nonuscire2di VALERIA ROSSI – A noi sembra stranissimo: invece di essere felice come una pasqua quando lo portiamo a passeggio, il cucciolo (e a volte il cane adulto) si impunta, si pianta, si rifiuta di camminare… per poi partire invece a trecento all’ora se torniamo in direzione di casa.
La cosa ci manda solitamente fuori di testa, perché è davvero seccante.
Ci ripetono tutti continuamente che il cane deve uscire, che ha bisogno di passeggiare, che deve socializzare e vedere il mondo… e lui si rifiuta di farlo! Sono tutti matti quelli che ci dicono queste cose, oppure è matto lui?
Nè l’una, né l’altra cosa.
Se il cane rifiuta di uscire i casi possono essere soltanto due:
a) ha appreso una routine, un pattern comportamentale, un’abitudine – chiamatela come volete – che non intende cambiare perché si è assuefatto a quella e ci si trova bene;
b) ha paura del mondo esterno.
Molto spesso, in realtà, i due fattori concorrono e si sovrappongono: per esempio nei cuccioli con veterinari allarmisti, che impongono ai proprietari di “non farli uscire finché non hanno finito le vaccinazioni”. Il che non ha molto senso neppure dal punto di vista sanitario, ma è proprio deleterio da quello comportamentale.
“Finire le vaccinazioni” significa rimanere trincerati in casa almeno per tre mesi, se non quattro (dipende dal protocollo usato da vet): ovvero, “bruciarsi” proprio il periodo ideale per la socializzazione.
Ricordiamo ancora una volta che dopo una settimana circa dalla prima vaccinazione il cucciolo è coperto dagli anticorpi: i richiami servono soprattutto a prolungare l’azione del vaccino, non a potenziarla. O meglio: un po’ di potenziamento esiste, ma è minimo e non è certamente quello a fare la differenza.

nonuscire4Certamente nessun cucciolo – neppure dopo aver completato l’intero ciclo – andrebbe mai portato nell’equivalente canino dei peggiori bar di Caracas: non deve giocare con cani sconosciuti (che potrebbero non essere vaccinati), non deve frequentare altri cuccioli provenienti da negozi e cucciolifici (i cuccioli dell’Est sono i maggiori diffusori di virus letali: dispiace dirlo, perché anche loro dovrebbero socializzare, povere stelle… ma stategli alla larga se non volete rischiare che il vostro piccolo venga a contatto con ceppi di virus “stranieri”, contro i quali a volte neppure i normali vaccini sono efficaci: quindi chiedete sempre la provenienza dei cani con cui pensate di far giocare il vostro), non deve bazzicare fogne, discariche e altri graziosi posticini del genere, in cui potrebbero annidarsi i topi (che possono essere portatori di leptospirosi).
Ma in giro per la città, ci può andare; al campo di addestramento, dove i cani sono tutti sicuramente vaccinati e controllati, ci può andare. Insomma, con un minimo di precauzioni il cucciolo può, anzi deve uscire di casa dopo aver fatto il primo ciclo di vaccinazioni.
Se non esce, non socializza; se non socializza, avrà timore di tutto ciò che non conosce; se avrà timore di ciò che non conosce, non vorrà più uscire di casa perché solo lì pensa di potersi sentire al sicuro… ed ecco che si rientrerà nel caso b).

nonuscire1A volte, però, il cane rifiuta di uscire non perché sia impaurito dal mondo, ma solo perché sta troppo bene in casa sua: perché i cani sono abitudinari, molto abitudinari, ed ogni variazione delle proprie routine viene vista come una grossa seccatura.
L’adulto che rifiuta di allontanarsi da casa, comunque, è quasi sempre solo impaurito: succede soprattutto ai cani che provengono da canili e rifugi, per i quali il mondo è un enorme mistero che non hanno nessuna voglia di scoprire.
D’altro canto, sono vissuti per anni in un unico ambiente nel quale si sentivano sicuri: ora ne sono stati estratti (a viva forza, dal loro punto di vista) e all’inizio questo per loro è stato uno choc, ma per fortuna hanno scoperto di essere finiti in un nuovo ambiente protetto e sicuro. Ora… va bene così, grazie! Non ritengono di avere alcun bisogno di visitarne altri.
Chi ha letto o visto “Le ali della libertà” ricorderà sicuramente la figura del vecchio Brooks, il detenuto che si uccide quando gli viene concessa la liberà condizionata, perché non riesce ad affrontare il mondo fuori dalla prigione in cui è vissuto per tantissimi anni. Le persone come lui vengono definite “istituzionalizzate”: e la stessa identica cosa succede ai cani. Dopo anni ed anni di canile, spesso sono letteralmente incapaci di adattarsi ad un mondo diverso: quindi rifiutano di affrontarlo, impuntandosi ogni volta che i loro umani si illudono di “portarli a divertirsi”.
Divertimento? Macchè!  Per loro, uscire dal porto sicuro rappresentato dalla casa è un vero e proprio trauma.

