siam1
Mazal Tov Yuki

di FRANCESCA DEL MONTE – A proposito di gatti, parliamo oggi del Royal Cat of Siam, il felino per eccellenza:  il gatto Siamese.
Quella Siamese è una delle razze più famose, ed anche una delle più rare (nonostante in passato sia stata molto diffusa) ed affascinanti per chiunque si affacci per la prima volta al mondo dei gatti di razza.
In Italia vi sono pochi esemplari, fortunatamente bellissimi, ed una gran voglia da parte delle nuove generazioni di conoscere questo felino dall’aspetto inconfondibile e dal carattere eccezionale.
Partiamo dal principio: la razza Siamese appartiene al gruppo che le associazioni feline chiamano “IV categoria”; questa categoria comprende tutte le razze di morfologia orientale, quindi anche la razza Siamese.
I gatti di morfologia orientale presentano un aspetto particolarissimo e chic: sono lunghi, di struttura tubolare, slanciati, muscolosi, eleganti. Hanno orecchie grandi e code lunghissime, occhi a mandorla ed un profilo inconfondibile!

Porto Seguro Olhos Azur Imperial of Pervinca
Porto Seguro Olhos Azur Imperial of Pervinca

La storia del gatto Siamese inizia nel 1884, quando i primi due esemplari provenienti dal Siam vennero importati a Londra. Erano gatti molto diversi da quelli attuali, la morfologia dei quali si è  sviluppata ed evoluta nel tempo grazie al lavoro serio e costante di molti allevatori, che, a partire dagli anni 60′ – 70′ iniziarono a selezionare esemplari con caratteristiche particolari, per ottenere, attraverso accoppiamenti mirati, un look che fosse unico nel mondo felino.
Tuttavia, quando un privato si rivolge in allevamento alla ricerca di un gattino Siamese, non lo fa quasi mai per l’estetica di questo animale affascinante, ma per il meraviglioso carattere che è a mio parere l’aspetto più interessante di tutti i gatti di IV categoria: dolcissimi, eppure dotati di gran carattere, i gatti di tipo orientale si legano indissolubilmente al proprio compagno umano e convivono volentieri con gli altri animali della casa, sono capaci di dimostrare affetto, gelosia, disapprovazione, perplessità, devozione… e sono curiosi, attivi ed assolutamente chiacchieroni.
Se l’estetica (e anche il ricordo di Si e Am, i mefistofelici Siamesi di Lilly e il Vagabondo) può dare l’idea di un gatto algido e glaciale, la realtà ci dimostra l’opposto, e ci introduce un compagno di vita che si dedica alla controparte umana con passione e partecipazione costante.
Se cercate un gatto soprammobile, che si accontenti di una ciotola piena e di un cuscino, questa razza non fa per voi! Il Siamese soffre la solitudine, è un animale estremamente socievole, emotivamente coinvolto nella relazione con il padrone. Per questo chi ne ha avuto uno difficilmente riesce poi a desiderare di avere gatti di altre razze.

Profiles Potter
Profiles Potter

Come è fatto un Siamese?

Iniziamo col dire che il gatto Siamese è (dovrebbe essere!) un felino di media taglia, di struttura longilinea ma muscolosa. Non deve dare l’idea di essere un gatto tisico e fragile, ma al contrario deve apparire nell’insieme ben sviluppato, snello e ben proporzionato.
Le zampe sono lunghe, sottili, i piedini ovali.  Il collo è slanciato, la coda deve essere lunga e terminare a punta, e non deve presentare nodi o anomalie. Il pelo deve essere liscio, cortissimo e setoso al tatto.
La testa del gatto Siamese deve essere a forma di un triangolo rovesciato che congiunga idealmente la punta del mento con la punta delle orecchie. Il muso è affilato, il naso è lungo e privo di stop, il cranio di profilo è  convesso e non piatto. Una delle peculiarità della razza è di certo lo sguardo. I gatti siamesi hanno meravigliosi occhi blu… e devono essere proprio blu, non azzurri!, espressivi ed intensi. Non devono essere sporgenti ne troppo infossati.

Profiles Toy Story – cucciolo cream point
Profiles Toy Story – cucciolo cream point

La forma degli occhi deve essere a mandorla, leggermente inclinata verso il naso. Altro aspetto molto particolare dei gatti Siamesi: le grandi, grandissime orecchie che rendono l’aspetto talvolta buffo, altre volte quasi alieno!
Le orecchie del gatto siamese devono essere ampie e ben distanziate, larghe alla base. Non esistono Siamesi Applehead, volgarmente chiamati testa a mela. Probabilmente chi si riferisce ad “Applehead” si riferisce ad un meticcio.
Ciò che rende il Siamese immediatamente riconoscibile è la colorazione colourpoint del mantello, determinata dal gene Himalayano, presente anche in altri animali come i topolini da compagnia e in molte razze feline.
Il gene Himalayano produce un enzima termosensibile, che agisce in maniera tale per cui soltanto le parti più fredde del corpo, ossia le estremità del gatto, riescono a pigmentarsi. Per questo motivo i cuccioli, che nella pancia di mamma gatta vivono ad una temperatura costante, nascono completamente bianchi per poi scurirsi progressivamente con la crescita.

