di VALERIA ROSSI – Sabato sera. Domani parto per Napoli, quindi ho parcheggiato il cane da figlio e quasinuora, come sempre quando sto via due giorni.
“Ah, domattina, ricordati che Samba è qua da noi, così non chiami SAMBAAAAAhnononcisei“, mi sfotte il figlio su Skype, rinfacciandomi una cosa che avevo scritto su Fb l’ultima volta che ho mandato la canessa in trasferta da loro.
Gnegnegne – ho pensato – per una volta che mi sbaglio, ora deve considerarmi per forza rincoglionita totale”.
Tempo un’oretta, avevo già chiamato il cane (che ovviamente non c’era).
Tempo tre-quattro orette, mi ero alzata per andarle a preparare la pappa (però mi sono riseduta subito, pensando “ah già”).
Adesso ho guardato l’orologio per vedere se era l’ora della pipì serale. Poi ho ri-pensato “Ah, già. Samba è a Sanfrè”.

sambassenzaE va bene, forse un filino rincoglionita lo sarò anche: però è normale, tutto sommato, avere degli automatismi e metterci qualche secondo a realizzare che oggi non devi fare quello che fai tutti i santi giorni alle ore X, Y, Z.
Quindi non è mica di questo, che voglio parlarvi.
E’, invece, della mia schizofrenia: che chiamo così perché non saprei che altro nome darle.
Una vera schizofrenia da sciuramaria, che mi prende ogni volta che resto momentaneamente senza cane.
No, perché quando scopro (pur con qualche secondo di ritardo) che NON devo preparare la pappa, NON devo far giocare Samba e soprattutto NON devo portarla fuori… la mia immediata reazione è un “Ahhhh, che bello!”.
Ma un minuto dopo provo già come un senso di disagio. Di mancanza di qualcosa.
Perché in realtà è bello, anzi bellissimo avere il divano tutto per me, senza capoccioni che mi si piazzano sulle gambe, senza zampate nella schiena, senza bave che mi colano su un braccio. E’ la quintessenza del relax potermi svaccare per tutta la lunghezza del divano anziché dovermi piazzare sul bordo del bordo, perché lo spazio-seduta l’ha occupato tutto lei.
Però, tutta bella stravaccata su quel divano lì, mi sento sola.
E’ una goduria non dover uscire a quasi-notte intabarrandomi come chi si appresta a scalare l’Everest (perché son freddolosa, io)… e poter stare già alle dieci di sera con i calzoni del pigiama, in casa e al calduccio: però che noia, che barba, che noia.
Quasi mi verrebbe di scendere lo stesso a vedere quanti conigli ci sono stasera nel prato.
Tutto così, funziona, nella mia testa: pura schizofrenia DOC.
Penso “ahhh, come si sta bene senza cani per casa”, e già mentre lo penso mi manca terribilmente il cane.

samba_perplessaMi dico da sola “Cretina, guarda che non è morta, non si è persa, è solo a casa del figlio e probabilmente manco ti pensa di striscio…”, però mi sento lo stesso un vuoto, un buco qui.
Quando Samba mi sbatte addosso il salamotto, o mi ammolla zampate perché vuole giocare mentre io vorrei scrivere, la mando a quel paese; ma adesso che potrei scrivere in pace mi sento così a disagio che sono andata a prendere una gatta e me la sono piazzata in braccio.
“MARAMEOWWWWWWWWWWWW!!! – ha commentato la gatta, visto che si trattava di Venerdì, che è in calore. – Mao magnagnao MEOWWWWWWWWWWW!”
Ecche è, sto concerto!?! Che palle!
Ho rimesso giù la gatta e ho pensato di prendermi in braccio l’altra, che in calore non ci va perché è sterilizzata: ma lei mi ha letto l’intenzione negli occhi, mi ha fatto il gesto dell’ombrello e si è ritirata sull’Aventino. Anzi, sotto l’Aventino: insomma, sotto il letto.
A Nemesi piace essere coccolata solo quando lo decide lei.
Così sono di nuovo qui da sola, a pensare che potrei godermi ‘sta mezza giornata di pace e a non riuscirci perché questa casa, senza cane, non mi sembra neanche casa mia.
Sono schizofrenica: prendiamo atto.
E adesso vado a dormire, così forse la smetto di sentirmi così cretina: ma domattina giuro che il cane non lo chiamo.
Forse.

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7 Commenti

  1. Come quella volta che lascia Oliver alla “tata” per una notte! Inconcepibile non essere svegliati 76 volte a notte per buttarlo giù dal letto!!?

  2. Non prendetemi in giro (oppure prendetemi in giro, va beh😁) però quando lascio la twiggy alla madre…
    Oppure quando mia sorella decide che “daaaaai e mollamela la portò fuori io, la porto in centro!”… Io pretendo una foto ogni mezz’ora o ogni ora a seconda della situazione. E quando era più piccola mi partiva l’ansia da separazione (sisi, a me, non al cane).
    Non sono poi così ansiosa normalmente eh.. Solo che quando ti abitui a vivere in appartamento, dove ce l’hai sempre a portata di occhio, poi ti fa strano non vederla.

  3. Mamma mia quant’è vero!
    Sto vivendo questa situazione proprio in questi giorni. Il peloso è dal fratello del mio ragazzo per qualche giorno, io sono due sere che dico “Ah, che bello, il divano tutto per me!” per poi rendermi conto quando mi ci stravacco che mi manca qualcosa.
    E la mattina mi sembra così strano che non mi venga a svegliare con la sua linguaccia bavosa alle 6 che è già il secondo giorno che salto su dal letto preoccupata perché è tardi e a quest’ora avremmo già dovuto fare passeggiata e colazione.
    E non è che l’ho smollato in chissà quale pensione, anzi, so benissimo che viene viziato e stra viziato!

  4. Adesso ti dico una cosa da super schizofrenica….io ne avrei approfittato e avrei chiesto di avere la possibilità di portarla con me….proprio per dimostrare alla gente che ci sono cani grandi come Rott ecc. che non sono affatto dei mostri, anzi….ma mentre scrivo mi viene il sospetto che tu ci abbia già pensato….Vai e divertiti, conquisterai tutti!!!

  5. A me il cane manca anche quando è in casa! Se non la sento sniffare sotto la porta appena mi alzo la giornata comincia già male :/

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.