Ldi VALERIA ROSSI – Il caso della scuola di sleddog del Moncenisio ha dato il via a una discussione animatissima sul fatto di poter tenere (o meno) i cani alla catena.
Si è potuto notare che a molti animalisti (anche non particolarmente “talebani”) parte l’embolo solo a sentir nominare la catena, esattamente come ad altri cinofili postmoderni viene la bava alla bocca solo vedendo un collare a strangolo, o sentendo parlare del collare a punte.
Personalmente sono del parere che – come sempre – gli estremismi non portino da nessuna parte e che valga, forse, la pena di parlare anche del “cane a catena” con un minimo di equilibrio e di obiettività.
Tanto per cominciare, è evidente che un cane tenuto sempre e solo alla catena corta, 24 ore su 24, venendo semplicemente sfamato una o due volte al giorno, è un cane che rientra ampiamente nel caso di maltrattamento previsto dalla legge 189/2004: è infatti sottoposto a “comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche etologiche”.

catena1Perché? Intanto perché il cane è un animale sociale, che quindi non può essere privato della compagnia umana né di quella dei suoi simili; poi perché è un animale che ha bisogno di movimento ed esercizio fisico.
Il caso della catena lunga elimina, invece, il discorso “movimento ed esercizio”: perché con quella lo può fare. E per questo motivo la catena lunga è ritenuta “idonea” da quasi tutti i regolamenti e le ordinanze in materia.
In particolare si richiede che la catena sia:

a) sufficientemente lunga da consentire all’animale i normali movimenti del cane come sedersi, sdraiarsi, camminare;
b) dotata di due moschettoni rotanti ad entrambe le estremità, per evitare lo strangolamento;
c) dotata di un’estremità agganciata al collare del cane e di un’altra estremità agganciata ad un filo metallico teso tra due punti, attraverso un anello scorrevole: il filo deve essere lungo essere lungo da 3, 6 o 8 metri a seconda dei regolamenti comunali, in maniera tale da evitare che la catena si attorcigli intorno ad un palo impedendo così i normali movimenti del cane.
d) fissata ad un collare di tipo morbido.
Inoltre il cane legato alla catena deve poter raggiungere liberamente la propria cuccia, la cui presenza è obbligatoria, così come è obbligatorio che ci sia una ciotola con acqua fresca.
Infine, il cane ha comunque diritto ad almeno due passeggiate giornaliere libero dalla catena.

catena3Questi, in linea generale, sono gli “usi” adottati più o meno in tutta Italia, ad eccezione dell’Emilia Romagna che ha recentemente varato una legge che vieta in assoluto l’uso della catena… però con una postilla: “salvo per ragioni sanitarie, documentabili e certificate dal veterinario curante, o per misure urgenti e solo temporanee di sicurezza“.
Come dire che i cani a catena probabilmente ci resteranno tutti, però col certificato medico pronto a dimostrare che c’era una “ragione sanitaria” (stessa scusa usata da chi continua a tagliare orecchie e code nonostante il divieto della normativa europea).
E chi non avrà il certificato medico sarà sempre pronto a dire che si trattava di una misura “urgente e temporanea”, col che saranno tutti in regola e come al solito, in questo Paese, fatta la legge si sarà bello che trovato l’inganno.
Il problema, in realtà, è sempre lo stesso, e cioè: non è l’uso di uno strumento che può decretare o meno lo stato di maltrattamento.
Perché a questo tipo di leggi, regole, regolamentazioni eccetera si potranno sempre trovare degli escamotage. E anche perché prendersela solo con lo strumento X è ridicolo e controproducente.

catena6Ho già detto milioni di volte (e spero di averlo dimostrato a centinaia di persone “dal vivo”) che i collari X o Y, di per sé, non sono MAI “strumenti cattivi”:  buono o cattivo è solo l’uso che se ne può fare e che va valutato circostanza per circostanza.
Lo stesso identico discorso vale per la catena.
Se un cane che vive 24h/24 legato a una catena di mezzo metro è indubbiamente un cane maltrattato, lo stesso non può dirsi di un cane che con la stessa catena viene legato fuori da un negozio per dieci minuti, in attesa che il proprietario faccia la spesa: spero che saremo tutti d’accordo.
Eppure, se dovessimo attenerci alla legge che vieta lo strumento, i due casi sarebbero identici.
Non solo: non si dovrebbe più considerare maltrattato un cane che viene tenuto legato con una corda lunga mezzo metro, 24 ore su 24. Non si tratta più di una catena, quindi nessuna possibile accusa!
E se fosse un guinzaglio? Pensate per caso che il cane noti la differenza, e che se viene legato al guinzaglio pensi “così mi piace”, mentre se viene legato alla catena pensi “ecco, che schifo, mi trattano come uno schiavo!”?

Ma non c’è solo il caso del cane legato alla sua cuccia: perché esistono cani  che passano l’intera vita al guinzaglio, senza venire mai liberati neppure per un secondo “perché scappano”, o “perché litigano”.
Questi, secondo voi, fanno una vita compatibile con le loro caratteristiche etologiche?
Eppure nessuno si è mai sognato di dire “ba” contro questo genere di vero e proprio maltrattamento: per non parlare di quello riservato ai cani che vivono sempre e solo in braccio alla Sciuramaria di turno, che evidentemente le caratteristiche etologiche del cane le prende a cazzotti nei denti.
Ma queste Sciure sono assolutamente benviste da gran parte degli animalisti, specie se ci mettono il carico da undici dichiarando che il cane loro “lo trattano come un figlio“.
A me vengono le bolle quando sento frasi di questo genere (che spesso trovano riscontro nella reale gestione del cane, che per esempio viene nutrito a pasta col ragù e fette di pane e Nutella, proprio come si farebbe col “figlio”… solo che al cane, in questo modo, si spacca il fegato. Perché il cane non è un bambino, è un CANE!); invece non mi strappo assolutamente i capelli vedendo cani che durante la giornata lavorano, giocano, corrono, si divertono e poi alla sera, magari, vengono legati alla catena vicino alla loro cuccia.
Proprio come quelli del Moncenisio.

moncenisio10Questi, infatti, sono cani che fanno una vita assolutamente in armonia con le loro caratteristiche etologiche… tranne per il fatto che, in alcuni momenti, per ovvi motivi logistici, non possono essere lasciati in totale libertà.
E perché non possono esserci lasciati?
Perché i cani lasciati liberi di farsi i cavoli loro continuerebbero a comportarsi da CANI: ovvero si accoppierebbero quando gli pare e piace, litigherebbero ogni volta che ne hanno motivo, magari morderebbero anche tutti coloro che osano invadere il loro territorio e ammazzerebbero tutti i gatti del vicinato.
Tutte cose compatibilissime con il loro etogramma, ma un po’ meno con il nostro.
Che bisogna fare, allora?
Rinunciare a controllare i cani significherebbe, palesemente, rinunciare ai cani tout court: il che, tra l’altro, significherebbe fare un grosso torto anche a loro, perché sono stati proprio loro a scegliere di vivere al nostro fianco, né più e né meno di quanto noi abbiamo scelto di vivere insieme a loro.
La cooperazione tra cane e uomo è stata una scelta bilaterale: chi caspita ci autorizza a mettervi fine senza consultare l’altra parte?
Chi ci autorizza a prendere milioni di animali che ormai dipendono dall’uomo in tutto e per tutto e a dare loro una “libertà” che: a) non hanno chiesto; b) condannerebbe a morte almeno l’80% di essi?
Mi parrebbe un filino bastarda, come scelta.
Quindi rimane solo l’altra alternativa: i cani ce li teniamo, ma chiediamo loro di accettare le regole della nostra società.
Ovvero, li teniamo sotto controllo, il che comporta anche il fatto che in alcune occasioni debbano stare legati (e in altre portare una museruola, o indossare una cintura di sicurezza, o aspettare fuori da un locale in cui non sono ammessi.., eccetera, eccetera, eccetera).
Sinceramente, a me fanno abbastanza sorridere i “codici etici” di tanti Enti, associazioni, club  (che ormai in cinofilia nascono come i funghi),  che recitano frasi come: “è assolutamente vietato fare uso di qualsiasi coercizione sul cane”.
Maddài?
Quindi non si possono tenere i cani al guinzaglio, per esempio?
No, perché guardate che il guinzaglio è la cosa più coercitiva del mondo!

