cane_ospedaleC’era già stato un precedente importante a Varese, l’anno scorso: un giudice aveva emesso una sentenza che, in contrasto con il regolamento dell’ospedale, permetteva al cane di una degente di farle visita.
Ora un’intera regione, finalmente, approva una norma che permette a cani e gatti di accedere agli ospedali per andare a trovare i loro umani ricoverati.  Tutto è ancora da regolamentare: le norme che disciplinano l’accesso saranno redatte entro i prossimi 6 mesi. Ma intanto il passo principale è stato fatto.
Finalmente si dà il giusto valore all’importanza, ormai scientificamente riconosciuta in tutto il mondo, della pet therapy: ora in Emilia Romagna tutte le strutture pubbliche e private potranno essere aperte agli animali.
A qualsiasi cinofilo sembra assolutamente ovvio che avere vicino il proprio amico a quattro zampe possa agevolare la serenità del paziente e agevolare il percorso di guarigione:  chi legifera, evidentemente, ha bisogno di tempi moooooooooolto lunghi per arrivare alle stesse lapalissiane conclusioni… ma intanto una regione italiana c’è arrivata. Ora speriamo solo che dia il buon esempio a tutte le altre.
Contemporaneamente a questa norma, l’Emilia Romagna ne ha varata anche un’altra che vieta la detenzione di cani alla catena: un altro passaggio importante verso una maggiore cultura e rispetto del cane.

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46 Commenti

  1. Che bella notizia! Quasi mi commuovo.. spero arrivino alla stessa conclusione anche in Svizzera!
    Per certi versi sono ancora così .. indietro! Che rabbia…

  2. Per lavoro, per anni ho frequentato gli ospedali di tutta Italia. Ho sempre trovato un abisso tra i centri Emiliano/Romagnoli e quelli delle altre regioni; qualche eccezione per alcuni centri lombardi e piemontesi, ma la cosa stupefacente è che, seguendo la via Emilia, ad ogni città si trova un centro di eccellenza, fino ad arrivare al mare. E io mi occupo di oncologia, la più ostica tra le specialità, quella che richiede maggiori mezzi e aggiornamento costante. Questa lunga introduzione per dire che non mi stupisce affatto che ancora una volta gli emiliani si siano rivelati i più avanti di tutti. E’ dimostrato, e pubblicato, che la presenza del proprio pet, oltre ad essere di grande conforto, accelera i tempi di guarigione e recupero. Quindi, bando ai pregiudizi (gli animali portano malattie, parassiti, trambusto, mordono…) e largo a tutto ciò che “fa bene”. E, si sa, gli animali ci fanno bene, benissimo!

  3. Mah… sarò l’unica, ma questa notizia mi lascia perplessa. Ci sarà bisogno di parametri rigidissimi.
    Sono perfettamente d’accordo, ovviamente, che poter vedere il proprio amico peloso possa aiutare un malato ad affrontare la malattia con più serenità, apportando un grande contributo a livello psicologico, ma gli altri degenti?
    L’accesso dei cani agli ospedali non era una norma stabilita per capriccio da persone antipatiche, ma un provvedimento necessario per assicurare l’igiene degli ambienti di degenza, spesso sterili, perché spesso pazienti hanno difese immunitarie indebolite, non in grado di reagire ad un’aggressione, e hanno bisogno di una particolare protezione igienica. Per quanto sia coccolato e spazzolato, è ovvio che un cane, anche solo annusando il marciapiede dalla macchina all’ingresso dell’ospedale, rischia di portare all’interno degli ambienti germi e sporco. Insomma, mi auguro che la regolamentazione sia ferrea, anche se temo che eventuali “interventi di sterilizzazione” prima dell’accesso al reparto potrebbero stressare i cani… sapreste linkarmi qualche sito in cui si specifichi quali sono le condizioni necessarie per l’accesso? Grazie mille 🙂

    • Ed ecco che il pregiudizio fa di nuovo capolino. Allora, cercherò di spiegare quanto so, vediamo se si riesce a fare chiarezza.
      1) E’ difficilissimo che animali sani e vaccinati, in normali condizioni di igiene, portino malattie agli esseri umani. Queste le portano gli altri esseri umani, in quanto ii batteri e i virus sono per lo più razzisti e prediligono una specie (per questioni di temperatura e condizioni varie: se sono un batterio che amo stare a 38° e più, preferirò il cane, se mi piace stare più fresco, a 37°, salterò sugli esseri umani).
      2) per quanto riguarda gli ambienti sterili: anche ammesso che ce ne siano, in ospedale, non credo proprio che lì NE’ CANI NE’ PERSONE vengano ammessi. Dubito che i pazienti in rianimazione o i trapiantati di midollo possano ricevere visite, umane o animali che siano.
      3) appurato che i batteri li portiamo NOI, in ospedale, ricordiamoci che i nostri fragili batteri esterni sono acqua fresca, rispetto ai batteri ospedalieri: il problema delle infezioni ospedaliere multiresistenti è una delle sfide più impegnative della medicina moderna, quindi non mi preoccuperei troppo dei batteri che può portare un cane.
      4) per finire,sapete chi sono i peggiori “untori”, quelli che contribuiscono di più a diffondere i patogeni all’interno delle famiglie e in generale delle comunità? i BAMBINI!!! in particolare quelli che vanno all’asilo o a scuola.

      Quindi, per favore, smettiamo di pensare che gli animali contribuiscano a diffondere le malattie più di quanto lo facciamo noi stessi con le nostre scarpe sporche. E’, per l’appunto, un pregiudizio.

      • Guarda, ti assicuro che io i cani li amo alla follia, perciò parlare di pregiudizio non ha senso (se fosse mero pregiudizio non avrei argomentato, ti pare?).
        Hai ragione, virus e batteri sono razzisti, ma ciò non toglie che possano esserci dei veicoli “alternativi” ai loro ideali ambienti di riproduzione. Ho detto che SOLO i cani possono essere portatori di sporco e germi? Ovviamente no, il dato sui bambini è risaputo; quanto all’accesso alle zone sterili, i parenti possono accedervi con le dovute precauzioni (vedo che siamo d’accordo nel dire che i cani dovrebbero restare fuori da queste particolari aree 🙂 ).
        Purtroppo conosco l’ambiente ospedaliero: mia sorella ha avuto un tumore al seno e ti assicuro che vedere bambini che perdono ciocche di capelli, debilitati dai farmaci e dalla chemio, pallidi e con un sistema immunitario fragilissimo, ti fa capire che quel “è DIFFICILISSIMO che animali sani e vaccinati, in normali condizioni di igiene, portino malattie agli esseri umani” non è una rassicurazione sufficiente. Purtroppo, oltretutto, ultimamente si sa di parecchi vaccini umani e canini che non hanno avuto effetto, perciò a maggior ragione io tenderei ad essere prudente. Ti assicuro che non mi diverto a scrivere queste cose (non voglio sfogare un pregiudizio inesistente, per essere chiari), è una riflessione ponderata su un argomento che vorrei tanto non affrontare ma da cui, purtroppo, mi sento toccata.

