adottante3di VALERIA ROSSI – Parto da una brutta storia (almeno, dal mio punto di vista è molto brutta): quella di una cagnetta affidata a quella che sembrava la persona ideale. Ha molto tempo libero, lavora in casa propria, ha una splendida villa con immenso parco e aveva già preso un altro cane in canile.
Perfetta, no?
No.
Perché la cagnina che le è stata affidata è una ferale, fobica, con millemila problemi, mentre l’altro cane che lei aveva preso in canile era un soggetto aperto, solare, festaiolo. Morale della favola: feeling sotto zero.
L’umana è venuta al campo a fare qualche lezione, si è anche applicata e la cagnina ha fatto progressi mastodontici… ma a lei non bastava, perché lei voleva un cane come quello che aveva prima.
La storia è finita con una mega-incazzatura da parte della sottoscritta, che ha rifiutato di seguirla ancora dopo che lei ha scritto all’associazione che le aveva dato la cagnina in affido, facendosi scappare una frase  che probabilmente non pensava, ma che ha ugualmente azzerato ogni mio possibile feeling con lei. Una che scrive che “spera che a settembre riaprano la caccia in Piemonte, così magari qualcuno sparerà alla cagna”, con me non può continuare a lavorare.
Non ce la faccio proprio, mi dispiace.
Eppure… eppure, per quanto male si possa pensare di questa umana, la storia è così brutta solo perché è stato sbagliato clamorosamente l’abbinamento.
Questa signora non aveva bisogno di un cane fobico, ma di un cane “normale”, che non richiedesse troppo impegno e che non la facesse sentire frustrata.
Altra storia, altro “end” tutt’altro che “happy”: viene affidata una femmina con gravissima ansia da separazione a persone che nulla sanno dell’ansia da separazione, che non sono in grado di risolverla, che vanno nel panico più completo.

adottante2In entrambi i casi le famiglie sembravano perfette… e probabilmente lo sarebbero state, per cani senza problemi: ma per cani che hanno bisogno di particolari attenzioni (e particolari competenze) non andavano bene.
Ed è inutile badare a cose come la bella villa, il bel giardino, la disponibilità economica: tutto questo NON basta certo a risolvere i problemi caratteriali. Così come purtroppo non basta il famigerato “ammmore” che invece, dal punto di vista dei volontari, sembra essere l’unica cosa che conta.
Peccato che di fronte a fobie, aggressività, ansie e quant’altro, l’ammmore si trasformi ben presto in rifiuto. E di fronte a questi rifiuti, solitamente, i volontari tacciano di crudeltà, insensibilità o direttamente stronzaggine gli adottanti… senza rendersi conto che gran parte della colpa – o almeno della responsabilità –  è soltanto loro.
La stragrande maggioranza delle persone, quando chiede un cane in adozione, NON è in cerca di uno sfigato a cui dedicarsi giorno e notte per il resto della propria vita.
Cerca un cane, punto. Un amico scodinzolante e allegro, un compagno di vita che però, quando è il caso, si può anche lasciare un’ora da solo senza che ti distrugga la casa o scappi a quaranta chilometri di distanza.
Molti volontari, che invece amano proprio i casi pietosi (e più pietosi sono, meglio è), commettono l’errore di pensare che tutti abbiano lo stesso loro trasporto verso i casi “del cuore” e che quindi, qualsiasi problema si ritrovino ad affrontare, siano disposti a buttarcisi anima e corpo.
Ma non è sempre così… anzi, non è quasi mai così.

adottante5Per chi non l’animo della crocerossina (animo rispettabilissimo, per carità: ma non obbligatorio!), il cane “difficile” diventa molto presto un peso, poi una preoccupazione costante, poi un incubo.
E siccome di solito queste persone NON sono degli emeriti stronzi (come credono i volontari), ci stanno pure male e cercano disperatamente di risolvere il problema: solo che non hanno quasi mai le competenze per farlo.
Così finisce che i cani tornano in canile (soffrendoci) e che gli umani si macerano nei sensi di colpa (soffrendo pure loro), soltanto a causa di un “abbinamento” sbagliato.
La cosa, ovviamente, non riguarda soltanto i cani di canile, e neppure i soli cani problematici.
Oggi un lettore che ha appena avuto una cucciolata mi chiedeva: “Come faccio a capire se chi si presenterà chiedendo di acquistare uno dei miei cuccioli è una persona affidabile?”
Una domanda a cui vorrei tanto poter risponderee con ferree certezze… ma purtroppo queste certezze non le ho. Anch’io, quando allevavo, ho toppato clamorosamente un paio di volte nell’affidare i miei cuccioli a persone che mi erano sembrate fantastiche, e che invece si sono rivelate ben diverse dalle apparenze.
La prima volta ho commesso lo stesso errore dei volontari di cui sopra: mi sono lasciata abbagliare dalla ricchezza.
Il cliente,  titolare di un famoso mobilificio, si presentò a ritirare il cane – una femminuccia –  portandomi a vedere le foto della “cuccia” che aveva preparato: praticamente uno chalet in miniatura (e neppure tanto in miniatura) con  annesso parco giochi, ciotole con inciso il nome della cagnina, brandina sulla quale mi sarei sdraiata volentieri io… eccetera eccetera.
Dopo una settimana il tizio mi telefonò dicendomi che si era perso la cagna: “Ma non si è proprio persa, eh! – cercò di tranquillizzarmi  – Si è rintanata nel bosco e non si lascia più avvicinare… ma non può andare da nessuna parte, qui è tutto recintato!”.
Il “tutto recintato” erano due ettari di terreno, per metà boschivo, nel quale ‘sti deficienti avevano visto bene di lasciare che la cucciola girovagasse a suo piacimento, senza mai starle accanto, senza provare a darle un minimo di educazione, senza farla mai entrare in casa con loro.
E un husky, in quelle condizioni, ci mette un nanosecondo a ridiventare lupo al 100%.
Recuperata la cagna, me la sono ovviamente ripresa; così come mi sono ripresa quella venduta (a Bari… un viaggetto da niente, per riportarla a casa!) alla famigliola apparentemente tanto caruccia e simpatica, pure con due ragazzini che promettevano di dedicarsi al dog trekking. Peccato che in realtà il buon padre di famiglia fosse un cagnaro che al primo calore le ha fatto fare una cucciolata (prima e ultima, perché la cagna non l’ha più rivista).

