morgandi VALERIA ROSSI – Il signore nella foto a sinistra si chiama Gareth Morgan: è un economista neozelandese, ha scritto quattro libri, fa campagne filantropiche e – purtroppo – è ricchissimo, cosa che (tutto il mondo è paese) gli dà credibilità e visibilità.
Perché “purtroppo”? Perché questo personaggio tanto caruccio, che è stato anche ambasciatore dell’UNICEF, ha deciso di lanciare una vera e propria campagna anti-gatto.
Cioè, si è accorto – maddai?!? – che i gatti vanno a caccia.
Che possono far fuori uccellini, pipistrelli ed altri animaletti.
Insomma, ha scoperto che i gatti sono predatori. Come dire… che i gatti sono gatti.
E a fronte di questa clamorosa scoperta ha deciso che i gatti, questi ferocissimi killer, dovevano sparire dalla faccia della terra. O almeno dalla Nuova Zelanda. Insomma, si augura che vengano promulgate leggi anti-gatto: delle quali si farà sicuramente promotore.
Proprio carino. Un amore.
morgan2Tra l’altro non è neppure che abbia dichiarato guerra in modo aperto: è stato più subdolo. Sia sul suo sito “Cats to go”, sia sull’opuscolo da lui distribuito, si parte con una dichiarazione piena di cuoricini (“We love cats”)  e si arriva prima a dire che “…però c’è un problema”, accusando i felini dell’estinzione del 40% delle specie aviarie autoctone (un filino esagerato, forse?), poi a suggerire cose come “quando il tuo gatto muore, non prenderne un altro” o a dare consigli sensati, come quello di mettere al gatto un campanellino o quello di tenerlo sempre dentro casa; consigli ai quali, però, premette una frase quantomeno ambigua: “Non ti stiamo chiedendo di sbarazzarti del tuo gatto, ma finché non muore, ecco cosa puoi fare”.
Laddove si lascia chiaramente intendere che la cosa migliore che un gatto possa fare è tirare le cuoia. E qualcuno potrebbe pensare che dargli una mano, magari, potrebbe non essere una cattiva idea.

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morgan3Ora, a parte il fatto che probabilmente anche i mãori avranno pensato la stessa cosa degli inglesi quando sono stati invasi da loro (ma a quei tempi il buon Gareth non c’era, quindi non glielo possiamo rinfacciare), c’è anche da dire che l’economista arriva in ritardo di qualche anno: infatti lo stesso tipo di allarme era stato già lanciato dagli inglesi nel 2009.
“Ogni gatto domestico uccide 16-18 uccelli all’anno! – avevano proclamato – In Gran Bretagna ci sono circa 9 milioni di gatti, quindi ne deriva una vera e propria strage di poveri uccellini innocenti!”.
Probabilmente il sciur Morgan ha letto solo negli ultimi giorni questo studio  (anche perché non risulta averne compiuto di propri: come abbiamo visto, si occupa di tutt’altro): ma si è dimenticato di leggere anche le ragioni di chi ha monitorato l’attività del proprio gatto scoprendo che, a fronte dei circa 200 uccelli uccisi nel corso della sua intera vita, si trovavano fra le sue prede circa 250 topi.
Un mondo senza gatti sarebbe un mondo invaso dai topi (e dalle malattie che essi trasmettono): ma la cosa più buffa è che l’ha stabilito proprio uno studio condotto in Nuova Zelanda, su una piccolissima isola privata dei gatti nella quale il numero dei topi è quadruplicato nel giro di pochi anni.
E che succede, quando proliferano i topi?
Non soltanto aumentano i rischi per la sanità umana, ma – guarda caso – diminuisce il numero degli uccelli, perché i topi sono ghiottissimi delle loro uova (sull’isoletta teatro dello studio si ebbe una drastica diminuizione dei gabbiani: fonte: “Repubblica”)… mentre il gatto domestico, identificato come “predatore pigro”, agli uccelli preferisce prede più comode da raggiungere e abbattere , come appunto i topi e altri roditori.
Insomma, questo vero e proprio genio non solo non conosce i risultati degli studi inglesi, ma non si è neppure accorto di quelli che si sono svolti nel suo stesso Paese: e sperando di difendere gli uccellini fa una proposta che li metterebbe doppiamente a rischio, oltre a procurare altri danni più o meno gravi all’ecosistema (come sempre accade con la scomparsa artificiale di una qualsiasi specie).
Veramente un grande, il buon Gareth: un grande pirla, però.

