ozzy-the-aussie-21293565di VALERIA ROSSI – Prima la lettera…

Pochi giorni fa ho visto un cucciolo di australian in vendita in un negozio… e a momenti ci rimango secca a pensare al futuro di quella povera bestiola.
Anche se cazzio la gente al parchetto, ho comunque poca influenza e diffusione: per questo mi piacerebbe che pubblicassi la mia testimonianza.
Io sono diventata ”razzista” come conseguenza dell’aver preso un cane senza pedigree. Quando presi il cucciolo non sapevo nemmeno cosa fosse l’aussie, non sapevo pronunciarne il nome, non lo cercai come ”australian shepherd”. Volevo un cane e trovai una signora che aveva sto cucciolino timido e pauroso: dato che aveva ormai sei mesi mi chiese un simbolico rimborso spese per le vaccinazioni.
Tornai a casa con lui e ci mise una settimana a farsi toccare: aveva la giardia da chissà quanto e un set completo di vermi e controvermi, era enormemente sottopeso, non aveva visto anima viva fino a che non l’ho preso, solo i cavalli con cui dormiva e la signora che lo sfamava.
Sono diventata scema con lui, spaccava tutto, scappava dalla gente e gli abbaiava contro, pinzava di brutto (solo me), gli dicevo le cose e mi faceva il gesto dell’ombrello… e quando prese ad abbaiare, a 11 mesi, non contavi i secondi di silenzio.
I miei genitori scazzati, i miei vicini scazzati, io sul disperato andante. Mi son dovuta fare un ‘mazzo’ grande come una casa per gestirlo, e nonostante il mio carattere orgoglioso ho riconosciuto di non esserne in grado da sola.
Cercai il supporto di quella che allora era la ”direttrice” del rescue: il mio cane rimane tuttora diffidente e pauroso verso gli estranei, ma abbiamo fatto grossissimi passi avanti.
Posso solo pregare che in futuro non emergano problemi di salute oltre che quelli caratteriali.
Se ho insistito tanto è solo perchè l’ho fortemente desiderato e gli voglio un bene che non è quantificabile. ma, non per atteggiarmi a super donna, quanti, e dico quanti figli di queste situazioni/accoppiamenti a caz*o/gestione iniziale a caz*o, verranno smollati in strada?
Il pedigree si prega e spera garantisca un minimo un equilibrio caratteriale/di salute in cani che, ricordiamocelo, rispetto ai meticci, hanno attitudini molto molto spiccate.
Ci terrete comunque a dire che amate i vostri cani senza pedigree? BENISSIMO! Verrei a prendervi a sberle se cosi non fosse. Alcuni di voi hanno sicuramente avuto cu*o nel trovarsi comunque tra le mani un cane equilibrato… ma molti altri, ne sono certa, hanno dovuto inzuccarsi con problemini non da poco, che hanno richiesto un notevole sforzo per renderli perlomeno vivibili.
Sotto questo post mi è stato chiesto ”se tu dovessi prendere un secondo cane, ora cosa sceglieresti?” e la mia risposta è stata: ”alla luce di questo fatto prenderei probabilmente un adulto rescue! A meno non mi piantino un cucciolo in faccia facendomi prendere un inevitabile attacco di cucciolite, io ho già avuto la mia dose di ”infanzia”! Però, se follia mi colpisse, andrei a tartassare/torturare di domande non uno, non due ma cento allevamenti. Anzi, di Allevamenti con la “A” maiuscola”.

