratteriale ammesso (“cane cogl…  imbambolato, sguardo fisso nel vuoto, incapace di reazioni verso tutto e tutti”, a cui è richiesto, al massimo, lo sforzo di girare in tondo per pochi metri e stare fermo mentre viene palpeggiato), i cani non sono tutti uguali e fortunatamente mantengono la loro memoria di razza e il loro patrimonio istintuale specifico per il ruolo per cui sono stati selezionati per millenni, tant’è che sempre più razze hanno linee diverse per gli show e per il lavoro.

La domanda sorge spontanea: come mai prima i cani sapevano fare i cani?
Forse perché ognuno sceglieva il cane con uno scopo ben preciso.
Chi prendeva un cane aveva chiaro cosa il cane avrebbe dovuto fare e le aspettative dell’umano e del cane coincidevano: il cane da caccia andava a caccia, il cane da guardia faceva la guardia, il cane da compagnia faceva compagnia.
E se le cose non funzionavano la selezione era spietata. A nessuno sarebbe venuto in mente di scartare un cane perché mordeva chi entrava nella proprietà, oppure avrebbe scelto un border collie per relegarlo sul divano di casa.
Ogni soggetto aveva modo di esprimere la propria indole, vivere la propria individualità e godere della soddisfazione dei propri impulsi naturali. Non vi erano frustrazioni, ansia, noia, intemperanze, squilibri comportamentali, cinoyoga, cinofilosofi e supercazzola.

Nel “Sindaco del Rione Sanità” quando il mastino morde la moglie del boss e i figli propongono di sparare al cane, così lui affronta il problema:

Armi’, bella ‘e Totonno, voglio sapere una cosa e poi la rivoltella che deve servire per Malavita (è il nome del mastino che ha morso la moglie) è una sola: ‘a mia. Quando Malavita t’ha fatto ‘o malamente t’è venuta a truvà dint’ ‘a cammera toja? (quanto ti ha fatto male è venuto a trovarti in camera tua?)
Armida: No.
Antonio: A che ora è successo il fatto?
Armida: All’una dopo mezzanotte. Mentre pigliavo le uova dal gallinaio.
Antonio: Armi’, bella ‘e Totonno, quanto ti voglio bene io?
Armida (convinta) Assaie.
Antonio: E tu a me, me vuó bene?
Armida (come per dire «puoi metterlo in dubbio?») Totò…
Antonio: Tu stanotte hai sofferto, ma in questo momento chi sta suffrendo cchìù assale, io o tu?
Armida: (convinta) Tu.
Antonio: E ‘a cicatrice ca tè resta ncopp’ ‘a mammella sinistra, addò me resta a me?
Armida: Ncopp’ ‘o core.
Antonio: Malavita sta nella Masseria per difendere la casa, la famiglia e le galline. Sei stata tu che hai provocato Malavita.
(Rivolto ai figli) Mettetevi la rivoltella in tasca. (I figli ubbidiscono).‘Ave ragione ‘o cane. (Ha ragione il cane)

Quindi il mastino che aveva fatto il suo dovere aveva ragione.
Oggi Malavita si troverebbe sottoposto ad un esame comportamentale da parte di un educatore cinofilo e/o un veterinario comportamentalista che con la manina di plastica proverebbe a togliergli la ciotola e magari a minacciarlo. E se solo abbozzasse una timida reazione, la sentenza sarebbe forse: “il cane va abbattuto”!

Ora faremo una panoramica sulle varie razze, o meglio sulle grandi famiglie delle razze, per valutarne le caratteristiche caratteriali: non dimenticando che si tratta sempre di un’ analisi generale, che ogni razza ha delle sue peculiarità e che ogni soggetto è sempre un individuo unico e irripetibile.
Nell’esposizione delle razze faremo quasi sempre riferimento alle razze riconosciute dall’ E.N.C.I., che è l’ente preposto alla tutela delle razze e al rilascio dei Certificati di Iscrizione, comunemente noti come pedigree. E’ ovvio che ciò non esclude dalla scelta i meticci o quelli privi di pedigree. Questi possono essere, anzi spesso sono, validi compagni al pari dei più blasonati cani da selezione.
I grandi gruppi sono essenzialmente tre, compagnia, guardia e difesa e caccia. I gruppi ufficiali sono 10, ma a ben vedere molti gruppi sono sottogruppi di questi per indicare specializzazioni tipiche.

