marchesini_repdi VALERIA ROSSI – Niente di drammatico, stavolta, per carità: però… be’, un po’ di nervoso mi è montato lo stesso. C’è un’interessante inchiesta su “Repubblica”, uscita il primo luglio, che tratta soprattutto dei traffici nazionali e internazionali di randagi (ve ne consiglio caldamente la lettura anche se in alcuni casi vi farà rabbrividire e in altri inorridire: si parla anche di zoorastia, di cani destinati alla vivisezione e perfino a diventare cibo per altri cani. Insomma, è roba pesantina, ma sono cose importanti da sapere).
Tra i vari argomenti “tosti”, poi, ne appare uno più leggero: apparentemente banale. Il titolo è  “Non trattate i cani come giocattoli”.
Ho dato una scorsa veloce, perché si tratta delle solite cose che vengono ripetute da secoli da tutti, noi compresi (non comprate cuccioli solo per averli visti in fotografia, non comprate cuccioli dell’Est, non producete cuccioli “ad capocchiam” per poi sbattere annunci su ebay o subito.it… poi, vabbe’, c’è solita posizione animalista “non comprate ma adottate”, ma nell’insieme ci sta anche questa): ma arrivata in fondo ho fatto un salto sulla sedia, perché vengono riportate le parole di Roberto Marchesini, che avrebbe detto questa frase: “I cuccioli sono tutti belli, poi sopraggiunge l’adolescenza e ti rendi conto che hai un rottweiler o un dobermann. Allora si entra in crisi, bisogna sbarazzarsene”.
Immediata reazione della sottoscritta: “Ma che si è fumato?!?”.
Perché mi sembrava proprio impossibile che Marchesini avesse citato proprio rottweiler e dobermann come cani che, automaticamente, diventano causa di problemi durante l’adolescenza: come se non bastassero già tutte le campagne diffamatorie sulle razze da difesa, ci si mette pure lui?
Fortunatamente, sopra all’articolo, c’è proprio il video dell’intervista al creatore della SIUA: video che dura tre minuti e che pochi, temo, guarderanno, perché di solito si tende a leggere la più veloce parte scritta e poi a passare oltre… a meno che, ovviamente, non si abbia un interesse specifico alla materia.
Quindi mi sono ascoltata tutta l’intervista… e guarda un po’, il povero Marchesini non si era fumato proprio nulla: anzi, ha detto cose assolutamente corrette e condivisibili, ponendo l’accento sull’importanza della scelta consapevole e della conoscenza delle caratteristiche di ogni razza, specificando che i cani non sono tutti uguali e parlando di  border che hanno voglia di correre, di labrador che riportano di tutto e di più e anche di rottweiler che, una volta cresciuti, tendono a diventare territoriali.
Il dobermann non l’ha neppure nominato.
Inoltre dice che, di fronte alle difficoltà che possono emergere quando il cane finisce di essere un cucciolo e diventa un adolescente, c’è chi decide di impegnarsi e chi invece preferisce rinunciare al cane.
Non mi sembra proprio la stessa cosa che dire “ti rendi conto che hai un rottweiler o un dobermann, entri in crisi e devi sbarazzartene“.
Ripeto: può sembrare una ricerca di pelo nell’uovo.
E qualcuno dirà che ho voluto sparlare, attaccare, sputtanare la collega che ha curato l’inchiesta eccetera eccetera (tanto me lo dicono sempre, ogni volta che faccio una minima critica a chicchessia): ma come disse Moretti – e non a caso, forse, è diventato un tormentone – “le parole sono importanti”!
Così come è stata estrapolata (e anche un pochino falsata), la frase di Marchesini sembrerebbe mettere in guardia la gente solo dall’acquisto di cani da difesa, come se questi fossero gli unici a poter diventare problematici.
C’è questa dannatissima tendenza a fare “certi” nomi perché, forse si ritiene che colpiscano maggiormente l’opinione pubblica (in altra parte dell’inchiesta, quella sui cani vittime del traffico internazionale, si legge: “E quanti allevamenti clandestini ovunque; pure le periferie del milanese sono piene di pitbull in vendita“. Perché nominare solo il pit bull?): ma in questo modo  si ottiene solo di far associare il concetto di “problema” (o  quello di clandestinità, di combattimenti, insomma di tutto ciò che è negativo) ai nomi di razze già abbastanza sbattute in prima pagina allo scopo di criminalizzarle.
Il risultato, come sempre, è duplice: da un lato la famiglia normale tende a tenersi alla larga da questi cani che abbina appunto a pensieri preoccupanti (e magari si fionda sul labrador o sul border “da divano”, non rendendo solo infelice il cane, ma procurandosi anche una bella compilation di problemi)… e dall’altro i “tamarri” di turno, quelli che vanno alla ricerca del kanekiller o comunque del cane capace di fungere da prolungamento della propria virilità,  ne vengono attratti.
Potrebbero sembrare sottigliezze: ma tanto sottili non sono.
E’  il continuo stillicidio di associazioni mentali come queste che poi porta alle ordinanze idiote, alle “black list” e a tutto ciò che ha già causato abbastanza danni alla cinofilia, e che quindi gradiremmo veder sparire.
Ma se da un’intervista corretta poi si estrapolano soltanto i “nomi che fanno scena”, il cane (è il caso di dirlo) continuerà a mordersi la coda.
Per questo, pur avendo apprezzato molto questa inchiesta, avrei preferito non vedere questa piccola, minima, per carità… ma comunque significativa – dal mio punto di vista – caduta di stile sulla scelta delle razze da citare nel riassunto.
Niente di drammatico: solo un’altra gocciolina che, nello stillicidio di cui sopra, si poteva evitare. E che stona ancor di più proprio perché l’inchiesta, nel suo insieme, è di ottimo livello.