morgan4Nella speranza che le associazioni animaliste di tutto il mondo possano smentire al più presto questo ridicolo personaggio, inducendolo a tornare ad occuparsi di cose che conosce, ricordiamo comunque che non c’è solo il caso “Nuova Zelanda”: ad avercela con i gatti sono in molti.
Perfino la Svizzera, nostra vicina di casa considerata civilissima (come no!), consente l’abbattimento a fucilate dei gatti randagi, causando così una vera e propria strage di gatti domestici, ovviamente indistinguibili dagli altri anche qualora portino collarini e campanelli, perché i cacciatori sparano a distanza, senza preoccuparsi di verificare l’eventuale appartenenza del micio ad una famiglia.
Ovviamente sterilizzare è troppo complicato, eh… e poi costa! Meglio sparare a vista.
Il tentativo di eliminare questa legge, compiuto un paio di anni fa con la raccolta di 14.000 firme, non ha ottenuto risultati.
Poiché di catofobi è purtroppo piena anche l’Italia, uno (l’unico) dei consigli del sciur Morgan lo faccio anche mio: tenete i vostri gatti in casa.
Tanto l’ecosistema sarà comunque protetto dai gatti randagi, che continueranno ad esistere e che ci garantiranno una buona difesa contro l’invasione di topi e ratti: mentre noi proteggeremo l’incolumità e la vita stessa dei nostri membri della famiglia pelosi, anche se questo andrà a discapito del loro divertimento preferito, che è appunto la caccia.
Da proprietaria (da diversi decenni) di gatti che non escono di casa, posso garantire che è molto semplice, comunque, non far rimpiangere al micio la vita libera: basta fornirlo di giochini adeguati – possibilmente passando anche un po’ di tempo con lui a farlo giocare, cosa divertentissima anche per gli umani – e lui sarà felice e sereno.
Certo, la libertà è un’altra cosa…ma se è vero che i gatti sono agili, veloci, astuti e quant’altro, è anche vero che non sono “programmati” per vivere tra i mille pericoli della società umana: laddove, è inutile dirlo, il pericolo peggiore si chiama proprio “uomo”.
E a proposito di rischi, qui sotto trovate i risultati di uno studio del 2005 (Erickson et al) riassunti in un grafico: su 10.000 uccelli morti, poco più di mille vengono attaccati dai gatti (che stanno più o meno alla pari con elettrodotti, veicoli e pesticidi, questi ultimi capaci di ammazzare anche gli umani, o almeno di farci ammalare seriamente: al signor Morgan frega un tubo, suppongo…): ma quasi SEIMILA sono vittime di  muri e finestre.
Quindi, se davvero Morgan volesse salvare le specie aviarie del suo Paese, per primissima cosa dovrebbe chiedere l’abbattimento di tutti gli edifici umani.
Ah, già… ma forse in questo caso verrebbe sonoramente spernacchiato: Unicef o non Unicef, milioni o non milioni. Quindi è più comodo prendersela con chi non può reagire.
Facciamogli un bell’applauso.

morgan5

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36 Commenti

  1. non mi stanchero’ mai di ripeterlo: finche’ la visione antropocentrica del mondo non verra’ accantonata, non si potra’ fare alcun progresso nel mantenimento del nostro ecosistema.

    • Beh però siamo la specie dominante (nel bene e nel male)…. potrà non piacere ma è, credo, normale che la visione sia quella.
      Più che altro mi sa che siamo l’unica specie “cieca” ad oltranza… 😉

      • nell’accezione piu’ corretta, a mio avviso, il fatto che siamo specie dominante dovrebbe significare che siamo in grado di gestire al meglio le risorse per garantire il benessere di tutte le altre creature viventi (e di conseguenza anche il nostro). avere coscienza di fare parte di un tutto con delle regole ben precise che non vanno alterate e’ condizione necessaria, e non sminuisce il valore edll’uomo, anzi, lo aumenta. Se si comincia a pensare che il fatto di avere un’intelligenza superiore ci da’ il diritto di abusare di tutto cio’ che non e’ umano, si arriva al punto in cui siamo arrivati, cioe’ un mondo che sta colando a picco e noi con lui.