adottante1Dopo aver toppato così clamorosamente per due volte, dunque, e non essendo mai stata volontaria in canile (se non per un brevissimo periodo), come posso permettermi di dare consigli?
Diciamo che, avendo fatto tesoro dell’esperienza mia ed avendo sentito/vissuto (anche se di seconda mano) svariate esperienze altrui, qualche conclusione l’ho tratta.
Non dico certo di avere la ricetta magica per non sbagliare mai una vendita o un affido (magari!), ma alcuni suggerimenti mi sento di darli. Sono pochi, ma credo siano anche buoni.

QUANDO SI VENDE UN CUCCIOLO:

a) non pensare MAI che “cliente danaroso” equivalga a “buon proprietario”. Per quanto ripeta sempre – e ne sono molto convinta – che non si dovrebbero vendere cuccioli a persone che già fanno fatica a pagarli (perchè se domani succede un incidente, o se il cane si ammala, questi che fanno?), è anche vero che la disponibilità economica fa un brutto effetto “fumo negli occhi”. Viene spontaneo pensare che un cane a cui hanno preparato uno chalet debba essere per forza un cane amato: la mia storia dimostra che non è sempre vero;

b) dopo aver fatto il terzo, quarto e quinto grado al cliente (che comunque racconterà quello che gli pare… e sul momento non avremo mai la possibilità di controllare se è tutto vero), è sempre bene dipingere la propria razza come la più problematica, difficile, incasinata della terra. L’allevatore di solito tende a fare il contrario NON perché “voglia vendere a tutti i costi”, come sostengono i maligni, ma perché per lui la sua razza è la migliore del mondo e quindi la vede lui stesso con gli occhi dell’innamorato. Su questo tema, l’esperienza mi insegna che fare un ritratto al limite dell’horror è un ottimo sistema per liberarsi degli acquirenti superficiali e per riuscire ad affidare i cuccioli solo a veri appassionati;

c) quando si vende un cane, il cane diventa proprietà del cliente. Punto. L’allevatore non ha la possibilità di fare “controlli post-affido” come i canili, perché la legge italiana gli rema contro: il cane viene considerato un oggetto sul quale, una volta che l’hai venduto, non puoi più accampare alcun diritto. A questo, però, si può rimediare con scritture private che prevedono – eccome! – che tu segua passo passo la crescita del “tuo” cucciolo (perché dal punto di vista sentimentale lui resterà sempre un “tuo figlio peloso”, alla faccia di quel che dice la legge): puoi chiedere di avere notizie, video, foto con cadenza mensile (magari non proprio quotidiana… anche se la voglia ci sarebbe. Però bisogna essere anche un po’ realisti: non si possono scassare le palle a sangue a chiunque compri un cucciolo da noi). Se il cliente rifiuta di mantenere i contatti, meglio che se ne vada per la sua strada. Questi controlli sono l’unico mezzo che abbiamo per accertarci di non aver sbagliato nell’affidare un nostro cucciolo;

d) Inutile dire – perché spero che lo facciano già tutti gli allevatori seri, ma anche i privati seri – che NON si vendono cuccioli, per nessun motivo al mondo, a chi annuncia di voler “fare un regalo”, o di voler prendere il cane “per i bambini”. Vade retro. Sciò. Pussa via.

QUANDO SI AFFIDA UN OSPITE DEL RIFUGIO/CANILE/RESCUE:

a) al di là di tutte le domande che normalmente i volontari fanno (in alcuni casi facendo veramente le pulci al potenziale adottante), prima di ogni altra cosa io chiederei che tipo di cane si aspettano, cosa intendono fare con lui, quali esperienze abbiano avuto in precedenza e quali competenze cinofile abbiano. NON – SI – DEVE dare un cane problematico a una persona inesperta e incompetente, garantendogli che “basterà amarlo”: perché non basta affatto. I cani difficili si affidano solo a chi dimostra di sapere come affrontare quel particolare problema (che deve essere chiaramente esposto dai volontari, e non minimizzato);