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14 Commenti

  1. Io credo che a questi poveri nostri Rottweiler fischieranno le orecchie….sono sempre in prima pagina peggio di Belen!!!!!!! :-D:-D

  2. Cara Valeria, come sai io tra l’altro sono un appassionato proprio di rottweiler… nella mia vita ne ho avuti due, il primo nel 94 e il secondo nel 04, per cui sono circa vent’anni che convivo con rottweiler avendo il piacere di apprezzarne le caratteristiche. Negli ultimi dieci anni ho dovuto lottare contro l’idea balzana della black list e delle fantasie d’oltralpe, ma non solo… anche con la superstizione che coi rottweiler non si debba fare il gioco del tira-molla, quando il modo migliore per indirizzare la sua splendida competitività è proprio quella di strutturare un target, un contesto, un modo espressivo, come nelle arti marziali. Così facendo non ho mai avuto problemi con i miei due cani, che non solo hanno convissuto nel mio zibaldone di altri cani, altri animali (persino conigli in libertà) e bambini anche molto piccoli, ma altresì hanno fatto attività di pet therapy e di educazione nelle scuole… ho i filmati e le foto che possono confermare quanto sto dicendo. Ma per far questo occorre uscire dall’idea che il cane sia un bambino o un giocattolo, che i cani siano tutti uguali, che esista un modo adeguato e standardizzato per essere cane, che tutti i cani richiedano lo stesso modello educativo, che il proprietario possa non interessarsi del profilo della razza e che tutti possano adottare qualunque cane… da qui nascono i problemi, dal pensare che tutto volga naturalmente verso l’equilibrio e l’armonia, quando al contrario la 2 legge della termodinamica dice che laddove non metti energia (ossia impegno) il disordine è molto più probabile dell’ordine.
    Grazie per la tua puntualizzazione.

    • Caro Roberto, la puntualizzazione è stata dovuta proprio al fatto che tu hai detto una cosa e ne è stata scritta (parzialmente) un’altra. Ma sono particolarmente lieta di questo tuo commento anche perché citi la “superstizione che non si debba fare il gioco del tiramolla”, visto che è una superstizione diffusa e ribadita da moltissimi educatori (anche SIUA, ahimè).
      Mi sembra sempre più evidente che alcuni tuoi allievi hanno frainteso la tua visione del cane (o forse anche tu hai cambiato in parte idea su alcuni fattori, cosa peraltro lecita): chissà che un po’ alla volta, collaborando invece di litigare, non si riesca a far capire a tutto il mondo cinofilo che ci sono alcuni punti fermi (primo fra tutti quello che riguarda la selezione e la caratteristiche di razza) dai quali nessuno, educatore, addestratore o semplice appassionato che sia, può prescindere.

      • In questi anni ho cambiato molte cose e tanto ovviamente ne cambierò in seguito, pur seguendo un mio filo di ragionamento e un mio obiettivo di ricerca, anche e soprattutto grazie al confronto e alla dialettica che sorge dalla critica. Ci sono dei punti fermi che dovrebbero essere la base di condivisione che ci permette di dialogare… una sorta di esperanto cinologico che ci aiuti a evitare le sterili contrapposizioni e i fraintendimenti che dai media sono sempre enfatizzati. Sono d’accordo con te. Detto questo sul tira-molla non ho cambiato idea, così come sul concetto di disciplina delle tendenze di razza… tutti gli educatori che hanno seguito i miei corsi lo hanno sentito ripetere oltre modo e in tutte le salse. Purtroppo c’è sempre chi vuol sentire quello che gli pare e – non dimentichiamolo – c’è chi si dice mio allievo e non ha mai assistito neanche a una lezione. Proprio per questo cerco di ribadire certi concetti perché con l’evoluzione mediatica i processi entropici aumentano di concerto… ovvero (per la sciuramaria) la merda cresce.

  3. A proposito di black list, ho da poco scoperto che il sindaco della mia città, Ravenna, ha emanato un ordinanza che impone NEI PARCHI DEDICATI AI CANI , l’uso obbligatorio della museruola a tutti i cani di altezza superiore ai 35 cm al garrese e a tutti i cani di razza molossoide…… non ho parole, a parte che vorrei capire la valenza giuridica di un ordinanza del genere mi pare che si vada sempre di piu verso una società improntata all’ignoranza e alla cinofobia…..

