testadi VALERIA ROSSI – PREMESSA: Quando qualche lettore mi chiede il “vero Standard” di una razza, a volte giustifico il fatto di non averlo ancora scritto sostenendo che la razza magari è rara e/o che non la conosco abbastanza bene per poterci scherzare sopra: quindi rimando, di solito, all’articolo più “serio” che ormai esiste per quasi tutte le razze, almeno per le più conosciute.
Stavolta, però, accingendomi a dire la stessa cosa alla lettrice che mi chiedeva del Pechinese, sono rimasta brasata, rendendomi conto che su questo adorabile cagnolino non avevo mai scritto proprio nulla! Neppure il classico articolo di presentazione “normale” della razza.
Eppure, pur non essendo effettivamente diffusissimo, il Pechinese non è di certo un cane sconosciuto: quindi, evidentemente, sono proprio io che perdo colpi.
Scusandomi con tutti i Pechinesi del mondo e con gli umani che li amano, cerco oggi di rimediare con un “vero Standard”… che però troppo umoristico non sarà, perché questo è un cane troppo serio e se lo prendo in giro si offende a morte.

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ch-thomas-orient-expressASPETTO GENERALE – Lo Standard lo descrive come un cane “dall’aspetto leonino, con espressione sveglia e intelligente. Piccolo, ben proporzionato, moderatamente tarchiato, pieno di grande dignità e qualità“.
Io lo descrivo come una palla di pelo con gli occhi e il naso (e  la lingua, se tiene la bocca aperta). Anche perché non si vede altro.
E’ la versione canina del cugino IT.
Importante notare che l’FCI si è resa conto che “allevare mantelli” – cosa successa nel Pechinese come in diverse altre razze – poteva comportare seri problemi collaterali: quindi specifica che “qualunque segno di difficoltà respiratoria dovuta a un qualsiasi motivo, o l’incapacità di muoversi con scioltezza, sono inaccettabili e dovrebbero essere pesantemente penalizzate“.
E fin qui siamo tutti d’accordissimo, compresi i migliori allevatori che da anni, ormai, si prodigano per mettere al mondo cani capaci di muoversi e di respirare agevolmente.
L’ultima prescrizione dello Standard, invece, che dice “mantello non eccessivo“, fa francamente sorridere. Anzi, diciamolo: fa proprio sghignazzare.

ch-yakee-reactionVARIETA’ ALTERNATIVE: non ne conosco nessuna, a meno che non vogliamo considerare quella di una Sciuramaria che davanti al ring dei Pechinesi, in expo, se ne uscì con un prestigiosissimo “Guarda che belli i volpini!” (?!?).
Però questa non è proprio una varietà alternativa: aveva solo sbagliato (un filino clamorosamente) razza.
La varietà alternativa classica, cioè la storpiatura del nome, nel caso del Pechinese mi manca (magari qualche lettore potrà colmare questa lacuna): in compenso ho sentito dare del pechinese praticamente a qualsiasi cane a pelo lungo, dallo Tchin (che ci sta) al Tibetan terrier (e vabbe’)… fino al Bearded collie (e qui mi è cascata proprio la mandibola sul pavimento).

Cucciolo di pseudo-pechinese
Cucciolo di pseudo-pechinese

NOTA SERIA: Purtroppo, se non ci sono molte “varietà” inventate a livello nominale, ce ne sono invece a bizzeffe dal punto di vista commerciale: ovvero, c’è una vera e propria overdose di cani spacciati per Pechinesi, quando non ne sono neppure lontani parenti. I cani venduti in negozio, nonché quelli provenienti dai sedicenti “allevamenti” (leggi: importatori) multirazza, hanno solo una vaghissima somiglianza – e a volte neanche quella – con il Pechinese: in compenso spesso manifestano tutti i problemi (problemi respiratori e cardiaci, problemi oculari, ernie del disco, displasia della rotula…) che l’allevamento serio è quasi riuscito a far scomparire.

