Inukdi VALERIA ROSSI – “Cuccioli adulti” è, ovviamente, una contraddizione in termini: ma solo fino a un certo punto.
Infatti, quando mi chiedono (e me lo chiedono spesso) se i cuccioli una volta cresciuti riconoscono ancora la propria mamma, io ripenso sempre automaticamente a quella volta in cui un tizio, dopo aver rubato un mio cucciolo dal giardino del nuovo proprietario, venne con la massima faccia tosta in allevamento a chiedermi se avevo “un pedigree da vendere”.
A parte il ringhio terrificante che produssi di fronte a questa richiesta… non appena vidi il cane, io rizzai le antenne.
Infatti lui, nel frattempo, era diventato adulto (è quello nella foto a sinistra): ma siccome io mi sono sempre stravantata del fatto che i miei cani “avessero la mia firma sopra”, mi convinsi immediatamente che si trattasse proprio del cucciolo rapito un anno e mezzo prima. Non è che “ebbi il dubbio”: ne fui proprio sicura al 100%. Quello era “figlio mio”… però bisognava pure provarlo.
Ovviamente i ladri (perché erano due, marito e moglie) non potevano sapere di essere finiti proprio nell’allevamento in cui era nato il “loro” cane; e altrettanto ovviamente non dissero che l’avevano rubato!
Mi raccontarono invece una storiella ben congegnata sul fatto che l’avessero acquistato da un fantomatico contadino in Val d’Aosta, del quale casualmente non avevano più nome né indirizzo. L’avevano preso sull’onda dell’impulso del momento, perché era un cucciolo “tanto caruccio”, non badando al fatto che non avesse pedigree: ma poi il cane era cresciuto, tutti dicevano che era un gran bel soggetto (e lo era, accidenti se lo era!) e gli avrebbe fatto piacere portarlo in esposizione… solo che c’era questo problema dei documenti mancanti.
Intanto che gli facevo tutta la filippica sul fatto che i documenti o ci sono o non ci sono, che non è onesto cercarne di fasulli eccetera eccetera… con aria indifferente io mi coccolavo il cane (che mi aveva fatto un sacco di feste: ma gli husky le fanno a tutti, quindi la cosa non aveva grande significato) e gli sbirciavo nell’orecchio in cerca del tatuaggio, perché all’epoca non esistevano ancora i microchip. Trovai solo delle indecifrabili macchiette d’inchiostro: i vecchi tatuaggi, purtroppo, a lungo andare si cancellavano… e forse quello era anche stato “aiutato” a cancellarsi, non l’ho mai saputo.
A quel punto cominciai a fare più domande del tenente Colombo, sperando che i ladri si contraddicessero: ma niente, avevano concordato la loro storia parola per parola ed era impossibile farli cadere in trappola. Così, alla fine, con la scusa di voler vedere come si comportava con gli altri cani, liberai sua mamma.

