parvo1di VALERIA ROSSI – Continuano, purtroppo, i casi di cani regolarmente vaccinati contro il parvovirus che si ammalano (e a volte muoiono): ma dopo un articolo su Repubblica del dicembre 2012, che faceva riferimento all’epidemia che aveva colpito i cani del canile della Muratella a Roma, nessuno ne ha più parlato e la cosa è finita nel dimenticatoio… tranne che per i proprietari dei cani che cadono vittime di questa patologia, e che vorrebbero capire cosa stia effettivamente succedendo.
C’è una nuova variante del virus?
C’è qualche misteriosa mutazione? I vaccini che inoculiamo ai nostri cuccioli li proteggono davvero, oppure no?

Circa un mese fa abbiamo pubblicato la nota di un allevatore che, trovandosi alle prese con il dannato virus, si è informato meglio che poteva e dopo essersi consultato con il proprio veterinario e con “il professore dell’ Università Veterinaria di Bari che ha isolato il nuovo ceppo e lo sta studiando” (così aveva scritto) aveva iniziato un protocollo diverso da quello tradizionale, riscontrando nel proprio allevamento la scomparsa totale del problema.
Quella nota, che si può leggere qui, l’abbiamo pubblicata perché, pur non provenendo da ambiente medico, ci era sembrata quantomeno sensata (e perché siamo abbastanza dell’idea che, come si suol dire… “piuttosto che niente, meglio piuttosto“).
Se l’ambiente medico non ci illumina, insomma, anche una lampadina non-medica può essere di qualche utilità a fare almeno una piccola luce su un problema che appare sempre più serio.
Restava, però, il dubbio sul fatto che ciò che “sembrava sensato” a noi fosse sensato anche per il resto del mondo: quindi abbiamo approfittato al volo della segnalazione di una lettrice, medico veterinario, che ci ha indicato il nome del “professore di Bari” a cui faceva riferimento la nota.
L’abbiamo subito interpellato (con un certo timore reverenziale: perchè non è che i mega-scienziati siano sempre così disposti a chiacchierare con chi gestisce semplicemente un sito cinofilo)… trovando, innanzitutto, una cortesia e una disponibilità che citiamo prima di tutto il resto (insieme alla chiarezza e alla comprensibilità, anch’esse merci rare!), non solo perché è giusto farlo ma anche perché, se si trovasse sempre una simile apertura della scienza verso i “comuni mortali”, forse molti dubbi verrebbero superati, molte notizie importanti avrebbero la corretta diffusione e  staremmo sicuramente tutti molto meglio, umani e cani.

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canio_buonavogliaQuindi, prima di tutto, un GRAZIE maiuscolo al professor Canio Buonavoglia,  docente di Malattie Infettive presso l’Università di Bari (di cui è stato anche preside, mentre oggi è Direttore del Dipartimento di Medicina Veterinaria): ma la cosa più importante è che del cosiddetto “nuovo ceppo” il professor Buonavoglia è stato proprio lo scopritore… tanto che, in ambiente medico, la variante 2C è detta anche “variante di Bari”.
Perché “nuovo ceppo” tra virgolette?
Perché – come ci spiega lo stesso professore – la sua scoperta non è poi così “nuova”: infatti il virus è stato isolato nel 2000, e il primo lavoro che ne parlava è stato pubblicato nel 2001 sul “Journal of general virology“, la più importante rivista scientifica di virologia umana.
Insomma, sono 13 anni che si conosce questa variante del parvovirus!

Professor Buonavoglia, dopo tutto questo tempo è corretto dire che nessun vaccino è stato “mirato” su questa variante del virus?
Purtroppo sì: confermo che nessun vaccino in commercio comprende la variante 2C: ma questo sarebbe ancora il male minore.
Il vero problema sta nel fatto che soltanto due ditte, la Virbac e la Fort Dodge (che fa parte della Wyeth, acquistata nel 2009 dalla Pfizer, NdR), hanno cambiato la variante originale 2 con la 2B, che dà una copertura vaccinale sufficientemente efficace perché è molto simile alla variante 2C.
Tutti gli altri vaccini sono basati sul ceppo originario e quindi hanno un’efficacia decisamente ridotta.