nonuscire3Che fare, per risolvere questo problema?
Innanzitutto mettersi il cuore in pace e armarsi di infinita pazienza, perché in alcuni casi ne servirà veramente tanta. Meno col cucciolo: lui, solitamente, supera l’impasse in pochi giorni.
Ma un adulto può impiegare anche diversi mesi… e non bisogna mollare. Se abbiamo scelto di “salvare” un cane dal canile, sicuramente vogliamo dargli una vita piena, piacevole, ricca: altrimenti tanto valeva lasciarlo dove stava.
Ma tra tenerlo chiuso in casa e lasciarlo in canile… non è che ci sia tutta ‘sta differenza.
Sì, certo, mangerà meglio, sarà curato meglio e prenderà più coccole: ma la vita non è fatta solo di queste cose. La vita è fatta di esperienze.
Se ci arrendiamo e non gli permettiamo di viverle, illudendoci che lui “sia più felice così” (la più classica delle scuse che troviamo con noi stessi quando non riusciamo ad ottenere risultati concreti), l’avremo “salvato” solo per metà.
Quindi, imperativo numero uno: non arrendersi (e non raccontarsi le favolette da soli). E’ vero che alcuni casi sono davvero irrisolvibili (ne parleremo tra poco), ma prima di mollare bisogna provare con tutte le proprie forze e con tutti i possibili mezzi, perché riuscire a superare il blocco significa scoprire un cane completamente nuovo e infinitamente più felice.

nonuscire5I passi da compiere sono i seguenti:
a) prima di tutto, costruite un rapporto di stima e di fiducia: se non c’è questo, non si va da nessuna parte:
b) soprattutto con cuccioli e cani giovani, cercare l'”esca” più interessante del mondo, con la quale provare ad invogliarli a seguirvi nel mondo esterno. Cibo, se il cane è molto goloso (e se non lo è… un giorno di digiuno non uccide nessuno, ma può rendere più allettante l’idea di uscire per ottenere la pappa); gioco, se ama follemente un giocattolo; un altro cane, se ha molta confidenza e si fida di lui. In ogni caso, state attenti a non rinforzare le manifestazioni di timore/cocciutaggine e affini. Accarezzare il cane quando si impunta può significare, per lui, “l’umano è contento se mi pianto”. Invogliatelo, adescatelo, sussurrategli paroline invitanti… ma premiatelo SOLO quando ha smesso di fare resistenza, e mai mentre la sta facendo.
A volte, purtroppo, nulla di questo funziona (perché i cani hanno la testa mooolto dura, quando vogliono).
E allora, semplicemente…
c) si passa a maniere meno gentili e più decise. Non proprio “forti” e sicuramente non “violente” (MAI, per nessun motivo al mondo, perdere la pazienza con un cane che è già sotto stress!), ma decise sì.
Non vuoi camminare sulle tue gambe? Ti prendo in braccio e ti porto fuori di peso.
Pesi cinquanta chili e non posso prenderti in braccio? Allora ti tiro, dolcemente e senza farti alcun male, ma perdiana vieni con me, perché io ti porto in posti bellissimi a fare cose piacevolissime.
Attenzione: la seconda parte della frase è fondamentale.
Forzare un cane timido a uscire per poi portarlo dal veterinario o dal toelettatore è il modo migliore per convincerlo che faceva benissimo a fare resistenza.
Quando si costringe il cane a mettere il naso fuori di casa, questo naso dovrà percepire profumi deliziosi: quelli di un grande prato su cui correre, quelli di adorabili cagnette con cui fare amicizia e così via.

