di FRANCESCA M. BRUNELLO – L’articolo “Siamo davvero cinofili?” di ‘Davide-il redattore-Beltrame’ di poche settimane fa mi ha fatto riflettere, e stranamente quello che avevo da dire non ci stava tutto in un commento, quindi ho pensato “eh no, mi tocca aprire un documento word per dare sfogo al mio stream of consciousness. Word non mi giudica.”

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Essere cinofili in toto è difficile, e vero. Non fraintendetemi, io vado fuori di testa per qualsiasi tipo di coso al guinzaglio. Vado proprio su di giri, se mi da un minimo di confidenza poi, il proprietario se lo deve tenere ben stretto che se no me lo porto a casa. Non ho mai concepito -tantomeno capito- i concetti tipo “il cane piccolo non è un vero cane”, “i pit bull sono cattivi”, “un cane grande in appartamento non ci può stare”, “quello è/non è cane da tenere in famiglia”e via dicendo.
Ma questa sono io.
E io sono una persona che quando sente cose tipo “il gentilismo è da cretini” o “gli addestratori sono tutti macellai” non si foga dando ragione all’una o all’altra parte, piuttosto un po’ si rattrista, perché tutti sti leoni da tastiera o da parchetto con il cane c’entrano poco niente.

Da quando ho il cane (Ciccio, prima di Twiggy) ho conosciuto e continuo a conoscere gente MERAVIGLIOSA. E non meravigliosa con la M maiuscola e basta, ma proprio con tutte le lettere in capslock. Ho avuto l’enorme benedizione di incontrare – sia nella vita reale che quella online – persone che il cane se lo vivono come me lo vivo io.
Certo, i cretini capitano anche a me. Tipo quello che voleva scaricare il suo doby in mezzo alle montagne perché andava verso i famosi 7 anni e l’eutanasia (ammesso e non concesso di trovare un vet disposto a farla) gli sarebbe comunque costata troppo.

Però, vi dirò la verità, conoscere la gente di cani (come la chiamo io) mi ha ridato fiducia nel genere umano. E non lo scrivo a cuor leggero.
Sono sempre stata convinta che il mondo fosse una manica di stronz… (va beh, ai miei francesismi siete abituati) il cui unico intento era quello di rovinarmi la giornata. E invece poi nella cinofilia ho trovato tantissime persone che hanno una mentalità completamente diversa.
Gente a cui le passeggiate servono (quasi più a loro che al cane). Gente che la panchina del parco è un luogo in cui ci si racconta un po’ le proprie sfighe, ma poi ci si ride anche su. Persone che quando ti salutano per strada sorridono. Quelli che quando sono in giro a camminare senza un guinzaglio in mano un pochetto si sbilanciano. Gente che le felpe vecchie non le buttano perché servono. Mariti (e mogli) che tornano a casa infangati fino al ginocchio (quando va bene), ma contenti di aver passato la giornata in mezzo ai campi e di essersi conciati peggio della loro bestiaccia.
Essere umani che dai cani prendono la voglia di vivere. Imparano ad essere allegri tornando a casa, che il loro cane li ha addestrati a dovere a furia di comitati di accoglienza degni di Cesare che rientra in patria dopo aver conquistato la Gallia cisalpina.
Persone che vivono periodi pieni di sfighe, su tutti i fronti, eppure non si scaricano vendicandosi e facendo sgarbi a chi li circonda, piuttosto il cane lo vedono come il loro punto fermo che nonostante tutto è lì per loro.
Persone che sono da sole, eppure quando buttano un occhio alla propria bestiaccia pensano “ma si, io e te ci bastiamo”.
Persone che grazie ad un cane si sono rimesse in piedi.

Che se ci si pensa un momento, è difficile essere una persona proprio di merda se dal cane impari qualcosa.

Al peloso in questione non gliene frega una beata mazza di quello che pensi riguardo alla nuova filosofica etico-comportamentale del lupo moderno.
C’è la pappa? Bene.
Un posto per dormire? Lo trovo.
Si esce? Vengo anche io! Dove? Chissene.
Una pallina? Che figata.
Un calzino? Che figatissima.

Io la chiamo gente di cani perché dirsi cinofilo quasi sottointende che tu di cani devi saperne, se non sei un esperto che ha sempre qualcosa da dire, allora non puoi essere cinofilo, sei solo uno con il cane.
Eppure questa meravigliosa e sottovalutata categoria è anche, spesso e volentieri, gente che un minimo di cultura in ambito ce l’ha. Non stiamo parlando di bambini che vogliono bene al proprio cagnolino così, senza un perché, ma di persone che un minimo ne capiscono: sanno leggere i segnali di calma, sanno che se entra un bambino in area cani ci si comporta di conseguenza e queste cose qui. Insomma, persone che non vivono nel mondo Disney. Certo poi ognuno ha la sua filosofia su collare/pettorina, bagnetto e toeletta e dove il cane può salire e dove no.
Ma queste persone, la gente di cani appunto, il proprio animale se lo vivono e basta. Non si fanno rovinare l’esistenza dalle discussioni e le speculazioni dei thread che trovano su internet. Questo perché, delle prese di posizione e di aver ragione non ne fanno una questione di vita o di morte, non esiste un “a tutti i costi”.