“Sufficientemente efficace” significa che neppure i vaccini che contengono la 2B sono efficaci al 100%?
La variante 2C è leggermente diversa. Ma la parola chiave sta proprio nel “leggermente”.
Per essere più chiaro,  faccio l’esempio dei vaccini antinfluenzali umani: il virus dell’annata 2012-13 non è stato proprio identico a quello dell’anno precedente e quindi l’efficacia vaccinale è risultata minore… ma non del tutto assente, perchè comunque si trattava di virus molto simili tra loro.

Ma per quale motivo le ditte farmaceutiche non producono un vaccino che copra anche  la nuova variante?
Probabilmente per un mero problema di costi. Ma in parte anche perché il vaccino che contiene la variante 2B è abbastanza efficace anche contro la 2C:  non posso parlare di dati certi, ma così a grandi linee direi che possiamo indicare un 80-90% di validità.
Sono le versioni più vecchie ad essere scarsamente efficaci… e il vero problema è proprio questo: ad eccezione delle due ditte di cui sopra, tutte le altre producono vaccini che contengono ancora la variante 2 (scoperta nel 1978), che non appare più in alcun animale dal 1985.
Ecco: sempre come stima, per questi vaccini potremmo parlare di un’efficacia ridotta del 50%.
Noi, qui a Bari, abbiamo identificato la variante 2C in un cane (morto di parvo) che esaminammo nel 2000: riferimmo subito questa scoperta al mondo accademico e la notizia venne immediatamente ripresa in tutta Europa, ma anche negli Stati Uniti, nell’Est asiatico… insomma, in tutto il mondo.
Per questo sono rimasto abbastanza sorpreso quando “Repubblica” ha pubblicato l’articolo sui cani della Muratella dando grande enfasi alla notizia di una “nuova mutazione”: era nota da dieci anni, altro che nuova!
Il fatto è che il mondo scientifico ha fatto le sue sperimentazioni sull’efficacia dei vaccini preesistenti sulla nuova variante…ma l’esperimento pilota consisteva nel vaccinare un campione di cani e poi facendo dopo un mese le prove di infezione (ovvero mettendoli a contatto con la nuova variante 2C).
Ne dedussero che “tutto andava ben, madama la marchesa”.
Purtroppo non è del tutto corretto verificare a un mese dalla vaccinazione… tant’è che, sul campo, diversi cani regolarmente vaccinati si ammalano. E si ammalano un po’ perché le condizioni sul campo sono diverse da quelle sperimentali e un po’, forse, perché non sappiamo quanto effettivamente duri l’efficacia del vaccino: normalmente i richiami si fanno dopo un anno, ma sarà un tempo corretto? Quello che è stato dimostrato è che il vaccino è efficace dopo un mese. Dopo… non si sa.

