Piccola premessa: Cecilia mi ha scritto qualche tempo fa, descrivendomi un rapporto quantomeno conflittuale con il suo schnauzerino di quattro mesi. Li ho invitati a venire al Debu, anche se abitano lontano: ho valutato la situazione e, siccome loro potevano tornare al campo solo nei week end (quando io sono sempre in giro per l’Italia), li ho “affidati” alla quasinuora.
Due giorni fa mi è arrivata questa email, che mi ha commosso e che pubblico non per “tirarmela” né per dire che il nostro campo è il migliore del mondo o che noi siamo i più fighi del mondo, ma solo perché è un vero abominio che tanti cuccioli vengano letteralmente rovinati perché non si vogliono dare, a loro e ai loro proprietari, due semplici regole e un minimo di chiarezza.

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zannabiancadi CECILIA MARTINO – Sognavo un cane fin da quando ero bambina. Zanna Bianca mi aveva fatto compagnia e le lunghe estati in Piemonte, passate tra i cani dei cacciatori, mi avevano fatto desiderare con tutto il cuore un cane: niente da fare, mamma e papà non ne volevano sapere.
Quando si sono separati pareva si avvicinasse un cucciolone di Labrador di sei mesi (la vicina se ne voleva disfare)… ma infine nulla. Di nuovo.
Gli anni passano e finalmente, alla soglia dei trenta, ne posso prendere uno. Io e mio marito ci siamo, e qui succede il patatrac… il cucciolo arriva e noi ci avviciniamo ad un educatore.
Poche regole confuse, discorsi complicati, tante parole rubate alla psicologia umana… sembra il solito scanno tra correnti cinofile, ma il punto è che io il cane non lo “riconosco”.
Non ha nulla dell’aspetto collaborativo e irruento dei cani che ricordavo da bambina, nulla della fierezza di cani che pur pesando pochi chili difendevano strenuamente le stalle. Il mio cane è nevrotico, insicuro… il mio cane mi si rigira!
Mi dispero. E’ colpa mia, penso, ma sotto sotto incolpo un po’ anche lui… e me ne vergogno.
Mi faccio un bagno di umiltà: non ho capito nulla, devo cominciare a leggere… sì, ma cosa? In libreria non trovo altro che libri sulla comunicazione empatica col cane, libri scritti in un italiano complicatissimo.
Mi passa la fantasia.
Intanto il mio cane resta lì e manifesta tutto il suo disagio.
Sono giorni neri, ripenso a quando ero bambina, ripenso al cane che vorrei: prendo coraggio e scrivo a lei, l’addestratrice di cani che ho letto per tanto tempo, che mi mette un po’ soggezione.
Mi risponde.
Si parte (due ore di macchina ben spese), io il marito il cane il campo.
Frustrazione: lui abbaia, io non posso ma vorrei.
Per fortuna sei ancora un cucciolo, penso.
Il responso: si può fare tanto, bisogna lavorare. Regole chiare e semplici, il cane rispettato in quanto cane. È difficile da spiegare a parole, ma si vede la differenza anche per chi come me è una sciuramaria, per di più giovane.
Viaggio di ritorno in religioso silenzio. Torniamo straniti.
Vorrei chiamare l’educatore e spiegargliele, queste cose. Dirgli che è poco onesto non dare strumenti a noi umani per darne di presunti ai cani.
Mi piacerebbe anche dirgli che i cani hanno i denti e che il mio (anche se piccolo, in ogni senso) me li aveva mostrati: empaticamente cosa avrei dovuto fare?

