troppigatti1di VALERIA ROSSI – Avevo già scritto qualcosa sulle persone che, nella foga di voler salvare il mondo (animale, nel nostro caso), finiscono per danneggiare – oltre a se stessi – anche  i cani o gatti che pensavano di aiutare.
Qualche giorno fa mi è arrivata l’ennesima, sconcertante testimonianza, che proviene da un ambulatorio veterinario e che riguarda proprio i gatti.
La riporto qui testualmente:

Abbiamo parecchie clienti “gattare”, donne convinte di amare alla follia i felini che li costringono a vivere in condizioni etologicamente inammissibili. Il caso peggiore: una signora ne tiene diciannove dentro un appartamento, senza possibilità di uscire.
Li alimenta bene e li ama molto, ma i suoi gatti si stanno letteralmente uccidendo a vicenda, e ogni volta che noi consigliamo di cederne almeno qualcuno al gattile lei ci inveisce contro come se fossimo dei mostri.
Altre clienti hanno problemi analoghi, chi con dieci gatti, chi con sette… insomma, persone che nella piena convinzione di far del bene torturano gli animali.
I gatti in quelle condizioni diventano cattivi tra di loro, tutti prima o poi arrivano in ambulatorio con sacche di pus dovute ai morsi dei compagni, poi qualcuno arriva con sintomi ben più gravi e muore.
Abbiamo fatto su un paio di essi delle analisi approfondite: peritonite infettiva felina, una malattia che in genere raramente colpisce in forma acuta e che nei gatti tenuti in quelle condizioni di stress sembra essere molto più pericolosa. Insomma, anche se sembra una cosa ovvia pare che proprio chi ama di più gli animali non si renda conto di non poterli salvare tutti adottandoli.

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Il caso dei gatti, purtroppo, è ancora più drammatico di quello dei cani: non è possibile tenerne troppi insieme in appartamento senza che nascano conflitti e che succeda ciò che descrive la nostra amica.
Ma anche con i cani ci sono spesso problemi di convivenza, e non soltanto quando stanno chiusi in casa: anche  quando c’è un giardino a disposizione possono verificarsi litigi o risse… e a volte gli adottanti vengono presi dal panico.
“Come posso fare? Li amo come se fossero miei figli, non posso neppure pensare di separarmi da uno solo di loro… ma questi prima o poi si ammazzano!”.
troppicani2Il fatto è che ci si dovrebbe sempre pensare prima.
Non è sensato costringere alla convivenza un numero esagerato di gatti, non è sensato riempirsi di cani, non è sensato pensare che, se non è possibile “salvarli tutti”, almeno si può tentare di “salvarne il maggior numero possibile”.
O meglio, è sensato se questo numero rientra non solo nelle possibilità economiche dell’umano, ma anche nelle possibilità “logistiche” di convivenza che la specie prevede.
Troppi gatti in uno spazio ristretto non possono stare bene; ma anche due soli cani dello stesso sesso possono arrivare a detestarsi a vicenda e costringere i proprietari a tenerli divisi, facendo i salti mortali per non farli mai incontrare (il che si traduce in una vitaccia allucinante per tutti, umani e non). E figuriamoci se invece di essere due sono una dozzina.
Anni fa, dopo aver girato una lunga serie di documentari sui cani, fui invitata dal produttore a seguire anche una miniserie sui gatti di razza: accettai con entusiasmo, perché amo anche i gatti e perché alcune razze feline le avevo viste solo in fotografia e non vedevo l’ora di incontrarle “dal vivo”. Purtroppo mi trovai di fronte ad alcune situazioni assolutamente folli (nulla del genere mi era mai capitato con i cani); e una volta il mio cameraman ed io fuggimo letteralmente a gambe levate da una casa di… matti, non saprei come altro definirli.
Questi allevatori (marito e moglie, che avevo sentito preventivamente al telefono), mi avevano detto di possedere sei gatti della razza che ci interessava riprendere: ma arrivati a casa loro ci ritrovammo immersi in una sorta di manicomio miagolante.
C’erano più di cinquanta gatti (e pure un cagnolino dall’aria costantemente allibita) stipati in un trilocale: quelli di razza erano effettivamente sei, ma oltre a loro c’era una moltitudine di gatti “salvati” dal randagismo.
La coppia ne andava fierissima e la considerava una vera e propria missione.
Peccato che vivessero in un puzzo inenarrabile di pipì felina, tra cassette e cassettine disposte in ogni angolo; che per sedersi su una qualsiasi sedia bisognasse spostare almeno tre gatti; che ogni superficie della casa (tavolo da pranzo compreso) fosse ricoperto di gatti o – in alternativa – da vere e proprie collinette di pelo di gatto. Peli di gatto galleggiavano anche nel caffè che venne offerto al cameraman (grazie al cielo a me il caffé non piace: e mai ne fui felice come in quella occasione).
Ma a parte l’atmosfera generale che avrebbe reso gradevole anche casa Addams, il lato peggiore era rappresentato proprio dai gatti: quasi tutti molto magri,  alcuni con ferite più o meno recenti, altri palesemente malati.
Prima che decidessimo per la fuga (che effettuammo nel giro di un paio d’ore), io mi azzardai a chiedere timidamente alla signora se quei gatti non fossero un filino troppi, per un piccolo appartamento: mi guardò come se l’avessi insultata pesantemente, rispondendo seccamente che “i gatti sono migliori degli uomini” (e nel suo sguardo si leggeva forte e chiaro: “soprattutto di te, stronza!”) e che la settimana successiva ne avrebbero adottati altri due.
Mi spiegò anche che allevavano i gatti di razza per mantenere quelli randagi, altrimenti con due “soli” stipendi non ce l’avrebbero mai fatta, specie perché i gatti a volte combattevano tra loro e “costavano un patrimonio in medicine”: ma anche di questo sembrava  orgogliosissima.
Ora, sia chiaro che io nutro il massimo rispetto per le persone che rinunciano ad ogni piacere pur di aiutare gli animali: però a tutto c’è un limite, e il limite per me sta proprio nel momento in cui questo impulso a “fare del bene” finisce per ottenere l’effetto opposto.
Gli animali stanno male, addirittura peggio di quanto non sarebbero stati in gattile o in canile.
Si stressano, si feriscono, si ammalano: e questi sarebbero animali “salvati”?
A me, in quell’occasione, venne una voglia tremenda di salvare i gatti da loro.

