gattostressdi TIZIANA MASSA – Ogni essere umano che convive responsabilmente con uno o più gatti deve affrontare, prima o poi, un periodo poco felice durante il quale l’amico peloso è afflitto da qualche patologia più o meno grave.
E’ l’incubo di ognuno, assistere alla sofferenza del proprio gatto e non poter far nulla di concreto, o almeno così si crede, per farlo stare meglio.
In realtà si fa molto: le visite regolari dal veterinario, le terapie a volte effettuate a casa per evitare al micio malato lo stress dello spostamento, le cure e le attenzioni raddoppiate, con conseguente stress emotivo dell’umano che scruta ogni minuto il beneamato musetto, domandandosi se quella sarà l’ultima volta in cui potrà farlo.
Tuttavia, anche l’umano più attento tende a sottovalutare alcuni problemi o disagi del proprio gatto, forse perché non appaiono ai suoi occhi esplicitamente patologici, ma che pure sono sintomatici di una sofferenza dell’animale, anche se non mortali.
Il più diffuso dei disturbi in questione che affliggono i nostri gatti è lo stress, peraltro spesso sottovalutato anche negli esseri umani.
La principale fonte di stress per un gatto sono i cambiamenti nelle sue abitudini: per motivi che ancora ci sfuggono (perché l’aggettivo “abitudinario” che usiamo per comodità nostra ci pare riduttivo per un animale così complesso e dalle molte sfaccettature), i gatti mal sopportano le variazioni nella loro vita quotidiana; al punto che, a volte, questa insofferenza dà origine ad uno stato di ansia e di tensione emotiva che si manifesta con sintomi inconfondibili, come strapparsi il pelo o leccarsi furiosamente, con il risultato di provocare escoriazioni della cute.
Anche l’emissione di urina fuori dalla lettiera è un chiaro indice di malessere psicologico del nostro felino domestico, segnale che purtroppo molto spesso viene interpretato dal padrone di casa semplicemente come un cattivo comportamento o, peggio, un “dispetto”.
Difficilmente ci si sofferma a tentare di comprendere il perché di questo repentino cambio di abitudini di questo animale, notoriamente molto pulito.
Questi sintomi sono da imputare allo stress, naturalmente solo se una visita veterinaria ha potuto escludere altre problematiche come le infestazioni da pulci o da acari, ad esempio, oppure una infezione alle vie urinarie.

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gattostress2E’ ovvio che rimproverare il gatto che assume questi comportamenti non risolve lo stress, anzi, contribuisce a rafforzarlo, in quanto è indipendente dalla volontà del felino, che semplicemente esprime in questo modo il suo disagio, la sua sofferenza.
Anche se non ce ne sarebbe bisogno, chiariamo ancora una volta che i gatti non fanno dispetti, almeno non nell’accezione che noi abbiamo del termine; non perché siano tutti angioletti, infatti ognuno di loro ha il suo carattere esattamente come noi, bensì perché non è nella loro natura il concetto di ripicca.
E’ quindi importante per l’umano che si occupa del micio stressato, l’osservazione attenta del suo comportamento, al fine di racimolare più informazioni possibili da riferire successivamente al veterinario o anche solo per tentare di risolvere il problema autonomamente, cosa fattibile se la situazione di stress è in atto da un tempo piuttosto breve e quindi facilmente controllabile.
Spesso le motivazioni sono per noi incomprensibili o comunque di scarsa importanza, ma, facendo sempre riferimento all’abitualità del felino domestico, sarebbe utile imparare a ragionare… da gatti, vale a dire mettersi nei panni di una creatura che ha poche certezze nella vita, che spesso ha come compagne l’incertezza del domani e la paura.
Pertanto… quelle poche cose garantite che si è conquistato, il gatto ci tiene non poco a mantenersele! E se una sola di queste “piccole” tessere improvvisamente si stacca dal mosaico della sua vita lui entra in stato di inquietudine.
Per portare un esempio, una delle situazioni più frequenti in cui il gatto manifesta, se non un vero e proprio stress, quantomeno un disagio, è il cambio repentino del tipo di sabbietta utilizzato per la lettiera.
A noi risulta incomprensibile. Andiamo al pet shop, non troviamo la solita sabbietta perché è momentaneamente esaurita, pertanto ne acquistiamo un altro tipo, magari anche compiaciuti perché la nuova ci sembra migliore. E il discorso per noi termina lì. Invece, dal giorno seguente, iniziamo a trovare qualche pipì negli angoli più o meno nascosti di casa.
E’ perfettamente comprensibile che, ad una prima reazione di stupore, ne segua un’altra di irritazione, per non dire collera (alzi la mano chi non ha mai pensato:”Adesso lo faccio a fette…”), tuttavia, se una volta sbollita la rabbia ci fermiamo a riflettere, possiamo capire che il nostro micio, da sempre pulito e mai birichino, deve senza dubbio avere un motivo per adottare un simile comportamento.

