venerdì 24 Settembre 2021

I traduttori abbaio-parole umane…

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Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

dogtranslator4di VALERIA ROSSI – … sono una bufala, ovviamente.
Però ogni tanto ne salta fuori uno nuovo.
L’ultimo arrivato si chiama Haukkua ed è stato creato in Finlandia (infatti, per il momento, traduce solo in finlandese); presentato su Dogalize come una “sensazionale scoperta” degli scienziati nordici, forse voleva essere solo un pesce d’aprile, ma in realtà è l’ultimo di una lunga serie.
Il primo traduttore canese-umano, o abbaio-parole umane se preferite, è stato (ce ne stupiamo?) giapponese: si chiamava Bowlingual ed è stato presentato nel 2002: poco tempo dopo è uscita la versione inglese. Il primo Bowlingual  prevedeva di mettere al collo del cane un ammenicolo piuttosto ingombrante e forse per questo non ha ottenuto poi ‘sto grande successo.

dogtranslator2Poco tempo dopo ne è arrivata una nuova versione leggermente ridotta, che però è uscita solo in Giappone e in Corea: e per noi italiani, sentir dire BAU o parlare in giapponese è più o meno la stessa cosa, quindi siamo fregati. Poi è arrivato il momento di “No more woof”, presentato nel 2014 come “work in progress”, chiedendo fondi per proseguire la ricerca. Anche questo era finlandese (sarà stato il precursore dell’Haukka?) e al cane bisognava mettere addirittura le cuffie… una roba proprio comodissima.

dogtranslator1Ultima novità, l’app per Iphone, Ipad e affini: registrate l’abbaio del vostro cane e questa traduce.
Insomma, di ‘ste robe che promettono di tradurre gli abbai ce n’è davvero un’overdose: e non so neppure se sia il caso di spiegare perché siano bufale… ma se per caso qualcuno si fosse entusiasmato all’idea, ricordiamo che:
a) il cane utilizza i vocalizzi all’incirca per il 2-3% della sua comunicazione. Tutto il resto lo trasmette con la mimica corporea e facciale (82% circa) e con la comunicazione olfattiva (15% circa,  che però è un 15% molto importante perché è il primo “linguaggio” che il cane usa incontrando un suo simile e probabilmente anche un umano. Solo che gli umani non sentono i feromoni e quindi non capiscono un’acca. Se esistesse un amplificatore di odori canini… quello SI’ che sarebbe un’invenzione rivoluzionaria e che ci permetterebbe di comunicare con i cani in modo compiuto!)
b) proprio per i motivi di cui sopra, il cane abbaia (all’uomo) per comunicare soprattutto una cosa: “Mi tocca strillare perché non capisci quello che sto cercando di dirti da mezz’ora!”
Quindi, se i traduttori funzionassero davvero, sarebbe questa la frase che apparirebbe più spesso sui nostri monitor-ricevitori. Peraltro, i creatori di “No more woof” confessavano di essere riusciti a tradurre soltanto tre frasi: “Ho fame”, “Sono stanco” e “Chi sei?”.  Mo’, non è che ci voglia proprio il traduttore simultaneo, per capire quando il cane vuole comunicarci queste tre cosette;
c) per ovvissimi motivi, i pensieri di un cane non possono essere tradotti in parole umane senza peccare di antroporfizzazione spinta: perché lui non è un uomo e non pensa come un uomo.

dogtranslator3Alla fin fine, quindi, credo che si possano tranquillamente risparmiare i 100-150 dollari che costano in media questi aggeggini, anche qualora arrivassero nel nostro Paese. Per carità, visto che costano relativamente poco se ne può anche comprare uno come giocattolo divertente: l’importante è non dargli retta e non credere davvero a quello che dirà… perché è assolutamente impossibile che vada oltre le due-tre cosette viste sopra, per le quali ci basta guardare il cane.
E se davvero un giorno qualcuno riuscisse a produrre un “vero” traduttore, io ci penserei moooolto bene prima di comprarlo: perché si rischierebbe di avere qualche sgradita sorpresa (tipo: “Woff=ma vaffanculo”, o “Baubau=sei proprio un umano di merda”, o ancora “Waff=sai dove ti infilerei queste crocchette, una ad una?”).
Credetemi: quello che pensano davvero i cani di noi, è meglio non saperlo!

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5 Commenti

  1. Più che altro servirebbe un traduttore per capire cosa c.. passa per la testa della maggior parte dei proprietari! ! Ma forse è meglio che rimanga un mistero..

  2. Che imparino l’inglese in Finlandia -_- fingono di saperlo tutti, ovunque pubblicizzano di poter usare l’inglese da loro, mentre se vi va bene ascoltano in inglese e rispondono in suomi! altro che canese!

  3. Il mio ha quell’espressione di chi con muta rassegnazione prova per l’ennesima volta a ripetermi: d’ora in poi quando c’e’ da portare tua figlia al parchetto la figlia e’ tua e ce la porti tu: tira come una dannata e va dove vuole, ma soprattutto non c’e’ un prato che le vada bene e non c’e’ verso di fargliela fare neanche se stiamo in giro tutto il giorno.

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