di DAVIDE BELTRAME – E’ arrivata venerdì la sentenza relativa al caso del randagio di Sangineto, diventato poi noto come “Angelo”, barbaramente ucciso un anno fa da 4 abitanti del posto.
Il tutto ripreso in un video poi diffuso su Internet, fatto questo che ha fortunatamente consentito la rapida identificazione dei responsabili.
Il grande risalto avuto dalla vicenda ha fatto sì che anche i tempi della giustizia, spesso biblici, fossero relativamente brevi, ma ha anche purtroppo portato alla luce sia una certa omertà, sia il pensare che “tanto fosse solo un cane” da parte anche di alcuni abitanti del luogo. Mentalità che purtroppo si trova ancora spesso in Italia e che ha portato negli anni ad episodi simili a quanto successo ad Angelo e che tante volte sono rimasti impuniti.

Almeno questa volta non è stato così: la sentenza è stata una condanna a 16 mesi di reclusione, il massimo possibile dato che i difensori degli imputati avevano richiesto il rito abbreviato, oltre all’obbligo di pagare 2000 euro ad ognuna delle 20 associazioni animaliste costituitesi parte civile e il pagamento delle spese processuali.
Per quanto riguarda la reclusione è però prevista la sospensione della pena, quindi in realtà probabilmente nessuno di loro metterà piede in carcere ma dovranno svolgere 6 mesi di volontariato presso associazioni a tutela degli animali.

La sentenza è stata accolta positivamente, da alcuni è considerata “storica”, è stata anche definita “pena esemplare”.
Personalmente, ritengo che questa sentenza sia solo l’ennesima dimostrazione di come le pene previste dalle leggi in materia di maltrattamento animale siano ridicole.

E’ sicuramente comprensibile essere soddisfatti dalla sentenza, perchè la legge questo permetteva, ma – come giustamente chiesto da più parti – dovrebbe invitare a riflettere sulla necessità di modificare tale legge. Perchè in questo caso almeno c’è stata una condanna (ma comunque i 4 che si sono resi responsabili di un atto così schifoso non metteranno piede in carcere nemmeno 5 minuti), in altri casi addirittura ci sono state delle assoluzioni, come nel caso dei pastori che uccisero un cane a bastonate assolti perchè “il fatto non sussiste”.

La definizione che ha in alcuni casi accompagnato la notizia della sentenza con la quale però non sono assolutamente d’accordo, è quella per cui “Angelo ha avuto giustizia”.
Perchè appunto, capisco accogliere gli aspetti positivi della questione, anche i tempi tutto sommato “brevi”, ma definirla giustizia, questo proprio no. Anzi, trovo che il rischio sia che passi il messaggio che sia ancora troppo facile farla franca, e che se anche vieni “beccato”, le pene tutto sommato non siano così gravi. Certo, dal punto di vista economico la somma totale non è bassa, ma è comunque dovuto al fatto che anche per l’alto risalto mediatico avuto dalla vicenda, ben 20 associazioni si siano costituite parte civile.

Lo scorso anno un cacciatore di Massa accusato di aver volontariamente lasciato morire il proprio cane venne condannato a 6 mesi di reclusione.
Il problema non sembra peraltro essere solo italiano, se consideriamo che ad esempio in Francia un ventunenne che seppellì vivo il suo cane tra le pietre (fu salvato in extremis da un passante) è stato condannato semplicemente a 8 mesi di libertà vigilata e a non poter possedere un cane per i successivi 5 anni.

E’ ancora possibile firmare la petizione per la modifica della legge relativa alle pene per il maltrattamento degli animali. E’ obiettivamente pituttosto raro che queste petizioni portino poi a risultati “concreti”, ma dato che conta già più di 405.000 firme e ha “l’appoggio mediatico” delle Iene, potrebbe anche portare a qualcosa.

Rimane il fatto che finchè dovremo ridurci a considerare “positive” e “storiche” (lo stesso termine fu usato anche per la sentenza del cacciatore di Massa) sentenze che in realtà sono un ulteriore sfregio alle vittime della barbarie umana, non ritengo si possa parlare di una vera e propria giustizia, ma solo di un’applicazione di leggi che si dimostrano inadeguate.
Questo già le rare volte in cui si riescono a individuare i responsabili, perchè purtroppo accadono spessi episodi simili a quello di Angelo, ma i cui responsabili rimangono impuniti.

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6 Commenti

  1. Questa è una sentenza “storica” e ha fatto “giustizia” perchè con la legge attuale di più non si poteva proprio ottenere, e solo se si ottiene questo si può esser “soddisfatti”. I 6 mesi al cacciatore sono una vergogna, i 16 a questi 4 sono un ottimo risultato perchè fra l’altro non fanno distinzione fra chi compiva il gesto e chi “solamente” filmava, riconoscendo quindi a tutti la stessa responsabilità. Si sarebbe forse potuto ottenere di più solo inserendo altri reati accessori tipo, mi viene in mente, l’istigazione alla violenza, ma le indagini son state chiuse prestissimo (probabilmente prima che scoppiasse il grande clamore) e una volta chiuse le indagini non si potevano più modificare i capi d’accusa.
    E’ giustizia perchè oltre al massimo della pena possibile (che come dimostrato da altre sentenze non era così scontato ottenere) non ha concesso la semplice condizionale, ma obbligato ai lavori socialmente utili in canile, perchè ha accolto ben 19 costituzioni di parte civile, che un conto è far la richiesta, un altro ottenerne l’accoglimento ed il risarcimento che per una piccola associazione è già più che simbolico e con il numero fanno bei soldini…
    Forse invece di dire “ha avuto giustizia” sarebbe più corretto dire “ha avuto la miglior giustizia possibile”, non fermandosi a questa “vittoria” ma continuando a lottare, come stanno appunto facendo associazioni come L’urlo di Angelo gestita dalla mia amica Francesca (mi vanto un po’ di avere una così brava amica 🙂 ) per l’inasprimento delle pene, ma finchè questo non passa in parlamento il caso Angelo “ha fatto giurisprudenza” ed a sentenze come questa si deve ambire in ogni caso simile.

