PREMESSA: solitamente, quando pubblico lettere di persone che mi raccontano la loro storia cinofila,  e intanto mi ringraziano perché sono riuscita a dare loro qualche piccolo aiuto, la parte dei ringraziamenti la taglio. Non tanto per modestia, quanto perché ritengo che non interessi proprio a nessuno, esclusa la sottoscritta.
Stavolta, invece, ho deciso di pubblicare integralmente una lettera che mi ha commosso in un modo che non so neppure descrivere: una storia nella quale l’acquisizione di un po’ di cultura cinofila ha cambiato la vita di una persona e soprattutto quella di un cane. Il fatto di essere stata (casualmente) proprio io la causa di questo cambiamento mi rende particolarmente felice: ma non conta “chi” abbia trasmesso quel po’ di cultura, conta l’effetto che ha avuto su queste vite. Ed è un effetto che non potevo, stavolta, “tagliare via”.
Per questo la lettera di  Marika la pubblico proprio integralmente: perché è bella, perché è dolce, perché mi ha fatto piangere ma mi ha fatto anche sentire bene. Mi ha fatto capire che nonostante tutto (e di “tutto” ce ne sarebbe a iosa…) continuare nel  tentativo di fare informazione cinofila serve a qualcosa.

Ha fatto bene a me, ma credo che possa fare bene anche ad altri cinofili che a loro volta cercano di trasmettere cultura, ma spesso mi dicono sfiduciati:  “Mi sa che ci rinuncio. La gente non capisce, mi viene voglia di mollare tutto”.
Ecco… quando si arriva a pensare questo (e a me capita almeno dieci volte al giorno), una lettera come questa può ridare la forza di andare avanti. Per questo ho voluto che non fosse solo “mia”, ma un po’ di tutti coloro che lottano ogni giorno per un mondo meno “cuggino” e più cinofilo.

Lui amava la neve e durante quella nevicata di 2 anni fa stavamo sempre fuori... è un evento più unico che raro a Benevento!
Jacky amava la neve e durante quella nevicata di due anni fa stavamo sempre fuori… è un evento più unico che raro a Benevento!