Coercire, secondo il dizionario della lingua italiana, significa “costringere, obbligare, imporre”. E mi pare evidente che nessun cane sceglierebbe mai spontaneamente di essere legato a un guinzaglio. E’ qualcosa che gli imponiamo, qualcosa che lo obblighiamo a indossare: quindi è una coercizione, mi pare che non ci siano dubbi.
Per non cadere nel ridicolo, forse sarebbe più logico utilizzare termini diversi, nei codici etici: per esempio, dire che non è accettata nessuna forma di violenza sul cane. O nessun metodo che causi dolore al cane.
Ecco, qui sarei pienamente d’accordo (e penso che lo sarebbe chiunque, esclusi forse i sadici macellai):  ma se così fosse non si potrebbe più fare la guerra agli strumenti, perché ognuno di noi potrebbe benissimo dimostrare, per esempio, che un collare a strangolo si può usare senza violenza e senza causare alcun dolore, mentre con una pettorina si può massacrare un cane.
Tutti sanno benissimo che questa è la pura verità… ma fanno finta di non sapere e di non capire, perché se si dicesse la verità finirebbero le “guerre di religione” che ultimamente sono diventate l’unica ragion d’essere per certe sigle e per certi cinofili… e questo non farebbe il gioco del business.
Farebbe solo quello dei cani, ovviamente: ma di questo, a certa gente, sembra interessare ben poco.

catena4Torniamo, comunque, alla famigerata catena. Perché criminalizzarla “in assoluto”, proprio come strumento, anziché considerare di volta in volta l’uso che ne viene fatto?
Semplice: perché si gioca sulla solita, vecchia antropomorfizzazione.
Nei commenti all’articolo sul Moncenisio un lettore particolarmente maleducato, dopo avermi accusato di avere 60 anni (non sapevo che fosse un crimine, mannaggia… adesso che lo so vado subito a cercarmi la Fonte della Giovinezza e me ne levo qualcuno), ha scritto che noi “vecchie cartuccie della cinofilia verremo man mano fuori per quello che siamo:  ignoranti antropocentrici!”
Ora, a parte il fatto che scrivere “cartuccie” con la “i” e poi dare dell’ignorante agli altri è decisamente comico… vorrei rispondere, forte e chiaro: “meglio antropocentrico che antropomorfizzante“!
Perché il rapporto uomo cane non potrà MAI esimersi dall’essere antropocentrico, visto che le uniche alternative  possibili  sono o quella di rinunciare al cane (vedi sopra), oppure quella di togliere loro ogni traccia di impulso predatorio (altrimenti si mangerebbero i gatti), ogni traccia di territorialità (altrimenti morderebbero gli umani che entrano a casa loro), ogni traccia di aggressività (altrimenti morderebbero cani e umani, a scelta, quando lo ritengono necessario)… insomma, ogni traccia di caninità!

Tra una vita senza cani, una vita circondata da cani-zombie de-caninizzati e una vita al fianco di cani normali, magari un filino antropocentrica ma assolutamente rispettosa delle loro esigenze… non ho proprio dubbi: scelgo quest’ultima.
Ma scegliendo quest’ultima mi sforzo anche di provare a “ragionare da cane”, chiedendomi quindi per quale motivo, se fossi un cane, dovrei avere in odio la catena.
Perché limita la mia libertà?
Certo che : ma non più di un guinzaglio, di un kennel, di un box… o di un appartamento umano, se è per questo. Che anche una “tana” va bene per riposare, ma mica per passarci intere giornate: diventa di una noia mortale!
Se fossi legato a una catena che però mi permettesse di vedere il mondo circostante, di avere rapporti con altri esseri viventi, di segnalare abbaiando l’avvicinamento di intrusi (cosa che mi farebbe sentire utile al mio branco)… mi annoierei decisamente meno. Sta di fatto che nessuno, umano o cane che sia, può essere veramente libero: non se vive all’interno di una società. L’importante è che le limitazioni della libertà siano parziali e non assolute, siano tollerabili e non vadano ad intaccare i bisogni principali di un individuo.
Perché è un simbolo di schiavitù?
Proprio no. Sono un cane, quindi non mi faccio queste pare culturali.
Non so cosa sia la schiavitù, culturalmente parlando, così come non so cosa sia – concettualmente – la libertà.
A me interessa sentirmi bene, non provare disagio o dolore, mi interessa avere soddisfatti i miei istinti primari (cibo, acqua, sesso…) e qualcuno di quelli secondari (socialità, interessi, esercizio fisico…).
Se la catena mi impedisce di avere tutto questo, allora mi sta sulle palle. Se non me lo impedisce, allora posso conviverci serenamente.

E’ il punto di vista umano che rovescia tutta la situazione, proprio a causa dei condizionamenti culturali: il collare a strangolo viene criminalizzato perché “si chiama” così, e non perchè strangoli effettivamente qualcuno ogni volta che lo si indossa. Se venisse criminalizzato l’uso violento e doloroso, saremmo tutti d’accordo: ma criminalizzare il “nome” è frutto di paranoie culturali (e di giochetti di marketing).
La catena viene criminalizzata perché nell’immaginario umano è legata a concetti di schiavitù, di prigionia, di sofferenza (e anche perché, se si cercano immagini di cani alla catena, si trovano immancabilmente musi infelici di cani effettivamente maltrattati, magari anche denutriti. Per lo stesso motivo molta gente aborrisce l’idea del recinto o del box perché abituata a vedere immagini di cani disperati che si grattano le sbarre di un canile. Ma anche questo è un condizionamento culturale!).
Se un cane alla catena ci resta giusto per qualche ora, per esempio di notte, solo per impedirgli di andare a fare cose sgradite agli umani (o di mettere in pericolo la sua stessa vita)… a lui, di tutti questi concetti culturali, non può fregar di meno, perché NON esistono proprio nella sua mente.
Così come non esiste il concetto di “frustrazione da mancata maternità”, nel nome delle quale (antropomorfizzando, ancora una volta) si mettono al mondo tante cucciolate random, destinate a riempire i canili. Nè quello di “frustrazione sessuale” del maschio, che (sempre antropomorfizzando) viene ritenuto “bisognoso di far sesso” ogni volta che prova a trombarsi la gamba del suo umano per pura e semplice dominanza (quindi gli si cerca moglie “urgentemente e disperatamente“, prospettando così altra carne fresca per i canili).
Antropocentrici? Sì, per forza di cose bisogna esserlo, almeno un po’ (a meno che non si scelga di andare a vivere nei boschi e di adattare noi stessi allo stile di vita dei lupi): ma lo si può essere rispettando appieno le caratteristiche etologiche di un animale sociale come il cane, che proprio in quanto sociale è naturalmente portato ad accettare qualche compromesso, come avviene in qualsiasi società (umana o animale che sia).
Coercitivi? Sì, lo siamo, sempre e comunque: ogni volta che richiamiamo un cane che invece vorrebbe andare dalla parte opposta (magari in mezzo a una strada trafficata);  ogni volta che gli mettiamo un guinzaglio (e poco importa che sia attaccato a un collare o a una pettorina: sempre coercizione è!); ogni volta che gli mettiamo una museruola per impedirgli, magari solo temporaneamente, in attesa di lavorarci sopra, a non mordere cani o umani.
Ma attenzione, anche “lavorarci sopra”  significa “obbligare il cane a fare qualcosa di diverso da quello che lui vorrebbe”.
Quindi, possiamo dire che convincere un cane a non mordere nessuno è coercizione? E magari che è contrario a qualche codice etico?