Cucciolo di vero Pechinese
Cucciolo di vero Pechinese

Questi sono cani veramente difficili da allevare, quindi è assolutamente in-di-spen-sa-bi-le rivolgersi all’allevamento di qualità se non si vogliono prendere solenni fregature. Se non siete esperti cinofili, aprite Internet, navigate sui siti dei migliori allevamenti specializzati nella razza e fatevi almeno un’idea di come devono essere i cuccioli. Dopodiché, se vi propongono qualcosa che non somiglia neppure di striscio alle foto che avete visto, qualche dubbio magari potrà anche venirvi… e magari eviterete di pagare a caro prezzo un simpatico meticcetto dal muso schiscio o addirittura un cane di tutt’altra razza (e/o un soggetto con seri problemi di salute).

statua_leoneORIGINI e STORIA – Raramente ne parlo nei “veri Standard”, ma le origini di tutti i piccoli cani cinesi fanno riferimento a una storia che è già umoristica di suo e che quindi vale la pena di raccontare.
Iniziamo col dire che in Cina, nei tempi antichi, era diffusissimo il buddhismo: e una leggenda racconta che il Buddha, durante la sua vita, avesse come compagno un cagnolino di piccola taglia che però, in caso di pericolo, poteva trasformarsi in un leone (comodo).
Ovviamente gli antichi cinesi si misero d’impegno per creare una razza che si rifacesse a questa leggenda (almeno nell’aspetto)… ma incontrarono una piccolissima difficoltà nel fatto che i leoni in Asia non ci sono mai stati, e che quindi non avessero la più pallida idea di com’erano fatti.

statua_leone2Si rifecero così alle opere di artisti che, a loro volta, avevano cercato di ritrarre questo animale basandosi sui racconti dei (pochi) viaggiatori che avevano effettivamente visto un leone: ma a quell’epoca non c’erano le macchine fotografiche e quindi neppure le proiezioni delle famigerate “dispositive delle vacanze” (che pur noiosissime, in questo caso, sarebbero state utili).
Le raffigurazioni del leone nell’antica Cina dipingevano quindi un animale che col leone vero ben poco c’azzeccava (nelle foto ne vedete un paio di esempi, ma c’è anche di peggio): l’unica cosa che si era capita bene era che il leone aveva la criniera, ma tutto il resto era decisamente fantasioso.
Quindi gli antichi cinesi si misero d’impegno nella creazione di un piccolo cane che sembrasse non un leone vero, ma quello che era il leone nell’immaginario dei loro artisti.
Nel caso del Pechinese (nato, stando ai ritrovamenti archelogici, intorno al 2000 a.C.) decisero evidentemente che essendo la criniera l’unica cosa certa, tanto valeva dedicarsi soprattutto ad imitare quella.

ch-thomas-oriente-expressCARATTERE ED ATTITUDINI: “Senza paura, leale, riservato, ma non timido né aggressivo“: così lo descrive lo Standard, ed è tutto vero… però di più di così. E’ tutto vero al cubo.
Provo a spiegare:
a) il Pechinese non è semplicemente “senza paura”: è un totale incosciente, un temerario capace di affrontare con la stessa nonchalance un alano, un energumeno umano o un TIR, senza mostrare il minimo timore reverenziale (e neppure un minima cognizione delle proprie dimensioni).
Un cane correttamente allevato ed educato non sarà mai il primo a cercar rogne (quelli “bambinizzati”, invece, possono essere veramente arroganti e prepotenti), ma se qualcuno lo sfida non si tirerà mai indietro.
b) “Leale” è un altro termine che rende poco l’idea, visto che nei confronti dei suoi umani è di un attaccamento praticamente morboso.
In particolare con un umano, perché lui rappresenta l’icona del “cane di un solo padrone”: si lega affettivamente a tutta la famiglia, per carità, ma si sceglie una persona che non si limita semplicemente ad amare. Quella la idolatra.
E bisogna stare attentini a non compiacersene troppo, perchè si rischia di avere un cane iperprotettivo e addirittura aggressivo verso chiunque osi anche solo sfiorare il suo idolo.