b) non si dovrebbe andare “a categorie”, ma “a persone”. Trovo molto limitativo dire cose come “no guardia, no caccia”, come se fosse un delitto far fare al cane ciò per cui è nato. Pur detestando cordialmente la caccia, io conosco decine di cacciatori che per i loro cani darebbero la vita. So benissimo che ci sono anche cacciatori che trattano i cani come oggetti… ma se è per questo ci sono migliaia di Sciuremarie che, senza neppure rendersene conto, trattano i cani come oggetti (giocattoli, soprammobili, nani da giardino e via cantando). Se io dovessi piazzare un breton o un setter, cercherei disperatamente di trovare per lui un adottante cacciatore e amante dei cani, perché mi vengono le bolle al pensiero del setter da salotto in mano alla Sciuramaria che “lo tratta come un figlio” (ovvero, ne fa un infelice disadattato). So benissimo che questo consiglio non verrà minimamente preso in considerazione da nessun volontario: ma siccome è quello che penso – e lo penso, ovviamente, avendo in mente l’unico obiettivo del vero benessere del cane – lo dovevo scrivere lo stesso;

c) concludo con un suggerimento che può sembrare veramente cinico, per non dire bastardo: io diffiderei moltissimo delle persone che arrivano in canile cercando il cane più disastrato di tutti. Purtroppo anche in questo caso è l’esperienza a dirmi che forse in dieci casi su cento queste persone sono mosse da sentimenti davvero nobili (cercare di dare un po’ di serenità al vecchietto per i giorni che gli restano da vivere, o portarsi a casa un cane che nessun altro, probabilmente, vorrebbe mai, dandogli così una chance insperata): negli altri 90 casi, alla base di questo desiderio di “salvare il più sfigato”, o c’è la motivazione egoistica di chi vuole sentirsi “eroe” e far sapere al mondo “quanto è stato buono e bravo”, o ci sono seri problemi psicologici (carenze affettive, desideri repressi di maternità, vere e proprie sociopatie e così via). In questi casi il cane – magari incosciamente – viene preso con l’intenzione di utilizzarlo per la propria pet therapy, quando in realtà sarebbe lui ad aver bisogno di una “man therapy”. Ne vengono fuori rapporti malati, nei quali l’animale si ritrova costretto tra le maglie asfissianti di un affetto morboso che, nella stragrande maggioranza dei casi, gli impedisce di vivere una vita “da cane” come dio comanda. Il cane sbandierato come simbolo di eroismo, così come il cane bambinizzato/iperprotetto/soffocato dal troppo amore, non è MAI un cane felice: è un dato di fatto con cui mi scontro quasi quotidianamente, e mi piacerebbe tanto che i volontari ci riflettessero un pochino sopra. Purtroppo – e lo devo dire, a costo di scatenare il finimondo – anche diversi volontari sono affetti dagli identici problemi relazionali/sociali/psicologici. Quindi provano un’istintiva empatia verso i propri simili (tendendo invece a diffidare delle persone spinte dal sano e normale desiderio di avere un cane sano e normale): ed è proprio ai loro simili che affidano con slancio cani che – ci metterebbero la mano sul fuoco- “non torneranno mai indietro”. E’ assolutamente vero: questi cani non tornano mai indietro. Ma in molti casi, ahimé, sarebbe stato meglio per loro se ci fossero tornati.

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31 Commenti

  1. Sono assolutamente d’accordo con tutto quello che ha scritto.
    Se i volontari del canile in cui abbiamo preso il nostro meticcio ci avessero fatto le domande da lei indicate, probabilmente ne avremmo scelto un altro. Invece di parlarci dei problemi dell’ansia da separazione e del bisogno di fare molta attività fisica, ci hanno solo chiesto ogni quanto tempo l’avremmo portata a fare i suoi bisogni..
    Per fortuna ci siamo impegnati anima e corpo per lavorare con lei, invece di riportarla subito in canile come tanti avrebbero potuto fare (e a loro ragione, proprio come dice lei..)
    Lorenza

  2. Anche io ho dovuto selezionare adottanti e acquirenti e ricordo bene quel senso di “gigantesco macigno sulle spalle” di quando devi scegliere. Ci sono quei piccoli esserini allegri e fiduciosi che hai visto nascere (o recuperato da qualche situazione terrificante) e vorresti solo il meglio per loro. è una responsabilità enorme, schiacciante.
    Ma proprio perchè ci son passata mi permetto di dare un consiglio:
    fate mille domande ma abbiate sempre un’aria colloquiale e non giudicante.
    La gente (anche chi è armato delle migliori intenzioni) si chiude a riccio davanti a chi lo guarda con aria inquisitoria e il sopracciglio alzato con l’aria di pensare “ti rivolterò come un pedalino e prima o poi cadrai in fallo”. A quel punto, per difesa entrano in modalità “sono come tu mi vuoi” che è la cosa peggiore che possa accadere a chi deve prendere una decisione per il bene di qualcun altro (spesso e volentieri anche dell’adottante stesso!).
    é sorprendente invece quante informazioni la gente dia spontaneamente a chi non lo fa sentire giudicato.
    Basta impostare la cosa come una chiaccherata informale, condire il tutto di qualche commento anzichè lasciar rispondere le persone in un imbarazzante silenzio e non smettere di sorridere, scavando dove serve ma senza dare l’impressione del “terzo grado”.
    Chiaro poi che trarrete le vostre valutazioni e se necessario direte anche di no. Ma spiegando il come e il perchè e se necessario consigliando altro. Partire sin da principio con l’occhio sospettoso non porta davvero a niente di buono.

