regolamenticomunalidi VALERIA ROSSI – Stamattina, prima di scrivere un articolo, mi sono presa qualche ora per rispondere ai millemila messaggi, email eccetera che mi erano rimasti “inevasi”: purtroppo erano davvero millemila e non sono riuscita a rispondere a tutti (quindi approfitto per scusarmi con chi è rimasto deluso), ma ne ho trovati davvero parecchi che, in un modo o nell’altro, facevano riferimento a regolamenti e ordinanze comunali, chiedendomi se fossero valide o meno.
In particolare mi sono stati riportati:
a) un articolo che denuncia la vendita di “collari punitivi” in un negozio di Viterbo, in contrasto con il “Regolamento Comunale per la tutela degli animali” che recita così: ““E’ vietata la vendita, la detenzione e l’uso dei collari a punte e di collari a strangolo che possono essere irritanti per costringere l’animale all’obbedienza o per impedire l’abbaiare naturale”;
b) un regolamento comunale (quello di Montopoli, Pisa) che “impone ai cani in pubblico guinzaglio e museruola, facendo riferimento a una legge del ’54”.
Allora: il primo regolamento comunale è valido e va rispettato, il secondo no.
Ma perché? Forse per questioni etiche o morali?
Assolutamente no, anche perché il primo è un’accozzaglia animalista che mette sullo stesso piano il collare a punte e quello a strangolo, come se fossero la stessa cosa (e non soltanto non lo sono affatto, ma un uso corretto di entrambi non causerebbe alcun dolore al cane… se non fosse che chi sa usare il collare a punte in modo corretto si conta sulle dita di due mani, quindi trovo anche giusto che venga vietato): quindi non lo trovo né etico, né morale, ma solo falsamente buonista.
Sì, falsamente, perché in molti casi l’uso di strumenti “alternativi” come la pettorina causa danni ben peggiori di quelli che si possono procurare con un collare a strangolo ben usato.
Ma non è questa la sede per disquisizioni di questo genere, che peraltro ho già fatto in mille altre occasioni: qui voglio parlare di validità dei vari decreti locali, e quello di Viterbo “è” valido (pur essendo sciocco) perché non esiste alcuna legge “superiore” (ovvero, emanata da qualche organismo “più importante” della giunta comunale) che permetta chiaramente l’utilizzo di questi collari.

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collareapunteQuindi, a Viterbo il collare a punte non si può vendere, indipendentemente dalle esagerazioni scritte in merito (“strumento di tortura”, “cilicio per cani” eccetera…).
Si trattasse anche di un collarino per chihuahua con gli swarovski, se il regolamento comunale lo vieta e nessuna legge nazionale dice esplicitamente che lo si può vendere, comprare ed utilizzare, il collarino diventa ufficialmente proibito e il proprietario del chihuahua, così come l’esercente che glielo ha venduto, possono essere multati senza possibilità di ricorsi o reclami.
Ma… vi siete mai chiesti come mai tutte queste ordinanze (perché ce ne sono molte, in diversi Comuni italiani) che vietano punte e strangoli non vietano MAI il collare elettrico? Non vi suona  un po’ strano, visto che senza ombra di dubbio è questo il solo strumento che non puoi usare senza causare dolore al cane?
La risposta è molto semplice: c’è stata, in passato, un’ordinanza (statale) che ne vietava l’uso… ma contro questa ordinanza hanno fatto ricorso al TAR i produttori di tale strumento, che hanno vinto.
Quindi, essendoci una sentenza favorevole del TAR, nessun Comune, Provincia o Regione può sognarsi di vietarne l’uso, perché l’eventuale proprietario di cane multato potrebbe fare a sua volta ricorso, vincendolo immancabilmente.
Questo la dice lunga sull’ipocrisia dei Comuni che si sono prodigati per vietare strumenti del tutto innocui (se usati bene, ovvio: ma se è usato male è dannoso anche il collarino con gli swarovski di cui sopra!) come il collare a strangolo, ignorando l’unico vero “strumento di tortura” (e anche qui bisognerebbe fare distinzioni, perché il collare elettrico può essere regolato dalla semp0lice vibrazione alla scossa stile sedia elettrica… ma lasciamo perdere le  sottigliezze) diffusissimo in cinofilia, specialmente in campo venatorio dove lo usano davvero in moltissimi.