blackbowl brunoc) Anche il termine “riservato” rende poco l’idea. Perché uno potrebbe pensare a un cane che agli estranei dà poca confidenza, che non è subito pronto a far le feste a tutti ma che preferisce stare sulle sue.
Ma non è proprio così.
Un’immagine più vicina alla realtà è quella di un cane che guarda l’estraneo con un fumetto sulla testa che dice: “Chi sarebbe ‘sta merdina qua?”. E se l’estraneo prova ad accarezzarlo, coccolarlo, prenderlo in braccio, i fumetti diventano, in rapida successione: “Ma che vuoi? Chi ti conosce?”; “Non mi toccare, che mi fai schifo!”; “In braccio a cotanta plebaglia? ORRORE!”
La storia della razza (che comprende anche mille leggende assai carine, come quella che la vorrebbe nascere dalla storia d’amore di un leone per una scimmietta uistiti: il leone accettò di rimpicciolirsi e rinunciare alla sua forza pur di vivere con la sua amata) può spiegare parecchio sul perché il Pechinese sia così orgoglioso e sprezzante verso la plebaglia (ovvero: tutti, esclusi i suoi familiari).

cesarina2Per secoli questi cani sono stati allevati e posseduti solo dalle famiglie reali cinesi, che li consideravano protettori del Buddha e, come tali, in grado di tenere lontani gli spiriti malvagi.
Quando un Pechinese passava per strada, tutti i passanti dovevano inchinarsi a lui. Il furto o il maltrattamento di uno di questi cani (e non parliamo dell’uccisione, anche involontaria) era punito con la pena di morte.
Con una storia così, mi sembra il minimo che il Pechinese se la tiri: e infatti se la tira una cifra, tanto da sembrare veramente odioso a chi non appartiene al suo personale “palazzo reale”, e cioè a casa sua.
Invece nei confronti dei familiari è un cagnolino allegro, simpaticissimo, perfino dinamico… entro certi limiti, ovviamente, perché un’altra follia degli antichi cinesi e della loro mania del cane-leone fu quella di far nascere cani con le gambe storte, praticamente impossibilitati a fare più di due passi per volta.
L’idea (proprio geniale, eh…) era quella di non permettere mai ai cani di lasciare il Palazzo.
Lo lasciarono eccome, invece, dopo il saccheggio avvenuto per mano degli inglesi nel 1860: a quel punto i cinesi (genialata numero due…) tentarono di uccidere tutti i cani per evitare che cadessero in mano al nemico, ma non riuscirono a farli fuori proprio tutti, perché vennero fatti fuori loro. Così una coppia di Pechinesi venne portata in dono alla Regina Vittoria: e da qui iniziò l’allevamento europeo, inizialmente basato a sua volta su cani dalle zampe storte. Fortunatamente gli inglesi, dal punto di vista cinofilo, stavano messi un po’ meglio dei cinesi e ben presto cominciarono ad allevare cani con le gambe corte, sì, ma almeno diritte.

cucc melaSta di fatto che il Pechinese passò la prima parte della sua storia nei Palazzi imperiali cinesi, e la seconda a casa della Regina d’Inghilterra: e chi non se la sarebbe tirata, con un background come questo?
Questo non autorizza però le Sciuremarie odierne (neppure quelle buddhiste, please) a servire e riverire il cane come lui prova immancabilmente a pretendere: soprattutto, non le autorizza a permettergli di chiedere il menu prima di ogni pasto, perché in questa razza sono molto frequenti i disturbi alimentari “da vizi”, fino all’anoressia.
Conviene che Sua Maestà venga messa quanto prima di fronte alla Regola Imperiale “o mangi ‘sta minestra o salti dalla finestra”, perché altrimenti possono essere guai seri.

Piccola divagazione: quando ho detto che il Pechinese si lega morbosamente ad una persona più che ad ogni altra, ho dimenticato di aggiungere che questa persona non è necessariamente quella che si considera “il suo proprietario”. Il Pechinese, infatti, è un cane sveglio e intelligentissimo che non accetterà troppo facilmente di innamorarsi di un cretino.
Faccio un esempio nel quale potrà sembrare che sia io a tirarmela… ma non è questo lo scopo, giuro: è solo per farvi capire.