Snowwhite, la mamma di Inuk
Snowwhite, la mamma di Inuk

Non appena le diede un’annusatina, Inuk (questo era il suo nome) cominciò a mugolare di gioia e a comportarsi precisamente come un cucciolo di due mesi: bacini, zampatine, pancia all’aria, strusciamenti di muso… dal canto suo, la madre si mise a leccarlo dalla testa ai piedi, con un sorrisone da un’orecchia all’altra (sì, gli husky sorridono).
A quel punto affrontai i due a brutto muso, dissi loro che quello era senza ombra di dubbio il mio ex-cucciolo rubato un anno e mezzo prima e li minacciai di chiamare la polizia.
Lui faceva il duro (anzi, quasi l’offeso! La faccia tosta decisamente non gli mancava)… ma la moglie se la fece sotto, cedette e confessò, trovando la scusa di aver  preso il cucciolo da un giardino in cui l’avevano visto “abbandonato e mal tenuto” (peccato che l’avessero rubato due giorni dopo che io l’avevo venduto e che quindi non ci fosse stato neppure il tempo materiale per un eventuale maltrattamento!).
Comunque, la storia tutto sommato finì a tarallucci e vino: i veri proprietari di Inuk nel frattempo, avevano preso un altro cane, maschio (tenuto benissimo, per la cronaca!) e non potevano riprendersi il loro ex-cucciolo: e visto che Inuk, questo bisogna riconoscerlo, era stato gestito impeccabilmente, decisero di non sporgere denuncia.
Alla fine me lo ripresi io, consentendo però ai ladri di venirlo a trovare quando volevano (perché in realtà gli erano legatissimi: in effetti ‘sti due sciagurati avevano una voglia pazza di husky, ma non avendo i soldi per comprarsene uno avevano allegramente trovato il sistema per procurarselo gratis…) e di seguirne la carriera espositiva.
Lieto fine, se non fosse che dopo un annetto i due cominciarono a litigare, si separarano, andarono a vivere ognuno per conto suo e non li vidi mai più: ma questo non ha più alcuna importanza. Importa, invece, il fatto che la storia mi pare risponda in modo assai chiaro alla domanda “madri e figli si riconoscono anche dopo un lungo periodo di separazione, e quando il cucciolo è diventato adulto?”
Sì, si riconoscono eccome. Non so se accada in tutte le razze del mondo, ma per quelle in cui ho avuto esperienze dirette, e cioè pastori tedeschi e siberian husky, la risposta è un SI assai deciso.
Di solito, a casa mia, non passava così tanto tempo prima che madri e figli si incontrassero nuovamente (ero una rompipalle allucinante con i miei clienti e pretendevo che mi portassero a vedere i cani almeno ogni due – tre mesi finché non raggiungevano l’età adulta): ma nel caso di Inuk passarono un anno e due mesi senza che lui e la Snow (questo era il nome di sua mamma) si rivedessero. Eppure si riconobbero all’istante, e in modo così eclatante da permettermi di trarre una conclusione certa sulla loro effettiva parentela.
Poi, sia chiaro: il riconoscimento genitoriale non impedisce certo ai figli maschi di provarci (sessualmente) con le madri, e viceversa… ma questo significa solo che i cani sono cani e che la pensano diversamente dagli umani.

OLYMPUS DIGITAL CAMERADetto questo, vorrei rispondere anche ad un’email ricevuta ieri, che mi domanda quanto segue:

Ho un pastore tedesco (femmina e giovane) che ha partorito 6 mesi fa e abbiamo deciso di tenere un cucciolo maschietto. Tutto procede in tranquillità se non che mi rendo conto che il cucciolo, nonostante si avvicini ormai all’età adulta, non smette di vedere nella madre il suo principale punto di riferimemento. Non c’è niente che lo attragga o lo entusiasmi se non lo fa con la madre, pende letteralmente dalle sue labbra, fa tutto insieme a lei, nonostante di rimproveri se ne becchi ancora parecchi. Certamente li vedo felici, ma nel tempo a cosa porterà questo rapporto madre/figlio? Se individua lei come capobranco, noi umani della famiglia che importanza avremo per lui?

