fobico6di VALERIA ROSSI – Riporto qui sotto le parole di un’amica di FB che vorrebbe ridare dignità e sicurezza a un cane di due anni proveniente da un “brutto” canile (uno di quelli in cui si raccattano cani solo per far soldi, insomma), ma presumibilmente deprivato già da prima: come spesso avviene con i cani da caccia – e con questo non sto partendo lancia in resta contro “tutti” i cacciatori, sia chiaro… ma purtroppo di casi simili se ne vedono tantissimi – c’è il dubbio che non sia mai uscito dal suo box se non per andare, appunto, a caccia e che quindi non conosca nulla del mondo.
In pratica, la situazione è la seguente:

Lucio, così ho chiamato il cagnone poichè ha una testa pelosa degna di Battisti, vive con me in appartamento. In casa è fantastico, mai sporcato nè fatto danni per ora, a parte scippare le ciabatte per portarle un pochino a cuccia con lui, ma niente di fastidioso, anzi lo fa con un muso furbo e si vede che lo fa per provocare un po’ di gioco.
Quando usciamo dal portone si trasforma: paura delle auto, motorini, biciclette, gente sui marciapiedi, di ogni rumore… suppongo che oltre al canile e probabilmente al box di un cacciatore abbia conosciuto poco del mondo… ho letto e riletto la storia di Afra, mi sono rivista in quella situazione, soprattutto per le abilità escapologiche dalla pettorina (ora ne ho trovata una antifuga e Lucio non si sfila più).
Ho iniziato un percorso con un’educatrice per lavorare un po’ sulla reciproca relazione e qualche passetto in avanti si vede (ora se qualcosa lo spaventa cerca la mia vicinanza invece di cercare solo la fuga).
(omissis)
Quando Lucio ronfa pancia all’aria sul suo cuscino mi fermo a pensare come sono fragili queste creature, così poco per spaventarli e così tanto tempo per ridare loro fiducia, e ti assicuro che lui è pure un gran coccolone con chi conosce… forse avrei potuto scegliere un altro cane, ma quegli occhi, quegli occhi chiedevano dignità…
Io vorrei che fosse un cane forte, che affronta il mondo a coda alta, come quando corre per i campi e in montagna, e che non si spaventi per uno sconosciuto che fa jogging…

fobico5Ecco, vorrei dire che mi piace molto il fatto che con l’educatrice si stia lavorando “sulla reciproca relazione”. Ovviamente non so come stiano lavorando, ma il punto di partenza è sicuramente quello giusto: perché con i cani fobici, soprattutto se deprivati, l’unica possibilità di ottenere qualche risultato sta proprio nel convincere il cane che dove c’è il suo umano non potrà accadergli nulla di male.
Questo mi ha dato lo spunto per un articolo, soprattutto perché… be’, perché non ci vuole nulla a dire “fagli capire che con te sta al sicuro”. Ma in pratica, poi… come glielo spieghi, questo, a un cane?
Per quanto sia difficile anche descrivere metodi e situazioni solo attraverso una tastiera, e senza poter mostrare nulla “dal vivo”, proverò a riassumere alcuni punti focali relativi a questo tipo di problemi e anche a parlarvi di alcune possibilità di intervento che magari, chissà, potranno essere utili a qualcuno (fermo restando che ogni cane è un caso a sè e non esistono ricette miracolose né panacee universali).

Le cose da sapere a priori:

fobico31 – Come abbiamo già detto mille volte, l’amore non basta a recuperare un cane fobico. E non basta neppure la pazienza. Bisogna lavorare, e lavorare duro.

2 – Non basta neppure la sola desensibilizzazione (ovvero, far conoscere gradualmente al cane tutto ciò che non conosce e che per questo lo spaventa). Può bastare con un cane che ha avuto in passato esperienze negative (per esempio: cane che è stato investito da una macchina e che adesso ha paura delle macchine), ma non basta praticamente MAI con un cane deprivato.

3 – Con un cane deprivato, che non è stato correttamente socializzato dai due ai quattro mesi di vita, sono davvero rarissimi i risultati definitivi e totali.
Bisogna sapere fin dal primo momento – e questa consapevolezza bisognerebbe averla fin dal momento della scelta, soprattutto per evitare i troppissimi rientri in canile dovuti alla delusione degli adottanti che speravano di risolvere tutto con due coccole e qualche bocconcino – che i “periodi sensibili” non si chiamano così per caso. E che non per caso sono appunto “periodi”, ovvero hanno un inizio e anche una fine. Il periodo giusto per socializzare il cane, e quindi per non fargli temere “il mondo esterno”, termina a quattro mesi circa (se fosse possibile ottenere gli stessi risultati anche dopo, non avrebbe alcun senso parlare di “periodi”).
La morale è, purtroppo, questa: in caso di deprivazioni sensoriali, in caso di cani che non sono stati socializzati all’età giusta, è lecito attendersi risultati solo parziali (se il cane non è stato neanche impregnato sull’uomo, può succedere anche che non arrivi mai nessun risultato: ma qui parleremo solo di cani impregnati e non socializzati).
Il cane, quasi sempre, ci mette pochi giorni ad attaccarsi – talora morbosamente – alla sua nuova famiglia: è un animale sociale, ha proprio nel DNA la necessità, il vero e proprio bisogno di far parte di un “branco” e questa esigenza sta al di sopra di qualsiasi timore, paura, fobia. Per questo ci mette pochissimo a diventare un cane fantastico dentro casa: ma l’ambiente esterno, l'”outdoor”, è tutt’altro discorso. Il cane non ne ha alcun bisogno, non c’è nessuna spinta che lo invogli ad accettarlo: e se l’outdoor gli fa paura, lui può anche rifiutarlo per tutta la vita (o accettarne solo una minima parte, e dopo un lungo lavoro).