cantoaltoRecentemente mi è capitato di dormire a casa di una signora Pechinese-munita, il cui cane mi ha accolto, come da copione, con la faccia da “Tu chi sei e che cazzo vuoi?”
Tutto normalissimo.
Solo che la signora, con il suo cane, aveva qualche problemino di gestione: era abbaione e iperprotettivo, tant’è che per la prima mezz’ora mi ha marcato stretta, palesemente pronto a mangiarmi viva (o almeno a provarcisi… perché  è pur sempre un cane di cinque chili, anche se lui non lo sa) se solo avessi azzardato qualche mossa infelice verso la sua umana.
La signora mi ha chiesto qualche consiglio, io ho preso il cane e le ho mostrato qualche piccolo esempio pratico di quello che, a mio avviso, avrebbe dovuto fare.
Bene: il mattino dopo, quando mi sono preparata ad andarmene, il Pechinese mi si è piazzato a fianco tutto scodinzolante ed apparentemente decisissimo a venirsene via con me. Aveva deciso che gli piacevo di più io.
La signora ovviamente, ci è rimasta molto ma molto male: io le ho assicurato che se avesse seguito i miei consigli il cane avrebbe cominciato non solo ad amare (cosa che evidentemente già faceva), ma a rispettare e stimare anche lei.
Mi auguro che le cose siano andate davvero così (non l’ho più sentita: non so come mai…): ma sta di fatto che tra “amore” e “stima/rispetto/voglia di seguire un capo affidabile” c’è una differenza che il Pechinese conosce benissimo.
Sarebbe bene che imparassero a capirla anche gli umani che intendono prendersene uno.

occhidolciTESTA – Secondo lo Standard è “discretamente larga, proporzionatamente più ampia che alta, con cranio moderatamente ampio, largo e piatto fra gli orecchi, non bombato e ampio fra gli occhi, con stop pronunciato. Il muso deve essere ben visibile, ma può essere relativamente corto e ampio, con ferma mascella inferiore“.
Per la Sciuramaria che ha voglia di Pechinese tutto questo è assoltamente ininfluente, perché l’unica cosa che conta sono gli…

…OCCHI:limpidi, rotondi, di uno scuro lucente, e non troppo grandi” secondo lo Standard: dolcissimi e acchiappacoccole per la Sciuramaria, che si lascia incantare da espressioni come quella che vedete nella foto a sinistra e dopo due giorni si ritrova un cane che la comanda a bacchetta dal mattino alla sera.

genisim cyrill squirrelCORPO: la descrizione è probabilmente la più sintetica in assoluto, tra tutti gli Standard del mondo: “Relativamente corto, con vita segnata. Linea superiore orizzontale. Torace ampio e con costole ben cerchiate; sospeso fra gli anteriori“.
Fine.
Si vede che pure i redattori dello Standard si sono accorti che nessun Giudice riuscirà mai a capire cosa ci sia sotto quella montagna di pelo: neanche palpando, come si fa in altre razze… perché qui, sotto il pelo, senti solo dell’altro pelo. Diciamo che un corpo il Pechinese ce l’ha, da qualche parte, sotto il mantello. E tanto basti.

Dog ShowARTI: i cinofili sappiano che quelli anteriori devono essere più robusti e forti dei posteriori. La solidità è essenziale. I piedi possono essere moderatamente rivolti in fuori, ma non troppo, altrimenti vengono penalizzati con severità.
Le Sciuremarie sappiano che i cani con le gambe storte incapaci di uscire dal Palazzo sono un retaggio del passato (al massimo potrà vendervene uno qualche cagnaro): il Pechinese moderno è un cane capacissimo di camminare (e pure di correre e di seminarvi quando e come vuole).
Ma non solo ne è capace: ne ha anche bisogno.
Se è vero che è un cane esclusivamente da appartamento, è anche vero che NON è un peluche e deve uscire di casa, farsi le sue belle passeggiatine e anche qualche corsetta.
Non è il caso di portarlo a fare  agility, magari questo no: ma un po’ di esercizio fisico gli serve eccome. Quindi, pur essendo molto adatto anche alle persone sedentarie e agli anziani, non lo si può tenere costantemente in casa, sempre in casa, solo in casa. Anche se non sembra, il Pechinese è un cane e deve fare un po’ di “vita da cane”, socializzare (anche se guarderà tutti dall’alto in basso) e soprattutto muoversi.

