tanne1di DONATELLA FERRARIS – Ho preso Tanne in uno dei più titolati allevamenti italiani nell’agosto del 2005.
Eravamo appena usciti da una storia con un’altra bassotta a pelo ruvido, Bimbabà.
In realtà si chiamava Bimba ma, dato che tendeva a mangiarsi le pappe di tutte le altre, l’avevamo soprannominata “Bimbabà e i Quaranta Ladroni”.
Quando l’abbiamo presa noi Bimbabà aveva nove anni, la leishmania e cercava disperatamente casa perché la sua padrona era morta. Aveva una tale voglia di casa e di affetto che dopo una settimana sembrava che fosse stata sempre con noi.
Era un cane che si faceva voler bene, un bel carattere quadrato, poche idee in testa ma molto chiare: ho diritto alla cuccia, alla pappa ed a una padrona (femmina) possibilmente impregnata di eau de tabac.
In questo ruolo una come me deve esserle sembrata perfetta.
Bimbabà ha vissuto con noi quattro anni. Poi la leishmania ha ritirato su la testa e non c’è stato niente da fare. Non me la sento ancora di parlare dell’ultimo periodo della bassotta, è stato molto brutto per lei ma anche per me.
Dopo mi son detta basta bassotti, non vanno bene per l’agility, saltano anche  male.
E’ durata cinque mesi poi la voglia di bassotto, anzi di bassotta, è ricominciata, accarezzavo tutti i bassotti che incontravo per strada, ero arrivata ad invidiare i fortunati possessori di tale razza, insomma una situazione penosa a cui dovevo porre rimedio.

tanne3Non so bene perché i bassotti a pelo ruvido mi piacciano tanto. Me lo sono chiesto più volte ma non mi so rispondere. In fondo non sono particolarmente belli, sono un po’ buffi, con il musone e le zampotte corte, ma non tali da giustificare una passione travolgente.
Sarà lo spirito di Bimbabà che mi accompagna ancora?
Insomma com’è come non è, una volta deciso che un’altra bassotta era necessaria al mio equilibrio, vado a scovare quello che presumevo fosse il miglior allevamento nazionale, prenoto una cucciola di tre mesi, bonifico in banca per l’acconto e faccio fare a Paolo un mucchio di  chilometri per andare a prenderla.
Ora io so di non capire molto di bellezza canina e tutti i cuccioli sono belli agli occhi di un incompetente. Fatto sta però che la cucciola che avevo prenotato mi sembrava, poverella, proprio brutta, spelata, con il muso a punta e, cosa per me più importante di tutte,  nemmeno tanto socievole.
In alternativa c’era  Nutzifutetot, molto bella, molto allegra, giocherellona e affettuosa.
Aveva sette mesi ma chi se ne importa, mi piaceva tanto, Bimbabà rediviva.
Per dir la verità avrei dovuto capire che c’era qualcosa che non andava già dal nome che le avevano dato. Nutzifutetot tradotto dal dialetto vuol dire Nutzi fotte tutti.
Io non sono una moralista però devo dire che il termine “fottere”, attribuito ad un piccolo cane da un allevatore che non sembrava proprio del tutto etero, mi stride un tantino.
Sono convinta che, a prescindere dalla mancanza di eterosessualità dell’allevatore della quale non mi importa niente, son proprio fatti suoi e non miei, nella vita occorra però un po’ di signorilità che nel caso di Nutzi è, come dire, mancata del tutto.
Fra parentesi ho anche cercato di cambiarle il nome all’Enci ma ormai era troppo tardi.
Dato che  io con i miei cani faccio agility e ve l’immaginate Nutzifutetot strillato dall’altoparlante prima della gara?
Nella migliore delle ipotesi e ammesso che non si parli quel dialetto, sembra, come minimo, il nome di un faraone della terza dinastia.