Lottario della Pnika -  cucciolo seal point
Lottario della Pnika – cucciolo seal point

Le parti più esposte e quindi aventi una temperatura superficiale più bassa, muso, zampette e coda, riveleranno il colore del gatto, mentre il mantello rimarrà chiaro, variando di tonalità dal ghiaccio al beige in relazione al colore dei points. Il colore del mantello tende con l’età a diventare più scuro, e cambia sensibilmente in base alle condizioni ambientali.
I principali colori del gatto siamese sono quattro: seal, chocolate, blue e lilac point.
Il seal point è il colore più diffuso ed apprezzato nel gatto Siamese. Le estremità sono di un colore intenso che varia dal foca al nero. Il mantello può comprendere tonalità e sfumature diverse, avorio nei cuccioli, che diventa beige o guscio d’uovo in età adulta. I contrasti devono essere sempre ben definiti. Il colore degli occhi deve essere di un blu il più profondo possibile.
Il blue point è la diluizione del seal, è quindi più chiaro sia nei points, che sono di colore grigio più o meno intenso, sia nel mantello, che diventa avorio con sfumature cenere.
Il chocolate point è un colore anch’esso molto apprezzato, le estremità sono color cioccolato al  latte , mentre il mantello assume con la crescita sfumature molto calde.
Il lilac point è la diluizione del chocolate. Muso, zampette e coda si coloreranno di un bel lilla, il mantello rimarrà chiarissimo.
Altre colorazioni ammesse sono il red, con la sua diluizione cream, il tortie ed i tabby point, il cinnamon ed il fawn.
Nuove colorazioni come il caramel e l’apricot non sono ancora riconosciute dalle principali associazioni feline.
Una delle varianti di colore del nostro Siamese è quella Foreign White, che identifica un Siamese completamente bianco.
I Siamesi Foreign White sono molto rari, particolari ed elegantissimi. Nel loro corredo genetico oltre ad esserci il gene Himalayano c’è anche il gene dominante “white” che nasconde il colore effettivo del gatto.
Il gene Himayano è un gene recessivo, per cui gatti colourpoint possono nascere da due genitori colourpoint o da un gatto colourpoint e un gatto portatore del gene, oppure da due gatti portatori del gene, come accade spesso nelle cucciolate di Orientali. Di sicuro impatto visivo è il gatto Balinese, che non è altro che il Siamese a pelo lungo, caratterizzato da una setosa e morbida pelliccia e da una stupenda coda a pennacchio.
Un piccolo gruppo di allevatori si sta impegnando nella non facile selezione del gatto siamese/orientale nudo: tale razza è chiamata Peterbald, e mantiene la morfologia orientale regalandoci nuove varietà di pelo – dai gatti totalmente nudi (bald), a quelli vellutati al tatto (velour), a quelli a pelo riccio (brush).

Momenti di tenerezza all'allevamento Profiles
Momenti di tenerezza all’allevamento Profiles

Scegliere l’allevamento

Vi siete informati sulla razza, documentati a più non posso, non vedete l’ora di portarvi a casa il vostro siamesino!
Per prima cosa, non abbiate fretta, poi cercate di rivolgervi ad allevamenti riconosciuti o a privati che abbiano seguito la cucciolata con serietà. In Italia gli allevamenti di Siamesi sono pochi, ma il livello di selezione è fortunatamente molto alto. L’allevatore deve sempre ispirarvi totale fiducia, ricordate che quando acquistate un gattino non si chiude una transazione, ma si inizia un rapporto di fiducia reciproca tra chi affida l’animale e chi lo accoglie in casa. Pretendete di visitare senza impegno il luogo in cui i gattini sono nati e cresciuti, prendetevi un tè con l’allevatore e fatevi spiegare approfonditamente ogni aspetto riguardante il cucciolo che vi interessa.
Pretendete un gattino sano, ben socializzato e dal buon temperamento, che sia nato e cresciuto in ambiente domestico e che abbia genitori visibili, ciclo vaccinale completo e certificato genealogico che attesti la sua appartenenza alla razza. Assicuratevi che il gattino non abbia difetti funzionali, e  qualsiasi difetto estetico (nodo alla coda, sterno mobile) vi deve essere notificato dall’allevatore qualora decidiate di prendere con voi il cucciolo.
Alcuni difetti estetici (come il nodo alla coda) non pregiudicano minimamente la salute del gatto, ma lo escludono da una possibile carriera espositiva.

Allevamento della Pnika, foto di gruppo
Allevamento della Pnika, foto di gruppo

Scegliere un cucciolo “da compagnia” significa portarsi a casa un cucciolo sanissimo e di pura razza, sempre in possesso di regolare pedigree, che per difetti morfologici, di standard o semplice volontà dell’allevatore, non è ritenuto necessario alla selezione della razza. Nel caso dei cuccioli da compagnia l’allevatore potrà decidere di consegnarvi il pedigree del vostro gatto a conferma dell’avvenuta sterilizzazione, che può avvenire senza timore anche verso i 4/5 mesi di età del gattino.
Esigete sempre il pedigree del vostro cucciolo (che ha un costo, per l’allevatore, di circa 20 euro), e diffidate da chi vende cuccioli senza pedigree, senza accogliervi in casa, senza fornirvi le informazioni che richiedete.
Ricordate che secondo il Decreto Legislativo 30 DICEMBRE 1992 n° 529 LA VENDITA DI ANIMALI DICHIARATI DI RAZZA SENZA PEDIGREE è REATO.
Un reato che, se non si ripercuote direttamente su voi stessi perchè forse sarete fortunati ed il vostro gattino starà bene, lo sterilizzerete e vivrà come un figlio, si ripercuoterà sulla razza che amate e sulle spalle dei gatti che, venduti sottobanco senza pedigree e senza un allevatore serio e competente che illustri ai nuovi padroncini quando e se è il caso di parlare di riproduzione, andranno ad alimentare cucciolate non volute, cucciolate “per sbaglio” o tra gatti non adatti alla riproduzione, cucciolate di gattini che magari non saranno fortunati come il vostro e che andranno a  peggiorare la già difficile situazione riguardante il randagismo felino.