A proposito di tempi e modi, nella nota che abbiamo pubblicato si parlava della somministrazione intranasale. Cosa può dirci in proposito? E’ davvero più efficace?
Sicuramente sì, perché uno dei problemi più seri della vaccinazione è la presenza degli anticorpi colostrali.
In pratica, il cucciolo riceve dalla madre (se vaccinata) i suoi anticorpi, che lo proteggono per una cinquantina di giorni dopo la nascita: ma questi anticorpi funzionano a tuttotondo… ovvero, funzionano anche contro gli antigeni che introduciamo con la vaccinazione!
Per questo si raccomanda ormai universalmente di non vaccinare troppo presto i cuccioli: perché il virus presente nel vaccino verrebbe immediatamente attaccato dagli anticorpi colostrali e distrutto prima che l’organismo possa produrre nuovi anticorpi “suoi”.
Dopodiché l’efficacia degli anticorpi materni finisce… e il cucciolo non è protetto, perché il vaccino è stato “inattivato” appena entrato nell’organismo.
Che si fa, allora? I casi sono due: o si fa una titolazione degli anticorpi prima di vaccinare (procedura che però, oltre ad essere costosa, non è sempre praticabile), oppure ci si inventa una via di somministrazione diversa da quella parenterale, in modo che gli anticorpi materni vengano in un certo senso “ingannati” e non possano inattivare troppo presto il virus.
La somministrazione attraverso le mucose nasali non è certo una scoperta dell’ultima ora: la si pratica da tempo nei bovini e perfino nell’uomo, in alcuni casi.
Questa via permette di risolvere il problema perché il virus, entrando – per così dire – “dalla porta di servizio”, non viene immediatamente localizzato e ha il tempo di replicarsi prima di essere riconosciuto e aggredito: così l’organismo può sviluppare i propri anticorpi e la copertura vaccinale è assicurata.

Ma se la cosa è così semplice, perché nessuno ne parla?
Perché, purtroppo, questo protocollo non è stato validato da nessuna casa farmaceutica: il che apre il campo ad alcune sgradevoli possibilità. Mettiamo, per esempio, che un cane muoia d’infarto (per cause che nulla hanno a che fare con il vaccino) proprio mentre il medico sta utilizzando per la vaccinazione  questa via “alternativa” e non presente sulle istruzioni della ditta produttrice: il cliente potrebbe anche aggrapparsi alla non ufficialità della procedura per intentargli una causa… e questo ovviamente preoccupa parecchi veterinari.
Per altri vaccini (per esempio quello contro la bordetella) questa via di somministrazione è autorizzata e specificata nelle istruzioni, quindi il problema non si pone: ma per la parvo nessuno, fino ad oggi, ha pensato di validarla.

Concludendo: stando a quanto affermato da una vera e propria autorità nel campo delle malattie infettive veterinarie:

a) il protocollo più efficace per la vaccinazione NON è autorizzato dalle case farmaceutiche per motivi del tutto ignoti (forse perché gli scoccia ristampare i “bugiardini” aggiungendo una riga…);

b) diverse case farmaceutiche hanno tuttora in commercio vaccini che proteggono contro una variante del virus scomparsa da quasi trent’anni, mentre sono efficaci solo al 50% circa contro i virus che i nostri cani possono trovarsi ad affrontare oggi

Di fronte a questo desolante panorama non resta, ai proprietari e agli allevatori responsabili, che:

a) chiedere al proprio veterinario di leggere con molta attenzione la composizione dei vaccini e di utilizzare esclusivamente quelli che comprendono la variante 2B (ovvero quella più simile alla 2C, che nessuno finora si è filato di pezza e contro la quale, quindi, non esiste in commercio alcun vaccino).

b) trovare possibilmente, un veterinario “coraggioso” disposto a somministrare il vaccino per via nasale (magari firmandogli una bella dichiarazione che lo libera da ogni responsabilità), visto che con questa metodologia si possono proteggere  i cuccioli abbastanza precocemente (IMPORTANTE:  solo con un vaccino monovalente, specifico per la parvo) senza rischiare interferenze da parte degli anticorpi materni.

E stavolta non lo dice un semplice allevatore, ma un ricercatore specializzato che da 33 anni si occupa proprio di questo virus, che è stato il primo a scoprire la variante 2C e che è una vera autorità in materia… oltre ad essersi dimostrato, lo ripetiamo ancora una volta perché ci sembra quantomeno doveroso, una persona veramente squisita.

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28 Commenti

  1. vediamo se ho capito bene: (in caso di cani adulti) chiedere comunque al proprio veterinario che per la vaccinazione vengano usati esclusivamente vaccini contenenti la variante 2B, anche nei cani adulti è necessario che la vaccinazione contro la parvovirosi venga somministrata a parte dalle altre? di solito ti propongono penta e eptavalenti … in questa situazione mi pare di capire che non è la cosa migliore …

    • Infatti, non è la cosa migliore. Anche per i richiami negli adulti è meglio usare il vaccino specifico, anche se ovviamente non c’è più bisogno della somministrazione endonasale.