Suvvia,  non scherziamo.
E al  di là delle convenzioni culturali, al di là delle terminologie solo umane… quello che NON dobbiamo fare, nel modo più assoluto, è antropomorfizzare.
Proviamo invece, di volta di volta, a valutare se quel singolo cane sta bene, ma dal punto di vista canino e non da quello umano; se è contento della vita che fa; se viene soddisfatto nei suoi bisogni più importanti.
Se la risposta è NO, allora via libera agli attacchi e alle denunce (soprattutto a queste ultime, perché in caso di maltrattamenti bisognerebbe sempre denunciare, non sproloquiare su Internet).
Se la risposta è SI, allora non si può parlare di maltrattamento: si potrà disquisire sul fatto che magari così starebbe ancor meglio che cosà; che il risultato X si potrebbe ottenere più facilmente con lo strumento Y anziché con lo strumento Z; che un’ora in più di riposo (o un’ora in più di lavoro) lo renderebbero più felice di quanto non sia oggi.
Si potrà, insomma, discutere senza offendere nessuno; si potranno dare consigli; si potrà dire la propria opinione allo scopo di migliorare ulteriormente le condizioni di vita del cane.
Ma si partirà comunque dal concetto che a quel cane non viene fatta alcuna violenza, che non prova dolore di sorta e che vive in condizioni “compatibili con le sue caratteristiche etologiche”.
Quindi NON saremo ad fronte ad alcun maltrattamento e magari queste discussioni potranno essere improntate alla civiltà e alla moderazione di cui noi umani acculturati dovremmo essere i paladini… mentre, di solito, finisce che siamo NOI a scannarci, mostrando i denti e azzannando (o tentando di farlo).
E intanto i cani ci guardano compatendoci, con il fumetto che dice: “Poveretti… questi sono proprio incapaci di vivere in una società decente”.

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59 Commenti

  1. Siccome concordo su tutto – ma proprio tutto eh – vado a mettermi l’elmetto prima di essere raggiunta dalla terribile vendetta del pollicione rosso (ché a noi Montezuma ce spiccia casa…). 😀

    • Non sottovalutare la “vendetta di montezuma”; io ne sono stato vittima nel 2003 e ti posso dire che si soffre. E parecchio.

  2. Grazie Valeria! grazie perchè hai la capacità e l’intelligenza di ragionare (e far ragionare) sulle cose! grazie, perchè hai buonsenso! certo, io non tengo il mio (ipotetico & futuro) cane alla catena, ma semplicemente perchè ne ho uno e non 50! bisogna anche ragionare sulla singola situazione…il mio prossimo cane, come il primo, vivrà a casa con me, essendo “figlio unico” (e non vuol dire che lo tratterò come un figlio, era solo per capirci)ma se ne dovessi avere 50 da gestire, per forza di cose qualcuno starebbe legato e/o in box per qualche ora al giorno…e il maltrattamento vero sarebbe lasciarli tutti allo sbaraglio, con i rischi che ne derivano… per loro, ma anche per i gatti dei vicini…sinceramente, non vorrei MAI vedere il mio cane che si pappa un altro animale..

  3. cara valeria, mi trovo d’ accordo con te. la rovina sono gli ” pseudo-cinofili” io li chiamo animalisti.ambientalisti della domenica .
    pazienza ormai l italai e’ finita insieme alal vera cinofilia.
    complimenti per aver finalmente scritto un articolos erio, equilibrato ma sopratutto vero e reale
    il problema sono loro ,vogliono la rovina del cane
    marcello

  4. Molti animalisti e anche i gentilisti si soffermano sulle parole che vengono usate e alcune non vogliono nemmeno sentirle nominare,vedi dominanza,vedi padrone…spesso si sente dire “che brutta parola che è padrone,lui non è mio ma vive con me”…ok pero’poi le senti dire anche “mio marito.mio figlio…” ma scusa non è che quando dici mio figlio penso che lo tratti come un despota,allora quando dico “il mio cane” perchè tu dovresti scandalizzarti? Idem se provi a dire che stai addestrando il cane “NOOO,il cane si educa non si addestra…come se il cane capisse che i termini che vengono usati sono termini dolci. Pero’ si potrebbe fare con i bambini,invece di dire “studia la matematica”forse sarebbe meglio dire “fai il gioco delle moltiplicazioni e divisioni”!!!!!

    • Mandare i figli a scuola e’ anche quella coercizione; dubito che un bambino normale abbia voglia di alzarsi presto tutte le mattine per andare a scuola, invece di alzarsi tardi rimanere a vedere i cartoni animati in televisione e giocare al parco con i vicini. Per non parlare di fare i compiti invece di giocare con gli amici. Ma una coercizione a cui (ripensandoci adesso da adutlto) sono felice di essere stato sottoposto.

  5. Come al solito Valeria riesce a farci ragionare “lateralmente”, abbattendo cioè lo status quo. Confesso che anche a me l’idea del cane alla catena suscita immagini brutte, cascine con poveri cani nutriti di avanzi e pieni di filarie…ma è ovviamente solo un’immagine. Il caso del moncenisio è diverso. Sono andata sul sito di SOS Gaia e sono fuori di testa. Il posto è “coperto di ghiaccio e neve” (eh già!), i cani sono accartocciati su se stessi (la postura dei cani che dormono arrotolati, la stessa della mia bracca avvolta dal piumone SUL LETTO) eccetera eccetera.
    Per tornare alla catena, il succo è: per favore non concentriamoci sullo strumento ma su come si usa. Dedicato ai talebani pettorinisti.

    • …ma la cosa davvero divertente è che questi di S.O.S.Gaia dichiarano “SOS Gaia si ispira all’ecospiritualità, la filosofia dei Popoli Naturali che nasce dal contatto con Madre Terra” e poi criticano il modo di gestione dei cani nordici, così come fatto dagli Inuit…

  6. In effetti, Valeria, con il tuo buon senso dici sempre le cose giuste !
    A me talvolte, sembra brutto portare il mio cane a spasso con il guinzaglio (però la mia belvina selvaggia non può essere lasciata libera…a meno che mi voglia sbarazzare dei miei vicini !!) perchè non ci vedo niente di naturale ma non avendo terreno, devo pure portare il cane a spasso o no ? Insomma, secondo la mia visione delle cose, i cani dovrebbero essere liberi di galoppare in un terreno e non portati al guinzaglio ma…ci sono dei ma…!

  7. c’é altro da aggiungere?
    Non credo proprio.
    Un enorme plauso a Valeria…
    E solidarietà agli amici travolti dalla valanga dei pollicioni rossi! 😉

  8. …nulla da aggiungere.
    Condivido e sottoscrivo, come già ampiamente detto nell’articolo del Moncenisio.
    Peccato non avere contraltari, ma mi pare di capire che se si tratta di ragionare pacatamente i talebani non abbiano i requisiti adatti…
    Peccato. Per me si perdono qualcosa…

  9. Per quello che vedo nelle campagne della mia città la catena è largamente utilizzata per legare cani tutto il giorno in uno spazio davvero misero. Tutto sotto gli occhi di autorità compiacenti e in completa violazione dei regolamenti comunali o regionali. Il problema è che le persona in grado di utilizzare in modo corretto la catena sono davvero poche, quindi io sarei dell’idea di vietarla. Mi potrei anche accontentare di vedere applicati i regolamenti comunali senza se e senza ma.

  10. a me sembra un po’ esageratp il paragone cane al guinzaglio sempre – cane a catena sempre, anche se capisco il messaggio di buon senso che si vuole dare. personalmente non conosco nessuno che usi la catena se non per legarci il cane ore e ore, pero’ ammetto che potrebbero esserci anche altre modalita’ d’uso diverse.