Suai cats Tokaji of Pervinca
Suai cats Tokaji of Pervinca

Le malattie della razza
I gatti Siamesi sono famosi per essere i gatti più longevi… un Siamese vi può veder crescere, o perchè no, invecchiare; non sono infatti rari i casi di gatti che raggiungono i 20-25 anni di età in perfetta condizione fisica.
Tuttavia, come tutti i gatti, ed in particolar modo per i gatti di razza, bisogna curare l’alimentazione (il Siamese è un gatto estremamente vorace, che può abbuffarsi fino all’inverosimile) e lo stile di vita (che deve essere il meno sedentario possibile perchè sono gatti che si avviano facilmente verso l’obesità).
Assicuratevi di accogliere in casa soltanto gatti nati da genitori FELV  (leucemia felina)  e FIV (aids felino) negativi. I riproduttori DEVONO essere testati e risultare negativi a queste due patologie infettive. Un gattino FIV o FELV positivo, che all’atto del suo ingresso in casa vostra può essere malato in forma latente o può avere il virus in incubazione ma sembrare perfettamente sano, avrà una qualità della vita seriamente compromessa, sono malattie incurabili e la mortalità è alta.

Okeanos della Pnika, maschio blue point: foto degli anni '80
Okeanos della Pnika, maschio blue point: foto degli anni ’80

Purtroppo vi sono patologie ereditarie che colpiscono questa razza e che possono avere conseguenze molto gravi. Tra queste ricordiamo l’amiloidosi renale ed epatica (per le amiloidosi non esistono, ad oggi, strumenti diagnostici, ma un buon allevatore esclude naturalmente i gatti di dubbia salute dai propri programmi di selezione) e secondariamente la PRA (atrofia progressiva della retina, per la quale esiste un test diagnostico) e. L’esistenza di queste patologie dovrebbe spingervi con ancora più convinzione verso un allevatore DI FIDUCIA. Pur  essendo decantati da molti allevatori come segni di purezza della razza,  il nodo alla coda e lo strabismo sono difetti estetici assolutamente non desiderabili. Per sterno mobile/fisso invece intendiamo l’appendice finale dello sterno (appendice xifoidea) che non è ben saldata (mobile) o è saldata nel modo sbagliato verso l’esterno (fissa).
Lo sterno fisso e mobile è da considerarsi un difetto estetico di entità tale da escludere il gatto da expo e riproduzione.
Poichè il Siamese è un gatto a pelo corto, non necessita di una toelettatura particolarmente impegnativa. Basterà infatti passare sul mantello un panno di daino per avere il pelo del vostro gatto sempre lucido e setoso. Non sono necessari bagni (nonostante alcuni Siamesi adorino l’acqua e siano felicissimi di fare qualche bagnetto prima di una expo), mentre i cuccioli necessitano della pulizia settimanale delle orecchie (che nei primi mesi di vita tendono a sporcarsi)  Gli occhi, sia dei cuccioli che degli adulti, devono essere sempre tenuti puliti, anche con del semplice collirio omeopatico.

Pegaso Olhos Azul Imperial
Pegaso Olhos Azul Imperial

Miti e leggende
Una leggenda vuole che i Siamesi, considerati i gatti sacri del re del Siam, fossero custoditi così gelosamente che vigeva la pena di morte per coloro che fossero sopresi a maltrattarli o che tentassero di rubarli. Prima di morire, il sovrano Pradjadipok espresse come sua ultima volontà che questa razza fosse preservata e  custodita, e diede in dono ad un inglese, Owen Gould, nel 1884, una coppia di gatti Siamesi, Pho e Mia, che nel 1890 furono esposti per la prima volta al pubblico al Crystal Palace di Londra.
Si dice anche che le principesse della corte del Siam, durante il bagno, infilassero i gioielli nelle lunghe code dei loro Siamesi, e che i nodi alla coda dei primi esemplari di questi gatti servissero appunto per fare in modo che i gatti non perdessero gli anelli reali. Un’ altra leggenda narra il perchè dello strabismo, frequente in questa razza: durante una guerra tutti gli uomini del Siam partirono per difendere il loro regno, lasciando a guardia della del calice d’oro del Buddha soltanto una coppia di Siamesi: Tien e Chula. Dopo aver reso gravida Chula, Tien fu mandato a custodire un’altra statua, e Chula rimase l’unica custode del calice. La gatta aveva paura di addormentarsi, attorcigliò la lunga coda attorno alla coppa così da svegliarsi immediatamente in caso si addormentasse, ma e gli occhi, a forza di fissare il calice, divennero strabici. Quando Chula diede alla luce i gattini, questi avevano gli occhi strabici proprio come la loro mamma.

Sorelline siamesi dell'allevamento Mami's
Sorelline siamesi dell’allevamento Mami’s

Siamese, Thai o semplice meticcio?

Purtroppo la razza Siamese è una delle più maltrattate dai mezzi di informazione, almeno nel nostro Paese.
Nell’immaginario collettivo ogni gatto colourpoint, cioè che abbia le punte (zampette, coda e muso) colorate ed il resto del mantello color bianco/crema, è un Siamese: nulla di più sbagliato!
Ci sono tante razze che presentano il mantello colourpoint: i Thai, i Sacri di Birmania, i Ragdoll, i Neva Masquerade… ma nessuno di queste razze ha a che fare con i nostri amici dagli occhi a mandorla! E ci sono anche tanti gatti di casa, meticci belli e buoni, che presentano la colorazione colourpoint senza appartenere ad alcuna razza.
Se cercate su un qualsiasi motore di ricerca la parola “Siamese” quello che vi apparirà per il 99% non è un gatto Siamese, ma un Thai, che qualcuno spaccia per il “vero Siamese”, ma che è semplicemente un gatto appartenente ad una razza  diversa e distinta; infatti la razza Thai ha una dignità propria totalmente indipendente, uno standard preciso, ed ogni definizione che l’associ alla razza Siamese è fuorviante, proprio perchè non esiste alcuna razza in Italia chiamata “Siamese Thai” o “Siamese originale/antico/old style”.