  2. Buongiorno, molto interessante l’articolo, grazie. Forse il professore non è al corrente che all’estero ci si ricorre sempre piu spesso al titeraggio prima di decidere se vaccinare o meno. Vi allego questo link, a titolo informativo, un kit per il titeraggio gia in uso da molto tempo dai Vet, e al contrario di cio che sostiene il professore, questo esame è rapido, sicuro, e poco costoso. (non sono un rappresentante!!)

    http://ca.news.yahoo.com/biogal-announces-canadian-cfia-approval-131600449.html

  3. Gentile signora Rossi, lei è veramente maleducata ed insegna a delle povere anime pie la maleducazione. Se incontra una persona gentile, come il prof Buonavoglia, non ha altro modo di descriverla se non paragonandola ad un esercito immaginario di cafoni, di persone che si rifiutano di dare spiegazioni, tanto che ha dovuto cercare risposte presso i profani. Molte persone hanno commentato i suoi post presentandosi come Medici Veterinari, dunque non le mancavano i contatti: a quanti di loro ha mai scritto chiedendo lumi sul problema dei cani vaccinati che contraevano comunque la malattia? Mi può mostrare (anche senza nomi) l’elenco delle sue mail e le relative risposte? O si è semplicemente preoccupata di fare un giro in rete sperando, come sempre e come tanti, di trovare qualcuno che pubblicasse protocolli? Certo, un allevatore non dovrebbe nemmeno prendere in mano un vaccino, secondo la legislazione italian, ma che problema c’è? L’abuso di professione in veterinaria non è perseguito, chiunque può improvvisarsi medico, quindi, per chi ancora non lo facesse, c’è lei a ricordargli questa possibilità. Infine, una domanda importante per lei che suggerisce caldamente ai suoi accorti lettori di dire al proprio medico veterinario come fare il suo lavoro: quante persone vengono da lei a chiedere la sua opera (lei è una libera professionista innanzi tutto?) dicendole come fare il suo lavoro? Le faccio notare che un Medico non è un gommista: non si va dal medico a dire “mi deve cambiare l’olio, mi raccomando, che sia di questa marca”, le scelte le fa il medico e non il paziente, il paziente può solo accettarle o rifiutarle. E questo perchè la responsabilità dei protocolli praticati ricade sul medico, le liberatorie in tribunale valgono come un fico secco. Perchè invece una volta che ha la CERTEZZA che la responsabilità di un problema ricade sulle case farmaceutiche, non fa partire una petizione per la REVISIONE DEI BUGIARDINI? Ah già, molto più facile CREARE nuovi problemi AGLI ALTRI, piuttosto che risolverli. NB: lo stampatello non corrisponde al classico “urlato” della netiquette, ma ad una sottolineatura dei termini più rilevanti.

    • Di fronte a una coda di paglia di cotanta lunghezza e spessore, mi verrebbe solo voglia di prendere un fiammifero e darle fuoco.
      Ma provo a rispondere educatamente:
      a) il fatto che io abbia detto che “non sempre la scienza è così disponibile verso il privato cittadino” – le assicuro – è frutto di esperienze passate nelle quali mi sono trovata (anche in veste di studentessa) di fronte alla classica arroganza “baronale” che non si abbassa a dare informazioni ai comuni mortali. Ciononostante, non ho fatto alcun riferimento a “persone realmente vissute”, ma solo un accenno per far capire – per contrasto – quanto fosse stato gentile e disponibile il professor Buonavoglia.
      b) L’allevatore che ha scritto la nota precedente NON si è mai sognato di dire che vaccina personalmente i cani e già quando è uscita la nota stessa, se non erro, lei è intervenuta con la stessa accusa: un film che si è fatta solo lei nella sua testa, visto che sta scritto chiaramente “d’accordo con il veterinario che segue il mio allevamento decidemmo di provarlo”, quindi si capisce perfettamente che è stato il veterinario a vaccinare i cani…a meno, appunto, di non avere una coda di paglia lunga un chilometro e di voler trovare a tutti i costi motivi di polemica.
      Infine: visto che i cani vaccinati continuano ad ammalarsi e a morire, è evidente che a qualche suo collega è sfuggito il fatto che ci siano vaccini più o meno funzionali e protocolli più o meno funzionali.
      Siccome a me interessa la salute dei CANI, e non gli isterirmi corporativisti di chicchessia, quando avrò notizie utili da dare continuerò a darle e quanto troverò persone gentili e disponibili continuerò a ringraziarle. Che le piaccia o meno.