museruola_nylonIl regolamento comunale che impone la museruola, al contrario di quello appena descritto, può essere tranquillamente ignorato perché c’è un’ordinanza “superiore” che invece impone soltanto l’obbligo di “portare con sè” la museruola, ma non obbliga nessun cane ad indossarla.
E’ dal 2009 che – con i successivi  rinnovi – è in vigore questa ordinanza nazionale (in origine è stata l’ordinanza Martini) che non può essere contrastata da alcun regolamento comunale.
Quindi, sì al guinzaglio obbligatorio nei luoghi pubblici (che si trova anche nell’ordinanza nazionale), ma NO alla museruola obbligatoria: se a Montopoli qualcuno volesse farvi la multa per questo, potreste fare ricorso e vincere.
In generale, dunque: prima di accettare pedissequamente un regolamento regionale, provinciale o comunale, informatevi sempre bene e cercate di scoprire cosa dicono le leggi nazionali sullo stesso argomento.
Se non dicono nulla, il regolamento locale è valido: se sono in contrasto, vince sempre la legge nazionale.

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18 Commenti

  1. Grazie Valeria per questo articolo molto utile, se non altro per sempre a noi proprietari di cani che non siamo sempre e comunque in torto.
    Esempio banale e stupido la scorsa settimana eravamo con il nostro educatore a fare una lezione in un parco pubblico. Mio e suo cane al guinzaglio, in un parchetto senza giochi per bambini e comunque senza cartello di divieto di accesso per i cani, stavamo facendo percorso fra cerchi e birilli e…ci hanno mandato la municipale!
    ma a parte questi episodi davvero…incommentabili a mio avviso…ti chiedo questo:qui a Imola il sindaco ha vietato l’ingresso ai cani nelle aree gioco attrezzate, cosa del tutto giusta se non fosse che le cose non stanno proprio così: i cani possono entrare nei parchi pubblici ma non nelle aree gioco che il Comune si impegna a recintare e delimitare….quindi fintanto che non ha provveduto a recintare suddette aree i cani non possono entrare per niente nel parco.Peccato che questo sia successo…6..7 anni fa e da allora io non ho ancora visto recintare manco un area gioco, ma mettere un sacco di cartelli di divieto di accesso ai cani in tutti i parchi dove c’è un area gioco.
    Che fra l’altro questo vuol dire che io, madre di una bambina di 4 anni, tutte le volte devo decidere prima se portare mia figlia al parco giochi e nel caso lasciare a casa il cane oppure se portare anche il cane e quindi non posso portare mia figlia a giocare.
    E tanto per finire gli aneddoti l’unica volta che ho portate la figlia al parco giochi con cane al seguito e io e lui ci siamo messi imboscati in un angolino fra gli alberi lontani da tutto e tutti…è arrivata la forestale che voleva pure farmi la multa…

  2. e quindi ai cinofobici che, a volte, parlando con il compagno a fianco (amico marito figlio ecc…) ma facendosi sentire di proposito da tem che hai il cane… dicendo potrebbe almeno mettergli la museruola, o a quelli che te lo dicono proprio direttamente…
    a cui io di solito rispondo, ha giò mangiato non si preoccupi
    oppre, ha ragione guardi la scia di sangue che si è lasciata dietro il cane…
    o a cui molto spesso invece ricordo che non è obbligaotrio indossarla…
    posso finalmente dire “fottiti”?!

  3. Non capisco a cosa possano servire quelle punte se non a causare dolore al cane nel caso questi non faccio ciò che gli viene ordinato durante l’addestramento e quindi trovo giusto che vengono vietati questi collari; comunque la normativa contro i collari elettrici (e con essi tutti gli altri metodi coercitivi e violenti di “educazione”) è superata dall’art. 544 ter del codice civile che vieta il maltrattamento di animali.

  4. Ciao Valeria perdona la domanda in quanto non penso si trovi in un post adatto, e probabilmente mi sfugge la sezione dei contatti che cerco… Volevo chiederti, a quale indirizzo posso inviare una mail?

  5. Silvia Mariani, la normativa contro il maltrattamento presume che il maltrattamento sia visibile e provabile: e chi usa il collare elettrico difficilmente lo fa davanti a spettatori… quindi è quasi impossibile che qualcuno venga beccato sul fatto.

    • LA mettiamo esattamente come ha detto Valeria:
      C’è una legge superiore all’ordinanza che permette ai cani di andare in spiaggia? Allora lo porto in spiaggia.
      NON c’è una legge superiore all’ordinanza che permette ai cani di andare in spiaggia? Allora non lo posso portare.