PEDIGREE… e poi il commento.
Ovviamente non è stata la mancanza di pedigree in se stessa a causare tutti questi problemi alla nostra amica: è stata la gestione “cagnara” della cucciolata (anche se, in questo caso, se non altro è mancata la truffa: l’allevatrice infatti ha chiesto una cifra simbolica. In molti altri casi, cani come questo sono stati pagati a prezzo pieno e a volte addirittura maggiorato, perché “erano già cresciuti” e quindi erano costati più di un cucciolo di due mesi. No comment…).
Però bisogna dire che chi alleva seriamente non mette in giro cani senza pedigree: e i motivi  li abbiamo già ripetuti fino alla nausea, ma li ricordiamo brevemente:
a) il pedigree è una specie di “carta d’identità” del cane: ci permette di sapere chi è, chi sono i suoi genitori e gli altri suoi ascendenti; ci permette di scoprire (cercando e informandoci: non in automatico) pregi, difetti, eventuali malattie eccetera presenti in quella linea di sangue; ci permette di programmare eventuali accoppiamenti sapendo quale materiale genetico andiamo ad unire. Insomma, il pedigree è assolutamente indispensabile se vogliamo capire esattamente “chi è”, da dove origina e dove “potrebbe andare” il cane che abbiamo in casa. Non è un “foglio di carta” e neppure qualcosa “che serve solo a chi vuol fare esposizioni”: è un documento prezioso dal quale non si può prescindere, se si è veri cinofili e non semplici “proprietari di un cane”;
b) un pedigree costa circa 25 euro, quindi non soltanto sono vere e proprie truffe quelle di chi tenta di farselo pagare 3, 4 o 500 euro, ma è anche ridicola l’idea di non farlo, qualora i genitori lo abbiano. Perché privarsi di un documento così importante, per risparmiare 25 euro?

cuccioli-pastore-tedesco-300x225Il fatto è che la stragrande maggioranza dei cani senza documenti è figlia di cani che ne sono altrettanto sprovvisti: quindi, in pratica, il cucciolo senza pedigree è quasi sempre figlio di Vattelapesca e di Chissachi… il che sicuramente non ci aiuta a capire, per esempio, se possa essere potenzialmente emofilico, displasico o epilettico (informazioni che mi sembrano di una certa utilità…).
Invece il cucciolo fornito di regolari documenti ci consente di fare immediatamente un bell’esamino di tutti i suoi ascendenti e collaterali, di sapere se in famiglia ci sono state malattie, di poter prevenire alcune di esse e di saperci regolare qualora decidessimo di fargli fare, un domani, una cucciolata.
A me viene la pelle d’oca quando sento parlare di accoppiamenti in questi termini (la conversazione che segue è realmente avvenuta, purtroppo):
“Sai, ho deciso di far fare i cuccioli a Diana!” (pastore tedesco)
“Ah. Ma credevo che Diana non avesse il pedigree…” (oltre ad essere bruttarella assai: ma questo lo tengo per me).
“E infatti non ce l’ha: ma chissenefrega di un foglio di carta? E poi non ce l’ha neanche il fidanzato, quindi…”
(OHMMMMMMMMMMMM…)
“Non è solo un foglio di carta: è un documento che… (blablabla, tutto il pippone di cui sopra). Ma almeno i cani sono lastrati?”
“Eh?” (sguardo vacuo).
“La lastra per la displasia dell’anca… l’hai fatta? E il “fidanzato” ce l’ha?”
“Ah, no, ma non serve: guarda come corre, ti sembra un cane con l’anca sbilenca?”
Come la ballerina russa delle barzellette degli anni ’80, Ciolanka Sbilenka.
Ecco, di fronte a una che mi risponde così, a me viene da piangere (oppure mi viene il killer instinct, a scelta: dipende dal momento). E purtroppo è assodato che un buon settanta per cento (a voler essere generosi) di cucciolate senza pedigree nascono in casa di persone di questo tipo: totalmente ignari di cosa siano la selezione, la prevenzione sanitaria, lo studio delle linee di sangue. Si accoppiano Fuffi  e Bubi e ciao, “ci pensa la natura”: e in realtà anche la natura selezionerebbe, a modo suo… ma noi ci mettiamo il becco, perché di fronte a un cucciolo malato anche il più ignorante degli allevatori un salto dal veterinario lo fa: e il veterinario ci mette una pezza, salvando quello ciò la natura avrebbe condannato… almeno per un po’ di tempo, perché poi le magagne si ripresentano puntualmente nei cani allevati male, deboli, carenti di difese immunitarie e così via.