di MARIKA CENTRA – Sono Marika, ho 23 anni e questa è la quarta volta che scrivo a TPIC. La prima volta qualche anno fa per chiedere un consiglio su come riallacciare un rapporto mai partito con il cane di casa, la seconda volta un annetto fa per chiedere consigli sul come passare del tempo in attività poco pesanti con un cane anzianotto, una settimana fa (su Facebook) per condividere la felicità mista alla paura di un’operazione delicata andata a buon fine… e oggi, con il cuore distrutto dal dolore, per ringraziarvi di tutto quello che avete dato a me e Jacky.
Jacky arrivò a casa sotto l’ascella del mio babbo quando aveva lui 45 giorni, io 11 anni e mia sorella 9.
Un cucciolo di pastore tedesco, con quelle orecchiette mosce e già più grandi del suo muso, con il pelo morbido e profumato di citronella. Mentre io e Lia impazzivamo di gioia incredule che fosse proprio il nostro cane, mia mamma arrivò estremamente incazzata urlando “io lo sapevo, ecco che andavi a fare quando uscivi, meno male che volevi prendere l’acquario, adesso te la vedi tu, io non lo volevo, riportalo indietro”.
Ora, dopo 12 anni, è stata lei a dirmi in lacrime che il nostro compagno stava molto male, e ha lasciato a mia sorella la dolorosa notizia della scomparsa.
Eravamo in pieno sciuramarianesimo, tutti e quattro, totalmente impreparati ad accogliere un cucciolo di “allevamento amatoriale”: e vista la quantità di cacche che lasciava per casa, una casa di 75 mq senza giardino e da dividere in cinque, papà decide di provare una “mezza pensione”.  Di giorno con noi, la notte a dormire in allevamento.
Che ci vuoi fare, Valeria, all’epoca Google era un mezzo oscuro e nessuno di noi avrebbe potuto mai sapere le conseguenze di una scelta simile: ce lo andammo a riprendere qualche settimana dopo, impaurito dal proprietario del centro e dagli altri cani, magrissimo e inappetente nonostante lo facessimo mangiare noi (e sull’alimentazione del cane, mio padre non ha mai badato a spese, nonostante non fosse da expo) perché poi scoprimmo che non gli furono mai dati i farmaci per sverminarlo, al contrario di quello che ci avevano detto.
Quella ferita non gli si rimarginò mai.  Chissà che gli successe in quelle poche notti, divenne un cane meraviglioso con le persone ma totalmente ineducato (e figurati se lo educammo davvero, a parte i bisognini fuori e il buon carattere con le persone…) e intollerante nei confronti di qualsiasi altro essere vivente che non si reggesse su due zampe.
Ascoltava, capiva, ma ci guardava quasi sempre sghignazzante e strafottente. Ha sempre deciso lui cosa fare, quando farlo, come farlo. Anche come e quando andarsene.
Ed è per questo che non ho sviluppato, da ragazzina, un buon rapporto con lui. Per lui la signora e padrona era, strano a dirlo, proprio mamma; verso papà si comportava come un figlio totalmente dipendente, del resto era lui che badava a tutti i suoi bisogni di essere vivente; per mia sorella stravedeva, era la cucciola di  casa, tant’è che l’unico segno di aggressività l’ha mostrata verso uno zio che, per salutarla, l’abbracciò (fortunatamente papà lo teneva bene al guinzaglio, e dopo una sonora sgridata fece le feste anche allo zio).
Io invece, per lui, ero quella che “c’è,  quindi la sopporto; ogni tanto mi lancia qualcosa da tavola, quindi meglio che la tengo buona, ma per il resto lasciami stare”.
Del resto il ricordo più “profondo” che ho di lui è una cicatrice perfettamente rotonda del suo canino sul dorso della mano, quando ha voluto a tutti i costi un nastrino rosso che stavo agitando (forse mi aspettavo una zampettata da gatto, non so).
Dopo un pò di sofferenza e, dopo quell’episodio, un pò di paura, ho iniziato a pensare “ma chi me lo fa fare, non mi vuole, e allora io non voglio lui! Per colpa sua non posso portare animali in casa, quando se ne andrà avrò un cane tutto mio che mi amerà come lui non ha mai fatto”.
Mi si spezza il cuore a ripensarci.
Qualche anno fa, googlando, ho trovato “il vero Standard del Pastore Tedesco, proprio su questo blog.
Dopo una sonora risata a rivedere le caratteristiche dello stronzone di casa, ho dato anche un’occhiata a tutto il resto e mi si è aperto un mondo nuovo: quello dell’amore verso gli animali.
Non sono un’animalista, non faccio volontariato nei canili, ma il vostro blog mi ha fatta vergognare di aver pensato abbastanza frequentemente quella cosa bruttissima che ho scritto sopra e mi si è animato il desiderio di dare al cane una vita da cane (e di non prendere un cane prima di avere il tempo e le capacità di dargli una vita da cane).
Allora mi sono messa di buona volontà e ho scritto per la prima volta un commento a un tuo articolo, chiedendoti come recuperare un rapporto ormai incrinato dopo ben 8 anni.
Mi hai risposto dicendo che ti sentivi dispiaciuta di questa storia e che potevo iniziare un nuovo cammino con lui facendolo sentire utile. Devo dire che, tra questo consiglio, notizie varie sul blog e voglia di ricominciare, i risultati si sono visti: soprattutto nelle passeggiate serali, lunghissime, che non vedeva l’ora di andare a fare.
Poi da queste passeggiate ho capito che stava invecchiando: dopo una bella corsa restò zoppicante per un paio di giorni. Ti scrissi di nuovo, per chiedere idee su cosa fargli fare di interessante senza che si facesse male, e mi hai risposto ancora  consigliandomi i giochi di fiuto, in cui era particolarmente bravo.
Sono due anni che vivo fuori dalla casa dei miei, per motivi di studio:  quando tornavo mi accoglieva sulle scale abbaiandomi in modo diverso da come fa con i miei, o come faceva prima che me ne andassi.
Sembrava mi sgridasse dicendo “be’, insomma??? Signorinella, che fine hai fatto? Sei scappata ancora, vero???” e poi via di strusciate.
Quante volte l’abbiamo sgridato per questo?  Aveva la capacità meravigliosa di trasferire qualsiasi tipo di sporco, bava e peli proprio sui pantaloni puliti. Ultimamente, però, ero così contenta di rivederlo che non mi importava nemmeno più.
E anche lui, finalmente, era felice di rivedere me.
Mi sento in colpa, mi sento in colpa perché per pigrizia, per la stanchezza della vita di tutti i giorni, la voglia di stare in pace, le ultime volte che sono tornata e lui mi guardava speranzoso di fare la nostra passeggiata io gli ho detto “no, Jackozzo, stasera no, sono stanca”.
E lui capiva, e se ne andava sbruffando sul lettino suo. Quel lettino che ora non sta più al suo posto nell’angolo del soggiorno: ora sta fuori, sul balcone, senza il lenzuolino superpuzzolente, senza il nostro Jacky sopra a russare, mentre nel suo angolino abbiamo lasciato le sue palline e la sua foto.
L’ultima volta che l’ho visto non l’ho salutato nemmeno per bene, perché quando ritorno nella mia città di studi praticamente scappo di casa per paura di mettermi a piangere tra le braccia di mamma per la nostalgia di lasciarli.