troppicaniMa anche senza arrivare a questi eccessi, ritengo davvero che in molti, troppi casi le persone di buon cuore dimentichino di usare anche il cervello: si lasciano trasportare dall’emozione, dal desiderio di “fare qualcosa”, di aiutare “qualche” animale sfortunato… e poi non riescono a fermarsi ed eccedono, finendo per incasinarsi la vita (e fin qui, potrebbero essere fattacci squisitamente loro), ma spesso incasinandola anche a chi avrebbero voluto salvare.
Io so benissimo che questo articoletto non aprirà gli occhi a nessuno: l’atteggiamento da “come osi criticarmi?” è talmente diffuso da rendere vano qualsiasi tentativo di far ragionare queste persone, che si sentono dei santi (magari anche martiri) e non possono proprio concepire che qualcuno li critichi.
Ogni minimo cenno di dissenso viene vissuto come un’onta, un’eresia, una “lesa santità”, appunto, che può venire solo da gentaglia insensibile e incapace di capire i sentimenti altissimi e purissimi che muovono le loro scelte.
In ogni caso, pur sapendo che non servirà a nulla o quasi… qualche consiglio spicciolo provo a darlo, a coloro che magari stanno solo pensando di farsi carico di un’overdose di animali.
E i miei consigli sono questi:

a) fate bene i vostri conti, perché tanti cani/gatti costano.
Oggi magari non avete problemi economici, ma il domani può sempre riservare qualche sorpresa: e se con un numero “normale” di animali ci si può sempre barcamenare, quando si va in overdose i problemi diventano insormontabili.
Ho già visto fin troppi casi di persone che non riuscivano più neppure a sfamare i loro amici pelosi, neppure rinunciando al proprio sostentamento;
b) il benessere degli animali richiede anche spazi adeguati, la possibilità di avere un po’ di “privacy” e di starsene ogni tanto in pace, senza essere disturbati. Se se ne “impilano” troppi, specie in spazi esigui come quelli di un appartamento cittadino, la privacy diventa irrealizzabile e per gli animali si tramuta in un continuo stress, superiore perfino a quello che subirebbero in un canile  o gattile;
c) il benessere degli animali non è legato soltanto alla possibilità di essere sfamati e curati: e tenere uno sproposito di cani/gatti significa non poter dedicare a nessuno di loro le attenzioni che meriterebbero;
d) in nessun caso, neppure impegnando tutta la vostra vita, tutti vostri soldi e tutte le vostre energie, riuscirete a “salvarli tutti”: quindi tanto vale fermarsi prima di ritrovarsi in situazioni insostenibili. Se vi accorgete, o se qualcuno vi fa notare, che il normale desiderio di aiutare si trasforma in un impulso quasi ossessivo, fermatevi. Fatevi aiutare, perché questo non è più amore: questa è una malattia… e non ne sarete voi le uniche vittime, perché farete soffrire anche i vostri animali. Quindi, se proprio non riuscite a dormire pensando a tutti gli animali sfortunati del mondo, cercate di trovare formule alternative all’adozione compulsiva: aiutateli in altri modi.
Adottate a distanza, prodigatevi per diffondere una maggiore cultura, rendetevi disponibili per qualche stallo oppure andate semplicemente al canile/gattile come volontari. Non è necessario portarsi a casa tutta la fauna mondiale per essere di aiuto: ci sono modi altrettanto concreti, ma senza “effetti collaterali” che potrebbero diventare davvero drammatici.

 

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41 Commenti

  1. Avevano fatto parecchi servizi su Sky di situazioni del genere ma il problema maggiore non è tanto l’ammmore che si vuole dare quanto l’ammmore che si vuole ricevere e che per un migliaio di motivi queste persone non hanno.. Ci sono gravi motivi psicologici che spingono certe persone all’eccesso e tutti andrebbero curati… Se solo ci fosse qualcuno che se me rendesse conto… Quando vedi spca su Sky mi chiedo”perché non c’è anche qua?”

  2. Avevano fatto parecchi servizi su Sky di situazioni del genere ma il problema maggiore non è tanto l’ammmore che si vuole dare quanto l’ammmore che si vuole ricevere e che per un migliaio di motivi queste persone non hanno.. Ci sono gravi motivi psicologici che spingono certe persone all’eccesso e tutti andrebbero curati… Se solo ci fosse qualcuno che se me rendesse conto… Quando vedi spca su Sky mi chiedo”perché non c’è anche qua?”

    • Io non parlo “male” di nessuno: vorrei solo che le persone imparassero a distinguere tra amore “sano” e amore patologico.
      Tenersi in casa cinquanta gatti che si ammazzano tra loro è patologico, senza se e senza ma. E siccome sono gli animali a rimetterci, mi sembra giusto farlo notare. Di cuoricini su FB questi scriteriati ne prendono già anche troppi: ogni tanto mi sembra giusto anche far notare che esistono dei confini.

