giovedì 1 Ottobre 2020

Da cane schiavo a cane re?

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Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

di VALERIA ROSSI – Titolo: “Il capobranco è morto”.
Oh, poverino, penso appena letta questa frase. Che ovviamente mi incuriosisce, quindi vado a vedere di quale capobranco si tratti… ed ecco il sospiro di sollievo: non è morto nessun lupo o cane, l’autrice di questo post voleva solo ritirar fuori la vecchia solfa anti-etologica.
Infatti parte così:

Il mito del capo-branco è obsoleto. I cani non lo cercano, non sanno neppure cosa sia finché non arrivi la violenza umana a insegnarlo loro. Quello che ogni cane cerca è una famiglia, e in essa trovare un ruolo importante ed evolutivo.

… e già mi verrebbe voglia di cliccare su “esci”, ma sempre per curiosità vado avanti.
E trovo uno scritto molto autodeclamante, per la serie “guardate come sono brava, guardate come scrivo bene” (invito rivolto prima a se stessa, direi, e poi ai lettori), letteralmente infarcito di antropomorfismo e totalmente avulso dal minimo storico di cultura cinofila ed etologica.
Secondo l’autrice, udite udite,

… asservire un cane alle nostre finalità tramite la strategia del “capobranco” è una messa in atto di una forma di schiavismo. Si tratta di una relazione cristallizzata e necrotica. Il capo dice e il cane fa o non fa a seconda delle richieste. È una categoria mentale inesistente presso i cani, i canidi selvatici, tra cui anche i lupi liberi.

Per lei, dunque, non esistono i lupi alpha (oh, cavolo: decine di studiosi che tra i lupi ci hanno passato una vita sostengono il contrario), i branchi viaggiano in allegra anarchia (oh, ri-cavolo: decine di studiosi eccetera sostengono il contrario) e tutti i canidi aspirano (aspirano, eh. I canidi) solo

“a metter su famiglia e a godersi le reazioni famigliari”. (omissis) Il modello etico, perfezionato di generazione in generazione tramite la trasmissione culturale, è quello della promozione dei sentimenti coesivi”.