Iniziamo dai cani da compagnia.

Questi cani sono generalmente di piccola taglia e chi li sceglie non ha altra aspirazione che avere un po’ di compagnia e magari qualcuno su cui riversare affetto e attenzioni.
I soggetti di tali razze sono spesso, a torto, ritenuti inutili e privi di qualsiasi dote caratteriale degna di nota, buoni solo a poltrire in salotto e girare a vuoto per casa.
Oggi fortunatamente l’utilità – fosse anche limitata solo alla compagnia – di questi cani è scientificamente provata. La sola vicinanza a bambini o ad anziani procura una tale quantità di stimoli positivi che sono considerati veri e propri presidi terapeutici. Anzi oggi sempre più specialisti utilizzano i cani per terapie assistite con gli animali con precisi protocolli nelle più disparate situazioni.
Un tempo queste razze erano definite “cani da grembo” e in molte opere sono raffigurati proprio in grembo alle nobildonne, vezzeggiati e coccolati, come piccoli re. Ovunque in Asia, nell’antica Grecia, nella Roma imperiale piccoli cani non avevano altra funzione di far compagnia alle dame del tempo. Una di queste razze è addirittura ricordata come cane delle cortigiane.
Ma molti di questi cani non sono stati sempre salottieri. Taluni nel loro passato hanno storie di caccia e di guardia. Per la loro piccola taglia erano (e sono ) impiegati per la caccia ai topi, alla volpe e addirittura al cinghiale. Alcuni per la loro iperattività e sensibilità funzionavano come ottimi sistemi di allarme. Erano così efficaci che in Cina gli imperatori gli affidavano la custodia dei loro preziosi harem.
Quindi non bisogna lasciarsi ingannare e considerarli solo dei pupazzetti di peluche. Alcuni hanno una tempra e una “capatosta” che lascia senza parole.

Anche se così piccoli e “carini” necessitano di cure, attenzioni e soprattutto addestramento al pari dei loro colleghi di taglia superiore.
S. Coren ne “L’intelligenza dei cani” cita tra le quindici migliori razze da guardia ben dodici razze di piccola taglia. Infatti al minimo rumore questi piccoli diavoli partono con un abbaio insistente e squillante, che farà sicuramente felici i vostri vicini. E anche se non hanno l’onore delle cronache come pericolosi killer non immaginate quante persone ricordano con “affetto” l’incontro avuto con una di queste piccole pesti.
Seppure non si possa pretendere molto da alcune razze, è possibile educarli – anche a livelli più avanzati – anzi vivendo a stretto contatto con la famiglia è indispensabile una buona educazione di base per evitare spiacevoli incidenti.
Con un po’ di impegno si raggiungono risultati veramente buoni: un piccolo bichon frisè riusciva ad eseguire tutto il programma dei cani da soccorso e solo la piccola taglia gli impediva di essere impegnato in reali missioni operative.
Concludiamo con alcune valutazioni di carattere generale.
Se il nostro scopo è di avere un cane da compagnia tranquillo cerchiamo di evitare quelle razze che sono state selezionate per la caccia, che sono solo la versione ridotta di razze selezionate per la guardia o la difesa, ma focalizziamo la nostra attenzione sulle razze selezionate da sempre per le loro doti di docilità e socievolezza.
Le migliori sono quelle sono riportate nel gruppo 9 della classificazione ufficiale. Alcune di queste sono particolarmente docili e socievoli, necessitano di poco movimento e non hanno problemi caratteriali di dominanza e aggressività.
Comunque, se proprio vi piace un tipo particolare di cane, la cosa migliore è conoscere bene le doti caratteristiche della razza e farvi consigliare sul modo migliore di gestirlo onde evitare spiacevoli sorprese. Lo stesso se la vostra scelta cade su un meticcio. Un buon test caratteriale vi darà buone informazioni sul tipo di soggetto, sul suo carattere e sul tipo di comportamento che dovrete avere nell’educarlo per avere sempre e comunque un piccolo grande amico.

