mago1di VITTORIA PEYRANI – I cani sono animali sociali. Esattamente come i loro progenitori lupi (e come anche noi esseri umani), hanno bisogno dei loro conspecifici per sopravvivere: il branco consente una protezione più sicura e un successo maggiore nell’attività di procacciare il cibo.
I membri di un branco sono legati dal bisogno di collaborare, si riconoscono in un rapporto di familiarità e appartenenza e seguono delle regole ed un ordine gerarchico che permette ad ogni singolo membro di convivere con gli altri.
Attraverso una sofisticata comunicazione risolvono i conflitti con il meccanismo della dominanza – sottomissione, esprimono stati d’animo ed intenzioni, consolidando i legami all’interno del gruppo.
Il processo di domesticazione che ha portato il cane a vivere accanto all’uomo ed il contesto di urbanizzazione a cui si è dovuto adeguare, ha snaturato notevolmente la sfera sociale intraspecifica, riducendola nella maggior parte dei casi ad incontri casuali con altri cani durante la passeggiata al parco o a gruppi di socializzazione per cuccioli, ad esempio, in strutture cinofile.

Se dunque la dimensione del branco sarebbe quella più naturale per un cane, perché in molti casi la convivenza tra più cani presenta dei problemi ed alcuni proprietari hanno difficoltà ad introdurre un nuovo cane a casa?
Credo che la risposta stia nel fatto che canidi ed umani non seguano le stesse convenzioni sociali, e spesso quello che pensiamo noi proprietari umani, sia molto lontano dalla visione canina della situazione.

mago6Magò, una femmina di Staffordshire bull terrier, approdò a casa mia a causa di una crescente incompatibilità con le femmine adulte del suo primo proprietario.
Spesso si ritiene che portare a casa un cucciolo, che cresca con i cani già presenti, sia la soluzione migliore e priva di rischi, ma non sempre la situazione evolve nel modo aspettato.
La natura e l’istinto di conservazione ha dotato gli animali di una sorta di “benevolenza” verso i piccoli della propria specie: questo “lasciapassare” che inibisce, in genere, l’aggressività verso il cucciolo è di tipo olfattivo.
Verso i 4 mesi, tuttavia, con l’inizio dell’età giovanile e l’avviamento alla pubertà, l’odore inizia a cambiare.
Quello che agli occhi di un umano è ancora un cucciolo, al naso dei cani è un giovane adulto, da cui possono non essere più tollerate certe iniziative o la tendenza ad invadere gli spazi personali.
Inoltre la misura in cui un cane adulto si adatti a fare da balia ad un cucciolo, dipende dal grado di familiarità che questo ha con i piccoli della sua specie, nonché dalle caratteristiche caratteriali e comportamentali che gli sono proprie.
Ad esempio, la mia rottweiler Leonore non tollera che venga invaso il suo spazio personale e tende ad essere piuttosto intransigente anche qualora si tratti di un cucciolo.
Sharon, una femmina di maremmano, gioca fermando con la bocca gli altri cani e controllandone gli spostamenti, cosa che può spaventare notevolmente un soggetto molto giovane.
Sono convinta che il “cane unico” sia di fatto privato di un aspetto fondamentale per la vita di un cane, che è quello sociale, inteso come convivenza continua con i suoi conspecifici, motivo per cui la mia casa ha sempre ospitato diversi cani contemporaneamente.
A differenza di un branco naturale, costituito in genere dalla coppia genitoriale con la propria discendenza, oppure occasionalmente da soggetti in funzione delle loro abilità personali, il gruppo che si viene a creare in una casa è il più delle volte frutto di una scelta che compiono gli umani.
In questo caso, occorre sempre tenere presente che la familiarità ed il legame tra i cani devono essere costruiti e che il lavoro di inserimento del nuovo cane, richiede tempi variabili, a seconda della personalità di ciascun soggetto. In pratica, se per noi portare a casa un nuovo cane significa ritenerlo parte integrante della nostra vita, per il cane  preesistente le cose non stanno affatto così.