  11. Quindi un cane non soffre se quando non lavora con i propri umani viene legato a catena (anche lunga 10 m) fuori in giardino? Leggendo articoli trovati nel web, anche in questo sito, avevo sempre trovato scritto che i cani sono animali sociali, soffrono se vengono isolati dal branco, e che in casa in compagnia stanno molto meglio che soli in giardino (e infatti il mio cane in giardino non ci voleva mai stare quando c’ eravamo noi). Cominciano a confondermisi le idee…. non voglio polemizzare, solo capire. Tra l’ altro proprio qui era apparso un articolo dove si diceva che fare parte di un branco era un bisogno primario per il cane, e io credevo che ciò significasse stare insieme -magari anche non facendo niente- più tempo possibile. Perciò se ho capito bene un cane che magari fa cinque ore di passeggiate/uscite/attività in generale al giorno e poi passa il resto delle ore legato alla cuccia/in giardino per conto suo è tanto felice quanto uno che il resto delle ore le passa in casa con i suoi umani, e che magari addirittura fa meno moto? E di uno che la notte viene messo fuori?

    • Cel, stiamo parlando di una scuola di sleddog che ha 62 cani. Secondo te è pensabile che se li porti tutti a casa la sera?
      Certo che il cane vive meglio in famiglia…quando parliamo di “un” cane. Ma se parliamo di allevamenti, o di centri cinofili che per lavoro devono tenere un quantitativo enorme di cani… embe’, allora si deve cercare il miglior compromesso possibile.

      • Dall’ articolo, probabilmente ho letto male, credevo parlassi di tutte i casi!
        Naturalmente tenere 62 cani in casa è difficile, anzi sarebbe follia… però secondo me in quella situazione, dato che il cane da quanto ho capito ha davvero tanto bisogno di fare branco, credo che si potesse trovare una soluzione che venisse un po’ più incontro a questa necessità. Tenerli per gruppi non si poteva?
        Non avendo mai gestito allevamenti/alto numero di cani non ci metto becco però, in caso mai mi capitasse probabilmente mi ricorderò di questo articolo 😀
        Grazie per i chiarimenti, cominciavo a sentirmi una tardona.

  12. Secondo me non ci sono particolari differenze per il cane tra il box e la catena, siamo noi umani che vediamo quel che vogliamo vedere, e non sempre vediamo bene.
    Io tengo il cane a far la guardia al magazzino, non avendo il cancello lo tengo legato per evitare che vada a litigare con gli altri cani o finisca sotto ad una macchina, la notte è libero dentro, di giorno può stare dentro con me in ufficio o fuori, lo porto regolarmente fuori, la catena mi permette di interagire con facilità e di frequente, quindi nel mio caso la catena di 7 metri(che offre circa 40mq2 di spazio “libero”) credo che sia una buona soluzione.
    Eppure, nonostante questo, qualche sedicente amante degli animali ha avuto il coraggio di dire che avrei dovuto costruire un box, va bene anche 5×3(15 metri quadrati, 3 volte in meno dello spazio che ha con la catena..), perché sicuramente il cane preferisce stare in “prigione” totalmente isolato e inutile(che guardia mi fa se sta in un box?) che incatenato…

    Capisco che si possa preferire il box perché il cane non rischia di impiccarsi(ma imparano presto il limite e basta un po di buon senso nel sistemare lo spazio) o di trascinarsi in giro la propria cacca se ci sta tanto, ma non credo sia il caso di diventare isterici e accusare di maltrattamento appena si sa di un cane a catena..

  13. Spolliciatori assenti ….. che delusione! 🙁 🙁
    parlando di strumenti sgraditi e di quelli promossi, insegnare alla bulletta ad indossare il collare è stato abbastanza facile e rapido, la pettorina no, quella la rifiuta tutt’ora, ed ogni volta che la deve indossare per uscire fa una faccia da cane maltrattato e si rifugia in un angolino nascosto o sotto il tavolo pur di renderti difficoltosa l’Operazione Vestizione.
    infine, grazie Valeria per essere sempre così aperta al dialogo: difficilmente si incontrano persone in grado di ragionare PRIMA di trarre le proprie conclusioni, e disponibili ad aiutare gli altri a fare altrettanto

  14. Come ha scritto Margherita più su grazie davvero per la capacità di ragionare e di farci ragionare di questi ottimi articoli.
    Confesso che ora sulla eventuale utilità o necessità della catena ho le idee molto più chiare.
    In precedenza mi suscitata ovvove e basta (antropomorfizzavo, lo so).

    • Tranquilla, non eri l’unica ad antropo-cosare 🙂
      anche a me venivano in mente scene da Kunta Kinte, Capanna dello Zio Tom, … è che ci facciamo un pacco di zingzing mentali, e non soddisfatti di farcele per nostro personale godimento, ne facciamo anche “per conto terzi”, anche se non richieste, anche quando proprio non hanno senso. L’importante, in quanto esseri umani, è che ci ricordiamo di usare il cervello anche per esercitare il BUON SENSO, la nostra intelligenza per così dire “superiore” sta anche nel valutare le possibilità e saper scegliere senza andare col paraocchi, come un animale ammaestrato che esegue senza capire cosa fa; tenere insomma la MEMTE APERTA e non rifiutare a priori, ma cercare di conoscere per capire il mondo.

  15. Condivido tutto, la catena se lunga e con tutti i controcazzi di regole citate, può addirittura essere meglio di altri metodi coercitivi. E’ meglio quella per tot ore che un cane costantemente al guinzaglio o in braccio. E’ meglio la catena per 6 ore che il Kennel anche se il cane, porello, spogliato dei suoi diritti, sta bene nel suo kennel (ti pareva che na frecciatina non la tiravo)

    • Non ho capito… e mi sono pure sforzata! Il cane sta bene nel kennel, basti non siano 24h/7gg/12mesi all’anno

  16. Giampà, te sei beccato l’unico pollice rosso di tutti i commenti….queste so soddisfazioni! 😉 (giuro che non l’ho messo io…)

  17. io mi domando :ma per quale motivo una persona deve prendere un cane ,per poi tenerlo anche solo la sera alla catena? c’è una spiegazione a tutto ciò?chi ve la prescritto il medico di prendere un cane? lo volete utilizzare come allarme?
    in questo articolo viene sottovalutato tanto l’aspetto emotivo del cane..mah!

  18. Io ho tenuto il mio cane alla catena in passato, e concordo con le idee di Valeria. Eppure, da dopo quel cane tenuto alla catena (con passeggiate in libertà quotidiane, giochi ecc. naturalmente) mi sono sempre data da fare con cemento, pali e reti per costruire dei box, perché la catena non mi è piaciuta e non la userò mai più sui miei cani. Vedere il mio cane con un peso al collo per ore, che doveva costantemente controllare i propri movimenti per non pestare la catena o attorcigliarsela a un arto o ritrovarsela sotto quando entrava nella cuccia, mi ha fatto capire che, per le ore di “costrizione”, vorrò sempre solo più i box. Non sono una gentilista estrema, il cane è un cane e non una bambolina, eppure… No, la catena non mi piace e finché potrò costruirò dei box, nel momento in cui non potrò avere un box non avrò più un cane.

  19. io non ho box ne mai ne costruiro’ …………ho 2 catene da 5 metri ciascuna con attigui anelli girevoli e moschettoni che quando per cause di forza maggiore devo tenere il cancello aperto o ricevo persone che hanno paura dei cani utilizzo .
    Piu’ che vedere uno dei miei cani investito da un’auto a folle velocita’ preferisco metterlo al sicuro e non vi nascondo che in caso di ospiti timorosi non vedo l’ora che tolgano il disturbo per andare a liberare i miei 2 migliori AMICI .
    Stessa cosa quando capita che su un pino sta un gatto e loro 2 fanno branco partendo alla caccia della preda illusoria ………..lego i cani faccio scendere il micio …….lo invito ad allontanarsi senza ringraziare e poi li libero .
    Da una ricerca americana (non so fino a quanto attendibile) risulta piu’ oppressivo il box, per quanto sia confortevole e realizzato con materiali di qualita’ rispetto alla classica catena che si , è un peso al collo del nostro fido ma gli offre una visuale sgombra di tutto quello che lo circonda .
    Buona vita a tutti e ai vostri pelosi 😉

    • io penso che il problema è alla base ,quindi se io non so fare il padre non crescerò un figlio,se non so gestire il mio cane ,un essere vivente molto ma molto più intelligente di chi pensa che deve stare alla catena per evitare problemi di gestione…non prendo un cane!
      Tutti devono avere un cane? NO! Tutti sanno comunicare con un cane ? NO! Tutti sanno gestire un cane ? NO
      non definiteli amici,siete patetici !