tanne7E così le ho trovato un bel nome nordico, Tanne che è poi il nome della protagonista di un libro di Karen Blixen, La mia Africa.
Ma evidentemente i problemi non si limitavano alla questione del nome.
Avrei dovuto capire per esempio che chi aveva potuto affibbiare ad un cucciolo un nome così poco rispettoso rischiava di non dare garanzie circa le condizioni nelle quali era stata allevata la mia bassotta.
Un paio di giorni dopo averla presa avevamo un quadro piuttosto preciso della situazione.
Tanne non era mai uscita dalla gabbia per tutti i suoi primi sette mesi di vita.
E’ un’affermazione che mi sento di fare a ragion veduta perché era terrorizzata da tutto, dagli spazi aperti come dalle stanze di casa nostra.
Tanne non aveva mai visto le strade, i marciapiedi, le macchine, non sapeva, a sette mesi, come fare a scendere il gradino di un marciapiede, figuriamoci una scala,
Tanne aveva paura dell’erba.
Tanne aveva i muscoli posteriori poco sviluppati perché non aveva mai potuto correre.
Mi ricordo che la portavo in addestramento, lei si metteva seduta in mezzo al campo, catatonica e non c’era verso di provocarle una reazione qualunque, nemmeno una reazione di fuga.
Io non ho prove di quello che sto dicendo perché se le avessi avute non avrei esitato a presentare una denuncia.
Non so nemmeno se c’è una legge che si occupi seriamente di questi allevamenti eccellenti. Evidentemente però controlli non se ne fanno mentre invece ci dovrebbe essere un sistema di sanzioni tale da scoraggiare comportamenti scorretti perché il codice deontologico dell’allevatore non mi pare assolutamente sufficiente.
Con il passare dei mesi la situazione si è anche aggravata. Tanne non sembrava disposta ad abituarsi a niente. Continuava ad essere agorafobica, aveva un sacro terrore dell’automobile tanto che appena saliva in macchina, anche a motore spento, vomitava e continuava a vomitare fino all’arrivo, distruggeva qualunque cosa quando la lasciavamo a casa e soprattutto cominciava ad essere aggressiva e  mordace in particolare nei confronti dei bambini.
Ora io credo di essere una che, come Bimbabà, nella vita ha poche convinzioni, poche, ma molto convinte.
Per esempio sono fermamente convinta che se ti trovi davanti un’ingiustizia la devi combattere possibilmente fino in fondo. Non ci si può rassegnare neanche se ti dicono, come è capitato a me, che Tanne era un cane perso e che mi ero presa una fregatura.
Non mi importava niente della fregatura.
Quello che non sopportavo era che a Tanne fosse stato fatto del male e che non ci fosse nessun modo di recuperare.

tanne4Di tutto il lavoro che Tanne ed io abbiamo fatto da due anni e mezzo ad oggi, molto è stato fatto in solitudine e senza sapere se saremmo andate da qualche parte.
Poi siamo state fortunate: abbiamo trovato un veterinario comportamentalista che ci ha dato speranza e “Why not dog” dove a Tanne è stato riconosciuto il diritto a ricevere un addestramento alla pari con tutti gli altri cani “normali” che frequentano il campo.
E così a gennaio 2007, un anno e mezzo dopo essere arrivata da noi, Tanne ha smesso improvvisamente di vomitare in macchina, oggi sale e scende dalla macchina come un grillo, ha smesso di fuggire dal campo, non distrugge più niente, non morde più nessuno, fa quasi le feste a tutti, ha cominciato a fare i percorsi di agility, lenta lenta, ma li fa.
Mi dicono che il periodo della socializzazione trascorso in gabbia Tanne non lo recupererà mai più, che la deprivazione sensoriale di quel periodo fa di Tanne un cane in qualche modo menomato.
Mi dicono anche che in questi casi a volte si presentano fenomeni di regressione.
Io penso che se ci sarà regressione l’affronteremo così come abbiamo affrontato tutto il resto.
Però devo dire che a questo punto sono fiduciosa. Non è tanto una fiducia legata ai progressi che abbiamo fatto che pure ci sono e sono tanti.
Ho la sensazione che Tanne abbia capito che non è da sola ad affrontare il mondo, che ci sono io con lei e che fintanto che siamo insieme va tutto bene e non c’è niente di cui aver paura.
E’ per tutto ciò che quando il 6 gennaio scorso Tanne ha fatto in gara due percorsi netti, prima in agility, quinta in jumping e prima in combinata credo che possiate capirmi se a me ridevano anche le orecchie.
18 gennaio 2008

tanne5Questo è il racconto che ho scritto allora sull’onda dell’emozione di quella gara.
Cercando di essere un po’ meno poetica e un po’ più concreta il recupero di Tanne e’ passato attraverso una serie di fasi.
Inizialmente il veterinario, oltre ad insegnarmi una serie di cose valide circa la necessità che il cane trovasse una collocazione ben precisa con gli altri cani di casa e con noi (seduto, resta, non le far prendere iniziative, non farla dormire con te, esci tu per prima dalle porte, non salutarla e non farle le feste quando torni, tutte cose che ormai per me sono diventate regole di vita)  le ha prescritto però anche il Clonicalm che Tanne ha preso in tutto per quattro mesi.
Adesso non lo rifarei proprio perché nella migliore delle ipotesi, questo cane quando lo portavo fuori era rintontonito.
Forse era un po’ meno sotto stress ma mi sembrava che in alcun modo riuscivamo a penetrare attraverso le barriere dello psicofarmaco ed ad interagire con lei.
Per quanto riguarda l’agorafobia ad un certo punto ho avuto un’idea luminosa, ho messo Tanne nel campo insieme con le altre cagne di casa con le quali lei è sempre andata d’accordo.
A quel punto ha cominciato ad annusare per terra, a fare qualche timorosissimo passo e poi ad accennare qualche interesse per la palletta.
Ci sono però voluti mesi prima che cominciasse a correre in un prato.
Per  tutto il resto, dal vomito in macchina al terrore verso tutto l’universo creato, dal rumore che fa una ciotola strusciata sul pavimento al motore di una motocicletta, mi hanno detto che ho usato (inconsapevolmente) una tecnica particolare che sottopone il cane allo stress in modo tale che o si abitua o schiatta. L’avessi saputo forse non lo avrei fatto ma tant’è.
Fatto sta che mi sono portata dietro Tanne dappertutto ed in continuazione, che non le ho risparmiato nemmeno un viaggio, breve o lungo che fosse (e intanto vomitava, vomitava…), che in tutte le gare di agility che abbiamo fatto in questi anni con gli altri cani,e sono state davvero tante, io avevo Tanne dietro al guinzaglio, in mezzo al casino di cani esagitati, cristiani nervosi per la gara, altoparlanti e musica a palla.