    • Mah! non si capisce proprio perché una vet. come “Laura” se la debba prendere così tanto per questo articolo. Perché si consiglia di chiedere se il vaccino contenga la variante 2B? è questo il problema?

      Non viene certo insegnato al vet. “come fare il proprio lavoro” ! spetta al vet. verificare se il cane è nelle condizioni di ricevere il vaccino, ci mancherebbe.

      Ma cosa diavolo c’entra il vet. con la diffusione delle varianti del parvovirus?

      Se si ritiene che un prodotto contenente la variante 2B sia più efficace, per i motivi esposti dal Prof.Buonavoglia, perché mai il proprietario di un cane dovrebbe “accettare” un prodotto con il ceppo originario del virus?

      Per cui:
      – Caro vet., io preferirei che lei utilizzasse il vaccino con la variante 2B, è possibile?
      – Eh no, caro proprietario dei miei stivali! sono IO che decido perché bla bla bla…compro le partite di vaccini che mi conviene comprare…
      – Non si arrabbi dottore! io preferisco che venga usato il vaccino che possa dare maggiori probabilità di copertura, vista la diffusione delle varianti sul territorio. La ringrazio, preferisco farlo vaccinare da un altro vet. che abbia il vaccino di cui le parlavo. Arrivederci.

      Semplice, no? non si va mica dal salumiere a far vaccinare il cane! si va da un altro vet., che problema c’è?

      • Caro Gianni,
        non è propriamente così. E’ encomiabile che ci si preoccupi della salute dei propri cani, ma un proprietario (nel più dei casi) non ha i mezzi conoscitivi per farlo dovutamente. Leggere un articolo, peggio ancora un’intervista dove non esiste la possibilità di dibattito paritario, può essere fuorviante. Una rondine non fa primavera, nemmeno un articolo fa Scienza, figuriamoci un’intervista.
        Il prof. Buonavoglia è uno dei massimi esperti di parvovirosi in Italia, ma un Medico veterinario non può ignorare l’altra parte della Scienza che, per inciso, nel caso specifico è altrettanto qualificata. Il prof Schultz è autore di centinaia di articoli, oltretutto è anche co-autore delle linee guida internazionali dell’American Animal Hospithal Association (2011) e delle WSAVA guidelines for the vaccination of dogs and cats (2010). D’altronde, non è che il prof. Schultz sia l’unico a dire certe cose. Premesso tanto, anche noi veterinari siamo preoccupati delle rotture di immunità, proprio per questo prendiamo le dovute cautele, quelle suggerite da Scienza e coscienza. Di rotture di immunità negli anni ne abbiamo viste tante, purtroppo anche di cani morti di parvovirosi vaccinati con la variante 2b. Questo a testimonianza del fatto che non è solo la variante a fare la differenza.

        • Chiedo scusa,
          ma ho dimenticato di precisare anche in questo commento, quanto fatto in uno precedente; ossia che secondo la letteratura più diffusa, e secondo le linee guida internazionali (WSAVA, 2010; AAHA, 2011), tutti gli attuali ceppi vaccinali (2 e 2b) proteggono contro tutte le varianti del parvovirus.