Il pomeriggio dopo l'operazione alla milza: allegro e giocherellone come se non fosse successo nulla
Il pomeriggio dopo l’operazione alla milza: allegro e giocherellone come se non fosse successo nulla

Negli ultimi mesi, ogni volta che tornavo, avevo paura di suonare e non sentirlo abbaiare, perché cominciava a star male per la vecchiaia. Poi una settimana fa mamma mi ha chiamata in lacrime dicendomi di farmi forza, che stavolta forse non ce l’avrebbe fatta, che avevano trovato diverse metastasi alla milza e che una di quelle era esplosa causandogli una emorragia interna.
Nonostante le bassissime speranze e una situazione economica che, come si dice dalle nostre parti, Dio lo sa e la Madonna lo vede, papà ha deciso di farlo operare: il giorno dopo stava come se non fosse successo assolutamente nulla, stoico e strafottente.
Vi ho scritto su Facebook per condividere questa felicità.
Sono stata malissimo perché questo è periodo d’esami e non potevo tornare a casa, ma lui si è ripreso ed ero così contenta perché sarei tornata dopo nemmeno una settimana e avevo preparato tutto nella mia mente, avevo deciso che ogni volta che me ne sarei andata l’avrei salutato come fosse l’ultima, consapevole che l’avrei perso da un momento all’altro.
E invece quello stronzo non mi ha dato nemmeno questa possibilità, andandosene ieri mattina, mentre preparavo le cose per la partenza. Doveva aspettare mezza giornata, mezza.
Mi ha accompagnata il mio fidanzato e sotto casa sono scoppiata nell’ennesimo pianto disperato, costatando che quella volta al sentire la macchina di Domenico non era uscito sul balcone a fare il suo lavoro di guardiano.
Continuo a ripetergli nella mia testa: “sono molto arrabbiata con te, Jacky, questo non dovevi farmelo”, ma i miei mi dicono che è stato molto meglio, che ho un ricordo sgambettante di lui.
Dall’altro lato invece mi sento in colpa e soffro nel pensiero di “cosa avrà pensato? Non mi ha vista per tre settimane, quando è stato male non c’ero, quando se n’è andato non c’ero, avrà pensato che l’ho abbandonato, che non gli voglio bene per nulla, che mi sono rivelata il solito fuoco di paglia che non lo portava mai a fare la bella passeggiata serale. Potevo tornare mezza giornata prima e l’avrei rivisto, per un’ultima volta, se ne sarebbe andato sereno, sapendo che tutta la sua famiglia era li per lui”.
E invece questo non saprò mai, se l’ha capito.
Soffro per mia mamma, che ora che sia io che Lia siamo fuori per studio, mentre papà è al lavoro, sarà sola.
Soffro per Lia, che in un momento critico della sua vita si è appesa a lui per farsi forza e l’ha accompagnato sempre in clinica, vedendolo morire all’improvviso sul tavolo delle radiografie.
Ma soffro ancor di più per papà, che ieri si è seduto sul letto della “dog room” a raccattare i cocci del suo migliore amico, lui che è sempre così burbero e solitario. Non ha versato una lacrima davanti a noi, ha lavato le ciotole, ha richiuso il paccone di crocchette costosissime e ha scelto il primo e l’ultimo collare e guinzaglio da tenersi per ricordo.
Ha sempre detto che quando se ne sarebbe andato avrebbe preso tutte le palle e palline che negli anni ha trovato in giro per le campagne e l’avrebbe seppellito in uno dei campi dove andava a portarlo a correre, ma per legge ovviamente non può e ha lasciato fare ai veterinari. Perché non solo nella perdita c’è lo stordimento, ma anche la responsabilità di decidere cosa farne di quell’ammasso peloso che nel bene e nel male ha totalmente stravolto le nostre vite.
Nel frattempo questo buco nel petto non si richiuderà mai, almeno così sembra ora.
Mai più, mai più un animale, questo è quello che proviamo tutti noi. Mai più questa sofferenza e, ad averlo saputo, non avrei mai accettato il dono di questa amicizia piena di difficoltà ma, infine, di rispetto reciproco.
Valeria, saranno tante le mail di questo tipo che ti arrivano (anche se spero poche) e sono stata quantomeno prolissa.
Del resto sono una su migliaia di persone che ti seguono, non c’è nulla di speciale nella mia storia, solo il ciclo naturale delle cose. In questa storia non ci sono cani con capacità empatiche eccezionali, né  umani particolarmente speciali, solo una normale famiglia con un normalissimo cane.
Vorrei raccontarti ogni aneddoto della sua vita, di come è stato forte quella volta che ad un anno d’età mangiò un bocconcino avvelenato e, dalla morte imminente, ritornò più forte di prima.