cani_culturaliTrasmissione culturale, attenzione. Tramissione culturale di un modello etico.
Tra cani, lupi e pure volpi.
Ora, da che mondo è mondo, il termine “cultura” è sempre stato riferito  (copincollo da Wikipedia) ad un “insieme di saperi, opinioni, credenze, costumi e comportamenti che caratterizzano un gruppo umano particolare“.
Per quanto riguarda gli animali, ricordo un vecchio libro di Danilo Mainardi, intitolato proprio “L’animale culturale”, in cui però – se non vado errata – si concludeva che l’unico vero animale culturale era proprio l’uomo, e che la differenza dagli altri (nonché la spiegazione del suo grande successo evolutivo) riguardava principalmente la capacità di utilizzare un linguaggio complesso e di poterlo mettere anche per iscritto.
Dunque, se anche per un etologo “cultura” significa soprattutto parlare e scrivere, direi che questa definizione ha pochino a che vedere con i canidi.
Invece l’autrice del post, che si chiama Cinzia Barillaro e che risulta (dal suo profilo FB) aver studiato scienze naturali, insiste parlando di “dialogo” (anche questo poco realistico, quando ci si riferisce a dei cani), per poi lanciarsi in un lungo volo pindarico sul “lavoro empatico coevolutivo in cui giocare assieme le componenti d’anima“, bellissima supercazzola che non significa assolutamente nulla, però suona molto colta e profonda.
Così come suona colto dire “tautologicamente parlando, l’educazione relazionale prevede un lavoro sulla relazione“.
Che tradotto in bieco italiano da “parla-come-mangi” – visto che la tautologia è (ri-copio incollo da Wikipedia) “un’affermazione vera per definizione, quindi fondamentalmente priva di valore informativo” – sarebbe: “tanto per dire un’ovvietà totalmente superflua, se vuoi lavorare sulla relazione devi lavorare sulla relazione”.
Però se lo diceva così faceva tutt’altro effetto, dài.
La frase sembrava esattamente quello che è: un’altra supercazzola, per di più inutile.
Andando avanti scopriamo cosa dovremmo fare se un cane (o un bambino/a, o un ragazzo/a: lei li equipara tutti) ci salta addosso: prima dobbiamo ascoltarci, capire quali sensazioni ci provochi il contatto con mani, zampe, unghie (questa la so: la mia sensazione è AHIAAAAA!); poi dobbiamo rispondere con una carezza, chiedendogli/le “cosa desideri, quale messaggio mi stia recando, tramite posture, sguardi, parole, filastrocche” (sperando che le filastrocche siano destinate solo a bambini e ragazzi: perché sinceramente l’idea di mettermi a recitare a Samba, mentre mi sta prendendo a unghiate e nasate, “dalle viti viene il vino, viene il fumo dal camino, va la mucca con il bue, van le ochette due a due…” è superiore alle mie forze); poi dobbiamo “scoprire la sua domanda” (“vuoi andare da qualche parte, vuoi un cibo, un oggetto, un momento di tenerezza, vuoi raccontarmi qualcosa, sei felice, sei preoccupato?”) e provare ad esaudirla.
Provare, ovviamente: perché non potendo il cane parlare, a noi tocca tirare a indovinare.
Quindi, dopo aver recitato la filastrocca a Samba, intanto che lei mi scarnifica un braccio o la faccia, dovrei, nell’ordine: portarla a spasso, darle da mangiare, farla giocare, farle un po’ di coccole e chiedermi pure se è felice o preoccupata (salto il “cercare di capire se vuole raccontarmi qualcosa”, perché anche questo spero fosse riferito soltanto ai giovani umani).
Dunque: chiederle di stare giù e di sedersi, e coccolarla se obbedisce, è roba obsoleta da capobranco morto.
Non lo devo più fare, perché è una forma di schiavismo.
Invece mettermi agli ordini del cane, anzi ai suoi presunti ordini (visto che devo pure tirare a indovinarli), è eticamente giusto e corretto.
schiavodelcaneTautologicamente parlando, non va bene che il cane sia mio schiavo, ma va benissimo che io diventi la schiava del cane.
Ma non è mica finita, eh.
Perché a questo punto il cane “si sente indovinato” (be’… forse! Dipende dal fatto che ci abbiamo azzeccato o no…), e a quel punto, ma SOLO a quel punto, e cioè “quando la sua ansia o angoscia ha mollato la presa” (per quale motivo un cane che ti salta addosso dovrebbe essere per forza ansioso o angosciato non è dato di saperlo, perché non ci viene spiegato), nonché “quando potrebbe interessargli il mio stato d’animo” (bontà sua…), allora “posso provare a comunicargli cosa sento io quando mi affonda le sue unghie nella mia pelle, il mio dolore” (insomma, si torna al mio AHIAAAA!; solo che io l’avevo detto troppo presto, prima di portare il cane a spasso-cibarlo-coccolarlo eccetera. Che razza di insensibile sono).
A questo punto, attenzione, “il cane si sente condotto in un percorso empatico di consapevolezza” .
Come se fosse Antani.
Ma soprattutto, “scopre di avermi fatto male e di essere già stato perdonato, prima che in lui nasca il rammarico o la frustrazione”.potevorimanereoffeso
Per carità del cielo!
Non sia mai detto che Samba debba provare rammarico per avermi scarnificato un braccio: per dirla con Aldo, Giovanni e Giacomo, potrebbe rimanere offesa.