tanne6Non ho mai rimesso Tanne in gabbia se non nel trasportino quando viaggiavamo anche se questo mi è costato la distruzione sistematica di tutta casa. Ma chi se ne frega della casa, la mia priorità è Tanne.
E poi c’è stata l’agility verso la quale Tanne aveva un rapporto controverso perché, se era entusiasta dei tubi che faceva alla velocità della luce, lo era molto meno del fatto di mettersi ferma in partenza e di fare un intero percorso perché si vedeva benissimo che entrava in ansia.
Quando però  l’ultimo ostacolo era saltato e lei capiva che il percorso era finito mi faceva delle feste che non finivano più, plateali, allegrissime e sembrava quasi che mi comunicasse la sua gioia di essere riuscita a fare con me una cosa difficilissima ma eravamo state brave e ce l’avevamo fatta.
Ci sono state delle volte in cui l’ansia ha prevalso. Mi ricordo a Latina una gara nella quale Tanne ha deciso di non saltare nemmeno un ostacolo, mi ha seguito fino alla fine passando sotto a tutti gli ostacoli. E c’era una tizia in mezzo al pubblico che rideva a crepapelle, sganasciandosi e meno male che mi hanno fisicamente fermato perché ad un certo punto ho interrotto la gara e stavo andando a picchiarla.  Per come mi sentivo l’avrei mandata all’ospedale.
Poi due anni fa, Tanne aveva cinque anni, si è paralizzata per l’ernia del disco. E’ stata una cosa repentina, in tre giorni non si muoveva più. L’abbiamo fatta operare di corsa ma non mi hanno garantito che Tanne sarebbe ritornata come prima, anzi.
Una settimana dopo l’operazione ha iniziato la fisioterapia presso un centro specializzato ma ancora non si sapeva se Tanne avrebbe ripreso la mobilità degli arti posteriori e c’era anche la complicanza che aveva la vescica bloccata e che faceva pipì solo per overflou, cioè se la prendevo in braccio.

tanne2Ho passato quindici giorni terribili a chiedermi che dovevo fare se Tanne fosse rimasta paralizzata, a tirarmi le pigne in testa perché le avevo fatto fare agility anche se il chirurgo mi aveva assicurato che l’ernia del disco le sarebbe venuta comunque anche se l’avessi tenuta seduta ferma su un cuscino per tutti quegli anni.
C’era anche il fatto che Tanne ha una vertebra in più del normale ed è, se possibile, ancora più lunga  di quanto dovrebbe essere e questo non lo sapevamo di certo.
Continuavo a ripetermi che questo cane era proprio scarognato, scarognato davvero fintanto che un’amica mi ha detto la cosa più bella che mi sia mai stata detta in vita mia. Tanne non era un cane scarognato, era un cane fortunatissimo perché aveva me. Non me lo dimenticherò mai più.
Fatto sta che Tanne ce l’ha fatta, ha ripreso in pieno la mobilità, corre come una scheggia e, incredibile ma vero, ha sopportato benissimo il ricovero per venti giorni per la fisioterapia, lontana da noi e da tutto quello che le dava sicurezza.
Ho l’impressione che la sua bassottitudine l’abbia aiutata a superare molte cose e mi è venuto anche il dubbio che alla fine Tanne sia un cane molto più solido di quanto pensiamo.
E devo dire che  la fisioterapia di mantenimento, così come mi aveva insegnato la veterinaria, tutte le sere lei ed io sul divano, tutte belle rilassate, zampetta giù, zampetta su, leggera rotazione, si ricomincia, grattatina sulla pancia, bacetto, Tanne ed io ce la siamo goduta davvero.