Vorrei raccontarti di ogni risata che ci faceva fare, dei biscottini che gli davamo io e Lia di nascosto perché altrimenti papà si arrabbiava temendo gli venisse il diabete, mentre orgogliosa gli facevo fare un imbarazzante seduto-saluta (zampa) -giù-pianopiano e lui lo prendeva o con gli incisivi, o mangiandoci tutta la mano con conseguente sgridata.
Vorrei raccontarti delle parolacce che si è preso perché portava il pallone per giocare, ma non lo lasciava se non quando lo decideva lui, e se decideva di lasciarlo si metteva seduto ad abbaiare per parare il suo rigore come il migliore dei portieri. Vorrei parlarti di quando non voleva mai mangiare le crocchette asciutte, ma voleva sempre qualche avanzo del tavolo per “imbrogliare il sapore”; di quando mangiavamo e lui stava lì come un cameriere a guardarci in bocca, distruggendoci le gambe con le unghiate, mentre poggiava quel piedone sulla gamba per impietosirci e nonostante la sgridata (quante, quante se n’è prese, sto povero cane!)…e poi gli allungavamo sempre qualche cosa.
Insomma, una vita normale con un cane.
Ieri è stata la prima cena senza lui, la prima cena senza il casino degli abbai da fame e degli urlacci per farlo smettere, dei “Jacky, vai a cuccia” o dei trucchetti seduto-saluta-giù-pianopiano/prendi al volo.
La prima cena dove gli avanzi si sono buttati e dove sono scoppiata in lacrime vedendo che però papà inconsciamente, nel fazzoletto, aveva conservato le bucce del formaggio che solitamente andavano a lui.
Il motivo per cui ti scrivo, finalmente ci sono arrivata, è per ringraziarti di avermi donato questi ultimi anni di vera amicizia che altrimenti sarebbero andati sprecati come i primi.
Il tuo blog mi faceva compagnia sul treno e mentre leggevo pensavo “appena arrivo a casa provo questa cosa con Jacky”.
Mi ha insegnato che il cane “è una cosa seria” e che, a prescindere se mi si riaprirà o meno il cuore, non accoglierò nessun cane finché non sarò degna di dargli una vita da cane.
Mi ha insegnato ad amare la vita, anche nei confronti degli altri animali e delle piante. Se prima ero un “pollice nero” e facevo morire anche le piante grasse, ora sono attenta anche con la più delicata delle piantine di basilico.
Se prima ho scaricato nel wc decine di pesci vinti alle feste e durati nemmeno un mese, ora ho –  a parte il fidanzato, che è un bel pet! – anche Ninno a farmi compagnia: un criceto, un animale piccolo e facile da gestire… ma prima di prenderlo ho letto decine di siti per capire come sistemarlo al meglio, cosa fargli mangiare per farlo star bene, come farlo svagare.
Nonostante sia un roditore minuscolo mi ci sono affezionata perché è un esserino intelligente, lo curiamo al meglio e, anche se non dimostra affetto come un cane, lo fa a suo modo e so che apprezza ciò che faccio per lui (al punto che, nonostante sia un animale selvatico, quelle due volte che è scappato dalla gabbia è sempre stato lui a tornare verso di noi e volersi arrampicare sulle nostre mani).
Se prima avrei accolto ogni trovatello… ora la voglia c’è ancora (quantomeno, c’era, ma la speranza di riaprirmi in fondo al cuore c’è ancora), ma è bloccata dalla razionalità di non poterlo gestire al meglio e di riavere la spiacevole sensazione di non essere in sintonia con il mio nuovo amico, mista al terrore di non avere i soldi per il veterinario nel caso stesse male e alla nuovissima sensazione di non avere la forza di riaffrontare questo dolore.
Tutto questo è solo grazie a te, a voi tutti. Mi sento come quando si ringrazia lo staff di un progetto a lavori conclusi, con la tristezza di aver chiuso un ciclo: un periodo della propria vita è finito ma tutti sono diventati più forti, preparati, consapevoli e ricchi di esperienze.
Per me e la mia famiglia è finito il periodo in cui eravamo tutti giovani, belli e felici, lasciando spazio al tempo che è passato, alle figlie ormai adulte che sono andate via di casa, i capelli bianchi e un amico in meno che mi piace immaginare continui ad abbaiare alle brutte cose che ci si avvicinano.
Grazie, Valeria: non so se avrò ancora la forza di continuare a leggerti, ma la tua simpatia, la tua preparazione, la tua passione hanno cambiato le nostre vite per sempre. Per me tu sei il ricordo del Jacky felice con me.