Non vado oltre, perché l'”oltre” è incommentabile: ci si ritrova a non poter materializzare un bosco e a dover sopperire con un guinzaglio “il più lungo che ci sia permesso” (ovvero, secondo la legge italiana, un metro e mezzo: ma com’è che dopo tutto ‘sto lavoro di relazione e di empatia ci tocca ancora tenere il cane al guinzaglio?); si scopre che i cani, “invece di anelare alle albe del futuro lanciati verso l’infinito, sentiranno di dover viaggiare nel qui ed ora” (ma è quello che i cani hanno sempre fatto, da che mondo e mondo! Non c’è alcuna prova scientifica che possano capire il concetto di “futuro”, figuriamoci anelarne le albe…) e, dulcis in fundo, “ci avvolgerà la loro gratitudine. Non accompagnati da cani sottomessi, depressi, falliti”.
Oh, perfetto.
Peccato che i cani depressi e falliti io li abbia sempre e solo incontrati al fianco di persone che avevano tentato percorsi simili (ovvero, diventare  i cavalieri serventi del cane): l’ultimo pochi giorni fa.
Un cucciolo di quattro mesi che, approcciato secondo i dettami di una delle scuole cinofile new age più in voga, ha sviluppato contemporaneamente paura e aggressività nei confronti degli umani estranei.
A questa età già si permette di ringhiare e di far scattare i denti se qualcuno allunga una mano per accarezzarlo quando è al guinzaglio (lungo o corto che sia, gli impedisce sempre di fuggire), mentre se il guinzaglio viene staccato si dedica ad un pregevole “abbaia e scappa” decisamente zeppo di frustrazione.
Questo è stato il risultato dell'”ascoltarlo” sempre e di cercare sempre di rispondere alle sue richieste, senza dargli uno straccio di regola e – per carità! – senza assumere ‘sto dannato ruolo obsoleto di capobranco.
Così, proprio come fanno tutti i cani del mondo, lui si è sentito in balia degli eventi, senza una guida a cui fare riferimento; ed ha pensato bene di diventare lui il capobranco (o capofamiglia, se preferite), perché tutto il suo DNA gli dice che senza una guida il branco (o la famiglia) vanno allo sbando… solo che è un cucciolo, non sa come fare, sa benissimo di non essere in grado di guidare niente e nessuno… e presumo che si senta proprio un “fallito”.
Ha quattro mesi, ripeto, e già ci sarà parecchio da lavorare per restituirgli sicurezza e serenità. Non certo trasformandolo in uno schiavo, ma in un partner di vita, di lavoro o di sport (si vedrà…), guidato e indirizzato da un maestro che ne sa più di lui e che riesce a fargli capire in modo chiaro e non confuso cos’è lecito e cosa no, cos’è gradito e cosa no, cosa si può fare insieme e cosa no.
Perché è questo che fa davvero il famoso “capobranco”, che in natura, grazie al cielo, è ancora vivo e vegeto: e tutti i cani, oltre che tutti i lupi, sanno benissimo cosa significhi… almeno finché non arriva l’arroganza umana a scrivere post come questo e a buttare allegramente al vento l’etologia e tutti gli studi scientifici esistenti (e che l’autrice del post, data la sua formazione, dovrebbe pur conoscere).
delirio_socialIl problema, comunque, non sta nel fatto che qualcuno si alzi una mattina e scriva un post delirante: ognuno è libero di  esprimersi come gli pare e piace, dopotutto.
Il problema sono i social network, che i post come questo li rimbalzano ovunque.
Il problema è che post come questo raccattino “like” a tutto spiano sia da chi non ci ha capito un’acca, ma apprezza il linguaggio forbito (l'”effetto Luigina” di cui parlai in questo articolo tempo fa), sia da chi cade facile preda della dilagante deresponsabilizzazione travestita da buonismo.
In altre parole: “non bisogna impegnarsi, non bisogna lavorare, non bisogna andare al campo: basta lasciar fare al cane tutto quello che gli pare, così lo faremo felice senza far fatica“.
Comodissimo da pensare e ancor più comodo da realizzare: peccato che i cani trattati in questo modo non siano affatto felici… ma per rendersene conto bisognerebbe capirli per davvero.
Capire (e non “interpretare a proprio uso e consumo”) il loro linguaggio, la loro espressività, la loro mimica: tutte cose evidentemente lontanissime dalla portata di chi li umanizza al punto di parlare di “aspirazioni”, “cultura”, “dialogo”… riferiti ai cani.
Alla signora o signorina Barillari (non la conosco, quindi non ne conosco lo stato civile) manca una cosina: le manca il rispetto per il cane in quanto cane, e non in quanto “strana versione pelosa e munita di coda di un bambino”.
Nelle sue parole c’è tanto amore, tanto sentimento… ma il rispetto no, quello manca proprio. Peccato che lei non lo sappia: ma spero che sia molto giovane  (non conosco neppure la sua età) e che abbia il tempo di capirlo.
Se un giorno lo scoprirà (magari dopo aver provato a recitare la filastrocca ad un cane che la sta mordendo, senza curarsi neanche un po’ del suo stato d’animo e senza sentirsene minimamente angosciato), forse comincerà a scrivere cose un po’ meno retoriche e un po’ più realistiche.
E magari otterrà qualche like in meno, ma anche qualche cane realmente felice in più.