    • Ma perché, questi a te sembrano modelli da seguire?
      Chi esagera, chi si tiene venti-trenta-quaranta-continua ad libitum animali in due stanze o in un minuscolo giardino non li sta salvando da un bel niente, sta facendo male a sé stesso, perché i costi e gli sforzi per mantenere questi “branchi” sono enormi, e sta facendo del male agli animali (pur volendo e sostenendo l’esatto contrario), dato che troppi animali in uno spazio limitato vivono male, e se sono così tanti, a meno che la persona in questione non sia un miliardario, viene il dubbio che non possano ricevere tutti-tutti una buona alimentazione, controlli veterinari frequenti e tutto il resto.
      E la situazione per certi volontari che non si rendono conto di far più male che bene agli animali che assistono è analoga, io non ho dubbi che siano in perfetta buona fede e che amino questi animali, ma ad esempio impedire che un cane venga adottato perché si è convinti che “non starà mai bene quanto lo faccio stare io” è un errore, si toglie spazio e tempo a un animale che magari in quel momento ha più bisogno di aiuto, e si costringe l’animale a vivere in eterno in una situazione che per lui non è l’ideale, senza un vero leader e l’affetto di una famiglia vera. E non si salvano neppure quelli che “signora questo è l’animale perfetto per lei, ha qualche difettuccio ma con tante coccole passa tutto”, perché poi magari la signora che cercava solo un piacevole compagno di vita si ritrova con un animale problematico, fobico, mordace e chi più ne ha più ne metta, e non lo sa gestire, e finisce per vivere male e far vivere male la bestiola che sperava di salvare.
      Facendo un altro esempio, ne ho viste troppe di persone che possiedono un cavallo, e che pur convinte di fare tutto il possibile per fargli vivere una vita serena e felice, lo tengono chiuso 24 ore in spazi angusti, non puliscono l’ambiente né l’animale, non si preoccupano di ciò che l’animale mangia, se l’animale si ammala o ha un problema tardano a chiamare il veterinario, se l’animale “sbaglia” qualcosa in sella (metto tra virgolette perché quasi sempre, se l’animale non ha problemi fisici o psicologici seri, è il cavaliere a sbagliare, il cavallo si limita a reagire in maniera logica) lo frustano o lo speronano senza ritegno perché “deve imparare a non sbagliare più”.
      A me non sembrano esempi illuminanti di corretta gestione di un animale, come la signora Valeria scrive spesso, l’amore non basta. Ci vogliono anche tempo, ragionevolezza, un minimo di competenze, soldi (purtroppo).
      Poi certamente ci saranno anche volontari, proprietari, veterinari e qualsiasi altra figura ruoti intorno agli animali, che fanno bene il loro lavoro, sono amorevoli, si prendono cura dei loro animali in maniera corretta. Ci mancherebbe, per carità, menomale che di queste persone ce n’è e tante.
      Ma siccome questi sono già “bravi”, buttiamo un occhio soprattutto a chi “bravo” non è, per colpa o per ignoranza non importa, buttiamo un occhio e facciamo informazione, mettiamo in guardia, cerchiamo se non di far capire a queste persone dove sbagliano (che purtroppo è difficile), almeno cerchiamo di non far cadere altri nella trappola del “basta l’ammmmore”, perché non è vero per niente…

    • Queste persone non “salvano” proprio un bel niente. Prendere un animale (parlo di gatti perché ho la netta impressione che il problema sia principalmente felino) da un ambiente forse non idilliaco ma controllato e sicuro (un gattile ma anche una colonia) in cui forse non riceverà coccole e vizi ma dove può vivere tutto sommato tranquillo e infilarlo in uno spazio angusto, costretto alla convivenza con altri compari conspecifici che magari detesta in nome dell’ammmmore è una tortura, non un salvataggio. Anche nel caso in cui l’animale sia effettivamente in pericolo, è molto più salutare per lui provvedere sì a curarlo, ma poi affidarlo a chi possa dargli una vita dignitosa.
      Chi si riempie casa di randagi oltre il limite del buon senso sotto sotto non lo fa per salvare loro, ma per sentirsi bene, per sentirsi buono e caritatevole.
      Io vorrei tantissimo un altro gatto o un cagnolino, ma non c’è spazio in casa. Cosa dovrei fare, soddisfare il mio capriccio (perché di questo si tratta) e rendere la vita peggiore sia al nuovo arrivato che ai due già residenti? Dai, l’animalarismo vittimista è agghiacciante e controproducente. Se all’animalista di turno interessa davvero il benessere dell’amico peloso deve rendersi conto dei propri limiti e non fare l’eroe drammatico che tanto non gli crede nessuno.
      Quel “tanto non li puoi salvare tutti” è sacrosanto e non è che se si adotta a distanza si è degli insensibili senza cuore, eh.

  3. Da “gattara moderata” posso confermare che in giro ci sono situazioni allucinanti. Vicino alla mia minicolonia ce n’è una almeno tre volte più grande, chi se ne prende cura si rifiuta di sterilizzare perché “non gli vuole togliere il bello della vita” con risultati che puoi immaginare e siccome per loro “Bigpharma ci ucciderà tutti”, di vaccinare non se ne parla nemmeno. Non serve che vada oltre a descrivere la situazione…

    • I veterinari a volte aiutano, ma ogni lavoro ha un suo costo. Mi e’ capitato di parlare con un veterinario che ha smesso di ‘aiutare’ perche’ si e’ trovava l’ambulatorio pieno di gattare e di gatti raccattati in fin di vita che non riusciva piu’ a vivere. Quindi adesso lo fa’ solo presso alcune associazioni con tempi e modi che riesce a gestire e fuori dal suo ambulatorio