    • a Guido:

      …sarà un calvario x chi ha un Bulldog (o magari un carlino: sono molossoidsi ma a me sa che il Sindaco creda che i molossoidi siano solo i “mastini”, i Rott, “pizzpull” e simili, che poi i pitbulls sono terrier di tipo bull e non veri e propri molossoidi) trovare una museruola adatta!

      Che pena: osa porti a fare il cane in area cani se devi museruolizzarlo (sarebbe + sensato dare delle regole sensate di convivenza civile e buon senso da rispoettare in area cani, come ad es prima di entrare avvertire chi è già dentro e informarsi sul carattere degli altri cani, non affollare troppo l’area, non infilare un cagnono da 10kg in un area piena di cani che pesano il quadruplo e sconosciuti, ecc)!

      Comunque se è come qui a Genova le leggi riguardo ai cani non vengono mai fatte realmente rispettare, nemmeno le multe x la cacca lasciata li vengono date e quando c’era la legge Sirchia mai nessun vigile mi fermò x farmi museruolizzare il cane (x fortuna, anche se la mia x l’anagrafe è registrata come meticcio incrocio di amstaff quindi non rientrava nell’ordinanza, ma x un vigile che la vede a qualche m di distanza anche se cinofilo appassionato di terrier di tipo bull sarebbe impossibile dire se la mia è un incrocio di amstaff o un incrocio di pitbull o un pitbull); come ad es mi è stato detto che a Genova il collare a strozzo sarebbe vietato, ma non ho mai visto nessuno fermato x tale motivo (e prima di fermare quelli dovrebbero fermare chi tiene cani indisciplinati liberi in centro città che vanno a rompere agli altri canmi e talvolta perfino ad attaccarli)..

      Ma veramente città comuni e regioni possono fare leggi in materia cinofila che siano in contrasto con le leggi nazionali e anche palesemente idiote e raffazzonate?

      vabbè…alla fine nel resto del mondo le leggi sui cani mediamente sono assai peggio che in Italia, anche se non è una buona scusa x non divulgare leggi idiote italiane.

      • Vero Alice! Ma poi, dico io, chi esce sempre col proprio cane, (e non solo quando gli fa comodo o ha un po di tempo), sa perfettamente che non sono le dimensioni di un cane a renderlo aggressivo e quindi pericoloso, ma il padrone, poi c’è razza e razza quel che si vuole, ma a me è capitato di incontrare cagnolini di un’aggressività esagerata e cani molossi di una dolcezza infinita! E’ ora che la smettano con ste storie da medioevo.
        Per quanto riguarda le leggi sui cani, fanno incavolare anche me, ma non c’è da stupirsi visto le leggi che ci sono anche per i non cani….
        Cara Valeria, lei ha ragione, credo di averle già detto cosa ne penso di certi…”giornalai”.
        buona giornata a tutti

      • la museruola per bulldog (e in versione mini per carlini e bouledogue, e mettiamoci anche il boston terrier che quel muso lì c’ha) esiste, e fa sembrare il cane con il muso largo ma corto una specie di Hannibal Lecter.

  4. Scusate tanto se mi intrometto, io ho seguito l intervista di marchesini e sono d accordo con lui. Troppa gente compra cani perche’ piace il colore o la forma o perche va di moda, e poi se ne sbarazza perche non sanno come tenerli con se perche a detta loro sono “cani problematici”. Se dovessimo dire che tutti i cani sono uguali dovremmo arrenderci anche all idea che tutti gli umani sono uguali e io sinceramente spero proprio che non sia così.

    • Sì, Barbara…ma siamo TUTTI d’accordo con Marchesini! E’ solo che una sua frase è stata un po’ modificata nel testo.

  5. Valeriaaaaaa!! Ancora non l’hai imparata l’educazione alla tua età? Non t’innervosire, vattene in pensione e riposati un pò, ne hai bisogno!

  6. Riguardo all’annoso tema delle razze “pericolose” segnalo questo articolo, a proposito di uno studio che purtroppo non ho visto riportato da nessun media italiano:

    http://pachnews.cl/perros-y-seguridad-educar-no-prohibir/

    Invece sulle inchieste di Repubblica non so… io ho dato una lettura trasversale, confesso, però mi sembra che manchino diversi dati importanti; per esempio i cani randagi le cui carcasse finirebbero nel cibo per animali è una leggenda metropolitana vecchiotta, e l’articolo in cui se ne parla non offre dati, la butta lì come una possibilità tra tante, senza verifiche. Anche la storia dei cani esportati in Germania mi sembra un po’ troppo aperta: cosa è successo a questi cani? L’idea che emerge è che nessun giornalista sia andato in Germania a vedere, e questo non mi sembra molto corretto 🙁

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.