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40 Commenti

  1. il problema ferocemente drammatico è che questa retorica la applicano anche all’educazione dei figli. Ed ecco perché si vedono ovunque bambini selvaggi e inarrestabili come scimmie arrabbiate.

  2. Ho studiato anche io Scienze Naturali e anche se i corsi variano un po’ da università a università non abbiamo mai fatto NULLA riguardo alla psicologia del cane o del lupo…si parlava di lupo marginalmente in piche pagine di UN esame di zoologia terrestre che parlava di come evitare che mangino le pecore e di come contare i soggetti di un’area contando cacche e altre tracce ecc.. In quanto a come ragiona e come gestire un cane ho dovuto imparare da sola leggendo a + non posso e x fortuna le mie fonti sono state migliori di quelle della tipa che sostiene che “il capobranco è morto” e che ci si debba asservire al cane nel vano tentativo di renderlo felice.. (spero non abbia cani o abbia un animale assai docile quella tipa e che non si prenda mai un cane impegnativo)

  3. Avevo letto l’articolo a cui ti riferisci da un contatto FB, e la cosa che più mi ha turbata, da educatrice (umana) è stato il riferimento a Steiner. La scuola steineriana sta facendo danni incommensurabili già tra i bambini, checché ne dicano i genitori fricchettoni, figuriamoci sui cani!
    Uno scarico di responsabilità, una forma di disinteresse mascherato da libertà. Risultato? Bambini (e cani) allo sbando, senza realizzazione, senza competenze, senza capacità sociali. Dei disadattati, in sostanza.

  4. Ciao a tutti, ah ah ah ah ecco il “fesso”, con il nostro Amon ( Cane Corso di 3 anni abbondanti) ,abbiamo fatto e provato un sacco di cose, anche un seminario con la sedicente prof., beh non è assolutamente giovane, o neo laureata, i suoi cani ( non microcani) ignorano quasi tutto, ma lei ve la raccomando !! non vorrei offendere nessuno, ma sembra che si sia fermata al ’68 e ai figli dei fiori, certo riuscire a vivere con quella filosofia sarebbe fantastico, ma se vivi in una società moderna, con cani e proprietari schizzati e veramente difficile.La storia della canzoncina ah ah ah è vera, ad esempio ieri quando abbiamo incontrato due randagi che mangiavano un improbabile pasto lasciato da chissachì, e mentre uno mangiava l’altro veniva verso di noi con denti fuori abbaiando e ringhiando, io avrei dovuto cantare una canzone dolce ad AMON in modo che facesse amicizia e capisse che non era un pericolo il cane ad 1 metro con i denti fuori, invece che rispondergli con un BAU da spettinarlo che lo ha fatto indietreggiare un po, avrei dovuto mantenere la calma ed il tono da ninna nanna mentre a forza cercavo di far capire ad AMON che avevamo un’alternativa, ovvero deviare un po la direzione, non tornare indietro, perché non si fugge, ma deviare leggermente, che il randagio pur essendo grosso non aveva nessuna intenzione di arrivare ad uno scontro , difendeva solo il cibo.Certo che se non ci fossero volati dentro un pò di NO, di RESTA e di ANDIAMO, con il piffero che portavo a casa il cane senza segni e le mie ginocchia intatte, alla fine loro erano in due e stavano mangiando.! se qualcuno riesce ad applicare i metodi della signora Barillaro, bravo complimenti, ma visto la cultura cinofila media dubito fortemente che i cani ( e i proprietari) usciti da un simile percorso siano equilibrati in ogni situazione. mi fermo qui perché altrimenti ne racconterei troppe.