I cani da guardia, difesa e utilità.

Un grande gruppo di razze veniva  inserito un tempo in questa unica grande categoria: poi si sono differenziate in due gruppi di appartenenza (gruppo 1 e gruppo 2 classificazione FCI), con diversi sottogruppi.
Generalmente si tratta di cani di taglia medio-grande che provengono da razze selezionate per il lavoro.
Secondo il tipo di lavoro cui erano destinate hanno un profilo caratteriale diverso.
Partiamo dalle razze da pastore. In genere si tratta di razze selezionate per coadiuvare il lavoro dei pastori e già si rilevano grosse differenze se si tratta di razze atte a condurre il gregge o a difenderlo. Il cane da pastore per la conduzione del gregge è caratterizzato da una maggior cooperazione con il conduttore e una maggior versatilità di impiego, mentre i cani da difesa del gregge hanno una spiccata funzione da guardia e un rapporto con il conduttore più paritario.
Grandi differenze vi sono tra le razze che erano adibite al controllo delle greggi e quelle adibite al controllo delle mandrie (bovari). Queste ultime sono caratterizzate da una taglia maggiore e una tempra più alta.
Vi sono infine le razze di grande taglia nate per usi diversi (spesso proprio per la difesa e la guardia) con caratteristiche morfologiche varie: dobermann, schnauzer e la grande famiglia dei molossoidi, le cui origini si perdono nella notte dei tempi.
Il nostro mastino napoletano si guadagnava il pane difendendo case di nobili patrizi, combattendo sui vari fronti delle legioni romane e spesso lottava nei circhi contro tigri e leoni.
I profili caratteriali di tutte queste razze, pur variando enormemente tra loro, hanno un fondo di complessità di gestione dovuto soprattutto alla presenza di istinti di dominanza, predatorietà, vigilanza, guardia e difesa.
Queste razze necessitano di conduttori capaci e disponibili a impegnarsi in seri programmi di addestramento per poter ottenere un perfetto controllo del cane.

Occorre chiarire alcuni concetti. Il cane ha come base istintuale quella del lupo: animale sociale che vive in branchi, in cui vige una ferrea gerarchia. Vi è un capobranco cui compete la guida e l’iniziativa di tutte le attività del branco.
Il cane inserito nella famiglia umana la assimila al proprio branco e tende ad assumere una sua posizione gerarchica. Questi cani tendono ad essere dominanti, tendono cioè ad essere il capobranco.
Il soggetto in questa posizione ha dei privilegi particolari ma anche dei compiti all’interno del branco quali la difesa del territorio e degli altri soggetti. In pratica questi soggetti tendono a porsi come capobranco e quindi ad avere l’iniziativa della guardia e della difesa. Da questo ruolo discende la “responsabilità” di decidere chi sono gli amici e i nemici (reali o percepiti), e di conseguenza decidere come e quando attaccare per difendere branco e territorio.
Non solo, ma il fatto di essere capobranco li porta ad avere una scarsa obbedienza e docilità verso gli altri componenti del branco (quindi la famiglia in cui vivono). Da questo discendono poi i problemi di comunicazione che si traducono in incidenti, talvolta anche gravi. Il cane lancia degli avvertimenti, l’umano non comprende il messaggio, anzi si propone con risposte (inconsapevoli) di sfida e/o minaccia, e il cane attacca.
Non attaccano per  “cattiveria”, ma semplicemente per ribadire la loro posizione di capo. E le scarse difese naturali di cui siamo dotati ci fa subire danni gravi anche in caso di morso di avvertimento.