La risposta che mi salta subito in mente è: “Dipende da quanta importanza riuscirete ad assumere ai suoi occhi”… il che, però, è un po’ come scoprire l’acqua calda.
La vera domanda è: “come” si può diventare, agli occhi di un cane, più importanti e più autorevoli della mamma?
E la scomoda verità è che non si può: o almeno, è difficilissimo.
In realtà è difficilissimo anche quando i cani non sono affatto parenti: perfino quando sono di due razze diverse. La mia micro-rottweiler Samba, per esempio, pende dalle labbra della Bisturi, che è una staffy: e se c’è lei presente sta sempre appiccicata a lei… come è normale che sia, se ci pensiamo su un attimo.
Imprinting o non imprinting, socializzazione o non socializzazione, noi e i cani apparteniamo a due specie diverse: e fatichiamo parecchio a comunicare. Dopo una lunga convivenza diventa tutto più facile, ma soprattutto per i cuccioli capire l’umanese è faticoso e impegnativo: invece gli altri cani parlano la loro stessa lingua, si capiscono al volo, non hanno il minimo problema a spiegarsi. Vi sembra così strano che in una famiglia interspecifica il primo riferimento di un cucciolo sia un altro cane? Se poi quest’altro cane è addirittura la mamma, quella che gli ha insegnato tutto ciò che sa, che gli è stata sempre vicina, che l’ha allattato e accudito per due mesi… embe’, provateci un po’ voi, a diventare “più importanti” di lei ai suoi occhi!
Ciò che possiamo – anzi, dobbiamo – fare è proporre al cucciolo, man mano che cresce, attività alternative a quelle che può offrire l’altro cane: in pratica, dobbiamo giocare in modo piuttosto sleale!

pasted_riportoNessun cane, neppure una mamma, potrà mai offrire al cucciolo bocconcini, palline, salamotti: noi sì.
Nessun cane potrà insegnare al cucciolo a fare un percorso di agility o a giocare con un frisbee.
Siccome le attività che facciamo con  i nostri cani devono essere non soltanto piacevoli, ma anche appassionanti, proporle al figlio è l’unico mezzo lecito che abbiamo per fargli pensare che, tutto sommato, anche con gli umani si sta benissimo e ci si diverte un sacco. E mammina, magari, può anche aspettare un po’.
Sarà indispensabile lavorare separatamente con i due cani (altrimenti lui terrà comunque un occhio su mammà… e se dovesse accorgersi che anche lei sta facendo qualcosa di divertente, la seguirebbe all’istante), lavorare tantissimo sull’ingaggio del figlio (motivazione, comunicazione eccetera…) e farlo davvero appassionare allo sport o alla disciplina che abbiamo scelto per lui: in questo modo potremo creare un legame fortissimo, anche se forse non sarà proprio paragonabile a quello con la mamma.
Però… insomma, lo so che non si deve antropomorfizzare, ma è un po’ la stessa cosa che succede quando ci si sposa: il figlio possiamo farlo innamorare al punto da convincerlo a mollare la mamma e a venire a vivere con noi.
Poi non andiamo troppo a sottolizzare su ciò che succederebbe se lo costringessimo ad una vera e propria scelta, perché potremmo restare profondamente deluse: ma il compromesso lo trovano miliardi di donne, quindi se po’ fa’.
Con i cani è un po’ la stessa cosa: non mettiamoci mai in condizione di dire al cucciolo “o noi umani o tua madre”, perché ci prenderemmo dei pernacchioni canini… ma far convivere due amori è possibilissimo.  Ed è possibile anche far sì che entrambi ci considerino loro superiori gerarchici: basta lavorarci. Certamente, se non si propongono al figlio cose bellissime e piacevolissime, lui resterà un eterno “mammone” e noi rischieremo di essere considerati come simpatiche parti del paesaggio. Ma dipende tutto da noi: come sempre accade, il rapporto con il cane non cade dal cielo e non è solo frutto dell’ammmmore, ma anche (anzi, soprattutto) del nostro impegno.