    • ma.. che dire?? qua si pensava di inondarla di domande assurde, tu potresti chiedere se devi pagare la siae prima di cantare all’aperto 🙂

  5. Ho letto qualche settimana fa la relazione di una volontaria che porta cibo a cani randaggi in una zona industriale, lei spiega come han dovuto organizzarsi in branco per poter sopravivere (caccia, cuccioli…), e il ruolo di ognuno nel branco (non sono diventati selvatici, amano sempre il contatto umano, giocano con lei) … e com’è difficile fare accettare nuovi/e cani/e al branco (tre cani – tra cui un altro alpha – vivono adirittura a parte del gruppo)… Solo un esempio attuale, italiano e ben documentato tra tanti altri…

  6. Questo è il problema di ciò che non ha uno standard omologato e riconosciuto, provo a spiegare in maniera esaustiva il mio pensiero: pratico arti marziali e sport da combattimento da quasi 20 anni, per alcuni anni ho anche insegnato e la cosa più triste in questo ambiente è vedere quanta gentaglia mette su corsi di “difesa personale” senza avere davvero nozioni di combattimento. Questa gentaglia, perchè di questo si tratta, truffa le persone facendo credere loro di aver acquisito abilità che poi all’atto pratico invece sono utili come una tuta da sci alle Bahamas e questo è il problema che affligge anche la cinofilia, è pieno di persone che per far contenti i clienti li truffano con cinocazzate-filosofeggianti perchè è più facile umanizzare il cane piuttosto che impegnarsi per capirlo davvero, così come è più facile riempire un corso di autodifesa parlando di energia spirituale piuttosto che di violenza.

    Il punto è che se tu vuoi credere alle favole sei liberissimo di farlo, ma se le favole le utilizzi per intortare il prossimo e farci profitto sopra allora sei un truffatore.
    La soluzione (ahime utopica) sarebbe creare degli standard efficienti e omologati come base di partenza per lavorare come educatori/addestratori/operatori del settore cinofilo, invece siamo pieni di scuole di pensiero spesso in contrasto tra loro. Servirebbe un po’ più di collaborazione e un po’ meno di celodurismo per lavorare insieme e fare il bene dei cani anzichè delle proprie tasche.

    • così come sarebbe assolutamente necessario il patentino per i proprietari, ci vorrebbe anche un albo per i professionisti. Ma non se ne parlava? redazioooone..non è stato pubblicato un comunicato stampa sull’argomento, tempo fa?

      • Anche io spero venga presto (se non esiste già, ma io non l’ho trovato) pubblicato un unico albo ufficiale per professionisti… per ora quello che più gli si avvicina è il registro FCC… questo garantito “super partes” quale ente certificatore -cerca su TPIC, lo siegano bene un paio di articoli-, passo “avantissimo”, ma ancora scomodo da consultare perchè c’è solo la ricerca per nominativo, quindi se tu vuoi vedere se Mario Bianchi è certificato devi appunto già sapere che esiste, devi procedere per tentativi per verificare se chi già conosci è registrato in quanto riconosciuto, mentre non ho trovato modo di avere un elenco dei professionisti per provincia/regione, se non appunto nello spazio del sito delle associazioni che rilasciano le qualifiche, ma appunto così non proprio sempre super partes. Per esempio c’è il registro dell’ENCI, che però è circoscritto a chi ha conseguito il diploma appunto da sedi certificate ENCI, non è un albo professionisti in senso proprio;tornando all’FCC, facendo una ricerca congiunta, ho inserito ogni nominativo della mia provincia ricavato da ENCI nella ricerca FCC, impresa titanica, e alla fine ne ho trovato…uno solo! E’ancore allo stadio iniziale insomma, anche eprchè costa in termini economici e di impegno (aggiornamento a cadenza regolare mi pare ogni 3 anni con esame di verifica, per mantenere lo status), e quindi ho l’impressione che molti non siano interessati a comparire nell’elenco perchè tanto se la tendenza è alla comodità del “massimo rendimento-minimo sforzo”non ci sarà concorrenza e chi si sente arrivato e pertanto intoccabile si siederà sugli allori e via avanti alla sperando per chi non sa a chi affidarsi con serenità… ci vorrebbe una certificazione nazionale obbligatoria con relativa iscrizione a albo ufficiale, ma non so quanto sia praticabile… attendiamo fiduciosi…