All’inizio ci si potrà anche accontentare di qualche passo, magari timido e con la coda tra le gambe: ma non si deve mai pensare “ecco, guarda com’è impaurito, poverino, guarda che faccia fa… io lo riporto in casa! Perché devo tormentarlo costringendolo a fare qualcosa che odia?”.
Non si deve cedere a questa tentazione, perché in realtà il cane lo “tormentiamo” solo per fargli superare lo stress iniziale (che è, tutto sommato, assai relativo: dopotutto non gli succede niente di male!) e per fargli scoprire che il mondo è un posto bellissimo, in cui ci si può giocare, fare nuove conoscenze, arricchire la propria vita.
Dopo poche “lezioni”, comunque, bisogna assolutamente portare il cane a divertirsi: altrimenti lui penserà che il gioco non vale la candela.
Che gusto c’è a superare il timore di uscire, per poi fare soltanto il giro dell’isolato al guinzaglio? Sai che gusto!
Se portarselo “a traino” troppo a lungo diventa improponibile, limitatevi a farlo arrivare fino alla macchina, caricatelo e andate nel posto più piacevole che vi viene in mente (e se ha paura anche dell’auto, pazienza: supererà anche questa, perché neppure in macchina gli succederà niente di male… e il cane non è uno stupido: se ne rende conto benissimo).
Se non avete prati e/o boschi nelle vicinanze, o se pensate di non poterlo liberare dal guinzaglio perché temete che possa fuggire, la soluzione ideale è il campo di addestramento, recintato e quindi sicuro.
Per le prime volte non si dovrà tenere alcuna lezione, ma soltanto liberare il cane – e, se è amichevole con i suoi simili, farlo giocare con qualche amico (meglio se di sesso opposto).
Dopo le prime uscite, però, provate a farlo lavorare un po’ (sempre giocando, ovviamente): resterete stupiti scoprendo che a moltissimi cani questo piace ancor più che gironzolare liberi.
La stragrande maggioranza dei soggetti – siano essi cuccioli mal socializzati, adulti “istituzionalizzati” o semplici cani viziati – è in grado di superare il timore del mondo esterno: e dopo un po’ di tempo (a volte dopo molto tempo, lo ripeto, se si tratta di un adulto o di un anziano) forse vedrete che il cane comincia a tirare per uscire e non per rientrare.
A quel punto sarete entrambi molto, ma molto più felici, e vi renderete conto (entrambi!) che valeva le pena di fare tutta quella fatica.

nonuscire7In un solo caso è consentito arrendersi: quando si tratta di cani molto anziani che hanno passato gran parte della loro vita in canile. Quelli realmente “istituzionalizzati”, insomma.
Se dopo cinque-mesi di tentativi non si è ancora ottenuto il minimo risultato, il caso è probabilmente senza speranza.
So già che mi farò maledire da millemila volontari per questo… ma in realtà io penso che i cani istituzionalizzati (e sia chiaro che non sto dicendo “tutti i cani anziani”: sto dicendo soltanto “quelli istituzionalizzati”. Non sono assolutamente sinonimi!) non dovrebbero neppure essere messi in adozione, perché per loro è meglio rimanere dove stanno, visto che solo lì si sentono al sicuro.
Se però ve lo siete preso, un cane così, e se dopo diversi mesi non avete ottenuto alcun miglioramento… allora cercate di dargli una vita sufficientemente dignitosa tra le mura di casa e rinunciate all’idea di ottenere di più.
Sei/sette mesi, per quella che è la mia esperienza, è il tempo limite per i cani che hanno più di dieci anni.
Con quelli più giovani di così, al contrario, personalmente suggerisco di insistere anche per più di un anno, perché ho visto arrivare risultati davvero eclatanti anche dopo tempi così lunghi (e dopo che gli umani avevano perso ogni speranza).
Ricordiamo che tutti i cani sono animali pieni di risorse: e se si ha abbastanza pazienza, in un modo o nell’altro riusciranno a tirarle fuori. I casi in cui si può alzare bandiera bianca sono davvero rarissimi… mentre molti, troppi umani la alzano molto prima di quanto sarebbe lecito, pensando di farlo per amore del cane e privandolo, invece, di gran parte di ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

 

 