cuccioliL’obiezione classica a questo ragionamento è sempre la stessa: anche moltissimi allevatori, sotto sotto, sono cagnari. Quindi il pedigree non garantisce proprio nulla.
Purtroppo è vero, ma con un minimo di cognizione di causa il cagnaro lo si può riconoscere anche se non si è dei super-esperti: e in ogni caso, il pedigree non c’entra nulla, perché resta comunque il documento che ti permette di sapere se gli ascendenti del tuo cane erano belli o brutti, sani o malati, equilibrati o schizzati (almeno per le razze in cui è prevista la prova di lavoro, che i cani schizzati difficilmente superano).
Sei finito dal cagnaro? Sul pedigree vedrai nomi “a caso”: nessun campione, nessun cane testato per la displasia (il risultato che viene riportato sui pedigree italiani: è l’unico, ma meglio che niente…): insomma, “zero tituli”.  Il che, a volte, potrebbe già bastare a farsi qualche domanda (tipo: “Ma perché dovrei spendere 2000 euro per un emerito figlio di nessuno? Magari posso visitare qualche altro allevamento”): quindi, anche in negativo, il pedigree serve.
E’ vero che non basta la sua presenza a distinguere un “allevatore” (che potrebbe anche essere un cagnaro) da un “Allevatore”: ma guardando di nuovo le cose dall’altro lato… se i pedigree non ci sono, non c’è neppure l’Allevatore.
E’ proprio escluso in partenza.
Attenzione: sto parlando di persone che non registrano le cucciolate, o che producono cucciolate da cani senza documenti.
Il fatto che un singolo soggetto, magari fortemente difettoso, venga ceduto senza documenti, è un discorso diverso: a volte questi cuccioli vengono ceduti come “pet”, ovvero come cani esclusivamente da compagnia, e l’allevatore non consegna il pedigree perché non vuole rischiare che vengano messi in riproduzione. E’ una scelta comprensibile, anche se personalmente ne farei una diversa: il pedigree lo consegnerei, ma dopo la sterilizzazione del cane (almeno sì, che sarei davvero sicura di non trovarmi in giro dei figli suoi).
In ogni caso, ripeto, queste scelte fatte su un singolo cucciolo sono a discrezione dell’allevatore: non iscrivere un’intera cucciolata, al contrario, per me è una scelta assolutamente priva di senso e che mi fa sentire una grandissima puzza di bruciato.
Poi, per carità… ognuno è liberissimo di portarsi a casa il cane che vuole. Però, se si vuole un cane di razza pura, il pedigree è l’unico documento che può attestarlo e che può aiutarci a capire “chi è” veramente il nostro cucciolo, soprattutto dal punto di vista della salute.

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32 Commenti

  1. Domanda: il pedigree viene consegnato insieme al cucciolo quindi, è utile per sapere se il proprio cane ha malattie che potrebbe trasmettere e quindi non farlo riprodurre, ma se io voglio avere la garanzia che il MIO cucciolo sia sano come posso fare? Gli allevatori seri mettono a disposizione il pedigree dei genitori come sarebbe giusto?

    • cinzia sul pedigree del tuo cane ci sono i dati anche di genitori nonni e trisavoli, quindi se il tuo cucciolo ha gia il pedigree non ti serve realmente vedere quello dei genitori. Comunque si se lo chiedi un Allevatore te lo fa vedere.
      Solo un dettaglio, non è detto che insieme al cucciolo di due mesi venga dato anche il pedigree, può essere consegnato dopo perchè anche se la cucciolata è correttamente registrata (col primo modulo che deve mandare) l’allevatore aspetta di avere il nome dei proprietari per far emettere il pedigree gia col nome del proprietario definitivo. Altrimenti tocca fare il cambio di proprietà in enci.
      Questo è lecito perchè l’allevatore ha 90 giorni dalla nascita per iscrivere i cuccioli col secondo modulo, quindi se li si prende a 60 giorni può non averlo ancora fatto e i cuccioli possono non avere “la carta” che comunque arriverà.

      • Grazie Silvia 🙂
        La mia curiosità però era soprattutto un’ altra…secondo l’articolo il pedigree ti permette di sapere se il tuo cucciolo è sano DOPO che l’hai preso ma, dato che nessun Cristo con un minimo di sensibilità riporta indietro il cane dopo che l’ha tenuto in casa con sè, come possiamo garantirci che il cucciolo che scegliamo è sano già prima di averlo comprato?