Profiles Potter da cucciolo
Profiles Potter da cucciolo

Esiste solo una razza chiamata Siamese, con le proprie peculiarità ed il proprio standard, e una razza chiamata Thai, che per quanto venga chiamato dai più ed erroneamente “Siamese Thai”, è per l’appunto… un’altra razza che risponde solo ed unicamente al nome di Thai!
Ma troverete anche tanti annunci di chi propone non già Thai chiamandoli Siamesi, ma meticci spacciandoli per gatti di pura razza Siamese, proprio perchè ormai la cultura popolare identifica qualsiasi gatto colourpoint come Siamese.
Questo è il motivo per cui, quando porto i miei gatti dal veterinario, la gente mi chiede sopresa a che razza appartengano, e quando rispondo “Son Siamesi”, la risposta tipo è “ma io i Siamesi li conosco e non sono così”, oppure “ma io me li ricordavo diversi”o anche “li aveva la mia nonna quando ero piccola ed erano rotondi, con la testa a mela”.
Al che spiego che no, i gatti che conoscevano come Siamesi probabilmente non lo erano, magari erano mici bellissimi, affettuosissimi, coccoloni… e magari avevano gli stessi colori del Siamese, ma nulla più!

Si ringraziano per le foto:
Federica Andreoli, titolare dell’allevamento “Profiles”
Iosif Karabotis, titolare dell’allevamento “Della Pnika”
Itala Rinoldi, titolare dell’allevamento “Olhos Azur Imperial”
Francesca del Monte, titolare dell’allevamento “Pervinca’s”
Marzia Midulla, titolare dell’allevamento “Mami’s”

 

Articolo precedenteMemoria di specie, memoria di razza (dalle mucche si fanno i prosciutti?)
Articolo successivoWhich dog in which house (and in which life routine)?

Potrebbero interessarti anche...

Vuoi aggiungere qualcosa? Dì la tua!

30 Commenti

  1. Che bello!!!! E’ sempre stato il mio sogno avere un vero Siamese, spero che un giorno la rubrica si amplierà anche con articoli di comportamento felino!!!

    • Avrei una domanda. Fino all’adolescenza (secoli fa) ho sempre avuto in casa gatti siamesi, o almeno così si chiamavano finché no sono comparsi questi nuovi con i musi oblunghi. Come mai i siamesi sono diventati thai per cedere il nome ai nuovi arrivati?

      • Risposta colta: BOH?
        Anch’io ho avuto due thai (che a quei tempi si chiamavano “siamesi”), anzi a dire il vero ho avuto una thai vera e propria (con la testa rotonda, insomma…) e quello che penso si possa definire un “anello di congiunzione” tra le due versioni: infatti il mio maschio era una via di mezzo tra il siamese di un tempo (oggi thai) e quello attuale. Visto che l’avevo preso dall’allevamento più “in” dell’epoca, presumo che ci sia stato proprio questo passaggio graduale alle forme più “orientaleggianti”…e penso anche che la spiegazione stia nel fatto che il pubblico l’ha preferito.
        Nell’allevamento dei gatti, come in quello dei cani, nulla cambia per caso, ma a dettar legge è sempre il mercato (come in quasi tutti gli altri settori, a pensarci bene!)

  2. Pur amando tutti gli animali “himalayani” dal coniglio al topo…il Siamese attuale pur essendo molto affascinante con quelle forme da levriero non riesco proprio a farmelo piacere. 🙁 Non tanto il muso lungo…ma quelle orecchie da pipistrello non mi vanno giu’..:P continuo a rimanere legato al Thai…..Cmq. mi è piaciuto leggere ( e ancora sto gongolando):

    “I gatti Siamesi sono famosi per essere i gatti più longevi… un Siamese vi può veder crescere, o perchè no, invecchiare; non sono infatti rari i casi di gatti che raggiungono i 20-25 anni di età in perfetta condizione fisica.”

    Alla faccia di chi dice che gli animali di razza vivono poco! 🙂

  3. Tenterò di spiegare la cosa senza tirarmi addosso le ire di quegli allevatori che la pensano diversamente 🙂 I gatti Siamesi si sono evoluti nel tempo attraverso accoppiamenti volti ad estremizzare alcuni caratteri. Parallelamente, c’era chi continuava ad allevare un tipo di siamese non estremo (ma nemmeno tondo, il termine applehead è dispregiativo), che ad un certo punto era talmente differente dal gatto che rispondeva allo standard del Siamese da doversi chiamare con un nuovo nome, e cioè THAI. Alcuni thai hanno pedigree 100%siamese, ma fenotipicamente sono diversissimi dal Siamesi. Poi, ci sono allevatori che allevano gatti tondissimi, a parer mio male interpretando lo standard del THAI (il gatto thai ha 3 standard, TICA, WCF e LOOF, ed in nessuno dei due standard si parla di gatti “rotondi” o “applehead”), e che hanno introdotto in selezione gatti novizi (se dico anche gatti di altre razze è politically correct?), e gatti di casa (meticci colourpoint). Una selezione che in gran parte dei casi non condivido. Valeria ha ragione, è il mercato a dettare la legge di alcune scelte di allevamento, fortunatamente non di tutte!

    • E’ vero che il mercato che detta legge….tuttavia la maggior parte delle persone quando pensa al Siamese, o dichiara di possedere un siamese 9 volte su 10 si riferisce al Thai o a meticci dalle forme vagamente simili…i piu’ vedendo il moderno siamese non riconoscono in esso il gatto della loro infanzia o delle loro nonne! Insomma è un po’ come l’attuale persiano….è il gatto di razza più allevato ma l’uomo della strada non ama i tipi estremi!

  4. bellissima razza!!! mi hanno sempre attirato per il carattere molto particolare, oltre a questo aspetto elegantissimo!
    domanda da ignorante in fatto di razze feline: caratterialmente il gatto siamese e il gatto orientale differiscono? o sono uguali ma selezionati per la colorazione diversa?