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46 Commenti

  1. Vorrei dire tante cose a Marika, al momento sono bloccata dall’emozione che mi ha procurato questa lettera….Quanto amore per questo cagnone, quanta sofferenza ma sappi carissima Marika che il dolore si supera, che il tuo amico rimarrà per sempre nel tuo cuore e nella tua mente ma che il cane é una droga…provata una volta non si può mai più star senza! Dopo la morte del mio Poldo pensavo che mai più ci sarebbe stato posto nella mia vita e nel mio cuore per un altro cane…poi sono arrivate Zoe ed Emma, e per quanto Poldo é sempre con me, l’amore e la gioia che hanno portato a casa queste due nuove pelose é immenso! Un caro abbraccio!

  2. Sono poco piu’ di venti giorni che la mia ombra ha varcato il ponte, ed immagino come si possa sentire Marika, le mando un fortissimo abbraccio e continuo ostinatamente a pensare che un giorno li rivedremo tutti, perche’ altrimenti non sarebbe giusto e sarebbe troppo crudele.
    Un pezzo di cuore vola via con loro, per il momento li possiamo rivedere solo nei nostri ricordi e nei nostri sogni, ma essi saranno sempre vivi in noi.

  3. Meravigliosa…
    Marika, per il prossimo cane soffrirai anche di più perchè lo vivrai con consapevolezza e lui risponderà da cane creando quel rapporto che solo loro sanno creare…..ma non puoi non vivere per paura di morire….
    Meglio aver avuto e aver perso che non aver mai avuto…

  4. Cara Marika, ti capisco molto bene……….ci sono passata anch’io ……..la loro perdita è un dolore infinito!
    Un abbraccio forte-forte

  5. E che dire? Che ho dovuto leggere in due riprese perchè piangevo a fontana?
    Marika, Jacky ti ha insegnato tante cose, ti ha dato tanto, ma tu hai dato tanto anche a lui.
    Magari non ti ha aspettato perchè pensava che per te fosse troppo… che non saresti riuscita a lasciarlo andare e lui non ce la faceva proprio più…
    Lo so, sto umanizzando, non è corretto. Ma i sentimenti non hanno specie…
    Ti abbraccio forte Marika e ti auguro di trovare la forza di rinnovare l’amore che quel cane ti ha insegnato a provare.

  6. Sono passati quasi trent’anni da quando se n’è andato Argo, il pastore tedesco di mia zia; io non ho mai potuto avere un cane “mio” da bambina – la solita storia del giardino – e lui era l’alternativa migliore, anche perchè i cugini abitavano a pochi isolati da noi. Non sono sicura nemmeno che fosse un PT. Di una cosa sono certa, era un vero bastardo DOC, non lasciava avvicinare nessuno, una volta aggredì la vicina di casa saltandole alla gola…eppure con noi bambini si lasciava fare di tutto. Quando se ne andò io ero in colonia, e non ho potuto nemmeno salutarlo. Ma lo saluto ogni volta che vedo passare un PT, e ho ancora tutte le sue foto.

  7. Chi ha perso un animale a cui voleva bene- e io ne ho già persi sei di cani- può capire lo stato in cui ti trovi ed esserti vicino. Poi passa,credimi e la serenità ritorna lasciandoti il ricordo solo dei bei momenti passati insieme.