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16 Commenti

  1. La mia Gemma, pastore tedesco di quasi 11 mesi, la sua mamma non l’ha rivista ma una sorella sì. Più o meno verso i 5 mesi, a casa mia dove vive da quando di mesi ne aveva due. E siamo rimasti tutti a bocca aperta perché era palese che le due si fossero in qualche modo riconosciute. Gemma non aveva problemi con i suoi simili, la sorella qualcuno sì, ma appena Fanta (così chiamata perché da piccola faceva le bollicine… ahahahahah) è scesa di macchina si sono abbracciate… lo so che il termine non è proprio canino ma abbracciate e baciate è quello che è successo. Gemma non si approcciava mai così con cani sconosciuti, ma secondo i soliti rituali di annusamenti vari. Fanta invece prima si esibiva in un repertorio di abbai e poi si avvicinava cauta, così mi ha raccontato la sua proprietaria. E invece… Dopo interminabili baci e squittii si sono fiondate subito a giocare con un’intesa che era palpabile, avevano perfino gli stessi ritmi di gioco, lotta, riposo. E si davano tante leccatine sul muso e sulla bocca. Il momento dei saluti, dopo un’intera giornata passata insieme,… saremo dei cuori di burro, ma ci hanno commosse. Gemma dentro il giardino e Fanta ormai fuori (non senza difficoltà farla uscire), appiccicate al cancello non la smettevano di darsi leccatine sul muso.
    A breve dovrebbero incontrarsi di nuovo, chissà… 🙂

  2. Non solo riconoscono la famiglia, ma anche gli amici. Mi è già successo almeno tre volte con Afra. Non che solitamente sia poco socievole con i suoi simili, ma in alcune occasioni è partita letteralmente a razzo verso un altro cane e, senza il solito rituale di saluti e annusamenti vari, hanno cominciato a darsi musate, barliccate e giocare come matti. C’era una felicità palpabile nell’incontro.
    Poi, parlando con il proprietario, è venuto fuori che entrambe venivano dallo stesso canile, nello stesso periodo, e venivano tenuti in cortile e non i gabbia… stavano insieme!

  3. A me è successo di essere riconosciuta da uno dei “miei” cuccioloni che all’epoca aveva 9 mesi e che non vedevo da almeno 4 che mi ha incrociato mentre sedevo al tavolino di un pub e mi ha praticamente steso a furia di salti addosso e di bacini. Idem con mio marito! Gli astanti ci guardavano francamente perplessi. 😀
    Mi racconta mio padre che il terribile “canelupo-alto-così” che era il loro cane di famiglia negli anni 70, un grigione fiero e tosto che riconosceva solo mio nonno come leader degno di obbedienza riconobbe il suo “allevatore” alla tenera età di 6 anni e si esibiì in una serie di comportamenti “da cucciolo” lasciandoli tutti basiti.
    Non mi stupisce perciò che riconoscano la mamma. I miei, anche dopo vari mesi, ogni volta che incontravano la mamma cercavano di “attaccarsi alle mammelle” (tse, illusi!!) e una cucciola, che vediamo più spesso degli altri e spesso ci viene a trovare, gode ancora di uno “status protetto” per cui la mamma le cede gli ossi da rosicchiare e, se capita, la fa dormire accanto a lei nella sua cuccia.

  4. A questo proposito… Ho appena preso un cucciolo di malinois con cui ho intenzione di fare UD e ho in casa altri due cani.
    Mi è stato detto di non farlo giocare con gli altri cani e di non fare passeggiate assieme perché altrimenti poi lui s attacca di più ai cani che a me.
    È vero? Sono d’accordo che ogni cane deve avere la sua passeggiata personale con il proprietario, ma a volte uscire con tutti accorcia notevolmente i tempi… Senza contare che gli altri due cani vedendomi uscire esclusivamente con il cucciolo (e spesso, se voglio evitare che mi faccia la pipì in casa) si stanno abbastanza “ingelosendo”.