    • brava brava, la volontaria che ci ha scansito deve avere fatto così e mi sa che le ho confessato anche la taglia delle mutande. mi sono resa conto solo dopo che la chiacchierata era furbescamente pilotata. siete proprio in gamba.

  3. Ma ora la cagnina fobica che non segui piu per un’uscita infelice della padrona, che fine farà?

    Per il resto articolo utile, specie nella parte sui volontari, grazie 🙂

  4. Troppe volte il “popolo di facebook” che parla, giudica, critica e rompe ampiamente la scatole, ha fatto commenti sotto appelli di cani con grossi problemi dicendo che noi volontarie esageriamo a chiedere che vengano adottati solo da gente esperta, con altri cani equilibrati in casa, o magari con spazio a disposizione per evitare di dover trascinare il cane al guinzaglio controvoglia all’inizio, che tanto basta far stare il cane in casa con gente amorevole per qualche settimana e dimentichera’ tutti i suoi problemi….quindi, come fai sbagli praticamente. Io preferisco avere la coscienza a posto, magari rischiare di perdere un’adozione, piuttosto che vedermi restituito il cane con conseguente doppio trauma.

  5. Ciao Valeria….questo articolo mi tocca da vicino, non in qualità di “venditore” ma di “acquirente”.
    Volevamo fortemente un cane, ci siamo convinti sul boxer, ci siamo informati, abbiamo studiato, siamo ragazzi giovani ma “atipici”, il week end non lo passiamo in discoteca o a fare shopping, ma tra camminate al lago, in montagna, sui fiumi…insomma, in mezzo alla natura!

    Ma tutto ciò non è bastato….rei di lavorare 8 ore al giorno (con pausa pranzo di 1 ora da dedicare ogni giorno interamente al cane!), non siamo stati ritenuti idonei adottanti da diversi allevatori. Nemmeno hanno voluto conoscerci, parlare a faccia a faccia. Questo scoglio era insormontabile, uno ci ha anche risposto che NESSUN cane dovrebbe stare 8 ore al giorno da solo.

    Morale della favola, non perchè siamo sciocchi o incoscienti, ma proprio perchè convinti delle nostre possibilità nei confronti di un futuro cane, abbiamo preso Nice da un privato (con regolare ped, entrambi i genitori ed esami visti).

    Ora Nice ha 8 mesi, è un cane equilibrato e amato, subisce (a volte è pigra e ne farebbe a meno) almeno 3 ore e mezza di attività e giochi insieme a noi al giorno, quando non ci siamo fa compagnia/tormenta i nostri 3 gatti.
    Il week lo passiamo tra addestramento base ora (prossimamente UD), gite fuori porta e bagni nei fiumi nei dintorni.

    Ti che dici Valeria, siamo stati alla resa dei conti degli adottanti così sbagliati da meritare di essere liquidati in quel modo?

    • mi permetto di parlare a nome degli allevatori. Le premesse sono difficili, molti promettono mari e monti ma poi, passato l’entusiasmo iniziale si perdono dietro. Essendo voi molto volenterosi magari una chiacchierata faccia a faccia con gli allevatori aVREBBE cambiato l’esito del colloquio, spesso per telefono è più difficile comunicare bene|

      • Assolutamente Clara! Avrebbe risolto molte cose….
        Che poi come si è detto giustamente, avrei potuto mentire, nascondere la verità delle cose…. invece non l’ho fatto! Ho detto la verità, perchè il presupposto irrinunciabile per me era avere un ottimo rapporto con il MIO allevatore, rimanere in contatto, appoggiarmi a lui per dubbi e perplessità.
        Invece questo non è successo, non ho un allevatore per tutto questo, ho trovato per fortuna tanti professionisti bravi e competenti che ci supportano e aiutano in questo percorso.
        Devo anche dire che tanti piccoli allevamenti all’epoca non li conoscevo…ora li conosco e penso proprio che per un secondo cane mi appoggerò a loro! Di certo non più ai big che mi hanno snobbato la prima volta, senza nemmeno la cortesia di farlo dopo averci conosciuti di persona!

  6. Anch’io i primi mesi ho pianto e patito e sono ancora dell’idea che il cane non sia quello giusto per me, ma mi sono applicata ogni giorno, mi son fatta seguire da un’educatrice. La frase dell’adottante è sicuramente terribile e vergognosa, non voglio giustificarla, ma quando ti capita un cane così diverso dal precedente e con problemi così grossi (io un cane fobico non lo vorrei mai, son sincera), ti senti in trappola, non vedi vie d’uscita e vai fuori di testa. Proprio perché ci tieni tanto e ti senti una merda a riportarlo ed hai un senso di colpa terribile per averlo scelto visto che non riesci a gestirlo. Anch’io sono stata trattata da stronza dai volontari perché ho detto che avevo difficoltà e nonostante l’impegno che ci stavo mettendo, non hanno mostrato compassione che è una virtù umana. Inutile dire che si amano gli animali e poi trattare le persone da schifo. Io mi sono sentita trattata da idiota prima (loro avevano capito che il cane non l’avrei mai portato indietro, data “la mia storia canina”) e da stronza poi. E tra le tante perquisizioni in casa, mai mi è stato chiesto che tipo di cane cercavo. Io non ho riflettuto bene sulla miscela di razza del cane e l’ho sempre ammesso, ma loro erano sempre nel giusto. Anche in questo campo c’è chi lavora bene e male, peccato che di mezzo ci siano esseri viventi e non oggetti.

