Immagine1Il 15 febbraio 2013,  alle ore 17, presso la Biblioteca di Vado Ligure, Villa Groppallo (Sv), in occasione della Festa del Gatto 2013, si è svolta una conferenza sulla Cat therapy.
La relatrice Maria Ivana Trevisani Bach, esperta di etologia felina,  ha riferito, in apertura, notizie riassuntive sul suo precedente intervento  alla Convegno Nazionale di Rapallo sulla Pet Therapy.
Quindi, mediante una presentazione di slides in PowerPoint e di brevi video, ha illustrato i vari aspetti  della relazione gatto-paziente, passando in rassegna le possibilità ed i limiti  della Pet Therapy con il gatto.

Immagine2In particolare, la relatrice si è soffermata sulle patologie più idonee e sulle razze feline più adatte a questo genere di azione terapeutica, distinguendo, secondo quanto prescritto dal Ministero della Salute, tra:
• Animal-Assisted Activities (AAA) “attività svolte con l’ausilio di animali”
• Animal-Assisted Therapy (AAT)  “attività assistite dagli animali”
La regolamentazione di questi tipi di attività è stata fatta dal Ministero in collaborazione con OMS/FAO, Istituto Superiore di Sanità e Istituto Zooprofilattico sperimentale.

Immagine3L’azione terapeutica del gatto rientra prevalentemente  nelle AAA che  hanno come obiettivo primario quello di migliorare la qualità della vita di alcune categorie di persone (bambini, anziani) e di aiutare l’inserimento e la riabilitazione in particolari tipi di patologie.

Relativamente ai bambini:
disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione, disturbi psicomotori, sindrome di Down, sindrome di West, autismo.
Relativamente agli adulti la cat therapy  è anche utile  a quanti necessitano di riabilitazione motoria dopo un ictus, a  chi è affetto da sclerosi multipla, demenze senili di vario genere e grado, patologie psicotiche (non aggressive), nevrosi ansiose e depressive.

Perché secondo il Ministero della Salute la Cat Therapy può aiutare:
•    a stimolare l’attenzione,
•    a stabilire un contatto visivo e tattile  e un’interazione sia dal punto di vista comunicativo che emozionale,
•    a favorire il rilassamento e a controllare ansia ed eccitazione,
•    ad esercitare la manualità anche per chi ha limitate capacità di movimento e  a rendere gli esercizi riabilitativi meno noiosi e più stimolanti.

Al termine della presentazione, la relatrice ha presentato Sarah Jane Webb, la traduttrice in lingua inglese del suo libro “La Felina Commedia”.  Quindi ha risposto alle varie domande dei presenti.
L’incontro si è concluso con un “Aperi-micio” con bevande e stuzzichini vari.

Disegno1


I disegni sono di Maria Ivana Trevisani Bach
, relatrice della conferenza

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2 Commenti

  1. mi chiedo se per la cat therapy il micio debba avere una sorta di addestramento o basta un micio bello pacioccone e socializzato?

  2. io ho visto un solo gatto portato in seduta di pet th., ed era molto spaventato, schiacchiato nel trasportino a farsi accarezzare.. probabilmente il grosso limite del gatto è che normalmente soffre gli spostamenti, e ci mette un pò ad ambientarsi . fantastici invece i gatti che vivono nelle strutture, oppure in luoghi dove sono i pazienti a recarsi: dar loro da mangiare, pulire la cassetta, farsi fare le fusa in grembo ecc tonifica l’ umore, rilassa oppure invoglia a muoversi, o fa sentire utili..il gatto, poi, che è furbo, si autoaddestra per farsi ben volere 🙂

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