di VALERIA ROSSI – Un lettore mi pone una domanda veramente insolita: “di che razza potevano essere i cani di Adranos?”
Di essi ci parla soprattutto il filosofo e scrittore latino (che però scriveva in lingua greca) Eliano, vissuto tra il 165/170 cca e il 235 a.C.).
Secondo Eliano, in Sicilia, esisteva un tempio dedicato al dio Adranos, custodito da “non meno di mille cani” (animali sacri al dio).
Questi animali accoglievano i visitatori del tempio, dopodiché decidevano cosa fare di loro, in modo piuttosto drastico: se erano ubriachi li riaccompagnavano a casa, ma se erano ladri li sbranavano (da qui origina probabilmente l’imprecazione tipicamente siciliana ““Chi ti pozzano manciari li cani!”).
L’unica presunta immagine dei cani di Adranos è quella che troviamo su questa antica moneta:

Photo 24
Sembrerebbe esserci una corrispondenza con i cani posti a guardia del tempio di Efesto: infatti Eliano, nella sua opera “ΠΕΡΙ ΖΏΩΝ ΙΔΙΟΤΗΤΟΣ” (tradotta in latino come “De Natura Animalium”), descrive in modo molto simile i cani di Adrano e quelli di Efesto.
Dei cani del tempio di Efesto, Eliano così racconta: “Nella città di Aitna (Etna), in Sicilia, è oggetto di culto particolare un tempio dedicato ad Efesto. Qui si trovano un recinto, alberi sacri e un fuoco inestinguibile, mai spento. Intorno al tempio e al bosco ci son segugi sacri che accolgono festosamente e scodinzolando coloro che accedono al tempio e al bosco sacro con animo umile e aspetto rispettabile. Come se li conoscessero, essi si mostrano benigni nei loro confronti; se invece entra qualcuno empio e con le mani macchiate da azioni esecrabili, lo mordono e lo dilaniano; si limitano invece a scacciare e ad inseguire coloro che si siano contaminati con atti di libidine“.
Questi cani – che custodivano il fuoco – vengono però descritti da altri Autori come statue d’oro e non come animali in carne ed ossa.

efestoLa cosa non è così certa, perché si narra che Efesto (Vulcano, nella mitologia romana) forgiasse, sì, nella sua fucina cani d’oro e d’argento, ma fosse anche in grado di infondere in loro la vita: una delle sue “sculture vive” più note fu il cane d’oro di Zeus, rubato da Pandareo ed affidato a Tantalo, che poi giurò di non averlo mai ricevuto perché voleva tenerselo per sè (al che Zeus si incazzò come una biscia, punendo severamente sia il ladro che lo spergiuro: ma questa è un’altra storia).
Il punto interessante sta nel fatto che questo cane d’oro viene descritto come dotato della proprietà magica di non lasciarsi mai sfuggire alcuna preda e di superarle tutte nella corsa… il che sarebbe riuscito probabilmente maluccio ad una statua.

Cirneco dell'Etna
Cirneco dell’Etna

Di qualsiasi cosa fossero fatti, e che fossero vivi o meno, i cani di Efesto sembrerebbero essere stati dei “normali” cirnechi: c’è invece il dubbio che fossero qualcosa di diverso i cani di Adranos, così descritti da Eliano (che fa riferimento ad un altro autore, Ninfodoro, vissuto nel V secolo a. C.):

“In Sicilia, come racconta Ninfodoro, c’è una città di nome Adrano, e in essa si trova un tempio, dedicato alla divinità indigena Adrano, che si dice essere assolutamente splendido e fastoso – Omissis – Ci sono cani sacri che rispettano e servono il dio, essi sono superiori ai cani molossi sia per la bellezza che per l’altezza, di numero non inferiore a mille. Essi durante il giorno accolgono festosamente e scodinzolando sia i pellegrini che gli indigeni che accedono al tempio e al bosco sacro; di notte invece essi accompagnano con grande benevolenza, come guide e scorte, quelli già ubriachi e coloro che non si reggono in piedi lungo il cammino, riconducendoli ciascuno alla propria casa. Invece puniscono, come è giusto, gli ubriachi empi. Li assalgono, strappano loro le vesti, e in tal modo li fanno rinsavire; mentre sbranano crudelmente coloro che provano a rubare gli abiti altrui”.

Simpatici cagnolini, decisamente: ma al di là del discorso “bellezza”, che è sicuramente soggettivo, un cirneco non può certamente essere considerato “più alto di un molosso”.
Di che razza di cani si trattava, dunque?