Quante storie ascoltiamo di soggetti che non possono essere disturbati se sono seduti su una poltrona, quante volte abbiamo sentito che al proprietario è impossibile avvicinarsi al cane mentre mangia, quante volte i proprietari sono interdetti da alcune zone della casa? E quante volte questi soggetti attaccano gli ospiti che entrano in casa?
Non avere il pieno controllo di un soggetto di quaranta chili vuol dire avere una pistola carica e non sapere come impugnarla. Se parte un attacco di uno yorkshire, male che vada le ferite saranno superficiali, ma se parte un molosso quali conseguenze ci saranno? Talvolta la vittima è finita letteralmente sbranata, incapace di difendersi e con i proprietari che tentando di fermare il cane – spesso in maniera errata – non facevano altro che eccitarlo maggiormente.
Se adottare un cane è una responsabilità verso una vita, ho spesso detto che un cane si adotta al pari di un figlio: avere una cane di grossa taglia vuol dire avere una responsabilità verso tutti quelli che avranno contatti sociali con noi.
Il nostro cane, qualora divenisse capobranco, avrà il diritto di decidere cosa fare verso tutti quelli che avranno la sventura di capitargli a tiro.
Se occorre fare attenzione nella scelta di un qualunque cane, scartando i soggetti poco equilibrati, per queste razze è perentorio affidarsi ad un allevatore serio che possa garantirci soggetti sani fisicamente e psicologicamente. Dopo, quando il cucciolo sarà in famiglia, sarà necessario affidarsi ai consigli di un esperto per evitare che possa contrarre cattive abitudini. Bisogna da subito tener presente che un batuffolo di pochi chili nel giro di sette otto mesi sarà un cagnone di quaranta chili e oltre.

I cani da caccia

Quando iniziò la domesticazione del cane probabilmente i primi cani furono adottati per le loro capacità venatorie. Sono state infatti trovate delle raffigurazioni paleolitiche di circa 15.000 anni fa che hanno come soggetto scene di caccia in cui compaiono insieme al cacciatore i suoi cani.
L’uomo intuì subito le possibilità che gli erano offerte dall’uso del cane e iniziò a specializzarlo e selezionarlo per ottenere diversi soggetti capaci di scovare, inseguire, uccidere e riportare le prede al padrone.
Per il cane cooperare con il suo capobranco umano fu una cosa naturale e la selezione dei diversi soggetti operata da quegli antichi cacciatori non faceva che rispecchiare le varie “specializzazioni” che già si riscontravano nei branchi di lupi selvatici. Fu facile adattarsi al nuovo lavoro, in fondo i cacciatori primitivi usavano le stesse tecniche dei lupi: ricercare, inseguire, circondare e finire la preda. Il cane era un perfetto complementare del cacciatore: sopperiva alla sua scarsa velocità, aggrediva con maggiore efficacia, ma soprattutto riusciva a fiutare le tracce più flebili e seguire la preda che fuggiva a distanza di ore dal suo passaggio.
I diversi tipi di cane venivano selezionati per rispondere alle necessità delle tecniche di caccia e le diverse esigenze influenzavano la morfologia dei soggetti usati. Nel corso dei secoli si sono notevolmente modificate le tecniche di caccia e così sono state selezionate nuove razze di cani.