    • Mi permetto di rispondere Nina,ho appena rilevato(acquistato),una orientale,sono molto simili sìa caratterialmente ,che morfologicamente al siamese,hanno come caratteristica pricipale diversa il colore degli occhi che deve essere verde invece che azzurro blueggianti(per le expo un’orientale con gli occhi gialli a giudizio rischia la squyalifica),e non hanno la colorazione del siamese.e non hanno la colorazione del pelo,i point come loro.

      • grazie!! mi interessava in particolare sapere del carattere! perchè sono incuriositissima del loro carattere da tempo e amo l’aspetto fisico ma preferisco altre colorazioni per cui l’orientale sarebbe un ottimo compromesso! :p

  5. FrancescaDel Monte,ti ringrazio infinitamente,per l’onore che mi hai concesso inserendo due Siamesi fratelli che abbiamo in comune,il chocolate di nome Porto Seguro e il red di nome Pegaso,grazie infinite,ne sono veramente commossa.grazie ancora.

  6. caro Angelo, ti posso rispondere con un esempio cinofilo, consideriamo il chihuahua: gran parte delle persone che dichiarano di avere un chihuahua tutto hanno tranne che un chihuahua :)eppure per loro è un super purissimo chihuahua da expo! proprio come gran parte delle persone che dicono di avere un siamese hanno magari ricordi di meticci colourpoint o gatti di casa…
    Purtroppo è pieno di gente che alleva “meticci colourpoint” perchè si vendono assolutamente meglio dei Siamesi, che a primo impatto possono non piacere… ma se casualmente ci passi insieme più di qualche ora o casualmente ti trovi in expo come visitatore e ti imbatti in un paio di occhi a mandorla blu… è finita! Te lo dice una che ADORA tutti gli animali colourpoint (ho avuto sia una thai che dei sacri di Birmania!) Che ti posso dire, i Siamesi sono ipnotici! e la prima volta che ne ho visto uno in foto (non dal vivo, che come ti ho detto fanno un altro effetto) ho pensato: BAH! (considera che poi la sottoscritta è una tipa abbastanza tradizionalista, che storce il naso davanti ai Tibetan Mastiff dai labbroni penduli, davanti ai chihuahua con i musi inesistenti, davanti agli F2-3 di lupo americano… insomma… tutto ti aspetteresti da me tranne abbia Siamesi), e poi eccomi, anni dopo 🙂 Le razze orientali hanno veramente un carattere pazzesco, che ripaga ampiamente dell’aspetto che a primo impatto può lasciare spiazzati! un carattere che un meticcio colourpoint, a meno che non ti dica culo, non ha. Anche di Thai abbiamo la fortuna di avere qualche allevamento molto valido in Italia, con linee antichissime e pregiate… così anche chi non ama i gatti estremi può essere accontentato! Come diceva Itala più su… caratterialmente gli Orientali sono esattamente come i Siamesi e come gli altri gatti di IV categoria, cambia solo il colore degli occhi e del mantello ^-^

    • Mi è venuta un’altra curiosità (non mandatemi) a proposito stavolta della vendita dei gatti. All’ultima mostra felina dove mi sono infilata alla ricerca dei gatti bengal dallo sguardo selvaggio, ho sentito tanto questa cosa del rilascio del pedegree previa dimostrazione dell’avvenuta sterilizzazione per le creature chiamate “da compagnia”. Ho chiesto se era questione di bellezza/morfologia o di altre valutazioni da attribuire in vista di esposizioni e mi hanno risposto tutti che no, era solo una scelta dell’acquirente sul futuro del gatto: lo vuoi fa riprodurre? Allora paghi un prezzo tot e hai il petegree in ogno caso, altrimenti… scattivare il soggetto! Bella pensata eh!

  7. ciao Paola, per risponderti a questa domanda mi servirebbe un articolo intero. Hai inteso bene,nel caso il gatto venga venduto da compagnia il pedigree viene rilasciato previo controllo dell’avvenuta sterilizzazione, oppure il gattino viene affidato al nuovo proprietario direttamente sterilizzato e con pedigree (la sterilizzazione precoce, che nel mondo allevatoriale fa inorridire molti). Quasi sempre è una questione di bellezza e di morfologia, magari il micio in questione non ha i requisiti per essere, secondo l’allevatore, indispensabile in selezione, oppure l’allevatore si è tenuto una discendenza e vuole portare avanti solo lui quella linea. Altre volte non si vogliono mettere in giro linee “importanti” con il rischio che poi vadano in mano a persone sbagliate. Le variabili sono molte! prima in Anfi c’era la possibilità di rilasciare pedigree NFB, cioè not for breeding, ora questa possibilità è stata limitata ai soli casi di tare genetiche (dimostrate) del micino. C’è anche chi fa un prezzo da compagnia e un prezzo da riproduzione per lo stesso gattino indipendentemente dalla qualità dello stesso. e se paghi ti cede pure il kit parto in allegato 🙂

    • Quello che mi ha colpito, e sono state la totalità delle risposte di quegli allevatori a cui ho fatto la domanda, è che facendo scegliere all’acquirente la “modalita” del gatto sulla base del’opzione riproduzione futura si/no e basta, non si tiene conto in alcun modo della selezione futura dei cuccioli in questione, non potendo stabilire finché sono così giovani se hanno o meno le potenzialità per riprodurre bene. Ecco, per i cani non ho mai sentito una cosa simile!

  8. Mi chiedevo:
    1) Quali sono le credenziali che ti autorizzano a pubblicare un articolo su una razza che allevi da ieri e di cui non hai nemmeno fatto ancora una cucciolata?
    2) Mi spieghi cortesemente per quale motivo un gatto con un difetto estetico che non ne pregiudica la salute non dovrebbe essere venduto da compagnia come un qualsiasi altro gatto? Non tutti sono alla disperata ricerca di visibilità e attenzione in esposizione come te.
    3) L’applehead è una razza riconosciuta a livello internazionale, il fatto che la tua associazione non lo riconosca e che tu non abbia una cultura in merito non ti autorizza a paragonarlo ad un meticcio.
    4) Le principali colorazioni del siamese non precludono alcun colore tranne il silver/smoke e il golden.
    5) Il gatto Suai cats Tokaji of Pervinca nella foto è visibilmente malato, complimenti all’allevatore.
    6) Che ne dici tra le patologie di parlare di Renal Failure e dell’alta mortalità infantile? E sei proprio sicura che un siamese moderno campi più di 6/10 anni? Nel senso che nella tua LUNGHISSIMA esperienza di allevatrice ne hai allevati molti che sono vissuti così a lungo?