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26 Commenti

  1. Quello che è succcesso a me, tra vaccino e richiamo “se il cane si ammala muore” detto dal veterinario mette un pò d’ansia! Perciò l’ho tenuto a casa e per farlo uscire poi ci sono voluti mesi di convincimenti vari…

  2. il cane dei miei genitori un cavalier king quando piove proprio non gli va di uscire , . dopo 1 metro fa tutta la pipiù , dopo 2 metri la cacca poi punta deciso la porta di casa .

    il mio meticcio invece preso dal canile mi ricordo bene che è stato 2 settimane con la coda tra le zampe appena uscivamo però pur essenso pauroso era ed è tuttora un cane molto curioso per cui secondo me le sue paure le ha superate grazie alla sua voglia di esplorare e curiosità

    • Anche la mia boxer di quattro anni e mezzo quando piove fa delle sceneggiate pazzesche per fare più di 10 metri (tutti rigorosamente raso muro). Infatti impermeabili & co non mi sogno nemmeno di usarli perché altrimenti “mangia la foglia” immediatamente (so che l’ideale sarebbe “desensibilizzarla” a questi oggetti ed iniziare ad usarli anche quando non piove e quando si fanno cose belle e divertenti, ma tutto sommato anche se si prende un po’ di pioggia non è un gran problema direi)
      Ovviamente invece se per caso inizia a piovere a secchiate quando siamo già al parco e lei sta giocando – e magari sarei IO a voler tornare a casa per evitare una broncopolmonite – se ne frega altamente.
      Diciamo che non è mai stata entusiasta di uscire con la pioggia ma la cosa si è accentuata nell’ultimo anno – anno e mezzo.
      E temo proprio di essere io il responsabile della cosa: una delle primissime sere che era con me mi sono “incaponito” forse un po’ troppo a tenerla fuori per farle fare pipì . Il fatto è che era marzo (lei è di gennaio) e… ebbene si, nevicava, quel nevischio pesante misto ad acqua. Alla fine ovviamente la pipì fuori non l’ha fatta, dopo un po’ (forse troppo) l’ho riportata a casa (dove poi ha fatto la pipì) e mi sa che la cosa le è nata da allora.

  3. la mia Susy invece è proprio di un pigro patologico, o meglio ama fiondarsi per i prati e fare con noi giochi divertenti, il problema è arrivarci! Adora l’automobile il massimo per lei è farsi scarrozzare in giro, ma se non sono automunita, camminare è un vero tormento, anche perché l’altro cane starebbe in giro ore con qualsiasi tempo. Con lei invece se non sussistono le giuste condizioni di temperatura, luce, umidità, velocità del vento… non se ne parla, non appena sentono il tintinnio del guinzaglio, uno è subito ai miei piedi con la faccia ebete e la lingua pendula, l’altra se trova la porta della camera da letto aperta si fionda proprio sotto il centro del lettone, tanto che devo chiudere la porta prima di avvicinarmi ai guinzagli, il problema è che sa perfettamente che ho intenzione di uscire quando mi metto le scarpe.
    Da bianca che era sta mutando in arancione, per confondersi col divano 🙂 Se non può nascondersi finge di dormire profondamente.
    Di solito la passeggiata si divide in due: giro piccolo con rientro per Susy, poi si continua con Michi. Sarà che lei si stufa del continuo fermarsi ad annusare e alzare la zampa ad ogni superficie verticale (basta anche in ciuffo d’erba) del suo collega.

  4. Io vivo in un parco privato, piccolo, il mio cane lo conosce benissimo da quando era piccolo (ora ha due anni) nonostante questo ci sono volte in cui si rifiuta di uscire…cioè se gli dico di andare a passeggio non ci viene quasi mai, addirittura l’ultima passsggiata serale e la prima mattutina qua do lui dormicchia ancora nom ne vuole proprio sapere!!! (Ma intanto non posso lasciarlo più di 12 ore senza andare a fare pipi) Cmq è lui a decidere quando uscire, viene a chiamarmi, io capisco e ce lo porto, lui felice e tranquillo. Non credo sia timore. Come mai fa così?

    • I miei stanno tranquillamente 12 ore senza uscire, se è brutto tempo o stanno già sonnecchiando col cavolo escono per la passeggiatina serale… direi che “pigrizia” è la definizione migliore.