fobico24 – L’attaccamento alla famiglia (anche quando è morboso) non va confuso con la fiducia in questa famiglia. Il cane si aggrappa quasi per disperazione a chiunque gli garantisca il soddisfacimento dei bisogni primari (e può andare in crisi se teme di “perdere” queste persone anche solo per qualche ora: per questo moltissimi cani provenienti da canili e rifugi manifestano ansia da separazione)… ma la sicurezza in se stessi, il coraggio, la capacità di affrontare e superare lo stress non fanno parte dei bisogni primari.
Insomma: offrire al cane cibo, acqua, coccole e un rifugio sicuro (bisogni primari, ovvero quelli che devono essere soddisfatti perché altrimenti non si sopravvive) basta e avanza a conquistarci l’attaccamento, la fidelizzazione del cane… ma non basta affatto a conquistarci la sua fiducia. Sono due cose molto diverse.
Nel caso in oggetto, come in mille altri, il cane sa che rimanendo in quella famiglia sopravviverà: e questo è il suo scopo principale, ovviamente. Noi sappiamo che per ridargli tutta la sua dignità di cane, come vorrebbe – giustamente – la sua umana, bisogna offrirgli molto di più (autostima, sicurezza in se stesso e appunto fiducia): ma il fatto è che lui non lo sa. Non sapendo – letteralmente – cosa si perde, lui sta bene così: di tutto il resto non gliene può frega’ de meno e non lo vuole.
Ha trovato un habitat in cui sa che mangerà, berrà e non gli succederà nulla di male: non gli interessa affatto andare a “esplorare nuovi mondi”, perché questi nuovi mondi lo spaventano. Quindi, quando noi glieli proponiamo, fa resistenza.
Si chiede, in pratica: “ma chi me lo fa fare?”
E noi conosciamo la risposta… ma lui NO! Lui si sente perfettamente a posto così.
Questo è importantissimo capirlo, perché se non lo capiamo potremmo fraintendere le sue resistenze: ma come? Io ti ho salvato dal canile, io ti sto offrendo una vita ricca, piena e gratificante, e tu la rifiuti?
Capita che qualche umano si senta quasi offeso dall’atteggiamento del cane, e che cominci a ritenerlo un “irriconoscente”.
Ma antropomorfizziamo un po’ (quando ce vo’ ce vo’) e proviamo a ricordare quanto siamo stati felici NOI il primo giorno di scuola, o di scuola materna. Nonostante a noi avessero spiegato a parole (cosa impossibile con il cane) che ci aspettavano divertimento e giochi, che avremmo imparato tante cose nuove e conosciuto tanti nuovi amici… quanti di noi si sono aggrappati disperatamente alle gonne della mamma, pregandola di non abbandonarci in quel mondo sconosciuto che ci faceva una paura dannata?

fobico1Certo, il cane non è un bambino. E in questo caso bisogna aggiungere che “purtroppo” non lo è, perché il bambino – volente o nolente – quando è costretto ad affrontare il nuovo mondo-scuola prende rapidamente coscienza del fatto che lì non gli succede niente di male e che davvero ci si può divertire (vabbe’… almeno fino alle elementari!). Quindi, di solito, torna a casa tutto entusiasta.
Al cane, invece, non basta capire che “non succede niente di male” per cancellare la paura.
Perché?
Un po’ perché per lui è un predatore, sì… ma è anche una preda. E questo non andrebbe mai dimenticato. In natura il cane – e ancor più il cucciolo – può essere aggredito e ucciso da carnivori più grossi di lui: e questi predatori possono annidarsi dietro ogni angolo sconosciuto. Il “cane in natura” (che si chiama lupo… ma il cane domestico, non dimentichiamo neppure questo, ha il suo stesso identico DNA!) si sente al sicuro soltanto nel proprio territorio, nell’areale di pertinenza del suo branco. Tutto ciò che sta fuori da lì è potenzialmente pericoloso.
C’è, però, un altro fattore: ed è che il cane (a differenza del bambino che viene fatto giocare, incontra nuovi amici eccetera eccetera) spesso e volentieri NON si diverte affatto al di fuori del suo areale (e cioè casa nostra). Quindi non può “tornare a casa entusiasta” come il bambino, perché – a differenza del bambino – ha incontrato solo una serie di stressor, ma nessuna gratificazione successiva.

Cosa si può fare

fobico71 – Visto ciò che ho appena affermato, la primissima cosa da fare mi sembra evidente: bisogna far divertire il cane quando lo si porta fuori di casa.
Pensate un attimo a quello che si fa di solito:
a) lo si mette al guinzaglio (per forza, altrimenti fuggirebbe via e magari finirebbe sotto una macchina: ma tutto questo lui non lo sa. Lui sa solo di essere legato e quindi impossibilitato a fuggire di fronte a un eventuale pericolo… e già lo stress va a mille);
b) lo si porta (secondo noi) “a spasso”. Secondo lui, invece, lo si getta in balia di tutti i potenziali predatori che si annidano fuori dal suo areale. Una goduria!
c) gli si fanno “vedere cose nuove” sperando che si abitui ad esse e che capisca che non sono pericolose. Ma per lui biciclette, macchine, moto, autobus sono mostri rumorosi  e spaventosissimi: chi glielo dice, che “non gli fanno niente di male”? Solo il casino e la puzza che fanno bastano e avanzano a infastidire orecchie e naso (naso, peraltro, immensamente più sensibile del nostro… e la puzza dei gas di scarico dà fastidio anche a noi. Immaginatevi a lui!). Quindi gli “fanno qualcosa di male” solo per il fatto di esistere.
d) lo si porta “in mezzo alla gente”, per abituarlo. Il che, per lui, equivale ad essere sbattuto nel bel mezzo di un branco diverso dal suo… laddove, in natura, lui verrebbe sicuramente aggredito e forse anche ucciso.
Accidenti, che bel divertimento!

fobico9Per questi motivi la cosa giusta da fare è portare il cane, inizialmente, solo in UN habitat alternativo a quello casalingo: un’area cani (se lui è socievole con i suoi simili), un campo cinofilo (caldamente suggerito, perché lì tutto può essere tenuto sotto controllo), un piccolo settore controllato di un parco.
Il cane non è molto bravo a generalizzare, quindi bisogna andare per gradi: ma soprattutto, una volta raggiunta questa nuova area, il cane deve divertirsi. Quindi lo faremo giocare, giocare, giocare (con NOI, non da solo!).
Anche il cibo può essere utilizzato, ma il cibo è un bisogno primario e non ha niente a che vedere con il divertimento: e poi quello lo trova pure dentro casa.
Quello che il cane deve pensare è che valga la pena di abbandonare il suo rifugio sicuro, perché “fuori” ci sono posti bellissimi in cui si gioca un sacco.
E se il cane non sa giocare? Gli si insegna!
Perché un cane che “non sa giocare” non può esistere: esistono solo cani in cui l’impulso ludico è stato inibito… ma se ne può sempre uscire, proprio perché il gioco, al cane, PIACE sempre. E’ un’altra delle cose che ha nel suo DNA.
Un’altra cosa fondamentale è  che il cane possa essere liberato nel nuovo habitat. Niente costrizioni, niente guinzagli = meno paura e più disponibilità a seguire la sua naturale curiosità, a scoprire cose nuove e ad  abituarsi ad esse.
Dunque, libertà e gioco sono le prime due parole d’ordine. Questo richiede, ovviamente, che lo spazio in cui lo liberiamo sia recintato, perché dobbiamo lavorare in sicurezza.

2 – E’ sufficiente che il cane si diverta? Purtroppo no.
Resta il problema “pericoli nascosti, predatori in agguato” eccetera: e questo è lo scoglio più difficile da superare.
Come lo si supera? Convincendo il cane che lui è più forte, più figo, più potente di qualsiasi possibile predatore/nemico/avversario.
E come si fa? Semplice: mettendolo di fronte a diversi stress (sempre molto graduali), guidandolo verso il loro superamento e facendogli trovare una super-gratificazione una volta che è riuscito a superarli.
Un esempio qualsiasi: al nostro campo c’è una sorta di “piscinetta” piena di bottiglie di plastica schiacciate, che quando ci si cammina sopra fanno un rumoraccio fastidiosissimo. Nessun cane timido/pauroso/fobico ci passerebbe mai spontaneamente sopra: però noi lo aiutiamo ad affrontare questo ostacolo camminandoci dentro prima di lui e poi mostrandogli qualcosa che lui desidera (cibo, gioco, manicotto…), finché non trova – da solo, senza forzature – il coraggio di superare lo stress pur di raggiungere l'”oggetto del desiderio”.
Il risultato è triplice:
a) il cane comincia a pensare che se gli chiediamo di fare qualcosa, quel “qualcosa” non gli causi nessun problema (infatti, quando passa sulle bottiglie, non gli succede proprio niente di male);
b) il cane pensa “però, come sono figo! Ce l’ho fatta a vincere il mio timore”  (e così aumenta la sua autostima);
c) il cane si convince che più coraggio dimostra, più riesce a superare le sue paure e più verrà gratificato (il premio dev’essere ovviamente moooolto piacevole per lui: dev’essere proprio qualcosa che lui desiderava con tutto se stesso. IMPORTANTE: lo stress DEVE precedere il premio. Se fossero contemporanei si rischierebbe di vanificare il premio stesso).