      • Jack, io non mi sogno di mettere il guinzaglio al mio cane che è sempre con me, ed io non sono certo recluso in casa, in altre parole è sempre libero, però approvo la catena ma con i controcazzi spiegati, e approvo meno il kennel. Pensa se uno ha un giardino grande ma non riesce al momento a fare in modo che il cane non esca dal giardino, in quel caso è meglio tenerlo in casa? nel Kennel? O in una catena doppia che gli fa coprire anche 200 metri quadri (poi se vuoi nel mezzo gli metti il kennel, vediamo dove passa più il tempo)? L’importante è che ci stia per poco, che il cane esca comunque anche se sta in un una reggia di 600 metri quadri perchè uscendo sta col proprietario e incontra il mondo, se il proprietario è bravissimo ma lavora 8 ore ed ha un giardino talmente grande che ha paura che il cane trovi un buco, o ha un area privata che non può recintare ma che confina con gente che ha paura dei cani, etc, perchè no una catena con i contro, per un periodo limitato piuttosto che tenerlo in una casa di 40 metri o in un cazzo di kennel?

  20. qualcuno in eta’ avanzata direbbe …….non è mai morto nessun cane alla catena anzi campavano pure 14-15 anni (da schifo) ma quelli non erano cinofili erano barbari ………dai quali trae origine l’ossimoro con significato negativo (CANI SCIOLTI) è LOGICO che un cane tenuto anzi DEtenuto ALLA CATENA a vita appena libero faccia il diavolo a 4 .

  21. per chi ha sempre pronta la scusa che i cani rovinano il giardino ………credo che ogni scelta comporti una rinucia ……….potreste sempre isolare le aree coltivate delimitandole ………..non è che le piante abbiano tutta questa necessita’ di ………..muoversi …………il cane invece se non si muove MUORE DENTRO …….e a volte anche fuori ma difficilmente ve lo riferira’ …………

  22. penso che la catena non sia mai la soluzione ideale “in assoluto”. In alcuni casi però può essere un buon compromesso, valutando tutte le altre alternative… Bisogna vedere in che ambiente ci si trova e non ragionare come se tutto il mondo fosse organizzato come a casa propria. Ci possono situazioni particolari in cui l’alternativa alla catena potrebbe essere un recinto molto più piccolo o un appartamento in solitudine… Nella mia infanzia ho conosciuto parecchi cani a catena… cani di casa, cani dei mie parenti… nonni e zii. E non mi sembravano cani “maltrattati”…. anche perché non perennemente a catena. Ricordo per esempio il cane pastore tedesco di mia zia che aveva un catena che scorreva su un filo metallico che andava dal fienile sul retro della casa a un grande albero su una collina distante quelche… centinaio di metri. Uno spazio enorme… peraltro inutilizzato dal cane che stava sempre vicino all’abitazione. Un recinto per quanto grande non avrebbe mai lasciato tanto spazio. E la differenza tra il costo di una catena e il costo di recintare un intero appezzamento di terra … creando comunque problemi al passaggio dei trattori, delle macchine e ostacolando il lavoro … insomma c’erano ragioni valide per giustificare un “piccolo” sacrificio del cane… che sì… starebbe meglio in un parco recintato con dependence coibentata, cosi’ come mio figlio starebbe meglio nella villa di Arcore…. a parità di genitori. E a parità di padroni.. che per figli (e cani) sono in realtà le cose più importanti.
    A parte i “casi particolari” (che comunque esistono) devo anche dire che… sì… è vero… molti cani alla catena non se la passano granché bene. E vero che molto spesso i cani tenuti a catena sono particolarmente diffusi tra le categorie che non hanno una gran considerazione del cane… quelli che lo tengono perché fa un po’ di guardia o perché lo voleva il bambino e poi scelgono per ogni cosa la soluzione più economica e meno impegnativa possibile. In soldi e in lavoro costa meno comprare cinque metri di catena piuttosto che costruire un recinto… spesso il motivo della scelta è solo quello. Però… una volta che la legge vieta di tenere i cani a catena siamo sicuri che le condizioni di quei cani miglioreranno? Io ho forti dubbi…. penso che molti cani che adesso hanno catene abbastanza lunghe e stanno nei cortili avendo qualche contatto con la gente che passa per entrare e partecipando alla vita all’esterno, si ritroveranno rinchiusi in qualche serraglio grande il minimo sindacale in un angolo remoto dove non sono d’impiccio e finiranno con l’essere ancora più isolati. Se si ha a che fare con persone con una certa mentalità… non è che con una legge del genere questi pensano di portare il cane in casa o di affrontare la spesa di totmilaeuro per recintare l’intera proprietà.. e si aggiunga che i cani sono molto abitudinari… non è cosi’ scontato che abituato alla catena, passando dall’oggi al domani a un recinto in un luogo diverso lo viva come un miglioramento. Può viverlo come una “prigione”… potrebbe mordere la rete, piangere e abbaiare per uscire e voler tornare nel posto in cui è abituato.
    La catena ha un grande difetto…o meglio inconveniente come impatto sul carattere del cane. Diminuisce la distanza di sicurezza e la distanza di “fuga” che il cane come tutti gli animali ha…. anche se essendo un animale domestico è molto più attenuata. L’animale a catena è consapevole di non poter fuggire e quindi si sente più vulnerabile e più insicuro. Cani che liberi rimarrebbero tranquilli all’avvicinarsi di estranei, se sono legati si allarmano e abbaiano e mostrano insicurezza. Molti cani diventano molto timidi e vanno in sottomissione con chiunque si avvicini. Altri raccolgono la svida e vanno in conflitto aperto con ringhi e minacce. Anche il recinto influisce sulla distanza di sicurezza… ma in senso opposto. Il cane nel recinto si sente protetto… specialmente se la vita gli ha fatto maturare la convinzione che gli estranei non sono in grado di entrare. Per questo i cani dietro alle sbarre reagiscono all’avvicinarsi di qualcuno come se questi fosse molto più lontano di quanto non è in realtà. Perché non la ritengono una distanza preoccupante. I cani più insicuri spesso invece si improvvisano temerari e possono sfidare chi sta a di là della rete, convinti di non poter essere comunque raggiunti… Quindi ci sono valuazioni da fare a seconda della tipologia di cane… e comunque valutazioni che si possono fare “all’inizio”.. quando si porta a casa un cane. Trattandosi di un cane già abituato in un modo….. le valutazioni sono altre.

  23. ci tenevo a scrivere che cè gente che spende 2-3000 euro per costruire un box a loro parere perfetto per “conterenre” il cane appartandolo in modo tale che non rovini il giardino o le piantagioni DIMENTICANDO che quelle gabbie d’estate se non sono costruite quantomeno sotto un bell’albero a foglia larga e con chioma notevole DIVENTANO FORNI dove spesso il cane perde la vita mentre il suo migliore amico se la spassa al mare !
    Per non parlare di quelli che fanno la stessa cosa omettendo la copertura perchè il cane ha gia’ la cuccia quello è un CRIMINE ………..chi li realizza poi (muratori, fabbri ecc.) dovrebbe avere il DOVERE MORALE di dire al signorotto :PROVA A STARCI TU UNA GIORNATA DI PIENA ESTATE in questo INFERNO !
    Se alla catena un cane potrebbe avere la possibilita’ di scavarsi una buca nel terreno trovando un po’ di refrigerio ……….su un blocco di cemento ROVENTE ha ben poco da scavare ……….purtroppo.