gattostress3Un’altra frequente causa di stress del gatto, questa volta più facilmente comprensibile ed individuabile anche per noi umani, è l’introduzione in casa di un nuovo ospite, umano o animale che sia.
Abbiamo già parlato in precedenza del comportamento da tenere in questi casi, nei quali il micio manifesta la sua gelosia, la paura di non essere più oggetto di amore da parte dell’umano o degli umani di casa, il timore di perdere la sua tranquillità, di vedere sconvolta la propria vita; quindi non torneremo sull’argomento, ma è importante che queste situazioni non vengano sottovalutate, che si prenda in seria considerazione la sofferenza psicologica che in certi frangenti angoscia il nostro amico peloso al punto da portarlo ad autoinfliggersi ferite o a modificare completamente il suo abituale ed equilibrato comportamento.
Solitamente, se i sintomi dello stress non sono stati trascurati dal principio, è sufficiente una maggiore presenza fisica dell’umano di casa a fianco del micio, la calma, la voce suadente, le coccole, perché lo stress rientri in breve tempo e il gatto riacquisti la sua consueta serenità.
Ci sono tuttavia occasioni in cui, per negligenza o per inesperienza, i primi sintomi da stress passano del tutto inosservati, aumentando gradatamente e arrivando a livelli per i quali è più che necessario l’intervento del veterinario, che potrà intervenire con farmaci mirati e con le giuste direttive perché l’umano di casa sia in grado di offrire al micio un valido aiuto e supporto psicologico.

gattostress4Ogni caso è diverso dall’altro, così come ogni gatto ha reazioni diverse dagli altri di fronte ad uno stesso problema, quindi non è possibile né corretto in questa sede dare una soluzione.
Nondimeno una cosa possiamo affermare senza tema di smentita; ossia che, qualora il gatto manifesti un suo personale disagio in qualsiasi modo, anche se poco piacevole per gli abitanti della casa, è del tutto controproducente reagire in maniera collerica, spaventandolo con urla o gesti inconsulti, perché l’unico risultato che si ottiene è quello di logorarlo maggiormente, accentuando
proprio quei comportamenti che si volevano bloccare (oltre ad essere una condotta assolutamente deprecabile nei confronti di una creatura indifesa e già in difficoltà).
Naturalmente vale come sempre il discorso, ormai per la verità scontato, che proprio per la particolarità caratteriale che ogni gatto presenta, lo stress non li colpisce tutti, quantomeno non per gli stessi motivi.
Per questo motivo ci sarà il gatto che non si scomporrà per un cambio di lettiera, ma piuttosto entrerà in crisi perché gli è stata spostata la ciotola della pappa; ci sarà il gatto che non muoverà un pelo qualsiasi siano i cambiamenti apportati alla sua routine
(anche se la vedo già più dura…) e ci sarà quello che invece avrà l’ansia ancora prima che il suo umano abbia deciso di cambiare qualsiasi cosa.
Quanto di cui sopra vale chiaramente in linea generale, e vuole solo essere un suggerimento a fare maggiore attenzione al comportamento dei nostri amici pelosi, che non hanno il dono della parola, ma hanno quello (assai accentuato!) della sensibilità.
Per questo vanno trattati con la giusta delicatezza, se si desidera che la loro vita con noi sia davvero speciale.

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3 Commenti

  1. Carissima Tiziana, hai proprio ragione, io che ho oltre al cane, due voliere e un gatto, confermo tutto. A volte il nostro egoismo ci porta a non far troppa attenzione a certe cose, ma avendo avuto anche un’altro gatto ed essendo cresciuta in mezzo ai gatti, è verissimo, non ho mai conosciuto un gatto con lo stesso carattere, c’è quello più abitudinario, quello più coccolone, più casalingo ecc…ecc…
    Gino, il gatto che ho adesso, ha sopportato direi bene sia il cambio di casa che l’arrivo del cane, anche se è geloso, strano, ma vero, quando ho provato a cambiargli il tipo di sabbia, è andato nell’orto (appena seminato!!!), e ha fatto tutti i suoi bisogni lì…con il mangiare poi, non parliamone, se cambio marca o se gli do le scatolette al posto dei suoi crocchi, da zampate alla ciotola e si fa venire il vomito!!! 😀 una teppa!

  2. Hai ragione. Io ho due gatti e un bel cagnone arrivata da poco(un cane corso).la mia prima gatta,la mia bimba, ormai sono anni che mi fa la pipì a giro e io ho accettato mettendo i teli,all’inizio credo sia stato lo stress di cambio casa è poi ha continuato, quando è arrivato il cane le è venuta addirittura una cistite terribile.ma che ci si fa?Io di certo non le faccio dare farmaci. SOPPORTO!!! Per fortuna ormai ha scelto solo due posti oltre alla lettiera e io metto i tappetini!!

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