  4. Grazie Valeria, davvero molto interessante. Io non ho ancora vaccinato la mia cucciola di 9 mesi anche se consigliato dalla mia veterinaria a causa degli aumenti di casi di animali malati anche qui a Torino. Ho paura, perchè ci sono troppi si e troppi no è pertanto sono confusa. Provero’ a parlarne nuovamente con lei alla luce delle info nel tuo articolo e vedremo il da farsi, nella speranza che la variante 2B copra almeno al 90%…

  5. in sostanza, una volta chiarito che il cane da cucciolo è stato vaccinato utilizzando un vaccino che non comprende la variante B2, è indicato far vaccinare nuovamente il cane anche se adulto con un prodotto che la comprenda?
    (… però, vi prego, guardate che se si tratta di cambiare un sistema di somministrazione di un farmaco, la trafila per una casa farm è LEGGERISSIMISSIMAMENTE più complicata che fotocopiare dei bugiardini con una riga in più… cioè vi giuro che dal laboratorio di ricerca che si accorge che, forse, è meglio metterlo nel naso piuttosto che nel sedere, al prodotto commercializzato con le nuove indicazioni d’uso, possono assai tranquillamente passare 4-5 anni, e non certo trascorsi a fare della gran carta…)

    • Any, ovviamente quella del bugiardino era una battuta: ovvio che ci vorranno procedure, registrazioni eccetera… ma che in DIECI anni nessuno si sia degnato di farle, ben sapendo che avrebbero potuto salvare la pelle a parecchi cani, a me sembra indice di un interesse veramente bassino per il benessere animale, a discapito di quello per i propri comodi (e conti).
      P.S.: sì, se il cane è stato vaccinato con un vaccino inefficace sarebbe bene usarne uno migliore almeno per i richiami.

      • …allora farò sbucazzare il Pedro con un prodotto più adeguato!
        (boh, in fondo l’interesse è quello di vendere: e che cosa vende da dio, se non un prodotto più performante – copertura maggiore – e più sicuro – meno reazioni avverse – di quello degli altri? c’è anche da dire che di vaccini e relativi investimenti per la creazione di non so una cippa, è un campo della farmaceutica un po’ a sè…)

  6. Io sono tra quelli che ha letto l’articolo ieri… e sì ho notato che i commenti “affollano” sempre articoli del tipo: cane di razza verus meticcio, strozzo versus pettorina, cani che mordono etc, ect, credo sia la voglia di gossip italiana, l’articolo:
    Dominant who? (i.e., alpha dogs and row dogs are not the same thing)
    è bellissimo e non ha commenti,
    spero di riuscire a leggere stasera:
    Some breeds are “genetically” given to rows?
    anche questo desolatamente senza commenti

    Da egoista, siccome sono questi gli articoli che preferisco, preferirei che vegliare e rispondere sugli scanni dell’altra tipologia ti rubassero meno tempo ed energie, e quindi poterne dedicare di più a quelli su allevamento, alimentazione, standard di razza, etologia etc, di cui la tua dialettica eclettica riesce a sminuzzare concetti e renderli quasi digeribili anche per una persona ignorante e a diguiuno come me.

    A proposito di vaccini… io vivo in una regione (Friuli) in cui è obbligatoria l’antirabbica, ultimaente mi hanno detto che l’antirabbica può avere effetti negativi sul sistema nervoso dei cani soprattutto se ripetuta nel tempo, lo stesso vaccino negli Stati Uniti ha una validità di 3 anni, in Italia invece per questioni di lungaggini ministeriali nel recepimento è obbligatoria ogni anno. C’è qualcosa di vero?

    • da quest anno non è più obbligatoria l’antirabbica in veneto…e penso che sarà caduto l’obbligo anche in friuli.basta chiedere alle asl…la validità è di 3 anni anche in italia..solo x l’espatrio deve essere fatto un richiamo annuale.