  7. Articolo bellissimo! Io allora sono un caso di adozione che poteva avere una fine non ” happy”: quando un anno e passa fa ho adottatato il mio primo cane, una cucciolona di 7 mesi incrocio tra breton e setter avevo letto dei libri sul comportamento canino etc etc..ero preparata per un cane ” normale”..cioè a cui dedicare comunque tutte le mie energie ma senza particolari problemi…invece mi sono ritrovata con un cane che aveva vissuto tutta la sua vita in un box ( prima con il suo ex padrone e poi in canile), che aveva timore anche di una televisione, ansiosa tanto da piangere ininterrottamente per tutto il tempo delle passeggiate..tutto il giorno tutti i giorni..se la volontaria mi avesse inquadrato meglio forse Mila non mi sarebbe stata affidata..come ho fatto? Ho continuato a leggere tanto, a sentire pareri diversi..i primi mesi dopo l’adozione sono stati veramente duri..ho pensato solo a lei trascurando tutto il resto e passando le mattine al parco per lavorare con lei..ora ë un cane QUASI normale..ma il percorso é ancora lungo..che dire..non pensavo di essere una crocerossina 😀

  8. da quattro anni ho una canina “raccattata per strada” con parecchi problemi di gestione: è vero, pur adorandola penso tuttora che non siamo il “binomio perfetto” e che, tornassi indietro, non la prenderei, ma uscite come quelle della signora o quella del commento “”la vorrei morta o che a furia di far casino un giorno ci lasci le penne” è frustrante avere un cane così. Capisto tutto in pieno!” non le trovo né giustificabili, né comprensibili, sorry. frustrante lo è per me quanto di sicuro lo è per lei.

  9. Assolutamente si Claudia, il rapporto che si instaura poi con il tempo é così forte che non servono neanche gesti per comunicare ma solo sguardi… Ma non tutti sono pronti per il lavoro che c’é dietro ad un rapporto del genere, e non glielo si può inculcare! 🙂

  10. Non ho capito proprio bene quella parte chi fa fatica comprarlo non lo avrebbe avere,,,,io da semplice operaia ho due cani,,si uno lo comprato x prezzo ridicolo,,l’altro lo portato a casa x che padrona si e stufata di lui ( piena di soldini)e non li dovrei avere??? Si e vero,,ho paura cosa succede se uno dei due mi si ammala grave,,,ma fin adesso 7 e 5 anni tutti problemi ho risolto,,,rinuncio ma loro hanno tutto,,,invece di fare guerra x persone che non hanno abbastanza soldi ( e uno cucciolo che io desidero costa 2000 euro,complimenti chi lo puo prendere senza pensare) bisognerebe fare in modo che cure vett diventano con mutua,,,che buongiorno da vet non parte dal minimo 50 euro

    • però se hai GROSSI problemi a pagarlo (non dico facendo a rateo risparmiando nel tempo) ma parti già chiedendo sconti e favori…come fare se domani il cane dovesse essere operato d’urgenza? A me è successo, il vet mi è venuto incontro facendomi pagare a rate ma comunque 1.500 euro mi sono volati via completamente inattesi….

    • Non sono d’accordo. Avere un cane non è obbligatorio, tanto meno averlo subito. Neanche io navigo nell’oro ma ho messo via soldi per 3 anni, e ora posso pagarmi la mia cucciola e avere soldi da parte per un eventuale emergenza. Chiaramente l’emergenza ci può stare, anche io ho fatto un periodo in cui a fine mese dovevo scegliere tra fare benzina o fare la spesa, ma ai miei gatti non sono mai mancate le crocchette di qualità o le visite dal vet. Ma prendere un cane perché lo desideriamo “sperando” che non succeda niente perché non potremmo permettercelo è un po’ egoista.

  11. eh….tema spinoso,questo. Posso solo aggiungere: nel caso dei canili, perchè non prevedere una penale in caso di restituzione senza giusta causa? in questo caso ci sarebbe una selezione naturale verso gli acquirenti che prendono il discorso alla leggera. non ho avuto esperienze dirette, ma ho comunque vistoi troppi cani riportati alla base perchè ritenuti ingestibili. che poi..dove sta il non essere gestibile? se hai tempo e voglia, ti fai un attimino di cultura e ti fai aiutare da qualcuno, casomai ci fossero problemi, o anche semplicemente per sè stessi. Se non sei in grado di investire su te stesso e il cane, allora non prenderlo nemmeno, un cane. Quando adottai Gino misi in conto tutto: il caratterino, l’età, etc. Ma con lui avevo instaurato subito feeling. Non aveva problematiche gravi, ma tutto sommato non mi sono mai risparmiata lavorando sempre su un buon rapporto. Che dopo ogni tanto scleri (lui)..beh, non si è mica dei robot!!!!!!