    • Premesso che sono senza dubbio pro pedigree, non è’ comunque garanzia assoluta che il cucciolo che mi porto a casa sia sano al 100%. Cane preso in allevamento amatoriale ma serio (conosco sia il proprietario del padre sia quello della madre, entrambi lastrano tutti i cani che mettono in riproduzione e fanno tutte le prove di lavoro e di selezione, fra l’altro preparandoli e conducendoli personalmente, non come altri grandi allevamenti che mandano i cani dall’addestratore professionista), entrambi i genitori appunto muniti di regolare pedigree, lastrati, prove di lavoro superate. Io porto a casa un maschio e l’allevatore si tiene il fratello, a un anno facciamo le lastre della displasia, il fratello e’ completamente esente davanti e dietro, il mio e’ esente davanti ma alle anche e’ un grado C. Entrambi gli allevatori hanno fatto tutto secondo i crismi, noi possiamo invece averci messo del nostro perché da cucciolo era scalmanato e non sempre abbiamo preso tutte le misure che sarebbe opportuno prendere con un cucciolo che ha ancora l’apparato scheletrico e le articolazioni in formazione, magari, se fossimo stati più attenti, le lastre avrebbero mostrato un grado di displasia più lieve, ma forse qualche gene lontano, di qualche avo non più visibile sul pedigree, e’ saltato fuori. Il pedigree (e tutto ciò che contraddistingue un Allevatore da un cagnaro) sono garanzia che mi sto affidando a persone serie, che lavorano con passione, cura e attenzione, e questi di sicuro riduce al minimo la possibilità di portarmi a casa un cucciolo con qualche problema. Purtroppo, però, anche il migliore Allevatore a volte viene preso in giro dalla genetica e dalla natura.

      • L’ambiente (ossia movimenti,alimentazione,integratori non necessari,stazione e corse su superfici dure di casa) gioca un ruolo FONDAMENTALE sull’evoluzione della displasia,in termini di percentuale supera di molto il ruolo della genetica…quindi io dall’allevatore cercherò un cane che non sia “predisposto” alla displasia,ma questo non basta…i primi mesi saranno impegnativi da morire (esperienza fatta e rifatta…a volte impedire a un cucciolo di pochi mesi di saltare è pura fantascienza 🙂 )

    • Un allevatore serio ti consegnerà sicuramente le copie dei certificati genealogici e degli esami sanitari dei genitori. Occorre una precisazione a mio avviso, sul database Enci e quindi sui pedigree italiani, saranno evidenziati solo i risultati dei controlli per le displasie effettuati in Italia, nei casi di controlli ufficilizzati presso centrali estere di lettura per la displasia (per esempio ( British Veterinary Association) questi non saranno visibili sul pedigree ma l’allevatore potrà comunque esibire la certificazione

  2. Il nostro Tango ci è stato regalato, ma il precedente proprietario ha perso il pedigree. Siamo risaliti alle sue origini sul sito dell’ENCI tramite il numero del microchip. Come faccio a capire se è un cane “sano” e ad avere un’altra copie del pedigree?

    • Se hai il nome da pedigree e vai sul sito dell’enci, puoi controllare se hanno le lastre ufficiali, e così puoi fare anche con i nonni ecc.; puoi controllare anche il grado di consanguineità ovviamente. Poi in base alla razza possono esserci vari test che i riproduttori dovrebbero effettuare, da quelli per le oculopatie a quelli per la mielopatia ecc, ma non li troverai sul pedigree: dovrai richiederli direttamente a chi ha allevato la cucciolata, e se è una persona seria non avrà nessun problema a mostrarteli.

  3. Buongiorno, se invece è un allevamento riconosciuto a allevare consapevolmente cani con difetti (colorazione manto fuori standard, dimensioni fuori standard e difetti caratteriali) visto la grande domanda e fornire però regolare pedigree? Addirittura si offrono di far accoppiare questi soggetti e, cosa secondo me gravissima, ad un mese tolgono I cuccioli alle madri per tenerli tutti insieme (arrivano anche a 40 alla volta visto il giro di affari) e questo a detta loro lo fanno per educarli. La mia non è per fortuna un’esperienza diretta visto che la mia pelosa sono andata a prenderla all’estero una volta sapute le procedure di controllo italiane, che sono purtroppo pari a zero, ma una storia che mi è stata ripetuta tante volte da persone che hanno un cane acquistato lì siccome è l’allevamento più vicino alla nostra città e la razza in questione ormai è di moda.

    • Karin, purtroppo non è una novità che esistano (non pochi) allevamenti riconosciuti che in realtàà sono emeriti cagnari. Il riconoscimento ENCI “non” è una garanzia di qualità: ma basta non fermarsi a quello e indagare un po’ più a fondo, per capire con chi si ha a che fare.

