Dopo la pubblicazione dell’articolo sull’incontro di presentazione dell’FCC che si terrà a Cervia il prossimo 24 aprile, molti lettori hanno chiesto di saperne di più su questa importante novità tesa a portare un po’ di chiarezza nel marasma delle professioni cinofile. Abbiamo quindi chiesto all’FCC di inviarci un comunicato che potesse spiegare meglio di cosa esattamente si tratti, ed eccolo qui sotto:

logo_uniMercoledì 11 marzo: è ufficiale la cooperazione di FCC e UNI-CEN (Ente Italiano di Normazione e European Committee for Standardization) per la elaborazione di un CEN CWA che individui i requisiti minimi di competenza per i professionisti che operano nel settore cinofilo.
È importante sottolineare che questa regolamentazione del settore è attesa da più di vent’anni e che in Italia il numero di potenziali attori (istruttori, educatori, addestratori e operatori che operano nei settori addestrativi/operativi, sociali/assistenziali, comportamentali e sportivi in ambito cinofilo per conto di Associazioni, Organizzazioni e Enti o come libero professionista) ammonta a circa 35.000 unità e, in Europa, a più di 500.000.
Si concretizza, a livello europeo, il percorso di FCC (Organismo di Certificazione in Italia e Europa nel settore cinofilo), volto a definire una norma che stabilisca i criteri generali, in termini di conoscenze, abilità e competenze, dei professionisti cinofili.
L’avvio dei lavori del tavolo europeo è stato fissato per il 5 maggio a Milano: CEN WORKSHOP 78 on “COMPETENCES FOR DOG TRAINING PROFESSIONALS”.
L’identificazione delle competenze, conoscenze e skill nonché l’utilizzo di terminologie comuni è ormai necessario in un mercato sempre più concorrenziale e caratterizzato da contrastanti particolarismi come quello del settore cinofilo.
Tale attività di normazione è stata avviata anche a seguito della legge nazionale in materia di professioni non regolamentate, l. 4/2013, che consente all’art. 9, comma 5, la possibilità di intraprendere percorsi normativi con relativa definizione di certificazioni.
Sempre più evidente, infatti, la necessità di riconoscere le figure del settore cinofilo con un nome univoco e garantire delle metodologie di valutazione di competenze, abilità e conoscenze che assicurino l’equiparazione delle capacità tra soggetti operanti nello stesso settore in diverse nazioni dell’Unione, in perfetta linea con l’EQF 2008.
FCC, da sempre, si è prefissa l’obiettivo del raggiungimento di un sistema di qualità professionale nel settore in questione attraverso un lavoro di identificazione di requisiti e linee guida: criteri più selettivi di valutazione e riconoscimento professionale che siano veramente in grado di dare tutela e chiarezza all’interno del comparto e garantire competenze sempre più qualificate e diffusione di una “cultura della qualità” e benessere animale.
In questo scenario, la normazione tecnica, proprio per la sua natura di regola condivisa, trasparente, democratica e volontaria, consente al professionista, attraverso la certificazione di terza parte, di attestarsi su livelli qualitativi sempre più elevati della prestazione in ambito europeo.
Risulta, pertanto, che l’innovativo progetto promosso da FCC, in in collaborazione con UNI-CEN, si prefigura, in modo inequivocabile e incontestabile, come una grande opportunità per tutti i professionisti del settore cinofilo.

 Clicca qui per scaricare il business plan del CEN che verrà approvato il prossimo 5 maggio

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5 Commenti

  1. cara Valeria se hai un minuto di tempo ci spieghi questo comunicato stampa? E’ infarcito di sigle per cui, almeno io, non riesco a capire chi sono i soggetti e se sono pubblici o privati. Che ci sia bisogno di regolamentazione sul settore mi sembra evidente. Il problema è chi la fa e con quali scopi. Grazie anche se non trovi il tempo e un bacio alle canette.

    • Si nemmeno io capisco molto, cioè, io sono educatrice riconosciuta ENCI. Vuol dire che il mio pezzo di carta non vale più e che devo fare un altro esame con questo FCC?

  2. A quel che ho capito ci sarà una unificazione a livello dei termini con relativo esame in cui si accederà a detta certificazione, in pratica in europa (e quindi anche in italia) si dovranno usare certi termini per indicare certe cose in modo da non trovarsi con chi dice “centripetazione”, chi dice “tieni il cane su di te” chi dice “la voltura del pigmento obliquo dello sguardo rivolta verso quello che sta chiedendo al cane una risposta/stimolo di settimo livello con carpiato destrorso” quando in realtà si intende tutti la stessa cosa e si varia terminologia solo per darsi un tono (o per far finta di saperne di piu).
    Oltre al certificare che chi si occupa di cani sappia di che sta parlando in base a studi, esperimenti scientifici e normative.
    Certo è che mi auguro che:
    1) a chi ha già conseguito un percorso formativo di qualsivoglia tipo venga permesso di accedere agli esami a costo banale fornendo, sempre a prezzo irrisorio, un testo base (tipo libro coi segnali della scuola guida)
    2) a chi non ha ancora conseguito un percorso formativo detta certificazione sia inserita nel corso , anche rivedendo e modificando i termini del corso in se.
    3) che detta certificazione faccia la differenza (e qui ci vorrebbe una presa di posizione ministeriale) tra chi può lavorare coi cani e chi no.

    Altrimenti lascia il tempo che trova e si perderà nel marasma di sigle e siglette presenti adesso nel mondo cinofilo.

  3. Cito dal testo:
    “Tale attività di normazione è stata avviata anche a seguito della legge nazionale in materia di professioni non regolamentate, Tale attività di normazione è stata avviata anche a seguito della legge nazionale in materia di professioni non regolamentate, l. 4/2013, che consente all’art. 9, comma 5, la possibilità di intraprendere percorsi normativi con relativa definizione di certificazioni., che consente all’art. 9, comma 5, la possibilità di intraprendere percorsi normativi con relativa definizione di certificazioni.”
    Cosa significa? Chi ha avviato l’attività di normazione? e in più l’articolo 9 della legge citata ha solo 2 commi e non 5.
    Per un “ente” che promette certificazione/ordine/trasparenza non mi sembrano buone premesse. cred

  4. Cito dall’articolo:

    “Tale attività di normazione è stata avviata anche a seguito della legge
    nazionale in materia di professioni non regolamentate, l. 4/2013, che
    consente all’art. 9, comma 5, la possibilità di intraprendere percorsi
    normativi con relativa definizione di certificazioni.”
    Non mi è chiaro il senso di questa frase. Di quale attività di normazione si tratta? e chi ha l’autorità per “normare”?
    Per avere maggiori informazioni recupero il testo della legge: l’articolo 9 ha solo 2 commi.

    Non sono buone premesse per avviare un’attività di certificazione per dare ordine/trasparenza/chiarezza al settore. Mi sembra si aggiunga confusione a confusione….

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