        • Come scrivevo “nel bene e nel male”.
          L’accezione corretta o “più” corretta è solo la visione personale che ognuno di noi ha. Poi c’è quel che capita davvero, a discapito delle nostre speranze o dei nostri desideri.
          Quello che penso io o che pensi tu, a parte il valore intrinseco, si scontra con la realtà dei fatti. Per cui, se pensi che essere specie dominante voglia dire una certa cosa non vuol dire che risponda a realtà. Nel concetto sarei d’accordo, per quel che vale.
          Ma la storia e l’esperienza ci insegnano che così non è, proprio per quanto concerne l’uomo. Al massimo, in linea generale teniamo al benessere dei “nostri” animali (e spesso non è vero nemmeno questo…) e già il cane/gatto/pappagallo del vicino ci sta sulle balle.
          E’ dall’età della pietra che ci facciamo fuori allegramente e quasi mai per questioni di principio, ma per le risorse.
          Possiamo giustamente parlarne, ma è un dato di fatto, non una mia opinione; basta guardarsi intorno ogni giorno.
          Non accettare questa realtà credo purtroppo che ci porti unicamente a fare, come dire, utopia allo stato puro.
          Inutile combattere? Certo che no 🙂 Altra caratteristica dell’uomo è proprio quella di combattere per “principi” in cui si crede…
          Dico solo che per combattere con qualche speranza di vincere, dovremmo riconoscere le caratteristiche del “nemico”…se poi il nemico siamo noi stessi è ancora più importante e complicato riuscire a farlo 😀

          • siamo daccordo, la realta’ dei fatti e’ quella che descrivi. Ed e’ una realta’ perdente per tutti. qui non si tratta di pensare ad un futuro utopico, si tratta di mirare alla sopravvivenza della vita, che il trend attuale non garantisce.

  2. Avevo letto la notizia qualche giorno fa 🙂
    Ho detto a mia moglie che avevo finalmente trovato un bravissimo consulente finanziario; perchè ho immaginato che se ha questi colpi di genio in materie non sue, figuriamoci dove eccelle…
    E’ un peccato che stia un pochino distante, mi toccherà continuare a fare attenzione alla spesa senza poter usufruire delle doti taumaturgiche-economiche di codesto bellimbusto.
    Mi auguro però che i proprietari di gatti gli facciano visita. Tutti insieme, preferibilmente.

    p.s. hanno stanziato finalmente dei soldi e identificato un’isola, per salvare il Diavolo della Tasmania….tanto per tirarsi un po’ su con una buona notizia…

  3. La Nuova Zelanda è un caso tristemente noto..anche coi furetti è una tragedia, ne è considerata illegale la detenzione, vengono sequestrati e trattati come tutte le “pesti” (vedi ratti), c’è una forte popolazione “naturalizzata” che viene sterminata a suon di bocconi! Il problema è appunto il delicato equilibrio delle specie autoctone che l’uomo ha devastato secoli fa con l’introduzione di specie alloctone. Addirittura i furetti erano stati deliberatamente liberati per far fronte al problema conigli. L’uomo fa casino e gli animali pagano! 🙁

  4. Ah, se solo potessi tornare ai tempi delle mie vacanze a Panarea (isola allora popolata da più topi di quanti non siamo gli yacht adesso) …prenderei il signor gattofobo per il coppino solo per fargli provare l’ebbrezza di una vacanza passata a scappare da sorci grossi come tacchini e truzzi come chuk norris…. L’estate successiva consci di ciò portammo il gatto in vacanza con noi: fine del problema. Certo, dopo 15 giorni era il gatto ad essere diventato grosso come un tacchino, ma mica si può avere tutto …

  5. I miei gatti dopo i loro primi anni trascorsi tra le mura di un appartamento cittadino col nostro trasferimento in campagna hanno riguadagnato la libertà.
    Ovviamente non ci sono strade nei paraggi se non quella d’accesso che percorriamo a passo d’uomo mio marito ed io, come non ci sono folli vicini avvelenatori.
    L’unico eventuale pericolo possono essere i cani dei vicini qualora i gatti decidano di uscire dal nostro terreno (che è di 1.500 mt e tutto recintato).
    La cosa mi preoccupa ovviamente ma immagino che prima o poi dovrò affrontare figli in motorino perciò è bene che mi abitui..