tanne8Poi però un errore l’ho fatto, non ho capito che, lasciata l’agility, questo cane avrei dovuto farlo lavorare in ogni caso per evitare regressioni che, ad un anno dall’operazione, si sono puntualmente verificate.
Tanne ha ricominciato a casa a distruggere le cucce e le scarpe di Paolo e al campo ha morso il mio istruttore di agility che veniva tranquillamente verso di noi e che lei non solo conosceva benissimo ma con il quale aveva anche un ottimo rapporto perché è un uomo paziente e molto affettuoso.
Un minuto dopo avevo iscritto Tanne al corso di rally-obedience, una disciplina che per me, agilitista doc, doveva essere una pizza e invece non è vero,  e lì ho scoperto che c’era anche un leggero ritorno di agorafobia, niente di importante ma c’era.
E così Tanne ed io facciamo la rally al campo il sabato e la domenica e tutte le sere a casa per almeno dieci minuti.
Al campo è ancora un po’ incerta, a casa è un fulmine di guerra. In ogni caso Tanne impara la rally molto più velocemente di me che sono davvero una capocciona.
Devo avere qualche antenato beagle.
Natale 2012

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30 Commenti

  1. I bassotti sono cani da caccia e da tana, notamente delicati riguarda la schiena — ma perchè sfidare la sorte facendola saltare?! e se un bassotto odia l’agility, perchè la costringeva a fare una cosa innaturale — se uno deve proprio gareggiare, sicuramente c’è qualche gara “earthdog” da qualche parte in Italia. (Da giovane avevo fatto un po’ di obedience — 1° livello CD — con 2 bassotti, direi che erano tolleranti ma preferivano fare tutt’altro!)

    Mi sembra che oggi l’agility è spesso dato come ricetta per superare la timidezza etc., ma forse ci sono modi da lavorare che tengono conto della razza e proclività naturali del cane.
    Visto che oggi molte razze sono rovinate e ci sono pochi veri cani da lavoro, forse sbaglio — cosa ne pensate?

    • La piccola Tanne ha trovato l’America quando ha trovato te, su questo non ci piove! Ma il problema è a monte, come in tanti altri casi va scovato dall’allevatore. Sono stata anch’io vittima del pressappochismo allacciato allo scopo (unico e solo) del guadagno, anche se le conseguenze per me non sono state così estreme come per te. Tempo fa, parlando di questo argomento con un’amica svizzera che aveva allevato per breve tempo, sentivo che da lei gli allevatori hanno una serie di controlli e che se non si seguono le regole, l’autorizzazione ad allevare viene revocata. Mi piacerebbe sapere come funziona la cosa anche in altri paesi, chissà che non si possa attingere qualche buona idea? Quello che mi pare evidente è che qui da noi siamo in una specie di giungla dove si fa di tutto per fare apparire le cose in modo del tutto diverso da come stanno davvero. Non è pensabile che la gran parte della gente che decide di prendere un cane di razza in allevamento – specie la prima volta – sappia già tutto quello che serve ad evitare la fregatura, anche se poi molti di noi si affezionano ancora di più al cane in questione ma non tutti certo, e sia in grado di scegliere consapevolmente. Posso sbagliare, ma mi sembra che qui non ci siano forme di tutela che funzionino. Grazie per averci raccontato la tua storia.

    • Questo commento me l’aspettavo da un pezzo…ma finora tutti si sono concentrati solo sul “salvataggio” di Tanne e quindi si sono lasciati prendere dalla commozione, senza riflettere su altri argomenti. Finalmente qualcuno ha sollevato il problema! 😀
      Scherzi a parte: è giusto far fare agility a un bassotto (e in generale a tutti i cani che non hanno una conformazione particolarmente adatta a questa disciplina)?
      Vi dico subito che la risposta non ce l’ho. Ho sentito opinioni opposte (anche autorevoli), ho visto bassotti che sono vissuti felicemente fino a tarda età facendo agility e ne ho conosciuti altri che pur non avendo mai saltato neppure un centimetro in vita loro sono rimasti bloccati per l’ernia del disco. L’esperienza pratica non aiuta a dare una risposta, i pareri neppure, perché sono molto contrastanti.
      Io posso solo dire, avendo avuto bassotti, che “non fargli fare agility” non è sicuramente sufficiente a non fargli fare cose pazzesche come scatafasciarsi giù da muretti, sedie, divani e così via: i bassotti “nun li tieni”, sono cani vivacissimi e pieni di energia e per tenerli a bada dovresti farli vivere in un kennel. Purtroppo qualcuno lo fa :-(. Io ho sempre lasciato i miei cani liberi di fare il cavolo che volevano, cercando di fermarli quando proprio tentavano il suicidio (il mio bassotto nano Liv, noto killer di interi pollai, un giorno si era messo in testa di scalare il muro che il suo amico Ektor saltava agilmente. Solo che Ektor era un pastore tedesco e c’era un po’ di differenza di stazza. Ecco, quel giorno lì l’ho preso per il coppino e gli ho detto di tutto).
      Da quel che ho potuto vedere finora (però si tratta solo della mia esperienza personale: abbastanza ampia, visto il mio mestiere, ma certo non “universale”), l’agility fa più danni ai cani di taglia molto grande e molto pesanti che non ai bassotti.
      Però devo anche dire che io ai bassotti non l’avrei fatta fare (quando li ho avuti davvero non potevo proprio, perché l’agility non esisteva ancora): non perché sia “sicura” dei potenziali danni, ma perché avrei preferito evitare un potenziale rischio aggiuntivo, visto che ne correvano già abbastanza per conto loro.
      D’altro canto, col bassotto si dovrebbe fare tana: e a me non piace perché non mi piace la caccia. Tutte le altre discipline sono abbastanza off limits per questioni di taglia…e anche un po’ di carattere (il bassotto da obedience, sinceramente, lo vedo solo se il conduttore è un vero masochista).
      Bisognerebbe sempre rispettare le doti naturali del cane, quindi chi non ama la caccia NON dovrebbe prendersi un bassotto. Ma come faccio a predicare ciò, quando ho fatto l’esatto contrario? 🙁