      Mi pare chiaro…

  6. Vediamo: il criterio e’ chiaro, ma secondo me la sua applicabilita’ e’ abbastanza dubbia per almeno due ragioni.

    La prima e’ che nel caso mi venga contestato il mancato rispetto di un’articolo di qualche regolamento locale e ne derivi una sanzione amministrativa io posso si’ fare ricorso ma questo comportera’ un impegno di tempo e quindi in qualche misura anche economico e se sono incappato in un regolamento locale di un comune che non e’ il mio e non e’ neanche vicino a casa, l’operazione mi costera’ piu’ della sanzione.

    La seconda e’ che cosi’ ragionando, e’ assai improbabile che per ogni “regola” possibile e immaginabile definita localmente possa esistere un dispositivo di legge di carattere superiore che disciplini proprio quel caso ed e’ normale che sia cosi’ perche’ una norma giuridica per assicurare uniformita’ di disciplina deve avere un certo grado di generalita’ ed astrattezza non potendo prevedere ogni singola combinazione di varianti tipiche del singolo caso reale. Ne consegue che il criterio di liceita’ della norma locale non puo’ consistere nell’esistenza o meno di una norma superiore che contempli lo stesso identico caso.

    Facciamo il solito esempio: supponiamo – e ne sono ragionevolmente certo che non esiste una norma giuridica nazionale che autorizzi esplicitamente l’utilizzo di cappottini per cani in tessuto con disegno leopardato e supponiamo che il comune di di Borgocastro (l’ho inventato al momento, non so se esista davvero) decida di inserire nel suo regolamento di polizia urbana il divieto di vestire i cani con cappottini in tessuto leopardato. Bene, la norma locale – per quanto auspicabile – e’ lecita? Esempio troppo frivolo? Bene, supponiamo di fare una gita con il nostro cane in un parco inserito nel comprensorio di cinque comuni, ognuno dei quali nel proprio regolamento vieta esplicitamente l’utilizzo di un particolare tipo di collare; dal momento che non esiste una norma giuridica superiore che elenchi i collari dei quali e’ ammesso l’uso cosi’ come quando e dove questo sia ammesso, con quanti collari devo partire da casa per poter completare la mia passeggiata senza prendere una multa in ogni comune?

    • Io non ho mai parlato di norme “lecite”, ma di norme “valide”. Quella contro i cappottini leopardati sarebbe sicuramente poco lecita (e molto stupida!) ma sarebbe valida. Non ho detto neppure che fare ricorsi contro le multe ingiuste sia comodo e non impegnativo: però si possono fare e si vincono, se la regola locale contrasta con la legge nazionale. Questo non rende obbligatorio farli!

      • E’ vero: ho confuso i termini.

        In questo senso la norma rimarrebbe valida anche se si facesse ricorso e lo si vincesse perche’ con esso verrebbe annullato il provvedimento sanzionatorio nel singolo caso e non la norma che resterebbe comunque in vigore e comunque valida per il “semplice” fatto di appartenere ad un ordinamento giuridico e di essere stata emanata da un’autorita’ competente a farlo attraverso il procedimento previsto.

        Insomma, la materia e’ in realta’ molto complessa: la legittimita’ e’ una cosa, la validita’ e’ un’altra e la nullita’ (o annullabilita’) del provvedimento amministrativo, che dall’applicazione della norma scaturisce, un’altra ancora. Per la verita’, persino per il provvedimento amministrativo, nullita’ e annullabilita’ non sono sinonimi.

        Da quello che credo di aver capito, supponendo di incappare in una ordinanza, se faccio ricorso per la multa che ho preso a causa del cappottino e lo vinco, viene annullato il provvedimento amministrativo sanzionatorio (la multa) ma non l’ordinanza (anch’essa provvedimento amministrativo) che continua a rimanere valida. se invece faccio ricorso al TAR contro l’ordinanza e questa viene dichiarata nulla solo allora l’ordinanza non sara’ piu’ valida e quindi non potra’ piu’ essere applicata. Pero’ ho anche capito che la giurisprudenza su questi temi e’ tutt’altro che concorde e quindi per quello che ho appena scritto non metterei la mano sul fuoco.

  7. Viterbesi suicidatevi davanti ad una clinica per il trapianto di organi.
    A parte che vorrei proprio vedere chi vorrebbe vivere con un pezzo di viterbese inside…

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.