        • @Paola. Vediamo di mettere un po’ d’ordine in questo guazzabuglio…
          1) le vittime dei pregiudizi sono tra i più fenomenali argomentatori che conosco.
          2) i pet portano MENO germi (patogeni per l’uomo) che gli umani. Allora perchè proibire l’accesso agli ospedali a loro e non agli esseri umani, considerati i vantaggi, per il paziente, di ricevere visite dal proprio cane/gatto (sicuramente maggiori rispetto alle visite del cognato)
          3) dalle zone sterili, devono stare fuori non solo gli animali, ma anche i parenti in visita TRANNE uno, bardato come un chirurgo in sala operatoria. Quindi NON solo gli animali. Questo a parte l’esperienza che racconta Noè nel suo post.
          4) se un cane rimane vittima di un ceppo resistente di parvovirus la cosa mi terrorizza, mi sgomenta, spero che la ricerca ci lavori in fretta, ma PER I MIEI CANI. Quello di cui sono certa è che non la prenderò io, nè che l’attaccherà a qualche essere umano.
          4) quanto ai bambini provati dalla chemio: spettacolo senza dubbio straziante, ma per favore, cerchiamo di lasciare da parte i luoghi comuni. Nè la caduta dei capelli nè il pallore c’entrano niente con la suscettibilità alle infezioni. Per inciso, avendo provato sulla mia pelle (non quella di qualche parente) la chemio, e avendo preventivamente avvisato l’ematologa che a vevo cani e gatti, mi rispose che non contava niente. Quando i bianchi fossero scesi oltre certi limiti, avrei dovuto stare lontana dai BAMBINI. Con questi ricordi, figurati un po’ quanto mi sento toccata io.

          Ah, dimenticavo: negli ospedali ci ho pure lavorato, e ricordo bene “le febbri della domenica sera”, quando la maggior parte delle pazienti aveva qualche linea di febbre dopo una giornata passata con la camera stipata di parenti che portavano i FIORI (massimo veicolo di contagio!), e, ovviamente, senza cani.

          • Ti assicuro che non c’è alcun guazzabuglio 🙂
            Lo prendo come un complimento: sono una fenomenale argomentatrice, certo, ma semplicemente perché sono convinta della fondatezza di ciò che dico e argomento. Questo mi rende “vittima di pregiudizio”? Affatto, tant’è che motivo tutto quello che scrivo molto serenamente.
            Riguardo al punto tre, ho già puntualizzato che l’accesso alle aree sterili sottosta a molte norme igieniche, perciò non dici nulla di nuovo e non mi trovi impreparata.
            Ho già scritto che i cani fanno bene alla salute… delle persone sane. E’ risaputo che vivere con un animale rafforza le difese immunitarie proprio perché si entra più spesso a contatto con agenti patogeni che l’organismo impara a riconoscere e a combattere, quindi ci si ammala di meno. Ho già citato uno studio al riguardo in cui si dice, addirittura, che nel pelo si accumulano spesso agenti magari innocui per il cane (la parvovirosi non è un rischio per noi, è ovvio che mi preoccupo per il mio cane): è questa sorta di “esposizione” che permette di rafforzarsi quando si hanno le giuste difese, pertanto sarebbe rischioso per un organismo debilitato. In sintesi, trovo che fare entrare i cani in reparto sarebbe molto bello, ma rischioso.

            Ti pregherei di limitare le risposte alle valutazioni sull’argomento, non su di me, sulla mia persona. Insomma ti prego di non ripetere che sono “vittima di pregiudizio”, perché non ci sono pregiudizi di sorta.
            Purtroppo ho l’impressione che le mie osservazioni ti abbiano offesa: non era mia intenzione e se è così mi dispiace, ma non ne capisco il motivo.

        • @Paola: ci rinuncio… 🙁 Non riesco a starti dietro, nonostante abbia cercato di risponderti punto per punto. Troppa confusione.
          Solo un paio di osservazioni: affermare “i miei non sono pregiudizi” non è testimonianza della propria obbiettività… magari! se si fosse buoni giudici di se stessi, i pregiudizi non esisterebbero.
          Allo stesso modo,avere “la famiglia piena di medici” non è ancora un titolo di studio riconosciuto, per ora. In futuro, chissà 😀
          Puoi comunque scrivere alla Regione Emilia Romagna una lettera di protesta per l’introduzione dei pet negli ambienti ospedalieri, allegando titoli di studio (parenti medici) e CV (accompagnamento di parente per cure mediche). Chissà che non ti diano retta e non rivedano tutta la questione.
          In ultimo: non mi hai offesa affatto. Perchè? ho solo riconosciuto l’atteggiamento tipico di chi non è proprio digiuno di cose mediche (“famiglia piena di medici”) ma non ha una vera competenza, per cui fa un gran guazzabuglio (e rieccoci). Meglio quelli che, riconoscendo in altri – la Regione ER, in questo caso – una competenza che essi stessi non hanno, si astengono da valutazioni senza basi razionali=pregiudizi. Non è un insulto, significa dare dei giudizi senza, o meglio prima, di avere delle evidenze. Quindi c’è speranza…basta informarsi bene e puoi formarti un giudizio, basato su dati di fatto. Tutto lì. Tra l’altro c’è l’interessante intervento di Noè che porta elementi importanti, no? neanche questo ti basta? eppure mi sembra autorevole…
          Saluti ma soprattutto auguri a tua sorella (sinceri, finora ho scherzato, ora no)