  5. Yorkshire adulto, 8 anni. Da sempre, al parco cammina libero e felice sulla strada ha paura soprattutto delle auto! Non cammina se non in stradine secondarie senza traffico e possibilmente senza guinzaglio!

  6. La risposta vaccinale risente moltissimo dell’interferenza dell’immunità passiva, oltre che dall’immunoco potenza del cucciolo, per cui non è assolutamente scontato che il vaccino stimoli una prima risposta immunitaria efficiente, anche se di usano vaccini ad alto titolo. Il richiamo lo si fa in modo da garantire maggiori probabilità di successo, ragionando su tempi medi. Essendo un virus attenuato, se non esistesse questo problema, basterebbe anche una singola vaccinazione. Invece, purtroppo, a volte non basta neanche un solo richiamo, e lo dimostrano i frequenti casi di infezione di parvovirosi anche in cuccioloni vaccinati, molte avvengono dopo manifestazioni cinofile. Infatti, se non si fa la titolazione degli anticorpi sieroneutralizzanti, in casi di cuccioli nati da cagne con richiami recenti, sarebbe meglio effettuare due o tre richiami.

  7. Grazie infinite Valeria. Penso che per la mia cucciola di 3 mesi sia un mix di routine e timore (sebbene faccia la spaccona) con l’aggiunta dell’oggettivo caldo infernale che sicuramente le fa prediligere lo parapanzamento sotto l’aria condizianata. Grosso punto di domanda era il tiro alla fune, in andata io tiro lei, al ritorno lei tira me. Il tutto per non dargliela vinta e avendo letto in altro articolo relativo alla passeggiata che non bisogna mai farlo per non rinforzare il cattivo atteggiamento intuisco che su questo ci laverò successivamente dopo averla “convinta” su quanto è bello uscire a passeggio. Insisterò con il wuster che seppur poco sano è l’unico a sortire un interesse e non alzerò bandiera bianca … Ormai è un mese che è con me e mi sono resa proprio conto da sola sulla “mia” pelle che è verità assuluta: un cane stanco è un cane felice. Sebbene sia una “lotta” perrenne e snervante (spesso piu per me) uscire per fare la passeggiata pur costretta e con continui tentativi di resistenza e rivolta anche questi la stancano e prevengono mitigando gli eccessivi “momenti di sclero”. Grazie davvero.

  8. Io cambio un attimo discorso anche se rientra sempre nel ambito di come convencere un cane supertestardo.
    Il mio problema non è la passeggiata ma la macchina.Nei 500 metri che ci separano dal box auto,quando si accorge che stiamo andando lì e non al parco o solo a passeggio,inizia a sbavare come una lumaca,si punta,si butta per terra,occhi da povero cane,orecchie basse ecc ecc….di sicuro soffrirá anche un po di mal d’auto ma a me questa sembra paura.
    Preciso che lui ha circa 5 mesi e da quando è con noi in macchina siamo andati solo in posti belli,visto che il veterinario è letteralmente sotto casa.Inoltre è salito tranquillamente da altre parti come autobus treno e ovovia.
    Io ho provato a portarlo tutti i giorni a “vedere” la macchina facendolo salire qualche minuto anche senza andare da nessuna parte,ho preso il trasportino che in casa usa molto vllentieri come cuccia quindi è un posto che non gli fa paura,ho provato ad allettarlo ckn giochi e cibo ma quando siamo jn garage schifa anche i wurstel di pollo!!
    Arrivo al punto:mi hanno detto tutti non tirarlo-non prenderlo in braccio-non obbligarlo ma cavoli ci sono certe volte che proprio devi andare e non puoi aspettare un ora,anche perchè ne puoi aspettare anche due ma lui non sale quindi dopo x tentativi io lo carico a forza….pensavo che la sua paura in parte derivasse anche da questo essere caricato a forza (oh non è che lo tiro dentro tipo pacco!) ma leggo in questo articolo che se non va con le buone un po di “forza” ci puó anche stare….quindi alla fine non è sbagliato oppure sono due discorsi completamente diversi?