Podenco ibicenco
Podenco ibicenco

Poiché intorno al 200 a.C. c’erano già rapporti tra Sicilia e Spagna (nel senso che l’impero romano stava cercando di conquistarle tutte e due), potrebbe essersi trattato di Podenchi spagnoli: oppure avrebbero potuto essere Pharaon Hound, data la vicinanza della Sicilia con l’Africa.
Il cane dei Faraoni, da Standard, arriva a 63 cm. circa (contro i 50 del Cirneco, al quale per il resto somiglia moltissimo e del quale potrebbe essere stato il progenitore, anche se molti Autori considerano il Cirneco come una razza autoctona siciliana): ha quindi una taglia di tutto rispetto, che potrebbe giustificare la descrizione di Ninfodoro riportata da Eliano.

Pharaon Hound (Cane dei Faraoni)
Pharaon Hound (Cane dei Faraoni)

Se si fosse davvero trattato di Pharaon Hound, questi cani avrebbero avuto una connotazione sacra in due diverse culture: quella siciliana e quella egiziana. Sono stati loro, infatti, ad ispirare il mito di Anubi, il dio egizio che viene raffigurato con sembianze di cane (soprattutto nelle sculture) oppure con corpo umano e testa di cane o di sciacallo (soprattutto nelle raffigurazioni pittoriche).
Per gli antichi Egizi gli animali-dei erano due: Bastet, la dea gatta, rappresentava la vita, la fertilità e la felicità, mentre Anubi rappresentava la morte (inizialmente considerato proprio il “dio della morte”, con la nascita del culto di Osiride venne in qualche modo “declassato” a semplice guardiano dei morti).

AnubiLa sua figura rimase comunque sempre di grande rilevanza: non solo perché gli viene attribuita l’invenzione della mummificazione, importantissima nella cultura egizia (i sacerdoti egizi, quando procedevano a questo rito, indossavano proprio una maschera da cane, per impersonare Anubi), ma anche perché il dio-cane, stando al Libro dei Morti (un papiro egiziano ricco di formule e rituali magici), aveva l’incarico di pesare il cuore (o l’anima, secondo alcuni Autori) dei defunti, ponendolo sul piatto di una bilancia. Sull’altro piatto stava la piuma di Maat*, simbolo dell’ordine cosmico, ma anche di verità e giustizia.
Se il cuore risultava leggero come la piuma di Maat il defunto poteva raggiungere Osiride, dio dell’oltretomba, mentre i cuori più pesanti finivano in bocca alla dea Ammit, “colei che annienta i colpevoli”, rappresentata con testa di coccodrillo, zampe anteriori e tronco di leone e zampe posteriori di ippopotamo.

anubi_pesaNel Libro dei Morti è raffigurata tutta la psicostasia (ovvero la “procedura di accesso” all’aldilà) di Ramses VI: un tribunale divino di 42 giudici, presieduto da Osiride, assiste alla pesatura del cuore del re.
Anubi esegue la pesatura, il dio Thot (inventore della scrittura) prende nota del risultato… e Ammit aspetta bramosa, sperando che il cuore del faraone sia più pesante della piuma di Maat: ma resterà delusa, perché il cuore del faraone risulterà leggerissimo e Ramses verrà ammesso al regno di Osiride.
Anubi viene quasi sempre raffigurato come un cane nero, cosa abbastanza strana visto che il Pharaon Hound non esiste in questo colore: è marrone-rossiccio, con o senza macchie bianche. Probabilmente il colore nero ha un significato rituale, simboleggiando il nulla, le negazione (della vita), il colore degli inferi.

*Maat, inizialmente considerata un’entità autogeneratasi e venuta al mondo nello stesso istante della creazione (mentre più tardi venne identificata come figlia di Ra, il dio del sole), veniva raffigurata o come una donna alata con una piuma di struzzo sulla testa (simbolo di purezza e sincerità) o semplicemente come una piuma: la si trova incisa su molti sarcofagi, a protezione dell’anima del defunto.

pharaoh-hound_medium

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12 Commenti

  1. MI piace molto questa digressione storica..e mi fa venire in mente che non l’ho scritto nei suggerimenti del questionario di tpic..ma sarebbero davvero interessanti degli articoli per così dire…”storici”..

