di VALERIA ROSSI – E’ l’ultimo arrivato tra gli ammennicoli cinofili, e siccome tutti ne parlano dobbiamo farlo anche noi. Di che si tratta? Di un videotelefono per cani: un  aggeggino capace di metterci in “videoconferenza” con il nostro cane, anche quando siamo fuori casa, e di premiarlo con un bocconcino con comando remoto.
Il video dimostrativo (più efficace di tante parole) è questo:

A cosa serve un simile aggeggio (che si chiama Petchatz)? “A niente”, mi verrebbe da rispondere di primo acchito. O almeno, a ben poco.
Tutta la manfrina del “ciaoooo mi manchiiii sei una così brava ragazza…” eccetera, per il cane penso abbia pochissimo significato.
In tutti i video che parlano di Petchatz si vedono fanciulle sorridenti che fanno ciao ciao al cane con la manina, a chiara dimostrazione che l’aggeggino è stato pensato soprattutto per soddisfare un’esigenza umana: quella di alleviare i sensi di colpa di chi deve lasciare il cane da solo per molte ore.
Perché mi pare evidente che al cane, di vederti fare ciao ciao con la manina, non ne può frega’ de meno.
Ho seri dubbi anche sul fatto che il cane possa riconoscerti dall’immagine sul monitor: non so esattamente come funzioni la trasmissione di immagini via web, ma so per esempio che i cani non sono in grado di registrare il movimento delle immagini in TV.
Ovviamente la televisione è pensata per l’occhio umano, la cui frequenza va dai 50 ai 60 hz: invece la vista dei cani va tra 70 e gli 80 hz, quindi il cane vede le trasmissioni TV come una sequenza di fotografie (per di più con colori molto diversi da quelli che vediamo noi).
Pensiamo davvero che si entusiasmi vedendo una serie di diapositive di noi che gli facciamo ciao ciao? Uhm.
Può interessargli, invece, sentire la nostra voce? Forse sì.
Per questo penso che Petchatz potrebbe forse essere sperimentato nei cani con ansia da separazione, per vedere se la voce dei suoi umani può farlo sentire più tranquillo. Non so, però, quanto la nostra voce sia realmente riconoscibile attraverso una videochat.
Ma allora perché, nei video, vediamo questi cani tutti attenti e interessatissimi all’aggeggino?
Perché, semplicemente, da lì cadono bocconcini. E infatti, se ci fate caso, il golden del primo video non guarda tanto l’immagine della sua umana quanto la fessura da cui vengono sparate fuori le crocchette (il barbone del video che segue, invece, guarda direttamente per terra).
E infatti per poter utilizzare il Petchatz è necessario un training, ovvero un condizionamento classico:

Se si trattasse davvero di un mezzo di comunicazione “diretta”, che bisogno ci sarebbe di condizionare il cane?
Gli basterebbe sentire la vostra voce per accorrere a fare conversazione con noi, e sarebbe contento di restare davanti al video anche se non arrivasse alcuna crocchetta… invece serve l’addestramento.
Serve che la musichetta “plin piriplin plin plin” diventi un marker che preannuncia al cane l’arrivo di un premio. Ma – aggiungerei – premio per “cosa”?
Per essere accorso davanti all’aggeggino a mostrarci il suo adorato musetto: cosa che fa sicuramente piacere a noi.  Ma a lui?
Più che di una “videochat” o di un videotelefono, insomma, io parlerei di un oggetto che permette di dare al cane (anche da lontano) premietti… per non aver fatto nient’altro che andarsi a prendere il premietto: un esercizio che mi pare decisamente sterile e che non credo giustifichi i 350 dollari che costa.
Mi resta una piccola speranza per i casi di ansia da separazione: non escludo che l’aggeggio potrebbe essere utilizzato in qualche modo per spezzare il meccanismo ansiogeno che si instaura nel cane.
Però non mi sembra che esistano ancora sperimentazioni in tal senso, quindi al momento la Petchatz mi sembra proprio esclusivamente un modo per tacitare i sensi di colpa degli umani… o, se proprio vogliamo trovargli un’utilità reale, per accertarsi che il cane stia bene in quel preciso momento (perché se si sente male cinque minuti dopo, magari perché gli è andata di traverso la crocchetta che gli abbiamo sparato da lontano, non lo sapremo mai!).
Insomma, io tutti quei soldi lì non ce li spenderei proprio.

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15 Commenti

  1. La mia PT guarda la televisione, riconosce cani e gatti quando li vede, e reagisce agli abbai quando li sente..ma un famigliare sullo schermo non gli fa nessuno effetto, nessuna dimostrazione di feste o altro..la voce non penso la riconosca perché gira la testa, senza capire, e i comandi non li esegue… Non penso sia alla loro portata capire come funziona la faccenda. Noi abbiamo la televisione su due finestre che danno sul giardino…un giorno il commissario Rex é saltato fuori da una finestra e lei si é precipitata fuori a vedere se fosse in giardino….
    Secondo me la mancanza degli odori é la causa del loro non capire..