    Arrivando qui mi sono resa conto che TUTTI hanno dei gatti. Gatti lunghi e scattanti, scaltri e scafati ben diversi dalle loro adipose controparti cittadine.
    Anche il contadino meno informato ha la sua squadra personale di razziatori felini che magari nutre a latte e pane e non sterilizza.
    Per noi è inconcepibile e difatti i miei di mici mangiano crocchette superpremium, sono sterilizzati e per gli standard locali sono dei gran ciccioni.
    Ma il gatto è imprescindibile in campagna proprio in virtù della sua atavica vocazione di cacciatore. Senza di loro saremmo tutti invasi dai topini di campagna che son tanto carini ma che nessuno di noi vuole trovare nel pacco dei cereali.
    I miei mici hanno la loro gattaiola e scelgono se star dentro a poltrire sul letto (praticamente sempre) o fuori.
    Ovviamente cacciano e devo dire che al top della loro catena alimentare ci sono le lucertole, seguita delle biscie in primavera\estate i topolini e, in ultimo, gli uccelli.
    Ovviamente mi dispiace per le povere vittime (e per me visto che spesso e volentieri mi omaggiano fierissimi di gloriosi cadaverini e grandiose vomitate di piume\code\interiora).
    Però la natura ci insegna che un predatore rafforza la specie predata proprio cacciando ed eliminando così gli animali più vecchi\malati\deboli.

    • Lui, oltretutto, è pure un motociclista assieme alla moglie. Sarei proprio curiosa di sapere se ha intenzione di dare via la sua moto per non correre il rischio di investire qualche povero uccellino innocente (per non dire del rischio dei gas di scarico… che oltretutto non sono sanissimi nemmeno per l’ambiente e per noi esseri umani). Nemmeno un po’ di coerenza con sé stesso!!

      • Vabbè non facciamo a nostra volta i Telebani, che non ce n’è bisogno; basta e avanza l’Illustre Economista a rappresentare la categoria.
        La moto è sicuramente più ecologica di qualsiasi auto “supecatalitica”… Bastoniamolo dove merita di essere bastonato 😉

  6. Non è l’unico a pensarla così, c’è anche questo strano tizio australiano, che se va in giro con una pelle di gatto in testa:
    http://youtu.be/nMWplUvhPlg?t=7m33s

    secondo me dipende dal contesto, di sicuro i gatti domestici sterilizzati che passano gran parte della vita in casa, o i gatti di campagna (che vengono controllati nelle nascite dai contadini), non costituiscono alcun pericolo per l’ecosistema, anzi svolgono anche una funzione positiva!

    mentre quei gatti randagi non sterilizzati e iper-nutriti dalle gattare, negli ecosistemi in cui non ci sono predatori naturali in grado di limitarli, qualche problema potrebbero anche crearlo sul serio!

  7. E comunque anche in appartamento i miei gatti si rendono utili.. Avendo io un marito che “mi fanno schifo le cose che si muovono veloci, saltano e volano ” quando mi trovo faccia a faccia con cavallette & affini e chiedo aiuto disperata ricevo un laconico “mandaci i gatti” . Che per carità,eseguono con entusiasmo, ma poi mi portano in omaggio i resti (sommo schifo)… E devo anche dirgli “bravi”!

    • Ehh ehee.. Vero anche io scatenavo la furia felina contro gli orripilanti insettoni che ritrovavo in giro (e poi fuggivo inorridita quando li divoravano fieri in un tripudio di “crunck crunck”).
      Un giorno poi hanno divorato il povero canarino della vicina che, trovata la gabbia aperta, ha pensato bene di entrare in casa nostra attraverso la finestra aperta.
      In quel caso però ho tentato disperatamente di salvare il povero pennuto.
      Invano.
      Povero.

  8. Un appunto, che si possa sparare ai gatti in svizzera mi risulta sia una bufala.. Anche se non riesco a controllare o allegarvi dei link.. cercate su google “gatti svizzera bufala” e dovreste trovare qualcosa in merito.