Non è difficile immaginare cosa doveva essere la caccia quando non si disponeva di armi da fuoco. Uccidere un uccello o una grossa preda con lance e frecce non è facile. Ecco che furono usati cani specializzati nell’inseguimento a vista (i levrieri), nel seguire le tracce (i segugi) e molossi leggeri che attaccavano e finivano le grandi prede (i cani corso). Al cacciatore non restava che il compito di finire la preda con colpi ravvicinati.
Secondo l’uso si avevano cani veloci con strutture aerodinamiche quasi perfette: scheletro leggero, muscoli potenti ed elastici capaci di sviluppare notevoli velocità, oppure cani solidi, con canne nasali lunghe e proiettate verso il terreno (assi cranio nasali divergenti) con lunghe orecchie che aiutano a concentrare il cono d’odore, mentre per lo scontro finale erano necessari cani massicci e di grande taglia capaci di sviluppare una forte combattività e di sostenere uno scontro con prede del calibro di cervi, alci, orsi e anche felini.
L’impiego delle armi da fuoco modificò la tecnica venatoria. Non erano più necessari cani di grandi dimensioni per il combattimento finale, ma servivano soggetti che segnalassero la presenza di prede a distanze sempre maggiori man mano che miglioravano le prestazioni di tiro dei fucili (punta).
Ecco irrompere sulla scena i moderni pointer, spaniel, setter e poiché le prede ricadevano sempre più lontano, e magari in acqua, i primi retriever.
Queste razze coprono il terreno con ampi passaggi in cerca del più piccolo odore (usta) e non appena sentono il selvatico si immobilizzano in pose statuarie puntando la selvaggina sino all’ordine del cacciatore (frullo).
Il cacciatore mirando nella direzione in cui il suo cane punta può essere certo che da lì si alzerà la preda, fucile e pallini faranno il resto. Per questo sono necessari soggetti veloci, resistenti con canne nasali lunghe e più ampie, tese verso l’alto (assi cranio nasali convergenti), con pelle e pelo capace di resistere alla vegetazione del sottobosco o nel caso dei retriver d’acqua che funzionasse da impermeabile naturale.

Molti altri tipi di caccia non sono stati influenzati dalle nuove armi: tra queste la caccia da seguita. Questa è fatta con soggetti in muta che inseguono la preda a vista e generalmente la uccidono senza l’aiuto del cacciatore. Talvolta la muta spinge la preda verso punti strategici in cui sono appostati i tiratori.
Alcune razze utilizzate per questi tipi di caccia hanno rischiato l’estinzione o si sono estinte quando la caccia indiscriminata ha  portato a un depauperamento delle prede per le quali erano state selezionate.
I levrieri sono fra questi. Finito il loro compito di cacciatori sono diventati sportivi da stadio (greyhound) o semplicemente oggetti di lusso (afgano e borzoi) ammirati per la loro eleganza, bellezza e portamento come delle top model.
Fortunatamente molti amatori stanno conservando le doti naturali delle diverse varietà di levrieri con attività sportive che senza utilizzare selvatici vivi ricostruiscono la caccia su terreno naturale (coursing).
Una caccia che ha conservato le antiche regole è la caccia con i dogo in Argentina. Qui una muta di tre quattro soggetti insegue la preda, in genere il cinghiale, lo affronta, lo blocca fino a quando il cacciatore, che segue a cavallo, finisce la preda con un lungo coltello.
Altri segugi seguono la preda a fiuto. Seguono cioè la traccia di odore lasciata dal selvatico sul terreno. Anche in questo caso sono state specializzate razze per le diverse prede; una cosa è inseguire una volpe o una lepre un’altra inseguire un tasso. Alcuni tipi di caccia sono diventate veri e propri riti di classe come la caccia alla volpe.

Ultima grande famiglia di ausiliari da caccia è rappresentata dai terrier. Questi piccoli cani sono stati selezionati per la caccia in tana. Piccoli, decisi, coraggiosi si infilano nelle tane più profonde per inseguire e uccidere la preda nella sua stessa tana. E’ evidente che queste razze sono di piccola taglia, con potenti mascelle e un pelo duro e forte che permettesse di infilarsi sottoterra senza troppi problemi. Anche in questo caso si sono specializzati per le diverse prede passando dalla volpe ai ratti. Proprio per questo lavoro alcune razze sono diventate dei veri specialisti, tanto che in Inghilterra si organizzavano gare che consistevano nell’uccidere quanti più topi possibile in apposite arene. Venuto meno il lavoro di cacciatore alcune di queste razze, data la loro taglia ridotta, sono diventate salottiere e di compagnia. Il piccolo yorkshire terrier che oggi gira elegantemente infiocchettato come un pupazzetto di peluche, si guadagnava il pane uccidendo i topi nelle miniere della sua zona di origine, dividendo tutti i disagi della vita dei minatori, mentre oggi gli mettiamo il cappottino per ripararlo dal freddo.
Per tutte queste razze si profila un futuro irto di problemi. Se si vogliono salvaguardare le doti naturali occorre che questi soggetti siano selezionati e utilizzati per le attività venatorie. Le spinte ecologiste stanno limitando sempre più la caccia e questo restringe il numero di soggetti utilizzati. Gli allevatori per sostenere le spese di gestione sono costretti a limitare il numero delle cucciolate o vendere soggetti che non saranno utilizzati per la caccia.
Alcune razze si stanno “riciclando” in altre attività e spesso stanno diventando cani da compagnia (beagle, labrador, cocker etc.), e sempre di più, almeno per alcune, si sta producendo quella dicotomia tra le linee di sangue da show e da lavoro.