      • Grazie per la risposta, Valeria! Hai capito tutto visto che anche tu hai vissuto il bassotto-esperienza. Aumentare la semplice probabilità di traumi, o microtraumi che hanno conseguenze anni dopo, non avrebbe senso per me.
        Ha ha, masochista non so, ma ci vuole un buon senso di umorismo se fai obedience con un dachshund — un buon giorno nel ring è quando il bassotto NON decida di fare solo i cavoli suoi, davanti a tutti che ridono!
        I bassotti timidi non esistevano quando ero piccola, è contra la natura…almeno loro natura. Un bassotto è capace di attaccare un cinghiale!Se ci sono tanti timidi oggi è colpa dei “allevatori” e breed clubs.
        Fino a poco fa non sapevo dell’esistenza delle gare Earthdog, ma sembra che la “preda”, 2 ratti, sono protetti e nessuno si fa male. (Non so cosa pensano i ratti!) I cani guadagnano loro punti per “gameness” (grinta). Anche se i veri cacciatori non pensano molto di queste gare amatoriali, almeno i cani si divertono. Personalmente se mi capita un altro bassotto, farei Nosework….

      • Quando ho risposto all’articolo mi sono concentrata sulla bassruvida di casa, però devo anche ricordare che ho incominciato a far fare agility a tutti e due i bassi. Principalmente per socializzare un po’ lei (vista la storiella che ho raccontato nel commento precedente). Quello che è successo è che a tutti e due visibilmente piaceva (o forse erano attratti dai premietti/leccornie usati in quantità, vista anche la prerogativa dei bassi di essere “pozzi senza fondo”) Ho dovuto sospendere il tutto dopo all’incirca 5 mesi perchè il lui della nostra storia ad un certo punto si è bloccato, le zampe dietro non rispondevano più… Curato farmacologicamente, ovviamente per presunta ernia, ma il vet ha tassativamente proibito l’agility, le scale e i divani…. Che dire??? ogni basso è una storia a sè, anche se lo spettro dell’ernia è sempre presente, mi sembra di capire??

      • Io non conosco bene i bassotti ma questa storia e’ in parte simile alla mia. Sentire che un cane ha avuto problemi dovuti all’allevamento mi sembra una cosa quasi normale per me, sono rassegnato. L’agility per fare vincere le paure al cane… e’ un metodo che ho usato anche io, ora il mio cane non ha piu’ paura di niente ma gli altri problemi comportamentali sono rimasti. L’agility la vedo adatta a vincere le paure degli oggetti e acquisire sicurezza nel movimento e a legare il cane con il proprietario (pero’ piu’ sul possessivo che sul rapporto), mentre l’obedience e simili la vedo piu’ adatta per migliorare il rapporto con il proprietario e a controllare meglio comportamenti di tipo sociale verso persone o cani estranei. questa e’ la mia esperienza con il mio cane, forse altri cani reagirebbero in modo diverso.

  2. Io son convinta che ci sia un dio dei cagnolini che appositamente assegna i cagnolini più sfortunati alle famiglie più speciali.

  3. Questa storia, scritta magnificamente mi ha fatto riflettere. Ho due bassi, lui da cucciolo e lei (piccola ruvida)da quando aveva un anno e mezzo. Hanno la stessa età e lei è arrivata perchè in rete cercavamo una compagnia per lui. Abbiamo fatto 700 km per andarla a prendere. Viveva in un allevamento di bulldog inglesi, presa dal propietario dell’allevamento di bulldog(sul pedegree risultava ancora di proprietà del prestigioso allevamento in cui era nata). Pagata (non poco) e portata a casa. Dopo alcuni giorni i problemi simili a quelli raccontati per Tanne, anche noi istruttore, poi Clomicalm (abbandonato per gli stessi motivi)e ancora oggi progressi leeeentissimi, grande pazienza (che io a volte non ho e mi incavolo, purtroppo). Adesso, dopo quasi tre anni, in qualcosa è migliorata, non vomita più in macchina ad esempio, ma tutti in casa la adoriamo, ci siamo adattati a lei…..chissà come viveva prima??? Voglio augurarmi di non esser stata io la causa dei suoi problemi, è il secondo cane di famiglia, mai avuti cani prima….Però leggendo articoli così (e non è il primo) mi vien da pensare che il problema sia stato a monte!!