  24. la catena poi per quanto possa sembrare comoda , economica e facile da utilizzare puo’ rappresentare anch’essa un serio pericolo ………..tanti non conoscono l’esistenza dei girelli o anelli girevoli che permettono alla catena di ruotare su se stessa non attorcigliandosi al collo del cane soffocandolo , se un cane non è abituato rischia di rimetterci una zampa dato che quando resta intrappolato preso dal panico tira all’impossibile nella speranza di liberarsi …..altri si preoccupano del moschetto catena-collare e poi fissano l’altro capo all’albero, palo ecc. con del banalissimo fil di ferro …………in loro assenza il cane si libera e se ne va trascinando la catena ……(spesso accade a chi non ha racinzioni o le ha arrangiate ) ………ne avro’ liberati un centinaio di cani intrappolati tra i pareti a secco tipici dell’agro pugliese e spesso sempre sotto il maledetto sole cocente ……….

  25. Buongiorno.
    Potete chiarirmi un fatto? E’ vero che un cane a cui si chieda di fare la guardia, se tenuto alla catena, si accorge di essere “impotente” contro eventuali intrusi e di conseguenza non fa piu’ il suo lavoro ?
    Grazie. Marco.

    • No, non è vero.
      E’ vero invece che molti cani fanno la guardia solo “perché” sono alla catena, e quando vengono liberati, avendo la possibilità di scegliere la fuga, la scelgono anziché attaccare l’intruso.

        • esatto Valeria ,stessa cosa dicasi per i cani DETENUTI nei box a vita , i loro proprietari si vantano imbecillissimamente della loro ferocia e reattivita’ quando scorgono un “intruso” IN REALTA’ mossa solo dal fatto che il cane ha gia’ da tempo capito che le reti nelle quali è imprigionato non potranno mai far avvicinare nessuno E quindi avere contatti diretti ………..una sorta di “protezione” psicologica che serve solo a ROVINARE la psiche dei poveri galeotti senza colpa .
          La catena come metodo di “addestramento” alla guardia è la piu’ stupida delle leggende contadine molto radicate nella “cultura meridionale ” .

  26. Buongiorno. Ritiro su la discussione perchè per me è molto interessante visto che abito in Emilia Romagna. Sinceramente, quando ho letto del provvedimento, sono rimasta decisamente basita. Ponendo che disapprovo assolutamente chi tiene sempre i propri cani alla catena, peggio ancora se corta, pure peggio se 24h su 24, mi vedo attualmente nell’impossibilità di poter prendere un cane. Mi spiego meglio: vorrei un cane, ma lavoro a tempo pieno. Di conseguenza non me la sento di lasciarlo solo a casa dalle 8 di mattina alle 18 di sera. Fortunatamente però, sono impiegata presso un’azienda che accoglierebbe volentieri il mio peloso per almeno mezza giornata a patto ovviamente che io continui a svolgere le mie mansioni negli stessi modi/tempi (e uno penserebbe “che culo! ma perchè non ce ne sono di più?”). Ora, potrei prendere in considerazione la catena, installando a mie spese nel cortile tutte le “attrezzature” necessarie perchè il cane in questione possa muoversi ampiamente senza rischiare di buttarsi in strada visto che c’è un cancello sempre aperto per poter ovviamente permettere ai furgoni/camion l’accesso al magazzino. Invece no, non posso perchè sto in Emilia Romagna. Il tanto desiderato cane, non verrebbe lasciato solo a sè stesso perchè, visto che l’azienda è così “liberale” da permettermi di accoglierlo, secondo voi, gli altri dipendenti, non passerebbero di tanto in tanto a farsi vedere?! Ed io stessa, lavorando lì, non lo terrei per la metà del tempo in ufficio con me una volta che è stato adeguatamente educato ed abituato? Non sarebbe meglio avere la possibilità di farlo uscire quando preferisce senza rischiare che venga spiaccicato da un camion di passaggio?
    A quanto pare no.
    Ma in Italia è sempre la solita solfa. Si fanno asili lontani dai luoghi di lavoro e con orari assurdi. Poi ci si lamenta che non ci sono bambini.
    Viva l’Italia!

  27. Eh no, Giorgia! Pensare che il legislatore debba esaminare il piccolo caso particolare per evitare di emanare una norma che è solo manifestazione di civiltà no, eh!! E cosa diavolo c’entrano gli asili lontani dai posti di lavoro? E QUALI posti di lavoro? Mi risulta che la gente non lavori tutta nello stesso posto, e che l’Emilia abbia asili che l’Europa ci invidia e viene a studiare per poterli replicare.
    Quanto al fatto che tu non possa prendere un cane, d’acchito mi viene da dire “meno male!”. Poi cerco di essere più cortese e ti chiedo: ma perchè cavolo un povero cane avrebbe bisogno di stare alla catena sul posto di lavoro? Se potessi portare il mio cane al lavoro, starebbe con me ai miei piedi, e NON certo in giro da solo e tanto meno in cortile legato ad una catena (ma a che cavolo serve?). Poi userei le pause caffè/pranzo/sigaretta per portarlo a fare giretti/sgambate/corsette che farebbero bene anche a me.
    In alternativa, cane a casa con dog sitter che lo porta fuori una volta durante la mia assenza, e ovviamente uscite mattina, pomeriggio e sera.
    Quindi, poca polemica e benvenuta ad una norma di civiltà.

    • Lasciando perdere il discorso asili, che voleva essere una generalizzazione ovvia, ho anche specificato, per quanto riguarda il cane “Ed io stessa, lavorando lì, non lo terrei per la metà del tempo in ufficio con me una volta che è stato adeguatamente educato ed abituato? Non sarebbe meglio avere la possibilità di farlo uscire quando preferisce senza rischiare che venga spiaccicato da un camion di passaggio?”.
      Azz le tue pause caffè/sigaretta sono lunghe…non ho scritto l’ovvietà che la pausa pranzo sarebbe stata dedicata a lui, chiedo venia. Penso solo che, il proprio cane, piuttosto che essere lasciato ad un dog sitter (sconosciuto) con cui deve imparare a rapportarsi, preferirebbe stare sempre in contatto con il padrone e, per le sue necessità (vedi: pipì, popò, giretto fuori dall’ufficio o svacco all’ombra di un bell’albero), sia lui che il padrone stesso potrebbero sentirsi ed effettivamente essere più sicuri se gli venisse preclusa la possiblità di spiaccicarsi sotto un camion. Evidentemente mi sbagliavo 🙂

      • Guarda, a parte che le mie pause caffè non sono lunghe affatto, quando lavoravo in ufficio c’erano delle volte che non avevo nemmeno il tempo di fare la pipì, ma magari per te è diverso, ti ripeto che se il mio cane sta con me NON va in giro da solo per gli uffici o per il capannone (ma siamo pazzi?), e se deve fare pipì o popò ce lo porto io, non lo metto certo alla catena in cortile. Se poi vuole svaccarsi sotto un albero (ma in cortile avete gli alberi?), visto che secondo te è meglio stare “sempre” col padrone che col dog sitter, secondo me preferisce svaccarsi sotto la mia scrivania. I miei cani preferiscono così rispetto ai 3000 mq di terreno (alberato) che ho a casa. Per farceli stare dovrei proprio metterli alla catena. Invece, senza catena, stanno sotto la scrivania o sul divano alle mie spalle o a fianco della mia sedia. Fare dello spirito sul fatto che non vedi altro sistema della catena per evitare che il cane vada sotto un camion, girellando libero in cortile nel posto dove lavori significa che è meglio che un cane, ora, non lo prendi affatto.

        • Non faccio dell’ironia, esamino le possiblità. Sì, abbiamo alberi, rose e lavanda in cortile. Ed eri tu a proporre pause caffè/sigaretta per portare fuori il cane. Della serie “muoviti che hai 3 minuti e se perdi il giro, te la tieni per altre 2 ore”. Mapperpiacere! Roba che gli viene l’ansia da prestazione perchè deve far tutto nella pausa caffè/sigaretta invece che starsene fuori con calma e legato con la catena per una mezz’ora. E se i cani che hai tu sono stati subito consci dei rischi a cui potrebbero incorrere attraversando la strada, meglio per loro. Certo che prendere in considerazione l’idea che un cane abbia bisogno di tempo e cure per imparare certe cose (tipo stare sotto la scrivania per mezz’oretta di fila, non per ORE o che, appunto, meglio evitare di uscire dal cancello perchè fuori è pericoloso) pare proprio da fuori di testa. E prevedere anche metri di catena anzichè uno sgabuzzino retato di 3x3mt…è altrettanto fuori di testa. Tranquilla comunque, il cane non lo prendo affatto perchè la catena per un paio d’ore al giorno, con possiblità di movimento di circa 200mq, in Emilia Romagna è vietata.

