di VALERIA ROSSI – Ebbene sì: si sente ancora pure questa!
Un’altra delle “cugginate” che credevo scomparse, grazie a Dio, e che quindi non pensavo di trattare, mi è stata ripresentata due volte di fila negli ultimi giorni… e allora, parliamone!
Perché, evidentemente, c’è ancora chi crede alla telegonia, ovvero alla misteriosa influenza di un partner sessuale sulla prole successiva, avuta con altri partner.
Da dove origina questa leggenda metropolitana (che per qualche tempo è stata discussa anche in campo umano)?
Il nome viene da Telegono, il mitico figlio di Ulisse e Circe (fratellastro di Telemaco, che era invece figlio di Penelope) che doveva essere decisamente un po’ pirla, visto che ammazzò suo padre per sbaglio.
Il suo nome viene dal greco antico τῆλε (“lontano”) e γόνος  (“nascita,  discendenza”): quindi significa “nato lontano”.
A parte il nome, pare comunque che la credenza sia nata da un esperimento di Lord Morton, amico di Charles Darwin che decise di occuparsi a sua volta di genetica e tanto per cominciare prese un clamoroso abbaglio: fece infatti accoppiare una sua cavalla con una zebra maschio, e non successe un bel nulla (l’incrocio cavallo-zebra è raramente fertile).

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Al calore successivo la cavalla fu accoppiata con un cavallo, e…sorpresa! Nacque un puledro zebrato.
A quel punto Morton, anziché preoccuparsi di quanto avesse tenuto sotto controllo il suo maschio di zebra (che evidentemente era riuscito a montare nuovamente la cavalla, avendoci preso gusto, senza farsi vedere dal proprietario), decise che le zebrature erano dovute all’influsso dell’accoppiamento precedente.
Ovviamente si trattava di una cavolata scientificamente assurda, che però prese piede alla velocità della luce (come spesso succede alle cavolate), tanto che sulla Treccani si legge:
“Telegonia – Teoria infondata, basata unicamente sulla credenza popolare e diffusa fra gli allevatori, secondo la quale la femmina di un Mammifero, che sia stata una volta coperta da un maschio di altra razza o specie e abbia partorito gli ibridi, quando sia fecondata nuovamente da maschi della propria specie o razza, anche se a distanza di molto tempo, può partorire figli con qualche carattere d’ibrido”.
Diffusa tra gli allevatori, ebbene sì! E se lo dice la Treccani, bisognerà pure crederci…
Dunque, c’è ancora chi si beve ‘sta storiella ridicola: se la cagna fa una “fuitina” col bastardino di turno (o con cane di razza, ma diversa dalla sua), in seguito potrà partorire cuccioli “imbastarditi” anche se viene coperta da un maschio della razza corretta.
Come dire che se una donna bianca si accoppia con un africano e poi sposa un bianco, tutta la sua discendenza potrà avere varie sfumature di caffelatte. E sarebbe probabilmente MOLTO comodo per giustificare certe situazioni da barzelletta… ma purtroppo non funziona così.
Ogni accoppiamento è fine a se stesso, non rimangono né “strani influssi”, né spermatozoi che vagano per mesi o anni nell’utero della femmina.

Semplicemente, tutti i casi di “misteriose” apparizioni di caratteri insoliti in una cucciolata – di qualsiasi mammifero – non sono dovuti ad accoppiamenti precedenti, ma ad accoppiamenti attualissimi sfuggiti all’attenzione del proprietario della femmina.
Nei cani (e in altri mammiferi) è infatti possibilissima la “doppia fecondazione”, ovvero il fatto che con due accoppiamenti diversi la cagna possa rimanere incinta da entrambi i maschi e produrre una cucciolata “figlia di due padri” (in realtà si tratterebbe tecnicamente di due cucciolate diverse che nascono contemporaneamente). Questo ha sicuramente agevolato la diffusione della leggenda, perché agli allevatori tornava molto più comodo credere alla telegonia, anziché ammettere di essersi distratti e di aver permesso che la loro cagna venisse coperta a loro insaputa e da chissà chi!
Comunque, per tagliare la testa al toro… in “Elementi di genetica del cane”  (R. Leotta, Facoltà di Medicina Veterinaria Università di Pisa) si legge: “Gli elementi di base che determinano i caratteri di ciascun individuo sono l’uovo e lo spermatozoo che si uniscono per produrlo. Gli spermatozoi provenienti da un accoppiamento non possono vivere (verosimilmente) per tutto un periodo di gestazione negli organi femminili di nessuna delle specie più elevate fino a fertilizzare alcun uovo futuro, poiché la vita degli spermatozoi dura al massimo proprio pochi giorni.
Se questo primo discendente avesse una certa influenza sulle altre uova non sviluppate nelle ovaie, ciò si porrebbe nell’ambito della teoria dell’eredità dei caratteri acquisiti, per la quale non c’è nessuna prova conclusiva. Alla luce della nostra presente conoscenza sull’eredità, non c’è né base teorica, né sperimentale per la telegonia“.
E questo è quanto.