mago7All’arrivo di Magò i miei cani erano sei, maschi e femmine, tutti ormai adulti.
Il primo incontro si svolse fuori dalla mia proprietà, per eliminare qualunque reazione di tipo difensivo o competitivo: è importante che i cani si conoscano e abbiano un primo approccio in terreno neutro, dove poter valutare azioni e reazioni in un clima più sereno possibile.
Presentai la cagnetta, che aveva quasi sei mesi, a ciascuno dei miei cani singolarmente, avvicinandoci progressivamente al terreno di mia proprietà fino ad accedervi, lasciandoli liberi dal guinzaglio per non influire sulla modalità di relazione.
Magò era docile e remissiva, leggermente spaventata, come prevedibile, vista l’esperienza di aggressione subita.
Cinque dei miei cani non mostrarono ostilità per la nuova arrivata, anche se, dato il numero cospicuo di cani, la personalità decisa della maggior parte di loro e la stazza notevolmente inferiore di Magò, sapevo che il lavoro di inserimento sarebbe dovuto essere cauto e graduale.
Il maschio giovane di rottweiler, invece, abbaiò e ringhiò appena la vide : in quei giorni era stato sottoposto ad un notevole stress a causa del calore della mia pechinesina ed aveva scaricato su Magò tutto il nervosismo e la frustrazione accumulati.
Le parole d’ordine che guidarono il mio lavoro con Magò furono calma e costanza.
Lo stato d’animo del compagno umano è determinante per il cane per decidere che significato dare alla nuova situazione: scatti dettati dal timore, o un tono di voce che denota nervosismo, possono causare comportamenti  che hanno la funzione di chiarire un conflitto o affrontare un evento stressante.
La presenza del nuovo arrivato andrebbe invece sempre associato a momenti piacevoli, come una passeggiata nel verde.

mago4Le abitudini del gruppo non andrebbero mai modificate: le passeggiate, gli orari ed il rituale dei pasti, le postazioni per dormire devono restare inalterate malgrado l’arrivo di un altro cane, così come i privilegi di cui godono i cani preesistenti (ad esempio salire sul divano) non devono essere immediatamente concessi a pari merito al nuovo cane.
In tale ottica, tutti i momenti dedicati quotidianamente ai miei cani, come i pasti, le passeggiate e il grooming, rimasero identici, mentre le attività orientate alla conoscenza e la familiarizzazione con la piccina furono un extra, vissuto con curiosità ed anche soddisfazione da tutti i cani.
Iniziai sistemando la cuccia di Magò in un recintino per cuccioli, al centro del soggiorno, ambiente in cui sono posizionati i cuscinoni di tutti i miei cani.
La protezione del recintino permetteva la condivisione dello spazio (nonché l’abituazione ai reciproci odori e la vista), senza che si verificassero “incidenti” dovuti alle incursioni della nuova arrivata nelle postazioni altrui.

mago3La prima settimana la dedicai all’osservazione di ciascuno dei miei cani singolarmente con Magò: contemporaneamente mi costruivo una scaletta di obiettivi da raggiungere gradualmente con ciascuno di loro, partendo ad esempio dalla passeggiata in campagna, per approdare all’ingresso attraverso il cancello e successivamente la porta di casa, lasciandomi come obiettivo finale la libera convivenza tra le mura domestiche.
I cani hanno bisogno di un certo lasso di tempo per passare da una semplice conoscenza (quella dei primissimi giorni) alla familiarità ( per cui iniziano a condividere delle attività come ad esempio il gioco) alla accettazione del nuovo cane come effettivo membro del branco.
Ogni cane ha tempi diversi per compiere questo passaggio, che devono essere rispettati e riconosciuti nel decidere in quali situazioni coinvolgerli.
Se, ad esempio, con Mafalda (la mia anziana pechinese) e con Abigail (una giovane kurzhaar) gli obiettivi sono stati raggiunti molto velocemente, altrettanto non è stato con i miei tre rottweiler e la maremmana.