pluto5Mi riesce difficile permettermi di giudicare una diatriba come quella tra le scuole cinofile, non mi importa neppure farlo, ma credo che pensare che tutti i cani che incontriamo siano Pluto non ci aiuti a costruire rapporti sereni.
Quando ero piccola invidiavo gli sguardi d’intesa tra gli ombrosi contadini piemontesi e i loro cani arruffati, ma sono loro che mi hanno insegnato che il cane quando dorme si rispetta e come si mette in pratica la tanto decantata prossemica (“non andare troppo vicina a Laika, non fissarla negli occhi se non la conosci”). Certo, dicevano anche clamorose cugginate e forse sbagliavano parecchio in termini di gentilezza… ma negli occhi di quegli animali io vedevo tutto il bello di essere cani.
Nella mia città troppo spesso vedo cani schizzati, paurosi, annoiati.
Mi chiedo se per un cane non poter mai mordere un salamotto (“gli aumenti l’aggressività! Fallo annusare, piuttosto!” Educatore dixit), giocare sempre solo in case simili a galere, sia vita.
Me lo chiedo ogni volta che percorro le due ore che mi separano dal campo che ho la fortuna di frequentare, dove una giovane e capace addestratrice mi spiega come fare, per davvero, e ogni volta torno a casa con un tassellino preziosissimo, che non è il semplice seduto (pur utilissimo in ogni attraversamento) ma un filo che contribuisce a creare un rapporto vero, basato su qualcosa di millenario. Quel qualcosa che ancora mi affascina quando vedo un uomo attraversare i campi con il suo cane libero con un incredibile richiamo (il cane) e una gran faccia tosta (sempre il cane).
Credo ci sia tanto bisogno di campi simili, credo ci sia bisogno di leggere di cani e non di esseri umani, a questo proposito ho cercato Trumler e leggendolo ho provato lo stesso entusiasmo di quando bambina ascoltavo le storie della campagna. Ho trovato gli animali veri, non quelli della Disney sempre pronti a pattinare insieme su laghi ghiacciati.
Dovrò leggere ancora tantissimo e stare tanto a lavorare con il mio cane per poter anche solo pensare di sapere qualcosa, ma finalmente ho la sensazione di camminare con un cane vicino a me e questo è il più bel regalo di sempre.
Valeva la pena di aspettarlo trent’anni.

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17 Commenti

  1. Stupenda testimonianza!!! Anche noi avremmo tanto desiderio di frequentare il Debù ma 1350 km. sono un po’ troppi…:-)) Per fortuna che tra il frequentare il più possibile i webinar e l’eccellente supporto cinofilo le distanze un po’ si accorciano…! Il nostro sogno? Una stage-vacanza al Debù !!!

  2. che bello! Brava ad esserti accorta presto che le cose non andavano come dovevano. Secondo me è proprio questo il senso critico che dobbiamo mettere in campo noi proprietari. Chiederci: ma sta andando come pensavo, mi stanno restituendo il cane che vorrei? e soprattutto avere un’IDEA del “cane che vorrei”…e questo è il merito grande di Valeria, contribuire a formare il nostro senso critico (di questo ti puoi proprio vantare, sai..)

      • A noi, grazie a Te, si è aperta una “strada” incredibile, anzi un’autostrada!!! Molte volte, quando parliamo della nostra Akita con addestratori o educatori, non ci sentiamo compresi, anzi sembra proprio che sbagliamo tutto…
        Un giorno, partecipando al webinar sul lavoro col premio, ci hai dato una risposta diversa da tutti gli altri: “Ah, ma questa è un Akita! Allora state facendo bene!”
        Non ti dico la nostra gioia!!! Finalmente abbiamo conosciuto una persona con una conoscenza ed una visione della cinofilia a 360°, con una vera passione ed una grande umanità!
        Vai sempre avanti, Valeria!!!