MOVIMENTO
Se portare a spasso un Pechinese fa bene al cane, guardare come cammina fa bene a noi, perché è una vera goduria per gli occhi.
Lo Standard descrive il movimento come “tipicamente lento e dignitoso rollio dell’anteriore“, ma non si capisce abbastanza: non è una cosa che si riesca a  descrivere a parole.
Siccome non solo non ci riesce lo Standard, ma non ci riesco neanch’io… vi metto qui sotto il video del giudizio dei Pechinesi all’ultimo Crufts: guardatevi i giudizi in movimento e capirete da soli.

lolitaMANTELLO: lo Standard lo descrive come “moderatamente lungo, diritto, con criniera che non si estende al di là delle spalle  e che forma una cappa al collo; mantello di copertura ruvido con spesso sottopelo più morbido. Frange sugli orecchi, la parte posteriore degli arti, coda e dita. La lunghezza e il volume del pelo non devono ostacolare il movimento del cane né mascherare la bellezza formale del corpo. Un mantello eccessivo deve essere pesantemente penalizzato. Tutti i colori e macchie sono permessi e di pari apprezzamento, eccetto l’albino e il fegato. Le pezzature devono essere regolarmente distribuite“.
Ora, basta guardare le foto per chiedersi cosa caspita si possa intendere per “mantello eccessivo”: più di così, cosa mai potrebbe esserci?
Okay, il cane non ci si deve inciampare dentro: ma che nessuno provi a dire che questi sono peli “moderatamente lunghi”, perchè ricominciamo tutti a sghignazzare.
Il Pechinese è ormai da anni un bellissimo mantello con un cane sotto: inutile illudersi che si possa tornare indietro, mentre è indispensabile che non si badi SOLO a quello, ma che ci si occupi anche della salute. Cosa che, per fortuna, i migliori allevatori già fanno (e i cagnari, come sempre, no).
Inutile dire che la toelettatura di siffatto mantello richiede un impegno tutt’altro che superficiale: su siti e libri, talvolta, troverete scritto che il cane “basta spazzolarlo un paio di volte alla settimana” e siete a posto.
Come no. Se volete un cespuglio, siete a posto.
Se invece volete un cane in ordine, e soprattutto un cane da expo, sappiate che andrà pettinato e spazzolato ogni giorno, anche due volte al giorno, anche più volte se portate il cane a passeggio perché sappiate che lui si porterà a casa tutto ciò su cui sarà passato: rametti, foglie, fango… anche chewing gum, se capita (anzi, stateci attentissimi, perché quella di liberare il pelo dal chewing gum è un’impresa che non auguro neanche al mio peggior nemico).
Le operazioni di toelettatura possono essere un momento di sereno relax per entrambi, oppure un incubo. Dipende: a) dal fatto che il cane venga abituato fin da piccolissimo; b) dalla frequenza con cui lo toelettate: perché se lo fate ogni giorno sarà un piacere lisciare quella nuvoletta morbida, ma se aspettate troppo tra una spazzolatura e l’altra vi troverete alle prese con grovigli inestricabili che faranno tirare bestemmioni sia a voi che al cane. E se il cane sente male una volta durante la toelettatura, poi non vorrà più saperne (con sacrosanta ragione) e ogni seduta diventerà una guerra. Tenetelo moooolto ben presente, mi raccomando, qualora pensiate di mettervi in casa un Pechinese.

laurenceCONCLUDENDO: per quanto sia un cane escusivamente da appartamento, caldamente consigliato anche a persone sedentarie, anziane eccetera eccetera, il Pechinese NON è un cane per tutti.
Non è un cane a cui si possa dedicare poco tempo, perché soltanto spazzolarlo ne richiede un bel po’.
Non è un cane da Sciuremarie stile “tesoruccio della mamma”, perché alle mammine sante mette le zampe in testa e diventa un vero e proprio despota.
Non è neppure un cane adatto ai bambini troppo piccoli, perché è piuttosto delicato e neppure troppo tollerante (con ragione) se questi gli tirano il pelo, cosa che il bimbo piccolo immancabilmente è portato a fare.
Insomma, il Pechinese è destinato a rimanere un cane “d’elite”, proprio come era in origine: scelto magari per il suo incredibile pelo, ma sempre capace di far scoprire che oltre al pelo c’è molto, molto di più.