  8. Che dire… una storia come tante, come quelle che ognuno di noi più o meno si porta dentro.
    Io ho accompagnato sul ponte due pelosi, la prima alla veneranda età di dodici anni, la seconda, adorabile meticcetta partita a soli cinque mesi per una malformazione congenita.
    tra l’una e l’altra sei anni.
    tante lacrime, troppe, specie per quella cucciola trovata in fin di vita, strappata coi denti ad un destino che ironicamente, si è solo rimandato e poi mio marito che una domenica mattina torna a casa con quel fagottino nero…
    Ora con noi c’è Trilly figlia di cagnoni di casa, anche lei un inizio problematico, poi le rose e i fiori e dopo un pò anche Fly.
    Il cuore guarisce, se gliene si da modo, e quello che rimane sono le esperienze e i ricordi.
    La cara MariKa attraverserà questo periodo di “cuore chiuso” finchè di fronte a due occhioni dolci scoprirà che è pronta a mettersi in gioco di nuovo e del suo amico conserverà per sempre solo l’affetto.
    Un bacione, cara.

  9. Marika, come ti capisco! Ho comunque dovuto leggere in più puntate…la mia collega mi guardava stranita (stavamo mangiando), pensava che avessi messo troppo peperoncino!
    Quando è arrivato il pelosone, ho fatto di tutto per non affezionarmi, Valeria la mia storia la conosce, sa quello che ho passato, non volevo e non potevo permettermi di soffrire, ma….lo zoccolone mi ha letteralmente conquistata, sono persa….oggi quando lui mi guarda negli occhi e mi riempie di bacini e morsicatone, quando giochiamo e corriamo insieme penso che un domani uno di noi se ne andrà, cerco di prepararmi nel caso sia prima lui a partire, ma so che non serve! Quel giorno sarà per me come perdere ancora tutto! Ciao e un forte abbraccio

  10. Ciao Marika, scrivo adesso che sono sola in ufficio e posso piancere tranquillamente perché mentre stamattina leggevo la tua storia mi son trovata più e più volte con gli occhi velati e le lacrime da ricacciare giù per poi scoppiare a piangere come una scema appena sola in macchina. Io ho perso la mia Gaia il primo di giugno e anche se fortunatamente son riuscita a rinviare gli impegni che mi avrebbero tenuto lontano da lei negli ultimi giorni i rimpianti e le domande irrisolte restano tante, pesanti come macigni ” se avessi notato prima quel suo comportamento strano” “se l’avessi portata prima dal veterinario”…e poi i suoi ultimi sguardi quando sembrava dirmi “dai su adesso basta, fa qualcosa per farmi stare meglio” ed io non potevo fare nulla per curarla e ancora ora mi chiedo “mi hai perdonato per non esser riuscita ad aiutarti?”.
    Subito dopo la sua morte non volevo rientrare a casa e ci tornavo piangendo perché lei non era più lì ad aspettarmi per 4 coccole e 2 crocchette…anzi 2 coccole e 4 crocchette perché anche se era la mia stronza era comunque una mezza stronza…
    Marika non lasciare che il tuo cuore si chiuda, prendete un altro amico, e anche se tu non potrai essere sempre presente per via degli studi sarà il nuovo “figlio” per i tuoi genitori e tu sarai la sua migliore amica: non c’è niente di meglio delle incazzature che ti dà in cucciolo perché passi il dolore. Te lo dico pensando ad Attila che adesso mi aspetta a casa con qualche nuovo guaio fatto e te lo dico accarezzando la cicatrice che mi ha lasciato Gaia 2 giorni prima di morire perché aveva paura le volessi far fare qualcosa che non voleva…questa cicatrice probabilmente sparirà, ma senza un nuovo amico non avrei potuto rimettere insieme i cocci di un cuore spezzato che invece così da 3 settimane è tornato a battere seppure con una cicatrice profonda ed incancellabile

  11. E vabbè, sono qui a settant’anni a piangere come una bambina dopo aver letto la lettera.
    Ma forse piango ricordando tutti i miei cani che se ne sono andati e ogni volta giurando e spergiurando che non ne avrei presi mai più, e invece…Adesso c’è Rex, un super delinquente tedesco che, nonostante i consigli imparati da questo blog, fa come cavolo gli pare. Rivabbè, in ogni caso fatti coraggio bimba, sei giovane e anche se non dimenticherai MAI il tuo cagnone vedrai che troverai il sorriso in un altro peloso, perchè che vita sarebbe senza un cane?.
    Un bacione a te e Valeria.