      • Scusi, ma non sarebbe possibile istituire una specie di commissione di vigilanza sulle cucciolate? Dove ho preso la mia cucciola entrambi i genitori devono fare un controllo annuale che ne attesti la conformità alla razza, l’età e il carattere. La femmina può fare una cucciolata ogni due anni e non dopo il settimo anno d’età. Se si fanno accoppiare genitori sprovvisti del certificato I cuccioli non hanno diritto al pedigree. Inoltre un esperto della razza, incaricato dall’equivalente locale dell’ENCI, monitora la cucciolata dalla nascita alla consegna ai nuovi proprietari, non bastano I soli moduli di denuncia. Forse la maggior parte degli allevatori nostrani è ormai interessatia solo ai soldi e i club per la tutela delle razze sono composti sempre da loro? L’ENCI non avrebbe la facoltà di revocare i riconoscimenti?

        • Una volta c’era il controllo di cucciolata obbligatorio per tutti. Adesso li fanno random 🙁 … il che significa che ne controllano una su cento. Mandare i controllori evidentemente era una spesa troppo elevata 🙁 🙁 🙁

          • Grazie della risposta, anche se purtroppo è una conferma del fatto che non è possibile fermare chi rovina le razze per avere più guadagni 🙁

  4. La mia parte razionale capisce il discorso e lo condivide, il mio cuore mi dice che finchè l’ultimo canile non sarà stato svuotato dell’ultimo cane, bisognerebbe disincentvare il più possibile l’acquisto di cani e la loro riproduzione, ho sempre avuto i cani che la vita mi ha messo davanti , presi da sitazioni difficili, alcuni ammalati, filaria, leishmaniosi, cuore….qualcuno, con iniziali problemi comportamentali, credo che la propria “presenza amorevole” possa rendere capaci di affrontare e risolvere tutto o quasi (per amore non intendo solo coccole ma anche la capacità di stabilire regole, limiti ecc. nell’interesse del branco umano/canino…..

    • Io la vedo al contrario, invece: finché non si incentiverà il più possibile l’acquisto presso Allevatori con la A maiuscola, i canili resteranno pieni (di cani nati dalle Sciuremarie di turno, da quelli che “sterilizzare? MAI! E’ contronatura!”, da quelli che “ahahahah, il mio cane sì che è figo! Si è già fatto tutte le cagnette del vicinato!” eccetera eccetera).
      Il mondo e i canili sono pieni di cani sfigati perché non c’è cultura cinofila: se si fa cultura (anche promuovendo l’importanza del pedigree, dei controlli sanitari eccetera eccetera) si combatte indirettamente anche il randagismo.

  5. Trovo che ognuno di noi abbia diritto di scegliere quale amico portare nella propria casa, così come ci scegliamo le persone che frequentano casa nostra, il nostro compagno, l amico del cuore dobbiamo avere sempre libera scelta sui nostri animali, questo non vuol dire che si debba necessariamente avere un cane di razza rispetto ad un randagio, sta a noi in quel momento fare le proprie scelte. Ci sono cani randagi bellissimi e dolcissimi personalmente ho scelto il mio cane di razza per le sue caratteristiche anatomiche e caratteriali che corrispondono a me l ho acquistato da un privato senza pedigree, portato da un veterinario ed il cane è sanissimo e purissimo. ..arrivati a questo punto cosa mi importa dei pedigree? ! Un caro saluto a voi e ai vostri pelosetti magnifici