  9. ..come se non bastassero tutti gli orrori quotidiani ogni tanto si sveglia un cazzone e proclama una “crociata”: trovare un modo per renderlo ridicolo e inattendibile anche agli occhi dei non-animalisti.
    da parte mia e dei miei 6 gatti, un affettuoso vaffa…..

  10. Il mondo è sovraffollato da umani che sono colpevoli della diminuzione/semi-sparizione/estinzione della gran parte delle specie animali e vegetali dell intero pianeta. (Il 60%? Di più?)
    Che facciamo? Prendiamo il fucile? Oppure usiamo il “metodo Erode”?
    Dai, così non rimpiazziamo gli umani morti con umani nuovi!
    Sul serio..Queste persone mi fanno francamente incazzare.
    E per la cronaca io adoro i gatti.

  11. Da anni conducono campagne anti-gatto simili anche in Australia.
    …Un’altra stronzata (sempre di animalisti/ecologisti Australiani), che mi ha fatto morire dal ridere, era quella sui cavalli. A loro dire responsabili di una “gravissima” erosione sel suolo. Tutti, eccetto i Brumby.
    La loro giustificazione era che il Brumby ha uno zoccolo più allungato (impronta a terra ellitica) di circa il 10%. LMAO!!!

  12. Adesso prenderò una valangata di meno, ma i gatti possono fare danni terribili all’ecosistema. Su un isola un solo esemplare di gatto domestico(il gatto del guardiano del faro) ha portato all’estinzione un intera specie nel giro di pochi anni(fonte http://www.lorologiaiomiope.com/un-mostro-in-casa-felis-catus/-)
    In realtà credo proprio che siano i cosidetti amici della natura e degli animali(come me) a causare i maggiori danni importanto animali da una parte all’altra, allevandoli magari in semi libertà e perdendone qualcuno per strada e facendo gite alla scoperta(distruzione) della natura la domenica con famiglia e cane

    Ma in realtà se proprio si vuole salvaguardare l’ecosistema eliminare i gatti è solo il primo passo prima di eliminare la specie più infestante e distruttiva di tutte, l’homo occidentalis..ma va a dir alla gente che deve trasferirsi da qualche altra parte per salvaguardare due vermetti e qualche sorcio raro de raris..io non lo farei e anzi manderei a fanculo chiunque me lo dica.

    • Nessun “meno” da parte mia. Non sapevo del “gatto del faro”, ma resta il fatto che, appunto, il problema non è il gatto… anche se in buona fede, il problema è il padrone del gatto.
      Tanto, gira che ti rigira, siamo sempre noi il problema maggiore.
      Vedi il “rospo delle canne” in Australia
      http://www.nationalgeographic.it/natura/animali/2010/04/06/news/cane_toad-1296/

      Abbiamo un occhio per le soluzioni, noi…. 🙁

      Ad ogni modo, io continuo ad avere l’impressione che il tipo neozelandese, davvero, non sappia di cosa parla….

  13. confermo: avendo un gatto animato da follia omicida (no, perché, io capisco che un gatto vada a caccia, ma non può essere che ogni volta che guardia la mia la trovi con un animale in bocca 😐 ) la maggior parte delle prede sono topi/ratti e lucertole. Gli uccelli sono abbastanza rari ( poi, per carità, quando li prende porta cornacchie o piccioni, grandi il doppio di lei… ). Ovvio, una testimonianza sola non fa testo, però nella mia zona ci sono un sacco di gatti e rispetto a zone con meno felini, ci sono pochissimi topi/ratti e lucertole ( infatti noi possiamo lasciare le cantine con dentro cibo di vario tipo senza problemi, mentre altri che vivono in zone con pochi gatti hanno topi che si mangiano anche le scatole di cartone in cantina ), mentre non c’è una grande differenzacirca gli uccelli… I passeri in giardino che mangiano le briciole li abbiamo anche noi 🙂

  14. 18 uccellini all’anno? Ma che gatti hanno in Nuova Zelanda? Il mio gattone, in tutta la sua famosa carriera di cacciatore, ne avrà presi al massimo 5 (con grande dispiacere di tutta la famiglia e in particolar modo dei bambini)! Difficile però spiegargli che i topi vanno bene ma gli uccellini no…