          • Non capisco perché devi criticare me personalmente.
            Non capisco cosa ti abbia irritata.
            Non manderò proteste perché la mia è un’opinione, che io non ho mai tentato di spacciare per verità assoluta, ma nessuna delle obiezioni (che IO ho letto con mente aperta, perché, ripeto, è un argomento che mi interessa e trovo molto più pregiudizievole partire dal presupposto che tu sei in ragione e gli altri “in un guazzabuglio” confuso) è riuscita a convincermi. Punto.
            Non capisco questo disprezzo, non capisco cosa (nel mio modo di esprimermi? Nel mio pensiero?) può averti piccata al punto da reagire in questo modo. Non vedo perché devi deridere le esperienze che ho riportato: francamente questo è offensivo e non ti fa onore.
            Ripeto: il guazzabuglio non c’è, ho argomentato ogni cosa. Evidentemente, come dici tu, non riesci a “starmi dietro”, perciò faccio un’ultima, speranzosa sintesi: è riconosciuto che la vicinanza con gli animali rafforzi la capacità di risposta immunitaria (questo è comprovato e siamo tutti d’accordo, no? http://lapagina.ch/un-cane-in-casa-fa-bene-alla-salute-del-bambino) e questo mi sembra in contrasto con l’ipotesi per cui non rischiano di essere veicolo di agenti patogeni, perché sono proprio questi agenti a rinforzare le difese immunitarie delle persone in gradi di rispondere. Punto. E questo è un giudizio basato su dati di fatto, non solo sul mio immenso amore per gli animali.
            Ho offeso qualcuno? Mi sono permessa di sminuire la tua esperienza, di citare sarcasticamente quello che ti è successo per… non so, per deriderti, per sminuire quello che dici, per screditare la tua opinione? IO no, non mi sarei mai permessa di farlo.
            In ultimo, i bambini che fanno la chemio non sono un luogo comune, vorrei tanto che lo fossero: sono anche questi un’esperienza che io ho vissuto sulla pelle e, di nuovo, sminuire questo genere di cose non ti fa onore (oltretutto il discorso qui non si limita all’oncologia).
            Detto questo, mi spiace che la discussione si sia conclusa con questo sarcasmo offensivo sul personale: mi sembravi una persona preparata e speravo che fossi aperta ad un confronto sereno, evidentemente mi sbagliavo.
            Arrivederci.

          • Paola, non entro nel merito del vostro “scanno” ma un’obiezione alla tua obiezione, se mi permetti, te la faccio.
            Il fatto che la presenza di un animale aiuti lo sviluppo delle difese immunitarie non significa che l’animale sia un bacino ambulante di germi patogeni. E’ un bacino di “germi”, questo sì: come ogni essere vivente, peraltro. Ma siccome germi, batteri e affini sono solitamente specie-specifici, il bambino viene a contatto con agenti leggermente diversi da quelli che potrebbero farlo ammalare, ma abbastanza simili da ottenere una reazione immunitaria. Quindi, senza correre rischi perchè quel germe/batterio/virus non si attacca all’uomo, migliora le proprie difese verso quelli che incontrerà in futuro e che invece attaccano proprio l’uomo.
            Quindi il cane migliora le difese non perché fa ammalare il bambino (così son buoni tutti, soprattutto gli altri bambini!), ma perché stimola le reazioni immunitarie senza farlo ammalare.

          • mc, io sono d’accordo con te, sono strafelice per quest’iniziativa… però le frecciatine personali te le potevi risparmiare, soprattutto su cose così delicate, passi dalla parte del torto 🙁

          • @Elenina: ho spiegato in un post le motivazioni della mia ironia (sarcasmo?).
            In ogni caso, posso essere odiosa, potevo risparmiarmi le frecciatine (mah…sai, io ho un vissuto DAVVERO, negli ospedali, sia come medico sia come paziente, in prima persona, e so quanta fatica costi. Sarà questo a farmi ironizzare su chi tenta di vendere la fatica degli altri come una competenza propria?). Però non c’entra nulla col passare dalla parte del torto. Nel torto resta chi afferma cose senza senso.

            Buona Pasqua anche a te.

      • …si e no. Parlo con cognizione di causa, in quanto mi sono laureata in infermieristica con una tesi sulla “terapia intensiva aperta”, ovvero una terapia intensiva nella quale l’accesso di individui significativi per il paziente è garantito 24 ore su 24. In alcune terapie intensive, a livello internazionale, il concetto di individui significativi è esteso anche agli animali domestici. Lentamente, questa usanza arriverà anche in Italia, dato che la terapia intensiva aperta sta prendendo piede anche qui (proprio in Emilia, hanno fatto un progetto che incentivava l’apertura di parecchie terapie intensive). Il primario dell’Ospedale “San Giovanni Bosco” di Torino, che sul tema dell’apertura è molto all’avanguardia (di fatto, i parenti possono entrare nell’unità operativa 24 ore su 24, rispettando poche, semplici, regole), ha dichiarato che l’unica ragione per la quale non hanno ancora aperto agli animali è che, essendo la terapia intensiva aperta un’innovazione, qui da noi (e sottolineo il qui da noi), non vuole che sembri una provocazione. Ma sono aperti a questa ipotesi. E stiamo parlando di una terapia intensiva.
        è stato dimostrato che i benefici che derivano dall’avere i propri cari a fianco (benefici emotivi, ma anche clinici, il quadro cardiologico dei pazienti, ad esempio, migliora!) sono statisticamente superiori, rispetto al rischio di infezione.

        Parliamoci chiaro: con la diffusione degli antibiotici, i responsabili principali delle infezioni ospedaliere non sono nè i cani, nè i gatti, nè i batteri che nonna Carolina porta sotto le scarpe, andando in visita. Le infezioni ospedaliere, ormai, sono causate principalmente da microrganismi antibiotico resistenti, e dallo scorretta applicazione del lavaggio delle mani e dell’uso dei guanti da parte degli operatori.
        E questo non lo dico io, ma le ultime evidenze scientifiche.
        Quindi, ben vengano gli animali negli ospedali, definendo qualche regola (che, badate bene, va definita anche per l’accesso di persone, all’interno dell’ospedale).