mago2Con quest’ultima fu necessario un lungo lavoro prima a guinzaglio e poi con la lunghina (successivamente lasciata a terra per creare attrito), per impedire che, da buon cane da pastore, travolgesse continuamente Magò, atterrandola e fermandola con la bocca.
L’iniziale accoglienza ostile di Angel (il giovane rott), si era stemperata nel giro di un giorno, per lasciare posto ad una giocosa curiosità: ma in questo caso era Magò che, spaventata, si rifiutava di avvicinarsi a lui, appiattendosi a terra e mostrando i denti.
In questo caso chiesi aiuto ad un’amica per passeggiare con ambedue a guinzaglio e lasciare alla cagnetta la decisione di avvicinarsi, dopo aver interpretato i segnali ormai amichevoli del mio giovane rottweiler.

mago5L’approccio con la mia coppia di rottweiler maturi, Spawn e Leonore, dovette essere estremamente cauto: possessivi sugli oggetti (fosse anche un bastone) e insofferenti ad iniziative di avvicinamento, specie nei momenti di relax in cui sonnecchiano sul divano, potevano essere pericolosi per un’incauta intrusa.
Con loro, l’obiettivo di convivenza in casa era da valutare con molta attenzione, e solamente dopo aver creato una buona familiarità almeno all’esterno.
Ad ogni inizio di un nuovo obiettivo, decisi di far indossare a Leonore una museruola di stoffa, a scopo precauzionale, per osservare in sicurezza le sue reazioni, per poi levarla nel momento in cui i suoi segnali mi dicevano che la situazione era stabile e tranquilla.
Dopo la prima settimana, Magò aveva preso fiducia, aveva creato un buon legame con me, conosceva tutti i miei cani e sempre più mostrava il desiderio di unirsi alle attività di gruppo.
Era arrivato il momento di ricostruire il branco intorno ai nuovi equilibri che si creano a ciascun nuovo ingresso.

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6 Commenti

  1. E che diavolo Valeria interrompere così l’articolo… tecnica giornalistica di fidelizzazione (inutile perchè ti leggo lo stesso) o sadismo?

    • A me lo dici? Dillo all’autrice…alla quale ho già fatto pressione perché non mi mandi la seconda parte tra secoli. Risposta: “Io al computer mi ci metto, ma con sette cani…dopo due minuti che sto scrivendo o c’è chi piange perchè vuole uscire, o c’è chi litiga, o è ora della pappa…e faccio un po’ come posso!”.
      E dalle torto… anch’io, quando allevavo, di tempo per scrivere ne trovavo ben poco. Ora posso passare le ore al pc perché ho un cane unico (e pure quello comunque ha le sue esigenze): figuriamoci con sette, per di più ancora in fase di reciproco assestamento 🙂

    • Scagiono la redazione da ogni responsabilità! Vi chiedo un pò di pazienza (giuro, non tantissima) perchè in effetti il mio tempo per scrivere è scandito dai tempi del lavoro pratico, tuttora in corso, con tutta la mia tribù…

  2. Molto interessante!

    Il mio particolare interesse scaturisce dal fatto che questo branco non è costituito da cagnolini con i fiocchetti sul collare, ma da cani notoriamente piuttosto “impegnativi”. Certo che anche i piccoli cagnolini da compagnia possono creare non pochi problemi, comunque rimane il fatto che una brusca reazione di un rottweiler lascierebbe segni molto più profondi di quella di un barboncino.

    Questo tuo “branco-famiglia” rappresenta un mix potenzialmente esplosivo. Esclusa la bracca tedesca e la pechinese, tutti gli altri cani appartengono a razze che ho posseduto e che conosco piuttosto bene.
    Non sono, di solito, soggetti facili da far convivere. Costruire un rapporto tra cani che hanno spiccata reattvità, notevole dominanza e , nel caso della staffy, una spiccata propensione alla rissa, richiede esperienza e sensibilità non comuni.
    Proprio questo aspetto particolarmente difficile e allo stesso stempo intrigante mi spinge ad attendere con impazienza il seguito della storia.

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