  2. Credo che si debba anche considerare la taglia dei cani a quell’epoca..sensibilmente più bassa del “molosso medio” moderno.. Perciò credo sia perfettamente plausibile l’ipotesi di cani autoctoni come i cirnechi..

  3. Salve, sig.ra Rossi , avendo a cuore l’argomento , desidero “Incollare” un articolo apparso sul quotidiano LA SICILIA del 18 gennaio 2013 e che potrebbe essere utile e costruttivo alla discussione . L’articolo in questione trova riscontro anche nel bellissimo libro ” indagini sul cane di mannara” scritto dal dott. Florindo Arengi ( vedi pure associazione “Samannara” ). Saluti Manuela e Gaetano di Siracusa ( si ricorda di noi ?? ad Avola!!

    Ps come se non mi bastasse la piccola “frozen” ora abbiamo pure un “mannara” di 6 mesi !!! ( non sono riuscita ad allegare una foto!!)

    “In occasione dell’esposizione internazionale canina di Messina tenutasi il 14 ed il 15 di ottobre di quest’anno, gli appassionati siciliani delle razze canine pure sono ancora una volta tornati a dibattere ed a formulare ipotesi sulle sorti del cane pecoraio siciliano, popolarmente noto come “cane di mannara”. Molti di coloro che lamentano l’inerzia – e, quasi, l’indifferenza – della collettività rispetto ad un’operazione di recupero e salvataggio della razza che è, invece, ricca di elementi ed aspetti storici e culturali che l’accomunano al restauro di un monumento storico o di un’opera d’arte, ricordano come, probabilmente, il cane di mannara siciliano – assieme al Cirneco dell’Etna – sia la più antica razza canina italiana.

    Infatti, si hanno precise tracce dell’esistenza e della funzione, per giunta “sacra”, del nostro “cane di mannara” già negli scritti di Ninfodoro di Siracusa (IV°- III° secolo a. C. ??), così come li riporta Claudio Eliano (circa 170 – 235 d. C), erudito e filosofo romano grande conoscitore della lingua greca classica. Claudio Eliano cita infatti i cani sacri al dio Adrano – dio siculo della guerra – nel suo “ De natura animalium” , opera interamente pervenutaci, e nella quale attribuisce agli animali sentimenti simili a quelli dell’uomo, e talora, anche più elevati. Nel suo “ De natura animalium ”, Claudio Eliano descrive i cani sacri che “..superano in grandezza e bellezza i cani molossi…” e, quali servi e ministri del dio Adrano presso il suo tempio, in numero non inferiore al migliaio, di giorno accolgono festosamente i visitati del tempio o del vicino boschetto sacro “…senza fare alcuna distinzione tra stranieri o persone del luogo. Diverso è il loro comportamento durante la notte, quando essi accompagnano con grande benevolenza, a guisa di guida e scorta, quelli già ubriachi e coloro che non si reggono in piedi lungo il cammino, riconducendoli ciascuno alla propria casa. Fanno però espiare il giusto castigo a coloro che, nell’ubriachezza commettono empietà: Difatti li assalgono e lacerano la loro veste, e tal punto li fanno rinsavire. Ma sbranano in maniera crudelissima coloro che provano a rubare.” Chi ama e conosce le razze canine non può non rilevare nella differenza tra i comportamenti diurni e quelli notturni dei cani sacri al dio Adrano un comportamento con diversi punti di comunanza con quello delle razze “da montagna” e che, tra i propri compiti, hanno anche quello della difesa dal lupo. Ed è, appunto, alla scomparsa del lupo in Sicilia, avvenuta nel 1925, che risale l’inizio della decadenza di questa splendida ed antica razza canina; da quell’anno, infatti, le sorti dei Cani di mannara, per secoli utilizzati per difendere greggi e bestiame dai periodici attacchi del non più presente e diffuso dei predatori selvatici (e per la quale non si è – purtroppo – mai giunti al riconoscimento da parte dell’ENCI e della FCI), andarono rapidamente a peggiorare sicché, secondo i più pessimisti, oggi la razza deve considerarsi quasi estinta stante la deficienza qualiquantitativa dei soggetti che ne costituiscono la esigua popolazione nota e la assoluta mancanza di iniziative valide ed utili per iniziare in non facile né semplice, ma certamente affascinate, iter per il suo recupero e salvataggio sino al suo riconoscimento ufficiale sia in sede nazionale che in sede internazionale e mondiale. Esiste ancora la possibilità di intraprendere il non facile né semplice, ma certamente affascinante, iter per il suo salvataggio ? Forse sì, ma, di certo, con sistemi idonei a rappresentare come tutto ciò sia seria iniziativa non di pochi sognatori ma di non pochi siciliani attenti a conservare memoria della civiltà passata e, quindi, con la costituzione di un’associazione che si ponga come valido interlocutore sia delle istituzioni che dell’ENCI.”