        Le infezioni non si combattono con le campane di vetro, ma conoscendo il modo e le cause della loro diffusione, e lavorando su quelle!
        ^_^

        • Ovviamente le principali cause delle infezioni ospedaliere sono le problematiche legate all’igiene interna (ricordo, non molti anni fa, il terribile caso di diversi neonati morti perché una delle infermiere aveva una malattia virale), ma come dici tu è chiaro che le cause in Italia non sono né i cani né i gatti perché semplicemente fino ad ora non si è mai provato ad introdurli.
          Ho una famiglia piena di medici, e tutti ricordano divertiti la prima volta si sono “lavati le braccia” XD Le infezioni ospedaliere in italia sono centinaia di migliaia ogni anno e si fanno molte campagne di sensibilizzazione per spingere le persone a fare un gesto banale ma evidentemente non così scontato come lavarsi le mani. Potrei partire con una filippica devastante sull’effetto deleterio dell’abuso di antibiotici prescritto dai medici di famiglia, che ha minato la forza degli antibiotici stessi, forse è meglio evitare altrimenti rischierei di annoiare XD.
          Sui benefici emotivi della vicinanza degli animali siamo tutti d’accordo (credo che qui tutti abbiamo un amico animale a cui non sapremmo rinunciare) e spero che in qualche modo possano essere somatizzati, ma purtroppo non sono una cura e la prova che spesso (purtroppo) gli animali possono essere veicolo di agenti patogeni è data dal fatto che il contatto ripetuto con loro rafforzi le difese immunitarie.
          Perciò sono proprio quelle “semplici regole” che regolamentano l’accesso che mi incuriosiscono, perché molto spesso un organismo debilitato, a contatto con tali agenti patogeni, non è in grado di reagire 🙂

          • @Paola: cerco di chiarire ancora una volta, poi la smetto perchè questa discussione è durata anche troppo.

            Sono stata ironica su un unico punto (sul resto non lo sono stata affatto, ho risposto in maniera molto razionale): è vero, ho scherzato sulle tue competenze mediche, che vengono dall’avere “una famiglia piena di medici” e dall’aver “frequentato gli ospedali accompagnando tua sorella malata” (lungi da me scherzare sulla malattia di una persona, ovviamente l’ironia non era su questo). Chiedo venia se ti sei sentita disprezzata, non era mia intenzione, ma santo Cielo, francamente mi fa ridere che la gente si senta esperta in un campo dove NON bastano 6 anni di studio e 35 esami per capire qualcosa(ci vuole anche un bel po’ di pratica). Come non basta essere stati citati per danni dal vicino, e avere parenti avvocati per vantare competenze giuridiche. Mi farebbe ridere allo stesso modo.

            Quanto al tuo argomento chiave, i germi portati dai pet, che rinforzano le difese immunitarie, ti ha risposto chiarissimamente Valeria. NON si tratta di patogeni (per l’uomo), si tratta di germi in generale. Se si trattasse di patogeni i bambini SI AMMALEREBBERO. Esattamente come fanno i bimbi che frequentano il primo anno dell’asilo (lo sanno bene i genitori costretti ad una maratona di baby sitter, nonni e assenze dal lavoro), perchè incontrano per la prima volta PATOGENI trasmessi dai coetanei. Dopo, ma solo dopo, sviluppano gli anticorpi. Invece con i cani o i gatti questo NON succede. Si formano gli anticorpi e punto, questione di reazioni crociate.

            Ma tu lo sai da che batteri sono provocate le infezioni ospedaliere? vai a vedere i nomi dei germi responsabili. Non ne troverai nemmeno uno tra il pelo dei cani o dei gatti.

            Non ti sentire perseguitata, Paola. Magari le tue opinioni sono sbagliate e non te ne rendi conto. Per le commissioni mediche della regione ER è così, come è così per i responsabili dei reparti di cui parla Noè (a lui non hai risposto…). D’altronde sono anni che gli ospedali accettano i pet therapists, e non mi risulta che siano aumentati i casi di infezione.

            Buona Pasqua

          • …io ho approfondito il discorso esclusivamente in relazione alle terapie intensive (che, però, sono tra i reparti in cui si fa più attenzione all’igiene e al rischio infettivo, quindi può valere per buona parte dei reparti), dove si parlava di fare entrare i parenti senza l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherina, cuffietta, camice monouso), salvo condizioni particolari. La regola principale in relazione al rischio infettivo era il lavaggio delle mani prima e dopo l’avvicinamento al proprio caro ricoverato, e il divieto di toccare dispositivi che potrebbero essere un passaggio per i microrganismi, quali i catereri venosi (ma quelli, devono essere maneggiati in un certo modo anche e soprattutto dal personale). Per la ragione, da me già espressa, che i comuni microrganismi che si trovano indosso a una persona, o a un animale, non sono statisticamente responsabili delle infezioni ospedaliere. Soprattutto in una terapia intensiva, dove i pazienti sono sottoposti a terapia antibiotica. Io ho approfondito l’argomento soprattutto in relazione alle persone, visto che da noi, ancora, siamo indietro sull’argomento dell’apertura delle terapie intensive. Ma in altre parti del mondo si stanno già facendo entrare gli animali e, con il tempo, credo che questa tendenza si diffonderà, visto che il ruolo degli animali nelle vite dell’uomo si evolve, e vengono sempre più considerati membri della famiglia. Le semplici regole, vanno e andranno definite seguendo il buonsenso, e gli studi che deriveranno dalla diffusione di questa usanza. Immagino che alcune potrebbero essere simili a quelle utilizzate per gli umani: un accompagnatore (come dovrebbe essere per un bambino) che vigili affinché il cane rimanga al letto del “suo” familiare, non metta il muso dove non deve, eccetera eccetera. Il lavaggio delle zampe, il controllo del libretto sanitario dell’animale, delle condizioni igieniche accettabili (chessò, richiedere il lavaggio del cane, se vive principalmente in giardino e presenta sporco visibile). Ma sono mie idee, non conosco i risultati degli studi in merito.
            ^_^

    • Paola, non può esserci nessun sito che specifica le condizioni di accesso perché (come scritto anche nell’articolo) le norme che le regolamenteranno andranno studiate e verranno rese note nei prossimi 6 mesi.
      Se però la preoccupazione è quella del cane che “annusando per terra” rischia di portare dentro germi e batteri, allora ti rammento che qualsiasi umano, prima di entrare in un ospedale, cammina su quella stessa terra e le sue scarpe portano sicuramente a spasso più schifezze delle zampe di un cane (anche solo per un mero motivo di grandezza!).
      Il fatto che gli animali siano stati sempre “off limits” per ospedali e case di cura è legato all’idea (molto sbagliata, come la scienza ha ormai stabilito da decenni) che fossero di per se stessi “sporchi” e forieri di malattie. Il vecchissimo pregiudizio è stato superato anche dalla scienza, ma le abitudini sono dure a morire e quindi il divieto è rimasto.
      Personalmente, se fossi ricoverata in ospedale, mi preoccuperei molto di più quando entra l’amico che magari ha allegramente zompettato su un marciapiede cosparso di chewing gum masticati, sputacchi e spruzzi di orina umana…anche perché le zoonosi sono pochissime e le “umanosi” invece sono numerosissime.
      In realtà mi sono sempre chiesta perché prima di una visita a un degente ospedaliero gli umani non dovessero almeno transitare su un buon disinfettante: io ci facevo camminare dentro chiunque volesse vedere i miei cuccioli, prima di entrare nella zona a loro riservata!