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20 Commenti

  1. non tutti sanno la convinzione è sopravvissuta fino ai giorni nostri grazie all’impegno delle SPOSE degli allevatori, che la caldeggiano con molta convinzione (come in: si capisce che pierino somiglia all’idraulico, ti ho detto che alle medie eravamo morosi) 😀

  2. Scusate l’ot,voglio solo dare l’addio al mio cucciolo su queste pagine che amo. Aveva solo sei mesi e ieri sera mi ha lasciato d’un tratto, per fortuna stava giocando con una cagnetta (lui adorava gli altri cani)ed è stato così rapido che non si è accorto di niente. Ciao mio piccolo yoshi, buon viaggio. Spero di averti reso felice nella tua breve vita come tu hai fatto con me. Sempre nel mio cuore mio piccolo gigante buono

    • Succede anche ai gatti (c’ho le prove). Quand ero bambina avevamo una gatta siamese – di quelli vecchio tipo, oggi detti thai – intelligentissima, a tal punto che mio padre si impegnò seriamente nel tentetivo di insegnarle a parlare, tentativo frustrato. Lei non amava i gatti della sua razza. Aveva avuto un marito, bellissimo e stupido che lei disprezzava e infatti, arrivato il momento buono, si faceva tutti i bastardi del vicinato proprio davanti a lui, inerte e sempre più gonfio. Un anno al mare la gatta va in calore (non ho mai capito perché mia madre non si sia mai decisa a farla sterilizzare) e fuori dell’uscio si sono materializzati dal nulla due bellimbusti, uno tutto grigio e uno bianco e nero in fila ordinata. Dopo due mesi la sconsiderata ha piazzato quattro gattini nella cappelliera di mia madre e…sorpresa: due tutti grigi e due bianchi e neri!!! Anche loro hanno fortunatamente trovato famiglia e, se Dio vuole, l’intelligentona da allora ha smesso di andare in calore!

  3. a me era rimasta una sula pescia guppa femmina… dopo che è morto il maschio ha fatto i guppini per due volte. La prima volta solo femmine quindi non si può nemmeno pensare che l’abbia fecondata un figlio (comunque ancora piccolissimi, meno della metà di un canguro). Non dico come li ho chiamati perché non vorrei che leggesse il prete cinofobo. Mio figlio esperto zoologo mi ha detto che succede anche con i canguri.

      • si tra i poecilidi le femmine possono mantenere vitali gli spermatozoi anche per due – tre mesi all’interno del proprio apparato riproduttivo, per cui se uno acquista una femmina questa potrà partorire a sorpresa anche in assenza di maschio. Se invece alla femmina, meno colorata dei variopinti maschi, si abbina un maschio del colore da noi scelto (ormai ce n’è per tutti i gusti) e dalla coda di forma particolare, non è raro avere avannotti di tutt’altro colore e forma(della coda). 🙂

  4. Io di questa cugginata avevo sentito la variante secondo cui la femmina di razza che si accoppia con un bastardino rischia di morire nel parto… però saranno almeno una quindicina anni che non l’ho mai più sentita circolare.
    Della doppia fecondazione nel gatto lo sapevo, ma non avevo mai sentito dire che potesse succedere anche con i cani… capita anche fra i lupi? Se esiste qualche libro o qualche studio online su questo argomento mi interesserebbe saperne di più!

    • Io so che se una femmina si accoppia con un cane di razza piu grande puo morire durante la gravidanza perche i cuccioli potrebbero diventare troppo grandi perche lei possa contenerli (esempio femmina di cocker e maschio san bernardo). E che per questo si consiglia far abortire le femmine di taglia piccola o media che siano incinte di cani sconosciuti, appunto per non rischiare che siano state fecondate da cani troppo piu grandi di loro. Ma questo indipendentemente da razze, pedigree e bastardini.

  5. Lo avevo letto un mese fa su Yahho Answers, dove un ragazzo aveva scritto:
    “ragazzi possiedo un pechinese di razza, prima di farla accoppiare con un altro pechinese di razza, da cui sono nati altri bei cuccioli, in precedenza si è accoppiata con un meticcio.. è successo qualcosa alla razza? alcuni, ma stendo a crederci, dicono addirittura che si è rovinata la razza, è possibile?”.
    Quindi la leggenda continua a circolare

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.