  4. secondo me non si tratta di buon cuore ma di di eccessi che rivelano problemi psicologici di fondo (sono vere e proprie sintomatologie):questa sembra rientrare nella gategoria della “compulsione all’accumulo”,altrimenti non si spiega la totale incapacità(anzi oserei dire il totale orrore) a cederne qualcuno xchè migliorerebbe la propria vita e quella dell’animale; soprattutto spiega xchè queste signore non sono(non vogliono diventare) consapevoli del grave disagio che causano ai loro”assistiti” e che le porta ad una visione così distorta del concetto di “benessere”.Sono probabilmente donne sole o che vivono dentro loro stesse una qualche forma di disagio,isolamento e privazione:privarsi di un animale allora diventa la modalità con cui si impoverirebbe ulteriormente la loro vita sia emotiva che quotidiana(cosa posso mai fare nel resto della mia giornata ,senza 10 gatti a cui badare?)Quindi io credo che ci sia poco da scherzare o da fare dell’ironia,sono persone che vanno aiutate in primis x loro stesse e in primis ugualmente x non permettere loro (assecondando questo impulso),di danneggiare gli animali

  5. D’accordo anche sulle virgole, io ho 4 gatti e vivendo al piano terra ed essendo una cacchio di ansiosa, li ho sempre tenuti in casa con zanzariere alla finestra e terrazzo blindato stile fort knox, poi sono andata a vivere al piano di sotto in una casa più piccola ma con un bel giardino difficile da blindare come il terrazzo che avevo prima, e li ho preso la decisione di ridargli la libertà che secondo me un gatto merita in quanto, secondo me, cittadino del mondo, e non potevo fare scelta migliore, sono rinati, non si azzuffano più per un millimetro di divano, la femmina che era la più presa di mira e pistata a turno dai poco galanti maschietti, e che viveva dentro un cantuccio al buio in uno sgabuzzino perché aveva paura, ora gira tranquillamente per casa, esce ed entra e nessuno le dice nulla, ha ripreso pure peso ed è proprio serena, certo, la mia ansia c ‘e sempre, magari esco a cercarli in giro e sto con il cuore in gola fino a che non li ho tutti con me, ma la metto da parte a fronte della loro felicità e rinascita, finalmente possono fare quello per cui sono nati, i gatti, animali con un cuore nomade, di tutti e di nessuno, e se anche vivranno un po’ meno, avranno comunque vissuto intensamente assecondando la loro natura, a che serve far vivere a delle creature che comunque non hanno il senso del tempo, anni e anni di non vita

  6. M conosco bene sono d accordissimo sovente queste pasionarie hanno manie ossessivo compulsiva .. Mia suocera e una di queste e abbiamo trovato in gatto costretto a vivere in bagno .. Controllata da noi è dal igiene mentale si è ripresa ed ora vive con i suoi due gattoni .. A volte alcune sue colleghe sono giunte ad annegare o soffocare gattini per aiutare la povera madre .. Sono donne malate e sole .. Anche uomini ma più spesso donne le quali sono giunte a minacciarci di morte quando abbiamo sequestrato i gattini a mia suocera e li abbiamo tutti sistemati in Altre dimore comunque da noi controllate .. Andrebbero fermate e curate

  7. Certamente il problema è più dei gatti che dei cani, ma avete letto la notizia di nemmeno una settimana fa, di una colf sequestrata per 4 mesi nell’appartamento milanese in cui lavorava, dove oltre ai “datori di lavoro” vivevano 26 cani??? Sì, 26, non ho sbagliato a digitare!
    Ma qui non è più un problema di ossessioni, questi sono dei delinquenti fatti e finiti

  8. Io sono rimasto 10 anni senza cane perchè sapevo che non avrei potuto seguirlo come meritava…e ora è 1 anno che sono combattutissimo se prendere il secondo oppure no !!!
    Bisogna sempre usare il cervello…..