  4. Davvero molto interessante. Da proprietaria di due bassotti a pelo liscio posso confermare che sono veramente dei kamikaze, si lanciano da altezze pazzesche e sono incontenibili, l’agility la praticano autonomamente! Detto questo anche io ho lo stesso problema. Ho preso il maschietto a quasi cinque mesi in un allevamento con tuuuuttti i criteri di una vera sprovveduta: niente pedigree “perché altrimenti il cane costerebbe il doppio”, nessuna fattura e, quello che conta di più, nessuna informazione sanitaria sul cane. E infatti dopo un paio di mesi il cane ha cominciato a zoppicare e a stare poco bene. Cosa ancor più grave è che il cane non è, evidentemente, mai stato socializzato con i bipedi (con i cani, anche di taglie diverse, non ha nessun problema) perché è di una timidezza patologica e, benché abbia provato anche con un professionista a recuperare la situazione, il mio dolcissimo canetto non è migliorato quasi per niente nel suo rapporto con gli umani. Con noi e le persone che conosce è dolcissimo, allegro e buffone come solo i bassotti sanno essere, corre come un pazzo dietro alla pallaina e fa il gighetto con gli nanetti come lui. Debbo dire che l’intervento esterno mi è servito a riuscire ad insegnagli a star solo e non fare danni, e già questo è stato molto, ma il cane continua a tremare quando gli metto il guinzaglio e quando usciamo è in perenne stato d’ansia. Quello che è peggio è che anche l’altra bassottina di sei mesi, che ho preso con la speranza di aiutarlo, sta diventando paurosa nei confronti degli estranei e questo mi fa soffrire enormemente. Escludendo l’agility per ciò che è stato appena detto, e l’obedience, a cui sinceramente non mi sembra portato “per carattere”, temo che qualche altra cosa mi dovrò inventare…..

    • Carla, solo una piccola precisazione: non hai preso il cane in allevamento, ma da un cagnaro. La dicitura “niente pedigree perché altrimenti costerebbe il doppio” è automaticamente simbolo di cagnaresimo acuto. Un pedigree costa dai 25 ai 35 euro (a seconda di chi iscrive i cani, se allevatore o privato).

  5. Ma Italia è piena di bassotti timidi?! Forse bisogna inventare qualcosa davvero.

    Perchè non puntare su un’attività, in gruppo a un campo/bosco recintato, che combina nosework, earthdog, e naturalmente leccornie (uno di miei bassotti aveva rubato e mangiato 12 ciambelle Americane una volta — era un globo per 3 giorni prima di riprendere la sua figura da salcicciotto). Se il playdate è pieno anche di padroni ed altri umani, ma i cani sono ossessionati da loro entusiasmo, imparano ad ignorare gli esseri umani da contorno, mentre inseguono la “preda”. Anche gli esseri umani possono superare le fobie se sono “distratti”.
    (Certo, ignorare anche il padrone durante il richiamo viene naturale per gli hounds!)

    Un amico che aveva una bracca patologicamente timida mi dice che quando lei ha cominciato andare a caccia seriamente a 2 anni, ha perso la paura e anche vinceva gare affollata di gente. Adesso lui possiede la figlia della bracca, anche lei terrorizzata degli umani fuori la famiglia, e sono curiosa a vedere se lo supera così, quando ovviamente c’è un elemento genetica.

    (Io referivo ad un campo/bosco, perchè non stupisce che un piccolo cane pauroso, di una razza già fatto per seguire tracce sottobosco o sottoterra, sia un po’ agorafobica nel campo aperto o nella strada. Sanno di essere vulnerabili, ed è molto stressante.)

      • Carla, non ho idea, ma forse se chiedi alla mia vet-comportamentalista Laura Cagnoli su Facebook sicuramente conosce qualcuno valido a Roma — è coinvolta con diversi iniziativi nazionali CSEN e non. Forse anche un bassotto rescue o bassotto club potrebbe trovare un posto o la persona giusta a Roma.
        Ci sono cacciatori bifolchi e cacciatori bravi, se trovi l’ultima forse sarebbe di aiuto. Ho letto che in Germania come negli Stati Uniti tengono i bassotti di caccia (un fenomeno molto recente in America) in casa perchè hanno bisogno di sentire parte della famiglia e cacciano meglio! In Italia non so….