Concludendo, speriamo che in futuro gli aspiranti cinofili inizino il loro percorso formativo già in fase di scelta del loro compagno, affinché non debbano trovarsi, poi, di fronte a problemi di gestione quotidiana che mina il loro benessere e soprattutto quello dei cani, costretti ad uno stile di vita incompatibile con la loro natura e le loro esigenze specifiche di razza.

 

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13 Commenti

  1. un tempo non c’erano tutti questi problemi, seriamente vi ricordate qualcuno che negli anni Ottanta o Novanta portava il cane dallo psicologo\educatore? io non me lo ricordo, noi avevamo dei cani e non li abbiamo mai educati, tra l’altro uno di questi cani aveva l’abitudine di montare le gambe qua e là, se fosse stato adesso i proprietari si sarebbero strappati tutti i capelli e sarebbero corsi da un educatore in preda al panico
    quel cane era normalissimo, mai avuto un problema, io ero un bambino e non mi ha mai torto un capello, non era dominante, era il nostro guardiano in senso buono, una compagnia, un appoggio, una protezione, sì a volte i cani ci danno una zampa nei momenti più incasinati, e sanno essere più saggi di noi

    e andava bene così

  2. Giusto giusto, pure io sapevo benissimo che cane faceva per me. Dolce docile, che fa le feste pure ai ladri: un golden retriever è il cane che fa per me. Difatti quando mi hanno convinto a prendere un incrocio io l’ho preso perché era un incrocio di golden. Era un po’ magro da cucciolo, ma insomma, quel che conta è il carattere, no? E aveva il carattere da golden… Perché il golden ha il carattere da cucciolo… Poi cresce e resta così. Il mio invece è cresciuto (tanto) ed è diventato un levriero con la faccia da braccoide. Il carattere? Aehemmmm. Non farebbe le festa ai ladri, in compenso.

  3. volevo un cane curioso, appiccicoso, che non avesse problemi “climatici”, che fosse socievole con gli esseri umani, che gli piacesse l’acqua e camminare e camminare…
    infatti ho un labrador! è un po’ troppo difensivo nei miei confronti ma onestamente c’è di peggio in giro..

  4. condivido il pensiero di Alessandro, pur avendo anche un golden sono un terrier dipendente, anzi non vedo l’ora che tra un po’ arrivi in casa il secondo terrier

  5. Ottimo articolo, a riguardo ho un sacco di esempi attorno.

    Incontro un tizio col lupo cecoslovacco…
    io: “wow, splendido!”
    lui: “ma che splendido, è una testa di C…o, è diffidente con tutti e se lo coccolo troppo va a farsi i c…i suoi, e l’ho anche pagato un sacco!”
    io: “bhe è il suo carattere, peché hai preso un lupo se volevi un cane appiccicoso?”
    lui: “perché è figo”

    Amico con jack russel che fa uscire una volta al giorno per 15 minuti a fare i bisogni…
    lui, tono lamentoso: “A casa non sta mai fermo e poi adesso (2 anni) ha iniziato anche a ringhiare agli altri maschi, se gli ringhiano. Lo castro e spero che si calmi, così è ingestibile”

    Io di mio sono “uno da terrier di tipo bull”, pur piacendomi tutti i cani mi trovo con questi, mi piacciono i cani molto attivi/atletici, molto fisici ed amichevoli, e non mi disturba l’impegno che necessita la gestioen di un carattere dominante, quindi per me sono perfetti i TTB.

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