  9. il mio è pigro, diciamo che la prima uscita del mattino è quella in cui ha più voglia di uscire… se fa caldo per carità, esce tranquillamente ma appena fuori dopo qualche pipì veloce si pianta e bisogna tirarlo, salvo poi trotterellare felice e veloce in direzione casa, se piove cammina rasente muro e vuol stare poco in giro, lo porti nel prato libero e dopo poco si sdraia tranquillo magari mordendo un legnetto, se decidi di continuare il giro e non star fermo a fare la cozza solo sul prato si pianta…ahh, non è un bulldog eh 😉

  10. Il mio scugnizxo/poldo si rifiuta di uscire se piove oppure si blocca se dalla strada sente arrivare un mezzo pesante o un trattore , ma dopo tira e molla varie felice di camminare e ringhiere contro chi invade il suo ………..territorio , ma con pazienza senza dargli biscottini o altro bisogna che capisca che non deve fare così

  11. Il mio bassotto mai stato in un canile, mai subito maltrattamenti anzi trattato da principe si rifiuta di uscire, odia correre e far qualsiasi attività da cane, un pantofolaio per eccellenza non posso dire lo stesso degli altri due forse sin troppo iperattivi …. Sniffo credo si sia plasmato a mio marito insieme al divano

  12. Ciao a tutti,
    da circa 10 giorni vive con me Amy, una bellissima maltesina di 3 mesi.
    Fin dal primo giorno siamo usciti a passeggio col guinzaglio, all’inizio solo nel cortile di casa e poi ovunque (vivo in città).
    Si è subito abituata ai rumori della città, autobus, auto, bici, passanti, altri cani. E’ un cucciolo molto socievole e tutti si fermano ad accarezzarlo.
    Da circa 2 giorni però, non vuole più uscire dal cancello del cortile. Si siede e si mette a giochicchiare con bastoncini, sassi e rametti. In cortile è proprio serena.
    Quando però riesco (a volte prendendola in braccio) a farla uscire dal cancello ed allontanarmi di qualche metro, comincia a camminare tranquillamente e stiamo fuori anche per ore.
    Cosa sarà successo?
    Come posso fare per risolvere il problema?
    Grazie a tutti.

  13. Ciao a tutti…se la discussione non è troppo datata avrei bisogno di un consiglio. Ho una bolognese di 4 anni, vive con noi da quando aveva 3 mesi ed è stata socializzata fin da subito quindi non ha paura del mondo né degli altri cani. Io non lavoro, ho molto tempo da dedicarle e mi piace camminare quindi lei è sempre con me. In ogni giornata, oltre a farmi seguire nei miei spostamenti, trovo sempre il tempo per andare al parco o, meglio ancora, nei boschi. Fin da cucciola pero ha sempre mostrato disinteresse per il gioco con altri cani, per palline o bastoni (giusto un pupazzetto a casa ma raramente e per due minuti) e non è mai stato un cane che corre alla porta quando usciamo anzi. Quando siamo fuori segue svogliatamente e sta davanti solo sulla via di casa. Ultimamente siamo arrivati al punto che quando la chiamo per uscire finge di non sentirmi o si nasconde nella cesta e i premietti non servono. Sta bene fisicamente…semplicemente pare totalmente disinteressata alle uscite. sono demoralizzata e sto pensando di rpendere un altro cane che magari la svegli un po. Volevo un compagno di vita e di gioco per noi e i bambini e mi ritrovo un peluche. Aiuto!

    • Salve Il mio problema è molto simile a quello di Chiara. Il mio cane è un meticcio da caccia molto insicuro preso in canile da circa 8 mesi, è adulto ma l età precisa non ho modo di saperla probabilmente 4 anni. Premetto che non e’ il mio primo cane. Abitiamo in citta Non ne vuole sapere di uscire devo sempre insistere e appena fatti i bisogni vuole tornare di corsa a casa, di passeggiare non se ne parla proprio, per questo è anche un po sovrappeso.
      All’ inizio sembrava stesse migliorando, poi tornato dalle vacanze è in regressione se lo chiamo per uscire mi ignora.
      Ultimamente ha fatto pipì in casa non visto forse pensando cosi di evitare di uscire.
      In strada ha paura di tutti i rumori, non ama giocare né con me né con altri cani, lo ha fatto pochissime volte.
      Mi dispiace perché è un cane dolcissimo.
      Se avete qualche consiglio grazie

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.