  12. Grazie, di tutto cuore, a tutti voi. Alla redazione che mi ha insegnato tanto in questi anni e concesso questo ultimo gesto verso il nostro amico, a voi che mi siete vicini…e a Jacky, che ci ha insegnato tanto e ci è stato vicino per tutto questo tempo 🙂

  13. Grazie, di tutto cuore, a tutti voi. Alla redazione che mi ha insegnato tanto in questi anni e concesso questo ultimo gesto verso il nostro amico, a voi che mi siete vicini…e a Jacky, che ci ha insegnato tanto e ci è stato vicino per tutto questo tempo 🙂

  14. MARIKA……SEI UNA FIGLIA SPECIALE………CON UN CUORE E UN’ANIMA GRANDE……DUE OCCHIONI SEMPRE VISPI, PIENI DI GIOIA E VITA, PROPRIO COME ERANO QUELLI DEL NOSTRO JACKY………..TI AMO TANTO FIGLIA MIA……..RICORDATI CHE JACKY QUANDO GLI DICEVO CHE SARESTI ARRIVATA ANDAVA SUL BALCONE AD ABBAIARE GUARDANDOMI COME SE VOLESSE DIRMI “QUANDO ARRIVA?” ……TRANQUILLA AMORE PER QUANTO DOLORE ADESSO SENTIAMO DALL’ALTRO CANTO SAPPIAMO CHE ADESSO, COME HA DETTO PAPA’, STA CORRENDO E SALTANDO INSIEME AGLI ALTRI AMICI IN ALTRI CAMPI E NOI LO PORTEREMO SEMPRE NEL CUORE———-UN ABBRACCIO MAMMA

  15. É una lettera dolce e tenera che mi fa ricordare quando 4 anni fa é morto Ulisse, di come nessuno sarà mai come lui, meraviglioso, in educato e buonissimo labrador ma di come io abbia scelto di portarmi a casa un altro cucciolo a sconvolgere la vita , di come Google, e Valeria Rossi abbiano fatto in modo che tutto sia diverso, tanto da portarmi a casa un anno fa un Golden e di come , un impegno così fantastico , a volte dispendioso sia la scelta migliore che io abbia fatto..

  16. É una lettera dolce e tenera che mi fa ricordare quando 4 anni fa é morto Ulisse, di come nessuno sarà mai come lui, meraviglioso, in educato e buonissimo labrador ma di come io abbia scelto di portarmi a casa un altro cucciolo a sconvolgere la vita , di come Google, e Valeria Rossi abbiano fatto in modo che tutto sia diverso, tanto da portarmi a casa un anno fa un Golden e di come , un impegno così fantastico , a volte dispendioso sia la scelta migliore che io abbia fatto..

  17. É una lettera dolce e tenera che mi fa ricordare quando 4 anni fa é morto Ulisse, di come nessuno sarà mai come lui, meraviglioso, in educato e buonissimo labrador ma di come io abbia scelto di portarmi a casa un altro cucciolo a sconvolgere la vita , di come Google, e Valeria Rossi abbiano fatto in modo che tutto sia diverso, tanto da portarmi a casa un anno fa un Golden e di come , un impegno così fantastico , a volte dispendioso sia la scelta migliore che io abbia fatto..

  18. Valeria, vale assolutamente la pena di continuare a scrivere sulla cinofilia! Grazie a te e ai tuoi “veri standard” ho evitato di prendermi in casa un border di 1 anno che un privato voleva rifilarmi senza farmi alcuna domanda sul mio stile di vita! Dopo aver letto il tuo standard, ho fatto io delle domande al tipo sulle esigenze di movimento del cane e lui ha ammesso con riluttanza che il border è un cane “un po’ attivo”. Il cane di per sé era stupendo ma a 1 anno non gli aveva nemmeno insegnato il “seduto”, convinto com’era quel signore che si definiva “animalista convinto” che con i cani basta l’ammmore. Sono fuggita a gambe levate e ora sono la padrona felice di una cagnetta ben educata ed equilibrata, perché, sempre grazie ai tuoi articoli, ho capito l’importanza di farmi aiutare da un educatore fin da subito. Continua così, Valeria e GRAZIE di cuore.

  19. …..tante lacrime leggendo questa storia di vita vissuta con un peloso che non c’è più……….pensa a lui come se fosse vera la leggenda del ponte dell’arcobaleno……..