      • E facevi bene XD
        Ho chiesto le info più specifiche perché pensavo che, almeno in linea generale, avessero anticipato di più sul provvedimento, ma a quanto pare è ancora un annuncio molto vago.
        Sarò una testa dura, ma credo che in media un cane resti sempre meno pulito di un umano – e poi magari l’umano non prende a pedate il degente, mentre un cane, giustamente, gli lecca gioiosamente la faccia… Sulla questione delle scarpe, io onestamente credo che solo la presenza di peluria li renda più facilmente “ricettacoli” rispetto ad una suola di gomma, ma questa è una mia opinione.
        La scienza ha dimostrato che la presenza di cani o gatti in casa stimola il sistema immunitario dei bambini, fortificandolo, ma come? Semplicemente, i bimbi che giocano con i propri animali domestici (di cui io, personalmente, non potrei mai fare a meno) entrano più frequentemente in contatto con germi e batteri, quindi per reazione l’organismo rafforza le difese. Citando il dottor Eija Bergroth, finlandese, che ha condotto uno studio sull’argomento,“tutto dipende dal fatto che il rapporto stretto tra cane e bambino stimola le difese immunitarie di quest’ultimo. Il cane, infatti, accumula sul pelo microrganismi, batteri, virus che vengono a contatto con il bambino, ma senza causare malattie. Così il sistema immunitario impara a riconoscere i potenziali nemici e quindi è più allenato a far fronte alle aggressioni dei virus e dei batteri che, invece, aggrediscono l’uomo”. I benefici della convivenza con animali, sia a livello fisico sia psicologico, sono ovvi (diciamocelo, qui tutti sentiremmo un vuoto senza i nostri amici 🙂 ), ma per una persona debilitata questa esposizione può essere dannosa. E’ per questo che questa popolarissima iniziativa mi lascia perplessa.

    • ‘Scolta, gli ospedali qui da me fanno già schifissimo senza l’intervento dei cani, severamente vietati.
      mia cognata si è beccata un’infezione PARASSITARIA diventata cronica DOPO aver subito una operazione di routine… in una sala e con strumenti evidentemente non regolari. Quindi, l’igiene negli ospedali è già un’utopia, non diamo la colpa a eventuali animali che al massimo possono rilasciare qualche pelo.non è questo che uccide le persone ricoverate, ma la mala sanità. E per mala sanità non si intende di certo un cane sul letto…

  4. @Redazione E’ proprio questo il fatto: attivano una reazione immunitaria che spesso, in un organismo debilitato, non può esserci. I germi sono specifici, è vero, ma spesso si può essere “portatori” anche senza essere oggetto di attacco.
    Faccio un esempio che va un po’ (tanto XD) oltre il mondo cinofilo. Io sono molto giovane, ma ho molta esperienza in campo di ornitologia. Ora, i pulcini di pappagallo che vengono svezzati a mano sono ricoverati in delle nursery, in un ambiente protetto e pulito, e perché siano imprintati con l’uomo non entrano in contatto con altri pappagalli. Quasi tutti gli allevatori fanno schiudere le uova in incubatrice perché le femmine, non covando, possano deporne altre, quindi questi pulcini non sono MAI entrati in contatto con altri esemplari (può sembrare un procedimento molto strano e per certi versi crudele, ma il pappagallo non ne soffre: è monogamo e fa coppia, non branco, perciò gli basta avere un umano che lo ami e che sia il fulcro della sua socialità). Purtroppo talvolta capita che ci siano vere e proprie epidemie fra i pulli, epidemie di malattie a cui l’uomo è immune ma che per i pappagalli sono letali (l’unica malattia che possono trasmettere all’uomo è la psittacosi). Come possono, allora, contrarre queste malattie? Semplicemente, capita quando l’allevatore fa entrare qualche persona imprudente nella nursery o dimentica le rigide norme igieniche: se è entrato in contatto con un uccello malato, pur essendo immune può portare virus e affini all’interno della nursery e far ammalare chi, invece, è sensibile e vulnerabile a quel tipo di malattia.
    I germi specie specifici lo usano come “veicolo”, anche se lui è immune al loro effetto.
    In sintesi, tornando in-topic, purtroppo non è detto che i germi portati dagli animali siano SEMPRE innocui per altre specie. E’ per questo che resto molto ma molto diffidente: è ovvio che il beneficio psicologico che si può trarre dalla vicinanza del proprio compagno di vita in un momento di dolore è immenso, ma per certe malattie ci sono rischi fisici molto importanti 🙁

  5. @mc Hai perfettamente ragione, questa discussione sta durando fin troppo.
    Da dove cominciare?
    La pet therapy è un argomento del tutto separato da questo: gli animali da pet therapy sono molto più controllati, purtroppo non si può mai sapere come un privato tiene il proprio cane e io, come credo (purtroppo) molti utenti di questo sito, ho visto situazioni in cui dei poveri cani erano tenuti in condizioni indicibili.
    A Noè ho risposto… credo sia una lei, non un lui; leggi meglio prima di commettere errori nei tuoi commenti (peraltro stai rispondendo alla mia risposta, non te ne sei accorta? Oltretutto citi una frase che ho scritto rispondendo a lei…).
    Per rispondere alle tue confutazioni, ti rimanderei alla risposta che ho dato anche a Valeria. Visto che sembra che trovare i miei commenti sia difficile ti copi-incollo quello che ho scritto:
    “E’ proprio questo il fatto: attivano una reazione immunitaria che spesso, in un organismo debilitato, non può esserci. I germi sono specifici, è vero, ma spesso si può essere “portatori” anche senza essere oggetto di attacco.
    Faccio un esempio che va un po’ (tanto XD) oltre il mondo cinofilo. Io sono molto giovane, ma ho molta esperienza in campo di ornitologia. Ora, i pulcini di pappagallo che vengono svezzati a mano sono ricoverati in delle nursery, in un ambiente protetto e pulito, e perché siano imprintati con l’uomo non entrano in contatto con altri pappagalli. Quasi tutti gli allevatori fanno schiudere le uova in incubatrice perché le femmine, non covando, possano deporne altre, quindi questi pulcini non sono MAI entrati in contatto con altri esemplari (può sembrare un procedimento molto strano e per certi versi crudele, ma il pappagallo non ne soffre: è monogamo e fa coppia, non branco, perciò gli basta avere un umano che lo ami e che sia il fulcro della sua socialità). Purtroppo talvolta capita che ci siano vere e proprie epidemie fra i pulli, epidemie di malattie a cui l’uomo è immune ma che per i pappagalli sono letali (l’unica malattia che possono trasmettere all’uomo è la psittacosi). Come possono, allora, contrarre queste malattie? Semplicemente, capita quando l’allevatore fa entrare qualche persona imprudente nella nursery o dimentica le rigide norme igieniche: se è entrato in contatto con un uccello malato, pur essendo immune può portare virus e affini all’interno della nursery e far ammalare chi, invece, è sensibile e vulnerabile a quel tipo di malattia.
    I germi specie specifici lo usano come “veicolo”, anche se lui è immune al loro effetto.
    In sintesi, tornando in-topic, purtroppo non è detto che i germi portati dagli animali siano SEMPRE innocui per altre specie. E’ per questo che resto molto ma molto diffidente: è ovvio che il beneficio psicologico che si può trarre dalla vicinanza del proprio compagno di vita in un momento di dolore è immenso, ma per certe malattie ci sono rischi fisici molto importanti :(”