    • Carissimo Marco (o chiunque tu sia), 1) io potrei aver scritto l’articolo come semplice appassionata dell razza, non mi professo certo laureata in gattofilia o allevamento felino! Perché un amatore della razza non può scrivere un articolo divulgativo sulla stessa? Che credenziali deve avere, deve essere iscritto all’albo dei giornalisti? 2) dove dico che in cucciolof con difetti estetici non può essere venduto da compagnia!? e che ci fai, lo metti al forno con le patate? Ho scritto che se cerchi un gatto da Expo magari non ne prendi uno con gravi difetti estetici. 3)mai e poi mai mi sognerei di paragonare il Thai ad un meticcio, ma che io sappia nessuna associazione parla di “testa a mela”. 4) embe’? 5) La gatta in questione è mia e sta benissimo! Ha fatto i controlli di routine giusto il mese scorso. 6)io non voglio creare inutili allarmismi o parlare di argomenti veterinari, non sono un veterinario. Se tu sei un veterinario e puoi illustrare queste patologie scrivi pure un articolo e pubblicalo. Per quanto riguarda le offese personali a me rivolte e le affermazioni sul mio conto. vorrei che venissero fatte da una persona con nome e cognome. O chiedero’ che i tuoi commenti vengano moderati. Non mi piacerebbe che Ti presento il Cane venga usato per fare attacchi personali o per discussioni su applehead, standard o musi lunghi. Per cui, chiunque tu sia, taglia.

  9. Gentile marco

    Partendo dal fatto che nascondersi dietro ad un nick generico è quanto di peggio possa fare, oltre che totalmente irrispettoso e anche sgarbato, sarebbe il caso che si assuma la responsabilità di quanto sta affermando, nero su bianco.

    Chi è lei ? Nome e cognome, altrimenti questa discussione non ha senso. Che lei si chiami “Marco” è ininfluente, mi viene un serio dubbio sul fatto che lei possa essere una persona conosciuta, con la quale già si sono venute a creare attriti personali, guardacaso sempre basati su mere illazioni diffamanti.

    Si identifichi altrimenti questa discussione non ha senso, ed abbia un minimo di rispetto per le persone che nemmeno conosce !

    Trinca Matteo

  10. ‘esse .. ‘venuti. Ho scritto di fretta e vedo che non è possibile correggere il messaggio, ma poco importa.
    Le chiedo inoltre dove ha reperito queste sue ”certezze” relative alla persona di Francesca Del Monte; le chiedo la cortesia di fare attenzione, perché esiste il reato di diffamazione e vorrei farle presente che ogni messaggio è inviato da un preciso indirizzo IP, rintracciabile se richiesto mediante denunzia/querela. Discorso in generale, ma vorrei che fosse tenuto a mente e gradirei che non si degenerasse, come peraltro nel suo primo messaggio ha già cominciato a fare.

    Cordiali Saluti
    Trinca Matteo

  11. Per denunciare qualcuno per diffamazione servirebe quantomeno che io diffamassi la signorina che ha scritto l’articolo e che io lo facessi in sua assenza, ovvero dove essa non puó difendersi. Mi sono solo permesso di annotare delle precisazioni e di porre lei delle domande. Non date il permesso di commentare se non volete che venga fatto, oppure scrivetelo prima che volete solo lodi e complimenti nonostante il contenuto dell’articolo faccia in parte disinformazione.
    Caro Matteo noi non abbiamo ancora avuto il piacere di conoscerci visto che sono arrivato a questo articolo tramite un link della Del Monte. Il nick non è generico ma è un nome di persona a cui corrisponde una mail a cui suppongo mi possiate contattare per ulteriori informazioni..attenzione perchè queste si che sono accuse ingiuriose.

  12. Non volevo metter becco perché speravo che poteste chiarirvi tra di voi, ma visto che la cosa sta degenerando… mi permetto un paio di osservazioni:

    a) chi ha o non ha i titoli per scrivere sul mio sito, se permette, Marco, lo decido io. Sono una cinofila e non una catofila esperta, per carità…ma amo i gatti, ne ho da una vita, qualcosina (poco, lo ammetto) so anche su di loro: insomma, credo di poter giudicare se un articolo su una razza felina spara cavolate o se è accettabile.
    Il pezzo di Francesca l’ho trovato gradevole, corretto (per quel poco che ne so), ben scritto e adatto a un sito di diffusione, non certo super-tecnico. Quindi l’ho pubblicato con piacere;
    b) anche se non mi sono laureata, ho studiato veterinaria e qualcosina so anche qua: per esempio che giudicare “palesemente malato” un animale da una foto è un esercizio di immensa arroganza. Malato perché? Perché si intravvede la nittitante? La terza palpebra può salire per mille motivi diversi, anche indipendenti da qualsiasi stato patologico. Per il resto, il gatto non mi sembra affetto da nessuna malattia che possa evidenziarsi dalla foto;
    c) concordo sul fatto che quando si attacca qualcuno sarebbe gentile firmarsi con nome e cognome: la sua email non è visibile ai lettori, la vedo solo io…quindi, per tutti gli altri, lei è un generico “Marco” non riconducibile ad alcuna persona “reale”;
    d) le altre domande sono domande lecite a cui comunque l’autrice dell’articolo ha già risposto. Se poneva solo quelle, con un minimo di gentilezza in più, magari, ne sarebbe potuta scaturire una discussione interessante per gli amanti dei gatti: così l’impressione che ha dato è stata solo quella di un “rosicone” che cercava solo un pretesto per attaccare qualcuno che gli stava antipatico per motivi suoi.