  28. Concordo con @mc:
    dog sitter, e uscite mattina pomeriggio e sera.
    Vorrei tanto prendermi un cucciolo da coccolare e veder crescere (taglia grande) ma non lo faccio perché per entrare in casa mia ci sono 21 scalini e niente ascensore.
    Eppure ho il giardino, parchi per ogni dove, un campo d’addestramento, il mare e una riserva naturale a uno sputo.
    Ma dato che ai pelosi far le scale da piccoli ne danneggia la struttura muscolo-scheletrica o adulti o ciccia.
    Se desiderata nostri ed esigenze altrui non coincidono meglio glissare.

  29. INFATTI io, dopo i miei 2 attuali tesori di cani non ne PRENDERO’ MAI piu’ ………pur avendo una casa con un ampio terreno e ben recintato (definirlo giardino sarebbe un eufemismo) quando i vicini che mi circondano fanno la colonia estiva dei bambini o ludoteca a costo zero agricola (chiamatela come volete) i miei cani devono passare parecchie ore alla catena onde evitare discussioni piuttosto VIVACI perchè i bimbi devono giocare a palla!!! e devono avere in diritto di lanciarla in casa mia!!!! senza che i miei cani la buchino anche solo per gioco ……..insomma quando lego i cani, la CATENA AL COLLO me la sento IO e non reputo giusto tutto cio’ ……..soffrono i cani SENZA MOTIVO ……….sto male io e quindi ……..a malincuore mi limiero’ solo a guardare i cani di amici e perenti e continuero’ a recarmi al rifugio per dare e fare tutto quello che posso 🙁
    Chiedo perdono per lo sfogo ……….

  30. brutto problema:

    da quando mia moglie ha iniziato a lavorare , la mia k*** ha preso il vizio di scappare dal vicino:
    inizialmente aprendosi un passaggio scavando….

    messe le prime toppe, pian piano ha iniziato a trovare altre strade, fino ad arrampicarsi!!!!! su una rete alta quasi 2 metri…

    le ho provate tutte davvero , anche a portarla (quando possibile al lavoro con me)

    niente da fare!!! al mattino quando mettiamo le giacche per lasciare l’abitazione porto i figli a scuola e via al lavoro…. già in quel momento inizia ad agitarsi

    ho alzato la rete… ho messo toppe anche fra rete e muretto ..
    niente.. l’ha dilaniata , e la fissa di andarsene si è fatta ancora più forte….

    ora ho dovuto prendere un provvedimento , per me estremo..

    al mattino legata, al pomeriggio quando rientra da scuola mia figlia libera (in compagnia non scappa mai )

    è chiaro che non vuol restare sola, e quasi come una reazione automatica nel momento in cui usciamo tramuta con la fuga quel senso forse che sente di abbandono

    legata per qualche giorno , al nostro rientro sembra più serena, e meno impaurita..

    ma dopo 2 giorni che ho provato a lasciarla libera…. ha trovato l’ennesima strada per andarsene..

    ora proverò a prolungare questo metodo (poco ortodosso , me ne rendo conto ) ma non so piu davvero cosa fare…..

    spero che la soluzione estrema le faccia dimenticare la strada dell’oltrepassare quello che dovrebbe essere il suo territorio.

    logico…. avessi piu tempo …. da dedicare anche al mio cane…

    ma so che non è sola se non al mattino..

    accetto naturalmente consigli (ovvio percorribili da una famiglia tipo italiana che ha i suoi impegni quotidiani )

    grazie

  31. Personalmente, ritengo che il tuo discorso [Valeria Rossi] sia viziato da riduzionismi fuorvianti e da comparazioni approssimative ai limiti della generalizzazione. Anzitutto, l’equazione guinzaglio: catena è errata:
    – il guinzaglio presuppone una passeggiata, dunque un sacrificio di tempo da parte dell’uomo a puro beneficio del cane; la catena, invece, è spesso solo fine a se stessa.
    – il guinzaglio non impedisce lo spostamento del cane, ma assolve alla necessità di compromesso tra l’andamento del cane e quello dell’uomo. La catena, viceversa, inchioda il cane ad un punto fisso.
    – il guinzaglio subentra al momento di svago del cane ed è circoscritto alla limitatezza di quel momento. La catena, invece, è quasi sempre la norma senza eccezioni. Dubito che un uomo avvezzo a tenere il cane alla catena, e dunque a lasciarlo sempre e solo fuori, si prenda finanche la briga di portarlo a spasso o di scioglierlo con assiduità. Gli innumerevoli casi siffatti che ho osservato, me ne danno conferma.
    La parola ‘coercizione’ ha connotazioni ora positive ora negative. Esse dipendono dal fine e dai modi: se, a passeggio, tengo il cane al guinzaglio per evitare che finisca investito o che si perda per le strade, quella circoscritta coercizione che compio è finalizzata alla sua vita e, dunque, in ultima analisi, a tutte le sue possibilità di “libertà”. Se tengo il cane alla catena, anzitutto lo isolo dal mio contesto di vita, salvo che non voglia passare l’esistenza sotto un albero o un palo. Inoltre, faccio di quella coercizione lo status normale del cane, la natura della sua casa. Se la catena è resa necessaria da condizioni peculiari alla mia proprietà abitativa (es. “non voglio che mi rovini l’orto”), allora evito di prendere un cane.
    Anche il cane, per il fatto stesso di esistere con me, opera delle coercizioni sulla mia persona: mi pare evidente, mi condiziona la vita. Ma queste coercizioni consistono della necessità di un compromesso tra me ed il mio cane, al fine del nostro rapporto equilibrato. E’ dunque indispensabile che ogni coercizione, che muova da me verso il mio cane o viceversa, sia esprima nel segno del rispetto vicendevole. E la catena, per il modo in cui essa si configura nella maggioranza dei casi, non si adatta al criterio suddetto.
    Il fatto che l’uomo introietti simbolicamente le esperienze del corpo, che le assimili a livello inconscio e filogenetico (“la catena è per l’uomo un simbolo di schiavitù, ma il cane…”) non significa che il cane ne soffra meno. Forse gli animali soffrono di più proprio per il fatto di non capire, di non poter convertire con elasticità psichica le esperienze dolorose in una qualsiasi forma di senso. Questa non è antropomorfizzazione, ma immedesimazione.
    Tu scrivi che, in fondo, tutto è coercizione, dunque – mal comune… – la catena è meno grave – salvo che sia alternata a questo e a quello, etc.
    Be’, non funziona così. L’ho spiegato sopra. La catena è un modo particolare di intendere il cane, risalente ad una rozza e vecchia cultura. Per cui, non ci si stupisca se è assai raro che ad essa siano associate attenzioni necessarie come passeggiate, momenti di libertà, etc. Se è facile che un uomo maltratti il cane, nei casi in cui questo sia tenuto alla catena è assai più probabile. Il maltrattamento non sta solo in ciò che si fa, ma altresì in ciò che si omette di fare.

  32. Valeria Rossi giustifica l’uso della catena in questo modo:
    1) con l’adduzione di attenuanti [a condizione che non sia troppo stretta, che ad essa si alternino momenti di libertà, etc.]
    2) con la discutibile argomentazione che tutto è, in un certo senso, coercizione [pure le mura di un appartamento, o il guinzaglio durante una passeggiata]: di questo passo, anche l’essere soggetti alle leggi della fisica è una realtà coercitiva!
    3) con la tesi inopportuna che, siccome i cani non hanno un repertorio inconscio di simbologie storiche e filogenetiche, allora non soffrono la catena, perché “mica si fanno certe pare culturali!”.