Questo è soltanto uno dei millemila esempi che si possono mettere in pratica, ma sempre dopo aver messo il cane più tranquillo possibile: non gli potremo certo presentare lo stressor il primo giorno che lo portiamo al campo! PRIMA il cane deve imparare ad apprezzare il nuovo ambiente (perché ci si diverte), e a non averne paura: POI gli mostreremo qualcosa di cui, invece, si può proprio aver paura… ma lo metteremo anche in grado di “vincere” la sua battaglia (contro se stesso e contro il “nemico”) e di uscirne soddisfattissimo di sè, ma anche di noi.
Infatti non basta costruire autostima, ma è fondamentale che il cane cominci a stimare anche noi: attenzione, perché è molto diverso considerare un umano come “quel bravo cristo – magari un po’ pirla, ma innocuo – che mi dà da mangiare” o come “la mia guida, il mio maestro, colui di cui mi potrò sempre fidare”.

fobico43 – I rapporti con gli umani sconosciuti vanno gestiti più o meno nello stesso modo: per lui sono potenziali nemici, quindi vanno “affrontati e superati” esattamente come oggetti, odori, rumori che lo mettono in apprensione.
Non basta che gli estranei lo accarezzino, lo coccolino o gli diano del cibo: anzi, carezze e coccole potrebbero essere fraintese e scambiate per aggressioni, mentre il cibo – ancora una volta – è una cosa che non ha nulla a che fare con la fiducia.
Anche per quanto riguarda gli estranei io suggerisco che sia l’umano di riferimento a fare la prima mossa: questo è il mio metodo, e non dico che sia l’unico valido… ma io suggerisco al conduttore di toccare, annusare, esaminare per primo l’estraneo (che ovviamente dev’essere un “complice”: non è che possiamo farlo col primo che passa per strada!”), con il cane che osserva a distanza di sicurezza. Una volta che il conduttore avrà assodato (dal punto di vista del cane) che l’estraneo è innocuo, potrà invitarlo ad avvicinarsi e ad annusarlo a sua volta (mentre l’estraneo resta immobile), premiandolo se accetta l’invito. E’ il conduttore a premiare, NON l’estraneo (o meglio: possono farlo anche entrambi, ma è fondamentale che la super-gratificazione arrivi sempre dal conduttore).
Gradualmente si passerà a far approcciare due estranei (sempre neutri), poi un gruppetto,  poi a far muovere l’estraneo, poi a far muovere tutto un gruppo, infine a far “succedere cose” (aperture di ombrelli, persone che parlano ad alta voce, passaggi di biciclette tenute a mano e così via).
“Gradualmente” è , ovviamente, la parola chiave: e nonostante questo è facile che ci siano delle regressioni. Non bisogna avvilirsi, succede (e succede spesso): in questo caso si farà un passo indietro e si ricomincerà da stimoli un po’ meno intensi.

Ecco, questo è più o meno tutto ciò che si può dire in generale (per dire  – e fare – di più bisognerebbe parlare di casi specifici, e quindi vedere/conoscere il singolo soggetto).
Una cosa soprattutto spero di essere riuscita a spiegare in modo chiaro: e cioè che un cane fobico non migliorerà MAI se gli presentiamo situazioni “troppo intense” per lui. C’è un esempio che il mio collega Davide Cardia fa sempre ai corsi, e che mi sembra assai esplicativo: se voi aveste paura dei ragni e doveste fare un compito in classe impegnativo, non riuscireste mai a concentrarvi se qualcuno vi mettesse un ragno su una spalla. Fareste un compito infame anche se avevate studiato e vi eravate preparati, perché la vostra fobia cancellerebbe tutto il resto.
Ecco perché è fondamentale che gli stress (per esempio l’incontro con uno sconosciuto: questo potrebbe essere il “compito in classe”) verso i quali vogliamo “temprare” il cane siano affrontati in un ambiente che lui ha già imparato a conoscere e in cui si sente rilassato.
Se proviamo a fare la stessa cosa in mezzo a una strada trafficata, per lui sarà come avere il ragno sulla spalla: il fattore ambientale che causa fobia renderà vano qualsiasi tentativo di fargli affrontare e superare felicemente l’incontro, anche se l’estraneo fosse assolutamente perfetto nel suo approccio e/o se gli sventolasse un intero pollo arrosto sotto il naso.
Il fattore “campo”, quindi, è fondamentale: ed è molto opportuno che i primi “outdoor” siano totalmente sotto controllo, quando  vogliamo cominciare a costruire la “rinascita” di un cane fobico. Solo una volta che avremo ottenuto e confermato i risultati citati sopra (divertimento – tranquillità – capacità di affrontare e superare uno stress grazie alla fiducia in sè stesso e in noi) potremo ampliare i nostri orizzonti (e i suoi) fino a fargli veramente “conoscere il mondo” in tutte le sue accezioni. Ma non esiste proprio che si pretenda di insegnare qualcosa al cane lavorando (per restare al solito esempio) in mezzo a una sterminata distesa di ragni.
Anche il superamento delle fobie, al di là di tutto l’amore, la pazienza e la passione che possiamo metterci, è questione di tecnica: so che questo non piacerà affatto ad alcuni animalisti e buonisti, ma sta di fatto  che con le tecniche giuste si ottengono risultati: senza, no.
Purtroppo neppure le tecniche giuste garantiscono il superamento totale di alcune fobie, specie se derivanti da deprivazioni durante i periodi sensibili: purtroppo rieducazione e addestramento hanno dei limiti, così come ha dei limiti la scienza medica. Non tutte le malattie possono essere debellate.
Questo, però, non significa che non si debba provare a curarle: e se lo si fa, è meglio che lo si faccia con le medicine giuste e seguendo le indicazioni del proprio medico (educatore/addestratore) anziché quelle del “cuggino” (il “cuggino” è universale: si adatta alla medicina, alla cinofilia e a qualsiasi altro campo, perché in qualsiasi campo umano c’è sempre “quello che sa tutto” e che dispensa consigli senza avere la minima competenza in materia).
Lo ripeto: non è che adesso che ho scritto questo articolo tutti i cani fobici del mondo diventeranno magicamente cani sereni e rilassati. MAGARI bastasse così poco. Se pensassi che quanto ho scritto vada bene per tutti e possa risolvere tutto sarei io la prima “cuggina” della situazione.
Però ritengo che qualche indicazione, da quella che è poi semplicemente la mia esperienza, si possa trarre: non c’è nessuna bacchetta magica, ma qualche suggerimento utile, magari sì.
Un’ultima cosa ci tengo a sottolineare: e cioè la necessità di far affrontare al cane gli stressor, se davvero vogliamo che impari a superare lo stress.
Un cane tenuto sotto la classica campana di vetro, “protetto” da ogni possibile forma di stress, non crescerà mai e non sarà mai in grado di affrontare il mondo. Lo stress SERVE a maturare, a migliorare, a superare i problemi: l’importante è che sia gestito nel modo giusto e tenuto sempre sotto controllo. Ma senza alcuno stress avremo soltanto dei “cani zombie”, come li chiamo io: ovvero cani che “subiscono la vita” anziché prenderla di petto. E’ una vita tranquilla, per carità. Può anche sembrare una vita felice. Nessun pensiero, nessun obbligo, nessun impegno: a molti umani piacerebbe, e per questo ritengono di dare il massimo al loro amico a quattro zampe, facendolo vivere così.
Peccato che questo non rispetti affatto la sua essenza, la sua animalità, il suo essere cane.