    • Ho in parte il tuo stesso problema, ho anch’io 2 pt e faccio UD con entrambi, uno di 2 anni e il cucciolo di 3 mesi. Sto barando un po’, non sono entrambi miei, quello di 2 anni e’ di mia sorella e vive con lei, solo che sono io che gli faccio fare qualsiasi cosa, quindi alla fine il suo punto di riferimento sono io, mentre il cucciolo e’ proprio mio e vive con me. Il fatto che non vivano insieme ovviamente aiuta molto nel permettermi di creare con entrambi un rapporto unico, io però cerco di farli interagire e giocare il più possibile, proprio perché portarli insieme in passeggiata ti fa risparmiare tempo e problemi organizzativi, e poi, essendo entrambi maschi, per me e’ importante che si conoscano e vadano d’accordo, in modo che quando saranno entrambi adulti riescano almeno a convivere pacificamente (poi se rimangono proprio amici tanto meglio). Quando riesco a farli stare insieme, comunque, vedo anch’io che il piccoletto si attacca a cozza al grande, per giocare e tormentarlo, lo segue, fa quello che fa lui e tutto il repertorio. Se vivessero insieme la cosa sarebbe ancora più accentuata, perché comunque al momento quando chiamo Ray (il piccolo) viene ancora subito e pieno di entusiasmo (testato con successo anche in area sgambamento con nuovi cani appena conosciuti e al campo mentre era tutto intento alla lotta con un altro cucciolo, ma probabilmente dipende dal fatto che ha ancora 3 mesi), mentre un mio amico al campo, nella mia stessa situazione (2 pt maschi della stessa età dei miei) solo che i cani sono entrambi suoi e vivono insieme, ha notato che il piccoletto e’ molto più “anarchico” del grande alla stessa età, e risponde molto meno al richiamo rispetto sempre al suo alla stessa età o rispetto al mio. Secondo me dipende proprio dal fatto che i suoi due cani fanno tutto insieme, quindi il suo piccolo fa più riferimento al cane grande che al loro umano, quindi in un certo senso quello che ti hanno detto e’ fondato e ha un senso, anche perché per fare UD (come per tutti gli sport cinofili) il rapporto conduttore-cane e’ fondamentale, e le basi le costruiamo proprio adesso. Io personalmente, però, non esaspererei la situazione fino a non farli mai stare insieme, se anche i miei vivessero insieme li terrei separati solo per parte della giornata mentre in altri momenti li farei giocare e stare insieme. Anche perché devi appunto evitare che si creino gelosie o rivalità che potrebbero sfociare in conflitto quando il cucciolo sarà cresciuto. E soprattutto, i tuoi cani adulti possono a) passare delle competenze al cucciolo che tu effettivamente non puoi o faresti più fatica a passare, tipo la capacità di relazionarsi con i suoi simili, il linguaggio canino, i rituali e tutto il resto, b) i tuoi cani possono aiutarti a insegnare al piccolo alcune delle regole di casa. Ovviamente per me dovresti comunque dedicare a ciascuno un suo tempo speciale nell’arco della giornata, in cui lavori con un solo cane alla volta, in modo da creare e rafforzare il rapporto (lontano anche dagli occhi degli altri cani, che ovviamente uggiolerebbero e abbaierebbero per unirsi al divertimento, creando tensione e distraendo il cane con cui stai lavorando). Ah, altra cosa importante, non so l’età dei tuoi cani, ma essendo il mio grande un maschio giovane di soli 2 anni, quindi nel pieno dell’energia e molto esuberante nel gioco, anche se vivessero entrambi con me li dovrei tenere comunque separati per parte della giornata perché il piccolo rischierebbe di spomparsi e si lancerebbero in lunghe corse folli che potrebbero essere deleterie per le articolazioni ancora in formazione di Ray. Se invece il cane grande e’ un vecchietto tranquillo e pure un po’ pigro il problema ovviamente si sente meno, ma avendo il cucciolo un apparato ancora in crescita bisogna tener presente anche l’intensità dei giochi in cui si lanciano, se è sopportabile o se rischia di essere eccessiva, perché se dipendesse da loro andrebbero avanti al oltranza, quindi dobbiamo essere noi a porre loro un limite quando il gioco comicia a diventare uno sforzo eccessivo per il cucciolo, anche se sembra che lui abbia ancora energia da vendere (e ne ha, cavoli se ne ha).