    • carissimo Thor, del tuo cane puoi dire certamente che è sanissimo, ma che sia “purissimo” purtroppo no.
      anche io tre anni fa sono incappata nello stesso errore: mio marito mi ha regalato una flat coated retriever, ma senza documenti, acquistata da privati.
      è stata allevata bene, anche se ceduta un pò troppo presto, i genitori sembrano perfetti, i fratrelli sembrano perfetti, e la mia Trilly si è portata a casa coppe ad ogni mostra amatoriale alla quale l’ho iscritta, non perché sia mia, ma è uno splendore! però…
      adesso che vorrei farla accoppiare i nodi son venuti al pettine.
      il “fidanzato” ha il suo bravo documento e i proprietari non hanno avuto problemi ad accettare la mancanza di documenti della mia, però…
      L’ho fatta lastrare lo scorso anno, ma non l’ho fatta ancora coprire; il mio dubbio è sempre quello: e se stavolta mi salta fuori il gene matto? avevo anche pensato di richiedere l’iscrizione alle liste provvisorie (per il flat sono ancora aperte), ma mio marito non è daccordo, non abbiamo interesse ad allevare “di mestiere”, richiede uno sforzo fisico ed economico che non vogliamo affrontare.
      così vedi, avere o meno un pezzo di carta non cambia minimamente l’affetto o la soddisfazione che mi da il mio rapporto con il mio cane, ma lo scrupolo di fronte ad un’eventuale nascita quello si che mi sarebbe stato risparmiato perché nonostante tutto il mio impegno per fare le cose per bene, nonostante i soldi spesi per le lastre e le visite mediche, alla fine farò solo nascere degli altri meticci, magari bellissimi e perfetti come la mia Trilly, ma comunque meticci. io so già che adorerei ogni singolo cucciolo, ma dare via dei cuccioli con un documento è ai miei occhi una specie di garanzia: chi si sofferma a chiedere il pedigree mostra di avere almeno quel minimo di conoscenza sui cani per iniziare bene…
      io non avevo queste conoscenze, ho commesso errori e ho lavorato per recuperare, se tornassi indietro o se mai dovessi prendere un altro cane non ho dubbi nè sulla razza, nè sull’allevamento al quale mi rivolgerei.

  6. Signora tiziana,non sono certo a discutere o meno là sua tesi, sopratutto perché non sono veterinaria ma bensì una semplice ASO , dico solo che ho avuto due tipi di esperienza personale una con il mio cane dove il veterinario ha valutato nonni e genitori prima del acquisto visto il mancato pedigree ed una in cui un amica acquista un chihuahua bellissimo con pedigree e si ritrova un cane pieno di difetti per cui il suo pedigree può benissimo usarli come carta straccia. Io intendevo comunque solo dire che se una persona prende un cane così detto di razza senza pedigree è Perché gli va bene così per averlo solo da compagnia e non da mostra sebbene gli piaccia il cane di un certo tipo con certe caratteristiche che un altro non avrebbe. Mi spiace se il mio messaggio è stato preso nel modo sbagliato. Arrivederci e un abbraccio.

  7. A pestar acqua nel mortaio, acqua c’è e acqua rimane. Finché ci sarà gente che continua a credere con convinzione che il pedigree serve solo per fare le mostre sarà come parlare al muro. Il pedigree è un documento che ci permette di conoscere e risalire a tutta la genealogia del cane, quindi verificare lo stato di salute di ognuno o gran parte di loro, e questo serve sia al privato che acquista, che all’allevatore che vuol far selezione per la riproduzione. Ma forse dovremmo provare a parlare un’ altra lingua, quella dei gesti?