      • Sicuro? In Friuli ce la fanno fare ogni anno… almeno fino all’anno scorso. E’ stato riscontrato qualche caso di rabbia tra le volpi lungo il confine sloveno 3-4 anni fà. Grazie, mi informerò.

        Quanto all’altro punto, sai se può creare pb al sistema nervoso e se è una questione dovuta al vaccino in senso stretto o, come nel caso dei militari italiani (l’inchiesta de L’Espresso ndr), è dovuta all’eventuale presenza di mercurio?
        Tra l’altro il mio cane 3 anni fà aveva mangiato una tavoletta di antirabbica per le volpi in bosco, la veterinaria mi disse solo di aspettare un paio di mesi prima di fare il vero vaccino dell’antirabbica.
        Per voce di popolo (paragonabile quindi ad una cugginata…), mi è stato detto invece che nel caso il cane mangi il vaccino per le volpi è piuttosto pericoloso.
        Ho cercato in rete ma non ho trovato niente al riguardo.

        Grazie
        Daniela

        • io abito in veneto e avevamo lo stesso pb…oltretutto abito in zona montana e li ho visti di persona gli elicotteri che gettavano le famose esche,allora mi sono informata x bene..molto pericolosa x l’umano,x gli animali domestici al massimo provoca sonnolenza 24 ore.io andando spesso anche all’estero con i cani cerco di essere informata bene,sul territorio italiano validità 3 anni (anche x le zone nord-est dove abbiamo avuto i casi delle volpi slovene) espatrio al massimo 11 mesi,dunque si deve fare il richiamo annuale.x i pb che potrebbe causare a lungo termine non so dirti nulla..a parte che i miei,girando le expo anche all’estero sono sempre stati vaccinati contro la rabbia,non ho mai avuto nessun problema,ciao,andy

          • dimenticavo un altra cosa,io fino a settembre avevo uno springer spaniel(andato sul ponte all’età di 18 anni),ecco…x lui invece ho fatto il vaccino antirabbico proprio quando è scoppiato tutto…4 anni fa se non sbaglio,e alla scadenza invece il veterinario mi ha fatto una semplice esenzione x età….adesso io non so dopo quale età il veterinario,anche in casi di obbligo,può fare di meno e giustificare tutto ciò…ma si può.

  7. Purtroppo a Catanzaro è arrivata l’epidemia 🙁 tantissimi cani, compreso quello della mia ragazza hanno preso questo virus e tantinaltri ne sono morti. Ho davvero tanta paura per i miei 2 cani..

  8. Ho letto con interesse ed attenzione l’articolo/intervista al professor Buonavoglia. Buonavoglia è un esperto di fama internazionale, ma attenzione, non è l’unico esperto di malattie infettive del cane e del gatto. Ad esempio, uno dei massimi esperti mondiali di malattie infettive del cane e del gatto, certo prof. Schultz, dice perfettamente il contrario di quanto sostenuto dal prof. Buonavoglia! Ossia che tutti i ceppi vaccinali del Parvo proteggono contro tutte le varianti circolanti (2a, 2b e 2c). Oltretutto, non lo dice su un giornale qualsiasi, ma su autorevolissime pubblicazioni scientifiche. Se questo non bastasse, i comitati di esperti che hanno redatto le linee guida internazionali per la vaccinazione del cane e del gatto, linee guida consultabili on-line (WSAVA, 2010; AAHA, 2011) dicono perfettamente quanto sostenuto da Schultz.
    Insomma, due facce della stessa medaglia che è importante conoscere per rendere la stessa ‘spendibile’. Ci sarebbe da dire molto altro, ma questo mio commento vuole soltanto dare uno spaccato più articolato di quanto evincibile da una sola voce, sia pure autorevolissima.