  6. ma io avrei alcune considerazioni da fare.
    Ho uno pseudo miniallevamento di bassotti a pelo lungo (pseudo perchè finora non ho mai avuto il coraggio di vendere le cucciolate e me le sono tenute belle o brutte che fossero) quindi conosco le problematiche “vertebrali” dei bassotti: personalemte ho un maschio che ogni tanto si incricca ma solo perchè lo scemo passa il tempo a saltare sulle zampe posteriori per qualsiasi motivo.
    Non ho capito quali possano essere le colpe dell’allevatore. Primo, per quanto riguarda l’ernia al disco non ci sono test a riguardo; l’agility non ha certo migliorato la situazione vertebre che nel bassotto si conosce bene. Secondo, l’allevatore ha sicuramente qualche colpa nella mancata socializzazione del cucciolo. ma le ragioni per cui l’allevatore vende un cane di oltre 6 mesi sono 2 e devono essere chiare al potenziale cliente:
    1)nessuno ha voluto il cucciolo e qui ci sono problemi, per l’allevatore medio è solo un costo quindi non si sbatte per un giusto inserimento in società umana/animale. A mio avviso il cane deve essere quasi regalato
    2)è un cane che può avere buone potenzialità nelle esposizioni che quindi o tiene per sè o per qualche cliente che lo chiede. A me è capitato di chiedere espressamente un cane per fare le esposizioni, naturalmente non si può sapere se un cucciolo di 2-3 mesi lo diventerà, ma ho dovuto aspettare che la dentatura fosse completa e definitiva e che avesse passato la visita oculistica con relativa certificazione oltre che non avesse difetti fisici (ma tutto questo ha un prezzo) la cagnina in questione è stata ben socializzata e devo dire che è la mia piccola più simpatica e socievole anche se è arrivata da me a oltre 7 mesi. Mi è capitato anche di avere il primo caso e cioè l’allevatore tiene per sè un cucciolo che gli piace ma che poi per varie ragioni non riesce a preparare per le gare, anche in questo caso la piccola , aveva 5 mesi, aveva un buon carattere , anche se poco più timida.
    Non so , inoltre, da che allevamento hai preso la tua ma non mi sembra dei più prestigiosi, li conosco quasi tutti e nessuno avrebbe mai dato un nome così brutto!!!
    Infine, i bassotti non sono proprio per l’obedience o per agility anche se conosco alcuni che lo fanno. é così bello vederli lavorare nel bosco sulla traccia su sangue (particolarmente adatta a cani timidi o paurosi). io non amo la caccia e anche a me non piace molto la tana : mi fa pena la volpe che,anche se protetta dalla grata, si vede arrivare questi cagnetti urlanti e isterici, inoltre, ai miei si “rovina il pelo lungo” nella tana!!!
    ma ci sono altre discipline fatte per i bassotti: riporto in acqua, scovo del cinghiale ecc.

    • Io non conosco bene la razza e quindi non disserto su quanto dici in merito… Però quando dici (cit)

      1)nessuno ha voluto il cucciolo e qui ci sono problemi, per l’allevatore medio è solo un costo quindi non si sbatte per un giusto inserimento in società umana/animale. A mio avviso il cane deve essere quasi regalato

      non posso essere d’accordo!
      Che significa è solo un costo e quindi non si sbatte? Che razza di modo di allevare sarebbe questo? Se lo vendo entri i 3 mesi ok, sennò lo tengo chiuso in gabbia finchè non arriva un deficiente che me lo paga? E se non si presenta nessuno che fà, lo butta via? Scusami ma questo e CAGNARISMO bello e buono….

    • Le responsabilità dell’allevatore possono essere molteplici e influiscono pesantemente sulla vita dei cuccioli che vendono. Ovvio che non parlo di tutti ma ce ne sono tanti purtroppo che per vari motivi non funzionano. Nel caso della mia dobermann – il primo cane che ho preso dopo che mi ero formata la mia famiglia – i cuccioli disponibiliavevano circa un mese quando siamo andati a vederli. Provenivano da un altro allevamento ed erano dunque stati separati dalla madre troppo presto. Mi hanno consegnato la piccola che non aveva ancora due mesi e con noi ha fatto la vita di un cane amatissimo e accudito, socializzazione e campo di obbedienza compresi, ma non ha mai sviluppato il carattere tipico della sua razza ed è rimasta fifona, insicura, cacasotto. Ora a dodoci anni è amata e scortata anche da due cagnole che sono arrivate in seguito. Nel caso di Tanne, il danno fatto dall’allevatore di tenere un cucciolo chiuso nel box da solo senza avere la benché minima esperienza di vita canina nonché socializzazione con i suoi simili e con gli umani è devastante per la formazione del carattere, come del resto è stato detto tante e tante volte su queste pagine.

  7. Caro Max,
    io non giustifico affatto l’atteggiamento dell’allevatore anzi, ma è quanto succede spesso e non sono presso i cagnari di professione. certo che gli allevatori appassionati daranno il cucciolo in questione ad amici o conoscenti prima di fare danni al carattere del cane!