  9. situazione analoga vicino casa mia: diciassette felini, tra adulti e micetti, nessuna sterilizzazione né vaccini (inizialmente la signora lo faceva, con i primi tre della colonia, poi i fondi non le sono più bastati…), puzzo terrificante e continue epidemie, l’ultima è stata una dermatite che ha contagiato persino i miei cani (i gatti a volte “sconfinano” nel mio giardino) e mi ha ridotto la flat a macchie, mi è costato un botto in pomate e pillole oltre alla fatica di gestire la situazione e cercare di disinfettare tutto il disinfettabile per non contagiarci anche noi…
    è stato un incubo e in tutto questo la signora alzava le spalle e piangeva miseria.
    mi sono pure offerta di trovare una sistemazione per alcune gatte (un paio di amici cercavano gatte non sterilizzate da tenere in campagna per controllare la popolazione di topi nei fienili), ma ovviamente la sistemazione non era adeguata a delle gatte cittadine!
    una volta non era così: da quando si è pensionata è lentamente scivolata in un baratro, è una vera psicosi e la signora (ex commerciante, conosciuta e sempre attiva e benvoluta) è pian piano rimasta isolata con il risultato di attaccarsi ancora di più alla sua crociata felina…

  10. L’accumulamento di animali viene studiato e classificato come “Sindrome di Noè” ed è più diffuso di quanto si creda. Lucidissima l’analisi di Valeria e lucidi ed azzeccati ci commenti. Una cosa deve essere chiara, e per questo io entro spesso in contrasto con certe esponenti del mondo del volontariato, noi li amiamo tutti ma non possiamo salvarli tutti, e poi, in che cosa consiste la loro salvezza? Nel togliere una cane libero dalla strada per chiuderlo in un kennel e spedirlo chi sa dove e chissà chi? Il primo aiuto consiste nella diffusione della corretta informazione sull’etologia degli animali, imparando a conoscerli, impareremo a rispettarli ed a non confondere con salvezza quello che non lo è

  11. purtroppo l’inconsapevolezza del male che si fa a questi aninali é il vero problema di chi dice di amarli, e cercare di farli ragionare può compromettere anche i rapporti!!!! Non vogliono vedere quello che é palese!!!! Un gatto rinchiuso é una contraddizione della natura!!!!

  12. Non ho parole! Ho incontrato anche io una signora del genere ma lei almeno ci stava dando un gattino perchè non poteva tenerne altri! In casa con i miei non ci sono mai stati più di 10 gatti e oltretutto erano liberi di andarsene fuori. Infatti qualcuno si è dileguato (pur rimanendo nelle vicinanze) perchè probabilmente erano troppi per stare a proprio agio tutti insieme in casa. Non voglio immaginarne 50! Già litigano quei 3 che ci son rimasti 😉

  13. So che susciterò le ire di molti, ho avuto 2 gatti, ho un giardino e come tale i gatti erano liberi di entrare ed uscire. Uno me lo hanno investito. Ora direte: ti sta bene, dovevi tenerlo in casa. Purtroppo (o per fortuna) sono dell’idea che un animale deve vivere secondo la propria natura. Il gatto è libero per natura, una vita breve, forse, ma secondo la sua natura. E’ cacciatore, curioso, indipendente… quanto soffrivano quando tenevo la porta del giardino chiusa, grattavano per uscire. Capisco la lettrice che sta con il cuore in gola fin quando non li ha tutti e 3 in casa. Anche io stavo in ansia finché non rientravano. Per questo ho deciso che non mi farò un gatto almeno al momento, ci stavo troppo male quando non li vedevo rientrare, ma sto male anche a tenerlo “in gabbia” che sia una casa di 1 o 2 o 3 stanze, non sarà mai come il mondo intero, o un quartiere da visitare. La natura ha le sue regola, prima c’erano i predatori che uccidevano i più deboli, ora ci sono gli altri pericoli. Tanto per concludere il discorso ho 3 cani, che appunto per natura accettano di più il fatto di rimanere vincolati ad un umano. Ma su questo discorso è meglio che non vada oltre, visto le profonde conoscenze della proprietaria del sito che sta ospitando il mio commento!!!! :))

  14. In America queste persone si chiamano “hoarder” (accumulatori in Italia) ed è un fenomeno piuttosto diffuso, purtroppo.
    E nonostante le buonissime intenzioni, non c’è assolutamente nulla di sano o di ammirevole in tutto questo.
    Questa gente spesso non si rende davvero conto di fare del male agli animali (oltre che a se stessi) e continuano circondarsi delle creature che amano di più convinte di far solo del bene.