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49 Commenti

  1. Rispetto alla tecnica: attenzione! lo stressor DEVE precedere il premio. Se fossero contemporanei, stressor e premio, si rischierebbe di vanificare il premio stesso.

    • bellissimo articolo, molto costruttivo anche per chi non ha cani fobici.
      approfitto (pardon) per salutare davide conosciuto qualche settimana al suo campo, (io ed il mio cane eravamo con luca).
      ancora grazie per allora.

  2. Grazie grazie grazie!Io e Lucio ti ringraziamo!Bellissimo articolo, lo stampo e lo attacco in camera!L’obiettivo sarà: un passo per volta!E un passo per volta hanno conquistato l’Everest!Grazie ancora!

  3. Lacrimuccia pensando a Luna 2 anni fà. Guardarla ora, la mia piccola grande sborona, ripaga di ogni minuto trascorso lavorando. Tanta solidarietà a coloro che si cimentano con questi pelosi dal cuore immenso… un unico consiglio, trovate il modo di aprirvi a loro, guardate il mondo coi loro occhi anche a costo di camminare a carponi per strada…. siate empatici, si scoprirà un mondo nuovo, fatto di percezioni, sensazioni, emozioni che vi accompagneranno per tutta la vita <3

      • credo come te Silvia… un passo per volta, un problema per volta. Luna è un cane lupo cecoslovacco cresciuta in un garage fino a sei mesi, poi è stata nel box per un anno. Quando l’ ho presa le mancava tutto, mai messo il guinzaglio, mai andata in macchina. Deprivata, fobica (per lei era un trauma anche solo passare dalle porte, la tenda che si muoveva la terrorizzava) aggressiva con cani e persone… bèh, oggi è un cane tutor, ha fatto il CAE1, il CAL1 ed expo… che dire? Si può fare, con tantissimo impegno e dedizione, rendendosi magari ridicoli agli occhi della gente ma poco importa se il rapporto diventerà affiatato e di reciproca fiducia. Auguro a te e Lucio di vincere le paure per arrivare al traguardo della serenità

        • Grazia, chissà che commozione fermarsi per un attimo al di fuori del quotidiano e vedere, rendersi conto, della rinascita della tua Luna!Addirittura cane tutor, che bello!
          Io rido pensando alla prima sera che Lucio ha visto un giornalista in tv…lo cercava dietro al televisore!!!

          • sì Silvia… è emozionante il rifiorire di un cane… a due anni di distanza sembra tutto così lontano perchè quei problemi quasi non me li ricordo. C’è “solo” un binomio che affronta il mondo sapendo che con 6 zampe è tutto più colorato

    • Solo 2? Brava! Io e la mia siamo a 5 e siamo ancora per strada camminando carponi! Miglioramenti nd abbiamo avuti tanti, il pb sono le ricadute, un po’ come la depressione, una volta svuta una crisi e fscile averne un altra. So’ che ci saranno altre ricadute, ma ormai si fida abbadtanzs di me.
      Una domanda, la tempra del cane viene influenzata dal fatto di non aver vissuto correttamente i periodi sensibili? La paura a voler provare cose nuove quanto pregiudica la capacita’ di apprendimento (ho dovuto insegnarle ad aprire le porte, molti cani imparano da soli)?

    • Quanto mi piace il “camminare carponi per strada”… È quello che dovremmo fare tutti… Metterci nei loro panni e cercare di capire il loro modo di vedere e capire il mondo.

    • Ciao Grazia,

      leggendo il tuo commento mi rivedo nella situazione che hai descritto ma io ci sono dentro in pieno…posso chiederti cosa intendi per duro lavoro?Anche io ho iniziato in un campo di addestramento ma avevo la sensazione di chiedere troppo a Hido, spaventato da qualsiasi rumore/persona quindi ora solo tante passeggiate in campagna e “lezioni” individuali con un addestratore molto paziente…e con le persone che entrano in casa sembra stia andando meglio…almeno (se le vede da un pò di volte) non scappa cercando rifugio…

      Grazie mille per i consigli che vorrai darmi

      • il lavoro duro lo intendo come quotidianità nell’ affrontare i problemi e pian piano risolverli… costanza e coerenza sono state le parole chiave…. desensibilizzazione, accreditamento per poi pian piano ridarle spazi e fiducia… è tutto un calibrare, aggiustare, tornare indietro…. gioire e piangere…. un gran bel lavoraccio 😀

  4. Grazie anche da parte mia e del mio Jarvis.che da una vita di campagna ( ma da recluso, cane da caccia mai portato neanche a caccia) si è trovato ad affrontare la città. Ora mi guarda dal mio letto e chiede: andiamo a spasso?

  5. il mio cagnone, preso a cinque mesi in allevamento, era del tutto fobico nei confronti dell’uomo, ci ho messo tipo 15 giorni a farmi avvicinare e altrettanti per riuscire a toccarlo….mi hanno detto che era stato traumatizzato da un incontro con la famiglia che era venuta a prenderlo prima di me, con tanto di bamino urlante e selvaggio che gli si era fiondato addosso terrorizzandolo, credo sia vero, almeno in parte perchè i suoi fratelli e sorelle non erano così fobici, certo ci sta anche la componente genetica che potrebbe rendere il mio cane più diffidente.
    Fatto stà che adesso, ha quasi tre anni, io sono il suo “faro nella notte”, da alcuni umani si lascia persino coccolare anzi li cerca proprio, di altri, che, per esmpio, vede tutti i giorni, pechè abitano nella stessa casa, non ne vuol sentir parlare, pernde il cibo e scappa….
    Io me lo porto ovunque, non teme i rumori, le auto, il traffico, teme “solo” l’uomo, non so se supererà mai del tutto la sua paura, intanto evito che le persone in giro gli si fiondino addosso tenendole lontane con un bel “non lo tocchi che morde” e lui ci mette del suo cominciando ad ululare, tipica espressione della sua razza ma in pochi lo sanno tant’è che lo prendono come un vera e prorpia minaccia e se ne vanno a gambe levate!!!! Se l’umano in questione è meno Sciuromaria allora se ne può parlare, ti avvicini piano piano, di lato magari, eviti di posargli la tua manona sulla tesa e non lo guardi dritto negli occhi così magari riesci anche ad essere tollerato!
    Bella fatica comunque arrivare fino a qui…tanta pazienza, tanta costanza e duro lavoro forse più per lui che pre me!!!