  20. Ho già’ ringraziato la Sig.Valeria per l’importanza che i suoi consigli hanno avuto sul bellissimo rapporto che si è’ instaurato tra la mia famiglia e la nostra adorata Zuma!Ci sono momenti però che questa nuova consapevolezza sulla straordinarietà’ del mondo canino mi rende triste,come ora che sono in vacanza in Puglia e non riesco a godermi del tutto il mare meraviglioso e la gente super ospitale perché’ dove mi giro vedo decine di cani randagi……….e mi sembra che i loro occhi mi dicano”ecco tu lo sai che animali splendidi siamo ma qui guarda come ci trattano!!!”ogni volta che incrocio il loro sguardo (praticamente ogni ora) mi sento uno schifo!!!!!Ecco quello che mi sconcerta dei nostri compagni pelosi e’ la loro capacità di renderti così’super sensibile di fronte a certe cose ,io sono diventata peggio di una mammoletta’ non mi riconosco più!Che pozione mi ha dato da bere il mio caneeeee!,,,,

  21. Una storia triste, ma allo stesso tempo bella, perchè lascia trasparire la speranza che presto molte persone si rendano conto, come hai fatto tu Marika, che il cane non è solo quella cosa pelosa che abbaia fa pipì o popò e ogni tanto ti riporta la pallina. Il cane è un mondo, anzi un universo di cose che dovrebbe far parte della vita di tutti. Ma è difficile da raggiungere perchè è ostacolato da interessi, ignoranza e pressapochismo, per questo motivo ci vogliono persone come la signora Valeria che ci PRESENTINO questo aspetto nascosto che ci introducano nel modo migliore a trascorrere la nostra vita con qualcuno di cui non potremo più fare a meno.
    La stessa cosa è capitata a me, per fortuna con un cane più giovane, ma l’aiuto dato da TPIC è stato ineguagliabile e ora cerco di fare il mio meglio per condividere le mie conoscenze con quante persone possibili.
    è una catena e speriamo non finisca…
    Grazie

  22. Quando ho trovato questo sito ho rivisto tutti gli errori fatti col mio precedente cane e tutti quelli fatti con la mia attuale cagnolina che credo di aver caratterialmente devastato con un addestramento fai da te letto su vari siti che poi grazie alla compianta Valeria ho scoperto essere di “ideologia differente” tra loro e quindi anche di metodi non avevo idea addestrare una stupida cagna avesse “scuole di pensiero” ma grazie al blog ora al campetto faccio divulgazione cinofila anche io e della mia stupida cagna penso molto meglio…e molto peggio di me stesso, ma in fondo lei mi sopporta e mi vuol bene lo stesso…nonostante tutto. Perché grazie a Valeria che Dio la benedica anche se ho sbagliato e tanto SO dove ho sbagliato e sapere è importante, perché se so forse posso rimediare, ma se non so posso solo continuare a sbagliare. Ora so che ogni cane ha un carattere che non ci sono metodi standard che il cane va capito anche per capire sé stessi e che è uno specchio,che se non fa è solo perché “non abbiam saputo farglielo fare” nel modo giusto, ma quel “modo giusto” va cercato,va trovato,va condiviso va “concordato” tra sé e il cane non tra sé e sé e che come diceva qualcuno “se glielo chiedessi…forse ti risponderebbe” 🙂 . Oggi con Luna prossima ai 6 mesi,cane fantasia figlia di una pinscher e un bassotto…carattere difficilissimo intelligenza mostruosa voglia di obbedienza zero…so che mi considera il boss ma non mi vuole bene come agli altri, so che più che rispetto mi teme per paura perché io esigevo a 3 mesi… che mi obbedisse,che “eseguisse” a costo di metterla in freeze e farglielo fare io passivamente terrorizzata con la coda serrata tra le gambe, altro che molding,statua di gesso….So che mi vede come un freddo distributore di ordini rimproveri mazziate e disciplina senza pietà e che il mio sguardo irato la terrorizza più di ogni cosa…Ma so anche, grazie a Valeria che forse posso riprenderla, che di tante cose sbagliate non ho sbagliato proprio tutto, perché provare ad educare va sempre bene certo si sbaglia ma non provarci nemmeno è peggio,che posso evitare ad altri di fare i miei errori e consigliarli come correggerli dopo che io stesso li ho corretti e so, grazie a Valeria, che c’è Speranza e Fiducia che ogni cane possa anche nei casi limite trovare “il suo equilibrio nel mondo” col proprio padrone…ed essere felice 🙂 . E so che Luna si riprenderà, ha tutta la vita, e diventerò un padrone amato più di tutto, anche se è difficile competere con chi la coccola senza mai darle ordini: ho capito che il bravo padrone è chi riesce a coniugare autorità incontestabile e dolcezza in maniera accettabile al cane, maniera che poi col tempo diventa richiesta, al punto che il cane ti ama “proprio perché sei così”… il capobranco ideale, il boss perfetto di cui essere orgogliose di stare al fianco, noi per il nostro cane non il nostro cane per noi… devo dire grazie a Valeria e a tutti voi…per un totale ribaltamento di pensiero 🙂

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