    Cordiali saluti

    Valeria Rossi

    • Gentile Marco

      Come le ripeto, come si chiama ? Riporti pubblicamente il suo nominativo, con annesso link di facebook, poi si discuterà del resto. Come è riportato nel regolamento di questo portale, questo è un semplice luogo di discussione tra privati ma non c’è nessuna certificazione all’albo dei giornalisti, ed a maggior ragione in ambito medico. Per giunta, sarebbe cosa gradita essere cortesi e civili, perché il fine ultimo di questo articolo, conoscendo personalmente Francesca, sono certo che fosse semplicemente una esternazione di una sua grande passione. E’ cosa lecita, non trova ? Chi la conosce personalmente sa benissimo, e può testimoniare, la sua assoluta onestà intellettuale, e rispetto profondo verso queste creature. Cosa ne sa lei della sua persona ? Che esperienze ha avuto per infangarla così apertamente ? Glielo dico io, nessuna ! Io le posso dire che ho perso il conto degli animali randagi che ha tenuto in stallo, e curato, grazie anche ad un mio interesse a perdere. Sono il suo ragazzo e se l’ho supportata in questa attività, è soprattutto per far si che in futuro si possa portare avanti anche un discorso legato al randagismo, che purtroppo vicino a dove abita è un grosso problema; se fossi a conoscenza di atti irrispettosi o di un mero interesse economico per cucciolate, mi creda non starei qui a scrivere ed a risponderle, esponendomi in prima persona.

      In questo articiolo si è affrontato un discorso diverso, ma mettere la propria firma alla fine di uno scritto pubblico implica, appunto, l’assumersi determinate responsabilità, e dar peso alle proprie parole con fatti ed opinioni liberamente confutabili.

      ”“Ti presento il cane” vuole essere un sito cinofilo onesto, slegato da qualsiasi gioco di potere cinopolitico e da qualsiasi dipendenza nei confronti di chicchessia. Le opinioni che leggerete non saranno mai influenzate né…sponsorizzate da nessuno. E’ evidente che si tratterà di opinioni, come tali confutabili, che in qualche caso – perché no – potranno essere anche sbagliate: ma se non altro saranno sempre all’insegna della buona fede, dell’onestà…e della coscienza pulita. Noi crediamo che il cane, oggi, abbia bisogno soprattutto di questo. Per il momento “Ti presento il cane” non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.”

      Se lei è arrivato qui tramite il profilo privato di una persona, per giunta accusandola pesantemente, si presenti; c’è modo e modo di discutere, a meno che il fine ultimo non sia denigratorio in partenza, come in questo caso. L’indirizzo di posta elettronica può essere generico, gliene potrei dare una decina dove non c’è nessun riferimento al mio nominativo. Detto questo mi auguro che lei, maschio o FEMMINA che sia, le prossime volte sia più civile, perché arrivare a dire, senza conoscere minimamente nulla della persona o dell’animale in questione, che si espongono addirittura gatti malati, giudicando semplicemente una fotografia (più o meno corretta a livello di colorazione, ma desumo che lei sia un esperto di bilanciamento di colore), oltre che arrogante implica stoltezza.

      Data questa sua infelice esternazione, la invito entro breve a visionare, e commentare (con firma), le fotografie del gatto che lei ha giudicato malato, perché verranno pubblicate nel profilo dell’allevatore Francesca Del Monte. Risponda lì, qui sarebbe doveroso che si discuta dell’articolo in sé. Grazie

      Cordiali Saluti
      Trinca Matteo

  13. Caro Marco, se pensi che l’articolo faccia disinformazione niente ti vieta di dire la tua, ma con civiltà. Vorrei sapere però i parametri per stabilire le credenziali necessarie per scrivere un articolo di tipo divulgativo (non un saggio scientifico); se tu hai più credenziali di me potevi scriverlo tu… tuttavia il giochino a chi sa di più ed ha più credenziali non è nelle mie corde. Mi conosci? Non mi sembra che tu viva a casa mia per sapere quanti cuccioli/cucciolate ho avuto, e se fai parte del direttivo di qualche associazione di cui faccio (o facevo parte) e quindi hai accesso ai loi dove io ho registrato le mie cucciolate e ti diverti a divulgare informazioni che dovrebbero essere private, ti avverto che i loi sono segreti, quindi vorrei sapere chi ti ha fornito informazioni sul mio conto e sul conto dei miei gatti e delle mie cucciolate per potermi di conseguenza tutelare. Scrivi che la mia associazione non riconosce l’applehead. Mi chiedo, come fai a sapere di che associazione faccio parte? ti chiedo altresì di fornirmi uno standard del THAI (io lo chiamo col suo vero nome) in cui c’è scritto che la forma del cranio debba essere a mela. Gli standard che conosco io dicono che il THAI debba avere la testa a forma di cuneo leggermente arrotondato. Se esiste una razza chiamata “APPLEHEAD” ti prego di fornirmi le referenze e lo standard di questa razza. Ma poi, hai un allevamento di THAI che ho insultato? ti senti colpito in prima persona perchè ho scritto “ci sono allevatori che allevano gatti tondissimi, a parer mio male interpretando lo standard del THAI (il gatto thai ha 3 standard, TICA, WCF e LOOF, ed in nessuno dei due standard si parla di gatti “rotondi” o “applehead”), e che hanno introdotto in selezione gatti novizi (se dico anche gatti di altre razze è politically correct?), e gatti di casa (meticci colourpoint)”?? Cioè, più che scrivere A PARER MIO, cioè più che sottolineare che si tratta di un mio parere espresso in uno stato democratico, non so che dire. Allevi gatti che io ho definito “tondissimi”? perfetto, vai per la tua strada.
    Non tutti sono alla ricerca di visibilità ed attenzioni in expo come me?? ahahahah ma mi conosci? Ma che stai dicendo? Io ho 25 anni e allevo da pochissimo, non ho ancora visto i MIEI gatti invecchiare, ma di siamesi che hanno quasi la mia età ne conosco non pochi, e su quello che scrivo ci metto nome e cognome. Poi vorrei sapere le basi su cui dici che la mia gatta è malata. Lo sai che alcuni gatti hanno la terza palpebra che si alza con facilità senza che siano affetti da alcuna patologia?
    Comunque, tu chi sei?