  6. Argomento che mi sta particolarmente a cuore avendo una cagnolona fobica presa in canile da un anno e mezzo. Il punto è che per lei è esattamente il contrario: con molto lavoro, in outdoor è tranquilla, anche in posti nuovi, no fobia di macchine, biciclette, persone etc.. solo di qualche rumore particolarmente forte e sconosciuto. Dentro casa invece non si sente a suo agio ( cioè il contrario di quanto esposto nell’articolo di Valeria). In casa è sempre ferma, se passa da una stanza all’altra lo fa fugacemente, mai salita su un letto o sul divano, mai giocato con la pallina che adora ( e ci ho provato eh…il risultato? pipì sul tappeto e stress) e non l’ho mai vista scodinzolare in casa come invece fa SEMPRE fuori ( se non quando rientro a casa perché sa che andremo fuori a passeggiare). Qualcuno ha esperienze simili o consigli? Ho un cane fobico al contrario?

    • Sai se prima di finire in canile la tenevano in giardino le vietavano di entrare in casa? Sono tanti quelli k hanno il giardino e vietano tassativamente l ingresso in casa del cane…

        • Ogni cane è un mondo a sè, ti riporto la mia esperienza non perchè pretendo che ti possa essere utile ma perchè spero che ti dia solidarietà.

          La mia ha vissuto l’esperienza randagia (dai 3-4 ai 10-12 mesi) ma non il canile, ha impiegato molto tempo prima di salire sul divano e sul letto proprio non voleva. I randagi non invadono mai il territorio altrui è la prima cosa che imparano, la pena può essere molto pesante, credo valga anche per i canili in cui gli spazi sono molto ristretti ed i cuccioli sono i più deboli.
          La mia è sempre ‘rinata’ in bosco, per ogni crisi il bosco è stato la sua miglior cura, lì ho sempre visto un altro cane, sicura, allegra, splendida (…finchè all’orizzonte non apparivano persone). Aveva fobia degli umani, uomini soprattutto, era stata maltrattata, il guinzaglio e le distanze ravvicinate le creavano problemi. Adesso è una gran cagnona, ha un pò di paturnie (cattivo rapporto con i bambini estranei) ma molto meno di tanti cani che hanno avuto una vita “normale”. Io non sono ancora contenta, molti al mio posto sarebbero più che soddisfatti, cercheremo di migliorare finchè lei avrà vita, glielo devo, mi ha insegnato tanto e all’inizio ho fatto troppi piccoli errori. Abbiamo avuto tante ricadute, come Afra, ma col tempo ne siamo uscite, è normale che ci siano ricadute. Abbiamo iniziato a migliorare sul serio quando ho smesso di farmi influenzare dai facili giudizi ed ho smesso di non reputarmi all’altezza.

          Ogni cane è un mondo a sè, credo che il processo, il modo ed i tempi di superare le paure sia diverso da cane a cane.
          L’importante è che tu non ti lasci abbattere, non sono casi facili, non sono facili neanche per persone esperte, non devi sentirti incapace. Confida nel fatto che di volta in volta cerchi di fare il meglio per lei. Non farti influenzare dai giudizi e dalle critiche di chi non ha esperienza e crede che sia tutto facile e ti propone la ricettina salvifica, tutti criticano, ma provare per credere. Capisco che sia dura per te il fatto che non si “fidi” in casa.
          Dalle tempo.
          Il tuo umore incide molto sul suo, se tu ti abbatti lei si abbatterà

          In bocca al lupo e affidati a qualcuno che abbia esperienza di recupero di cani da canile.

  7. (…)perché è molto diverso considerare un umano come “quel bravo cristo – magari un po’ pirla, ma innocuo – che mi dà da mangiare” o come “la mia guida, il mio maestro, colui di cui mi potrò sempre fidare” …, quando il mio educatore me lo ha detto ho veramente sofferto, ci sono rimasta anche male ed ho dovuto metabolizzare questa triste verità. Oggi posso dire che va un pochimo meglio grazie anche a tutti gli articoli che leggo su questa pagina.
    Sto lavorando tantissimo e qualche risultato arriva… Negli ultimi periodi gioisco perchè quando gli metto il guinzaglio non fa più storie, è buono, tranquillo e senza premietti… per me è una grande conquista… 🙂

    Le fobie ed anche le ‘spavalderie’ in casa riesco ormai a controllarle e le ha vinte…

    Fuori odia quasi tutti gli uomini che provano ad avvicinarmi e ad avvicinarlo, paura sconsiderata che si trasforma in piccola ‘aggressione’, soprannominato dai miei vicini il piccolo Leone – cane fifone (meticcio bassotto/pincher).
    Avviso un po’ tutti quando lo avvicinano affinchè non si stressi. A volte mi cimento nello stress, qui i risultati ancora scarseggiano. Noto che dove posso lasciarlo libero, dove gli uomini non se lo ‘filano’ (a Roma si dice così) lui è tranquillissimo…. Condivido e comprendo il commento lasciato da Roberta e ho stampato l’articolo che appenderò sul frigo dove tutti i componenti della famiglia potremo leggerlo e rileggerlo!!
    Buon week end a tutti

  8. Bellissimo articolo signora Valeria. Io sono adottante di una greyhound rescue, abituata solo agli allenamenti e alla vita nel kennel. Quando l’abbiamo adottata, eravamo consapevoli che avremmo avuto a che fare con un cane timoroso di tutto e degli uomini (maschi).
    Seguendo accuratamente tutte le indicazioni del nostro referente (che si discostano di poco se non di nulla rispetto a ciò che è pubblicato da Lei in questo articolo), ora la nostra grey è un cane sereno, gioioso e che interagisce con i maschi (anche con uomini sconosciuti). Va peró specificato che convive con un cane non timoroso, che le ha insegnato a giocare ed ad interagire (a detta del nostro referente, per lei è stato un aiuto).
    Abbiamo lavorato tanto con lei, le abbiamo presentato il mondo sconosciuto poco per volta, cercando di non farle accumulare troppo stress.
    A piccoli passi, giorno dopo giorno, possiamo dire di avere ora un cane equilibrato, non piú pauroso e socializzato.

  9. Complimenti, da Medico Veterinario che si occupa di comportamento trovo questi articoli interessanti sia per il contenuto sia per la chiarezza dell’esposizione. Una domanda sulla tecnica di rieducazione: ha senso eseguire inizialmente qualche esercizio dentro casa, cioè nel territorio in cui il cane si trova a suo agio, o si rischia di rafforzare il comportamento fobico all’esterno?