    • anch’io fatico a capire il “non gestibile” non ho molte esperienze ma mi pare che con un po’ di impegno da un cane si tiri fuori molto. sicuramente esistono casi estremi, ma o noi abbiamo avuto degli arrivati all’apparenza difficilissimi e poi di fatto solo bisognosi di un po’ di dedizione e aiuto competente (non abbiamo fatto tutto soli) o direi che un cane “difficile” spesso può diventare equilibrato.
      ieri ho dovuto portare il vecchietto da vet (cosa che odia perchè abbiamo dovuto fargli di tutto) e ad un certo punto lui stava a sfinge a lato della sala d’aspetto guardando l’andirivieni, orecchiette su, calmo, quasi slegato. due persone mi hanno detto “che bravo questo cane”. lui che si terrorizzava per tutto, le persone poi, era agitato e ansioso! non ti dico la soddisfazione, non per il “che bravo” ma perchè è una gioia vederlo così sereno! 8 anni di lagher, le prime sere dopo il suo arrivo se chiiudevamo una porta SI LANCIAVA CONTRO!!! non potevamo sparire dalla sua vista!!! se lo lasciavamo solo poi raccoglievamo cacca in casa!! in auto era panico adesso quasi dorme!!

  12. io il primo cane l’ho preso da un canile senza volontari, semplicemente la ragazza che l’aveva trovato in fin di vita anni prima manteneva degli annunci. un salto nel buio (un bel salto).
    il secondo, difficile perchè molto timido (pareva non avesse mai visto il mondo) ce l’hanno dato proprio perchè dall’incontro è emerso che con il primo, che era presente all’incontro, avevamo dovuto affrontare i problemi realivi ad un animale che aveva vissuto 8 anni in box, malato, e forse anche maltrattato visto che si abbassava quando qualcuno gli si avvicinava. a quanto pare non l’avevano dato via prima proprio perchè non avevano ritenuto idonei altri richiedenti, o perchè alla prima esperienza o perchè cercavani IL pastore tedesco, e quindi certamente non una cagnolona timida e inesperta che ci ha messo un mese a capire il suo nome (una vivace predatrice che però non capisce un’acca di linguaggio). non ci hanno chiesto quanto guadagnamo, hanno visto che rottame di auto abbiamo e che per far spazio ai cani abbiamo dovuto abolire i sedili dietro, e anzi, quando ho detto che in questi mesi sono praticamente disoccupata e che proprio per questo ritenevo fosse il momento migliore avendo del tempo da dedicare al nuovo arrivato, l’hanno ritenuto una buona cosa. La cagnolona ha fatto progressi enormi da quando è arrivata, seguendo un vero e proprio percorso di esplorazione graduale del mondo, c’è ancora tanto da fare, ma ora se la chiamo mi si avvicina a testa alta e non si blocca per strada al primo rumore luce o passante. a me sono sembrati volontari intelligenti e sensibili (compresa l’assenza di sprezzo quando ho detto che non me la sentivo di vagare per i recinti e preferivo conoscere solo la cagnolna che avevo chiesto, sono andati a prenderla loro).
    cmq non è vero che se uno non può comprare un cane non può poi affrontare gli imprevisti. noi per rimettere in sesto il primo, in sei mesi abbiamo speso quasi 3000 euro fra interventi, medicine, esami, e non scherzo. è che quando il tuo cane sta male i soldi si trovano, io ho rinunciato al dentista per curarlo, e per mesi neanche un caffè fuori casa, se non fossi riuscita neppure così ci avrebbero aiutato genitori, fratelli persino amici, alla peggio avremmo fatto un prestito o venduto qualcosa. anche il veterinario più volte ci ha detto se volete aspettare a pagare si può fare e ha fatto anche qualche sconto non richiesto. nessuno l’avrebbe lasciato morire. non è che perchè siamo squattrinati siam così immorali da non curare un membro della famiglia malato.

  13. Secondo me manca precisare che alcuni canili cercano di “liberarsi” dei cani difficili, tenendo i più facili e coccoloni per loro molto più appaganti. I problemi che il nuovo proprietario può avere diventa così stronzagine della gente superficiale. Però intanto hanno piazzato il cane “rognoso” e si guardano bene dal dar via quelli “facili”.
    Alcuni. Non tutti.

  14. Sarebbe anche opportuno che a tutti gli adottanti (di cani di razza o di canile che siano) si suggerisca di cominciare ad informarsi e che questi si mostrino disponibili ad imparare.
    Si può essere animati dalle migliori intenzioni, ma si rischia di fare tanti danni (vedi cani-peluche-da-divano-con-tanto-amore) se non si legge almeno un po’… parlo per esperienza diretta, se non avessi deciso di ‘studiare’ un po’ e di frequentare un centro cinofilo non avrei mai potuto raggiungere buoni risultati con Stella, che ho adottato da piccolissima e che si è rivelata una canetta molto timida e paurosetta…

  15. mah, io la colpa la do’ 50 e 50. Perche’ se voglio adottare/comprare un cane DEVO ASSOLUTAMENTE documentarmi prima, non me la posso poi prendere con un volontario se non mi ha capito bene, anzi, dovrei essere io a fare le domande al volontario.
    Fatta questa premessa, io che volontario lo sono, diffido da chi mi dice “ho avuto altri cani, ho esperienza”, perche’ questa frase e’ di solito seguita da “trattavo il mio cane come un figlio”, oppure :”mangiava con me le stesse cose che mangiavo io”, ecc.
    Io dal basso della mia piccola esperienza cerco di capire lo stile di vita dei potenziali adottanti, per capire quale cane adulto possa fare per loro (in canile mi occupo solo di adulti).