    Sì, mi sono sentita disprezzata nel momento in cui hai malamente tentato di ritorcermi contro cose che ho vissuto usando un sarcasmo e un’ironia totalmente fuori luogo. La cosa non mi tocca, non ti conosco e non mi conosci, ma francamente mi stupisce perché, ripeto, mi sembravi una persona preparata e speravo in uno scambio sereno di opinioni: nel momento in cui sei passata dalle argomentazioni oggettive sull’argomento agli attacchi personali mi sono sorpresa.
    Già, mc: “magari le tue opinioni sono sbagliate e non te ne rendi conto”.
    Stai dandomi ragione su quanto sia pregiudizievole iniziare un “confronto” senza saper accettare opinioni diverse. Magari sono le tue opinioni ad essere sbagliate, chissà. Credo che qui non ci sia nessun depositario della verità assoluta.

    Buona Pasqua

  6. @mc se sei certo delle tue ragioni, obbietti con quelle. se vai sul personale sbagli sempre, è così che passi dalla parte del torto. poi siamo tutti qui per scambiarci opinioni, no? attaccare personalmente è sempre brutto e la discussione non è più utile.
    buona pasqua anche a te 🙂

  7. @mc Ok. Visto che sei così decisa ad andare sul personale, vediamo di mettere i puntini sulle i. Mi secca perché sono cose che non ti riguardano, ma forse potrai capire quanto mettersi arrogantemente a sentenziare con sprezzo, senza conoscere né le situazioni né le persone, possa essere sbagliato, ridicolo e possa equivalere a scoprire un fianco. In un futuro magari eviterai di fare questa brutta figura. Oltre al fatto che, diciamocelo, i commenti sono fatti per scambiarsi opinioni e mancare di rispetto agli altri è incivile in internet e nella realtà.
    “…chi tenta di vendere la fatica degli altri come una competenza propria”. Non hai capito nulla.
    Sono giovane, all’università ci vado ora (e devo correggerti: non sono 6 anni e 35 esami, perché per praticare anche solo come medico di base ormai c’è comunque bisogno di conseguire una specialistica quindi il numero di anni sale), ma già al liceo, quando mia sorella si è ammalata, era così terrorizzata che per reazione mi sono messa a studiare per cercare qualcosa a cui aggrapparmi per rassicurarla – su siti specializzati, su dispense e, perché no, sui volumi universitari. Ho detto che ho competenze speciali? No, sei tu che sei saltata su ad accusarmi personalmente (e devo dire che è indicativo che, per tentare di controbattere, tu debba attaccare me; evidentemente le mie motivazioni non sono così infondate e forse ti sei infervorata per questo). Per farti un’idea, ho dato la maturità da privatista, con ottimi voti, proprio perché era il periodo X e non ho frequentato per concentrarmi su “altro”. Perciò sì, magari ne so qualcosa, forse anche più dei miei compagni di corso.
    I miei familiari medici li ho citati SOLO rispondendo a Noè (la stessa risposta che tu dici che non ho scritto, per intenderci, ma evidentemente l’hai letta e la cosa mi lascia perplessa) quando, parlando delle infezioni all’interno degli ospedali, che per la stragrande maggioranza sono dovute a disattenzioni del personale, mi è venuto in mente questo episodio, i chirurghi che sogghignano davanti all’inesperienza degli studenti riguardo alle norme igieniche. Ho “tentato di vendere la fatica degli altri come competenza propria?” Ovviamente no, ho solo riportato un episodio indicativo.
    Non ne ho più parlato e non ne ho mai parlato con te, ma visto che la mia famiglia ti sta tanto a cuore e la citi tanto volentieri, ecco un esempio che viene dall’esperienza di un primario in pediatria e neonatologia: essenzialmente, genitori spaventatissimi perché il bambino aveva avuto un po’ di influenza per qualche giorno, sembrava che stesse molto meglio ma proprio il giorno in cui sarebbe dovuto tornare a scuola si erano formate delle bolle sulla pelle. Alla fine hanno accertato che era una reazione al contatto, se non sbaglio, con il batterio della salmonellosi, ma comunque era di certo una malattia trasmessa attraverso gli escrementi dei topi. Erano rimasti tutti sorpresi, chiedendosi come avesse fatto un bimbo che era a letto da diversi giorni ad entrare in contatto con un topo, fino a quando non si è scoperto che c’erano topi nel prato in cui il padre aveva portato il cane a sgambare (peraltro era prevedibile: a quanto pare c’era anche un piccolo rigagnolo d’acqua). Il cane era sanissimo, non si era ammalato: semplicemente, giocando nel prato e nel rigagnolo si era sporcato il pelo di urina (come dice il dottor Bergroth), tornato a casa era andato giustamente a coccolarsi il suo bambino e aveva fatto da vettore. E’ stata una casualità, sarà un caso su mille e non era particolarmente grave, ma potrebbe essere uno spunto di riflessione. Ed è meramente per questo che ho chiesto di quel famoso “screaming” a monte 🙂
    Ultimo ma non ultimo, sono certa che se fossimo state dello stesso avviso non mi saresti saltata addosso accusandomi di non avere competenze specifiche. Aggredire a testa bassa chi non la pensa come te è piuttosto triste: significa che non si è in grado di gestire un confronto sereno, un civile scambio di idee. Io non ti ho mai mancato di rispetto, mentre tu ti sei messa, per tua stessa ammissione, ad “ironizzare” su cose di cui non sai nulla. Spero che la prossima volta ci penserai due volte.
    Mi spiace se sono stata prolissa, ma francamente vedere come mi critichi con gli altri utenti è seccante.
    Ho detto tutto quello che avevo da dirti.