    • Questa è una delle domande a cui non può esserci una risposta generica: dipende dal singolo soggetto.
      In linea di massima, però, direi che i momenti di massimo divertimento vanno riservati all’esterno, proprio per aiutare il cane ad associate l’outdoor con il gioco e il piacere.

  10. Articolo molto bello e, per fortuna, anche rassicurante. Nel senso che mi conforta sapere di aver lavorato con Afra in modo corretto.
    Mi permetto un paio di considerazioni, per integrare: Afra quando l’abbiamo portata a casa era terrorizzata anche dalla macchina. Per cui, giocoforza, all’inizio di andare al parco non se ne parlava proprio. E avendo un giardino di proprietà grosso come uno zerbino, abbiamo dovuto farla uscire nel mondo, anche se non era esattamente attrezzata in proposito. Sia pur con le dovute precauzioni, evitando orari di punta e zone trafficate, ma è un problema che si è posto da subito. Personalmente ho usato un approccio un po’ ‘tira e molla’ nel senso di non forzarla mai ad affrontare situazioni troppo stressanti di punta, ma allo stesso tempo senza arrendermi ogni volta che si piantava, cercando di farle fare almeno un passettino in più.
    Una volta risolto il problema della macchina, la frequentazione del parco è stata fondamentale e, in effetti, ha aiutato a fare passi da gigante. Personalmente ho trovato molto importante lavorare sulla deferenza. Il semplice ‘seduto’ si è rivelato uno strumento fondamentale per poi affrontare al meglio la vita di tutti i giorni. Perché Afra non si spaventa(va), i suoi sono veri e propri attacchi di panico. In cui perde il contatto con la realtà e, se può, scappa. Farla mettere seduta rompe il suo circolo vizioso di panico/fuga e riprende subito il contatto con la realtà.
    Un’ultima cosa: come molti umani stressati, i cani con questo genere di problemi spesso soffrono di gastrite di origine nervosa, anche a livelli piuttosto seri. Un gastro protettore (ovviamente su prescrizione del veterinario) è un altro elemento importante per interrompere il ‘loop’ stress-dolore, maggior dolore-maggior stress, maggior stress-maggior dolore e così via. Eliminare una delle due componenti diminuisce drasticamente l’altra.

  11. Bellissimo articolo: sopratutto rassicurante, visto che io e la mia Arya viviamo questa problematica, ma soprattutto un articolo del tutto fedele alla realtá del nostro vivere quotidianamente.

    Un pò di vissuto…
    La piccolina, dopo il periodo in casa in attesa dell’ultimo vaccino, durante il quale usciva soltanto all’interno del comprensorio dove abitiamo, per piccole passeggiatine, qualche corsetta nel grande parcheggio e i suoi bisognini, finalmente ha messo il naso fuori, ma in occasione delle nostre vacanze estive: é partita con noi per il Salento.
    In viaggio è stata buonissima (tuttora ama stare in macchina, si rilassa, sonnecchia, guarda, si sente a casa…)’ 7 ore di viaggio, due pipì e nessun capriccio o malessere. L’inizio non poteva essere migliore.
    Premetto, la casa prenotata l’avevamo presa mesi prima di acquistare Arya: arrivati giù purtroppo il paese dove eravamo si è rivelato un vero inferno.
    Rumori assordanti a tutte le ore: motorini smarmittati, camion che scaricavano a tutte le ore, grida e schiamazzi, e purtroppo lei si è subito sensibilizzata. Per non farsi mancare poi nulla, poverina, sie è beccata anche i fuochi d’artificio e 10 metri da casa, mentre dormiva placida, dopo cena in terrazza.
    Insomma, ogni volta che dovevamo uscire per i bisognini, era un inferno: o si bloccava e non si muoveva oppure al primo accenno di rumore e novitá imprecista, pancia a terra e iniziava a tirare per fuggire. Per fortuna poi la vacanza è finita: certo al mare con noi stava bene, era tranquilla, si faceva i suoi bagnetti, giocava con tutti i bambini e si rotolava nella sabbia, anche se poi, verso persone sconosciute, si mostrava sempre inizialmente timorosa. Tornati a Roma, tutte le sue paure se l’è portate dietro.

    Ora: abitiamo in zona Magliana, sotto Villa Bonelli, e durante la “passeggiatina breve” intorno casa, dobbiamo seguire un percorso ben preciso, dove si sente parzialmente tranquilla, parzialmente perchè anche qui, spesso le sue paure vemgono fuori, magari per un rumore improvviso o per uno sbuffo di un autobus, e quindi, pancia a terra e via !!! Sci “da marciapiede” !!! Ed è proprio in questi momenti, che come consigliato, cerco di farle affrontare i suoi stressor, magari facendola sedere e guardare l’autobus che si allontana, oppure, fermandola ogni vo,ta che inizia a tirare e ripartire solo quando molla il guinzaglio…

    Frequentiamo spesso il Parco Degli Eucalipti, accanto all’ex-Luneur, dove ritrova il piacere di correre, giocare, socializzare con altri cani e umani, senza paura, apparente, a volte pure qui, qualche rumore improvviso l’ha impaurita, ma molto raramente, perchè magari è libera, senza guinzaglio e in compagnia di tanti suoi simili. Però quando torniamo verso la macchina, basta un mezzo Ama che pulisce la strada e inizia a tirare come una forsennata per rifugiarsi in macchina. Però qui, durante le nostre passeggiate al parco, un cane totalmente diverso e felice.

    Stavamo facendo addestramento a terra presso la SICS, scuola italiana Cani Salvataggio, a Nemi: tre domeniche al mese, ci facevamo le nostre due ore di addestramento. Durante l’addestramento era molto brava, recettiva e intelligente, anche se pure qui, se veniva spaventata da qualcosa a lei molesto, ad esempio, domenica scorsa è passato un camion con il cassone vuoto e prendendo una buca ha fatto un rumore forte, perdeva completamente la testa e si immobilizzava e non ne vuole più sapere di seguire i comandi che cercavo di dargli durante l’addestramento. Abbiamo anche frequentato per qualche incontro un’altro educatore cinofilo, Riccardo Totino, consigliatomi da te, bravissimo educatore e persona competente e simpatica, con il quale stiamo continuando ad incontrarci.
    Ora abbiamo interrotto la SICS, perchè non la trovavo più così funzionale a lei, considerato che avevamo giá preventivamente deciso di non farle poi proseguire l’addestramento completo fino al Salvataggio, trasformandola in unitá cinofila della Protezione Civile e poi riesco ad educarla ai comandi in casa o al parco, visto che si è dimostrata subito molto intelligente.

    Su consiglio del mio veterinario ora vorrei farla visitare da un Veterinario Comportamentalista a sua detta molto bravo, il Dott. Colangeli di Roma: ho deciso di indirizzare meglio la spesa dei miei soldi, affinche possa guarire da queste fobie.

    Insomma come avrà capito, sto cercando di aiutare in tutti i modi Arya a superare le sue paure, per garantirle una vita serena e bella, come merita una cagnetta bella e dolce come lei.