  8. ma quanti cagnari ci sono in giro? che schifo…
    coimunque, anche a mie spese (mi è successa la stessa cosa, cagna mai usctita dall’allevamento per i primi 4 mesi e mezzo, FOBICA), ho imparato, mai fidarsi, i cuccioli… si vanno a vedere…

  9. Anche io ho un bassotto colpito da ernia al disco…e anche io mi sono chiesta “se avessi fatto/non avessi fatto” etc etc, la risposta è: un cane deve vivere la sua vita al meglio, e chi ha la fortuna di vivere con dei bassotti sa benissimo che sono cani molto attivi, ai quali è quasi impossibile fargli fare una vita senza tutti quei fattori di rischio che ben conosciamo. Al di là di questo, secondo me, conta molto più quello che hai fatto per lei prima dell’ernia, l’hai fatta ridiventare un cane. E anche qui io ti capisco, ho una bassotta di 3 anni Guendalina cinghiale standard a pelo duro, bellissima, affettuosissima con noi, ma molto timida, e credo che anche a lei siano mancate delle esperienze di imprinting fondamentali. Ma nessuno credo possa permettesi di giudicare le scelte che hai fatto tu. Io ti appoggio in pieno. Un abbraccio, Camiòòa

    • Vorrei precisare una cosa. Tanne ha fatto agility non perchè avevo bisogno di un cane per fare le gare. All’epoca avevo una yorkina giovane, Grethel, c’è in una foto con Tanne, che prometteva anche molto bene.
      Tanne ha fatto agility perchè sette anni fa, e sospetto anche oggi, l’agility era l’unica attività cinofila esistente a Roma. In sostanza era l’unico strumento che avevo a disposizione. Se c’era qualcos’altro era talemente tanto “di nicchia” da non arrivare a conoscenza di una come me, comune mortale. Ma soprattutto quello che non c’era e che continua a non esserci è una scuola seria di educatori cinofili specializzati nel recupero di cani “difficili”. Non mi citate nomi perchè ne ho provato qualcuno e non ne ho cavato un ragno dal buco e sono ancora arrabbiatissima per questo.
      Perchè se Tanne ed io avessimo vissuto in una regione del nord Italia probabilmente e sicuramente avremmo trovato chi ci poteva aiutare.
      Oggi per esempio ho il problema delle tre yorkies anziane che, appena possono, se le danno di santa ragione. Chi, nel raggio di cento chilometri da casa mia, è in grado di darmi una mano? Nessuno a quanto capisco.
      Comunque sto per fare una controprova. Ad aprile vado a Como a partecipare con la jack giovane ad una manifestazione che prevede agility (e fin lì jela famo), bellezza (eliminati di sicuro) e tana (mai fatta).
      Sto cercando quindi a Roma un campo che fa le tane. Se lo trovo mi rimangio tutto ed ammetto che qualcosa sta cambiando pure qua.
      Ed infine, scusatemi ma non ce la faccio a tenermelo: ma mettere una bassotta terrorizzata dall’universo in un bosco a caccia di cinghiale? e andiamo dai! Ma non c’avete una paura fregata dei cinghiali? io si.

  10. Donatella, se conosci l’inglese, parlano bene di questo sito.
    http://fearfuldogs.com/

    Nessuno ti consiglia di portare la bassottina a cinghiali sul serio! Ma chissà come si comportarebbe se potesse almeno simulare suo vero lavoro. Io sono appena tornato con Pino (anziano segugio timido adottato dal canile l’anno scorso) dal parco di S. Rossore qui a Pisa. E’ pieno di cinghiali, che non si fanno mica vedere nella parte pubblico durante il giorno; anche se tengo Pino sempre con la lunghina, lui impazzisce all’odore, è bello vederlo “lavorare”, torna cucciolotto.

    Se non c’è un posto a Roma che fa le tane, anche fra cacciatori, educatori o Jack Russell Club, perchè non creare uno?

    • Perchè a Roma affittare un campo costa quanto affittare una casa, prezzo medio 800 euro/mese per 3000 mq. Non male vero?
      Tanne mi dice di dirvi che manda un bacio a tutti.

      • E fra tutti i padroni/cinofili/educatori a Roma per non parlare di amici/parenti non c’è NESSUNO che potrebbe donare un po’ di spazio per qualche settimana per provare?! Mi sembra che hai deciso in partenza che la situazione va bene così. (Google is your friend. Ti avevo già trovato una pista — vedi sotto — in 3 secondi, e non ti conosco. Immagino che una persona motivata potrebbe fare di più.) Bye bye.

        • Avere terreno in prestito a Roma non esiste. Però grazie a te forse ho trovato il campo per provare le tane. Sto verificando che siano persone serie. Se ok domenica ci vado anche con Tanne

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