    Dott. Salvatore Tripoli
    ( giudice ENCI)

    • Grazie per il contributo! Anche se personalmente ritengo che i cani di Adranos c’entrassero molto, ma MOLTO poco con i cani di Mannara (che spero vengano finalmente recuperati… purché non finiscano in mano alla cinofilia del business, come è successo al cane corso con conseguenze devastanti).

      • grazie mille per avermi risposto. E’ un argomento davvero “attraente” per me che amo sia la storia antica che i cani! ( specie poi se riguarda la mia terra!!) certo , parlarne a distanza è riduttivo ma personalmente ritengo che i cani del tempio di Adrano non siano nè cirnechi nè mannara . Queste sono deduzioni mie personali da ignorante in materia .. però ho guardato molte monete antiche e mi sono fatta questa idea . ( diciamo che per non dilungarmi concludo così!!) Per quanto riguarda il recupero del mannara .. beh .. a me riguarda personalmente poichè ho scelto di averne uno. Diciamo che ormai è fuori pericolo per l’estinzione ( anche se non ce n’è tantissimi) e sicuramente tra 10 anni se sarà riconosciuto ( e penso proprio che lo sarà presto) diventerà più bello e tonto , come da prassi!! Ahimè lo so, ma è il prezzo da pagare per l’ufficializzazione di una razza. Per il momento mi godo il mio che ancora è bello rustico!!! Se scende nuovamente da queste parti prometto che lo conoscerà!! ( gli ho già parlato di lei!) Saluti

        • @Manuela: io ultimamente ho girato molto l’entroterra e i forestali mi hanno chiesto di cuccioli di Maremmano, hanno un’esemplare anziano che ”controlla” o aiuta a controllare una zona del parco. Mi stupisce che il Mannara sia così ignorato(con tutto il bene che voglio al Maremmano) non merita di essere messo in disparte.
          Sul fatto che il Mannara diventerà più tondo e forse(aggiungo) pure meno diffidente e visto l’interesse moderno per i cani da guardia(”aborigeni” dell’Asia) sarebbe meglio puntare a quella nicchia per dargli una sua dimensione altrimenti sarà soffocato dalle altre razze simili e più note.
          Per quanto riguarda i mosaici a Palermo: la presenza di cani del ceppo del Cane Corso è nota e abbastanza documentata(Dogo Siciliano, Vucciriscu proprio di Palermo,ecc.)
          Saluti.

          • salve Marco, mi fa piacere che lei mi abbia risposto. Putroppo non posso stabilire io ove collocare la razza del mannara ( non ne ho le competenze) ma posso limitarmi a seguire le vicende che la riguardano e a rispettare più che posso la natura del mio.
            Perchè non prova a suggerire ai forestali di scegliere un mannara al posto del maremmano? Perchè cercare altrove quando abbiamo già in zona ciò che serve?? eventualmente potete rivolgervi all’associazione Samannara . Io il mio l’ho preso da un affiliato all’associazione. PS se ha piacere a visionarli dal vivo , nei prossimi mesi vi saranno 2 o 3 raduni . Cerchi nel sito di Samannara oppure dell’Enci oppure del club del pastore siciliano ( anche se questi sono più “specializzati” nel recupero dello spino degli Iblei e del branchiero) . Saluti Manuela

          • @Manuela: interessante risposta mi concentrerò sul sito che mi ha consigliato. Noto però che gli eventi sono stati ad Enna e Palermo mentre, secondo me, sarebbe più adatto puntare ai grandi comuni che più sono collegati geograficamente ad Enna(Catania, Messina,ecc.), vedremo. Per quanto riguarda i forestali quando risalirò in montagna ne discuterò con loro direttamente.
            Saluti e grazie.

          • Se le può far piacere in autunno i raduni saranno anche a Catania e Messina, rispettivamente a settembre ed ottobre

  4. Marco salve, se le può interessare due gg fa a Marsala c’è stato il 3° raduno cane di mannara. provi a vedere le foto su facebook , cerchi “pastore siciliano o cane di mannara”. saluti

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.