    Rispondo in ordine rispettivo:
    1) Nei casi in cui il cane sia tenuto alla catena, è più alta la probabilità di maltrattamento e incuria da parte dell’uomo ai danni del cane. Dunque, le condizioni a sostegno della tollerabilità della pratica sono tosto eluse dalla legalizzazione della pratica stessa (ossia la catena).
    2) Semmai tenere il cane in casa o al guinzaglio durante la passeggiata significasse coercizione, allora una coercizione non ne giustificherebbe un’altra. Esistono coercizioni ontologiche, educative, compromissorie e nel rispetto dell’etologia del cane. Ne esistono, invece, altre coartanti e prossime al degrado.
    3) Un animale non ha bisogno di associare il simbolo della catena alla servitù della gleba o al colonialismo europeo per realizzare che in certe condizioni soffre.

  33. Quando vivevo in cascina avevo 4 cani vari gatti e altri animali. Non tenevo in casa nessuno per non far torto agli altri e comunque la paglia e i ripari non mancavano. D’inverno gli si lasciava i fienili aperti per permettere cane e gatti di dormirci, ma li trovavo spesso appallottolati su un tappetino davanti a casa o sui giornali. I cani non li ho mai legati, non gli compravo giocattoli perchè il loro divertimento era scorrazzare in campagna e dare la caccia ai topi (che catturavano ma non mangiavano). Hanno sempre seguito il loro istinto, in inverno ritornavano infangati bagnati, si toelettavano in mezzo al cortile da soli e non hanno mai avuto freddo. Quando ho dovuto lasciare la cascina li ho portati con me dopo aver cercato APPOSITAMENTE una casa con giardino, mentre molti mi dicevano di metterli nel canile perchè per colpa a loro avevo difficoltà a trovare casa. Avevo sensi di colpa perchè il nuovo giardino non era il grande prato a cui erano abituati.
    Hanno raggiunto tutti la veneranda età di circa 13-14 anni e uno ancora c’è e ha 15 anni. Quando leggo sul web il pensiero di tutti quelli che umanizzano il cane e se la prendono con chi lascia libero il cane di vivere da cane, ci resto male come se avessi delle colpe. Sono cresciuta con la certezza che gli animali stanno bene vivendo all’aperto e oggi leggo tante cose che mi lasciano perplessa. Ricordo però il cane di una mia amica, che viveva in appartamento, viziatissimo, grasso fino ad essere enorme perchè rimpinzato anche di dolci, che appena vedeva il guinzaglio e capiva che era ora del giretto, saltava sui divani dalla gioia. Allora capivo che i miei cani non stavano poi così male in cascina….

  34. Ecco, per motivi di spazio e di utilità (il cane dormirà nella zona orto, ma non vorrei che mi distruggesse tutti gli ortaggi che raggiunge…) il cane che adotteremo, lo sappiamo già, passerà la notte alla catena. Poi, di giorno, giocherà con noi, andrà a passeggio con noi, verrà a funghi con noi, socializzerà con altri cani e, beh, alla fine avrà la possibilità di fare ciò di cui ha bisogno (evitiamo di scrivere “ciò che vuole” perchè sembra vagamente buonista e sciuramariesco… no, tutto ciò che vuole no. Ma quasi).
    Il cane che prenderemo, però, sarà preso in canile… e speriamo proprio che i volontari non si facciano nessun problema con il fatto che teniamo il cane alla catena. Nel dubbio, possiamo sempre rimandarli a questo articolo, no? Quindi grazie.

  35. Leggo sempre gli articoli di Valeria con molto interesse. La ritengo sicuramente un’esperta, anche se a volte dissento e non seguo come dogmi le sue indicazioni. Ma mi fa riflettere e misurare bene le mie decisioni. Io amo i cani, ne ho avuti quasi in ogni momento della mia vita. Adesso vivo da solo ed ho un ettaro di terreno ad oliveto e 900mq a giardino molto ben curato. L’abitazione l’ho voluta secondo le MIE esigenze ed il MIO gusto, e non considerando un eventuale futuro cane (che al momento di fare la casa non avevo). Ho scelto pavimento in parquet naturale e riscaldamento a pavimento. Essendo legno non trattato, è incompatibile con la presenza di alcun animale perché il minimo bisogno verrebbe subito assorbito e “restituito” quando il riscaldamento entra in uso. Quindi i miei cani – ben 2 Schnauzer giganti – non sono entrati, non entrano e non entreranno mai in casa. In nessun caso. Ai 900mq di giardino non penso neanche lontanamente di rinunciarvi, visto che il giardinaggio è la mia passione e ci ho speso molti soldi e tempo, ed una pianta non ricresce in un giorno e ci vogliono anni perché raggiunga il giusto equilibro e sviluppo. E allora? I miei cani vivono male? Uhm… non credo. Ho fatto la lista di tutto quello che non voglio concedere ai miei cani, ma cosa faccio per loro? Li ho presi da cuccioli, un maschio ed una femmina, ed all’inizio gli ho concesso tutto, armandomi di molta pazienza e disponibilità. Nei primi tre mesi in cui erano con me gli ho dedicato non meno di 7 ore al giorno cercando di seguirli ed educarli. Ho accettato che distruggessero provando ad indirizzarne i comportamenti al rispetto di alcune zone piantumate. Nulla. Come probabilmente è giusto che sia. Così, dopo in un paio di migliaia di euro di danni in piante ed impianto di irrigazione, ho cominciato a far valere il mio essere il padrone ed il loro essere i cani: non siamo sullo stesso livello. Ho comprato un recinto di 5mq dove ho messo delle cucce coibentate con pannelli da 3,5 ed una lampada riscaldante (sto in campagna in toscana, in inverno fa freddo). Ho diviso l’oliveto dal giardino con una recinzione in pali di castagno che nel tempo si coprirà con una siepe di rosa canina ed altre piante autoctone. Il recinto con le cucce è posto nel campo – non direttamente sull’erba ma su pietre ed ha un ulteriore pavimento rialzato all’interno – ma vicino casa. Tra recinto e casa scorre un filo di acciaio di una ventina di metri a cui sono agganciati con moschettoni due cavi di acciaio da 8mt, foderati con una guaina di plastica. I cani passano la notte e parte della giornata agganciati a questi cavi. 3 volte al giorno (dalle 7 alle 8:15; dalle 12 all’una e dalle 17 alle 18:20) andiamo in passeggiata nei boschi qui accanto (al guinzaglio di 3mt e pettorina). Li tenevo liberi, ma dopo che alcuni umani mi hanno minacciato di denunce perché i cani non vanno tenuti liberi, ho deciso di evitarmi guai. Io lavoro da casa e abbastanza spesso – specie nelle belle giornate – passo del tempo fuori per la cura dell’orto, del giardino e dell’oliveto. In quei casi i cani stanno liberi con me e mi impegno anche in giochi con loro. Onestamente non credo che facciano una brutta vita. Ah, naturalmente son entrambi sterilizzati.

  36. Catena vietata in Veneto. Io ho un giardino recintato di 3000 m2 e lascio quindi il cane libero. Quando mi assento, purtroppo, il cane scavalca la recinzione e se ne va a zonzo creando ingorghi stradali per i quali mi sono beccato anche delle sonore multe. Prima, quando uscivo, lo legavo con catena lunga ( con filo e carrucola aveva 30 metri di libertà d’azione) e lo slegavo appena rientrato a casa. Ora non posso più farlo e finirà schiacciato da una macchina. Dovrei costrirgli un box (cioè una GABBIA) e sarei a norma! Mi spiace ma il cane in gabbia non lo tengo. Tra l’altro la casa è in vendita e non vado certo a costruire serragli o altre schifezze in giardino. Morale della storia, a causa di questa stupidissima legge mi sono azionato per liberarmi del cane, che non riesco più a tenere “a norma di legge”, e a settembre finirà in un canile, in gabbia, come normativa prevede. E mai più cani in vita mia…Bravi davvero! Dei GENI!

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.