  8. Quanto è vero. Ho sempre avuto cani bastardini obbedienti e fedeli, superfighissimi estroversi, docili e amanti della compagnia. Poi circa 11 anni fa mia sorella scaricò a casa dei miei una cucciolotta strappalodi, Dalmata già fierissima che con gli anni è sembrata crecere spuntando le virgole dello Standard: proporzioni entusiasmanti, mantello mozzafiato e obbedienza indiscussa. Chiesi e richiesi il pedigree al signore da cui arrivava la cagna, non ci fu nulla da fare; tante scuse, tante bugie, tanti “lo vede da sè che è un esemplare puro”. Ed era chiaro, evidentissimo; difatti non mi interessava per confermare la purezza nè per programmare cucciolate, piuttosto per rintracciare quelle informazioni utili alla gestione della cagna, e all’epoca della cucciolotta avevo in mente la sua salute. Cucciola che dopo il primo anno ha manifestato i suoi difetti, non nel fisico, ma nell’equilibrio caratteriale. Non c’è stata autorità che tenesse, attività che la stancasse (e allora vivevamo in montagna, io e lei, ogni giorno dopo la scuola fino a sera, ogni giorno a scarpinare – sole vento pioggia neve ghiaccio), informazione che cercassi utile a risolvere il suo attaccamento o a migliorarne la socializzazione (che col tempo finì per diventare forzata e quindi veramente penosa per entrambe). Un soggetto del genere, un po’ ostico e testardo, può certamente capitare in ogni cucciolata – il “personaggio”, in questo caso però pericolosamente psicolabile… indubbiamente è più frequente quando si incrociano due soggetti probabilmente già esclusi dalla selezione. A quasi 12 anni è ancora bellissima, generalmente sana e vivace; una bomba di Dalmata, orgogliosissima. Ma di gestione quasi impossibile e sicuramente logorante, tra aggressività verso le persone e le altre cagne, gelosia acutissima e stress da vigilanza esasperata. Dopo quasi 12 anni di avventure assieme (2 denunce, e assicurazioni, e fallimenti degli educatori), di cui gli ultimi 4 praticamente spesi in un paradiso verde: lontana dai miei genitori austroungarici de fero old school, seguita 24/24, finalmente mai più separata dal suo unico amore cioè la sottoscritta, alimentata con regolarità e buona buonissima pace del mio conto, pensionata dalla guardia del cortile, garantita di attenzioni dedicate alla sua stabilità mentale, di mantenimento di un equilibrio tra fermezza nel farle ancora seguire le regole e accortezza nel non calcare la mano, resta una cagna tosta. Un po’ sdentata, artrosica ormai ma tosta. Ramba, avrei dovuto battezzarla. Perciò la prossima, per quanto straordinaria, dovrà avere il Pedigree lungo da qui alla notte dei tempi, e certamente non per una mera questione di purezza; piuttosto perchè anche per me si alzano i carnevali e nel progetto di costruire una famiglia, un cane come la mia finirebbe inevitabilmente per essere allontanata – se non proprio data via stesse con gente meno disposta a sacrificarsi, perchè schizzata furba e inaffidabile. E sarebbe un dolore enorme; siccome quelli arrivano da soli, meglio non andarseli a cercare anzi, evitarli proprio accuratamente. Quindi, se gli strumenti ci sono, perchè no?

  9. Più che la salute il pedigree dovrebbe assicurare all’acquirente le stesse caratteristiche che ci si aspetta da quella razza. Adoro tutti i cani potessi ne prenderei uno al giorno, ma con una bambina piccola opto per la sicurezza e la selezione. Il problema è questo spesso non avviene perché sono o si improvvisano tutti allevatori e il controllo è molto relativo…

  10. Quando mi hanno regalato – a sorpresa e da un negozio – il chihuahua, mi sono informata ed ho chiamato il negozio per chiedere come mai il cane era arrivato senza pedigree, ma con un foglio che attestava la provenienza “dall’allevamento X di ciwawa” (sic!) al quale avevo tentato di telefonare più volte, senza risposta alcuna. Mi è stato garantito che “il negozio, per l’acquisto di cuccioli, si rivolge solo ad allevamenti seri” (…lasciamo perdere…) e che se volevo il pedigree avrei dovuto parlare con un responsabile. Ottimo, mi passi il responsabile. Momento di silenzio. Il responsabile è al telefono, appena ha finito mi richiama. E dev’essere una telefonata lunga, perchè è un anno che aspetto…
    Senza il pedigree ufficialmente sono proprietaria di un meticcio (frega poco) e di un cane del quale non conosco il passato e le eventuali tare genetiche (frega un tantino di più).
    Domanda agli esperti: la persona dell’allevamento di “ciwawa” risulta essere un privato, che alleva (in casa sua?) “altri animali”…cosa significa?

      • Grazie della risposta! Io pensavo che il mio cane fosse, che so, frutto di una scappatella, portato poi al negozio per venderlo…in effetti, mi sembrava un pò strano, dato che il tizio è in Piemonte e io sono di Genova… Aveva un sito internet, ma poi è sparito. Animalaro, brr…

  11. Conoscendo di vista dei cagnari, che scelgono di volta in volta un maschio con pedigree da far accoppiare alla loro povera femmina (con pedigree e esente da displasia) per poi vendere i cuccioli sprovvisti di pedigree e completamente in nero (non sono neanche iscritti all’enci), visto che mi stanno enormemente sui coglioni, cosa potrei fare?

  12. A volte l’allevatore che consegna un cane senza pedigree non sempre o non solo lo fa per scongiurare che il cane sia utilizzato per o da far riprodurre, quanto nel caso che se palesemente difettato ne pregiudicherebbe il proprio “marchio di fabbrica”.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.