  5. Che esemplare stupendo, Inuk. Gli husky che si vedono oggi nei ring, detto papale papale, fanno pena. Peccato che husky di questo tipo/modello non se ne vedano nemmeno col cannocchiale. Nemmeno nella patria di origine sono così belli.

  6. Il mio primo cane si chiamava Tilli, un meticcio tra un volpino e segugio o qualcosa del genere….14 Kg di furbizia!
    Non era ben chiaro come avesse vissuto il primo anno di vita, si sapeva solo che odiava gli uomini (nel senso di uomini maschi adulti), che era stato picchiato e che si era fatto le ossa per strada. Il piccoletto fu ritrovato da una signora di Genova che lo accudi per un annetto circa nel suo appartamento, non come un figlio…di più: dormivano nel letto assieme, mangiava a tavola ecc ecc, vero è che molto probabilmente questa signora fu la prima persona che diede della dolcezza a sto povero cucciolo.

    Purtroppo la signora non riusciva a badare completamente al piccolo stando in un appartamento a Genova, e sognava per lui un bel giardino in cui girare.
    Fu così che tramite amici di amici di mio padre..Tilli venne affidato a noi; nonappena il cane vide la distesa di prati dietro casa mia…iniziò a girare e correre per circa 15min senza fermarsi, non ho mai visto nessuno esplodere di gioia il quel modo.
    Non fu facile i primi tempi, il primo giorno Tilli scappò…andando subito alla stazione del treno, lo cercammo tutto il giorno e cmq per i primi tempi la convivenza con mio padre non fu facile, poi pian piano le cose si sistemarono.

    La signora tornò a trovarlo un anno e mezzo dopo: li per li il cane non la riconobbe e la trattò come qualsiasi altro ospite. Dopo circa mezz’ora, all’improvviso, mentre la signora e mia mamma chiaccheravano…Tilli le saltò addosso iniziò a piangere mugolare e a baciarla e a esplodere di gioia….la riconobbe…riconobbe quella signora tanto buona e gentile che lo tirò via dalla strada e gli diede una famiglia, un branco.

  7. Io ho un esempio che va ancora oltre. Cerco non fare confusione: cucciolata del 2010 – una mia cucciola di Labrador cioccolato va a vivere a Cesena con una femmina bionda già adulta (5 anni circa, se non ricordo male). Ovviamente vanno d’accordo e, in teoria, diventano un branco.
    Cucciolata del 2011 – stessi genitori (era troppo bella la prima cucciolata per non ripeterla!). Porto un maschietto affidato ad amici a un’esposizione a Forlì e dopo mii trovo con i ragazzi di Cesena a far giocare i cani che non si erano mai visti prima. La femmina bionda voleva sottomettere il maschio (ancora giovane) e la sorella di questo (ripeto che non si erano MAI visti prima), lo difendeva a spada tratta, piantando i denti nel collo della bionda e tirandola via dal suo fratellino! Anche i proprietari delle femmine hanno detto che non aveva mai fatto così prima. Io sono convintissima che abbia riconosciuto gli odori. Era incredibile che dopo più di un anno e mezzo di convivenza nel suo nuovo branco, si imponesse così sulla femmina molto più vecchia di lei. Il sangue non è acqua…

  8. probabilmente anche la mamma non riconsoce chissà che gerarchia e leadership ai proprietari, secondo me. e comunque si prende spesso il cucciolone e si fa attività separata con lui e SOLO lui, si porta la parco ci si gioca si lavora con SOLO lui in assenza di mamma.
    io ho in casa due mamme figlie e ho avuto a volte figli fino ai 4 mesi prima di accasarli e MAI si sono riferito più alla mamma che a me…dopo i 2 mesi e mezzo 3. gli ultimi che ho dato via, per casa… erano sempre dove ero io a controllare cosa facevo io … e non con mamma…anche prima dei 2 mesi

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.