      • Ovviamente anche il prof. Schultz e tutti coloro che fanno parte dei comitati di redazione delle linee guida internazionali sono coscienti del fatto che alcuni cani vaccinati muoiano. Troppe volte la causa è un protocollo vaccinale sbagliato, altre volte la causa è da ricercarsi nel fatto che non basta la profilassi vaccinale, altre volte ancora è determinato dal fatto che notoriamente non tutti i cani si immunizzano (a prescindere dal ceppo vaccinale). Sicuramente ci sono ancora altre cause, ma altrettanto sicuramente non si può pensare che la risoluzione del problema è tutta nella sierovariante 2c.

  9. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=Do%20two%20current%20canine%20parvovirus%20type%202%20and%202b%20vaccines%20provide%20protection%20against%20the%20new%20type%202c%20variant%3F
    Do two current canine parvovirus type 2 and 2b vaccines provide protection against the new type 2c variant?

    Larson LJ, Schultz RD.

    Source

    Department of Pathobiological Sciences, School of Veterinary Medicine, University of Wisconsin-Madison, Madison, WI 53706-1102, USA.

    Abstract

    Three groups (n=9 or 10) of 12-week-old canine parvovirus type 2 (CPV-2) antibody-negative puppies were vaccinated: one group with a product containing modified-live CPV-2b (Galaxy DA2PPv; Schering-Plough Animal Health), one group with a product containing modified-live CPV-2 (Continuum DAP, Intervet), and one group (controls) with sterile saline. All puppies receiving CPV-2 and CPV-2b vaccines developed antibody as determined by the hemagglutination inhibition assay. All groups of puppies were challenged with a combination of virulent CPV-2b and CPV-2c 5 weeks after vaccination. All puppies in the CPV-2 and CPV-2b vaccinated groups were protected from disease, whereas all control group puppies developed disease and 50% died or were euthanized. This study demonstrated that the CPV-2 and CPV-2b vaccine components of the Continuum DAP and Galaxy DA2PPv products, respectively, provided protection against the CPV-2b virus and also provided complete protection against the new CPV-2c variant.

    PMID: 18597247 [PubMed – indexed for MEDLINE]

  10. Ottimo articolo , mi sembra di ritornare indietro , a 6 anni fa , il ceppo 2c mi ha ammazzato continuamente cani a tal punto che sul ‘orlo di una crisi depressiva , ho scoperto dov era il problema .
    Tutto nasce nei bugiardini dei vaccini di alcune multinazionali che non specificano il ceppo di copertura , scrivono esclusivamente , “parvovirosi” . Si parla di vaccini che al veterinario costano 2 euro , , …..
    Quando si parla di titoli anticorpali , che personalmente ho effettuato centinaia di volte nei miei cani , sfido chiunque a bucare i cuccioli almeno 2 volte al mese nel periodo di crescita , quindi vi assicuro che è tutto meno che fattibile ,
    Le mie numerevoli morti sono state classificate come casi non responder dall università di bari .

    Io sono consapevole solo di una cosa , i miei cani sono morti con vaccini m……… , m……… che ha comprato per 500.000€ il vaccino dall università di bari , m…………che interpellata tramite avvocato numerose volte in 10 anni , a a dir la verità da 12 avvocati in 10 anni , a saputo rispondere che non poteva iniziare il vaccino per 2c per bassa richiesta , in poche parole dovevamo aspettare che aumentavano le morti .
    Io non ho più parole e lacrime .

    Volevo solo ringraziare il veterinario pinco pallino , ragazzo di 35 anni anni che ha scoperto l efficacia del 2b contro il ceppo 2c , circa 3 anni fa .
    Volevo ringraziare l ordine dei veterinari , il quale è l unico a non effettuare corsi di aggiornamento .
    Volevo ringraziare un università canadese per aver messo a disposizione un plasma anticorpale , che se inoculato All inizio della malattia aumenta dell 80/90% la sopravvivenza del cucciolo .

    • puoi dare maggiori informazioni su quali vaccini attualmente in commercio hanno il ceppo 2b e dove reperire questo plasma anticorpolare per la parvovirosi grazie mille

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.