Ogni tanto mi viene da pensare che i cani con l’aria che tira in cinofilia proprio non ci azzecchino un tubo. E le persone che sanno fare un passo indietro e mettere le cose in prospettiva per me valgono tanto oro quanto pesano. Gente che, se c’è la salute e un piatto caldo, non si fanno venire altri problemi.
Persone che grazie al loro cane sono maturate, hanno imparato a volte a dire un bel ‘no’ fermo e deciso, altre volte a ignorare e lasciar correre, e più di tutto hanno imparato a distinguere quando comportarsi in una maniera e quando nell’altra.

Ho conosciuto persone che quando qualcosa mi è andato bene (che io devo raccontare sempre tutto a tutti, magari partendo dalle guerre puniche che guai se mi perdo un dettaglio) erano sinceramente contente per me, senza motivo e senza riserve.
La gente di cani si riconosce perché ha un’immane capacità di empatizzare. Un po’ perché sono persone che così ci sono nate, un po’ perché avere un cane (o più di uno) ti insegna ad entrare in contatto con il mondo che ti circonda ad un livello un po’ diverso. Sono persone che non pensano al mondo dei quattrozampe come una cosa a parte o a sé stante, anche se il loro lavoro con la cinofilia non c’entra niente, ma che hanno fatto propria tutta l’energia, la dedizione, e la positività, spargendone un po’ anche nel mondo fuori, e vorrei che tutti loro sapessero quanto io apprezzi questo loro modo di essere.

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14 Commenti

  1. Non credevo conoscessi il mio papà, questo è lui “Persone che sono da sole, eppure quando buttano un occhio alla propria bestiaccia pensano “ma si, io e te ci bastiamo”.
    Persone che grazie ad un cane si sono rimesse in piedi.” 😀

  2. Fantastica Fra! anch’io come Silvia, queste persone le ho conosciute qui, qualche d’una fuori (per fortuna), ma ultimamente li trovo un po’ tutti schizzati con al seguito un cane anche lui scizzato o con espressione…rassegnata. XD Bello dove stai tu!

  3. Che articolo palloso…. tanta tanta nostalgia della Vale… Che questa specie di ‘diario personale’ non l’avrebbe mai scritto… Comunque sia, anche se non apprezzo… sono sempre per la libertà di stampa e di parola…

  4. Bellissimo articolo! complimenti! Hai espresso benissimo un pensiero che ho avuto anch’io, anche secondo me la gente che VIVE il cane ha qualcosa in più!

  5. alùra..se quella è Bisturi-come immagino che sia- voglio proprio sapere una cosa: o Valeria faceva la vucumprà di accendini, o non era capace di dir di no ai vucumprà degli accendini!!!😃
    chiusa parentesi, Francesca hai un modo così fresco, leggero e solare di raccontare le cose che sarebbe piacevole leggere pure la tua tesi di laurea, immagino! Questa definizione “gente di cani” mi piace tanto,così mi sento! che poi, per me, essere gente di cani vuol dire anche essere in pace con la mia propria appartenenza al regno animale, perchè quello siamo..in punto o ferrari, con le ciabatte o i decollete(non io) da là arriviamo…per me è molto rilassante questa consapevolezza, non so voi..

  6. Articolo simpatico, che fa riflettere su come spesso la semplicità, anche nell’approccio ai cani, sia la soluzione migliore. Dovremmo davvero ritornare ad una maggiore semplicità e spontaneità, non solo nella vita da “gente di cani”, ma forse anche nel campo dell’allevamento e dell’addestramento. Grazie per i pensieri interessanti. Buona serata 🙂

  7. Mi sento molto vicina a quello che dice l’articolo.Non avrei mai immaginato che l’avere un cane mi avrebbe portata ad avere un rapporto così diverso con gli altri, con le cose della vita.Un ritorno alla semplicità.

  8. Questo articolo mi riporta a un’esperienza quotidiana.Sempre, tra proprietari di cani, ci si dà del tu senza conoscersi.Perché? Perché siamo Gente di Cani.Perché evidentemente la vita con qualcuno che non parla la nostra lingua( la dobbiamo imparare), che ci complica la vita, che ci dissangua il portafoglio, ma di cui comunque non potremmo fare a meno, ci rende simili.

  9. Gente di cani che si è ispirata al proprio amico per riuscire a vivere più serenamente, in libertà e semplicità, assaporandosi meglio e di più quel poco (o tanto) verde che ci circonda, scegliendo con chi passare il tempo ma accogliendo senza troppe storie anche chi ci si trova sul cammino, che condivide una nostra inaspettata passione. Gente di cani mi piace tantissimo, farò leggere questo tuo testo a chi mi chiede “perché” 🙂

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Nata a Latisana il 16 ottobre 1992 e cresciuta a San Donà di piave (VE), Francesca Brunello studia all'Università di Firenze. Pessima studentessa di medicina, convive dal 2014 con Twiggy, pastorina tedesca allergica alle coccole, decisamente poco socievole con sconosciuti, bambini e gatti. Sfegatata per l'UD, il mondioring e grande fan del fai-da-te, insegna ai suoi cani comandi utilissimi come salutare con la ssssampetta, sfilare i calzini, e disfare la lavatrice. Seguace della cinofilia di Valeria Rossi, è ferrea sostenitrice del fare cose cum grano salis e fiutare bufale e cugginate da lontano. Astemia e celiaca, stressa la redazione di Ti Presento il Cane dal marzo 2015 con la sua chiacchiera compulsiva e il suo scadente senso dell'umorismo.