        • qua entriamo in ragionamenti da “alta scuola di economia” (scherzo, ovvio) ma laddove manca un ente controllore dovrebbe essere il mercato -virgolette, grassetto sottolineato e scritto in rosso – a tirare la riga tra chi opera nel giusto e chi si muove nel torbido. Ma se il cliente tipo è rappresentato da chi frequenta i seminari di cui sopra o prende le miracolose pettorine multicolor, stiamo freschi..

    • Altro praticante di arti marziali da decenni, qui. So ESATTAMENTE di cosa parli. Legioni di guru e sensei autoproclamati. Federazioni alternative, federazioni fantasma, federazioni “doppione”… In effetti le similitudini con il mondo della cinofilia sono parecchie, ed inquietanti.

      • Come è vero… e doppioni e Co son solo motivati dal fatto che i nuovi guru si intascano quello che invece avrebbero dovuto dare ai loro sensei.. però poi voglio vedere come funziona se funziona quello che insegnano… e peccato che se quando serve, non funziona son [email protected]@@@ amari, nel vero senso del termine.
        In entrambi i casi.

      • Off-Topic, non c’entra nulla con l’articolo: idem, a uno stage di arti marziali con Sensei di varie discipline, un Maestro di karate insegnava “difesa personale”, dicendo “immagino che a pochi interessino i kata, quindi vi mostrerò qualcosa di più realistico”; mostrava come difendersi da due aggressori “contemporaneamente”, uno da destra ed uno da sinistra, entrambi tiravano un calcio frontale (mae geri). Rimanendo fermo col corpo, spostava il calcio del primo con una parata, per poi tirargli un colpo col taglio della mano (shuto) al collo. Dopo aver, secondo lui, “neutralizzato” il primo, ripeteva tale e quale il procedimento sul secondo. Alla domanda “ma in tutto questo, il secondo aggressore non avrebbe fatto in tempo a colpirmi alle spalle?” (tralasciando l’efficacia della difesa), la sua risposta è stata: “ma si presuppone che il secondo parta da lontano, così io faccio in tempo ad occuparmi prima del primo.”

  7. Provasse con un malinois, un CLC, un dobermann o un grigione da lavoro…. oppure un bel border da agility…. ma sta gente in che mondo vive? No, perché Caos ci prova ogni giorno, a fare qualcosa che sa di NON dover fare… guardandomi con l’aria del”‘e mo’ che mi fai?” Sapendo perfettamente le conseguenze del suo gesto… a volte, se ne fila direttamente da solo in bagno appena lo guardo storto. Sono arrivata a pensare che sia quasi una sorta di “conferma” dei nostri ruoli… le rare volte che magari sono distratta e non reagisco subito mi guarda perplesso…quindi molto dolente Cinzia, ma i cani come i bimbi mettono alla prova l’autorevolezza e la coerenza altrui perché ne hanno bisogno per sentirsi sicuri. Posso giurarlo su un monte di Bibbie se desidera… i cani il Capo lo vogliono. Eccome. Con la Consigliera maiuscola. E neppure poco.

      • Ma no, è che il correttore ha interpretato e dedotto con garbo e gentilezza: ciò di cui ha essenzialmente bisogno il cane è di un Consigliere che gli suggerisca, purchè gli aggradi, quale cibo scegliere dal menù…

    • Ma che dici, se non funziona col malinois è ovvio che è il malinois ad avere problemi…subito dal pediat….ehm veterinario della Asl…
      p.s. funziona anche per far fare la cacca al cane sul water? mi iscrivo subito!