    Un caso eclatante -sempre in America- è stato quello di un tipo che aveva raccattato più di 700 gatti (SETTECENTO!) e li teneva dentro a recinti, roulotte, gabbie e capanni.
    In quel caso, erano intervenute delle associazioni animaliste che avevano provveduto a:
    Sequestrare tutti i gatti in questione (metà dei quali erano ovviamaente ammalati e denutriti), curarli, sterilizzarli, vaccinarli, nutrirli ecc. ed avevano poi organizzato una specie di “gatto day” in occasione di non so più quale evento, nel quale avevano fatto adottare praticamente tutti gli animali che avevano sequestrato.
    Una bella iniziativa.

    Purtroppo alcune persone non capiscono quando il loro amore verso gli animali diventa malato.
    Il gatto che ho in casa io, proviene dalla casa di una di queste persone.
    Mi dice mio padre, che quando è andato a prendere il gattino, la proprietaria (che non poteva proprio tenerne di più, perchè mi pare ne avesse così tanti, che la ASL le aveva fatto storie a riguardo) stava piangendo come se le stessero dando via il figlio primogenito.
    Tuttavia, è inutile dire che il detto micio, arrivato a casa, fosse: Timidissimo, terrorizzato da tutto, probabilmente molto più giovane di quanto ci avessero detto, malato, con una diarrea che ancora oggi me la ricordo (la tipa gli dava medicine per umani per curarlo, a quanto pare) e stando al mio veterinario, è possibile che la Fiv che ha (perchè il mio gatto ha pure quella.) la avesse già allora. Probabilmente presa da altri gatti infetti.
    Ed in un ambiente pieno di altri gatti, tutti non sterilizzati o vaccinati, dio solo sa quanti di loro non fossero ammalati della stessa cosa.
    Questo NON E’ amore sano.

  15. io conosco 2 gattare: una ne ha 23 in appartamento, chiusi nelle varie stanze perché tutti insieme si scannano, l’altra ne ha più di 30 e un cagnone. Nonostante i miei consigli, continuano a portarsi a casa tutti i mici che riescono a catturare dalla strada, mettendo in pericolo anche i propri dato che non li vaccinano nè fanno test ai nuovi per le malattie infettive. Purtroppo è una malattia, hanno un vuoto nella loro vita e cercano di colmarlo in questo modo, senza pensare che provocano una sofferenza agli animali che dicono di amare tanto. Io a casa mia ho 5 gatti, un cane, un coniglio, 5 uccelli. Alcuni mi dicono che sono tanti, ma in confronto a loro mi sembra di essere ancora equilibrata. In ogni caso adesso anche io sento il peso di un impegno così grosso e man mano che mi lasceranno non li sostituirò con altri. La vita non può ridursi ad essere schiavi dei propri animali. Invece di cercare di salvare il mondo (cosa impossibile) bisognerebbe in primis salvare se stessi. E quella non è vita per nessuno, animali e umani compresi.

  16. D’accordo sul punto centrale dell’articolo che mi sembra chiaro: ammassare animali in spazi e condizioni inadeguate per “salvarli” dalla strada, quali che siano le buone intenzioni di fondo, non è un aiuto, ma un danno enorme. Quello che mi lascia perplessa sono alcuni commenti in cui, nemmeno troppo tra le righe, si implica che “il gatto è felice quando è libero” e che i gatti domestici (di proprietà) vadano “lasciati andare in giro per conto loro” . Se è maltrattamento privare un gatto delle condizioni necessarie al suo benessere, lo è altrettanto esporlo consapevolmente a rischi seri (contrarre malattie infettive come FIV e FeLV) o addirittura mortali (essere investiti da una macchina). Una cosa è la sindrome del crocerossino animalista che accumula animali a dozzine e non è in grado di occuparsene, un’altra proteggere l’esistenza del proprio animale, ricreandogli condizioni di vita quanto più rispondenti ai suoi bisogni naturali.