  16. D’accordo quasi su tutto! Non condivido l’ultimo punto riguardo “il cliente che dice di voler fare un regalo o prendere un cucciolo per i bambini”. Da noi capita gente che vuole regalare un cucciolo ai figli e devo dire mai avuto problemi. Persone che si sono impegnate, che adorano il proprio cucciolo e continuano ad avere un rapporto con noi. Sicuramente in mezzo sarà passato qualcuno di quelli di cui parli tu e che volevano fare il regalo “tanto per” ma alla fine devo dire nessuno di loro ha comprato. Nel senso bisogna cercare di capire quanto possibile le differenze, non c’è una legge universale che se pronunci la frase “Voglio regalare il cucciolo ai bambini” non te lo debba dare. E’ passata di qui gente che non era affatto convinta e che infatti il cane poi non lo ha preso. Ma sono contenta invece di vedere tornare qui regolarmente famiglie che hanno preso il cucciolo per i bambini, tutti felici. Per il resto concordo sull’importanza che ha l’assicurarsi sempre su a chi stiamo dando i cuccioli o cani in affido! 🙂

  17. Perfettamente d’accordo. Soprattutto nel caso dei volontari dei canili è assolutamente necessario che la persona che adotta il cane sia cosciente e consapevole di ciò che si sta portando a casa. E’ giusto che i volontari tempestino di domande l’adottante ma devono anche fornire tutte le informazioni che hanno sul cane e, se necessario, specificare se ha bisogno di attenzioni speciali o di un comportamentista. Penso che sia meglio “terrorizzare” una persona per scoraggiarla a fare il passo più lungo della gamba che pentirsi poi.
    Al canile della mia zona, quando andai a cercare un cane, non solo non mi chiesero nulla ma risposero evasivamente alle mie domande. L’unica cosa che riuscii a tirargli fuori fu “è qui perchè il suo padrone è morto, è socievole e vivace, è giovane”. Nelle settimane che seguirono scoprii (da sola) che Pippo aveva 9 anni, che il suo padrone era psicolabile e si era suicidato, che in casa si comportava come un animale selvatico, che non era abituato al guinzaglio, che era si socievole e vivace ma privo di autocontrollo per cui non poteva essere avvicinato da bambini anziani perché li ammazzava di feste (non ho mai avuto così tanti lividi in vita mia) e che i volontari erano pienamente coscienti di questi problemi dato che era stato adottato e restituito 3 volte.
    E quando ho telefonato si sono pure incazzati: “qua tutti vogliono il cane perfetto!” “se vuoi il cane su misura compratelo in allevamento!” . Questa volta ho proprio fatto così.
    Un’ultima cosa: allora sul sito del canile c’era un annuncio di adozione per un rottweiler (bellissimo) che veniva descritto come dolce e pacioccone. Quando girando per il canile (da sola, nessuno aveva tempo di accompagnarmi) mi sono trovata davanti al suo box ho cercato di attirare la sua attenzione con un biscotto; niente, il cane era immobile in piedi a centro del box, girava solo gli occhi, secondo me era sedato. Mi vengono i brividi a pensare che quel povero cane possa essere finito in mano a qualche pollo come me che allora mi sono fidata del parere di quegli incompetenti

  18. Ho preso il mio primo cane al canile: pastore tedesco maschio 5 anni di cui 2,5 trascorsi in canile. Ringrazio l’addestratore Tobyas Popovici che ci ha aiutato a saperlo gestire e costruire uno splendido rapporto. Senza di lui non ce l”avremmo fatta.

  19. Beh insomma, la frase è pesantuccia, ma è dettata dall’esasperazione e non certo da un reale desiderio che qualcuno uccida il cane… mi sembra la tipica frase di una persona che è arrivata al limite con un animale non adatto e che per vari motivi non vuole darlo via. Questa signora sicuramente si sente “in trappola”, tra l’impossibilità di avere un rapporto decente col proprio cane e l’impossibilità di cambiare la situazione. Se pensa che se un cacciatore sparasse alla cagna almeno uscirebbe dal dilemma, è perchè non è riuscita a trovare una via d’uscita da una situazione disastrosa. Ovviamente questa persona non vuole che un cacciatore spari Davvero alla cagna, perchè se fosse una persona così priva di scrupoli, la cagna l’avrebbe restituita al canile e via.

    Adozioni dei cuccioli… tasto dolente. Ho dovuto dare via diversi cagnolini e gattini, trovati per strada; purtroppo le circostanze non mi hanno permesso di poter scegliere, i cuccioli non li avevo fatti nascere io, e non avevo nemmeno la possibilità di tenermeli “finchè non arrivava la persona giusta”; mi spiace ammettere di averli dati tutti “al primo che se li è portati via”. Solo di una ho ancora notizie (data a un amico di famiglia), lui sicuramente ha commesso diversi errori, ma tutto sommato la cagnina è amata, non fa /troppo/ vita da divano, non è un cane da borsetta, e soprattutto l’alternativa per lei non sarebbe stato nè restare in allevamento, nè restare in canile (quale??), sarebbe semplicemente morta di disidratazione in una calda giornata di agosto, a nemmeno tre mesi di vita. Spero che i suoi fratellini abbiano avuto una vita dignitosa, ma non ho modo di saperlo nè allora avevo modo di tenerli più tempo e selezionare con calma.