  12. Buonasera Valeria! Leggendo questo articolo ho pensato che lei potrebbe aiutarmi con il mio cane… si chiama Tommy e un siberian husky molto forte di carattere, indomito, fiero,forte e moooolto intelligente purtroppo tutte queste caratteristiche scompaiono se lui sente l odore del suo sangue e allora diventa un ”disgraziato”, comincia a correre coda in mezzo alle gambe orecchie piegate all indietro busto a due centimetri dal terreno, in tutte le direzioni finche non trova una nicchia qualcosa dove nascondersi, proteggersi, e comincia a leccarsi con ansia. Questo accade quando lui grattandosi il mento si graffia con un unghia ed esce una puntina di sangue entra proprio nel panico se siamo a casa bene, nell area cani bene, ma se siamo a passeggio si sfila collare pettorina le ho provate tutte e io devo correre per riacciuffarlo subito in questo stato e facile che finisca investito!!!! Non l ho mai confortato per non amplificare questa fobia, ma la cosa non passa. La causa scatenante, secondo me, sono stata io a crearla perche due o tre anni fa, prima non aveva questa fobia, si e azzuffato con un cane e io sono corsa li per dividerli, quando mi sono avvicinata ho visto uscire dall occhio del mio cane molto sangue ed ho urlato perche mi sono spaventata credendo che gli si fosse bucata la pupilla, allora lui mi ha messo il muso tra le gambe e io terrorizzata lo confortavo . Portato dal vet aveva solo la palpepra tagliata fortunatamente. Mi sento in colpa per questo e mi dispiace che lui debba star male per questa cosa perche lo vedo proprio in grande difficolta…Si puo rimediare? Ah premetto che ci ho messo quasi un anno per capire perche entrava in questo stato di crisi profonda… l ho capito perche in un primo momento alza il naso e annusa l aria e poi inizia il panico sempre quando gli esce il sangue da sotto il mento dalla zampa per esempio no!!! Puo aiutarmi? Grazie in anticipo

    • Ma… ehm… tenergli le unghie corte no? mai visto o sentito di cani sani che si graffiano a sangue per grattarsi… non è che ha qualche allergia alimentare o di altro tipo o qualche problema di pelle che lo spinge a grattarsi molto?

    • Mah… per rimediare a un caso come questo bisognerebbe desensibilizzare il cane al suo stesso sangue, ovvero continuare a ferirlo: non mi pare una strada praticabile. Però tutto questo mi suona molto strano: soprattutto il fatto che il cane continui a farsi uscire il sangue “grattandosi sotto il mento”. E che è?!? Tutti i cani del mondo si grattano, ma non certo a sangue! Quindi, per prima cosa, controllerei che non abbia qualche problema di pelle (e gli taglierei e limerei le unghie). Poi, se davvero fosse l’odore del sangue… perché sotto il mento sì e sulla zampa no? (ma quante volte si ferisce, ‘sto cane?)
      Da come l’ha spiegato non ci capisco nulla… però io farei per primissima cosa un’accurata visita veterinaria.

    • a claudia:

      un “palliativo” x evitare che il cane finisca sotto un auto o perso quando si spaventa x strada è usare solo collari o a strozzo o a semistrozzo (soprattutto quelli a strozzo devono essere di misura giusta, non quei cosi lunghissimi, devono essere solo abbastanza larghi da passare dalla testa del cane quando aperti x poter essere infilati, non di +: di solito 5cm + grandi della larghezza del collo del cane basta e avanza), che sono gli unici o quasi a essere praticamente impossibili da sfilare da un cane quando tira indietro. Un’altro tipo di collare molto difficile da sfilare dal cane è quello “da levrieri” o i tipi che si usano x i pitbull ADBA alla catena: collari fissi (senza borchie o altro, sono di nylon doppio o talvolta di cuoio) molto alti e talvolta con un doppio gancio di chiusura, o anche mettere 2 collari fissi da 3cm circa sovrapposti e agganciati a un grosso moschettone del guinzaglio.

      La carta vetro è ottima x arrotondare le unghie dei cani in modo che non siano aguzze.

      • Io ho risolto il problema “Houdini” con una pettorina antifuga: ha una cinghia in più che passa dietro le costole dove si stringe la vita, così è impossibile sfilarsela!Io sono più tranquilla, lui capisce che non può scappare e si calma quel tanto che basta per farlo sedere!

  13. Dimenticavo, quando e in questo stato ho provato a dargli anche cibo buonissimo per associare a questa cosa qualcosa di positivo, ma niente nn mangia e non esce da sotto il letto per nessun motivo… anzi una volta che cercavo di tirarlo fuori mi ha morso, non che abbia stretto pero non e da lui quando gli succede non capisce piu niente. Se fossi stata piu vicino sarei venuta nel vostro centro per farvi vedere ma sono a Roma 🙁

  14. Grazie per avermi risposto provo a spiegare meglio…. non e che si gratti a sangue pero puo succere che ogni tanto, facciamo una volta in due mesi, per grattarsi il mento, oppure per pulirsi il muso, lui ha il vizio che dopo aver mangiato si pulisce strofinando il muso o sulla coperta del letto o sul tappeto o sul divano ma a volte anche sul muro di cinta che e poroso, e si graffia quella specie di pori che sono sotto il muso e esce una goccina di sangue, poi si fa la crosta poi si rompe la crosta e la cosa dura magari tre quattro giorni. Dal veterinario ci sono stata e mi ha detto che il cane e sanissimo e di chiedere a un comportamentista anche il tolettatore, perche anch io ci avevo pensato, gli taglia solo I speroncini perche le altre unghi ha detto sono al limite se le consuma camminando, noi camminiamo anche quattro ore tutti I giorni…

  15. Ora che ci penso bene l altra settimana abbiamo fatto il prelievo per il controllo annuale e lui odorava con il naso all insu forse sentiva l odore del sangue? Non so che dire se ha paura solo di quello che esce dal muso oppure no pero sono sicura che se si ferisce un piede e gli esce del sangue non mostra fobie… perche?

    • Forse perché lei si è fatta l’idea (colpevolizzandosi) che queste strane reazioni siano dovute all'”odore del suo sangue”, mentre magari non è affatto così. Magari il cane dà i numeri perché, quando si gratta ferendosi, sente male.

  16. Ecco, questo era quello che cercavo di spiegare nei miei commenti al post su pettorina/collare… questa è la situazione che mi sono trovata ad affrontare con la mia border in seguito al corso socializzazione cuccioli con metodo sbagliato per lei. Ci sono giornate in cui sembra retrocedere, si spaventa per un nonnulla, altre invece è più serena. Bell’articolo, spero che diventi popolare anche tra chi cani non ne ha, spesso la parte difficile per me e la mia border che viviamo in città è proprio la presenza di persone che vogliono toccare, coccolare, salutare il cane, e lei si spaventa. E ogni volta fa passi indietro… quanta pazienza.