  2. INELUDIBILE IL VUOTO DI UN BICCHIERE PIENO SOLO A META’:

    UN’ALTRA DELUSIONE… COMUNQUE, MI AUGURO CHE LE LORO FACCE E I LORO NOMI NON VENGANO DIMENTICATI DALLE PERSONE (ALMENO QUELLE DI UN QUALCHE SPESSORE UMANO) , CHE LA RIPUGNANTE FAMA GUADAGNATA DA QUESTI MOSTRI LI TRASFORMI IN APPESTATI , E OGNI MOMENTO DELLA LORO VITA DIVENTI UN INCUBO…

  3. Mi sono documentato un minimo ed effettivamente ci sono degli elementi che costituiscono una novita’ sicuramente positiva. Per l’ammontare della pena, invece, il problema e’ un po’ piu’ complesso perche’ bisognerebbe valutare la proporzionalita’ della pena al reati sia in modo assoluto che relativo.

    Valutarla in modo assoluto significa valutare il rapporto di congruenza tra il reato e sua sua pena indipendentemente da qualunque altra valutazione ed e’ quello che facciamo comunemente tutti quando pensiamo che la pena sia troppo bassa per quel particolare reato.

    Valutarla in modo relativo significa valutare la coerenza della proporzionalita’ delle pena prevista per un reato in rapporto alla gravita’ della pena altrettanto proporzionale prevista per un altro. In pratica, se per due reati di diversa gravita’ le pene previste sono proporzionali, cosi’ come i reati hanno gravita’ diverse anche le rispettive pene avranno gravita’ diverse.

    Cio’ significa che un reato ritenuto meno grave non puo’ avere una pena maggiore, che sia considerata proporzionale al reato, rispetto a un altro reato con una pena minore.

    A complicare le cose c’e’ anche la possibilita’ che esistano reati con fattispecie omogenee per i quali non si dovrebbe ammettere disparita’ di trattamento.

    Ora, non e’ che io voglia far diventare un commento un trattato di diritto (non ne avrei nemmeno la capacita’), ma vorrei semplicemente illustrare come su questi temi si vada a toccare una materia complessa e delicata spesso oltre la nostra percezione e che, anche quando siamo mossi dalle nostre migliori intenzioni, le nostre migliori intenzioni non bastano.

    Altro discorso invece riguarda le costituzioni di parte civile che io non condivido. La costituzione di parte civile dovrebbe presumere la sussitenza di un danno e la costituzione di parte civile delle associazioni vede un danno che consiste nella lesione di un interesse contemplato nello statuto. Ma l’associazione non e’ parte lesa e quindi in realta’ non ha subito un danno. E infatti, non solo in questo caso, si assiste sempre piu’ spesso a una proliferazione di associazioni senza scopo di lucro quasi sempre con una rappresentatività solo presunta, visto che sono costituite dal presidente e poco piu’, che vogliono costituirsi parte civile ovunque sia possibile.

    Questo un po’ mi da’ da pensare.

    • ho visto che in riferimento alla dichiarazione di costituzione in parte civile esistono dei casi in cui il Tribunale ha accettato la richiesta dei difensori di rigettare tali dichiarazioni; mi pare di capire che ci sia, come spesso accade, una prassi consolidata che non sempre è legittima, come fai notare tu stesso, e qua la decisione del Giudice dovrebbe servire a porre rimedio agli abusi. Ma, a differenza tua (una volta tanto, perchè solitamente approvo ogni singola virgola dei tuoi commenti) io ritengo che l’Ente privato o l’Associazione che decide di costituirsi parte civile per affiancare e/o rappresentare il soggetto leso nell’azione penale sia l’unico strumento che si ha a volte per ottenere una sentenza e quindi fare giurisprudenza. Nel caso specifico, ad esempio, chi avrebbe portato avanti “l’interesse” del soggetto leso, poichè si tratta di un cane, morto e pure randagio, ergo non c’è un umano proprietario?

  4. è vero che spesso rimangono impuniti, ma una volta tanto invece sono stati puniti, ecchecc!!
    C’è la sospensione della pena, ok, ma la prossima volta che combinano qualcosa – e succederà, statene certi- vanno in galera senza passare dal via. Chissà, forse servirà anche per quei disgraziati di cacciatori che appena gli gira un attimo ti impallinano il cane..e ne abbiamo avuti di episodi negli ultini tempi. Credo che sentenze di questo tipo possano servire a far pensare che queste povere creature non sono pezzi di pietra, che se anche le lanci contro un muretto non gliene frega a nessuno. Certo, se avessimo una normativa che non considera cane e gatto una “RES” sarebbe un passo avanti verso la civiltà. Allo statro attuale, però , sono assolutamente d’accordo con Silvia che la considera un sentenza storica che ha reso giustizia

  5. Io penso invece, che chi fa volontariamente del male a un animale, non ci metterà ne due ne tre a farlo anche a un essere umano prima o poi! E’ preoccupante che un ragazzo di 18/20 anni arrivi a sotterrare vivo il proprio cane…mamma mia….è completamente fuori!!!

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Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.