  17. Può trattarsi di persone disturbate mentalmente, o semplicemente prive di buon senso, di senso della misura e di rispetto per umani ed animali.
    In ogni caso sono persone che creano problemi a sè stesse, agli animali che accudiscono ed alle persone che le circondano.
    Alle volte fanno anche pena, o almeno tenerezza a chi almeno un po’ ama gli animali, ma di certo se ti capita di averle come parenti o come vicine di casa, i sentimenti che ti ispirano sono meno benevoli.

  18. Mah, io ho 21 gatti, seguo tre colonie feline, ho tre cani e un coniglio, eppure ho una vita assolutamente “normale”. Certo l’impegno economico e in termini di tempo anche per le pulizie c’è, ma non ho mai dovuto ricucire nessun gatto o cane e tanti anzi si stupiscono che vivano così in armonia, tra l’altro ho un cane simil da caccia e coniglio che dormono sul letto insieme. Chiunque è venuto a casa mia non si è dovuto tappare il naso per la puzza, anzi ha trovato più pulito di quanto si aspettasse visto il numero. Sono tutti vaccinati e sterilizzati,quello che è morto più giovane aveva 10 anni, per un linfoma intestinale. Ho chiuso il giardino in modo che non escano, perchè vivo in un quartiere ad altà densità di traffico, ma non ho mai visto segnali di stress e, lavorando in un gattile, li conosco bene. Poi arrotondo facendo dog e cat-sitter. I cani escono a correre al parco tutti i giorni e frequentano un campo cinofilo. Per garantire loro tutto questo ho rinunciato si ad altre cose che per me non erano importanti, credo sia questione di scelte. Io credo che tutto stia a come si fanno le cose. Se gli animali finiscono per vivere male allora ha ragione chi dice che è sbagliato, ma se gli animali stanno bene non ci trovo niente di patologico. Credo che, oggi come oggi, ci voglia più coraggio e forse anche soldi a mettere al mondo un figlio che a mantenere venti gatti, vi assicuro che non spendo cifre assurde, con l’alimentazione secca e comprando on line grossi quantitativi, riesco a far mangiare tutti più che bene, anche il veterinario mi ha detto che sono troppo viziati. olti spendono più di me solo per fare le vacanze, o per cambiare macchina ogni tot tempo, cose a cui io rinuncio allegramente, preferisco andarmene al parco con i miei cani e incontrare altre persone che fanno lo stesso in agosto e guido la stessa macchina da più di 10 anni, a cui sono pure affezionata. Non critico queste persone, ognuno fa le sue scelte, io ho fatto la mia e vivo serenamente, non sento nessun bisogno dello psichiatra. A volte mi chiedono come faccio ad essere sempre così calma e serena, forse perchè sono felice di come ho scelto di vivere.

    • Non mi illuderei: 21 gatti 3 cani ed un coniglio libero che gironzola per casa, puzzano per forza.
      Se uno non ha il naso “allenato” puzzano da morire.
      Alternativamente puzzano di lysoformio o di deiezioni animali. Non si scappa. Ho un’amica che vive così. Le voglio bene, lei è contenta -spero-, non è proprio da psichiatra, ma un bel po’ stramba si. I suoi animali penso siano ben trattati, ma la sua casa puzza ed è ridotta una pena. Ci può stare dentro passabilmente bene solo lei (e la sua compagnia di animali). Ci vediamo in campo neutro, e meno “profumato”. Sono scelte. Tutto non si può avere.

  19. Evidentemente allora tutte le persone che vengono da me hanno il naso allenato, anche quelli che NON hanno animali in casa. Comunque di puzze ben peggiori io le sento tutti i giorni sulla metropolitana. Se faccio un paragone preferisco le puzze di casa mia. Durante il giorno i gatti gironzolano prevalentemente in giardino, rientrano praticamente solo la sera tardi e le lettiere interne le usano poco, questo non lo avevo specificato. Se stessero sempre dentro casa probabilmente sarebbe diverso. Per inciso io ( a detta degli altri) non sono nè da psichiatra, nè stramba, ma una persona perfettamente equilibrata e tranquilla, molto più di chi si mette a litigare in fila al supermercato se qualcuno gli passa avanti o si attacca al clacson per ogni cosa. Forse la tranquillità me la danno proprio gli animali e se per questo devo avere qualche pelo in più in giro per casa, o qualche impronta , pazienza.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.