    Buona Pasqua.

    • SCREENING, non screaming.

      Non attacco le idee diverse dalle mie, anzi mi piacciono molto, mi arricchiscono, se dietro ci sono dei dati. Odio però le opinioni basate sul nulla, prive di un substrato razionale, di dati oggettivi. In una parola, i famosi pregiudizi. La storia della medicina è piena di questi esempi, da Semmelweiss (leggiti la sua biografia, Paola, è estremamente interessante) in poi (ma anche prima), e hanno fatto molte molte vittime. In ogni caso, per fortuna in questo frangente non sei tu, nè io, a decidere il da farsi. Sono persone che hanno studiato i DATI esistenti sulla questione e hanno tratto delle conclusioni. Si basano su EVIDENZE, non sul caso del cane al parchetto nè sul pensiero che il pelo trattiene più germi delle suole. Quindi la discussione è a zero.
      Si chiama EVIDENCE BASED MEDICINE , la trovi facilemente su Wikipedia. Buono studio.

  8. Ho scritto “screaming” per in riferimento ad un post di Valeria, se leggi qualche commento più su “vogliamo pensare, almeno, che si faccia uno screaming decente a monte?”. Pensavo che fosse chiaro, ma pare che ti perda qualche parte di discorso.
    I dati oggettivi li ho già citati e di nuovo tu non li confuti ma li liquidi. Come ho già detto, tutto quello che avevo da dirti è scritto e il tuo ultimo commento non fa che confermare quanto possa essere pregiudizievole. E’ questo, cara mc, che rende la “discussione a zero”.
    Arrivederci.

    • Non lo trova più lo “screaming”… perché rileggendo mi sono accorta di quello che avevo scritto e ho corretto. Però confermo, l’avevo scritto io: sarà che certe prese di posizione mi fanno proprio strillare :-D!

      • La mia presa di posizione?
        Devo ancora capire perché vi irriti tanto. Ho un’opinione diversa, è una cosa accettabile, no? Sono stata maleducata? Ho offeso qualcuno?

        • No, non la tua né la sua… diciamo che è l’arroccarsi sulle proprie posizioni e litigare per millemila commenti che mi fa strillare 🙂
          Tanto nessuna delle due cambierà idea, anche perché non ci sono evidenze scientifiche certe a supporto dell’una né dell’altra teoria. Ognuno la pensa come je pare.
          Ma perchè incazzarsi?

          • Non posso parlare per altri, ma io personalmente non sono affatto incazzata 🙂
            Ciò che mi ha irritata è solo il fatto che, dal discutere delle evidenze scientifiche a supporto dell’una e dell’altra con calma e rispetto, parlando serenamente di un argomento che ci interessa tutti quanti, un altro utente sia passato ad offese personali, ad un sarcasmo che voleva suonare come offensivo. Penso che questo tolga serietà ed utilità ad ogni tipo di confronto, che si parli di politica, di scienza o di qualsiasi altro argomento.
            Hai ragione sui “millemila commenti”, ma purtroppo mi sarebbe sembrato ingiusto lasciar correre dopo aver letto questo genere di cose. Sono umana anch’io 🙂
            Buona Pasqua a tutti quanti

    • Dati oggettivi? Il cane al parchetto? Allora, fai una cosa: vai su PubMed e cerca “livelli di evidenza” (in inglese, ma sono sicura che non avrai difficoltà).
      Quanto all’errore che sarebbe di Valeria e non tuo. Sai, l’ipotesi più probabile è che tu non te ne sia accorta e l’abbia riportato pari pari… Certo è che in un post dove spieghi quanto ne sai… Ehm, non suona benissimo! O l’hai lasciato per gentilezza nei confronti di Valeria? In questo caso hai davvero una sensibilità squisita. Ma credo che per lei non sia un problema, lei non ha da dimostrare niente 😀

      Sei talmente giovane e ingenua che fai perfino tenerezza (e invidia, ovviamente!)

      • E di nuovo torni sui commenti sulla mia persona… Sei incorreggibile, eh?
        Diciamo che in un primo momento sono rimasta perplessa (ho pensato che avesse poca dimestichezza con l’inglese e intendesse dire qualcosa come “scremare” – sì, sono di una sensibilità squisita; lo chiamerei rispetto, ma non sembra che tu lo contempli), poi sapendo che è una persona molto competente mi sono detta “amen, magari su questo argomento in gergo c’è stato un prestito semantico”. Inutile dire che, ovviamente, non era la prima ipotesi e che sono sicura che le competenze di Valeria in inglese siano ottime 🙂
        Certo che ti faccio invidia: io so rispondere argomentando, senza insultare le persone XD
        E di nuovo (‘naltra volta) liquidi e basta… il caso del “cane al parchetto”, come lo chiami tu, è realmente successo, perciò non capisco perché debba trattarlo con questa superficialità, ma d’altro canto ti sei specializzata nel mortificare le esperienze altrui con sufficienza. L’ho definito uno “spunto di riflessione”, spero davvero che non sia un caso emblematico. Ho linkato alcuni studi, ma forse te li sei persi. E’ per questo che la discussione sta a zero.
        Di nuovo, arrivederci (ma anche no).

      • aridaje… che caduta di stile.
        il problema è una parola?? sai quanti errori facciamo tutti quanti! fidati, distogli solo l’attenzione dal messaggio, poi ora te l’ha anche spiegato perchè ha scritto così.
        non si può argomentare con calma, senza sarcasmo? è controproducente e da fastidio.
        credo che nessuno sia qui per dimostrare nulla, siamo qui per scambiarci idee. valeria non deve dimostrare nulla, io nemmeno, tu neanche e nemmeno lei. non è un test, è una chiacchierata (educata?) su un argomento interessante che interessa tutti quanti, non esageriamo! XD

    • Ps: la discussione è a zero perchè per quanto tu e io possiamo blaterare quello che conta sono le decisioni cliniche e i dati pubblicati, e quelli vanno in direzione opposta a quello che tu ostinatamente ed immotivatamente sostieni. Fin quando non scoprirai qualcosa di nuovo e non lo pubblicherai, la discussione sta a zero.