  20. Dopo oltre 400 adozioni di cani ed un paio di gatti (solo 2 cani tornati indietro per fortuna e 2 adozioni sbagliate ma poi per fortuna in un modo o nel altro si è recuperata la situazione, siamo stati fortunati è vero, poteva andare peggio) e dopo aver visto almeno altrettanti (andati a buca) preaffidi sia quello prima da compilare su internet e poi quello in cui ci si incontra, un pochino d’esperienza ce la siamo fatta 🙂
    1) non sempre l’adottante ti dice la verità
    2) magari l’adottante ha delle svolte improvvise nella vita (tumore – perdita lavoro – cambio forzato di residenza etc)
    3) si è semplicemente sbagliato
    4) magari sei tu volontario che immaginavi una cosa e poi in verità ti sei sbagliato e questo non era la persona giusta….ci sta, fare adozioni di cani che arrivano da un canile è difficilissimo, mica conosci i genitori, li conosci dentro al canile e raramente se non quelli che i volontari si portano a casa sai come agisce-reagisce in un ambiente domestico etc
    5) a parte rari casi (come tra gli allevatori) i volontari cercano di essere brave persone che si fanno in quattro(aggratis) e non vogliono sbagliare adozione, anche fosse solo per il fatto che poi bisogna gestire la cosa!
    6) sempre più volontari in questi anni fanno formazione continua ed il “vecchio volontario” solo ammmore sta per fortuna scomparendo o almeno sono sempre più in minoranza.

    Detto questo, il mio ultimo cane l’ho preso in canile ed era il più sfigato di tutti…macchecavolo uno lo sapevo e due mi sono ADOPERATO SUBITO per aiutarlo e se non fossi stato in grado di farlo avrei chiesto aiuto a te Valeria in primis!!!
    Quando prendi un cane è come fare un figlio, cos’è non ti piace più? Lo volevi biondo ed è venuto su nero? Ha dei problemi e speri che si risolvano da soli? A tuo figlio viene “la smolla” e non hai soldi e tempo per curarlo? Non ho tempo(per motivi vari giusti o no) o voglia e lo abbandono a se stesso in giardino e dopo ics tempo pretendo che sia il cucciolo perfetto?

    Detto questo la soluzione “il cane non fa per me”, a mio modo di vedere NON ESISTE!!! Mi impegno e cerco di migliorarlo, di migliorare il nostro rapporto, magari di migliorare io!!! Poi ci stanno gli errori degli adottanti, gli errori dei volontari, la sfiga(subito sembrava un angelo e poi diventa Satana), ci sta tutto, ma mi sono preso a torto o a ragione un cane(allevatore-canile) e dopo che questo è con me, il secondo dopo, è mio e mi ci impegno anche fosse per i prossimi 15 anni, sennò prendevo un peluche! Così la penso io poi magari mi sbaglio….

    • i complimenti sei te a meritarli… e tutti quelli come te, che pare molti dimentichino, mentre notano tutti gli errori, si fanno un mazzo aggratis con il solo scopo di creare un po’ di giustizia e benessere per i pelosi.
      inoltre condivido il tuo punto di vista, un cane non è un oggetto che ci piace o non ci piace, è di nostro gusto o no, è un individuo con cui si instaura un rapporto, se ciò non avviene domandiamoci dove NOI stiamo sbagliando, non dove i volontari o il cane non vanno bene (magari anche noi dobbiamo acculturarci un po’ prima no? mica si aspetta la pppa in bocca), il cane dal momento in cui l’abbiamo preso con noi è parte della famiglia/branco/gruppo sociale -come cavolo si vuole chiamarlo- ed è un dopo che CI appartiene.

  21. Bell’articolo, come al solito! Diciamo che quest’argomento tocca direttamente la relazione tra me e Clint, e, più specificamente, l’ha toccata nei nostri primi anni di vita insieme. Di fatto, pur con un maturato senso di pentimento, posso affermare di essermi trovato ad avere uscite piuttosto simili a quella della signora dell’aneddoto, e, sinceramente, comprendo anche il senso di profonda frustrazione che si prova quando si viene accoppiati ad un cane che non corrisponde praticamente in nulla a quello che ci si sarebbe “aspettati” … Per fortuna che qualche anno fa ero solo poco più che un bambino! Ora, in sostanza, si procede abbastanza bene, pur con i volontari del canile che allargano le braccia e la prendono quasi come una barzelletta, quando si racconta loro di come, alle volte, l’amatissima bestiolina tenti di “assaggiare” certi estranei che invadono il “suo” territorio …
    Però, c’è anche da dire che, se mi fossi trovato fin da subito alle prese con un cane “facile”, chi mai mi avrebbe spinto a metterci così tanto la faccia nel “raddrizzare” il mio “cagnaccio”, e a fare della mia passione cinofila ed etologica quasi una ragione di vita e una sorta di mania, magari anche nella speranza di lavorare, un giorno, nella cinofilia ufficiale, proprio per aiutare quei “binomi strampalati”, un po’ come il nostro?
    E dunque, per concludere, questo personalmente mi basta a non darmi per vinto, e ad amare e rispettare (ma non ad “accettare passivamente”, come spesso propongono certe voci fin troppo buoniste, e non sia mai!) il mio amato Clint, per quanto resti sempre un poco “fuori di testa”.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.