    Riassumendo secondo quello che hai detto sarei una ragazzina poco più che ventenne alla ricerca di visibilità in expo, che non ha mai avuto un cucciolo e che ha gatti malati. Perfetto, queste per me sono affermazioni diffamanti alle quali non posso rispondere in maniera opportuna perchè chi parla è uno sconosciuto.

  14. Valeria Rossi non e’ stupida, e non pubblicherebbe mai un articolo scritto da una persona che non conosce l’ argomento di cui sta parlando (o scrivendo), anche perche in questo modo rischierebbe di perdere credibilita lei e di farla perdere al suo sito. Quindi sono sicuro che al momento di chiedere a Francesca Del Monte di scrivere questo articolo era sicura che avesse credenziali sufficienti per farlo. Poi non riesco a capire quali errori ci siano nell’ articolo tali da meritare un attacco sel genere; ha iniziato ad allevare da poco? Allora chi alleva da meno di 20 anni non puo scrivere? Anche perche questo e’ il tempo minimo richiesto per vedere invecchiare parecchi dei propri gatti…
    Piuttosto mi piacerebbe sapere quale e’ l’ analoga gattuna (non so come si dica in italiano) dell’ Enci e dove poter trovare gli standard delle varie razze

  15. Prima di essere inviato a Valeria l’articolo è stato letto da allevatori che allevano da molti anni, e che sono stati così gentili da suggerirmi eventuali modifiche e integrazioni, tra l’altro.
    Il corrispettivo felino dell’ENCI in Italia è l’ANFI (FIFE), la quale è stata delegata dal Ministero delle politiche agricole e forestali a gestire il Libro Origini del gatto di razza.
    http://www.anfitalia.it
    Tuttavia esistono altre associazioni che emettono certificati genealogici validi: WCF,TICA o CFA. Queste associazioni hanno propri standard e facoltà di emettere pedigree validi a livello internazionale e che possono essere registrati nel LO ANFI attraverso una procedura di controllo. Sui siti di ogni federazione puoi leggere gli standard di razza, che possono più o meno sensibilmente variare tra di loro. Burocraticamente è molto più complesso rispetto all’ENCI che è una e stop 🙂

  16. Tralasciando le inutili polemiche mi sembrerebbe importante non lasciar cadere l’argomento longevità. Anch’io sapevo che i siamesi erano i gatti più longevi e sono rimasta molto perplessa quando ho adottato una orientale havana di 7 anni e mezzo e l’allevatore mi ha comunicato che aveva un’aspettativa di vita di altri 2-3 anni .
    Cosa è successo a questa razza? Qualcuno cortesemente mi può chiarire le idee ? Grazie

  17. Bellissimo articolo. Il siamese è una razza molto affascinante, ed è un peccato che venga confusa tanto spesso (anche se io parlo da ignorante xD).Se non fossimo già più che al completo, se avessi una casa e un lavoro con il quale mantenerlo, penso che non sarebbe una scelta per nulla brutta, specie se è veramente così sociale! Effettivamente, ho un ricordo vago di una famiglia, nel mio quartiere, che ne aveva, e i gatti seguivano i padroni anche per strada. E’ possibile? Poi qualcuno sa come il siamese prenda i viaggi? Perchè in genere se mi sposto, amo portarmi dietro l’arca di noè. Argh, mi sto già facendo un film mentale sul mio siamese che non c’è xD
    E a proposito di tutta la sacrosanta predica sugli animali venduti senza pedigree, io ho litigato con la vicina del mio ragazzo, che ha due gatti grigi (secondo lei certosini DOC) che fa accoppiare a caso (la prima volta, quando aveva solo la femmina, l’ha mandata letteralmente a battere, quando era in calore, ed ha avuto pure culo che in giro c’era un gatto grigio!), per poi vendere i cuccioli come di razza. Alla mia domanda (rivolta senza polemica) “ma hanno il pedigree?” ha risposto che no, non ce l’hanno, ma il veterinario ha detto che sono di razza (lo stesso veterinario che ha dato dell’incrocio pastore al mio simil-husky, che ha stampato in faccia che le pecore se le mangerebbe tutte). Alla mia obiezione “ma se non hanno il pedigree non possono essere ufficialmente di razza!” ha ribattuto, mano al cuore “è come se ti dicessi che tu non sei una DONNA!”. Ammò, neanche sa la differenza tra specie, sesso e razza! Il solo pensiero che questa produca gatti senza controlli, senza documenti, e che se li rivenda a cifre per cui io, con una cucciolata di quattro micetti potrei pagarmi la retta universitaria, mi ha fatto venire la vista annebbiata. Che poi nella colonia che abbiamo qui a casa, oltre ad un simil certosino ci sono anche un simil thai e un simil maine coon, e con mia mamma ci siamo messe a fare i conti di quanto potremmo razzolare con questi tre gattoni “puri meticci” se fossimo come quel fulgido esempio (ma tanto tutte le femmine sono sterilizzate, mannaggia! :D)!

  18. Una sola domanda… se è così difficile spiegare cos’è un siamese perchè tutti al suono di questo nome pensano al thai, forse c’è un motivo. Il siamese di oggi, e devo specificare di oggi altrimenti in genere si pensa al thai, è una razza costruita dall’uomo. Troverei più corretto chiamarla Thai e lasciare siamese al gatto originario del Siam.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here