  15. Ciao Valeria,inutile dire che sono assolutamente d’accordo con le considerazioni fatte su questo tizio,e sul fatto di quando non solo sia folle eticamente ma anche sul piano pratico questa sua “idea”(tra virgolette perchè non è un’idea ma una vera e propria c….). Su una cosa però non sono molto d’accordo,cioè non sempre. Su quella di tenere i gatti chiusi sempre e solo in casa. Ovvero,vedo questa cosa assolutamente da fare per coloro che ovviamente non hanno giardino,o per coloro che vivono vicino a strade molto trafficate. Però i gatti non sono come i cani,per loro la libertà è la “felicità prima”,di certo se non la assoporano non possono soffrirne ma sinceramente pensare a un gatto grasso che passa i suoi 15 anni chiuso fra 4 mura,sapendo com’è la sua vera natura,se la cosa è ingiustificata,la vedo un po’ triste.
    I gatti hanno una propensione ad adattarsi molto elevata,perciò una volta ambientati e maturati nell’ambiente in cui sono nati riescono ad evitare pericoli abituali come cani o auto(perchè altrimenti si direbbe che abbiano 7 vite?). La mia gatta vive fuori,abbiamo il terrazzo,giardino e campagna,attualmente sta sempre dal vicino confinante a noi per via della cagna di 1 anno che non la può vedere…Quando arrivò molto tempo fa(è anziana ora) la tenemmo per i primi tempi al riparo al chiuso. Secondo me inizialmente è molto importante tenere il gattino in casa,perchè non hanno ancora l’esperienza necessaria per poter evitare pericoli e non sono ancora ambientati all’esterno. Poi è sempre stata fuori,lei entra anche in casa,ma dopo aver mangiato e dormito(ed essere stata coccolata eheh!) vuole subito tornare fuori…Secondo me un gatto può vivere felicemente dentro casa,ma per lui il top è stare sia fuori che dentro ! Anche al cane piace correre all’aperto ecc,certo,però per un gatto è una cosa fondamentale mentre per il cane è solo una di alcune condizioni per vivere felici. Per il gatto secondo me la libertà ha ancora più valore…Ovviamente come già detto,se si rischia troppo no,meglio in casa vivi e vegeti(magari con qualche passeggiatina al guinzaglio),però ecco posso dire che un gatto sa bene adattarsi all’esterno. La mia gatta ha un territorio circoscritto,non si allontana mai troppo,è sempre stata attenta,ha la sua esperienza.
    Però è cicciona lo stesso,devo ammetterlo 🙂
    Ciaooo

  16. Anche nella “civilissima” Francia (paese in cui vivo) si può sparare ad un animale che vaghi a meno di una decina di metri da casa tua…e i francesi lo fanno…eccome se lo fanno!! ovvio soprattutto in campagna ( e io vivo proprio in campagna ) ma anche nei quartieri periferici di città…ora che ci penso qui è rarissimo vedere gatti o cani randagi…che immensa tristezza.

    p.s. lo so che ora mi attiro l’antipatia di mezzo mondo ma…a me personalmente topi e ratti piacciono..ne ho avuti parecchi nella mia vita (soprattutto ratti) sono animali di un’intelligenza atroce e si attaccano ai loro umani in modo morboso, quando uscivo me li portavo a spasso nel cappuccio della felpa perchè se li lasciavo a casa da soli mi facevano casino, tutte le mattine alle 8 aprivano da soli lo sportello della gabbietta e venivano a svegliarmi, anche di notte, a volte, aprivano lo sportelletto e venivano a dormire vicino a me sul cuscino…e sono pure “da guardia”, ricordo ancora la volta in cui litigai con un tizio (molto molto maleducato e stupido) e questo mi tirò uno spintone urlando, il ratto che in quel momento era sulla mia spalla ha rizzato il pelo, ha soffiato è saltato dalla mia spalla a quella dell'”aggressore” e gli si è appeso all’orecchio..non ho mai ricevuto delle scuse così in fretta in vita mia. 🙂

  17. Ho sempre adorato i ratti: hanno qualcosa di primitivo e insieme una scintilla di intelligenza quasi umana. Collaborativi, furbi, a parte essere bellissimi hanno un fascino pazzesco, dovuto forse alle loro capacità di adattamento. Se non fosse che ho già troppi animali (tra cui due gatti, ahem…) ne prenderei qualcuno.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.