Trovare su google foto di Pechinesi decenti è abbastanza un’impresa: oltre al fatto che vengono definiti così anche molti Tibetan spaniel, Tchin e altre razze miste, di cani davvero tipici ne ho trovato pochetti. Ho quindi tagliato la testa al toro saccheggiando i siti di alcuni allevamenti italiani: l’allevamento del Canto Alto, l’allevamento Blackbowl e l’allevamento del Palazzo Imperiale, che qui ringrazio.

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12 Commenti

  1. Dico la verità mi sono fermata a leggere questo articolo solo perchè mi ha colpito la prefazione, con tutto il rispetto per i pechinesi. Un pò di tempo fà avevo infatti chiesto di scrivere qualcosa sul Nova Scotia Duck Tolling Retrivers e la risposta ricevuta era proprio quella che tu hai riportato in prefazione all’articolo, cmq essendo questa razza allevata anche in Italia da due allevamenti e presente in diversi ring espositivi, anche con buoni risultati spero di vedere prima o poi qualcosa su di loro in questa rivista che così tanto mi piace… 🙂 grazie per l’utilissimo lavoro divulgativo che fai.

  2. Grazie Valeria!!! Che ridere vederlo camminare!
    fra i miei clienti c`e` un pechinese, Gourmet, estremamente mordace a meno che non ci si avvicini con un pezzo di formaggio in mano, ma ha sempre un coso in testa, tipo una cuffietta, mi fa un po` pena cosi` conciato anche in estate … forse e` una cosa necessaria perche` il pelo non raccolga di tutto e di piu`?

  3. …Che a pensarci bene..I pechinesi -il muso nello specifico- non somigliano un sacco a quei “dragoni” che sfilano per le strade cinesi quando c’è qualche festa o ricorrenza? XD

  4. Ho visto due minuti di video e non resisto: questo non è un cane, è un Furby vivente 😉
    adorabili mostriciattoli pelosi 🙂

  5. Grazie Valeria per questo bellissimo articolo sui pechinesi! tutto vero! tranne per il fatto che la mia è mooooooolto più bella di quelli delle foto (core de mamma!) e che slinguazza e fa le feste a tutti! per il rsto rispecchia in pieno le caratteristiche (palla di pelo in movimento 🙂 )

  6. Ciao io ho un pechinese di 9 anni e la maggior parte delle cose che hai detto sono vere tranne il fatto che odiano gli estranei perchè al contrario danno fin troppa confidenza anche agli estranei! XD Io ho anche incontrato delle pechinesi femmine che avrebbero dovuto “giocare” con il mio ed erano stupende e affettuosissime anche senza avermi conosciuta prima!
    Il mio odia essere preso in braccio ma semplicemente perchè quando ero piccola mi è saltato via dalle braccia cadendo male, mentre invece le “signorine” mi guardavano come per dirmi <> =D e si facevano tranquillamente anche prendere in braccio guardando il mio Billy come per dire <> ihih posso dire che sono cani stupendi anche se a me piacciono quasi tutti!

    E’ vero che possono avere problemi respiratori infatti sembra quasi che siano sempre raffreddati e quando dormono russano come matti!!! Questo perchè hanno il muso schiacciato. Io consiglio di tosarli a metà maggio per l’estate così da non fargli soffrire troppo il caldo(anche se qualcuno mi ha detto che è un sacrilegio perchè il pechinese non si dovrebbe mai tosare ma io tengo più alla salute del mio cane che al pelo lungo da concorso, tanto lui è stupendo lo stesso!). ciao ciao

  7. Che simpatici i pechinesi!! 🙂
    Chissà se prima o poi sfornerai un articolo sui pastori belga <3 (ovviamente cerco solo di metterti la pulce nell'orecchio :P)
    Grazie Valeria, per i tuoi articoli!!!

  8. Ma i leoni in Asia ci sono stati e ci sono tuttora!!! ne sono rimasti poche centinaia ormai in India, ma ai tempi della creazione del Pechinese sicuramente Panthera leo persica era più conosciuto all’interno dell’impero!!! :p

    quando ero piccola nel mio stalkeraggio ai possessori di cani avevo conosciuto Bubi un simpaticissimo Pechinese e da allora li guardo sempre sorridendo per i bei ricordi che mi ha lasciato, anche se la quantità di pelo e la respirazione negli anni sono cambiate molto…penso che se dovessi conoscere ora un Pechinese non riuscirei più a correrci insieme in collina!!!

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.