  2. Sul riconoscere la voce non ho dubbi: un paio di volte parlando via Skype con il mio compagno (era in trasferta da qualche giorno) si è precipitato nella stanza… per andarsene quasi subito deluso…
    Mentre la volta che gli ho fatto sentire il fischio della marmotta da youtube…. manca poco che entra diretto nel pc per prenderla… Più fatto.
    Quanto all’aggeggio, concordo, io tutti quei soldi non li spenderei mai, piuttosto una bella seduta con qualche specialista che aiuti a superare le ansie abbandoniche mie e del cane (…. fortunatamente non è il nostro caso….)

  3. ah ah ah ….i miei cani sradicherebbero l’aggeggio per prendersi i croccantini!!! Gioco di attivazione mentale troppo costoso………. 🙂

  4. Mi viene soli un’idea: mettere in piedi la produzione di quel gadget e’ un po’ piu’ complicato che per altri oggetti quindi non lo si fa se non c’e’ la convinzione di poterlo vendere in misura sufficiente a guadagnarci sopra. Questo vuol dire che qualcuno si e’ preoccupato di stabilire a priori quanti sarebbero disposti a comprarlo. L’aspetto inquietante della faccenda e’ questo.

  5. Credo che si sposi perfettamente con le esigenze dei proprietari moderni, vista la direzione mammona in cui si sta andando da un po’…e credo che la presenza dell’aggeggio nei box di una pensione -magari in versioni più soft, tipo senza il bocconcino- sarà presto considerato da molti proprietari una discriminante importante nella percezione della qualità di dette pensioni. Forse in quell’ambito troverà buon mercato, secondo me, tanto per cambiare, a danno del cane in pensione…

  6. capiscono che siamo noi eccome…
    quando guardavo in tv i filmati dei giri di agiliti del mio cane lupo… la border…guardava interessatissima il filmato (pure troppo) e poi perplessa, guardava lui, che dormiva il cuscino, e poi il monitor e poi lui e poi il monitor come a chiedersi… come fa a essere lì… se è qui…
    però io lo farei più grande… il monitor…voglio dire, abbiamo semrpe vissuto senza, ma se uno volesse perchè no?

  7. Come già ha scritto Mardo, credo che la voce sia riconoscibile. Una mia amica cinese è stata qui in Italia per un anno; a quanto pare, quando era in chiamata su Skype con i genitori, il cane di famiglia si avvicinava al pc e leccava le casse.
    Quello che andrebbe studiato, secondo me, è in che modo reagisce il cane sentendo la voce del suo umano ma non potendolo né vedere né toccare. Non c’è il rischio che peggiori la situazione?

  8. Permesso che il gadget mi sembra una “tavanata galattica” (chi ha meno di trent’anni non riconoscerà la citazione). I miei cani non seguono la TV normale, ma invece mostrano un certo interesse per i film in 3d. Che qualcuno sappia, cambia la frequenza della trasmissione o qualche altro parametro???

  9. Dato che è parzialmente pertinente, ne approfitto per sottoporvi un dubbio. Il mio cucciolone capita che segua ciò che guardiamo noi e, spesso, se ci sono animali o individui strani (zombie, persone che nuotano, robocop…) che vengono verso lo schermo abbaia. Ultimamente a volta va anche verso lo schermo ad abbaiare. Visto che, di solito, lo fa che è troppo tardi per svegliare il vicinato io cambio canale. Ma mi chiedo: non sarà un rinforzo positivo? Cioè se si convincesse di scacciare davvero quei brutti ceffi? Non devo cambiare ma cercare di farlo ragionare?

    • Secondo me sì,è un rinforzo….Un po’ come credo pensi il cane dietro il cancello del giardino….Abbaia,vede che la gente si allontana e dice a se stesso:”Fiiiigoooo,funziona!Allora aspetta che abbaio di nuovo…”

  10. Per ciò che riguarda l’articolo, invece, per il primissimo periodo in cui restava solo il cucciolo avevamo messo un paio di webcam con cui potevamo controllare dal cellulare sia video che audio, il tutto a costo zero!!! Beh non potevamo parlare ma, almeno, potevamo intervenire in caso di disastro e sentire se e quanto piangesse.

  11. Sif odia i gatti, ma di quell’odio che viene proprio dal profondo; non importa quanto siano piccoli e pucciosi: lui ringhia tipo pastore tedesco e a volte ulula. Se qualcuno gli fa MIAO, lui si limita al suo sguardo di pietà e compassione, ad occhi socchiusi (“Dilettante…”), ma se sente miagolare un gatto “vero”, che sia alla Tv, al PC o dal vivo…allora da di matto. Sclera anche se lo guardo e faccio: “Sif! Gatto!!”
    …manco il cane normale, qui…
    L’aggeggio diventerà un must per chi vuole il cane ma è al lavoro tipo dodici ore al giorno, (oh, ne faranno anche una versione economica, se il prodotto vende) e stroncherà un bel pò di sensi di colpa. Speriamo non stronchi anche qualche povera bestia…

  12. Lo vorrei solo per sgammare Uccio mentre si apre la porta della camera e urlargli “TI VEEEEEEEEDOOOOO” e ridermela mentre cerca di capire dove sono..

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.