      • p.s. vi prego, contattiamola in gruppo….con domande assurde, tipo:”Il mio cane non capisce che quando si sta a tavola si mangia composti…”…oppure:”la mattina non vuole alzarsi per andare a scuola…”

        • ah ah ah, idea fantastica!! ne avrei un paio: perchè il mio cane si lecca i baffi invece di usare il tovagliolo, oppure mentre io faccio esercizi al violoncello lei non potrebbe mettersi a dipingere invece di rompermi le palle e rasparmi le gambe? io ci sto!

    • Chaos è birichino ma sicuramente , tu vai alla grande. Mi piega dal ridere la parte “guardandomi con l’aria del e mo’ che mi fai?

  8. Oddio, mi ricorda quando ho letto il P.O.F. (Piano Offerta Formativa) della scuola media di mio figlio…che sarebbe, stringi-stringi, il programma delle lezioni per il triennio…ma una roba da far rodere d’invidia lo sceneggiatore di Amici Miei…qualcosa che se lo leggi tutto d’un fiato allo specchio ti appare Dante…e ti sputa in un occhio.

  9. Stupidità del tutto innocua, si perchè le sciuremarie non arriveranno a leggere neppure le prime dieci righe e continueranno felici a far dnni con tanti amore.Gli altri, quelli che con i cani ci lavorano davvero, leggeranno anche loro le prime dieci righe per farsi una risata poi smetteranno di perdere tempo e torneranno a fare cinofilia seriamente!

  10. Sembrano i deliri tipici ed endemici di una studentessa o neolaureata (rigorosamente triennale) di antropologia o -peggio- zooantropologia, con aspirazioni da nazi-animalista e SJW della fauna domestica.

    Frasi corte e tanti punti, tipico degli insicuri. Soprattutto, tanti bei paroloni, grassi, pomposi, per confondere un po’ e per far vedere (a se stessa in primis) che ha passato gli esami col 30 e lode, e per dare un tono “distaccatamente concreto” ad un muro di parole che si rivela in realtà essere un banale esempio di auto-onanismo (visto, che paroloni che so anche io?) accademico, nonchè una grande e fumante pila di… aria fritta, come poi dimostrato dall’utilizzo di espressioni come “metter su famiglia” (cit.).

      • no, mi correggo, ho letto il suo post, che prima non avevo fatto..questa sta in un altro mondo..provate a leggere quello che ha scritto sentendovi nelle orecchie la voce di Verdone figlio dei fiori in un sacco bello. E’ lei!!

      • Sul fatto che sia una volpona, che ha capito benissimo cosa “tira” e con cosa farsi pagare fior di quattrini (125€ a crapa, più 65€ se vuoi partecipare insieme al tuo cane) per dei seminari di supercazzola, non c’è alcun dubbio.

    • e si confonde lei in primis, dato che non ne ha azzeccata mai una di ortografia! ma d’altronde una filosofa di tal fatta non ha bisogno di esprimersi in italiano corretto. XD ed è tipico, da manuale, vedere gente salire sul puplito della Onniscienza senza neanche saper scrivere il proprio nome. niente di nuovo sotto al sole…

  11. Il fatto è che per proprie difficoltà e rigidità intellettuali, l’umano essere ha necessità di uniformare tutto per “capire e condividere”. Non c’è la capacità di rispettare ed accettare la diversità, di comprenderla comunque. tutto deve venir tradotto nel proprio linguaggio. E personaggi come questa signora barillaro hanno mangiato la foglia ed offrono quello che hanno capito che tira. Ho provato a cercare il suo nome su google, tra le varie esce un seminario (tutti esauriti i posti!!), tra gli argomenti si legge;” come aiutare il cane ad aumentare i livelli di consapevolezza di sè, a riconoscere i propri stati d’animo ed elaborarli”…Mi sa che si trattava di un cineforum con i primi film di Woody Allen 🙂

    • Di Woody Alien, semmai, perché sta roba è fuori dal mondo, supera persino i suoi film. XD
      mi ricordano quelle filosofie indù che andavano pazzamente di moda fra gli hippy negli anni Settanta, solo applicate ai cani… non sapevo che Osho fosse anche un etologo e comportamentista! -. –

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