  3. Credo che a volte sia il cane, a farti capire che devi cambiare qualcosa. A me è successo con Caos. Mi ero fatta un sacco di …[email protected]@## mentali, perchè è il primo dobermann maschio che mi trovo a gestire. Nel primo campo in cui mi sono recata ( ad oltre tre mesi, perchè prima dell’ultimo vaccino non l’ha voluto vedere ) l’ansia non me la l’hanno curata ma forse aumentata. Cane da castrare ieri perchè … boh, cane isterico perchè mi saltava in braccio ogni tre per due. Ho scoperto poi che “saltare” è il modo che lui usa sia per manifestare una gioia sfrenata ( oddio, sei tornataaa!!! Sei quiiii!!! Sei tornataaaa!! ogni qual volta esco dal cancello per più di cinque minuti ) sia quando lo stress sale troppo ( ho sbagliato a dargli i comandi una volta di troppo in agility. Si è incazzato come una iena… per cui oph,salto da canguro ) . E in quel campo lo stress lo aveva eccome.
    Botta di culo, trovato altro campo a meno di due km da casa contro i quasi 30 dell’altro, trovate persone professionali che prima di lavorare il cane hanno “lavorato” me ( ma è un dobermann! stai andando alla grande! ) e Caos… ha 26 mesi, è intero, gioca pure con i chihuahua, anche se dai maschi stiamo lontani per scaramanzia, e se lo riportassi al primo campo dubito lo riconoscerebbero….
    Non che il primo professionista non fosse preparato. Solo, usava un approccio che con noi non funzionava. E devo dire che Caos l’ha capito molto prima di me.

  4. Anche a me viene da piangere dalla commozione, ma perchè io una storia così la sto vivendo..e giuro mi ci ritrovo parola per parola e avrei potuto scriverla io questa lettera..con una sola differenza..io il problema ad un anno e mezzo che ho preso un cane dopo mille sogni e progetti il problema persiste..non ho trovato sicuramente una persona come valeria, le ho scritto certo e mi ha aiutato molto psicologicamente così come i webinar e tutto il resto ma il disagio e il senso di inadeguatezza rimane..educatori che non hanno risolto, ora forse una persona più competente (sempre consigliata da valeria) ci aiuterà..ma il vuoto e il mancato rapporto lascia ancora parecchio amaro..spero di avere la stessa vs fortuna in futuro..

    • Fiducia nel addestratore e soprattutto fiducia in te stessa!!! Il cane se sei insicura lo fiuta subito e saluti e arrivederci!!!nn è facile ma sei sulla buona strada!!! Abbi fiducia in te stessa!!!

      • Grazie della tua risposta..ti giuro che qualche volta è davvero dura e perdo le speranze..adesso c’ha risposto l’addestratore che avevamo scelto, Nano ha un anno e mezzo e spero fra le ns conoscenze e il suo aiuto che non sia troppo tardi..

  5. Che dire… questa testimonianza mi rappresenta molto e mi sono commossa a leggerla.
    Cara Valeria, scrivo dalla Svizzera esattamente dal Ticino, ho una meticcia di due anni e 8 mesi. È un cane molto pauroso, ha il terrore dell’acqua, dei tuoni, dei colpi, e sopratutto dei suoi simili e delle persone. La sua problematica più grande è la passeggiata al guinzaglio, quando incontra altri cane la sua reazione è eccessiva, abbaia come una matta, si alza in piedi ed è incontrollabile. Scatta anche con le persone ma in maniera più pacata se così si può dire. Sono stata seguita fin dall’inizio da educatori e tutto hanno fallito, o meglio loro non si sono dati falliti ma io ho capito che non sapevano che pesci prendere. Nell’ultimo anno ho anche avuto a che fare con i seguaci di Angelo Vaira (sì ormai ho capito che sono dei seguaci e pendono dalle sua labbra), tante parole e pochi fatti, ogni volta la stessa frase: tieni lontano il cane dai suoi simili e dalle persone, non portarlo in luoghi affollati, ci vuole tempo e pazienza, sarà un percorso lungo… e ovviamente guai a mettere il collare, solo pettorina e guinzaglio 3 metri. Devo ringraziare il mio papà, lui aveva un pastore tedesco e faceva utilità e difesa, abbiamo parlato tanto e mi sta aiutando a trovare la strada giusta per aiutarci. Voglio essere un leader per il mio cane, sto lottando da due anni e non smetterò di farlo.

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