  9. Non entro nel merito della polemica, chi si fa i fatti suoi campa 100 anni e la longevità è una delle mie aspirazioni!
    Per chi aveva dubbi, comunque, sono una donna (Noemi —> Noe/Noè)
    :-p
    L’argomento, però, mi preme, quindi mi permetto di dire la mia, in modo più esteso. La medicina e le malattie, come tutte le cose, si evolvono nel tempo. I microrganismi, come tutti gli esseri viventi, subiscono una selezione e un adattamento alle condizioni che si trovano intorno. E oggi, i microrganismi pericolosi per chi sta in ospedale, non sono quelli che ci portiamo comunemente addosso. Decenni fa, le malattie infettive erano una delle principali cause di morte per gli esseri umani, e da qui, credo, deriva l’ipocondria e la mentalità “campana di vetro” di tanta gente. Però, ragazzi belli, aggiorniamoci. Le principali cause di morte dei giorni nostri sono i problemi cardiovascolari e i tumori. Le infezioni veramente pericolose per l’uomo (le varie epatiti, per citarne alcune) non hanno nulla a che fare con gli animali (se si escludono le cozze, ma se hai una cozza domestica e la vuoi in visita, non credo che lo scopo sia mangiarla! E anche lì, l’epatite che ti vien dalla cozze è la meno grave di tutte e con una prognosi parecchio benigna!) e quindi non è tenendo lontano l’animale domestico, che ne saremo salvaguardati. Non possiamo applicare alle malattie di oggi i criteri preventivi delle malattie di ieri. L’ospedalizzazione è un’esperienza emotivamente stressante per l’individuo. Molte persone trascorrono in ospedale tempi prolungati. Alcuni, purtroppo, buona parte delle loro vite o, comunque, la fine delle stesse. Per questo, oggigiorno (e non lo sto dicendo io, in relazione alla mia sensibilità, ma gli studi e gli orientamenti etici degli ultimi anni) l’umanizzazione delle cure e il focus sul paziente e sui suoi familiari sono diventati delle priorità. Se ho un paziente cardiopatico, e la presenza di suo nonno, della suocera, o del cane di famiglia, riesce a mantenerlo in uno stato di relax, migliorando il suo quadro clinico, che ben venga lo scodinzolio di fido ai piedi del letto! Se ho un paziente ricoverato, a cui resta poco da vivere, e per il quale è importante congedarsi dai suoi familiari, se tra quei familiari è compreso il gatto, ma che ben venga il gatto! L’errore che si fa, talvolta, è considerare i parenti come un quid in più, una compagnia, un capriccio. Le ricerche scientifiche, a seguito delle quali è stata incentivata l’apertura di reparti “ad alto rischio infettivo” come le terapie intensive, ha dimostrato che la presenza di individui significativi non è solo un capriccio, è una parte della cura. Non meno importante dei farmaci che somministri. Anzi, in quei casi in cui la medicina deve fermarsi, può essere persino “più” importante dei farmaci che somministri. E se una vecchietta vive sola con il suo gatto, e per lei quel gatto vuol dire famiglia, perché non dovrebbe averlo a fianco?

    Tra l’altro, ricovero non vuol dire in automatico immunosoppressione o “sto male al punto che qualunque cosa potrebbe uccidermi!”. In ospedale ci sono diversi problemi, diversi stadi dei diversi problemi, diverse reazioni ai diversi stadi dei diversi problemi. Quindi, negare in toto una cosa che in linea generale non peggiora nulla, non ha senso.
    Poi, se si presentassero singoli casi di singoli pazienti (o di singoli reparti), in cui questo accesso deve essere limitato o precluso, si dovrà provvedere a stilare regole precise per quei casi. Ma non si può porre un divieto generale, basandosi su singoli casi.

    Il fatto che il cane abbia il pelo, o batteri incastrato in esso, non c’entra un tubercolo! Per il semplice fatto che i batteri che si porta addosso, non fanno la differenza! E che se lingua non la spalma sul catetere venoso (o altri dispositivi), non ci sono problemi.

    Non ricordo chi citava l’esempio di qualche infermiere che ha contagiato dei bambini in una nursery. Quello è l’incidente, non la norma. Non puoi eliminare gli infermieri dalle nursery, perché c’è il rischio episodico che contagino dei neonati. Puoi prendere tutti gli accorgimenti affinché questo rischio sia minimizzato, e stop. Non puoi rinunciare ai benefici dell’anestesia perché ci sono degli incidenti in cui gli anestetici, o l’intubazione, hanno danneggiato i pazienti. Puoi fare di tutto perché questi incidenti siano ridotti al minimo. Non puoi chiudere le centrali di sterilizzazione perché saltuariamente ti esce uno strumento chirurgico che, nonostante la sterilizzazione, ti ha trasmesso un virus. Puoi solo fare il possibile affinché il processo avvenga nel migliore dei modi. Allo stesso modo, dimostrato che gli animali non provocano di per sè danni rilevanti per i pazienti ricoverati, non c’è motivo di porre un divieto alla loro presenza negli ospedali. Poi, ci potrà essere il singolo cane che in un singolo contesto porterà un’infezione. Come ci potrà essere il singolo bambino, o il singolo marito, o la singola moglie. Ma le regole si fanno sui dati statistici, non sui singoli casi.
    ^_^

    • Inutile dire che il tuo post è molto interessante 🙂

      Come dici tu, “ricovero non vuol dire in automatico immunosoppressione o “sto male al punto che qualunque cosa potrebbe uccidermi!”. In ospedale ci sono diversi problemi, diversi stadi dei diversi problemi, diverse reazioni ai diversi stadi dei diversi problemi. Quindi, negare in toto una cosa che in linea generale non peggiora nulla, non ha senso. Poi, se si presentassero singoli casi di singoli pazienti (o di singoli reparti), in cui questo accesso deve essere limitato o precluso, si dovrà provvedere a stilare regole precise per quei casi. Ma non si può porre un divieto generale, basandosi su singoli casi.”
      Per questo ho espresso la mia perplessità, perché al divieto “in toto” non si può rispondere con un permesso in toto che potrebbe essere rischioso per quei singoli pazienti e quei singoli reparti. Per questo nel primo post ho chiesto se non si sa ancora nulla riguardo ai “parametri di accesso” per gli animali e mi sono sentita rispondere seccamente, manco avessi insultato qualcuno. Speriamo davvero che questo SCREENING (lo scrivo maiuscolo come fai tu, mc, così spicca e siamo tutti contenti :)) sia efficace.
      Ho fatto l’esempio di oncologia perché sappiamo l’effetto che la terapia ha, per dirne una, sul midollo: la funzionalità è ridotta e la diminuzione di globuli bianchi rende molto più esposti alle infezioni batteriche. Quindi aspetterò con ansia di conoscere le regole precise stilate dai medici 🙂

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