    • Blocca le persone 😉 dopo un po’ lei capirà che sei tu a gestire la situazione e inizierà a fidarsi del fatto che se è con te nessuno la disturba e non dovrà preoccuparsi di intervenire/salvarsi da sola… è importante che il guinzaglio sia uno spazio sicuro 🙂 per mia esperienza più dici che hanno paura peggio si fiondano addosso, ho trovato il metodo infallibile che è non sorridere/guardare le persone come a volersi scusare del fatto di andare in giro con un cane e non dimostrarsi disponibili a fermarsi/interagire/far toccare il cane porgendolo a chiunque (cose che facevo io :D), guardare dritto facendo intendere che si ha da fare… dire “no, morde” e fermarli anche interponendosi se allungano le mani o fanno altro che può spaventare il cane… il “no, morde” li blocca sicuro quel tanto che basta da non far allungare le mani in testa al cane e darti il tempo di andare via 🙂 (insomma del disago del cane chissene, ma se hanno paura di un morso vedi come ascoltano)

  17. Valeria, questo, più di altri articoli, ha toccato il mio cuore. Avevo cercato nel tuo sito qualcosa che parlasse di come affrontare questo tipo di fobie, ce n’era un’altro, si, ma non era per noi. E ora, proprio ora che al campo sto imparando/correggendo tante cose grazie anche a Davide, ho un’altra visione del mondo di Dinka. Grazie, mi servivano queste parole per aiutarmi ancor di più nel “lavoro”(in realtà il mio lavoro di ora consiste nel farla divertire un sacco, e io ovviamente, vedendola felice non posso non esserlo) che stiamo facendo con lei.

  18. Inutile dire bello, ma lo dico e non solo utile e interessante e….e tanto ancora! Sempre bello leggerti e leggere tutti voi, non si finisce mai di imparare! Questa famiglia virtuale mi piace sempre di più!!!

  19. Bellissimo articolo … io ci sono in pieno con una meticcetta (carlino/Yorkshire) deprivata nei suoi primi 11 mesi di vita.
    I fratelli erano un tornado di simpatia ed empatia … lei ha mostrato immediatamente terrore degli umani e rumori della città (nessuna paura nei confronti di altri cani).
    Mi sono rivolta ad una etologa che mi ha dato i giusti suggerimenti per far si che non finisse sotto una campana di vetro e imparasse a sporcare fuori e il meno possibile in casa affrontando in parte il suo terrore. A distanza di 5 mesi (davvero pochi …) mi rendo conto che ha bisogno di altro … e mi è piaciuta molto la proposta di fare lavorare questi cani in aree protette. Sono di Saronno (VA) … conoscete un educatore di vs. fiducia al quale appoggiarmi qui in zona? Grazie per la disponibilità.

  20. I miei cani non sono addestrati a niente, avvertono però l’ora del mio ritorno a casa poiché l’abbinano alla somministrazione del pasto, si eccitano se prendo i guinzagli perché intuiscono che li porto con me, si placano in serata perché capiscono che si va a dormire, protestano se traffico con medicinali, taglia unghie, spazzolini, ecc… Queste ed altre azioni quotidiane e ripetitive che involontariamente ho trasmesso loro ottenendone risposte corrispondenti o elusive ai miei intenti.
    Ma non sempre si può avere tutto sotto controllo e quando capita di andare “fuori dal seminato” è necessario affrontare l’imprevisto con sangue freddo. Anche se ciò che mi è capitato recentemente l’ho vissuto più che altro come una comica 😀 :
    Con mio marito siamo stati invitati con due dei miei cani in un locale a noi sconosciuto ma arrivati sul posto per accedere all’interno vi era una scala a pioli di circa 9-10 gradini, quelle per capirci con il vuoto sotto. Istintivamente abbiamo provato a tirarceli dietro ottenendo ovviamente il loro blocco totale al suolo, che fare allora? A mali estremi, estremi rimedi, li abbiamo sollevati di peso e trasportati al piano così come in discesa. Non è certo la soluzione ottimale, e se i cani avessero pesato 50 Kg. anziché 20 Kg. circa? Non ne ho la più pallida idea ma non intendo neanche desensibilizzarli alla scala a pioli, né ad es. all’ascensore, poiché sono circostanze che in loro compagnia si verificherebbero forse tra altri 4 anni e per allora avrebbero probabilmente dimenticato gli insegnamenti.

  21. Per desensibilizzare i cani fobici/deprivati che hanno paura delle persone estranee una cosa utilissima è iniziare (come si dice anche nell’articolo) in ambienti controllati come campo di addestramento/centro cinofilo. Aggiungerei anche nel corso delle prime lezioni dovrebbero essere presenti solo proprietario, cane ed istruttore in modo che il cane non debba temere di vedere arrivare pericoli da molte direzioni. A me succede spesso di affrontare cani con problemi di paura/fobia degli estranei e questo set di partenza mi aiuta fin da subito ad attenuare la diffidenza del cane. Se l’istruttore è bravo e si sa muovere in molti casi (ovviamente ci sono casi in cui il cane ha talmente tanto radicato in sè le emozioni negative alla vista della novità-uomo che i tempi di accettazione si dilatano) riesce in un pò di tempo ad ottenere la fiducia dal cane…..anche perchè nelle prime lezioni il proprietario avrà fatto divertire il cane. Se il cane si sarà divertito avrà marcato con emozioni l’ambiente campo di addestramento e anche l’istruttore comincerà ad essere percepito come parte di questo ambiente positivo. A quel punto sta all’istruttore capire il momento in cui potrà lui stesso interagire con il cane anche facendogli fare dei semplici esercizi (cose semplici tipo il touch sul palmo della mano o il seduto). Gli esercizi costituiscono gli schemi secondo i quali il proprietario ha fatto divertire e ha portato al successo il proprio cane e pertanto sono un buon tramite per modificare la percezione dell’estraneo. L’istruttore cinofilo può fare da ponte tra la preesistente relazione esclusiva proprietario-cane e l’estensione ad una relazione ampliata con altri esseri umani. Se con l’istruttore si crea una compliance allora si potrà cominciare ad esporre il cane anche ad altre persone utilizzando tempi e modalità simili. Questo per iniziare a sbloccare il cane

  22. Grazie per i consigli! Il mio cane, Danny di quasi 3 anni e preso a 5 mesi, è stato socializzato poco e male con gli umani quando era in rifugio, e proveniva da una madre paurosa. Non ha alcun problema con gli altri cani, se non che se sente una cagna in calore perde completamente la testa. Abbiamo lavorato molto con l’educatore, e adesso, riesco a gestire una passeggiata al guinzaglio senza perdere il braccio, e rispetto molto i suoi segnali pertanto mi reco presso zone di campagna dove può liberamente correre, annusare ed esprimersi come se fosse un cane “normale”. Gli altri però non capiscono come mai sia così lento il recupero, e cominciano a sollecitarmi con la proposta di sterilizzarlo, soprattutto, quando vedono che con i cani maschi non è remissivo, ma neanche aggressivo, è semplicemente un piccolo adulto che stabilisce i confini, ma equilibrato. Certo è che c’è un femmina in calore, e la sollecitazione è persistente, perde appetito, soffre, è nervosissimo e non ascolta. Mi domando se in questo caso specifico una eventuale sterilizzazione non sia più che un bene un male. Son molto confusa. Sento dire infatti che intervenire sulla situazione ormonale toglierebbe al cane un elemento di sostegno, che contrasta con la sua fobia…
    Grazie..Anna

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.